una mozione consiliare per i kurdi aggrediti dai turchi

premesso che non essendo un consigliere regionale, perché così hanno voluto i lucani nel voto di marzo, e non intendendo fare altro che stimolare i singoli consiglieri ad intervenire sul tema dell’aggressione turca ai kurdi del rojava attraverso l’unico mezzo a loro disposizione, ovvero l’approvazione di una mozione che impegni la giunta ed il presidente a farsi carico di rappresentare i loro voti presso le autorità competenti ed in grado di intervenire su una questione spinosa (l’interminabile guerra in siria che ora si complica ulteriormente poiché i turchi attaccano proditoriamente la formazione che sul campo ha sconfitto lo stato islamico, forse per impedire che costoro reclamino o costituiscano de facto uno stato nazionale kurdo – che proprio nel rojava non è all’ordine del giorno, vista la sola richiesta di autonomia nel contesto statale siriano), pubblico di seguito un testo che può fungere sia da mozione in quanto tale (credo ben scritto, nel canone di un contesto internazionale così complesso), sia da traccia per una mozione più completa e rappresentativa delle idee dei consiglieri che vorranno presentarla all’approvazione dell’aula del consiglio regionale di basilicata…

Mozione consiliare

Il consiglio regionale di Basilicata, in merito all’attacco massiccio di artiglieria delle forze armate turche contro le postazioni curde nel nord della Siria e di una ormai imminente invasione di terra, tenuto conto

  • ·         della situazione di instabilità generale dell’area siriana, ove perdura un pluriennale guerra civile che rischia di aggravarsi con un intervento perturbante i precari equilibri frutto di una sconfitta non ancora totale dei combattenti dello stato islamico (daesh),
  • ·         della preoccupante situazione umanitaria del paese, che in caso di invasione turca e di conseguente compressione dei civili verso l’interno del paese non potrà che creare ulteriori flussi di profughi,
  • ·         dello spargimento di sangue in una zona che drammaticamente ha visto oltre mezzo milione di morti a causa del conflitto in pochi anni,
  • ·         della violazione del diritto internazionale posta in essere dalla Turchia preventivamente e senza che esistano cause concrete che possano dare origini a siffatte reazioni militari
  • ·         della posizione internazionale dei combattenti curdi del Rojava che, unitamente ai curdi irakeni, sono stati e sono l’unico mezzo di contenimento sul terreno dello stato islamico (daesh) e dei suoi pericolosi e sanguinari miliziani locali ed internazionali (foreign fighters), essendo anche custodi detentori di molte centinaia di essi, con ciò costituendo verso costoro un baluardo anche per conto dei paesi europei ed in generale dell’Occidente
  • ·         della sostanziale alleanza di questi ultimi con le milizie curde nello scacchiere, con forniture militari ed appoggi logistici a cui anche il nostro paese partecipa nell’ottica di contenimento del jihadismo fanatico del sedicente stato islamico e dei suoi combattenti e fiancheggiatori
  • ·         di un pericoloso vuoto di potere che potrebbe determinarsi nell’area una volta terminata la fase offensiva turca, a tutto vantaggio delle milizie dello stato islamico o di altre formazioni integraliste appartenenti alla rete di al-qaida che ultimamente ha rafforzato le sue posizioni nell’area siriana
  • ·         della volontà di pace e stabilità del popolo lucano, qui rappresentato dai consiglieri regionali

 

nel voto di approvazione della presente mozione impegna la giunta regionale, nella persona del suo Presidente

 

a farsi carico, anche attraverso l’impegno dei parlamentari eletti in questa regione e dei componenti il governo, presso ogni istituzione competente, ovvero Presidenza del Consiglio e Ministero degli Esteri, ed attraverso questi, Assemblea delle Nazioni Unite, Presidenza della Commissione UE, Parlamento Europeo, Consiglio d’Europa, Nato ed ogni altro organismo internazionale, di esprimere la condanna ferma, la preoccupazione ed il disdegno del Lucani per tale atto violento, lesivo del diritto internazionale, della sicurezza e della dignità di un popolo, quello kurdo, che necessita di tranquillità tutelata a livello internazionale per avviarsi ad un percorso di pacificazione e di riunificazione delle proprie istanze nazionali in un contesto più generale di pacifica convivenza con gli altri popoli dell’area siriana e mediorientale, e di porre in atto, attraverso pressioni sulle autorità turche, ogni tentativo di fermare questa pericolosa, inumana e deleteria scelta di preferire le soluzioni militare al dialogo civile e costruttivo tra le parti, nella mediazione della comunità internazionale.

 

Potenza, …../ottobre/2019

 

I consiglieri regionali

 

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qualche morsetto…per ora

da controsenso basilicata

INDOVINA CHI VIENE A PRANZO? Miko SOMMA: “Bardi e Rosa la materia Petrolio non la conoscono proprio”

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di Walter De Stradis

Alle ultime Regionali –dopo che qualcuno lo aveva anche indicato tra i papabili candidati governatore del “nuovo centrosinistra unito”- si è ritrovato in lizza con i Verdi, «una formazione che non era la mia». Infatti Michele “Miko” Somma, 56 anni, ristoratore potentino (“La Taverna Oraziana”) e opinionista con la voce da doppiatore del cinema, da sempre è per tutti il leader del “Movimento NO OIL”.

D: Come giustifica la sua esistenza?

Costruendo sul giorno prima e attendendo quello dopo.

D: Entriamo subito nel vivo. La settimana prossima c’è l’incontro con Eni, per il rinnovo delle concessioni. L’assessore Rosa dice che con Total l’accordo si è già raggiunto, ma al momento rimane “riservato”. Che tipo di Regione si sta sedendo a questi tavoli?

R: Una Regione che, tanto per cominciare, non ha capito che si tratta di due segmenti legislativi che sono differenti: Total-Corleto ed Eni-Val D’Agri. Hanno riversato in questa trattativa la pochezza programmatica della fase elettorale. Si presenta quindi una Regione che non ha idee sul futuro petrolifero, si CREDE semplicemente di poter imporre alle multinazionali addirittura la ricerca di un modello di sviluppo per il territorio. Una follia: non siamo in grado di pensarci da soli e chiediamo a loro, come “addendum”, di portare qui aziende che non fanno parte del loro “core” produttivo.

D: Eppure Bardi mena vanto di proporre un’idea di sviluppo con «strategie “NO OIL”, che vedano coinvolte le stesse compagnie petrolifere».

R: Più o meno le stesse fesserie che proponeva De Filippo (ricorderà la storia infinita della “valle produttiva”), o che si sono sentite anche con Pittella: tutta roba messa ad arte sul tavolo per assicurarsi il necessario livello di accettazione da parte dei cittadini.

D: Ma non hanno fatto i compiti o non li vogliono fare?

R: Non conoscono proprio la materia. Lo stesso Gianni Rosa –a cui va riconosciuta buona fede e buona volontà- evidenzia lacune nella conoscenza di come si gestisce un rapporto con le compagnie. Parlavamo prima di segmenti legislativi differenti: per quanto riguarda la concessione Eni, l’accordo del 1998 rientrava nella clausola di “interesse nazionale”: cioè lo Stato considerava “strategiche” quelle risorse e tu-Regione quell’accordo lo dovevi siglare per forza. Gli accordi con Total del 2006 rientrano in un altro tipo di categoria: non c’è più la clausola di interesse nazionale, e quindi con le compagnie si potrebbero avere margini di manovra molto più ampi di quelli avuti con Eni. Gli accordi del 2006 sono stati anche migliorativi (pensiamo all’accordo sul gas o al maggior utilizzo di manodopera locale), ma oggi siamo nella stessa identica posizione, quella di chiedere una munifica concessione di qualcosa.

D: Gianni Rosa però sostiene di aver fatto riaprire delle clausole “blindate”.

R: Già, ma quali? Non vorrei, insomma, che ci si ritrovi col fatto compiuto di una firma

di un accordo più generale, riguardante la messa in produzione degli impianti (non la semplice autorizzazione), con una serie di tipologie amministrative a cui la stessa Total non ha ottemperato come avrebbe dovuto, e che si renderà noto ai cittadini solo quando sarà IRREVOCABILE. Con la scusante che c’era una “clausola di riservatezza”.  

D: A maggior ragione, all’imminente tavolo con Eni bisognerebbe andare con la mazza?

R: Ma anche con un progetto nuovo. Con Total ci sono delle criticità inespresse su cui si potrà intervenire (forti dell’esperienza passata), ma con Eni c’è un rischio reale, palesatosi con inchieste, denunce e quant’altro, e la Regione con quali progetti migliorativi si presenta? Eni potrebbe pararsi tranquillamente con l’ottemperanza a quanto disposto dalla magistratura, ma qui invece c’è da intervenire su una serie di tipologie in atto al centro oli di Viggiano, di cui non si parla neppure.

D: Ho l’impressione che sta per parlarmene lei.

R: Si tratta innanzitutto di “tipologie emissive” (e noi abbiamo una centrale di monitoraggio Arpab che si trova a Masseria Puzzolente, che è sopravento rispetto a dove dovrebbe essere, cioè a est del camino). Il problema è questo: quando arriviamo a momenti emissivi particolarmente intensi, scopriamo che praticamente mai si superano i picchi d’inquinamento. Ma non basta, perché c’è comunque la necessità di capire se due o tre parametri differenti quasi oltre la soglia, messi insieme, non mi creino un momento emissivo comunque pericoloso per l’ambiente. E’ il famoso “controllo dinamico” -che io proponevo nel mio programma- e che andrebbe messo sul tavolo con Eni.    

D: Lei stesso ha una azienda agricola …per intenderci, i prodotti della Val D’Agri lei li usa nel suo ristorante?

R: Se sono stati prodotti tramite l’acqua munta A MONTE del centro oli, sì (i miei prodotti li faccio analizzare di continuo e non trovo tracce mai di nulla). Quindi sì, li uso perché comunque trovo assurdo minare l’economia di una valle e delle persone che vi abitano, lanciando allarmi non comprovabili.

D: Si riferisce a certi colleghi ambientalisti?

R: Soprattutto. Il tema ambiente non va inteso come un’attività “museale” e conservativa, ma va bensì declinato in maniera dinamica, tenendo conto della necessità delle persone, di vivere e produrre. Altrimenti la gente non ti capisce più.

D: Lei, leader di un movimento che si chiama “NO OIL”, è parente diretto di quei Somma che con l’indotto petrolio invece ci lavorano.

R: Sono le contraddizioni della vita. Ho tanto a che vedere con i miei cugini, pensi, che alle ultime elezioni –pur in una regione familistica come questa- non ho avuto alcun aiuto da parte loro! Con loro ho anche dei margini di scontro, che tuttavia si fondano su un dato di fatto: pur magari desiderando che le compagnie se ne vadano, non possiamo far finta che le estrazioni petrolifere non esistano in questa regione. Esistono, e pur volendo io vederle eliminate, occorrerebbe superare tutti i parametri legislativi, politici, di opportunità e di reale volontà della gente, la quale sa bene che il bilancio della Regione –colpevolmente- si fonda sulle royalties.

D: Quindi una regione totalmente “no oil” è un’utopia?

R: Sarebbe realistica se noi si avesse un modello di sviluppo TOTALMENTE NOSTRO che afferisse a quelle che sono le reali potenzialità del territorio, che sono turismo e agricoltura di un certo tipo, insomma quell’unicità antropologica, culturale e produttiva di cui Matera è stata un po’ la punta dell’iceberg.

D: C’è chi dice, però, che proprio il titolo di Matera Capitale europea della cultura sia stato “comprato” grazie al petrolio.

R: È un po’ una faciloneria, un po’ come dire che i politici sono tutti ladri.

D: Se lei potesse prendere sotto braccio il governatore Bardi e parlargli confidenzialmente, cosa gli direbbe?

R: Gli direi di sedersi intorno al tavolo delle trattative economiche con Eni munito della mia parte di programma relativa agli idrocarburi e, in maniera particolare, di quella relativa alla questione Eni Val d’Agri, per porla sotto forma di domanda alla stessa compagnia. Fossi nei panni del presidente direi ai vertici di Eni che possono continuare ad estrarre solo se rispettano quelle condizioni.

D: Quali sono, dunque, queste condizioni?

R: In primis, il sistema di controllo dinamico delle emissioni, che è poi un aspetto che riguarda anche le acque. Significa, cioè, confinare l’attività petrolifera nel momento della produzione, senza altri tipi di intromissioni all’interno della vita politica, culturale e produttiva della Regione Basilicata. In secondo luogo, bisogna fare in modo che le royalties petrolifere non siano più utilizzate per “dopare” il bilancio regionale, attraverso la spesa corrente, ma che siano considerate come una sorta di “fondo sovrano” per gli investimenti infrastrutturali, che saremo noi cittadini a decidere come utilizzare. Aumentare o non aumentare le royalties è un problema che riguarda la legislazione nazionale, anche perché fin quando si rimane ancorati al decreto 625/96 convertito nel 98 etc. le royalties rimarranno al 10%. Si potrebbe discutere in forma di licitazione privata con Eni, chiedendo, extra addendum all’accordo, qualcosa in più. Ma ciò non viene fatto.

Chiederei, inoltre, una ammissione da parte di Eni –al di là del processo- delle ricadute provocate (con tanto di zone d’ombra e ipocrisie) in trent’tanni all’ambiente, al patrimonio agricolo e produttivo del territorio scaturenti dalle attività estrattive, e quindi il pagamento di una tantum, una sorta di pretium doloris. In fondo è chiaro che in presenza di estrazioni petrolifere –e di sotteso l’ammettono anche loro- qualsiasi altro sistema produttivo radicato sul territorio finisce per passare in secondo piano.

D: Il problema tuttavia non è tanto che, se Bardi si incazza con Eni, si alza e va via, bensì il contrario …

R: Ha centrato perfettamente il punto. È stata la paura che hanno avuto tutti quanti fino ad ora. In realtà Eni non se ne andrà mai via, poiché ha un contesto produttivo talmente favorevole da fargli dimenticare situazioni più svantaggiate come i pozzi in Nigeria e in altri paesi ove quotidianamente si verificano attentati, guerre civili e rapimenti di tecnici. Qui da noi invece, mi lasci passare il termine, non si è verificato mai nemmeno un vaffanculo ad uno di loro.

D: Lei al telefono mi ha detto: “già so come andrà a finire”. Mi spiega meglio?

R: Ci siamo mai chiesti quanto petrolio c’è in questa regione? Possibile che ancora crediamo che tutte le risorse siano allocate SOLO nel territorio della Val d’Agri e in quello della Val Camastra (che un tempo erano considerate un unico territorio)? Possibile che ancora oggi crediamo che, con i mezzi di ricerca e di sfruttamento a disposizione delle grandi compagnie, non possano far gola gli stimabili quattro miliardi di barili presenti sul territorio lucano? C’è di più. Sia le estrazioni di gas sia quelle di petrolio nella Val Basento furono interrotte negli anni ‘80, poiché economicamente non convenienti, tuttavia nulla impedisce che, rispetto a concessioni che risultano ancora in essere, qualcuno non chieda la trasformazione in Titolo Unico per decidere di ricominciare l’attività estrattiva, con tutta la potestà legislativa a propria disposizione.

D: È un pericolo reale?

R: Assolutamente sì.

D: Dia il titolo di un libro alla situazione che sta vivendo la nostra regione?

R: “Così parlò Zarathustra”.

D: Un brano musicale?

R: “Canzone per te” di Endrigo, specialmente per la parte del brano in cui l’artista canta “la festa appena cominciata è già finita”.

D:…Quindi la festa per il petrolio è finita da un pezzo?

R: È finita per i lucani, così come tutte le legittime aspettative. Oggi ci troviamo di fronte a una Regione che è costretta a convivere con il petrolio, senza capire cosa stia realmente accadendo, con l’aggravante di aver votato in massa, alle ultime elezioni, per un partito favorevole alle estrazioni. Gianni Rosa può fare l’assessore all’ambiente, ma non può negare che il suo partito è favorevole alle estrazioni petrolifere.

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