QUESTO POZZO NON S’HA DA FARE!

Copio e incollo dal sito della OLA il seguente comunicato:

No alla messa in produzione del pozzo Cerro Falcone 2 nel Parco Appennino Lucano  

30 agosto 2010

 

La OLA (Organizzazione Lucana Ambientalista) ha appreso dal BUR Basilicata n.35 del 16 agosto 2010 che il Dipartimento Ambiente, Territorio, Politiche della Sostenibilità, Ufficio Foreste e Tutela del Territorio, con Determina dirigenziale n.866 del 20 luglio 2010 ha autorizzato i lavori di allestimento definitivo e messa in produzione dell’area Pozzo Cerro Falcone 2 (CF2), ubicato nel Comune di Calvello (Pz) di cui è titolare Eni spa. Nel constatare che gli uffici regionali autorizzano i suddetti lavori con un Regio Decreto Legge del 1923 – il n.3267 (Riordinamento e riforma della legislazione in materia di boschi e di terreni montani) – vecchio di 87 anni, e che l’autorizzazione regionale sarebbe stata rilasciata in assenza del parere obbligatorio previsto dalla normativa vigente da parte dell’Ente Parco e/o del Ministero dell’Ambiente, la nostra Organizzazione ricorda, invece, l’esposto relativo al pozzo Eni Cerro Falcone 2 ricadente nel SIC Serra di Calvello, ZPS Appennino Lucano Monte Volturino, nonché Zona 1 del Parco nazionale Appennino Lucano, in cui si denunciava agli uffici competenti del Ministero dell’Ambiente, Tutela del Territorio e del Mare la persistenza del relativo pozzo in spregio alle normative nazionali e comunitarie in materia di “habitat”. La OLA ricorda come il pozzo autorizzato di recente si trovi a poco più di cento metri dalla sorgente acqua dell’Abete, oggetto di due sequestri per inquinamento petrolifero da parte dell’autorità giudiziaria.

A tal proposito con nota datata al 24 febbraio 2009 e a firma dell’ex Direttore generale del Ministero dell’Ambiente Div. VII, dott. Aldo Cosentino, inviata agli uffici competenti della Regione Basilicata e al Commissario straordinario dell’Ente Parco nazionale Appennino Lucano, ing. Domenico Totaro, e p.c. alla nostra Organizzazione, il dott. Cosentino scriveva: “..si ricorda che l’attività di ricerca e di estrazione di petrolio nel territorio della Val d’Agri è già stata a suo tempo oggetto di interesse da parte della Commissione Europea, con Reclamo n.2000/5037, per inosservanza della Direttiva 92/43/CEE “Habitat”, art. 6 in materia di Valutazione d’Incidenza. L’archiviazione del caso fu determinata dalla decisione di spostare le attività di trivellazione all’esterno del SIC Serra di Calvello”. Inoltre, gli uffici centrali del Ministero dell’Ambiente chiedevano alla Regione Basilicata l’esatta ubicazione del pozzo e, se ubicato all’interno dell’area protetta, di conoscere se era stato espletato lo Studio di Incidenza come parte integrante alla Valutazione di Impatto Ambientale.

Considerato il “richiamo” ministeriale, i due sequesti ad opera del Corpo Forestale dello Stato previo provvedimento della Magistratura della sorgente Acqua dell’Abete di cui si è chiesto di conoscere dalla Regione Basilicata la natura, l’entità e la tipologia delle sostanze inquinanti relative all’area sequestrata nel 2008 e nel mese di agosto 2010, la OLA ha chiesto al Ministero dell’Ambiente l’emanazione di un provvedimento cautelativo che sospenda con urgenza l’efficacia dell’autorizzazione regionale. E’ stupefacente che gli uffici regionali autorizzino un pozzo che dovrebbe essere chiuso definitivamente, onde evitare ulteriori problemi ambientali, ed in particolar modo agli equilibri delle falde acquifere superficiali e sotterranee che potrebbero essere state compromesse dal cosiddetto processo denominato “hydraulic facturing”, detto anche “fracking”. Un processo che innesca la frattura idraulica del foro di trivellazione trattato con fanghi e fluidi perforanti che con molta probabilità è stata la causa dell’affioramento in superficie dei fluidi che hanno contaminato l’area e le sorgenti sotto sequestro.

 

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Noi non possiamo far altro che concordare con gli amici della OLA!

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Fondamentalismo o buonsenso?

Copio e incollo dal sito Basilicatanet un comunicato di qualche giorno fa

Mazzeo Cicchetti su estrazioni petrolifere

23/08/2010 12:

Quando si tratta di petrolio – sottolinea il consigliere regionale dell’Idv – viene meno anche quell’impegno ambientalista registrato per altre vicende”.

ACR“Diversi sono gli aspetti che creano dubbi ed allarme sulle problematiche che riguardano il ciclo del petrolio. Per esempio, gli effetti delle quantità ‘minime’ di sostanze tossiche immesse nell’ambiente dalle attività estrattive, sebbene tollerate dalle leggi vigenti, meriterebbero verifiche a distanza. Qualche autorevole ricercatore porta avanti un’ipotesi di lavoro secondo la quale, nel tempo, anche la presenza ‘minima’ di sostanze tossiche crea conseguenze negative all’ambiente ed alle persone”. Lo afferma il consigliere regionale Enrico Mazzeo Cicchetti del gruppo Idv, sottolineando che “il fatto incontrovertibile è rappresentato dall’incremento di alcune malattie, a partire da quelle tumorali e respiratorie. Più sconcertante è la scelta di posizionare un pozzo di estrazione a breve distanza dall’Ospedale di Villa d’Agri. Preoccupa il pozzo e non può che preoccupare e sollevare interrogativi il silenzio per questa decisone adottata impunemente dalle compagnie petrolifere.
Quando si tratta di petrolio, purtroppo, viene meno anche quell’impegno ambientalista registrato in altre occasioni, come nella vicenda di Scanzano e in quella della centrale del Mercure”.

“Deve essere chiaro – sottolinea l’esponente dell’Idv – che le estrazioni petrolifere, malgrado sofisticati meccanismi di salvaguardia, creano danni di vario genere. Nel Texas si fa una distinzione tra aree destinate ad estrazione e quelle destinate all’agricoltura e al turismo. Si preferisce limitare le aree di estrazione alle zone meno abitate. Bisogna prendere atto che il contesto internazionale e nazionale invogliano le compagnie petrolifere a scegliere l’Italia, la Basilicata, addirittura le coste, per le condizioni più favorevoli. Royalties basse e vincoli limitati”.

“Gli Usa, dopo la brutta esperienza del Golfo del Messico – fa notare Mazzeo Cicchetti – hanno posto maggiori vincoli e limitazioni, molto simili a quelli posti nel resto dell’Europa. Purtroppo la crisi finanziaria, che ha colpito soprattutto i comuni come quelli lucani, fa accettare qualsiasi attività che può realizzare un minimo d’introiti. A fronte delle necessità dei Comuni, di fare a tutti costi ‘cassa’, corrisponde l’arroganza delle compagnie petrolifere che hanno come unico scopo la produzione del petrolio. Non possiamo ignorare che le esigenze economiche fanno accettare i danni piccoli e grandi, a breve e lungo termine, che si determinano per le attività estrattive. Si finisce, così, per compromettere lo sviluppo agricolo ed agrituristico della Val d’Agri.Tante volte si è affermato che agricoltura, turismo e ambiente costituiscono risorse strategiche per la nostra regione.
I danni prodotti dalle attività estrattive rappresentano un’eredità ‘pesante’ che noi consegniamo alle future generazioni; un ‘boccone’ avvelenato!”.

“Restano ancora continua il consigliere – punti non chiariti; ad oggi nessuno ci ha detto quando e come si realizzerà lo smaltimento (non solo lo stoccaggio) delle scorie prodotte dai sondaggi e dalle estrazioni. Un’informazione più accurate e diffusa andrebbe fatta sullo stato delle falde acquifere. Pur volendo fare un ragionamento cinicamente economicistico, i conti non tornano.
Le attività estrattive, nella Val d’Agri, non hanno prodotto l’atteso sviluppo, con nuove attività economiche e con un aumento significativo dei livelli occupazionali. Tanti giovani della Valle, laureati e non, sono stati costretti, ieri ed oggi, ad emigrare. Una situazione, per molti aspetti. di precarietà che rende il futuro sempre più incerto”.

“In sintesi – conclude Mazzeo Cicchetti – i pochi vantaggi per le casse di alcuni Comuni della zona, non giustificano i danni all’ambiente e alle persone, che comprometteranno ogni processo di crescita alternativo. Il pozzo a pochi metri dall’Ospedale non è solo una violenza verso coloro che soffrono e si vanno a curare nella struttura, ma rappresenta una vergogna per tutti noi che non abbiamo saputo tutelare adeguatamente gli interessi dei più deboli”.

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Insomma, viene da dire: quando tutto ciò che il Consigliere Mazzeo Cicchetti ha illustrato in questo comunicato eravamo noi del Comitato no oil lucania e di Comunità Lucana – Movimento no oil a dirlo, qualcuno ci additava come “fondamentalisti”. Oggi, leggendo questo comunicato, verrebbe da pensare che tanto fondamentalisti, noi, non lo fossimo affatto! Le considerazioni del Dott. Mazzeo Cicchetti sono considerazioni dettate dalla sua competenza professionale: noi non dimentichiamo che il dottor Mazzeo Cicchetti vanta un curriculum professionale di tutto rispetto. Allora la domanda sorge spontanea: Fondamentalista anche il Consigliere del gruppo IDV (non dimentichiamo che esponenti di questa parte politica non hanno avuto remore ad appore la firma in tutte le delibere riguardanti le estrazioni petrolifere)? Immaginiamo che qualcuno possa pensare che un avallo, da parte nostra, di ciò che ha dichiarato il consigliere del gruppo IDV, possa essere un tentativo di difendere a tutti i costi quella che da sempre è stata la nostra posizione, ma crediamo che il Dott. Mazzeo Cicchetti non sia un fondamentalista; semplicemente, siamo convinti del fatto che ciò che mette sul tavolo politico altro non è che Buonsenso e, ovviamente, la sua esperienza pluriennale di medico.

Meditiamo gente, meditiamo.

Antonio Bevilacqua.

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Lucania petrolifera – Incontro a Sarconi

Dopo un breve periodo di stanca riprende l’attività di questo blog. Subito l’annuncio di un incontro di presentazione del manifesto redatto in collaborazione con il WWF Basilicata:

IL 25 AGOSTO PRESSO LA BIBLIOTECA COMUNALE DI SARCONI, ALLE ORE 18.30 CI SARA’ LA PRESENTAZIONE DEL MANIFESTO “BASILICATA,TERRA DI PARCHI O CAMPO PETROLIFERO?”

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Come al solito, ci aspettiamo una grande partecipazione!!!!!

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DIS-SERVIZIO IDRICO INTEGRATO.

Che cose strane accadono, talvolta, in questa regione.  Procediamo in ordine cronologico: sul sito di Acquedotto Lucano S.p.A., nella giornata di ieri, viene postato un comunicato che riportiamo integralmente

Interruzione idrica notturna Comune Palazzo San Gervasio 13.08.2010 

Per consentire il ripristino dei livelli del serbatoio a servizio dell’abitato, è necessario sospendere l’erogazione idrica dalle ore 22.30 di venerdì 13.08.2010 alle ore 07.00 di sabato 14.08.2010.

Ovviamente, basta fare un click qui per controllare personalmente (caso mai vi fosse qualcuno come San Tommaso) il comunicato. Immaginiamo che i cittadini di Palazzo San Gervasio fossero, comunque, tranquilli; la sospensione dell’erogazione idrica era stata preannunciata con sufficiente anticipo per poter prendere i provvedimenti del caso (immaginiamo raccolta del prezioso liquido in contenitori vari). Inoltre, ci è stato raccontato da un amico che risiede in quel comune, che in paese, in serata, c’è stato uno “sbizzarrirsi” di bimbi impegnati in attività ludica , attività che, pare, si sia protratta fino a tardi. Ci è stato spiegato che, ad ora tarda, dal momento che i bimbi non manifestavano alcuna intenzione di porre termine ai loro giochi, i genitori sono dovuti ricorrere allo stratagemma di far spegnere l’illuminazione pubblica per convincere i piccoli a desistere dalla “mole di lavoro” che li aveva presi per tutta la serata. Insomma… possiamo immaginare, dopo una estenuante serata di corse, rincorse e giochi vari, che i bimbi fossero zuppi di sudore e polvere. Ma, data l’ora tarda, i genitori avranno ben pensato di provvedere a docce e bagnetti la mattina dopo! Sorpresa?!? Durante la notte (come ci ha riferito, sempre, l’amico di cui sopra), all’incirca intorno alla 1.00, i rubinetti di Palazzo San Gervasio erano completamente all’asciutto! Immaginamo, quindi, lo stato di angoscia di chi, al risveglio, ha dovuto fare i conti con questa “novità”! Visto che alle ore 11.00 di stamattina la situazione risultava immutata, si è pensato di contattare Acquedotto Lucano; prima sorpresa: Gli uffici di A.L. sono chiusi! Si opta, a questo punto, per una telefonata al numero verde del Gestore; la telefonata serve a scoprire che, a causa di un incendio (di cui non possiamo conoscere nè la causa nè l’entità), vi sono stati danni alla linea elettrica per cui le pompe che alimentano il serbatoio che serve il Comune non possono funzionare. Bisognerà aspettare che i tecnici dell’ENEL risolvano il problema per poter avere il ripristino del servizio. L’amico residente a Palazzo, telefona in comune, all’ufficio dei Vigili Urbani, e viene a sapere che l’incendio si è verificato i località “Piani”; la cosa sorprendente è che l’incendio è stato provocato dalla bruciatura di stoppie (ma non siamo in un periodo in cui vige l’assoluto divieto di questa pratica? Speriamo che il responsabile paghi per aver contravvenuto al divieto!!!!); tale azione, probabilmente, è sfuggita al controllo ed ha raggiunto un palo della rete elettrica, bruciando il cavo! Conclusione? Si sono fermate le pompe che alimentano il serbatoio e prima che i tecnici dell’Enel ripristinino la linea, non sarà possibile l’erogazione.

Domanda: Nel frattempo gli abitanti di Palazzo cosa fanno? A. L. S.p.A. provvederà in maniera tempestiva al ripristino della normalità? Fino a questo momento non si hanno notizie di autobotti che siano state inviate per la somma urgenza. Non solo: abbiamo una situazione di interruzione annunciata per la notte che verrà! E se l’Enel non dovesse riuscire in tempi rapidi al ripristino della rete, si andrà avanti ad oltranza?

Aspettiamo qualche risposta da chi di dovere!

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Tariffe per servizi: nel 2009 aumenti.

Dal sito del quotidiano “La Repubblica”:

Dall’acqua potabile ai rifiuti tariffe alle stelle nel 2009

I dati del ministero dell’Economia sull’anno della crisi dei consumi e dell’inflazione a livelli bassissimi: si va dal +4,5% della raccolta dell’immondizia al +7,3 dei traghetti 

ROMA – Pesanti aumenti delle tariffe nel 2009, anno in cui gli italiani hanno stretto la cinghia riducendo i consumi e in cui i rincari sono stati tra i più bassi degli ultimi cinquant’anni. “In controtendenza rispetto all’evoluzione dell’inflazione complessiva, i costi dei servizi pubblici hanno fornito al sistema impulsi inflazionistici di una certa rilevanza”, comunica il ministero dell’Economia nella Relazione sulla situazione economica del Paese. Tra gli aumenti più consistenti quelli per l’acqua potabile (+5,9%) e i rifiuti (+4,5%). Più cari anche i biglietti dei treni e dei traghetti.

I prezzi delle voci sottoposte a regolamentazione (tariffe energetiche escluse) “hanno registrato fin dall’inizio dell’anno – si legge nella Relazione di via XX Settembre – una ripresa della dinamica di crescita, con tassi saliti da poco meno del 2% al 3,5% circa di fine 2009″. I rincari hanno riguardato sia quelle “controllate a livello nazionale, sia quelle regolate localmente”.

Se l’aumento generale può risultare contenuto (+1,3%) perché comprensivo del calo delle tariffe energetiche, spiccano gli aumenti di molte delle voci: dal +7,3% dei traghetti al +4,6% dei treni, dal +5,6% dei servizi postali al +4,4% per l’ingresso nei musei.

“Tra le voci più importanti per i bilanci delle famiglie – si legge nel dossier del ministero – la dinamica inflazionistica si è confermata notevolmente sostenuta, oltre che in accelerazione, per gli esborsi relativi all’acqua potabile e ai costi della raccolta dei rifiuti urbani: nel caso della prima la crescita media annua è risultata appena inferiore al 6%, mentre per la seconda voce è stata del 4,5%”.

Infine il Tesoro rileva che nella media del 2009, la crescita dei prezzi per l’insieme delle tariffe non energetiche è stata del 2,5%, in aumento rispetto al 2,1% del 2008 e oltre un punto e mezzo più elevata rispetto a quella dell’indice generale.

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Cosa si può aggiungere? Ce ne sarebbero di cose da dire, ma una su tutte rimane la seguente: se ci facciamo caso, tutto ciò che è aumentato, a livello di tariffe, riguarda un po’ quella serie di servizi che viaggiano verso la privatizzazione (come Servizio Idrico e Raccolta rifiuti urbani) e quei servizi che hanno conosciuto la privatizzazione (ma Bersani amava chiamarla “Liberalizzazione”) negli anni precedenti (come Poste Italiane e Trenitalia). Ora, in un periodo nel quale è stato chiesto di fare sacrifici, un aumento delle tariffe per servizi per lo più essenziali, ci pare una cosa abbastanza irritante! Non osiamo pensare cosa succederà nel momento in cui verranno formalizzate le privatizzazioni di Servizio Idrico e Raccolta rifiuti (anche se si continuerà a “giurare e spergiurare” che non si privatizzerà!!!).

Meditiamo gente, meditiamo!

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Chiacchiere d’estate, legislatura al tramonto.

Con il classico copia-incolla, dal sito istituzionale della Regione, vado a riportare quanto segue:

Federalismo sen. Latronico:è stata legislatura delle riforme

08/08/2010 11:56

“Questa legislatura sarà ricordata per aver avuto il coraggio di avviare una grande riforma che affronta i temi nevralgici della qualificazione della spesa pubblica, della responsabilizzazione dei centri di spesa e del contrasto alla piaga dell’evasione fiscale”. Lo ha dichiarato il senatore del Pdl, Cosimo Latronico, intervenendo ad un confronto pubblico promosso dal Pd di Montescaglioso con il sen. Filippo Bubbico sul tema del federalismo. “Un Paese con una spesa pubblica cresciuta in maniera esponenziale, con un debito pubblico che ha raggiunto 1.700 md di euro e con una pressione fiscale attorno al 42 per cento, non aveva altra scelta che puntare con rigore a qualificare la spesa, responsabilizzando tutti i centri che la realizzano, ed avviare una battaglia energica per recuperare almeno parte di quel gettito tributario che manca come entrata nelle casse dello Stato, che e’ stimato in più di 100 miliardi di euro all’anno. Il federalismo, con la legge delega licenziata nei mesi scorsi e con i primi decreti attuativi, rappresenta la realizzazione di questa promessa di contrastare gli sprechi rendendo trasparente e paragonabile, attraverso i costi standard, il costo dei servizi erogati dalle pubbliche amministrazioni.
Gli stessi trasferimenti dallo Stato agli enti locali ed alle Regioni saranno ancorati al graduale superamento della spesa storica ed allineati ai costi standard dei servizi per evitare di continuare a finanziare sprechi e malversazioni di denaro pubblico. L’impeto riformatore di questo governo potrebbe centrare con l’attuale situazione di crisi politica, perché non sono pochi gli interessi che si annidano attorno alla spesa pubblica ed alla sua distribuzione e crescita incontrollata che oggi si sentono mortalmente minacciati. Fa bene il presidente Berlusconi a concentrare ogni sforzo per salvare il lavoro ed il programma innovatore della sua coalizione chiamando ogni componente dell’alleanza che ha ricevuto nel 2008 il mandato degli elettori all’assunzione delle proprie responsabilità”.

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Mmmmm… l’incipit di questa dichiarazione sa tanto di presa di coscienza di un fatto: questa legislatura è al tramonto. E, come per tutte le cose che tramontano, ci si affanna a trovare i motivi per cui vada ricordata! Il Sen. Latronico, punta su federalismo, spesa pubblica e lotta all’evasione fiscale. D’altro canto, quale oste avrebbe il coraggio di non decantare le magiche virtù del vino che serve in tavola?

Ovvio che le argomentazioni che sono venute fuori nel corso di questo “confronto pubblico” di Montescaglioso, possano avere un’aria di tipo “balneare”; una chiacchierata in libertà in attesa che le ferie d’agosto abbiano inizio. Perché, per quanto riguarda la spesa pubblica, l’aver provato a ridurre un po’ di consigli d’amministrazione pubblici, non è che sia la cura definitiva contro gli sprechi di danaro pubblico! Certo, è un primo passo, ma non ci pare di aver ascoltato, nei mesi addietro, parole che ci confortino su questo tema… per esempio, si è mai pensato che uno spreco di risorse pubbliche possa dipendere anche dal fatto che la politica, per mantenere in piedi il sistema di clientele e “comparizie”, si “fionda” sistematicamente su tutto ciò che, invece, andrebbe amministrato in maniera un pochino differente? Magari pensando a quei criteri di efficacia, efficienza ed economicità di cui tutti amano riempirsi la bocca ma che, all’atto pratico, nessuno pare avere intenzione di ispirarsi!!!!

E che dire della lotta alla “piaga dell’evasione fiscale”? Ci viene in mente qualcosa che è in piedi da più di tre anni, e per la quale, a quanto pare, ben poco si è fatto. Per chi voglia sapere di cosa stiamo parlando, basta andare a cliccare qui per avere idea di come si abbia intenzione di andare avanti con la lotta all’evasione fiscale (piaga, è stata definita).

Che dire? La legislatura volge al termine (anticipato, ovviamente). Se ne ha coscienza e si prova, in un clima di ferie imminenti, a decantarne la “storicità”. Ma rimangono delle chiacchiere “balneari”, sicuramente.

 

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Petrolio, ancora sequestri.

Riportiamo i link ai comunicati degli amici della OLA (Organizzazione Lucana Ambientalista) sugli ultimi sequestri da parte del Corpo Forestale dello Stato nel territorio comunale di Calvello

http://www.olambientalista.it/index.php/ennesimo-disastro-petrolifero-in-localita-bosco-autiero-di-calvello/

http://www.olambientalista.it/index.php/reportage-dal-luogo-del-disastro-petrolifero-eni-chiarisca-la-propria-responsabilita-e-la-natura-dellinquinamento/

chiedendo che gli organismi competenti, soprattutto locali e regionali, non ci vengano, per l’ennesima volta, a dire che “E’ tutto a posto”. Sarebbe ora che si cominci a fare qualcosa di concreto per il nostro territorio che, a quanto pare, continua ad essere maltrattato dalle multinazionali del greggio che, ricordiamolo, non ha portato, a questa nostra terra, nient’altro che problemi piuttosto seri.

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Anche se tardiva… è una buona notizia!

Mollica su vicenda Tenente Polizia provinciale Di Bello

03/08/2010 13:45
Presentata una interrogazione al Presidente della Giunta regionale e all’Assessore all’Ambiente

ACR
“Inspiegabile la sospensione del Tenente Di Bello”: è quanto dichiara il capogruppo del Movimento per le Autonomie, in Consiglio regionale, Francesco Mollica, in relazione alla situazione del Tenente della Polizia provinciale Di Bello, sospeso dal servizio nel corso delle indagini volte all’accertamento di probabile inquinamento in alcuni siti e invasi presenti sul territorio lucano.

“Oggetto dell’interrogazione – afferma Mollica – è la richiesta di chiarimenti in merito al procedimento disciplinare intrapreso nei confronti del Tenente Di Bello, nel corso di indagini ed approfondimenti sullo stato di inquinamento ambientale di alcuni siti ed invasi lucani. Nel pieno rispetto di quanto previsto dalla Convenzione di Aarhus del 25 giugno 1998 – continua Mollica – ratificata con legge n. 108 del 16 Marzo 2001, ogni persona ha il diritto di vivere in un ambiente atto ad assicurare la sua salute e il suo benessere, nonché il dovere di tutelare e migliorare l’ambiente, individualmente o collettivamente nell’interesse delle generazioni presenti e future”.

“Secondo quanto appreso dalla stampa – aggiunge Mollica – è grave che un pubblico ufficiale paghi per aver diffuso dati che interessano l’intera comunità sulla salubrità delle acque potabili. Auspico – conclude il consigliere Mpa – che, se pure vi siano reali responsabilità, e avendole individuate, si proceda ad un immediato reintegro in servizio dell’ufficiale Di Bello, perché non si può comminare una sospensione per rivelazione di segreti di ufficio su un argomento che, in realtà, non è sottoposto ad alcun segreto ma che, al contrario, dovrebbe essere di dominio pubblico. E, soprattutto, chiedo alla Regione Basilicata di fare piena chiarezza sui dati relativi alla situazione ambientale del nostro territorio”.

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Prendiamo atto del fatto che il consigliere Mollica abbia, finalmente, rotto il muro del silenzio su questa vicenda! Anche se tardiva, la interrogazione, su una situazione perlomeno “strana”, giunge graditissima.  Inutile sottolineare che noi di Comunità Lucana – movimento no oil, siamo sempre stati dalla parte del Ten. Di Bello e, a questo punto, gradiremmo che “la politica” provasse a fare ciò che va nella direzione del bene comune: facendo tutti i passi necessari e sufficienti per porre fine a questa vicenda. Insomma, auspichiamo che l’interrogazione porti a delle risposte positive! E che l’immediato reintegro in servizio del Tenente Di Bello sia “cosa fatta”.

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Incontro a Paterno

Come già anticipato da Marica in un commento al post precedente vogliamo segnalare che Mercoledì 4 agosto, alle ore 18.30, presso Sala del Consiglio Comunale di Paterno, ci sarà la presentazione del manifesto“BASILICATA TERRA DI PARCHI O CAMPO PETROLIFERO?”

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Dobbiamo sottolineare che vi aspettiamo numerosissimi?

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memento

domani, 2 agosto 2010, io, cittadino italiano, sarò a bologna a dire No al fascismo!!!…perché chi dimentica il passato sarà costretto a ripeterlo

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Comunicato stampa di Comunità Lucana – Movimento No Oil

Un cambio di passo o un cambio di gambe?

 

Se configurino dei reati gli avvisi di garanzia sulle presunte indebite percezioni di contributi agricoli U.E. saranno i tempi tecnici di esame prima degli eventuali rinvii a giudizio e definitivamente tutti i gradi di giudizio a stabilirlo, se delineino poi anche uno scandalo saranno invece la memoria a volte corta e la coscienza civica collettiva a volte latitante dei lucani a dirlo, ma una riflessione sul settore primario e sulle relative politiche di programmazione e sostegno tocca pur aprirla.

 

Il reato di truffa nella percezione di contributi comunitari al settore agricolo è purtroppo un reato divenuto ormai comune e che coinvolge quasi sempre vere e proprie associazioni a delinquere che mettono sullo stesso piano sia alcuni imprenditori del settore, sia alcuni funzionari pubblici delegati agli esami delle pratiche ed ai loro controlli formali e sostanziali, ma spesso anche le categoria dei consulenti e dei tecnici redattori dei progetti per i quali si richiede sostegno pubblico.

 

Ed è proprio questo il punto, se cioè il sostegno pubblico all’intrapresa agricola privata intuita come l’elemento centrale nella filiera generale dell’alimentazione, necessitante di strumenti finanziari per sorreggerne lo sviluppo di idee e progetti, sia ancora in grado di riassumere nella sua essenza la cura che il sistema politico-economico le deve in virtù del suo ruolo o se non si debba, alla luce dei fatti, rimodularne principi e strumenti attuativi per valutarne efficacia, valore e naturalmente quella giustezza di attribuzione che è il grande punto interrogativo sotto il quale prospera il sottobosco del malaffare diffuso che intreccia controllori e controllati in una sodalità imbarazzante e criminale.

 

La Basilicata, come tutte le regioni individuate nell’Obbiettivo 1 delle politiche comunitarie di sviluppo rurale, ha usufruito di molte centinaia di milioni di euro, e ancor prima di migliaia di miliardi di lire, per il sostegno, miglioramento e sviluppo del proprio settore primario e per una serie di azioni collegate, scontando un sostanziale ed epocale fallimento di tutte le politiche agricole messe in campo finora.

 

Se è infatti vero che il settore agricolo lucano è in uno stato di crisi perpetua ciò è senz’altro dovuto ad una serie di fattori che dall’apertura dei mercati a produzioni estere a minor costo che penalizzano le aree produttive vocazionali alle intemperie divenute in questi anni devastanti nella estremizzazione dei fenomeni atmosferici, dallo spostamento d’asse dal produttore alla grande distribuzione della formazione del prezzo alla maggior incidenza dei costi fissi esterni, sarebbe ingiusto non considerare ma senz’altro la parte del leone in questo disastro è stata giocata da errori di programmazione e dal vizio di un certo familismo amorale che hanno trasformato la contribuzione agricolo da strumento di investimento basato sulla validità del progetto e sulla professionalità del proponente a strumento di rendita basato sulla proprietà fondiaria e sulla postazione nelle filiere del consenso clientelare.

 

Detto in altri termini, a beneficiare delle contribuzioni più che i progetti produttivi validi e che meglio si inserivano in cornici di una programmazione generale di medio-lungo periodo per altro assente ed i soggetti realmente attivi nel settore, sono stati i “progetti di carta” redatti da progettisti che miravano alle percentuali fisse di progettazione e studio previste nei finanziamenti stessi, preliminarmente esaminati con superficialità e spesso colpevole connivenza da più o meno zelanti funzionari regionali che poco di agricoltura reale conoscono, a volte controllati a consuntivo proprio dagli stessi, attribuiti infine a soggetti che più nell’attività agricola in sé, era nella proprietà di vaste estensioni di terreno ed in determinate postazioni politiche, sociali, economiche occupate nelle piramidi del consenso che reggeva e regge il sistema politico dominante che trovavano causale d’accesso ai finanziamenti.

 

Senza scendere troppo in antipatici dettagli, estensioni di terreni mai stati agricoli e che da decenni ormai usufruiscono dei contributi per la messa a riposo produttivo dei campi pesano come macigni su azioni del PSR che alla perequazione del reddito agricolo in zone di prossimità ad aree protette (non atte quindi alle coltivazioni intensive e soggette a rotazione colturale) pure dovevano andare per la quasi totalità – suggerire come proprio questi poi siano i più “vocati” alla destinazione a produzioni da bio-masse potrebbe allontanare troppo dal tema – o quelle strane coincidenze tra grandi percettori di contributi agricoli e consiglieri regionali, provinciali e comunali che inducono persino i cauti a pensare che chi detiene informazioni e potere decisionale diretto od indiretto ha una marcia in più nell’utilizzo pratico delle stesse informazioni, farebbero pensare più ad un sistema in cui la contribuzione agricola è “cosa loro” che ad un sistema in cui sia cosa pubblica, al netto ovviamente di ogni spreco.

 

E’ così necessario un cambio di passo che imponga legalità e trasparenza nella gestione di fondi che viene logico pensare se non sia anche necessario un deciso cambio di gambe per assicurare quella programmazione di settore che finora non si è neppure posta il problema di un mercato ortofrutticolo lucano come primo passo per garantire l’accesso protetto delle merci locali almeno al mercato locale.

 

Mentre ci chiediamo se in Lucania in agricoltura finora si sia fatta più programmazione o “gestione”, ci auguriamo che la magistratura questa volta vada davvero fino in fondo, ma proprio in fondo.

 Miko Somma, coordinatore regionale di Comunità Lucana – Movimento No Oil