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Il frammento di mandibola di Homo Sapiens trovato in Marocco (fonte: Jean-Jacques Hublin, MPI-EVA, Leipzig) © AnsaFOTO
Il frammento di mandibola di Homo Sapiens trovato in Marocco (fonte: Jean-Jacques Hublin, MPI-EVA, Leipzig) © ANSA/Ansa
 

L’Homo sapiens è più ‘antico’ di quanto si pensasse: il ritrovamento, in Marocco, dei fossili più antichi mai scoperti fa slittare a 300.000 anni fa le prime tracce della sua esistenza, cioè 100.000 anni prima della sua ‘data di nascita’ ufficiale. Gli utensili e le ossa di animali ritrovate hanno permesso inoltre di ricostruire la sua dieta, a base di carne di gazzella, zebra, uova di struzzo. E’ quanto emerge da due ricerche pubblicate sulla rivista Nature e coordinate dall’Istituto Max Planck di antropologia evolutiva di Lipsia.

I fossili, ritrovati nel sito archeologico di Jebel Irhoud, riscrivono le origini dell’Homo Sapiens, che prima di emigrare in Europa, aveva già affrontato viaggi e migrazioni in Africa, dove si era stanziato in tutto il continente, e non solo in Etiopia e nella regione Sub-sahariana come si riteneva finora.

I resti fossili, il frammento di un cranio e una mandibola, appartenevano a cinque individui e l’analisi, condotta dal gruppo guidato da Jean-Jacques Hublin, ha dimostrando che questi rappresentano la prima fase evolutiva dei Sapiens.

I fossili di Jebel Irhoud hanno caratteristiche ‘moderne’ nella faccia e nei denti, ma una scatola cranica più larga e arcaica.

Nel secondo studio il gruppo di Shannon McPherron ha datato utensili trovati nello stesso sito, fra i quali delle pietre focaie, facendoli risalire a un periodo compreso fra 300.000 e 350.000 anni fa. I resti più antichi noti prima di questi erano quelli trovati in Etiopia a Omo Kibish, risalenti a 195.000 anni fa.

L’analisi dei resti animali ha indicato invece che il menu dei primi rappresentanti dell’Homo Sapiens comprendeva anche molluschi di acqua dolce, istrici, lepri, tartarughe e serpenti. “Sembra che fossero appassionati di caccia”, commenta Teresa Steele, ricercatrice dell’università della California, che ha analizzato i resti. I tagli e le fratture delle ossa più lunghe fanno inoltre pensare che gli uomini le rompessero per cibarsi del midollo.

La maggior parte dei ricercatori pensava che tutti gli esseri umani oggi viventi discendessero da una popolazione vissuta nell’Africa orientale 200.000 anni fa. “I nostri nuovi dati – rileva Hublin – mostrano invece che i Sapiens erano diffusi per tutto il continente africano già 300.000 anni fa. Molto prima della loro diaspora fuori dall’Africa, erano quindi migrati anche all’interno del continente nero”.