l’unità vera…

ritirare la riforma, non tenere il referendum e destinare i 300 milioni di costo dello stesso alle zone terremotate, questo sarebbe un segnale parlamentare di unità vera di fronte al dramma …

norcia…ciò che resta della cattedrale di san benedetto

La Basilica di San Benedetto

La costruzione della chiesa risale al 1200, ma è stata rimaneggiata più volte.
La facciata a capanna (sec.XIV) ripropone uno schema largamente diffuso nella regione, di cui, sempre a Norcia, si incontrano altri esempi (S. Francesco e S. Agostino).
Il portale a fasci di colonne è abbellito nella lunetta da un gruppo scultoreo rappresentante la Madonna col bambino tra due angeli; ai lati della lunetta due edicole con le statue dei santi Benedetto e Scolastica, rammentano al passante la loro sovranità sulla repubblica nursina.
Un bel rosone, attorniato dai simboli dei quattro evangelisti, sovrasta il portale. Marmi policromi intarsiati, spezzano il biancore della facciata, testimoniandone un’origine multicolore.
Sulla destra della facciata della chiesa e a quest’ultima addossato, fin dal 1570, il cosiddetto Portico delle Misure, edificato dal Comune e dalle autorità ecclesiastiche per creare una sorta di mercato coperto dei cereali.

Le nove misure, ancora lì, sotto il portico, altro non sono che recipienti di pietra, alcuni ancora provvisti di spatole metalliche appese al muro.
L’interno della chiesa è a croce latina, con un’unica navata, impreziosito da affreschi e da tele del ‘600-‘700; di queste ultime, quella prodotta da Filippo Napoletano nel 1621 racconta una storia curiosa della vita di S. Benedetto, quella in cui il santo riceve un fante travestito da re, inviato, al suo posto, da Totila, re dei Goti.
Nella cripta, una lapide ricorda la nascita dei due Santi gemelli. L’ambiente, con i muri a “opus reticolatum”, è diviso in tre navatelle, di cui quella centrale più ampia. Dalla stessa cripta si accede all’attigua area archeologica, dove sono conservate le fondamenta di una casa romana del basso Impero.

La Basilica di San Benedetto è stata restaurata in occasione del Giubileo del 2000. Gli interventi hanno interessato in particolare gli ambienti ipogei e la cripta, la chiesa e l’antico convento. Gli scavi romani e la cripta sono stati valorizzati con la ristrutturazione completa degli ambienti voltati e la realizzazione di una scala di accesso alla cripta nei pressi dell’ingresso della chiesa per evitare interferenze con le celebrazioni liturgiche.
Nella basilica è stato realizzato un nuovo pavimento in quadrati bianchi e rossi posti a losanga nell’area dell’assemblea, mentre l’area presbiteriale, sollevata da tre gradini dall’aula, ha accolto un nuovo altare in bronzo dello scultore contemporaneo Giuseppe Ducrot, cui si debbono anche il leggio e la piccola statua di San Benedetto collocata a destra.

La chiesa, secondo la tradizione cristiana, sorge sopra la casa natale del Santo, il cuore della chiesa, nell’area della cripta sono visibili i ruderi di una struttura romana datata intorno al I sec. d.C. L’accesso alla cripta è consentito attraverso una scala che si apre a sinistra dell’ingresso della basilica.

L’interno, a croce latina, ha subito varie modifiche nel corso dei secoli, e non segue uno stile ben preciso: elementi romanici, gotici e barocchi si mescolano tra loro. Alle pareti si possono ammirare interessanti tele di pittori locali, riguardanti la vita del santo. Da ricordare il dipinto di Filippo Napoletano rappresentante l’incontro tra San Benedetto e Totila del 1621 e La resurrezione di Lazzaro, di Michelangelo Carducci,del 1562.

L’esterno della chiesa si presenta con una maestosa facciata (ampiamente restaurata nella parte alta) arricchita da un bel rosone, accompagnato dai simboli dei quattro evangelisti, e da un ricco portale abbellito da rilievi e statue.

Uscendo dalla porta principale e volgendo a sinistra, sotto un portico del 1500 si allineano le antiche “Misure” (XIV sec.), grossi recipienti di pietra, usate durante i mercati come unità di misura per le merci.

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il rischio sismico in basilicata…

Nel 2003 sono stati emanati i criteri di nuova classificazione sismica del territorio nazionale, basati sugli studi e le elaborazioni più recenti relative alla pericolosità sismica del territorio, ossia sull’analisi della probabilità che il territorio venga interessato in un certo intervallo di tempo (generalmente 50 anni) da un evento che superi una determinata soglia di intensità o magnitudo.

eccovi allora un elenco dettagliato del rischio sismico, comune per comune delle nostre due province, redatto dai dati INGV

clicca per scaricare la versione stampabile

 

Provincia di Potenza

indice

significato

1

E’ la zona più pericolosa. Possono verificarsi fortissimi terremoti

2

In questa zona possono verificarsi forti terremoti

3

In questa zona possono verificarsi forti terremoti ma rari

4

E’ la zona meno pericolosa. I terremoti sono rari

 

Comune

indice di classificazione

Abriola

1

Acerenza

2

Albano di Lucania

2

Anzi

1

Armento

1

Atella

1

Avigliano

1

Balvano

1

Banzi

2

Baragiano

1

Barile

1

Bella

1

Brienza

1

Brindisi Montagna

2

Calvello

1

Calvera

2

Campomaggiore

2

Cancellara

2

Carbone

2

San Paolo Albanese

2

Castelgrande

1

Castelluccio Inferiore

2

Castelluccio Superiore

2

Castelmezzano

2

Castelsaraceno

1

Castronuovo di Sant’Andrea

2

Cersosimo

2

Chiaromonte

2

Corleto Perticara

2

Episcopia

2

Fardella

2

Filiano

2

Forenza

2

Francavilla in Sinni

2

Gallicchio

2

Genzano di Lucania

2

Grumento Nova

1

Guardia Perticara

2

Lagonegro

2

Latronico

2

Laurenzana

1

Lauria

2

Lavello

2

Maratea

2

Marsico Nuovo

1

Marsicovetere

1

Maschito

2

Melfi

1

Missanello

2

Moliterno

1

Montemilone

2

Montemurro

1

Muro Lucano

1

Nemoli

2

Noepoli

2

Oppido Lucano

2

Palazzo San Gervasio

2

Pescopagano

1

Picerno

1

Pietragalla

2

Pietrapertosa

2

Pignola

1

Potenza

1

Rapolla

1

Rapone

1

Rionero in Vulture

1

Ripacandida

1

Rivello

2

Roccanova

2

Rotonda

2

Ruoti

1

Ruvo del Monte

1

San Chirico Nuovo

2

San Chirico Raparo

2

San Costantino Albanese

2

San Fele

1

San Martino d’Agri

1

San Severino Lucano

2

Sant’Angelo Le Fratte

1

Sant’Arcangelo

2

Sarconi

1

Sasso di Castalda

1

Satriano di Lucania

1

Savoia di Lucania

1

Senise

2

Spinoso

1

Teana

2

Terranova di Pollino

2

Tito

1

Tolve

2

Tramutola

1

Trecchina

2

Trivigno

2

Vaglio Basilicata

2

Venosa

2

Vietri di Potenza

1

Viggianello

2

Viggiano

1

Ginestra

1

Paterno

1

 

Provincia di Matera

indice

significato

1

E’ la zona più pericolosa. Possono verificarsi fortissimi terremoti

2

In questa zona possono verificarsi forti terremoti

3

In questa zona possono verificarsi forti terremoti ma rari

4

E’ la zona meno pericolosa. I terremoti sono rari

 

Comune

indice di classificazione

Accettura

2

Aliano

2

Bernalda

2

Calciano

2

Cirigliano

2

Colobraro

2

Craco

2

Ferrandina

2

Garaguso

2

Gorgoglione

2

Grassano

2

Grottole

3

Irsina

2

Matera

3

Miglionico

3

Montalbano Jonico

2

Montescaglioso

3

Nova Siri

2

Oliveto Lucano

2

Pisticci

2

Policoro

2

Pomarico

3

Rotondella

2

Salandra

2

San Giorgio Lucano

2

San Mauro Forte

2

Stigliano

2

Tricarico

2

Tursi

2

Valsinni

2

Scanzano Jonico

2

 

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la stabilità che lede la costituzione e la ragione…

ho iniziato una disamina della legge di stabilità, a cui per il momento non vi sottopongo (e per i renziani, ne ho piena competenza economica, finanziaria, politica, sociale e culturale) e nelle varie bestialità che questa presenta (bonus, una tantum, semi-condoni, mance elettorali, promesse senza fondi adeguati, etc etc), frutto di una visione ideologico-liberal-pecoreccia, due provvedimenti mi colpiscono particolarmente, perché gettano luce su un antro oscuro proprio di quella funesta ideologia che permea così profondamente questo finto governo di finta sinistra o centro-sinistra o centro-destra-sinistra, i ricchi e lo speciale trattamento che gli è dedicato o che gli si dovrebbe dedicare, seppur qui su tematiche molto diverse eppure tanto affini…

1)      qualunque straniero (quindi persona fisica) stabilisca la propria residenza fiscale e legale in italia, sarà assoggetto ad una tassa fissa di soli 100.000 euro a prescindere dalla ricchezza detenuta, oltre naturalmente alle aliquote sulle attività che maturano utili in italia

2)      allo straniero che possegga 1.000.000 di euro ed entro tre mesi li investa in italia è concesso d’ufficio il permesso di soggiorno

Nel primo caso assistiamo ad una vera e propria deregulation forfettaria in chiave concorrenziale delle tasse personali e d’azienda che proiettano il paese nei paradisi fiscali per super-ricchi, abolendosi del tutto ogni idea di percentuali contributive in ragione del reddito maturato, ed innescando una corsa al massimo ribasso nei confronti di paesi che offrono “sconti particolari” (pensiamo a lussemburgo, irlanda e paesi bassi, ma anche alle isolette caraibiche) che fa del paese una sorta di zona franca..gli altri, gli italiani, che paghino invece, forse perché secondo questi “maghi” gli unici capaci di creare ricchezza sono gli stranieri facoltosi…quindi abolizione surrettizia del principio costituzionale di progressività, stabilito all’art. 53

“Art. 53

Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva.

Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.”

nel secondo caso, assistiamo al paradosso che mentre qualsiasi straniero arrivi nel paese e richieda il permesso di soggiorno deve dimostrare o la qualifica di rifugiato o il possesso di un contratto di lavoro, come da norme vigenti, in questo passaggio allo straniero che detenga un milione di euro, senza alcuna menzione sulla provenienza del denaro, che potrebbe essere anche illecito od illegale, frutto di traffici di qualsiasi genere, e che, senza specificare come si esternerebbe la volontà di investire questo denaro, intenda mettere in circolo questo denaro, viene d’ufficio concesso il permesso di soggiorno…ora, agli stranieri si applica la legge, e quindi la costituzione che la informa, secondo i principi dell’art. 10, di fatto parificandolo al cittadino italiano per l’esercizio dei diritti inviolabili della persona, anche in principio del art. 3…

Art. 10

L’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute.

La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali.

Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge.

Non è ammessa l’estradizione dello straniero per reati politici.”

“Art. 3

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e la uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.”

…ora, se uno straniero che giunge in italia, deve sottostare alla legge che gli impone per ottenere il permesso di soggiorno determinate condizioni, quali appunto il possesso di un contratto di lavoro, perché uno straniero che possieda una ingente somma di denaro non deve dimostrare altrettanto, magari nel paradosso estremo che uno scafista che possieda questa somma, avendo trafficato in migranti “buttati in mezzo al mare” ed avendo ben celato questa sua attività, può ottenere un permesso di soggiorno, mentre il “povero cristo” traghettato no, o qualsiasi altro immigrato, no?…

ma senza andare troppo lontano, non viene così leso anche il principio di uguaglianza sancito dall’art. 3 e che, come visto, non riguarda i soli cittadini italiani?

che la risposta stia nella considerazione governativa che “pecunia non olet” e che i principi di uguaglianza sono da intendersi come “rottamati” dall’ideologia liberal?

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le repliche dell’appennino…

dal sito www.ansa.it

la terra trema ancora

Scossa di magnitudo 6.5 vicino Norcia
Marche, allarme per il numero di sfollati

La scossa è stata avvertita in tutto lo Stivale, dal Trentino alla Puglia. La Basilica di San Benedetto e la cattedrale di Santa Maria argentea, a Norcia, sono crollate: sono rimaste in piedi parte delle facciate e delle strutture. La metropolitana di Roma è stata temporaneamente bloccata per verifiche…

norcia, la basilica di san benedetto crollata

questa mattina ho avvertito distintamente la scossa di terremoto che ha colpito ancora le zone già colpite dai precedenti sisma di fine agosto e di due giorni fa e credo inutile ogni altro commento od informazione in merito, visto che ormai abbondano servizi di ogni genere e taglio (compresi quelli “spazzatura” che continuano ad indugiare quasi sadicamente sul dolore e la paura della gente), ma visto l’aria da psicosi generale pubblico, da un post facebook di una mia amica geologa, rossella b. (non pubblico per intero il suo nome per evidenti motivi di privacy), due parole illuminanti  tecniche su quanto sta accadendo in centro-italia, nella distinzione importante tra uno sciame e delle repliche, parole che forse ci aiutano a comprendere questi fenomeni, invero affatto rari sul nostro appennino, meglio di tante inutili bestialità ansiogene che circolano sui media…

“Lo spiego bene una volta per tutte. Affinché conoscendo il fenomeno si possa pensare di avere meno paura dello stesso: Tutto parte dal sisma dello scorso 24agosto che ha prodotto un movimento diretto quindi verso il basso di un blocco di roccia. Questo movimento rilascia energia elastica (molla) sismica. Questo blocco, mentre scivola verso il basso, per assestarsi nella sua nuova posizione di equilibrio ,può produrre altre fratture attorno (terremoto della settimana scorsa)o riattivare altri segmenti della stessa faglia (sisma di oggi) in una sequenza detta appunto sequenza sismica con repliche più forti come in questo caso fino a quando questo blocco non trova la giusta posizione dpve l’energia sismica o entropia del sistema (blocco) renderà a zero. Sono Repliche di una stessa sequenza iniziata il 24 agosto. Per questo motivo è importante la prevenzione con la riduzione del rischio sismico con adeguamento delle strutture e soprattutto sapersi comportare durante un evento calamitoso. Utilizzando tutte quelle regole comportamentali dettate nei piani di protezione civile. Essendo onde si propagano nel terreno e l’intensità (forza) viaggiando si attenua con la distanza. Ma sono onde e come tali attraversano strati di roccia di diversa natura e possono subire amplificazioni, deamplificazioni, possono essere riflesse e tornare indietro rifratte e andare in profondità e si possono quindi avvertire in altri punti del globo addirittura oppure più semplicemente qui da noi e in altre parti d’Italia. Non sono scosse di assestamento perché altrimenti vorrebbe dire che il blocco in questione si è messo a posto. Sono REPLICHE. potrebbero esserci altre e anche di forte magnitudo. Fino a quando non si assesta questo pezzo(blocco) di Appennino. Spero di essere stata chiara ho cercato di schematizzare e semplificare al massimo per mettere a disposizione di tutti le mie modeste conoscenze tecniche sul fenomeno”

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nessuna scelta…abbiamo solo questo pianeta…

come certifica l’agenzia onu per il clima, siamo al punto di non ritorno nella saturazione atmosferica di co2 e ci siamo “mangiati” persino quel contenimento dell’aumento del riscaldamento globale del pianeta ottimisticamente fissato a 2 gradi centigradi…

due le alternative, o continuiamo con questo assurdo modello di sviluppo e ci lanciamo in un futuro di emergenze ambientali, carestie, migrazioni di massa, guerre per il controllo delle risorse, in sintesi il traguardo dell’estinzione umana, o, in barba ai costi ed ai sacrifici che saranno necessari ed alle resistenza dei modelli politico-industriali, non inquiniamo più il pianeta e ricominciamo a vivere in equilibrio con la natura, cominciando proprio dagli stili di vita personali, ovvero i consumi, ovvero lo stimolo finanziario perchè chi determina i modelli industriali senta il bisogno di cambiare subito modalità produttive…

e credo che non ci siano scelte…
#abbiamosoloquestopianetapervivere

miko somma

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siate lucani, non renziani…

visto il peso della ri-centralizzazione delle potestà ex art.117 comma II (energia in modo particolare), è bene che i cittadini lucani sappiano che il peso maggiore lo pagherà proprio la nostra terra in termini di massivi aumenti estrattivi, sito unico di stoccaggio nucleare, rifiuti ed inceneritori, acque, biomasse ed agri-energie spinte…ed è anche per questo che ogni lucano che ama la sua terra dovrebbe votare NO a questa riforma…
#siatelucaninonrenziani

non perdiamo tempo in inutili discussioni “sul merito” di una riforma senza merito con i convinti fanatici del si – mancano solo 40 giorni al voto!!! – ma concentriamoci sugli indecisi e su coloro che potrebbero disertare le urne (credete sia solo disimpegno da terzo millennio o non anche sfiducia nella rappresentazione politica di se stessi?) per affermare un NO che ferma vecchie idee che vorrebbero stravolgere il paese senza alcun mandato popolare…dal generale de lorenzo alla P2, dal golpe borghese alla rosa dei venti, dalla uno bianca alle manovre di palazzo, sono oltre 50 anni che si spaccia l’uomo forte come innovazione riformista, tacciando chi difende la costituzione,- patto sociale tra gli italiani, di conservatorismo…#iovotoNO perchè amo l’italia democratica

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il peso della riforma…

23/10/2016

Visto il peso della ri-centralizzazione delle potestà ex art.117 comma II (energia in modo particolare), è bene che i cittadini lucani sappiano che il peso maggiore lo pagherà proprio la nostra terra in termini di massivi aumenti estrattivi, sito unico di stoccaggio nucleare, rifiuti ed inceneritori, acque, biomasse ed agri-energie spinte…ed è anche per questo che ogni lucano che ama la sua terra dovrebbe votare NO a questa riforma…
#siatelucaninonrenziani

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qualche domanda al sindaco de luca…

allora, come spesso accade, partiamo da un mio post di questa tarda mattinata su facebook, scritto dopo aver appreso dell’impossibilità di fissare alcun appuntamento con il primo cittadino di potenza…

“La situazione a potenza è questa: il sindaco non concede appuntamenti, punto…bene, allora scriverò un bell’articolo sul mio blog per esternargli alcune questioni di carattere pubblico a cui credo che un primo cittadino non debba sottrarre le sue orecchie”

dunque, allora la disastrata situazione amministrativa a potenza è anche questa: un cittadino che voglia esternare al proprio sindaco questioni di carattere generale e pubblico (non certo racconti o lamentazioni private), si sente rispondere che “il sindaco non concede appuntamenti”, non concede – avete capito bene – con quella gratia maiestatis di chi è al di sopra di ogni terrena bega costui si nega al cittadino, neanche uno voglia poi insidiare le sue magnifiche virtù, ma, scherzi a parte, la politica cittadina a potenza, frutto di un ormai annoso ed odioso compromesso sorretto dal pd cittadino che parte dall’anitra zoppa di 2 anni fa e dalla mancanza dei numeri consiliari per governare (che appunto poi il pd cittadino e regionale hanno concesso in virtù del principio di responsabilità ovvero “francia o spagna purchè se magna” e non si ritorni alle elezioni, il mantra del paese a quanto pare), è davvero ormai sorda a qualsiasi istanza che provenga dalla cittadinanza, tanto da non trovare più tempo, modo e soprattutto volontà di ascoltare…

ma senza voler far polemiche su questa “caduta di stile” (ovviamente accetteremmo buone scuse, quali un appuntamento dal parrucchiere per una seduta molto, molto lunga :D ), caduta che offre una visione becera di ciò che la politica è diventata, non potendo così far ascoltare al sindaco de luca quanto avrei voluto comunicare nei tempi e modi che gli sarebbero stati più graditi, mi vedo molto più felicemente “costretto” a farlo dalle pagine di questo umile blog…

l’argomento, o meglio, gli argomenti erano sostanzialmente due, che ovviamente si intersecavano tra loro partivano da tante piccole discussioni avute in strada con altri cittadini basiti…

1) la difficile e surreale situazione logistica venutasi a creare con i lavori al ponte di montreale

2) le preoccupazioni relative alla logistica dell’ormai prossimo capodanno rai e l’impatto che questo avrebbe su un tessuto urbanistico fragile e difficile come il centro storico di una città di montagna, quindi posto sul crinale della stessa e non in una facile pianura 

ma andiamo con ordine…come molti potentini sapranno, i lavori al ponte di montreale proseguono e sono arrivati allo smontaggio di una parte delle travi del ponte, attività questa che ovviamente e comprensibilmente richiede che via della pineta venga interdetta al traffico veicolare e pedonale per un tratto che di fatto isola il parco dal resto della città, come appare evidente da alcune foto che ho scattato stamattina (chiedo scusa ai lettori per la loro bassa qualità, ma il mio cellulare è quel che è e tanto basta)…

Caricamento foto in corsoCaricamento foto in corso

Via della pineta dalle scale adiacenti all’altro capo del ponte e dal parco di montereale

e naturalmente a nessuno verrebbe mai in mente di protestare per la chiusura, non potendosi con tutta evidenza in alcun modo operare dall’altro lato del ponte, ma soprattutto dovendosi preordinare anche una zona di sicurezza per il movimento dei veicoli da lavoro…bene, ma per quanto tempo durerà questa situazione che taglia definitivamente ogni residuo collegamento tra la zona abitata del parco ed il centro storico?…

Il cartello posto alle transenne ci offre la sua versione dei fatti…

Caricamento foto in corso

 

ed i fatti sono che la chiusura della strada, originariamente prevista fino al 18 c.m. (ed oggi siamo già al 20), non rispetterà certamente quella data, dovendosi, oltre alla conclusione dei lavori di cui sopra, che non si prevedono alla fine come facilmente arguibile dalle stesse foto, preordinare anche un minimo ripristino della pavimentazione prima che questa “pericolosa” arteria venga riaperta al transito veicolare e pedonale…

faccio infatti presente che la percorrenza di quella strada, via della pineta, si era resa già molto pericolosa sin dall’inizio dei lavori al ponte, perché vi si incrociavano, senza protezioni di alcun genere, anzi con il persistere stolto di ingombranti parcheggi sul lato di più facile transito pedonale (dall’altro lato il guard-rail che proteggeva da un dirupo pericolosissimo verso la sottostante via vaccaro era costituito già prima da un poggiamani in legno in larga parte già crollato e fradicio), sia il transito in discesa di veicoli, con tutto ciò che è facile immaginare in caso di  asfalto reso viscido dalla pioggia o dall’alta velocità tenuta da alcuni automobilisti incoscienti che qualche volta ho potuto notare (e personalmente non percorrevo quella strada 8 volte al giorno e neppure tutti i giorni), sia la percorrenza di pedoni messa in pericolo proprio dal passaggio non protetto di autoveicoli…

ma era ancora una arteria di collegamento, l’unica, che ancora consentiva un difficile transito non tanto a chi dal centro storico si recava al parco per ludismo o relax (uno potrebbe andare anche altrove per prendere aria o rilassarsi in un’area dedicata), quanto a chi dal parco e dalle sue abitazioni voleva recarsi in centro, magari per una passeggiata in grado di farti sentire ancora parte di una comunità e non di un’enclave di confino (e sappiamo quanto ciò possa essere importante per un anziano), o magari e più spesso per qualche acquisto alimentare che di fatto, per un abitante della zona parco, significa doversi sobbarcare o la percorrenza della “salita di castello”, ovvero l’unico collegamento rimasto tra montreale ed il resto della città, o prima il tratto viario suddetto e poi le ripide scalinate laterali del ponte fino a via viggiani…

e vorrei ricordare che se difficile il percorso via della pineta- scalinate, le pendenze della salita/discesa di castello arrivano fino al 15%, rendendo così la percorrenza della strada già difficile per un  veicolo, figuriamoci per chi, per un semplice acquisto alimentare deve percorrerla fino al primo negozio, ovvero dopo una lunga discesa sino all’incrocio con via vaccaro, all’altezza dell’incrocio tra questa e viale dante, e naturalmente poi ripercorrerla in salita…insomma, mica un esercizio da nulla, persino per un giovane – figurarsi per un anziano…

 Caricamento foto in corsoCaricamento foto in corso

Nelle due foto, il piazzale del coni e l’inizio della discesa/salita di castello

ma ovviamente gli esseri umani, soprattutto se potentini, sanno adattarsi ad ogni situazione e così ecco che un tratturo scivoloso e senza protezioni, che parte dalla zona piscina e scende verso la stradina cieca che fiancheggia l’ex enel di via della pineta (oggi una casa di riposo), diviene il nuovo ed unico collegamento tra il parco ed il centro storico, collegamento giornalmente percorso da decine e decine di persone di ogni età e condizione fisica, in uno stato di mantenimento precario del sentiero che alle prime piogge potrebbe divenire molto pericoloso (e lo è già adesso) e che in ogni caso al calar del sole, mancando ogni forma di illuminazione, rivela già tutte le sue insidie, per non parlare d’altro…

  Caricamento foto in corsoCaricamento foto in corso   Caricamento foto in corsoCaricamento foto in corso 

 si tratta di lampanti esempi di approssimazione e cialtroneria della sua amministrazione o mi sbaglio io che non vedo il radioso futuro che dopo qualche sacrificio arriverà?…vedremo

così, caro sindaco de luca, la prima questione che le pongo è “ma, stante il fatto che il disagio derivante dalla chiusura di via della pineta non si risolverà certo nel tempo che è stato indicato dagli uffici in modo alquanto ‘ottimistico’ e peraltro già trascorso, non sarebbe il caso di provvedere ad una illuminazione provvisoria di quel sentiero e ad una sua pavimentazione in più stabili assi di legno con annessi corrimano, tanto per impedire che qualcuno caschi di sotto?”…

e subito dopo una seconda,ma non sarebbe il caso, visto lo stato di difficoltà degli anziani residenti a montreale, di predisporre e rendere subito operativa un bus navetta che dal piazzale del coni proceda lungo l’erta discesa/salita di castello e prosegua la sua corsa almeno verso p.zza vittorio emanuele II (XVIII agosto, nella toponomea potentina), meglio verso portasalza, tanto per impedire la nascita di un ghetto per l’anno e mezzo di chiusura del ponte e così facilitare la vita della gente comune?”

gradiremmo qualche risposta in merito, visto il silenzio che fino ad oggi ha ammantato tutto…

ed infine veniamo al punto controverso del capodanno rai in p.zza m. pagano (p.zza prefettura, sempre nella toponomea locale), sul quale ormai girano voci che vorrebbero ordinanze di chiusura di attività commerciali del centro storico nei giorni occorrenti per il montaggio e prove di una struttura e di uno spettacolo di cui certamente la città poteva fare a meno, o almeno delocalizzarlo altrove, vista la fragile struttura urbanistica del nostro centro storico, privo di vie di accesso abbastanza agevoli per la percorrenza dei tanti camion di trasporto della logistica dell’evento…

guardi, de luca, a me personalmente il capodanno rai non piace affatto, primo perché non lo giudico un conveniente, rispetto ai costi e alle finalità comunicative, strumento utile di promozione turistica di una città che di altra cura e promozione avrebbe bisogno, se è vero come è vero che al turista che arriva (e sono stati tanti questa estate) non è consentito neppure avere minime informazioni sui pur tanti luoghi pregevoli da visitare, luoghi a cui questa e le giunte precedenti non hanno mai dedicato alcuna cura ed attenzione, nonostante la grande ricchezza storico-culturale ed architettonica che la città, vostro malgrado, conta ancora ed a cui molto spesso mi tocca personalmente far da cicerone…

ma la mia opinione sul capodanno rai poco conta, quanto invece importa sapere come, quando, dove questi mezzi attraverseranno il centro storico con i loro pesi

provo a fare io, nel mio piccolo, qualche previsione…l’unica strada di accesso è la percorrenza dell’asse meridionale del centro storico verso la piazza, ovvero o via pretoria o via del popolo, transitando da portasalza e lungo la sua sconnessa, ancorchè relativamente nuova, pavimentazione, essendo impossibile qualsiasi altro percorso di accesso alla piazza per la poca larghezza degli altri assi viari

cosa questa che nel caso di via pretoria comporterà l’impossibilità al transito persino dei pedoni per tutto il periodo occorrente al trasporto di molte tonnellate di materiali vari, nel caso di via del popolo, la forzata scomparsa di ogni parcheggio…

ma trattandosi di grossi mezzi probabilmente impossibilitati alla corretta manovra della curva a gomito che da portasalza immette in via del popolo, è chiaro che il maggior transito avverrà proprio lungo la fragile pavimentazione pedonale di via pretoria, già molto danneggiata all’altezza di una nota attività di passamaneria e giocattoli del centro storico, ma soprattutto attraversata nel suo sottosuolo dall’antica fogna napoleonica che non sappiamo, vista la vetustà della sua volta, se sarà in grado di resistere al passaggio di tanti mezzi pesanti, ovvero ben 4 passaggi per camion, (andata montaggio palco, ritorno camion verso il parcheggio, andata camion verso la piazza, ritorno smontaggio palco)…

una situazione dantesca per qualche ora di fallace notorietà da piccolo schermo…

mi chiedo così, ben oltre la qualità dell’evento e le ovvie difficoltà pratiche per chi opera e vive nel centro storico, se la città, passato l’evento, non dovrà fare i conti anche con danni che non sarà certo il proponente dell’evento e la sua ottusità nel perseguire tale obiettivo a dover ripagare, ma le finanze di una città già al collasso…

ecco, volevo interloquire con lei per avere delle risposte di merito su questi semplici quesiti che un qualsiasi cittadino si porrebbe e le porrebbe, se non dovesse fare i conti non solo con il fatalismo tipico di chi ormai non si aspetta più nulla di buono da un certo modo di fare politica che anche lei, in pieno, ormai rappresenta, ma anche con l’assoluta impossibilità al dialogo con quel primo cittadino che, qualsiasi sia stato il suo voto, è ora anche il suo sindaco e che ora pare più nascondersi ai problemi che volerli condividere con chi li subisce giorno per giorno, ma lei non accetta appuntamenti…

voglia rispondere allora, nei mezzi che riterrà più utili, consoni e persino comodi alla sua persona, all’ultima domanda che le pongo, ovvero “ma potrebbe spiegare, sig. sindaco, a poche settimane dalla fine dell’anno, come ritenete di organizzare logisticamente questo evento perché la città lo partecipi, e ne tragga forse qualche giovamento, e non lo subisca soltanto, per la spocchia di qualche personaggetto della politica&dintorni che ha deciso che matera, sede più consona e comoda per un evento simile, o piuttosto venosa, o metaponto, o maratea, o pisticci o melfi, dovesse cedere a potenza l’onere di ospitare una costosa cafonata dall’improbabile ritorno promozionale?”…

poco cordialmente suo, nella speranza di non dover invocare in ultimo neve e gelo per impedire una distruzione annunciata del mio amato centro storico per la vanagloria di chi ritiene realtà solo ciò che si vede in televisione, le invio i miei saluti…

miko somma

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la lista rossa

ansa – SCHIO (VICENZA) – Dalla Fabbrica Alta di Schio nel Vicentino alle Torri costiere di Sinis Cabras in Sardegna, dalle le Scuderie di Villa Ada Savoia a Roma al Borgo di Fogliano a Latina e al tempio di Apollo nell’area archeologica della città antica di Teano. Beni meravigliosi ma insieme fragili che sono entrati nella lista rossa di Italia Nostra. Attraverso le 200 sezioni presenti da Nord a Sud d’Italia l’associazione ha avviato la seconda edizione della mappatura (la prima risale al 2011-12) per misurare lo stato di salute in cui versano beni artistici e architettonici, beni comuni o paesaggi in abbandono o bisognosi di tutela, siti archeologici meno conosciuti, centri storici, borghi, castelli, palazzi, chiese, singoli monumenti in pericolo. La nuova lista, che sarà costantemente aggiornata, parte con oltre 40 siti “in pericolo” da curare, conservare o valorizzare e riconsegnare alla popolazione.

 Le Scuderie Reali annesse a Villa Ada Savoia a Roma, uno dei beni in pericolo entrati nella lista rossa di Italia Nostra © ANSA  

“Il nostro impegno nel proseguire con la Lista Rossa – dichiara il presidente Marco Parini – è l’impegno di coloro che non vogliono che tanti monumenti, per nulla minori, identitari della nostra cultura, cadano nell’oblio. La conservazione è il presupposto fondamentale per la memoria di luoghi e persone”. Novità della seconda edizione è l’App Lista Rossa (realizzata da Italia Nostra in collaborazione con mediaGEO, editore della rivista Archeomatica) che permetterà di raccogliere le segnalazioni di cittadini attenti e responsabili. Basterà scattare una foto con il proprio smartphone e inviare la scheda.

    Ecco i 5 siti a grande rischio della lista rossa:

TEANO (CASERTA) – TEANO, AREA ARCHEOLOGICA DELLA CITTÀ ANTICA: TEATRO E TEMPIO DI APOLLO – Il complesso è in area pubblica e di proprietà dello Stato, attualmente gestito dal Polo museale della Regione Campania. La mancanza di fondi ne sta determinando il tragico declino. Nessuna manutenzione ordinaria al monumento, tanto da obbligarne la chiusura al pubblico.

SCHIO (VICENZA) – FABBRICA ALTA – Progettata dall’architetto belga Auguste Vivroux ed eseguita sullo stile di quelle belghe e inglesi”, si sviluppa all’interno dell’area Lanerossi. La proprietà è del Comune di Schio. L’accessibilità è limitata all’autorizzazione del Comune.

ROMA – LE SCUDERIE REALI DI VILLA ADA SAVOIA – Dopo Villa Doria Pamphilj è il secondo più grande parco pubblico di Roma.
    Il complesso delle Scuderie Reali dentro la villa comunale doveva ospitare parte della grande collezione di giocattoli che l’amministrazione comprò con la giunta Veltroni. Con la giunta Alemanno, il museo, che si doveva sviluppare su tre piani, non si fece più. Oggi l’edificio è in completo stato di abbandono.

    SINIS CABRAS – LE TORRI COSTIERE – Le torri lungo le coste sarde rappresentano elementi di grande valore storico-architettonico. Gran parte di queste versano in condizioni molto precarie e sono necessari interventi di consolidamento senza i quali rischiano di crollare.

    LATINA – BORGO DI FOGLIANO – Il bellissimo sito è frequentatissimo dai cittadini di Latina, ma la Villa e il Giardino sono in degrado totale e il Casino Inglese, dopo un restauro iniziato nel 2003 e mai terminato, è inutilizzato. A oggi non risulta chiara l’utilizzazione di questo splendido sito, né chi debba emanare un bando per la sua gestione. (ANSA).

e per inviare le vostre segnalazioni per la nostra regione www.italianostra.org/?p=36494
 
 

 

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comunicato stampa di comunità lucana

Quella ferrovia che ”non s’ha da fare”.

Ciò che colpisce durante la risposta del ministro Franceschini all’interrogazione dell’on. Latronico è quella sciatta tranquillità con cui, a fronte di tronco ferroviario quasi ultimato e di capitale importanza per la coesione regionale, questi risponde che altro si farà, ovvero l’ovvio collegamento ferroviario di Matera con Bari, certo doveroso in vista del 2019, ma che non sembra tenere affatto conto né delle somme ingenti spese finora per la Metera-Ferrandina, un collegamento visibile a chiunque nell’aavanzato stato di realizzazione, né della importanza strategica che un simile asse avrebbe sia nell’ottica di rendere più “meridionale” il sistema dei trasporti ferroviari italiani, sia di tenere unita una regione altrimenti destinata a ruotare satellitarmente verso la Puglia, da un lato, verso il sistema petrolifero dall’altro.

Risulta infatti evidente che a Matera “inglobata” de facto nella regione adriatica – si chiaro che l’unità di un territorio si fa con le infrastrutture di collegamento e non con le buone intenzioni o i perimetri regionali tracciati sulle carte geografiche – della Basilicata come oggi la conosciamo rimarrebbe, accorpamento delle regioni o meno, una provincia di Potenza, il cui principale assetto di interesse nazionale sarebbe appunto quello degli idrocarburi e della produzione energetica, tanto da poterla configurare come l’hub energetico del paese.

E che il ministro parli a nome di un governo le cui intenzioni più che chiare sono di smembrare l’entità amministrativa regionale della Basilicata e sfruttare le risorse petrolifere in modo massivo sino ad oltre quel 15-20% della percentuale di fabbisogno energetico nazionale garantito dal petrolio lucano, come alla dimenticata, ma ancora attiva strategia energetica nazionale del 2013 (fine governo Monti, quando avrebbe dovuto limitarsi al solo disbrigo degli affari correnti, in attesa del nuovo governo), ci può anche stare, vista la forte attività di lobbying che le compagnie da tempo intrattengono con questo esecutivo ed altri esecutivi prima di questi, ma ciò che non è tollerabile è la supina accettazione da parte di una giunta e del suo presidente renziano e di un consiglio regionale discutibile dunque nella sua capacità di comprensione delle dinamiche, di un vero diktat del governo che apre la strada alla macellazione di una regione ed alla scelta dei sui tagli migliori da porre sul bancone di un supermercato delle multinazionali del settore energetico.

L’asse Matera- Ferrandina, gentile presidente e gentili membri di giunta e consiglio regionale, è nei fatti l’unica possibilità di tenere unita la regione, anche oltre la celebrazione di Matera 2019, di fronte a sfide che si annunciano mortali per gli sciagurati governanti che non riescono o non vogliono tenere uniti i territori e le loro peculiarità di fronte alla rapacità di un sistema economico che omogenizza, metabolizza ed espelle i reflui delle risorse dei territori che incontra sul suo cammino di cacciatore-raccoglitore (a tanto è giunta la regressione antropologica di un sistema economico che si primitivizza sempre di più).

E se la risorsa Matera finirà nel tubo digerente di un sistema politico cultural-turistico che “se ne frega” della cultura dei territori e dei popoli, di cui è figlia anche la posizione amministrativa degli stessi, e che ad ogni costo persegue la sola maggiore appetibilità di una città meravigliosa rinchiusa in un facile hub che lascia già intuire chi guiderà e gestirà i flussi turistici, ossia la Puglia, la risorsa Potenza, ovvero gli idrocarburi, è meglio gestirla dopo aver rinchiuso questa in un isolamento di fatto che non sarà il freccia rossa per gli allocchi a mitigare, ed in una condizione di dipendenza assoluta del proprio bilancio dalle royalties, non essendo affatto difficile comprendere che per aumentare le proprie disponibilità finanziarie per ciò che della regione rimarrà, occorrerà se non più autorizzare delle nuove estrazioni (che già a leggi correnti ed a riforma costituzionale passata ancor di più ridurranno le regioni a comprimari consenzienti), quanto meno lavorare per diminuire o celare del tutto le contraddizioni e le opposizioni popolari che inevitabilmente si produrranno quando gli obiettivi di estrazione saranno chiari a tutti, compresi gli ingenui che credono ancora che questo presidente stia ben lavorando e non invece facendo da interessato assistente all’eutanasia programmata di una regione.

Ritengo che quella ferrovia che “non s’ha da fare” sia invece centrale per la sopravvivenza della regione e debba divenire l’oggetto di una forte presa di posizione di una comunità regionale che ripensa il proprio futuro e non lo subisce più, chiedendo a gran voce che quel tronco di ferrovia venga completato e messo in opera per consentire ad una comunità d’essere tale e non più una colonia posta in saldo.

Miko Somma, Comunità Lucana

dario fo non c’è più…

è morto un grande italiano, dario fo, e credo che molte parole non servano per descrivere il vuoto culturale, artistico ed umano che ha lasciato…ciao, dario, da oggi raggiungi la tua franca e ci lasci un po’ più tristi, ma, grazie a te ed al tuo lavoro ultra-sessantennale, certi che le irridere il potere aiuta tutti noi a vivere con maggiore libertà e dignità, non da servi, ma da cittadini…

nel pomeriggio, qualche riflessione sul suo contributo

È morto Dario Fo, il sommo giullare

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semmai…

08/10/2016

la costituzione la emenderemo, semmai, quando avremo un parlamento eletto dal popolo e non da una legge elettorale dichiarata incostituzionale

miko somma

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la regione si costituisca parte civile…

07/10/2016

troverei indecente che la regione basilicata non si costituisse parte civile nel processo petrolio che si sta aprendo a potenza e, nonostante la giunta pittella non abbia un briciolo della mia stima, faccio appello perchè si ritrovi un briciolo di dignità con l’immediata costituzione in giudizio

miko somma

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si fugge…

ansa – Sono 107.529 i connazionali espatriati nel 2015. Rispetto all’anno precedente a iscriversi all’Anagrafe degli italiani residenti all’estero (Aire) sono state 6.232 persone in più, per un incremento del 6,2%. Hanno fatto le valige soprattutto i giovani tra i 18 e i 34 anni (39.410, il 36,7%); la meta preferita è stata la Germania (16.568), mentre Lombardia (20.088) e Veneto (10.374) sono le principali regioni di emigrazione. Lo rileva il rapporto “Italiani nel mondo 2016″ presentato oggi a Roma dalla Fondazione Migrantes.

Nel 2015 le iscrizioni all’Aire sono state in tutto 189.699. Più della metà, 107.529, per espatrio. Il 69,2% di coloro che hanno fatto le valige (quasi 75 mila persone) si è trasferito in Europa.

In calo le partenze per l’America meridionale (-14,9% in un anno), mentre rimangono stabili quelle per l’America centro-settentrionale; 352 connazionali hanno scelto le altre aree continentali. I maschi espatriati sono oltre 60 mila (56,1%), i celibi e le nubili il 60,2%. La fascia 18-34 anni, quella dei Millennianls, è la più rappresentativa (36,7%).

I giovani hanno una mobilità “in itinere”, che – osserva il rapporto – “può modificarsi continuamente perché non si basa su un progetto migratorio già determinato ma su continue e sempre nuove opportunità incontrate”. Seguono i 35-49enni (25,8%). I minori sono il 20,7% (di cui 13.807 mila hanno meno di 10 anni) mentre il 6,2% ha più di 65 anni (di questi 637 hanno più di 85 anni e 1.999 sono tra i 75 e gli 84 anni). Tutte le classi di età hanno registrato un aumento delle partenze rispetto al 2014 tranne gli over 65 anni (da 7.205 a 6.572). “Pur restando indiscutibilmente primaria l’origine meridionale dei flussi – si legge nel rapporto – si sta progressivamente assistendo a un abbassamento dei valori percentuali del Sud a favore di quelli del Nord del Paese”.

La Lombardia, con 20.088 partenze, è la prima regione in valore assoluto per partenze, seguita dal Veneto (10.374) che fa scendere la Sicilia (9.823) alla terza posizione (era seconda nel 2014). Al quarto posto il Lazio (8.436) e ancora Piemonte (8.199) ed Emilia Romagna (7.644). Nel 2015 la Germania (16.568) è la meta preferita dagli italiani andati oltreconfine, a seguire, con una minima differenza, il Regno Unito (16.503) e poi, più distaccate, la Svizzera (11.441) e la Francia (10.728).

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dicevamo delle ricette per la crisi…evidente che se tanti nostri connazionali, soprattutto giovani, quindi gli adulti di domani, lasciano il paese, qualcosa non funziona nella “cura” che i liberal-renziani, saliti al potere con una manovra di palazzo consentita dal peggior presidente della repubblica finora sedutosi al quirinale (peggio anche di segni, di cui forse i più vecchi ricordano gli occhieggiamenti al generale de lorenzo, e cossiga, il grande picconatore che si è portato nella tomba buona parte delle risposte ai misteri d’italia), giorgio napolitano, padre spirituale di questa riforma costituzionale che ha dell’assurdo, stanno imponendo al paese…

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