l’identità lucana dialogante e solidale

dall’apparizione del comitato no oil potenza, nato nel novembre dello scorso anno sull’onda dell’allarme per il pozzo di monte grosso, posto a cavallo del confine amministrativo tra brindisi di montagna e potenza, abbiamo rivificato un tema che sembrava sepolto nel dimenticatoio od in qualche stanzino nascosto della coscienza comune, il tema delle estrazione di idrocarburi in basilicata, della invadenza di un sistema industriale che vanifica ogni altra attività o programmazione con quel suo inquietante 70% di territorio lucano vocato alla ricerca ed alla coltivazione di petrolio e metano, della colonizazione dell’intera regione agli interessi di altre, tante altre multinazionali, delle connivenze del sistema politico-affaristico locale con questa forma di odiosa e subdola presenza silente di bramosi “appetiti altri” che trovano sempre una precedenza rispetto a ciò che i cittadini lucani pur avrebbero diritto di decidere riguardo la propria terra e le proprie vite, il futuro ed il rispetto…giorno dopo giorno, mese dopo mese, abbiamo così aperto una vertenza, la vertenza lucana, una vertenza che transita necessariamente attraverso un punto nodale, l’inizio di un percorso che conduce ad una presa di coscienza e di consapevolezza…questa terra c’è e resisterà perchè c’è un popolo che ci vive sopra, i lucani, questo popolo c’è e resisterà perchè c’è una terra sotto i suoi piedi, la basilicata, entrambi così intimamente legati da non permettere la sopravvivenza di questi senza la sopravvivenza di quell’altra

abbiamo sin da subito dovuto imparare a conteggiare tragicamente oltre al petrolio, tanti altri attacchi al nostro territorio ed al popolo lucano da parte di quelle “caritatevoli” e “munifiche” multinazionali che una cattiva politica, che pur è una espressione di questo stesso nostro territorio e del nostro popolo, pur vivendo proprio quella cattiva politica di logiche che sembrano voler negare entrambi alla più elementare dignità, spaccia di continuo come occasione di uno sviluppo che pare piuttosto un’ara sacrificale per l’agnello di turno

quella dignità che il nostro popolo e la nostra terra meriterebbero per la loro generosità e per il loro sacrificio, quella dignità messa a dura prova da attacchi a volte devastanti ed evidenti, immediatamente denunciabili, altre volte silentemente subdoli, quasi inosservabili, ma non per questo meno pericolosi, attacchi che nelle forme a loro comuni evidenziano ciò che molti cittadini lucani conoscono ormai a menadito…nella nostra regione è in atto una colonizzazione massiva, fatta di sfruttamento indiscriminato delle risorse e di indifferenza alle sorti della popolazione lucana e del territorio su cui essa dovrà ancora vivere, quando finita la spremuta della terra, resterà solo il bicchiere, sporco e vuoto, di uno sviluppo illusorio e la stessa sete che tanti pur si erano illusi di dissetare con quella illusione…occorre che il popolo lucano prenda coscienza della menzogna ed occorre che cominci da subito a rispondere con i fatti a questa protervia aguzzina che spaccia sviluppo, lavoro e benessere come una magica polverina con cui addormentare i cittadini

ovviamente questa colonizzazione non nasce qui e non nasce oggi, figlia com’è di una certa idea del mondo, di un mondo che la globalizzazione delle economie (ma giammai dei diritti) non ha reso affatto migliore – anzi! – ma scoprire quanto il complesso, eppur così semplice meccanismo di sfruttamento delle risorse e degli uomini, un meccanismo fatto di azioni, induzioni, dissuasioni e controllo totale, agisca tanto in basilicata, tanto in iraq, tanto in somalia, tanto in colombia, di fatto proponendosi come una costante planetaria assoggettata a variabili locali, ben poco aiuta a trovare una via d’uscita alla “destinizzazione” imposta a territori e popolazioni da un sistema di potere totalmente votato alla creazione di enormi utili finanziari e strategici con il minimo spreco di tempo, risorse e democrazia

a fronte infatti della enormità tecnica, finanziaria e divulgativa messa in campo dai poteri forti, come potrebbero fragili economie locali, a cui troppo spesso corrispondono altrettanto fragili capacità critiche e democratiche delle rispettive società, porre alcun argine, quando addirittura non si induca con mostruose sodalità sviluppatesi storicamente negli ambiti locali alla “felicità” dell’essere rapinati, avvelenati, addormentati?…la voracità di questo sistema di uso e consumo immediato del mondo e delle esistenze che lo abitano si avvale infatti di collaudate reti locali politico-affaristico-mafiose che assogettando in via via sempre più misere complicità personali buona parte dei ceti dirigenti – quand’anche da dirigere ci fosse anche solo la piantagione di un singolo fagiolo – colui che dirige avrebbe il suo prezzo, colui che esegue la propria beata sostituzione di volontà, quando non addirittura l’imposizione tout court…

la società lucana, la sua economia sono deboli di fronte al sistema globale di cui petrolieri, commercianti di acqua e costruttori di villaggi turistici sono espressione…la società lucana non può resistere, debole com’è di povertà, occasioni mancate, emigrazione e soggezione ai poteri locali, ma la società lucana deve resistere a partire da una domanda…siamo lucani in quanto passivamente colonizzati e coscienti di una sconfitta collettiva ed individuale, o lo siamo, o meglio, lo diventiamo collettivamente ed individualmente nella risposta attiva a queste invasioni territoriali nocive all’ambiente, alla salute umana, animale ed abbrutenti l’economia, la democrazia e persino l’intelligenza?

in altri termini, vale più riconoscersi come appartenenti singoli ad una specificità comune posta in pericolo di esistenza dalla colonizzazione, quindi identificarsi come membri di una comunità che si auto-riconosce, per trovare nel mal comune quel mezzo gaudio fatalista che deposita rabbia da evaporarsi in disagio individuale reso a malapena più tollerabile da una tarantella, o vale molto più riconoscersi comunità, riconoscersi identità, per resistere alle aggressioni e magari proporre una propria strada valida qui ed ora e magari anche per il futuro?

se la generalizzazione massificante che veicola il singolo essere umano a confrontarsi solo con se stesso in una spirale di individualismo anti-sociale che conduce fino alla dissoluzione dell’unità dell’io (leggi che il se 55% degli italiani fa uso di anti-depressivi ansiolitici, ciò che è in pericolo è addirittura l’individuo stesso), potrebbe forse essere l’identità riconoscibile di un popolo il comune denominatore di una resistenza dell’individuo stesso e quindi della società intera ad un processo schiavizzante di sottomissione della terra, del popolo, della natura, della ragione stessa?

ma l’identità è cosa pericolosa se chiude in se stessa ogni passione e se stessa pone come riferimento esclusivo per ogni dialogo…sotto gli occhi di tutti è il leghismo padano becero ed egoista…mai e poi mai i lucani sarebbero e potrebbero essere capaci di tanto, se a guidarli fosse quello spirito mediterraneo includente e meticcio, fonte di quella ricchezza culturale che persino le chimere di modernità di scarto spacciate come panacea alla morte del sociale non sono riuscite a cancellare del tutto…ciò di cui i lucani potrebbero farsi interpreti è un’identità dialogante e solidale, che mentre respinge le aggressioni, attrae l’altro da sé, in un percorso collettivo che riconosce solo nell’identità umana e nell’equilibrio tra essa e la natura la matrice e la destinazione finale di ogni altra identità

costruire tra le comunità lucane una comune identità lucana in una vera comunità lucana dialogante e solidale

miko somma

p.s. ho scritto come al solito tutto di getto, perdonate errori che magari correggerò…buona notte a tutti!  

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