comunicato stampa

Facciamo un’ipotesi

Partiamo da una voce da noi raccolta durante i nostri lunghi giri attraverso la regione per la raccolta di firme a sostegno della petizione popolare, voci molto vicine – chissà forse interne! – al centro olii di Viggiano che ci raccontavano di circa 30.000 metri cubi di materia oleosa trattata quotidianamente. Sono solo voci ed alle voci dobbiamo dare il peso che spetta loro – pur se recitavano i latini che Vox populi, Vox dei – ma noi del comitato no oil Lucania siamo degli “inguaribili pensatori a male” e pur nel rispetto della considerazione esposta, facciamo un’ipotesi, quella che al centro olii di Viggiano ogni giorno si trattino davvero 30.000 tonnellate di materia oleosa, quindi estratta dai pozzi della Val d’Agri ed inviata al centro per i vari trattamenti prima di essere inviata a Taranto via oleodotto.

Seguendo l’ipotesi e chiarendo che di ipotesi trattasi, diciamo che il petrolio naturale è una miscela di idrocarburi contenente piccole quantità di vari composti organici ossigenati, azotati e solforati, la cui composizione oscilla nei seguenti limiti: C (carbonio) 80-87% H (idrogeno), 11-15% O (ossigeno) 1-3%, N (azoto) 0,1-2%, S (zolfo) 0,3-5%, inorganici 0,05 -0,1% e che ad ogni diversa percentuale dei composti elencati corrispondono differenti densità espresse in gradi API [°API=(141,4/peso specifico) -131,5 ]. 

Per convenzione sono definiti olii pesanti quelli con °API minori di 25, cioè con peso specifico maggiore di 0,9; olii leggeri quelli con densità intorno ai 40° API, cioè peso specifico 0,83 (Va ricordato che il riferimento è il peso specifico dell’acqua, per convenzione stabilito a 1, cosa che significa che ad ogni cubo di 10 cm di lato corrisponde 1 litro e 1 kg nel caso dell’acqua)

Quindi se il peso specifico intorno a 0,83 è misura valida per olii come l’Arabian Light o il Brent, nel caso degli olii della Val d’Agri siamo nella fascia di olii intermedi, con peso specifico superiore a 0,83, ma sicuramente inferiore a 0,9. Se consideriamo che 1 m. cubo equivale a 1.000 litri d’acqua e 1.000 litri d’acqua ad 1 tonnellata, e altresì consideriamo che una buona parte delle impurità di estrazione (fanghi, acque salmastre, ma anche gas legati all’estratto) sono lavate al momento dell’estrazione, quindi sul pozzo) e le restanti impurità, oscillanti tra 20 e 13%, depurate al centro olii di Viggiano, ne concludiamo grossolanamente che per ogni tonnellata d’estratto stoccato a Viggiano, e che per convenzione al ribasso stabiliamo in 1000 litri di greggio, assumendo il peggiore possibile dei gradi °API,  corrispondendo il barile a 159 litri, nel centro olii di Viggiano si tratterebbero 14.100 tonnellate per un totale di 90.000 barili al giorno, cifra  questa sempre annunciata, smentita, diminuita e quant’altro la disinformazione regala sull’argomento, cosa che contrasta con le voci registrate e che assunte come buone porterebbero ad un totale a fronte di 30.000 tonnellate di estratto giornaliero a 188.000 barili al giorno, visto che da ogni tonnellata si ricavano per convenzione internazionale 6,28 barili.

Dalla quantità di materia oleosa che transita nei serbatoi secondo metodi di calcolo internazionale, si ricavano le royalties da versare alla regione Basilicata, cifre sulle quali oggi non è dato modo di avere alcuna chiarezza, e sulla base di quanto descritto tutto ciò porterebbe il totale dell’estratto a totali ben differenti da quei 90.000 barili al giorno dichiarati in Val d’Agri, ma dilaterebbe i quantitativi ad una cifra di 188.000 barili al giorno, con relativo ammanco ipotetico di royalties al 7% sull’estratto che, al costo del barile a 100 dollari, porterebbe a 896.000 dollari al giorno, (609.000 euro, considerando il cambio euro/dollaro a 1.47) che invece di essere versati alla regione, prenderebbero altre vie

Ci dica quindi l’ENI, per fugare questi dubbi quanti metri cubi o tonnellate di estratto vengono trattate a Viggiano, dove sono gli strumenti di misura, ed inviati a Taranto? Ci dica quindi l’ENI quale è la temperatura di esercizio degli impianti, considerando che a temperature elevate corrisponde maggior volatilità dei composti ricondensabili a valle dei serbatoi, e quindi minore massa liquida che potrebbe sfuggire a calcoli basati sul livello di riempimento nelle 24 ore degli stessi?

Ci dica l’ENI cosa sono le voci di esportazione verso la Turchia di greggio?

Ci dica l’ENI quante visite sono state effettuate dall’UNMIG per rilevare la giustezza tra le comunicazioni che la stessa ENI invia a questo ufficio del ministero dello sviluppo e la realtà, dato che lo stesso ufficio “ha facolta” di controllare (cosa che implica una potestà al fare, ma non il fare stesso) e non il dovere di farlo?

e speriamo l’ENI ci dica molte altre cose, non solo per i calcoli dell’estratto, perché noi che ovviamente siamo profani della materia e non possiamo che registrare voci, malumori, dissensi e far funzionare il cervello, senza volere o potere attribuire alle voci niente altro che consistenza di voci, attendiamo le risposte di costoro a fugare dubbi che stanno diventando realtà, nel profondo sentire di essere stati presi in giro Miko Somma, portavoce del Comitato No Oil Lucania

“con chi abbiamo a che fare ” : la coca-cola

per contribuire ad aprire il “fronte” acqua e per evitare che qualcuno ci possa tacciare di non essere imparziali ecco una sintesi di misfatti targati coca-cola:

oss_cok_def2.pdf

Questo dossier copre tutti gli aspetti dell’azienda con l’obiettivo di fornire un’istantanea di Coca-Cola. Diviso in 5 sezioni, il dossier riguarda le attività, la situazione economica, le connessioni politiche, l’operato sociale e ambientale ed infine alcuni casi giudiziari che hanno riguardato l’azienda.
‘Dietro il marchio’ è un dossier indipendente realizzato da OPPIDUM – Osservatorio Pubblico Popolare su Imprese e Diritti Umani ed è basato su ‘Coca-Cola Company: Inside the Real Thing’ del Polaris Institute di Ottawa.
Il lavoro è corredato da un’ampia serie di note che permettono l’accesso alle principali fonti utilizzate.

 

 

icftu2004-2006.pdf

Coca-Cola attua gravissime pratiche antisindacali, non solo in Colombia, ma anche in Eritrea, Guatemala, Nicaragua, Pakistan, Azerbaijan, Moldavia, Russia, Turchia, Perù, Venezuela e Kenia, come confermano i rapporti 2004-2005-2006 dell’ICFTU (Confederazione internazionale dei Sindacati Liberi) elaborati dall’Ufficio Internazionale FIM-CISL.

 

i due dossier sono di un paio di anni fa ma è difficile che nel frattempo ci siano stati grossi cambiamenti, per maggiori informazioni si può andare sul sito :  www.tmcrew.org/killamulti/cocacola/

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se l’eni…

articolo sostituito dal comunicato stampa relativo 

se l’eni fosse altro da ciò che dimostra ogni giorno d’essere, una multinazionale del profitto, uno strumento di colonizzazione, una mercificatrice di vite, comunità e territori, e volesse fugare ogni dubbio circa le quantità di estratto di idrocarburi nella nosra regione dovrebbe dirci quanti metri cubi di sostanza oleosa, od in alternativa, quante tonnellate vengono trattate giornalmente al centro oli di viggiano…

ma andiamo con ordine seguendo una ipotesi…IL PETROLIO NATURALE È ESSENZIALMENTE UNA MISCELA DI IDROCARBURI CONTENENTE PICCOLE QUANTITÀ DI ALTRI COMPOSTI ORGANICI OSSIGENATI, AZOTATI E SOLFORATI. LA COMPOSIZIONE ELEMENTARE OSCILLA ENTRO I SEGUENTI LIMITI: C 80-87% H 11-15% O 1-3% N 0,1-2% S 0,3-5% INORGANICI 0,05-0,1% AD OGNI DIVERSA PERCENTUALE DI PARAFFINE, CICLOPARAFFINE E COMPOSTI AROMATICI (si tratta di componenti tipiche degli idrocarburi) CORRISPONDE UNA VASTA GAMMA DI DENSITÀ RELATIVE ESPRESSA IN GRADI API E DI PUNTI DI SCORRIMENTO. [°API = (141,4/PESO SPECIFICO)-131,5] 

CONVENZIONALMENTE SI DEFINISCONO OLII PESANTI QUELLI CON °API MINORI DI 25, OSSIA CON PESO SPECIFICO MAGGIORE DI 0,9; GLI OLII LEGGERI HANNO DENSITÀ ATTORNO AI 40° API, OSSIA PESO SPECIFICO 0,83.

va ricordato che il peso specifico tipico è quello dell’acqua, per convenzione internazionale stabilito a 1, cosa che significa che ad ogni kg corrisponde un litro…non me ne vogliano i chimici, ma occorre semplificare….quindi se nel caso degli olii della val d’agri siamo nel caso di oli intermedi, quindi con peso specifico oscillante superiore a 0,83 ma sicuramente inferiore a 1

ora se consideriamo, come va considerato, un metro cubo equivalente a 1.000 litri di acqua e 1.000 litri d’acqua ad una tonnellata, e altresì consideriamo che buona parte delle impurità di estrazione (fanghi ed acque salmastre) sono lavate direttamente al momento dell’estrazione e le restanti impurità oscillanti tra il 20 ed il 13% depurate presso il centro olii di viggiano, ne concludiamo che per ogni tonnellata di estratto che per convenzione al ribasso stabiliamo in 1000 litri di greggio, assumendo il peggior grado API,  si ottengono dopo i vari lavaggi da 800 a 870 litri di greggio pronto alla spedizione verso taranto attraverso l’oleodotto…questo significa che per ogni tonnellata o metro cubo di sostanza estratta di ricavano circa 5,47  barili di greggio dopo il lavaggio ed il primo trattamento di raffinazione a viggiano, considerando che un barile di petrolio equivale a 159 litri

ma internazionalmente si stabilisce il rapporto barile a 0,137 tonnellate, derivandone che ogni metro cubo o tonnellata corrisponde pressapoco a 7,29 barili…dilemma tra 5,47 e 6,28 salomonicamente stabiliamo in 6 i barili per tonnellata di estratto

alcune voci interne al centro olii, da noi percepite durante i nostri giri per la regione a sostegno della petizione popolare, parlano di circa 30.000 metri cubi di materia oleosa trattata quotidianamente a viggiano e volendo malignare tutto ciò porterebbe il totale dell’estratto ad una cifra oscillante tra i 188.000 ed i 164.000 barili al giorno, cosa ben lontana dalla cifra dei circa 90.000 giornalieri annunciati, smentiti, diminuiti e quant’altro questa disinformazione fornisce…un ammanco ipotetico di royalties al 7% sull’estratto che valutate a soli 100 dollari al barile porta ad un totale oscillante tra 686.000 e 510.000 dollari al giorno, quindi tra 466.000 e 346.000 euro al giorno, considerando un cambio euro/dollaro a 1.47…una ipotetica cosa nera enorme!!!

ci dica quindi l’eni, per fugare questi dubbi quanti metri cubi o tonnellate di estratto vengono trattate a viggiano, dove hanno sede gli strumenti di misura dell’estratto e possibilmente quanti barili di greggio sono ricevuti dalla raffineria di taranto

ci dica anche l’eni quale è la temperatura di esercizio degli impianti, considerando che a temperature più elevate corrisponde maggiore volatilità dei composti ricondensabili a valle dei serbatoi, quindi minore massa liquida, che potrebbe sfuggire ai calcoli basati solo sul livello di riempimento nelle 24 ore degli stessi serbatoi

ci dica l’eni cosa rappresentano quelle voci di esportazione verso la turchia di greggio

ci dica l’eni quante visite sono state effettuate dall’unmig per rilevare la giustezza tra le comunicazioni che la stessa eni invia a questo ufficio del ministero dello sviluppo economico e la realtà, visto che lo stesso ufficio “ha facolta” di controllare (cosa che implica una potestà al fare, ma non il fare stesso) e non il dovere di farlo…e speriamo ci dica molte cose ancora, cose che questo comitato avrà la pazienza di chiedere e non solo per quanto riguarda l’estratto!!!

noi che ovviamente siamo dei profani della materia petrolio e non possiamo far altro che registrare voci, malumori, dissensi e far funzionare di conseguenza il cervello, senza volere o potere attribuire alle voci niente altro che la consistenza di voci, attendiamo le risposte di questi signori a fugare preoccupazioni e dubbi che stanno diventando una realtà nel profondo sentire dei lucani di essere stati presi in giro

miko somma

seguirà comunicato stampa  

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a proposito di acqua minerale

A proposito di acqua minerale e delle pagliacciate (la kermesse acquando a rionero in v.) che si spacciano per cura della risorsa, essendo nei fatti puro sperpero di denaro pubblico al pari di altre parate mediatiche, più atte a fornire tribune ad assessori e presidenti vari che a fare reale marketing, questo comitato sente di dover intervenire per la tutela di un territorio che, se purtroppo alcune idiote e mortificanti pubblicità spacciavano come terra dell’eterna giovinezza, soffre di molte ed urgenti istanze di ordine ambientale, economico, sociale e lavorativo che si chiamano fiat, comparto vitivinicolo ed orticolo, penetrazione mafiosa e molto altro ancora di cui sarebbe lungo trattare ora, ma su cui avremo modo di ritornare a breve.

Tornando all’acqua minerale del vulture – e tanto per sorridere cosa mai potrebbe ricordarvi il titolo del film “il mistero dell’acqua scomparsa” trasmesso durante la manifestazione? – occorre infatti dire che, ben oltre le legittime preoccupazioni di carattere “politico” riguardo l’opportunità o meno di mantenere la concessione dopo la vendita della stessa alla coca-cola greca e ben oltre quelle riguardanti la “probabilità” che quelle fonti si esauriscano in fretta, continuando l’attuale massiccio sfruttamento e i futuri annunciati incrementi, se la filiale ellenica della multinazionale delle bollicine ricava fatturati a rionero e dintorni che si aggirano su molti, ma molti milioni di euro l’anno, la regione basilicata incassa solo qualche centinaio di migliaia di euro per quella stessa concessione. 

Il canone di concessione non è infatti ancora stato aggiornato e risulta fermo da tempo a 30 centesimi per ogni mille litri di acqua prelevata (o emunta come dicesi in gergo), così ponendosi come la tariffa più bassa pagata in Italia dai “petrolieri bianchi”, anche più bassa di quella che ciarrapico (ma si, proprio il fascistone della pdl) ottenne illo tempore per interesse diretto del caro “amico” giulio andreotti per le fonti della ferrarelle e di una decina di altri marchi.

L’assessore all’ambiente, il magnifico ed insostituibile vincenzo santochirico detto anche l’eolico o il discaricatore, era stato già impegnato dal consiglio regionale a modificare tale cifra, ma l’impegno non è stato mantenuto…sarà che l’assessore ha altro da fare e magari sta già facendo tanto?

Quello delle acque minerali e dell’acqua in generale sarà un altro fronte per il comitato…miko

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piccolo glossario petrolifero – 2

Barile Unità di volume corrispondente a 159 litri. Un barile di greggio corrisponde a circa 0,137 tonnellate.

Boe (Barrel of Oil Equivalent) Viene usato come unità di misura unificata di petrolio e gas naturale,questo ultimo viene convertito da metro cubo in barile di olio equivalente utilizzando il coefficiente moltiplicatore di 0,00615

Condensati Idrocarburi leggeri prodotti con il gas, che condensano allo stato liquido a temperatura e pressione normali per gli impianti produttivi di superficie

Conversione Processi di raffineria che permettono la trasformazione di frazioni pesanti in frazioni più leggere. Appartengono a tali processi il cracking, il visbreaking, il cooking, la gassificazione dei residui di raffineria, ect. Il rapporto fra la capacità di trattamento complessiva di questi impianti e quella di impianti di frazionamento primario del greggio, esprime il “grado di conversione della raffineria”, più esso è elevato,più la raffineria è flessibile ed offre maggiori prospettive di redditività.

EPC (Engineering Procurement,Construction ) Contratto tipico del settore delle costruzioni terra, avente per oggetto la realizzazione di impianti nel quale la società fornitrice del servizio svolge le attività di ingegneria, di approvvigionamento dei materiali e di costruzione. Si parla di “contratto chiavi in mano ” quando l ’impianto è consegnato pronto per l ’avviamento o avviato.

EPIC (Engineering Procurement Installation Commissioning ) Contratto tipico del settore delle costruzioni offshore,avente per oggetto la realizzazione di un progetto complesso (quale l ’installazione di una piattaforma di produzione o di una FPSO ) nel quale la società fornitrice del servizio (global or main contractor, normalmente una società di costruzioni o un consorzio) svolge le attività di ingegneria, di approvvigionamento dei materiali, di costruzione degli impianti e delle relative infrastrutture, di trasporto al sito di installazione e le attività preparatorie per l ’avvio degli impianti (commissioning ).

Offshore/Onshore Il termine offshore indica un tratto di mare aperto e, per estensione, le attività che vi si svolgono; onshore è riferito alla terra ferma e, per estensione, alle attività che vi si svolgono.

Potenziale minerario (volumi di idrocarburi potenzialmente recuperabili ) Stima di volumi di idrocarburi recuperabili ma non definibili come riserve per assenza di requisiti di commerciabilità, o perché economicamente subordinati a sviluppo di nuove tecnologie, o perché riferiti ad accumuli non ancora perforati, o dove la valutazione degli accumuli scoperti è ancora a uno stadio iniziale. Superiore al 100% indica che nell’anno sono state aggiunte più riserve di quante ne siano state prodotte.

Pozzi di infilling (Infittimento) Pozzi realizzati su di un ’area in produzione per migliorare il recupero degli idrocarburi del giacimento e per mantenere/aumentare i livelli di produzione.                                                                                                                                  GNL Gas naturale liquefatto, ottenuto a pressione atmosferica con il raffreddamento del gas naturale a -160 °C. Il gas viene liquefatto per facilitarne il trasporto dai luoghi di estrazione a quelli di trasformazione e consumo. Una tonnellata di GNL corrisponde a 1.400 metri cubi di gas. 

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commenti importanti

riporto due commenti al precedente articolo che credo vadano letti entrambi con maggiore risalto…l’argomento salute è tale da potersi considerare come primario rispetto ad ogni altra considerazione…grazie a mario e ad astronik per la dovizie di informazioni riportate che confermano quanto da noi da sempre denunciato, l’assoluta disinformazione, peggiore addirittura del silenzio, sull’argomento petrolio e dintorni…è ovvio ormai a tutti che le crepe che si intravedono nel sistema e dalle quali si intuisce l’assoluta estraneità a qualsiasi processo democratico, necessitano di uno scatto di volontà del popolo lucano perchè la diga si apra del tutto…meditiamo gente, meditiamo e poi magari agiamo…chiederò udienza alla magistratura a breve per fornire ulteriori dettagli sull’intera faccenda che credo potrebbero tornare utili…dobbiamo fare chiarezza per poter parlare di democrazia…e subito!!!…miko 

mario colella
Ambiente e situazione epidemiologica nell’area del P.O. Val d’Agri

17 luglio 2008

Le attività di monitoraggio ambientale delle aree a rischio di inquinamento da idrocarburi sono espletate nell’area delle estrazioni dall’Enidall’ARPAB per propria competenza e dalla Metapontum Agrobios specificatamente incaricata dalla Regione sin dal 2000 per l’esecuzione di un monitoraggio delle diverse componenti ambientali.
Oltre quanto previsto dalla norme nazionali la Regione Basilicata, in considerazione dei potenziali effetti sul contesto ambientale associati alle attività petrolifere, ha avviato, sin dal 2000, numerose iniziative finalizzate alla verifica delle ricadute sull’ambiente dell’estrazione e della lavorazione del greggio.
Le conclusioni evidenziano che le campagne di monitoraggio sinora condotte mostrano un quadro ambientale dell’area rassicurante. Gli impatti evidenziati nell’asta principale dell’Agri a monte e a valle della diga del Pertusillo sono ascrivibili alla presenza di sostanze derivanti dall’attività antropica correlabile alle diverse pratiche umane (agricole,civili e industriali). I risultati analizzati dimostrano che il fiume Agri durante il percorso verso la diga peggiora nel tratto a valle dell’area industriale di Viggiano. Tuttavia la elevata capacità di autodepurazione delle acque per effetto della buona condizione riparia permettono un recupero qualitativo che pone il fiume in condizioni comprese tra sufficiente e buono.
I suoli analizzati non hanno mai evidenziato effetti di contaminazione preoccupanti. Le evidenze riscontrate in talune postazioni potrebbero essere attribuibili a piccole contaminazioni accidentali e limitate nello spazio e nel tempo.
Il programma di indagini successive prevede oltre che una intensificazione delle indagini in aree pozzo una campagna di misure olfattometriche nelle aree di influenza del Centro Oli.

Analisi della situazione epidemiologica dell’area della Val d’Agri
L’analisi sulla situazione epidemiologica dell’area delle estrazioni di idrocarburi, per le specifiche competenze in materia, è stata curata dall’Osservatorio Epidemiologico Regionale.
Dall’analisi degli ultimi dati disponibili di morbosità ospedaliera regionale per microarea2, prendendo come riferimento territoriale i comuni ricadenti nella Val d’Agri del distretto sanitario di Villa d’Agri – Marsicovetere, la morbosità ospedaliera per cause oncologiche mostra per ambo i sessi valori minori rispetto all’intera regione.
(fonte: AGR/Basilicatanet)

dall’analisi degli ultimi dati disponibili di morbosità ospedaliera regionale per microarea 2 , prendendo come riferimento territoriale i comuni ricadenti nella val d’agri del distretto sanitario di villa d’agri marsicovetere,
LA MORBOSITA’ OSPEDALIERA PER CAUSE ONCOLOGICHE MOSTRA PER AMBO I SESSI VALORI MINORI RISPETTO ALL’INTERA REGIONE……!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

FORSE PERCHE’ I MALATI DI CANCRO DELLA VAL D’AGRI FANNO LE CURE E LE TERAPIE A POTENZA ( ALTRO DISTRETTO ) OPPURE A RIONERO (ALTRO DISTRETTO) OPPURE LA MAGGIOR PARTE FUORI REGIONE.
SONO IMPAZZITI, SONO SENZA VERGOGNA

astronik

Io credo di più al dr Laveglia.
Ecco l’articolo apparso oggi su Il Quotidiano:

Un medico denuncia l’Eni
Laveglia presenta un esposto alla Procura della Repubblica

Un grido d’allarme contro l’inquinamento per le attività estrattive in Val d’Agri, questa
volta, è il medico chirurgo di Grumento Nova, il dottor Pino Enrico Laveglia con una denuncia alla Procura della Repubblica contro la «società Eni quanti eventualmente penalmente coinvolti per le ipotesi di reato di disastro ambientale e di attentato
alla salute pubblica». Ebbene si, questa volta la denuncia non è partita da un semplice cittadino, come quella intrapresa dalle oltre cinquanta famiglie che vivono nelle vicinanze del Centro Oli di Viggiano contro la multinazionale.
Oggi a denunciare l’Eni, è un dottore del territorio, a contatto quotidianamente con la salute della gente della Valle. Una denuncia che è bene evidente (appesa al muro) nel proprio studio medico, non come un trofeo «ma di pubblico dominio – come si
legge nelle ultime righe – al fine di sensibilizzare ulteriormente la pubblica opinione su un problema per il quale è in gioco il futuro di tutti».
Un futuro che per il dottor Laveglia, «non è, per niente, tranquillo ». «L’aria di Grumento Nova – si legge nella denuncia fatta dal medico – e dei paesi che
gravitano intorno agli impianti petroliferi dell’Eni è diventata praticamente irrespirabile. Dicono – si legge sempre nel documento – che i controlli ambientali,
affidati ad una fantomantica società (prezzolata dalla stessa Eni), siano più che rassicuranti. Nessuno – sostiene il dottore – ha mai visto per lo meno a Grumento,
i tecnici addetti a tali controlli, ne ha potuto visionare i risultati dei loro ipotetici rilievi.
La realtà invece è sotto gli occhi di tutti. L’aria è praticamente appestata dalle esalazioni di anidride solforosa, i terreni sono diventati un deposito di metalli
pesanti, le falde acquifere stanno per essere irrimediabilmente compromesse. Di giorno e, soprattutto di notte, quando si procede all’apertura selvaggia dei bocchettoni, manca il respiro, gli occhi bruciano, la nausea attanaglia lo stomaco».
Poi rivolgendosi al «volenteroso magistrato che vorrà considerare questa denuncia basterà farsi una passeggiata notturna in Grumento Nova per rendersi conto che non siamo iperbolici ». «Chi scrive – continua la denuncia – ha sotto gli occhi quotidianamente lo stato di salute della popolazione e verifica l’aumento esponenziale nella Valle dei casi di gravi broncopneumopatie e di tumori, nonostante le valutazioni epidemiologiche diramate dalla Regione
Basilicata dicano che la situazione è tranquilla: tranquilla per quei burocrati forse, non certo per la povera gente che ogni giorno sperimenta la malattia sulla propria pelle». «La verità nuda e cruda – commenta Laveglia nel documento – è che l’Eni sta sfruttando le risorse petrolifere della Val d’Agri con metodi a dir poco afgani, risarcendo la distruzione dell’ambiente e della popolazione con l’elemosina royalties, ma disattendendo tutte le norme di sicurezza e di tutela delle cose e delle
persone previste in un paese civile. La gravità – chiude la denuncia – della situazione impone indagini e provvedimenti urgenti ed adeguati. Per questo si confida nella sensibilità della Magistratura».

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gli appuntamenti di oggi

oggi a potenza in p.zza m. pagano dalle ore 10.00 in occasione della manifestazione della cgil il comitato no oil lucania sarà presente con il proprio banchetto per la raccolta firme alla petizione

nel pomeriggio il comitato si mette in viaggio e sarà di nuovo a matera dalle ore 18 nei pressi della manifestazione orizzonti lucani

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comunicato stampa del wwf

riceviamo e molto volentieri pubblichiamo il c.s. del wwf che insieme a noi combatte questa battaglia 

ESTRAZIONI PETROLIFERE IN VAL D’AGRI – IL WWF CHIEDE ALL’ENI UN’”OPERAZIONE TRASPARENZA”

Il WWF richiede ai dirigenti dell’ENI di avviare “un’operazione trasparenza” sulle attività in Val d’Agri dove, com’è noto, la compagnia estrae idrocarburi oramai da più di 10 anni.Sono ancora molti i dubbi che aleggiano sulla modalità di gestione delle attività e che riguardano svariati aspetti: la quantità di greggio estratto, le modalità ed i risultati dei monitoraggi ambientali, il destino dei fanghi di lavorazione, le attività presenti e future previste all’interno del parco nazionale della Val d’Agri dove oggi già insistono ben 15 pozzi di estrazione sui 58 complessivi previsti dal Piano di Sviluppo Val d’Agri e svariati chilometri di oleodotti. La recente polemica sollevata da alcuni organi di stampa nazionale, che ha ben evidenziato le contraddizioni delle attività petrolifere in Basilicata oggetto anche di attività investigative in corso da parte delle Procure di Potenza e di Milano, e l’approvazione di un ordine del giorno da parte della Provincia di Potenza che fa seguito a quello analogo della Provincia di Matera, in merito alla richiesta al governo regionale di un’informazione periodica e dettagliata sulle attività di ricerca, estrazione e stoccaggio di idrocarburi, sono solo gli ultimi atti di un dibattito oramai quotidiano che coinvolge amministratori, associazioni, comitati e semplici cittadini. Sono tutti segnali di una crescente e condivisa preoccupazione per il destino di un territorio che da una parte è fortemente condizionato dalla presenza dell’ENI e dall’altra vede le proprie risorse naturali ed ambientali continuamente mortificate, come dimostra la vicenda del parco nazionale della Val d’Agri istituito con DPR dell’8 dicembre 2007 e ancora oggi senza sede né organi di gestione.Le medesime preoccupazioni le ha espresse da anni anche dal WWF che ha sempre ritenuto la straordinaria ricchezza naturalistica della Val d’Agri, riconosciuta come area prioritaria per la conservazione della biodiversità nell’ambito dell’ecoregione mediterranea, la vera priorità dell’area in grado di assicurare un futuro sostenibile ai suoi abitanti.In questa situazione il WWF chiede ai dirigenti dell’ENI di confrontarsi pubblicamente con rappresentanti delle istituzioni e della società civile in un dibattito aperto per fornire tutte le risposte alle questioni sollevate e rendere finalmente trasparente le modalità dell’operato della società in Basilicata. Tra le altre informazioni il WWF chiede anche all’ENI di rendere pubblici i risultati del progetto ENI-AGRI- Biodiversity, realizzato insieme a Shell Italia, l’Università della Basilicata , FFI (Fauna & Flora International) e IUCN (The World Conservation Union) con i dati sul monitoraggio della biodiversità in Val d’Agri e le misure di compensazione individuate in relazione agli impatti delle attività petrolifere. “Un’operazione trasparenza” questa che probabilmente farebbe bene a tutti: non solo all’ ENI ma anche a chi vede e usa la presenza ENI per crearsi un potente alibi per nascondere un’ inazione che dura da troppo tempo.Roma, 26 settembre 2008Ufficio stampa WWF Italia 

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il comitato a matera

oggi, venerdì 26 settembre il comitato no oil lucania sarà a matera con il suo banchetto dalle ore 18.30 in via vittorio veneto per la raccolta firme alla petizione popolare ed il relativo volantinaggio…contestualmente daremo ufficialmente il via alla cellula di matera

per chiunque voglia unirsi alla carovana i numeri sono noti altrimenti potete raggiungerci direttamente sul posto

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piccolo glossario petrolifero

cominciamo a familiarizzare con alcuni termini dell’industria petrolifera (tratti da documentazioni ufficiali e pubbliche)

Contratti di concessione: Tipologia contrattuale vigente prevalentemente nei Paesi occidentali che regola i rapporti tra Stato e compagnia petrolifera nell’attività di ricerca e produzione idrocarburi. La compagnia assegnataria di un titolo minerario assume l’esclusiva delle attività acquisendo il diritto sulle risorse rinvenute nel sottosuolo,a fronte del pagamento allo Stato di royalty di produzione e imposte sul reddito petrolifero.

Production Sharing Agreement: Tipologia contrattuale vigente nei Paesi Produttori dell’area non OCSE caratterizzata dall’intestazione del titolo minerario in capo alla società nazionale dello Stato concedente,alla quale viene di norma conferita l ’esclusiva dell’attività di ricerca e produzione idrocarburi,con facoltà di istituire rapporti contrattuali con altre società (estere o locali).Con il contratto,il Committente (la società nazionale)affida al Contrattista (la società terza) il compito di eseguire i lavori di esplorazione e produzione con l ’apporto di tecnologie e mezzi finanziari. Sotto il profilo economico il contratto prevede che il rischio esplorativo sia a carico del Contrattista e che la produzione venga suddivisa in due parti: una (Cost Oil ) destinata al recupero dei costi del Contrattista; l’altra (Profit Oil )suddivisa a titolo di profitto tra Committente e Contrattista secondo schemi di ripartizione variabili. Sulla base di questa configurazione di principio, la contrattualistica specifica può assumere caratteristiche diverse a seconda dei Paesi.

Riserve certe: Rappresentano le quantità stimate di idrocarburi che, sulla base dei dati geologici e di ingegneria di giacimento disponibili, potranno con ragionevole certezza essere commercialmente prodotte nelle condizioni tecniche, contrattuali, economiche e operative esistenti al momento considerato. Le riserve certe si distinguono in: (1) riserve certe sviluppate: quantità di idrocarburi che si stima di poter recuperare tramite pozzi, facility e metodi operativi esistenti; (2) riserve certe non sviluppate:quantità di idrocarburi che si prevede di recuperare a seguito di nuove perforazioni, facility e metodi operativi, sulla cui futura realizzazione l ’impresa ha già definito un preciso programma di investimenti di sviluppo ovvero esprime una chiara volontà manageriale.

Riserve possibili: Sono le quantità di idrocarburi che si stima di poter recuperare con un grado di probabilità decisamente più contenuto rispetto a quello delle riserve probabili, ovvero che presentano un grado di economicità inferiore rispetto al limite stabilito.

Riserve probabili: Rappresentano le quantità stimate di idrocarburi che, sulla base dei dati geologici e di ingegneria di giacimento disponibili, potranno essere recuperate con ragionevole probabilità, in base alle condizioni tecniche economiche e operative esistenti nel momento considerato. Gli elementi di residua incertezza possono riguardare: (1) l’estensione o altre caratteristiche del giacimento; (2) l’economicità valutata alle condizioni del progetto di sviluppo; (3) l’esistenza o adeguatezza del sistema di trasporto degli idrocarburi e/o del mercato di vendita; (4) il contesto normativo.

Riserve recuperabili: Rappresentano le quantità di idrocarburi riferibili alle diverse categorie di riserve (certe, probabili e possibili) senza tener conto del diverso grado di incertezza insito in ogni categoria. 

Tasso di rimpiazzo delle riserve: Misura la quota di riserve prodotte sostituite da nuove riserve provate e indica la capacità dell’impresa di aggiungere nuove riserve sia attraverso un’esplorazione efficace sia attraverso linee esterne (acquisizioni). Un valore superiore al 100% indica che nell’anno sono state aggiunte più riserve di quante ne siano state prodotte. È opportuno mediare l’indice su periodi di almeno tre anni per ridurre gli effetti distorsivi dovuti all’acquisizione di asset o società alla revisione di precedenti stime,al miglioramento del fattore di recupero e alla variazione delle riserve equity – nei contratti PSA (Production Sharing Agreement ) –a causa dell’andamento del prezzo dei greggi di riferimento. Il management calcola il tasso di rimpiazzo delle riserve anche al netto delle operazioni di portafoglio (cd.tasso di rimpiazzo organico) al fine di meglio apprezzare la performance interna  

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le dichiarazioni di un idiota

copincollo dal solito sito istituzionale e chiarisco che l’idiota sono io che non ho capito tutto il bene che di lorenzo individua dietro il progetto di federalismo fiscale elaborato dal satiro calderoli (che ha qualcosa come 11 morti sulla coscienza per i fatti libici dopo quell’esposizione di maglietta…qualcosa di mediaticamente simile alla croce celtica di alemanno e vatti poi a lamentare dei nazi-fasci che rispuntano in italia)

DI LORENZO (PDL): PAROLE DI FINI GARANZIA PER LA BASILICATA
 
25/09/2008 18.03.08
[Basilicata]

  (ACR) – “’Serve un federalismo fiscale solidale che garantisca alle regioni meno fortunate di progredire senza che ciò significhi regredire nei confronti delle regioni più ricche’. Queste poche significative parole ancora una volta ripetute dal Presidente della Camera Fini possono tranquillizzare tutti i lucani sul fatto che il federalismo fiscale non sarà affatto punitivo nei confronti della Basilicata”. E’ quanto dichiara il consigliere del Pdl, Pasquale Di Lorenzo.
“Bene – continua il consigliere – anche la posizione ovvia e naturale del presidente De Filippo sul riparto omogeneo delle accise sul gas e petrolio per tutte le Regioni e non solo per quelle a statuto speciale che è ascrivibile alla sensibilità del Governo che certamente non costruirà un sistema federale a vantaggio solo di alcuni e a danno dei più deboli”.

no, ma l’idiota non sono io e neppure di lorenzo che, pur non brillando per acume o per conoscenza della punteggiatura – ma anche io ho le mie pecche per la fretta di scrivere - ha come unica colpa quella di considerare i lucani come semplici idioti…sul presidente della camera fini e su tutta la compagine di governo non mi esprimo affatto…basta la vicenda alitalia a chiarire tutto…meditiamo, gente, meditiamo…miko

p.s. il 27 p.v. cercherò di essere all’incontro della pdl a potenza per esprimere qualche concetto a questi signori, ma potrebbe essere che sia più importante incontrare qualche vecchio amico per parlare d’arte e dintorni…vedremo!!!

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comunicato stampa

Un ordine del giorno non fa primavera, ma… 

Questo comitato apprendendo con soddisfazione dell’approvazione presso il consiglio provinciale di Potenza, a firma dei consiglieri Caivano, Scelzo, Rossi, di un ordine del giorno a tema “richiesta di un’attività informativa sulle estrazioni petrolifere” che l’ente rivolge alla regione Basilicata, o.d.g. che fa seguito ad un analogo a firma del consigliere D’ambrosio presso il consiglio provinciale di Matera, rileva la mancanza di citazione del comitato no oil Lucania come ispiratore e redattore (il sottoscritto) degli stessi ordini del giorno.

Sia chiaro che ben poco importa il riconoscimento di chi abbia materialmente redatto quel testo e tessuto un elemento di strategia istituzionale in una battaglia civile di riconoscimento delle istanze del popolo lucano su una materia “delicata” come quella delle estrazioni petrolifere in regione, ma seppur un ordine del giorno non faccia primavera, vorremmo ricordare che se solo qualche mese fa alle domande e proteste di questo comitato un assessore all’ambiente della regione rispondeva che non vi era alcun problema relativo al monitoraggio ambientale (dopo dieci anni siamo ancora alla fase del bando), poi altri che non vi era nessun problema riguardo alle quantità di estratto ed ai relativi controlli (e si scopre che ben poco si conosce di controlli e verifiche) e poi ancora nessun problema di destinazione coatta del territorio regionale e poi ancora nessun problema e basta, oggi grazie all’incessante attività del comitato no oil Lucania, che da molti mesi si limita ad informare la popolazione su di una amara verità oggettiva che sovrasta l’argomento petrolio e di cui –ahinoi! –oggi si discute grazie a qualche articolo di un quotidiano nazionale, finalmente si ammette, seppur con i soliti toni pacati e sfumati, che qualche problema invece c’è – eccome se c’è!

 

Monitoraggio ambientale, entità delle royalties, controllo degli estratti, finalizzazione del territorio alle esigenze delle multinazionali, modello di sviluppo, democrazia, beni comuni, questi sono i veri temi di cui si dovrebbe discutere a lungo, cominciando dall’ammettere che questa società lucana è diventata matura e non ha più bisogno di “padri-padroni” che impongono scelte che poi divengono fatti, o magari misfatti, e di cui sembra debba farsi sempre carico la stessa collettività e non mai chi quelle scelte poco o per nulla accorte ha fatto, nella buona e nella cattiva fede.

 

Invece si discute di “bufale” come la riduzione del prezzo dei carburanti o di “richieste” di presidenti a chi non ha alcuna voce in capitolo in un dramma meta-teatrale che ha solo tre attori, una regione ed una relativa classe politica che non ha più scuse e magari ragioni d’esistenza, delle compagnie multinazionali che hanno un solo interesse, il loro, ed uno stato centrale troppo spesso colluso con quegli stessi poteri forti di cui le compagnie sono parte integrante, con la motivazione-foglia di fico  di un interesse nazionale al petrolio lucano che suona come presa in giro di un intero popolo.

 

Noi non aspetteremo l’eventualità di un intervento della magistratura per ribadire la nostra voglia di cambiar pagina, noi la praticheremo e la stiamo già praticando giorno per giorno, con una petizione popolare in giro per la regione, con ordini del giorno in collaborazione con le sensibilità di singoli consiglieri e mai con i partiti tradizionali (che semmai ci fanno un po’ senso!), con l’attività costante di informazione, con la politica stessa, se sarà necessario.

 A quei tre attori, mancando di adeguate risposte alle giuste motivazioni di una giustizia economica, sociale e democratica che un popolo comincia ad invocare, a cominciare dalla verità, tutta la verità e solo la verità su quanto accadde ed accade su questa maledizione del petrolio, noi dichiareremo guerra e la combatteremo con le “inedite” armi della democrazia e della partecipazione. 

Miko Somma, portavoce del comitato no oil Lucania.

l’anuro federale

copincollo dal solito sito istituzionale questa perla di saggezza anfibia a metà strada tra il boccone amaro per un federalismo omicida ed ideologico che tocca inghiottire e che pur si spaccia a se stessi come prelibato ed agli altri come segno di un palato istituzionale raffinato e la solita blandizie del pastore che pur avendo ormai perso il gregge in un burrone, ostinatamente continua a fischiare:

RESTAINO (PD) SU PETROLIO E ACCISE
 
25/09/2008 13.31.30
[Basilicata]
                                                                                                                         
  (ACR) – “L’intesa raggiunta in sede di Conferenza delle Regioni sulla possibilità di destinare a tutte le regioni, e non solo a quelle a statuto speciale, le accise petrolifere è un risultato importante che produrrà ricadute positive sul territorio del Mezzogiorno e della Basilicata in particolare”. E’ quanto affermato dal capogruppo del Partito democratico in Consiglio regionale, Erminio Restaino. “La tenacia del presidente De Filippo – ha sottolineato Restaino – che ha guidato il fronte delle Regioni schierate in difesa del principio dei benefici economici ai territori, ha prodotto un risultato estremamente positivo. Alla vigilia dell’impianto federalistico, il cui iter dovrà proseguire speriamo senza sorprese tra governo e Parlamento, il dibattito sulle accise da destinare alle sole regioni a statuto speciale rischiava di aprire una frattura complicata e difficile tra le Regioni e quindi uno squilibrio tra i territori interessati alla produzione e alla raffinazione dei prodotti di derivazione petrolifera. Con la possibilità, invece, estesa a tutte le Regioni di poter trattenere quote del gettito derivante dalle accise sugli oli minerali in proporzione ai volumi raffinati sul territorio sono stati salvati gli interessi della Basilicata”. “Non v’è dubbio – ha continuato Restaino – che si tratta di un risultato particolarmente importante, che riconosce alla capacità del presidente De Filippo e del suo Governo regionale di stare sulle questioni vere del federalismo e delle decisioni politiche realistiche che si possono sostenere in tema di idrocarburi. Diversamente dagli annunci sul taglio del costo della benzina sbandierati dal centrodestra, ai lucani ricadranno i vantaggi di un federalismo vero che garantisce ai territori uguali diritti e uguali vantaggi”.

ma dopo aver precipitato la regione prima nella maledizione delle estrazioni e poi nel ridicolo mediatico, questi incapaci ci sono o ci fanno?….io dico che ci sono e ci fanno…meditiamo, gente, meditiamo…miko

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il comitato continua a vincere

dopo l’ordine del giorno alla provincia di matera circa le attività di informazione sulle perforazioni petrolifere da richiedere alla regione basilicata, ordine del giorno coordinato tra il comitato no oil ed il consigliere d’ambrosio, anche alla provincia di potenza, analogo ordine del giorno presentato dai consiglieri caivano, rossi, e scelzo è stato approvato…il cerchio intorno alla strana posizione della regione sull’argomento petrolio si stringe e lo stringe proprio questo comitato che, non avendo rappresentanti istituzionali, deve necessariamente avvalersi della sensibilità di singoli eletti e non mai dei partiti tradizionali (che semmai ci fanno anche un certo senso!)…noi vinceremo, vinceranno i lucani!!!

seguirà comunicato stampa….miko 

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qualche commento fede-ralista

dal sito istituzionale basilicatanet, vi segnalo i seguenti lanci:

FEDERALISMO, DE FILIPPO: RAGGIUNTO FATICOSO EQUILIBRIO
 
24/09/2008 19.25.23
[Basilicata]

(AGR) – “Sono particolarmente soddisfatto, fino a questo punto, del dibattito che si è sviluppato fra le Regioni sul testo del federalismo del ministro Calderoli. La Conferenza dei Presidenti – ha commentato il presidente della Basilicata, Vito De Filippo – ha definito unitariamente la posizione da tenere con il Governo nazionale. Il frutto di questo lavoro presentato negli emendamenti passa ora alla valutazione del Governo nazionale, sperando che non venga incrinato il principio fondamentale che ha accompagnato il dibattito fra le Regioni, incentrato sulla sfida del superamento della spesa storica, quindi dell’efficienza, e sulla totale perequazione per la copertura dei servizi che fanno parte dei diritti di cittadinanza di tutti gli italiani”.
De Filippo ha poi sottolineato come sia da ritenere “particolarmente apprezzabile la sintesi raggiunta anche con le Regioni a statuto speciale, che sulla base di un dibattito e della posizione della Regione Basilicata hanno accolto favorevolmente le indicazioni sull’utilizzo di nuove risorse finanziarie in relazione a nuove funzioni assegnate a tutte le Regioni”.
Il testo infatti parla di Regioni a Statuto speciale e di Regioni a Statuto ordinario e precisa che “le norme di attuazione e i decreti attuativi definiranno le modalità di finanziamento attraverso forme di compartecipazione a tributi erariali e alle accise”.
“Il faticoso punto di equilibrio raggiunto tra le Regioni a Statuto speciale e e le Regioni a Statuto ordinario, fra quelle del Nord del Centro e del Sud – ha concluso de Filippo – spero possa essere considerato adeguatamente dal Governo nazionale e dallo stesso Parlamento che si occuperà nei prossimi mesi della materia”.

FEDERALISMO: REGIONI, ACCISE DOPO MAGGIORI COMPETENZE
 
24/09/2008 18.44.39
[Basilicata]

(ANSA) – Tutte le regioni potranno chiedere e ottenere dallo Stato una quota delle accise provenienti dal loro territorio,nel caso ricevessero più competenze con il federalismo fiscale. E’ questa la posizione di mediazione tra regioni ordinarie e regioni a statuto speciale che verrà presentata in serata ai ministri Calderoli e Fitto.

il mio commento sarà lapidario: de filippo parla con i presidenti delle regioni a statuto ordinario e speciale, cioè tutti parlano amabilmente o quasi con tutti e non si conclude niente di niente, se non elaborare testi inutili…in ogni caso sarà sempre il governo, probabilmente per decreto da convertire in legge, ad avere l’ultima parola, e crediamo davvero che calderoli voglia pagare altri prezzi eccezion fatta per quello verso lombardo (mov per le autonomie), suo alleato di governo, che nonostante conti poco a montecitorio ed a palazzo madama, conta tanto nel determinante collegio siciliano?

ma attenzione al secondo lancio…la dizione “maggiori competenze” significherà dover ospitare una raffineria, acconsentire ad una centrale nucleare o magari aprire del tutto il territorio alle compagnie petrolifere?

io continuo a rimanere dell’idea che l’inganno ai danni dei lucani sia davvero bipartizan…meditiamo gente, meditiamo…miko

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