le risposte alle 15 domande – angelo lamboglia

vi ricorderete delle domande che ho posto ai candidati, domande pubblicate anche sulla stampa locale…bene, sono arrivate le prime risposte, di angelo lamboglia che con piacere pubblico…per il momento metto tutto in chiaro, così come arrivato, poi organizzerò una pagina meno dispersiva…

 

angelo lamboglia (realtà italia-centrosinistra) risponde alle 15 domande

29 ottobre 2013

1)     Se conosce lo stato di grave anomalia prossima al commissariamento del nostro sistema di gestione dei rifiuti solidi urbani e la gravissima situazione di impantanamento correlata di un sistema di smaltimento imperniato sull’inceneritore Fenice di Melfi che ha inquinato ed inquina, quali crede debbano essere le strategie ed i provvedimenti urgenti in materia?

Per quanto concerne i rifiuti solidi urbani, siamo a conoscenza di uno stato di criticità elevata che è aumentata nel corso del tempo. Siamo consapevoli che il futuro e lo sviluppo di questo settore non possa che passare attraverso le direttive della Ue relative alla riduzione alla fonte dei rifiuti, a un sistema incentrato sul recupero, sulla differenziata, e soprattutto su centri in grado di recuperare i materiali e di creare quelle filiere tali da poter commercializzare e rimettere sul mercato i materiali utilizzati. Siamo convinti che sia necessario rafforzare il sistema dei controlli e sdoganare le nomine all’ente di controllo – all’Arpab – dalla politica: i ruoli dirigenziali acquisiti in quel settore debbano essere assunti tra professionalità che abbiano esperienza in quel settore e con un curriculum di un certo livello.  

2)     Se conosce lo stato di rischio ambientale, sanitario e per le vocazioni produttive originarie dei territori connesso alle estrazioni di idrocarburi in Val d’Agri e prossimamente in Val Sauro, nei limiti imposti dalle correnti leggi, nelle prospettive di annunciati aumenti delle estrazioni dettate dalla Strategia Energetica Nazionale e di limitazioni delle potestà regionali (leggasi riforma art. 117 Cost. e macroregioni), ritiene ciò compatibile con uno sviluppo armonico della regione, e in caso riscontrasse incompatibilità, quali dovrebbero essere le azioni da mettere in campo?

Bisogna procedere nel delimitare le estrazioni e non andare oltre ai confini che sono stati fissati in passato. Non possiamo permettere che la regione diventi una gruviera. E’ necessario innescare un meccanismo che veda un aumento delle royalties e l’investimento di queste all’interno di un modello di sviluppo alternativo: se noi non abbiamo un modello forte che riesca a tenere testa alle prerogative dell’estrazione non facciamoci illusioni, non riusciremo ad arginarle. Il modello alternativo è quello legato alla green economy, che abbraccia a 360 gradi un approccio energetico sul risparmio, sulla certificazione energetica, sull’utilizzo delle acque di depurazione per l’agricoltura, sui “certificati blu” per quanto concerne le abitazioni, una pianificazione per quanto riguarda gli investimenti e l’autonomia energetica. Occorre immaginare poi, nel prossimo futuro, le energie rinnovabili senza finanziamento, ovvero quelle energie rinnovabili basate su una filiera corta, che possono vedere l’accumulo e l’autoconsumo e soprattutto la fornitura delle piccole comunità per attuare una concorrenza con i grossi monopoli, come Enel e altri. 

3)     Se conosce la situazione gestionale delle acque lucane nelle loro qualità (potabili, minerali, irrigue, industriali, fluenti e da invaso) e delle tante gestioni separate che su esse insistono, come intende operare per razionalizzare tali gestioni e preservare il bene strategico acqua?

Per quanto riguarda le acque, è necessario mettere in atto una efficientizzazione dell’ente cui è deputata la gestione, in primis Acquedotto Lucano, affinché non diventi un carrozzone e soprattutto faccia gli interventi richiesti sulla rete idrica. Sappiamo che in Italia, ma anche nella nostra regione, le perdite variano tra il 30-75 per cento. Quindi è necessario investire e questo investimento dovrebbe portare anche ad uno sbocco occupazionale. E’ necessario agevolare l’agricoltura, per quanto riguarda le acque irrigue, cercare di valorizzare l’acqua come risorsa pubblica e bene di tutti. Non è possibile che non si inneschino anche in questo caso sistemi di controllo che siano in grado di garantire ai cittadini un monitoraggio costante nel tempo, visibile e soprattutto a disposizione di tutti. Ci vogliono sistemi di controllo che facciano riferimento a figure dirigenziali di spicco, che non possano subire l’influenza della politica e che ci possano portare in una condizione diversa rispetto a quella in cui siamo fino a oggi.  

4)     Se conosce l’agricoltura lucana ed i suoi problemi produttivi, infrastrutturali, di gestione, di credito, di sviluppo e prospettive, quali crede che debbano essere le azioni concrete da mettere in campo a cominciare dalla gestione dei fondi del prossimo PSR ed attraverso quali strumenti operativi? 

L’agricoltura è un settore primario ed importante. Anche qui occorre creare meccanismi di efficienza, per quanto riguarda i Psr: è necessario eliminare quella visione che vede la distribuzione a pioggia e fare invece dei progetti concentrati sull’innovazione tecnologica in agricoltura (ad es. per quanto riguarda le bioenergie, le serre fotovoltaiche…). E’ necessario favorire la filiera corta: pur tenendo conto che nel mercato globalizzato c’è la grande distribuzione, è necessario avviare un fenomeno di nicchia che porti dalla produzione al mercato attraverso dei mercati a km zero che permettano di eliminare quella discrepanza fra il prezzo alla fonte del prodotto e quello che arriva sui banchi. Bisogna innescare un meccanismo che porti a valorizzare i marchi della nostra terra e capire che dietro ogni prodotto della nostra terra ci sono famiglie, una storia e un territorio e che tutto questo potrebbe contribuire ad elevare gli standard. E’ importante, a questo proposito, l’efficientizzazione dell’Alsia – Agenzia lucana sviluppo in agricoltura – l’ente è commissariato da diversi anni e quindi vive alla giornata facendo l’ordinario. C’è invece bisogno di un ente che viaggi con la prospettiva di essere in grado di reperire i fondi Ue per l’innovazione, per l’alta tecnologia, per le nuove professionalità, facendo diventare l’agricoltura un settore di sviluppo di pari dignità rispetto agli altri.  

5)     Se conosce lo stato dell’industria lucana, quali crede che debbano essere le linee di sviluppo del settore in rapporto alle potenzialità ed alle infrastrutture esistenti?

Le infrastrutture sono fondamentali. Quello che riesco ad immaginare per il nostro territorio è lo sviluppo delle piccole e medie imprese, inserite nel contesto di una Basilicata come polo logistico nel Mezzogiorno a cavallo tra Puglia e Campania (dove ci sono centri di ricerca non indifferenti, legati ad esempio alla produzione aeronautica, come Pomigliano, Grottaglie, Foggia). All’interno di questo ragionamento, se noi cerchiamo di valorizzare un approccio dettato da quello dei Fondi 2014-2020, potremmo immaginare di instaurare distretti tecnologici per la ricerca, indirizzata all’ambiente: ricerca che, ad esempio, potrebbe essere sviluppata nel solco dei materiali, materiali innovativi, da recuperare, da riutilizzare, dannosi. Se puntiamo su questo ma anche sul sistema delle energie rinnovabili, sul settore delle certificazioni e su quello della pianificazione territoriale, è possibile riprendere un settore importante, come quello legato alle bioedilizie, incentivando la ripresa di un settore in crisi che ha bisogno di essere adeguato ai tempi. 

6)     Se conosce le problematiche del lavoro, quali crede debbano essere i provvedimenti urgenti e di sistema e gli assi di investimento pubblico per favorire una maggiore occupazione?

Ci sarà spazio per l’occupazione, per il rientro dei cervelli, per l’investimento sul capitale umano di cui la regione dispone, per una possibilità per la Lucania di essere territorio appetibile dal punto di vista produttivo, solo a certe condizioni. Come ad esempio, se si riesce a fare uno sviluppo delle piccole e medie imprese che investano nella green economy, nella depurazione, nel fotovoltaico, nella certificazione, nella biomassa, nell’eolico. A tutto questo è necessario affiancare anche lo sviluppo di un percorso culturale legato ai nostri luoghi, alle nostre culture. Bisogna cercare di avere una visione di insieme di cui la regione dovrà farsi carico, bisogna stimolare le imprese attraverso magari un sistema di finanziamento diverso, basato sugli sgravi contributivi o sulla garanzia del raggiungimento di obiettivi (in mancanza del quale, si dovrebbe procedere al recupero dei fondi, attraverso ad esempio il pignoramento dei capannoni). In tutto questo, occorre supportare, attraverso servizi, le imprese lucane. Uno dei servizi è l’interfaccia con l’Ue, in cui oggi pecchiamo: ci sono diversi fondi disponibili per le imprese, ma le imprese lucane e nel Sud in generale, non aderiscono. 

7)     Se conosce le problematiche del mondo giovanile, quali ritiene siano i provvedimenti urgenti e di sistema per favorire l’inserimento lavorativo dei giovani nel tessuto produttivo lucano? 

Per favorire l’inserimento dei giovani nel sistema produttivo, è necessario interfacciarsi con il sistema europeo e creare un meccanismo che ne favorisca l’ingresso, anche attraverso il tempo determinato, ponendo però delle clausole che tutelino il lavoratore, ovvero che non lo facciano diventare carta straccia dopo un anno. Se una persona è valida dovrà fare un periodo provvisorio, semplicemente perché in questo periodo le aziende generalmente non hanno un grande margine di crescita, ma poi bisogna fare intravedere una prospettiva di stabilizzazione. I giovani devono svincolarsi dalla mentalità del posto fisso, magari nel pubblico, non perché non sia importante, ma perché non possiamo vivere solo sull’idea del posto fisso pubblico. Bisogna innescare un percorso che ci veda distinti e separati dalla depressione legata alla spinta a fare impresa. Al contrario, occorre avere voglia di rischiare e i giovani dovrebbero fare pressione sulle strutture istituzionali perché adempiano al loro ruolo di creare le condizioni perché si faccia impresa. Oggi l’incentivo maggiore deve essere favorito mediante l’ingresso nel mercato del lavoro di giovani e quale settore, se non quello della green economy, può favorire l’occupazione? Servono sgravi sui contratti, perché non si può accettare che un lavoratore stenti con la retribuzione che ha e l’impresa venga strangolata da troppe tasse. 

8)     Se conosce le problematiche di genere, quali crede debbano essere i provvedimenti urgenti e di sistema per favorire il pieno coinvolgimento delle donne nel modo del lavoro, dell’impresa e delle professioni?

Va favorita la parità di genere e va aiutata per allargare la partecipazione. Però, penso che se si parla di parità, questa deve essere su tutto. Tutti debbono mettersi in discussione: gli uomini devono fare spazio perché è giusto e legittimo, ma le donne devono pretendere e lottare per determinati obiettivi senza farsi schermo con il fatto di essere donna. Bisogna dare la giusta dignità ma la competizione deve essere viva, sempre sul merito e sui contenuti.

9)     Se conosce le problematiche dell’inclusione sociale e della marginalità economica e sociale, quali crede siano gli interventi prioritari da perseguire per impedire un collasso sociale?

La programmazione 2014-2020 predispone per l’inclusione sociale ingenti fondi. Bisogna cominciare a pensare ad una popolazione sempre più anziana e quindi a delle strutture capaci di venire incontro alle nostre necessità. Ma bisogna costruire un sistema di assistenza anche domiciliare, perché ci saranno sempre più anziani e non è facile rispondere solo attraverso le strutture. Sotto un altro punto di vista, è necessario poi cercare di instaurare una mentalità che veda il riconoscimento di un sussidio legato a una prestazione di servizio. E’ chiaro infine che bisogna farsi carico anche delle istanze socialmente più delicate, e dunque si potrebbe pensare ad esempio alle mense sociali alimentate con tutti quei prodotti che vengono mandati al macero nei supermercati perché la scadenza del prodotto è prossima. 

10)  Se conosce le dinamiche dei trasporti e delle relative infrastrutture nelle relative potestà di programmazione ed investimento, quale crede debbano essere gli interventi da perseguire sia sui tavoli della contrattazione con lo stato, sia in merito all’organizzazione di un più efficiente e capillare sistema regionale dei trasporti?

Il potenziamento delle infrastrutture, di cui parliamo da anni è diventato improcrastinabile: ora è arrivato il tempo di ripiegarsi per cogliere qualche obiettivo. Ad esempio, la trasversale Murgia-Pollino, la trasversale Foggia-Potenza-Lauria-Maratea, la ferrovia a Matera, l’efficienza dell’asse ferroviario Potenza-Foggia, il potenziamento dell’infrastruttura Potenza-Melfi-Candela. Le risorse Ue a disposizione prevedono anche degli investimenti sull’aspetto infrastrutturale, il quale potrebbe essere curato ad esempio instaurando anche un fondo che potrebbe derivare dall’aumento delle royalties del petrolio.  Noi paghiamo una marginalità delle aree che va vinta cercando di convincerci che non si possono avere aree di seria A e aree di serie B. Tenendo presente ciò che, giustamente, dice Renzo Piano, ovvero che una periferia non è più tale quando ha gli stessi servizi del centro. In tutto questo, va bene l’austerità e l’incertezza, però è necessario avviare un percorso che vada incontro a quelle che sono le esigenze contingenti allo sviluppo del territorio, perché solo attraverso questo si potrebbero potenziare gli scambi, l’attrattiva turistica ecc ecc…  Immagino però anche un sistema di controlli sui km pubblici, perché bisogna essere trasparenti su quanto si spende per i mezzi pubblici e dove questi in un dato momenti si trovano.

11)  Se conosce le problematiche della società della conoscenza, quali crede debbano essere le priorità da seguire localmente attraverso l’intervento regionale 

Il sistema scolastico va adeguato ai tempi di oggi. Per facilitare l’accesso al lavoro occorre potenziare gli istituti professionali, che la riforma Gelmini ha reso tutto fuorché istituti professionali. Non è possibile immaginare un professionale dove non si va a fare laboratorio o dove il laboratorio sia ridotto ai minimi termini. E’ necessario inoltre innescare quel processo di sviluppo legato alla conoscenza delle lingue, raggiunto ad esempio con l’Erasmus. Bisogna valorizzare le scuole, legando l’indirizzo di studi con la vocazione del territorio. Vogliamo una scuola che tenda a valorizzare le risorse del proprio territorio. Per fare tutto questo, è necessario che la scuola e l’università tornino a fare quel ruolo che le è proprio. Non è possibile mantenere scuole o università semplicemente perché gli iscritti fanno cassa, la scuola deve fare anche un po’ di selezione perché è la vita che lo richiede.  

12)  Se conosce le problematiche energetiche, al netto del petrolio, crede che il PIEAR e le sue successive modificazioni siano armoniche rispetto al territorio e quali crede debbano essere i provvedimenti per mitigare il suo impatto?

Per quanto riguarda il petrolio, il discorso è chiaro: confinare le estrazioni, aumentare le royalties, far sviluppare un modello alternativo fondato sulla green economy. Un modello che dia centralità ai Paes (Piani di azione per l’energia sostenibile) e che riveda il Piear per quanto concerne la pianificazione energetica, e che inquadri tale pianificazione anche nell’ottica dello sviluppo territoriale legato alla pianificazione territoriale, cioè alla legge 23/99. Sappiamo che questa legge ha molti limiti, ma ci auguriamo che non ci sia una pianificazione urbanistica che consenta di far viaggiare le aree a diversa velocità. È necessaria una pianificazione che tenga dentro l’approccio energetico con le piccole centrali a biomassa, con il fotovoltaico, con l’eolico, con l’efficientizzazione energetica, con lo sfruttamento della geotermia (che può essere fatto anche attraverso il riutilizzo dei pozzi esauriti). Pensiamo che la green economy e la branca di essa legata alle rinnovabili, possa essere il vero futuro e volano di sviluppo di questa area. 

13)  Se conosce le problematiche del turismo, come intende sviluppare un settore decantato come strategico per l’economia regionale, secondo quali linee di intervento ed attraverso quali strutture gestionali 

Abbiamo posti bellissimi, dobbiamo recuperare la capacità di offrire servizi e soprattutto fare impresa sul turismo. È necessario internazionalizzarsi, avere competenze con le lingue, è necessario strutturare pacchetti territoriali che mettano a sinergia le diverse risorse nei vari posti e che rendano appetibile una vera offerta turistica, legando insieme i posti e non schiacciandoli su un campanilismo che può portare qualche euro in più a qualche città, ma sicuramente non porta risultati nel complesso.

14)  Se conosce lo stato dell’arte nella manutenzione del territorio e nella prevenzione dei rischi di natura idrogeologica, come intende agire per una maggiore salvaguardia dello stesso territorio e della presenza umana?

Sappiamo che uno dei temi più importanti riguardo alla difesa del territorio è il dissesto idrogeologico. Dissesto legato da un lato al mutamento climatico che porta a precipitazioni ingenti, dall’altro alla scarsa manutenzione del territorio. Bisogna attivarsi, come si è già fatto in passato, con lo Stato. Perché lo Stato non può pensare di finanziare magari una frana e poi di lasciare una regione in ginocchio. Occorre predisporre un sistema di manutenzione ordinaria, se fatta in un certo modo e con una programmazione a livello territoriale si può porre un freno a una situazione che sta sempre di più degenerando. E’ necessario cercare di attivare percorsi e canali che vedano il consolidamento come elemento principale, su cui puntare per lo sviluppo e per una sostenibilità del territorio. 

15)  Se conosce lo stato della governance territoriale e dei suoi strumenti operativi, come intende agire per migliorarne la qualità e l’efficienza?

Dal punto di vista della governance, bisogna incidere su tutti gli enti governativi per capire chi fa chi e che cosa. E poi è necessario capire che bisogna eliminare le sovrapposizioni e che è arrivato il momento di accorpare, efficientizzare e, laddove è necessario, eliminare. Bisogna avviare la discussione, senza di questa non arriveremo a nessuna meta. Va affrontata poi la legge elettorale, in particolare per quanto riguarda il listino, perché a determinare i processi è anche tale strumento: vista la situazione di crisi della politica che viviamo, la politica deve mettersi in discussione e capire che la scelta deve ricadere completamente sui cittadini.

bene, grazie ad angelo lamboglia per le celeri risposte che lascio per il momento alla valutazione di congruità e concretezza ai lettori del blog…il mio personale in bocca al lupo a lui

miko somma

Pubblicato in Blog

29/10/2013

il vero problema del PD, a mio avviso, è nel conformismo delle opinioni che si schiacciano o nella lotta alla postazione o nella partigianeria epidermica…molto più spesso le due ipotesi sono frammiste fino a confondersi in uno sciroppo melassoso di banalità e luoghi comuni sull’ineluttabilità di alcune scelte…

ecco, io credo che debba trovarsi uno spazio per la ragione nel dialogo con il popolo, i cui bisogni devono tornare al centro della proposta politica senza se o ma, non esistendo alcuna terzietà dell’azione pubblica, ma solo il dovere di lavorare per la collettività…

in altre parole o il PD si riconnette alla rappresentanza dei ceti sociali, certo divelti dalla crisi e dalla post-modernità, ma ancora esistenti nelle categorie dei privilegiati e degli sfruttati, dei ricchi e dei poveri, dei sicuri e degli insicuri, o è destinato a trasformarsi da soggetto politico ad oggetto di gestione in conto terzi

miko somma

Pubblicato in Blog

29/10/2013

ok, miriamo all’obiettivo di vincere queste elezioni, poi vedremo quanto spazio concreto riusciremo a procurare alle idee

miko somma

Pubblicato in Blog

(ANSA) – ROMA, 28 OTT – “Mai più al voto con queste regole, abbiamo preso un impegno quasi di ordine morale con gli elettori”. Così il candidato alla segreteria del Pd Gianni Cuperlo, aggiungendo però di non essere d’accordo con un modello presidenzialistico e di vedere piuttosto con favore un sistema con un possibile secondo turno di coalizione

Pubblicato in Blog

28/10/2013

se è vero come è vero che è proprio la presenza del 5 stelle e la sua intransigenza a garantire la continuità delle larghe intese, riflettere sul perché in soli 4 mesi (novembre-febbraio) questo movimento cresce a livello nazionale dal 7 al 25%…magari dopo aver riflettuto su chi ha interesse a mantenere un simile assetto di governo

miko somma

Pubblicato in Blog

troppe auto a potenza e matera

(ANSA) – POTENZA, 28 OTT – A Potenza circolano 72 auto ogni 100 abitanti, a Matera 62: è uno dei dati del rapporto ”Ecosistema urbano 2013”, di Legambiente e Ambiente Italia, pubblicati oggi da ”Il Sole 24 Ore”. Nell’articolo che illustra i dati riguardanti in generale la mobilità, Rossella Cadeo ha sottolineato che ”la densità automobilistica è uno degli elementi più problematici per le città italiane, che restano lontane dall’Europa: a Londra, Parigi e Berlino si contano 32 auto ogni 100 abitanti”.

——————————————————-

e che ci siano tante, troppe auto in circolazione è chiaro che solo in parte è un atteggiamento culturale degli italiani e, nello specifico, delle nostre due maggiori città…la principale delle domande da porsi di fronte a questi numeri è infatti la qualità dell’offerta del servizio di trasporto urbano, del tutto carente e spesso fuori da ogni logica di mobilità

Pubblicato in Blog

28/10/2013

mah, alla fine l’unico candidato che aveva un programma completo, coeso ed in grado di “fare il cambiamento” e dialogare con tutti, non solo non prende voti alle primarie, dopo tante delegittimazioni di poco di buono che alla fine neppure riescono a “quagliare” e dopo una polarizzazione a dir poco imbarazzante, ma non entra neppure nelle liste…
ed è così che va la vita…
ma niente “rosichi”, si va avanti con la promessa che chiunque vinca questa sgradevole campagna elettorale che non si preannuncia proprio sui temi, avrà non una spina nel fianco, ma una trave nel…lasciam perdere, và!!!…
e comunque una trave molto propositiva, attenta e che mira ai risultati per questa povera terra martoriata da un feudalesimo che non vuol proprio lasciarci

miko somma

Pubblicato in Blog

addio a lou reed

ha accompagnato la mia vita musicale per tanti anni e riempito il mio immaginario…di lui conservo un magnifico ricordo, oltre ai concerti che ho visto…galleria emi fontana, milano, una presentazione di laurie anderson, suo moglie da tanti anni…avverto una presenza di lato…appoggiato ad un pilastro lui che la guardava estasiato e che all’incrocio con il mio sguardo mi fa un sorriso…

ciao, lou

vi lascio questa perla tra le tante che ha scritto, anche se oggi non è proprio un perfect day
http://www.youtube.com/watch?v=QYEC4TZsy-Y

Pubblicato in Blog

aiutiamo giuseppe ferrara

riposto volentieri per amplificare l’appello

Da Bella un appello contro lo sfratto del regista Ferrara

27/10/2013 15:17

BAS Un appello è stato lanciato nella X Edizione del Bella Basilicata Film Festival dal regista Pasquale Scimeca, dall’attore Marcello Mazzarella e dall’Amministrazione Comunale di Bella, per salvare dallo sfratto il regista di origine lucana Giuseppe Ferrara. Ferrara è autore di alcune tra le pellicole più note e apprezzate del cinema civile italiano, su tutte “Il caso Moro”, film del 1986 con Gian Maria Volonté nel ruolo del presidente della Democrazia cristiana: interpretazione che gli valse il premio di miglior attore al Festival di Berlino. Per l’autore di “Cento giorni a Palermo” non sono scattati fino ad ora i benefici previsti dalla legge Bacchelli, il provvedimento che istituisce un fondo di sostegno per “cittadini che abbiano illustrato la patria e che versino in stato di particolare necessità”.

Pubblicato in Blog

27/10/2013

il difficile è far comprendere che quando c’è in ballo un affare da 4-5 miliardi di euro annui, chi dirige l’affare si sceglie maggioranze e minoranze, e persino le liste ed i listini, ma ai lucani non bisogna farlo sapere, eh?

miko somma

Pubblicato in Blog

il capitale eni ed il rischio…

allora per scendere meglio nel dettaglio del post precedente e della notizia reale di questa intenzione ormai palese di “vendere” eni (ovviamente la parte pubblica) saccomanni ha dichiarato nettamente che la quota in vendita sarebbe all’incirca il 4%, quota che nella ripartizione della golden share, quindi della parte controllata direttamente dallo stato, coincide con quella direttamente di proprietà del ministero dell’economia…non parrebbe quindi un grande problema far calare quella quota…

e per meglio focalizzare la cosa vediamo questa tabella, tratta dal sito eni, che ci chiarisce la composizione della quota di capitale in mano pubblica:

Il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha il controllo di fatto in Eni S.p.A. in forza della partecipazione detenuta sia direttamente sia indirettamente tramite Cassa Depositi e Prestiti S.p.A. (CDP S.p.A.).

Le percentuali di possesso sono calcolate sul capitale sociale rappresentato, in seguito ad annullamento di azioni proprie deliberato dall’Assemblea di Eni il 16 luglio 2012, da n. 3.634.185.330 azioni ordinarie prive di valore nominale.

           

  

Azionisti di controllo

  

  

Azionista

  

  

Numero di azioni possedute

  

  

% sul totale
   delle azioni ordinarie

  

Ministero   dell’Economia e delle Finanze

157.552.137

4,34

CDP S.p.A.

936.179.478

25,76

Totale

1.093.731.615

30,10

 e fin qui parrebbe tutto normale, ma se focalizziamo sulla composizione dell’azionariato vedremo qualche sorpresa che potrebbe riservarci quella diminuzione di proprietà pubblica:

Ripartizione dell’azionariato Eni per fascia di possesso

(Aggiornamento 31/08/2013)

              

  

Ripartizione dell’azionariato Eni per fascia di    possesso

  

  

Azionisti

  

  

Numero di azionisti

  

  

Numero di azioni possedute

  

  

% sul capitale

  

> 10%

1

936.179.478

25,76

3% – 10%

2

278.486.362

7,66

2% – 3%

1

76.726.813

2,11

1% – 2%

10

540.311.921

14,87

0,5% – 1%

8

197.054.840

5,42

0,3% –   0,5%

13

183.332.336

5,05

0,1% –   0,3%

42

271.816.025

7,48

≤0,1%

284.213

1.127.662.311

31,03

Azioni   proprie

1

11.388.287

0,31

Azioni per   le quali non sono pervenute segnalazioni nominative

n.d.

11.226.957

0,31

Totale (1)

284.291

3.634.185.330

100,00

 (1) Il capitale sociale di Eni ammonta a 4.005.358.876 euro ed è rappresentato da 3.634.185.330 azioni ordinarie nominative prive di indicazione del valore nominale.

e se siamo veramente attenti ai numeri vedremo come quel calo di proprietà pubblica, che attualmente risulta essere il maggior azionista, del 4,34% porterebbe la stessa ad avere una percentuale molto minore dell’azionariato diffuso, quello rappresentato da soci le cui partecipazioni sono minori dello 0,1%, che appunto rappresenta il 31,3%, quote di azionariato diffuso di fatto tutte in mano di fondi investimento che già qualche mese fa surclassarono lo stato in una assemblea (vi posto il link dal sole 24ore http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2013-05-15/diventa-privata-fondi-battono-071232.shtml?uuid=Ab24dyvH, ricordandovi che il sottoscritto inviò alla stampa uno dei suoi lunghi comunicati stampa proprio al riguardo, comunicato che vi invito a ricercare e rileggere)…

facile quindi comprendere quanto già quella maggioranza diverrebbe ancora più grande andando a cedere sul mercato una fetta importante come il 4,34%, prefigurando la realtà di una compagnia ancora a controllo statale che diviene altro…diviene una società a controllo privato si, ma di quel privato particolare che oggi è rappresentato sul mercato finanziario dai grandi fondi di investimento, capaci di muovere quantità enormi di flussi finanziari per condurre a termine imprese ad altri impossibili (leggi per esempio opa sui grandi gruppi)…

e se eni diventa una società a controllo privato, la logica del profitto degli azionisti, ancorché del tutto seguita già oggi, non diverrebbe ancora più stringente proprio nella ricerca del maggior utile per gli interessi di quegli azionisti?…

e se maggior utile significasse non tanto aumentare i profitti sulla vendita del singolo barile (cosa possibile solo in parte diminuendo quelli che alcuni “squali” della finanza chiamano “costi inutili”, tra cui appunto quelli di mitigazione ambientali), ma aumentare la quota di barili venduti e quindi anche estratti, cosa credete avverrebbe qui da noi che non sia stato già scritto nero su bianco nella strategia energetica nazionale, che prevede proprio quegli aumenti in quote che a seconda delle stime vanno da 350.000 a 450.000 barili/giorno?…certo siamo solo una parte delle attività eni, ma pur tuttavia una parte che seguirebbe il resto

una manovra ben congegnata ed accompagnata da una serie di “riforme” che rendono sempre più centralizzato l’assenso alle stesse estrazioni…si chiama lobbysmo, signori, ed a quello storico e storicizzato delle compagnie oggi si affianca quello del mercato finanziario e di chi lo controlla…

possibile che in questa regione nessuno se ne renda conto?…o qualcuno se ne rende conto e molto trasversalmente fa finta di nulla?

Pubblicato in Blog

qualche riflessione in merito…

(ANSA) – ROMA, 26 OTT – “Ci sono varie ipotesi sotto esame, stiamo guardando ogni possibile soluzione”. Lo ha detto il ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni, parlando a Che tempo che fa delle ipotesi di privatizzazione di Eni e Rai. A Fazio che gli chiedeva se la vendita fosse di una rete o dell’intero gruppo, Saccomanni ha risposto ”rimarrebbe la tv pubblica”.  
 
…ora a parte la rai, ciò che dovrebbe interessare i lucani è la cessione della quota golden share di eni (circa il 30%, in sintesi la proprietà pubblica), perché ceduta ai privati quella quota che rimarrebbe di quel malinteso interesse nazionale sul quale si fondano le estrazioni di idrocarburi in regione?…
 
rimarrebbe certo sulle accise ed imposte che lo stato ricava dalle stesse e che sono la reale giustificazione di royalties così basse (7 + 3%), ma potrebbe giustificare ancora non solo le estrazioni attuali, ma quelle future che oscilleranno tra 350 e 450.000 barili/giorno?…  
 
candidati, qualche riflessione in merito non guasterebbe!!!
 
miko somma
Pubblicato in Blog

26/10/2013

il dissenso occorre trasformarlo sempre in un atto politico che gli dia dignità e valore, altrimenti rischia di divenire una inutile fronda

miko somma

Pubblicato in Blog

25/10/2013

è certo che io non abbia più voti, consumati prima alle primarie, dove molti non hanno gradito, poi con il mio più che motivato passaggio al pd (che mi è costato anche molte offese ed altro), ma è probabile che disponga di una “patente” di indipendenza e serietà nell’opinione pubblica che mi sono conquistato in tanti anni sia grazie ai giornali che mi concedono spazio, sia grazie al mio blog molto visitato…

forse non è molto per chi è abituato alla matematica del consenso, ma forse è tanto per chi crede che un’opinione libera possa ancora smuovere la società…

bene, la userò tutta per raccontare questa terra da liberare dalle pastoie medioevali che la incatenano!!!

miko somma

Pubblicato in Blog