lo “scherzo” eni di ferragosto?…

mi informano dalla val d’agri di un fortissimo odore di uova marce (anidride solforosa), che ha invaso la valle in concomitanza con la ripresa operativa del centro olii di viggiano…

non è normale, soprattutto che non si informi la popolazione in merito, popolazione che, in mancanza di notizie, potrebbe precipitare nella paura o peggio nell’indifferenza che segue una paura quotidiana…vorrei avvertire i magistrati, ma a ferragosto è difficile e, guarda caso (e vorrei tanto sbagliarmi), proprio adesso riparte l’attività, quando l’attenzione pubblica è alle spiagge affollate, alle sagre, al riposo, alle vacanze…

quell’impianto forse non è sicuro, forse non è mai stato sicuro, probabilmente non lo sarà mai, con o senza prescrizione dei magistrati dopo il sequestro…

senza allarmarsi troppo, a chi è in val d’agri consiglio di chiudere le finestre e non uscire se l’odore aumenta e poi sparisce di colpo (l’anidride solforosa oltre una certa soglia non si avverte più ed è allora che diviene molto pericolosa)…vi prego di segnalarmi l’andamento dell’odore per comprendere se si estende…grazie

e nella speranza di un semplice accadimento, vi fornisco qualche notizia utile sull’anidride solforosa…

Gli ossidi di zolfo presenti in atmosfera sono l’anidride solforosa (SO2) e l’anidride solforica (SO3); questi composti vengono anche indicati con il termine comune SOx. L’anidride solforosa o biossido di zolfo è un gas incolore, irritante, non infiammabile, molto solubile in acqua e dall’odore pungente e caratteristico di uova marce. E’ più pesante dell’aria e così tende a stratificarsi nelle zone più basse. E’ l’inquinante atmosferico per eccellenza essendo il più diffuso, uno dei più aggressivi e pericolosi.

Deriva dalla ossidazione dello zolfo nel corso dei processi di combustione e trattamento delle sostanze che contengono questo elemento sia come impurezza (combustibili fossili) che come costituente fondamentale.

La concentrazione di fondo è stata valutata attorno a 0,2-0,5 µg/mc, mentre nelle aree urbane si possono raggiungere i 50 µg/mc; nelle grandi città industrializzate ed in via di sviluppo vengono spesso rilevati anche livelli di 300 µg/mc (dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, 1998).

Una precauzione da osservare durante gli episodi acuti di smog è quella di rimanere chiusi nelle abitazioni. Per l’elevata solubilità in acqua il biossido di zolfo viene facilmente assorbito dalle mucose del naso e del tratto superiore dell’apparato respiratorio (solo quantità ridotte possono raggiungere gli alveoli polmonari). L’alta reattività lo rende un composto estremamente irritante. E’ stato comunque notato un effetto sinergico con le polveri sospese per la capacità che queste hanno di veicolare gli inquinanti nelle zone più profonde dell’apparato respiratorio. A basse concentrazioni gli effetti del biossido di zolfo sono principalmente legati a patologie dell’apparato respiratorio come bronchiti, asma e tracheiti e ad irritazioni della pelle, degli occhi e delle mucose.

Analisi epidemiologiche hanno evidenziato un aumento dei ricoveri ospedalieri, specie di anziani e bambini, a concentrazioni superiori a 0,3 mg/mc. Già a concentrazioni di 0,06 mg/mc come valore medio annuale si verificano episodi di bronchite e infezioni alle prime vie respiratorie. Il caratteristico odore pungente del biossido di zolfo viene percepito dal naso alla concentrazione di 0,8-2,6 mg/mc. A questi livelli bisogna infilare la maschera antigas o, trattenendo il respiro, raggiungere una zona non contaminata. Per brevi periodi, in assenza di maschera, ci si può proteggere anche tenendo sul naso e sulla bocca un panno umido. Brevi esposizioni di 10’ a concentrazioni di 3 mg/mc provocano un aumento del ritmo respiratorio e del battito cardiaco; concentrazioni di 25 mg/mc provocano irritazioni agli occhi, al naso ed alla gola, oltre ad un aumento della frequenza cardiaca. Concentrazioni maggiori di 5 g/mc producono asfissia tossica con morte per collasso cardiocircolatorio.

L’azione principale operata ai danni dell’ambiente da parte degli ossidi di zolfo consiste nell’acidificazione delle precipitazioni meteorologiche con la conseguente compromissione dell’equilibrio degli ecosistemi interessati. Gli effetti corrosivi dell’acido solforico si riscontrano anche sui materiali da costruzione, sui metalli e sulle vernici. Il biossido di zolfo a basse concentrazioni provoca un rallentamento nella crescita delle piante, mentre ad alte concentrazione ne provoca la morte alterandone la fisiologia in modo irreparabile. Nelle foglie il biossido di zolfo viene trasformato in acido solforoso e solfiti, da questi per ossidazione si generano i solfati (la forma in cui lo zolfo viene metabolizzato nelle piante). Quando il livello di anidride solforosa nell’aria diviene insostenibile, nelle foglie si accumulano inutilizzati i solfiti che ad alta concentrazione causano la distruzione della clorofilla, il collasso delle cellule e la necrosi dei tessuti. Le foglie presentano fra i margini e le nervature delle aree irregolari di colore bianco, giallo o marrone, che presentano necrosi; negli aghi delle conifere diviene marrone l’apice delle foglie. Questi effetti aumentano quando si è in presenza di un’umidità relativa elevata, vi sono alte temperature, c’è un’intensa luminosità

Il DPR n. 203 del 24 maggio 1988 fissa i valori limite per il biossido di zolfo: la mediana delle concentrazioni medie nelle 24 ore rilevate nell’arco di un anno ha il valore limite pari a 80 µg/mc; il 98° percentile delle concentrazioni medie nelle 24 ore rilevate nell’arco di un anno ha il valore limite pari a 250 µg/mc; la mediana delle concentrazioni medie nelle 24 ore rilevate durante il semestre invernale (1 ott.-31 mar.) ha il valore limite pari a 130 µg/mc. Il DPR n. 203 prevede anche dei valori guida per il biossido di zolfo: la media aritmetica delle concentrazioni medie nelle 24 ore rilevate nell’arco di 1 anno ha il valore guida di 40-60 µg/mc; il valore medio nelle 24 ore ha il valore guida di 100-150 µg/mc.

Il Decreto Ministeriale 25/11/94 fissa inoltre il livello di attenzione ed il livello di allarme per quanto riguarda il biossido di zolfo nelle aree urbane: considerando la media delle medie orarie rilevate nell’arco di 24 ore il livello di attenzione è fissato in 125 µg/mc, mentre il livello di allarme è posto a 250 µg/mc.

Il Decreto Ministeriale n.60 del 02-04-2002 va ad abrogare in parte le leggi precedenti. Emanato per ottemperare alle Direttive Europee, pone come valore limite orario 350 µg/mc (da raggiungere entro il 2005), come limite giornaliero 125 µg/mc (anche questo da raggiungere entro il 2005) e come limite annuale per la protezione della vegetazione 20 µg/mc. La soglia di allarme è di 500 µg/mc.

Il limite di sicurezza per i lavoratori esposti al biossido di zolfo, come TLV-TWA, è di 2 ppm, pari a 5,2 mg/mc; come TLV-STEL è di 5 ppm, pari a 13 mg/mc (limiti indicati dall’ACGIH, American Conference of Governmental Industrial Hygienists).

NB: I livelli di attenzione sono definiti come le concentrazioni di inquinanti atmosferici che determinano lo stato di attenzione, cioè una situazione di inquinamento atmosferico che, se persistente, determina il rischio di raggiungere lo stato d’allarme. Lo stato di allarme è definito come uno stato suscettibile di determinare una condizione di rischio ambientale e sanitario. Gli stati di attenzione o di allarme si raggiungono quando, al termine di un ciclo di monitoraggio, si rileva il superamento, per uno o più inquinanti, del livello di attenzione o di allarme. Quando questi livelli vengono raggiunti scatta una serie di provvedimenti finalizzata alla difesa della popolazione da eventuali esposizioni a rischio.


Denominazione del valore di riferimento Tipo di dato Unità di misura Valore limite Max superamenti annuali
Valore Limite
 
Media oraria µg/mc <= 350 24
tra Valore Limite e
Valore Limite +
Margine di Tolleranza
Media oraria

µg/mc

351 – 380  
oltre il
Valore Limite +
Margine di Tolleranza
Media oraria µg/mc > 380  
Valore Limite
 
Media
giornaliera
µg/mc 125 3

 

 

tratto dal sito www.nonsoloaria.com

n.b. pare che l’odore stia finalmente diminuendo nelle zone più a margine dell’alta val d’agri, ma non è tollerabile che queste cose avvengano ancora, dopo quanto accaduto e dopo quanto sopportato dalla val d’agri