il programma passo per passo

 

IL PROGRAMMA REGIONALE di COMUNITA’ LUCANA

 

 

 il programma passo per passo – 1) agricoltura

1. Agricoltura

partiamo dal nostro programma per l’agricoltura e la zootecnia, per il momento sviluppato su dodici punti, premettendo che per questo settore dal forte peso sull’economia della regione e dalla forte valenza ambientale posta in essere da corrette metodologie di uso dei terreni, l’integrazione con il sistema di norme di protezione e salvaguardia ambientale deve essere perseguita con forza, fino al punto nodale di creare un inter-dipartimento regionale all’ambiente ed all’agricoltura che sostituisca gli attuali due dipartimenti separati, unificando amministrativamente procedure che vanno tenute insieme in un unico progetto coese ed avente come scopo sia la conservazione del patrimonio ambientale e paesaggistico, sia la messa a sistema di un circuito agricolo strettamente connesso alla incontaminatezza del nostro territorio:

 

I. Dichiarazione programmatica e statutaria dell’incontaminatezza del territorio come obiettivo prioritario dell’azione di governo e dell’agricoltura biologica-tradizionale come vocazione economica prevalente della regione Basilicata.

si tratta di un punto estremamente importante poichè si definisce a livello statutario (e quindi programmatico) che nel territorio della regione l’incontaminatezza dello stesso è il valore cardine sul quale innestare la vocazione agricola biologico-tradizionale (di fatto ciò che oggi definiamo biologico nelle sue varie branche e che sino a pochi decenni fa era la norma di coltivazione) come evento primario dell’economia lucana, quindi da tutelarsi in maniera prevalente

II. Indicazione del sistema biologico-tradizionale di coltivazione come unico sistema compatibile e permesso nel territorio regionale con divieto espresso all’uso di fitofarmaci, insetticidi e sostanze chimiche di sintesi, concimi di sintesi, farine animali e sementi ogm anche rivolte alla sola alimentazione animale.

e veniamo già ad una delle conseguenze dirette del punto 1), l’indicazione del metodo biologico-tradizionale come unico metodo compatibile e permesso di coltivazione (e di allevamento zootecnico) sul territorio regionale, quindi nell’espresso divieto di ogni ammendante, concime, farmaco, insetticida di sintesi, quindi da processo chimico-industriale, e dell’uso di sementi geneticamente modificate…punto sul quale certamente potrebbe aprirsi uno scontro a livello di normativa europea a riguardo della libertà di mercato, ma che diverrebbe secondario rispetto ai principi generali di precauzione sanitaria ed ai poteri di indirizzo e programmazione affidati alle giunte regionali…punto questo che consentirebbe l’acquisizione di una “patente” di salubrità dei prodotti certificata da un ente territoriale che ne garantisce legislativamente la purezza e che in sede di commercializzazione dei prodotti agri-zootecnici avrebbe una grande valenza a livello di marchio tipico territoriale, con gli evidenti vantaggi che ne deriverebbero sia in termini di maggiore conoscibilità del prodotto, sia in termini di garanzia verso un mercato sempre più attento alla qualità organolettica e naturale dei prodotti di consumo

III. Realizzazione del sistema della filiera corta e del chilometro zero organizzata in reti di negozi in collaborazione con le associazioni di categoria riservata ai soli agricoltori della regione, con fissazione per il restante comparto distributivo di un limite del 50% obbligatorio di prodotti agro-zootecnici da reperire in loco.

ci pare del tutto chiara la finalità di questo punto, costruire cioè un comparto locale che tenda in primis alla cosiddetta “sovranità alimentare”, quindi alla produzione, commercializzazione e consumo a filiera corta delle derrate alimentari, eliminando cioè ogni intermediazione esterna che influisce ovviamente sulla formazione del prezzo, in tal modo consentendo per l’acquirente locale dei risparmi sulla spesa alimentare (ed una salubrità del prodotto che pone vantaggi in termini di salute), ma al tempo stesso la corresponsione di un maggior prezzo corrisposto ai produttori, cosa questa che evidentemente sostiene ed incoraggia sia l’imprenditoria agraria diffusa, sia un maggior ricorso a manodopera, quindi maggiore occupazione…ovviamente per ogni merce che non sia reperibile in loco o la cui richiesta sia eccedente il valore di produzione locale deve essere stabilito libero accesso ai mercati, nella fissazione però di un limite del 50% che ci pare congruo rispetto alle potenzialità produttive della regione

IV. Realizzazione del mercato ortofrutticolo lucano a totale controllo pubblico.

punto questo che consegue direttamente al precedente, nella considerazione che per quanto corte le filiere è ovvio che è solo teoricamente che si parla di km 0 nell’orizzonte di poter ridurre certamente il trasporto di merci ed i consumi energetici necessari (e che hanno un peso non indifferente sulla formazione del prezzo finale), necessitandosi così non solo di un punto di accumulo, conservazione e vendita rivolto ai grossisti, sia locali che provenienti da altre regioni, ma di un punto di formazione di un prezzo verso l’esterno che sfugga al ricatto degli stessi grossisti, ad oggi lasciati liberi di contrattare azienda per azienda, il più delle volte nella corresponsione di un prezzo incontrollabile ed intrattabile visto il veloce deperimento delle merci e l’impossibilità concreta alla vendita dei prodotti se non attraverso queste figure “predanti”…il controllo pubblico del mercato sarebbe appunto la garanzia di non intromissione di logiche altre che non siano l’interesse pubblico

V. Incentivazione della micro-industria diffusa di trasformazione agricola con affidamento del prodotto ad un Consorzio Regionale del Prodotto Agri-Zootecnico Lucano che ne tuteli raccolta, conservazione, etichettatura, tracciabilità ed osservanza dei principi ai punti 1) e 2), nonché le operazioni a monte di vendita di sementi e concimi.

come conseguenza agli altri punti esposti appare chiara la funzione di un consorzio che sovraintenda alle fasi più “industriali” della produzione stessa, nell’ottica di creare un marchio lucano di tipicità garantita, ma avendo cura di organizzare le fasi di ciclo del prodotto agricolo

VI. Creazione di un ufficio regionale speciale per la promozione ed il marketing del prodotto agri-zootecnico lucano in accordo al punto 5).

crediamo che questo punto sia del tutto chiaro ed in diretta conseguenza del punto precedente…appare evidente che la creazione di un team di esperti che curi tutte le fasi di studio, pubblicità ed immissione nelle reti distributive di un prodotto sia un elemento chiave per la sua affermazione sui mercati

VII. Riforma dell’ALSIA in assunzione del compito di programmazione annuale della produzione agricola sostenibile e gestione della produzione di sementi presso le aziende agricole regionali, nonché allo sviluppo di tecniche ambientalmente compatibili in accordo ai punti 1) e 2).

eccoci ad un punto spinoso e sul quale tuttavia crediamo necessaria una radicale riforma del compito istituzionale di un ente che, commissariato da tempo immemore, pur dovrebbe curare gli aspetti dell’innovazione, della ricerca e della messa a rendimento produttivo delle nostre colture, e che , tuttavia, ciò non riesce a fare per via di una “occupazione coatta” da parte della politica che di fatto fa perdere la mission originaria dell’agenzia nei rivoli del clientelismo più spiccio…crediamo che l’alsia debba e possa, una volta riformata, assumersi il ruolo di programmazione della produzione e di sperimentazione di nuove tecniche ambientalmente compatibili

VIII. Liquidazione dell’ARBEA, le cui funzioni vengono trasferite al dipartimento agricoltura della regione.

ci pare doverosa la liquidazione di un ente di fatto inutile, primo perchè copia regionale di una agenzia di stato preposta ai pagamenti delle contibuzioni, l’agea, secondo perchè troppi sono stati i casi di malversazione operata sulle sue finalità istituzionali…crediamo che le attività di arbea possano essere assunte dal dipartimento regionale

IX. Creazione dell’Ufficio Scientifico Interdipartimentale del Patrimonio Agri-zootecnico Lucano come responsabile unico, in accordo con l’Università della Basilicata – Facoltà di Agraria, della conservazione delle varietà locali, con compiti di ricerca e miglioramento selettivo non genetico delle varietà coltivabili lucane, con specifica indicazione alle specie ammesse alla coltivazione sul territorio regionale.

appare evidente che simile ufficio è in parte una conseguenza della frettolosa liquidazione di metapontum agrobios, azienda efficiente se non le fossero stati finora attribuiti compiti impropri, quali i monitoraggi ambientali, ed una gestione alquanto bizzarra che ora viene ripartita tra alsia ed arpab, nell’evidenza della perdita della sua specificità scientifica acquisita…la collaborazione con l’università di basilicata volta alla selezione e riselezione del patrimonio delle varietà coltivabili e così la tabellazione delle specie ammesse alla coltivazione delle specie ammesse a coltivazione ci sembra ottimo recupero delle finalità di ricerca, del tutto demandate ad un ente pubblico

X. Introduzione del sistema di compensazione debiti-crediti tra aziende agricole, Consorzio Regionale ed il sistema creditizio con garanzia sussidiaria regionale.

punto importantissimo e che, nella doverosa spiegazione di cosa, come, dove e quando la garanzia sussidiaria regionale entra a beneficio del sistema dell’impresa agricola (come di altri settori), spiegazione che oltre faremo nei suoi punti specifici, ben introduce la nostra filosofia di limitare le partite finanziarie a rischio per le aziende stesse, portando a garanzia da parte della regione basilicata le partite finanziarie tra aziende impegnate nel consorzio regionale e sistema creditizio, al fine di impedire sovraesposizioni debitorie

XI. Borsino dei Terreni Agricoli atto a favorire, attraverso crediti agrari garantiti (vedi punto 10) la ricostituzione, previo riconoscimento dei requisiti zonali, della Unità Minima Agri-Zootecnica come criterio di riferimento per un sistema di compravendite, permute e perequazioni che porti alla ricostituzione di entità agri-reddituali atte a garantire condizioni di reddito non inferiori al limite di povertà relativa, in accordo con le normative europee sul settore.

lo scopo del borsino appare chiaro…ricostituire attraverso compravendite, permute e perequazioni unità agricole sufficienti alla costituzione di un reddito minimo per gli agricoltori garantito dalla produzione di prodotti agricoli su superfici compatbili, nella considerazione che i frazionamenti successori alle assegnazioni delle riforme agrarie hanno spezzattato i fondi agricoli in unità troppo spesso frammentate a tal punto da impedirne una razionale coltura e favorire il progressivo abbandono di terreni, con conseguenza gravi sia dal punto di vista della manutenzione degli stessi, che, come conseguenza dell’abbandono, di pericoli di “incetta di terreni” da parte di entità che di fatto tendono alla ricostituzione di nuovi latifondi per usi troppo spesso non prevalentemente agricoli

XII. Divieto assoluto alla coltivazione di varietà agri-energetiche oltre l’autoproduzione volta al soddisfacimento dei bisogni energetici delle singole aziende, anche organizzate in consorzi e/o cooperative locali, con esclusione di ogni processo di combustione diretta e sorveglianza pubblica delle coltivazioni di masse per bio-carburanti.

chiara appare la contrarietà ad ogni coltivazione “no-food”, se non in casi strettamente monitorati e volti esclusivamente alla autoproduzione consortile di carburanti a destinazione totalmente interna, e ciò nell’ottica di impedire che la nostra agricoltura diventi un campo di produzione di energia non direttamente afferente ai bisogni locali

 

il programma passo per passo – 2) ambiente

2). Ambiente

passiamo ora alla parte del programma dedicata all’ambiente, avvertendo che in questa sezione tratteremo principalmente di principi generali di conservazione, cura e tutela del patrimonio ambientale lucano, demandando a singole sezioni del programma l’applicazione pratica dei principi esposti:

I. Dichiarazione programmatica e statutaria dell’incontaminatezza del territorio come obiettivo prioritario della regione (vedi anche agricoltura).

Punto questo in assoluta conseguenza con quanto già esposto al punto 1) della parte dedicata all’agricoltura e che ci pare superfluo spiegare oltre, nella chiarezza che è presente nella statuizione stessa di un principio attivo come guida ad ogni utilizzo del territorio

II. Istituzione della Consulta Regionale dell’Ambiente, composta da esperti del settore, funzionari delegati dalla Regione, docenti universitari ed aperta alla partecipazione popolare sulla base di ricognizioni ed avvisi pubblici alla disponibilità, con attribuzione di parere consultivo obbligatorio per le attività deliberative della giunta e legislative del consiglio regionale in tema di ambiente e materie connesse.

Pur essendo di fatto già presenti nei tavoli consultivi regionali istituti dedicati, in questo punto si vuol invece rimarcare il sempre maggiore ruolo che tale consulta deve assumere nella previsione che il parere della stessa diventi appunto obbligatorio per ogni attività della giunta o del consiglio che attenga alle materie ambientali nella sua ovvia potestà decisionale che si avvarrà però di tale parere come elemento costruttivo, visto il suo carattere non solo tecnico, ma rappresentativo di una partecipazione popolare agli audit che deve avvenire sia con ricognizioni degli uffici, sia con avvisi pubblici di disponibilità alla partecipazione di singoli ed associazioni anche non riconosciute in forma pubblica, ma particolarmente impegnate nelle attività di tutela ambientale

III. Divieto espresso all’attraversamento su qualsiasi mezzo di trasporto, allo stoccaggio in qualsiasi forma, alla lavorazione a qualsiasi stadio ed all’utilizzo a qualsiasi titolo nel territorio regionale di sostanze ritenute tossico-nocive per l’uomo da rilevanze scientifiche certe e da letteratura scientifica prevalente, ivi comprese materie prime e derivati atte alla produzione di energia nucleare a scopi civili e/o militari, in questo caso nelle more delle potestà statali in materia, previa individuazione e redazione di un elenco aggiornato annualmente di sostanze proibite a cura della Consulta di cui al punto II e statuizione legislativa del Consiglio Regionale.

In questo punto, intendiamo rimarcare che nelle materie di competenza regionale o concorrenti alle leggi dello stato vi debba essere un divieto espresso attraverso specifica legge regionale a quanto indicato al punto e ciò nell’ovvietà del tenere lontane dal territorio della regione materie, fasi industriali e di stoccaggio, attraversamenti del territorio che possono nuocere ai principi di incontaminatezza già espressi, divieti dinamicamente aggiornati alla redazione annuale di un elenco di sostanze e processi proibiti da parte della consulta di cui al punto II), nella collaborazione di enti specifici (che a breve saranno indicati in questo programma) per le attività di supporto scientifico che crediamo debbano sostenere tali divieti che in quanto tali andranno specificati anche rispetto alla letteratura scientifica (in osservanza del principio generale di precauzione) in materia e normati anno per anno attraverso legge regionale che aggiorni tali elenchi

IV. Redazione a cura della Consulta e degli Uffici Regionali di un Piano di Sicurezza Industriale Regionale e di una Tabella Regionale dei Limiti delle Emissioni individuati nella totalità del territorio regionale in accordo ai parametri legislativi nazionali e per zone specifiche in accordo alla potestà legislativa regionale.

A cura della consulta e degli uffici regionali competenti, intendiamo procedere alla redazione di un piano di sicurezza industriale regionale che analizzi puntualmente le criticità del sistema regionale, per distretto e con riferimento ai singoli stabilimenti ed alla logistica energetica ed infrastrutturale, e ponga in atto tutta l’attività informativa alle popolazioni, come da leggi dello stato, in concorso con la protezione civile nazionale, regionale e con le prefetture di potenza e matera, nonché la redazione, in accordo alle potestà regionali in materia, di una tabella delle emissioni ambientali consentite, ivi compresi impatti emissivi gassosi, liquidi, solidi, fluidi, sonori, olfattivi, visuali e paesaggistici, con limiti conseguenti alla statuizione di incontaminatezza del territorio che rimane principio guida a cui attenersi da parte di qualsivoglia attività industriale presente sul territorio regionale (vedi anche parte industria)…tale piano deve assumere carattere di legge regionale in materia

V. Chiusura di ogni impianto o plesso industriale in sub-ordine a quanto stabilito al punto III) che non si adegui al Piano di Sicurezza Industriale Regionale entro il termine di mesi 12 (dodici)

Ci pare inutile sottolineare il carattere di obbligatorietà stabilito proprio dall’assunzione legislativa di cui al punto precedente, per ogni intrapresa che violi l’osservanza di tali parametri e che in quanto tale sarà obbligata all’adeguamento ai parametri fissati in un tempo congruo quale riteniamo che sia un anno per ogni genere di stabilimento od attività

VI. Divieto espresso ai processi di combustione nei settori della produzione energetica, del trattamento dei rifiuti solidi urbani ed industriali (a questo proposito vedere la parte specifica dedicata al ciclo dei rifiuti ed all’energia)

Divieto alla combustione che non solo meglio chiariremo nella parte specifica del programma relativa proprio al ciclo dei rifiuti, ma che è già contenuto in una nostra proposta di legge ad oggi depositata per la discussione di merito presso la III commissione regionale

VII. Ristrutturazione amministrativa del dipartimento ambiente (vedi premessa al punto 1. agricoltura)

Ci pare scontato che un nuovo indirizzo delle politiche ambientali non possa che non passare da una ristrutturazione del dipartimento regionale all’ambiente, e ciò non solo per le necessità organizzative di quanto indicato alla premessa al punto I) della parte dedicata all’agricoltura (segnatamente l’accorpamento del dipartimento ambiente e del dipartimento agricoltura in un interdipartimento), ma nella previsione di una revisione per competenze e titoli del personale dirigenziale e della destinazione, fatte salve le leggi dello stato, ad altro incarico di personale che abbia pendenze giudiziarie in corso per materie attinenti all’ufficio ricoperto

VIII. Ristrutturazione dell’ARPAB ed allontanamento della dirigenza attuale, ottenimento delle potestà certificanti in materia ambientale, controllo popolare della gestione attraverso un tavolo interno all’agenzia aperto alla partecipazione di comitati ed associazioni ambientaliste e di cittadini, trasparenza nella gestione dei dati di monitoraggio immediatamente resi noti sul sito web dell’agenzia e messi a disposizione della cittadinanza, anche nelle more della validazione degli stessi.

Ci sembra inutile spiegare oltre la ratio di questo punto che attiene ad un’agenzia il cui ruolo dovrebbe essere esclusivamente di tutela e che in questi ultimi anni ha dimostrato carenze e criticità evidenti e non risolvibili se non attraverso l’allontanamento della attuale dirigenza, un immediato ottenimento di ogni potestà in tema di validazione dei dati ad oggi non posseduta dalla stessa, l’apertura di un confronto coerente e continuo con le popolazioni, la massima trasparenza sulla pubblicità dei dati ambientali di monitoraggio che dovranno essere immediatamente successivi alla rilevazione stessa

IX. Avvio immediato delle bonifiche ambientali dei siti di bonifica interesse nazionale attraverso interlocuzione diretta e puntuale nelle sedi di conferenza stato-regione e bonifica a cura dell’ente regionale dei siti rinvenuti in seguito ad ispezioni, indagini, denunce e sentenze con facoltà di rivalsa totale e/o facoltà di richiesta di sequestro cautelare sui soggetti ritenuti responsabili.

Eccoci arrivati ad un argomento in cui è del tutto primario il ruolo di stimolo dell’ente regione rispetto a tematiche di risanamento ambientale già certificate dalla stato (siti di interesse nazionale) e che potrà essere praticato solo nella responsabilizzazione delle massime cariche istituzionali regionali verso la richiesta immediata di messa in sicurezza e ripristino ambientale dei siti in oggetto…a tale attività dovrà affiancarsi la più costante e pronta opera di messa in sicurezza dei territori oggetto di inquinamenti, nelle more di quanto già ad oggi disposto dalle leggi vigenti, ma in nuovo ordine di priorità che deve vedere la più completa attività da parte dell’ente regione nella prevenzione e repressione (vedi seguente punto XI) polizia ambientale regionale) di ogni forma di inquinamento ambientale, e nella più pronta attività in giudizio contro ogni responsabile

X. Apertura di un sito web regionale dedicato alla consultazione ex-ante di ogni progetto presentato presso le rispettive sedi di regione, province e comuni in tema di energia ed ambiente allo scopo di rendere immediatamente pubblico, in ottemperanza alle convenzioni internazionali sottoscritte dall’Italia, ogni procedimento soggetto a valutazione dei competenti uffici e la cui documentazione in file elettronico assuma carattere documentale e probatorio nella formazione dei processi di presentazione di osservazioni ed opposizioni da parte di enti, associazioni e cittadini.

Questo punto del programma è di vitale importanza nei processi di pubblicità delle attività di terzi presso le pubbliche amministrazioni nelle materie in questione e richiede non solo la realizzazione dello strumento informatico e della relativa attività di costante aggiornamento, ma che vengano resi disponibili tutte le documentazioni relative in un formato documentale e probatorio al fine di costituire esse stesse nella forma di pubblicazione sul sito, documento atto a consentire le attività di presentazione di osservazioni ed opposizioni verso le istanze relative

XI. Formazione della Polizia Ecologica Regionale, a partire dalla riforma e fusione delle Polizie Provinciali e nel concorso delle Polizie Locali, come entità di polizia giudiziaria indipendente dall’attività politica.

Già esistente in nuce nel raggruppamento delle polizie provinciali in un unico corpo regionale, che tuttavia mai è stato composto e reso effettivo, la polizia ecologica regionale si intende come un corpo specializzato nella prevenzione, vigilanza e repressione dei reati ambientali con l’ausilio delle polizie locali (ex vigili urbani) in organico presso i comuni della regione, e tale comunque da rappresentare nella sua autonomia valido ausilio ai corrispondenti nuclei di sicurezza ad oggi presenti sul territorio della regione e previsti nella legislazione dello stato

XII. Automatica costituzione di parte civile della Regione Basilicata ed in sub-ordine di ogni ente territoriale interessato nelle procedure giudiziali su reati ambientali.

Più che una specifica attività da porsi in essere, questo punto intende essere uno stimolo alla presa in carico da parte degli uffici legali della regione, in proprio ed in rappresentanza sussidiaria per tutti gli enti territoriali della regione, della più immediata ed efficace attività di tutela degli interessi collettivi attraverso l’automatica costituzione in giudizio penale e civile contro gli autori di reati ambientali anche in assenza di un mandato politico specifico.

  

il programma passo per passo – parte 3) ciclo dei rifiuti

 3). Ciclo dei rifiuti

abbiamo articolato la nostra proposta di programma sul ciclo dei rifiuti sia in un vero e proprio documento che qui diamo in versione sintetica, non potendo offrirlo in versione documentale intera, vista sia la corposità che i dettagli tecnici, sia nella forma di una Proposta di Legge Regionale a cura di consiglieri esterni al nostro partito ed a data attuale giacente presso la III commissione regionale in attesa di discussione, avvertendo che nella trattazione del tema la parte sui rifiuti speciali verrà considerata a parte, vista la legislazione nazionale prevalente sul tema stesso:

I. Piano Regionale dei Rifiuti e Ciclo dei rifiuti solidi urbani (rsu) organizzato su base regionale con formazione di un ambito territoriale fondato su 4 zone interdipendenti.

crediamo che ogni forma di organizzazione di un ciclo dei rifiuti efficiente debba superare nella nostra regione la logica della ripartizione per province ed addivenire a soluzioni territorialmente più omogenee e rispondenti ai criteri di economicità e razionalità, quindi alla ripartizione in 4 zone tra loro simili sia per numero di abitanti, e quindi utenza e produzione, che insistenti su una rete viaria comune che impedisca grandi movimentazioni della massa dei rifiuti, evitando l’aggravio dei costi e razionalizzando le fasi di raccolta, recupero, riciclaggio e smaltimento in impianti comuni…queste zone nel nostro piano sono suddivise secondo la cartina acclusa

II. Formazione di un Consorzio Pubblico tra comuni, province e regione per la gestione dell’intero ciclo che ne garantisca l’assoluta competenza pubblica nel divieto di ingresso dei privati in ogni fase di trasporto, trasformazione, smaltimento, recupero.

la nostra proposta mira ad affidare ad un consorzio pubblico tra soggetti istituzionali (regione, province e comuni in forma singola od associata) l’interezza del ciclo, fatta salva la raccolta, allo scopo di evitare ingressi del privato in un ciclo delicato quale quello dei rifiuti, consorzio che a tutti gli effetti diviene il soggetto gestore del ciclo per le 4 zone individuate e per l’impiantistica

III. Assoluto divieto ad ogni forma di termovalorizzazione, anche attraverso impianti succedanei (centrali a bio-massa) sull’intero territorio regionale e divieto di utilizzo di combustibile da rifiuti per i cementifici od impianti industriali che anche alla data attuale ne facciano già uso.

Riproponiamo per questo punto la cui ratio crediamo chiara la formulazione dell’art. 1 della nostra proposta di legge: “Art. 1 (Principi) I) La Regione Basilicata esclude tassativamente ogni ricorso all’incenerimento dei rifiuti, siano essi non differenziati e definiti “tal quale” o in qualunque modo differenziati, dal proprio sistema di smaltimento dei rifiuti, facendo divieto di termo-valorizzazione attraverso l’uso di combustibili derivati da rifiuti sia liquidi sia solidi per affermare invece quale unico principio, la raccolta differenziata nella modalità porta a porta effettuata per tutte le frazioni merceologiche di cui al piano regionale allegato, ivi compresa la frazione organica, con l’osservanza della normativa, sia europea, sia italiana, volta prioritariamente alle azioni di Prevenzione, Riduzione, Riuso, Riciclaggio e Recupero a freddo dei materiali costituenti i rifiuti;”

IV. Indicazione della raccolta differenziata come volta al solo recupero delle frazioni merceologiche e delle materie seconde, con esclusione di ogni forma di trasformazione in combustibile da rifiuti (cdr o assimilabili).

Anche in questo caso crediamo opportuno rimandare alla nostra proposta di legge, come per ognuno dei punti la cui lettura sia chiara

V. Riduzione a monte della massa del rifiuto attraverso operazioni di incentivo/disincentivo volte ai settori produttivi e distributivi ed attraverso campagne mirate di sensibilizzazione alla raccolta differenziata spinta di tipo domestico.

VI. Trasformazione della tariffa per i rifiuti solidi urbani (tarsu) da tassa basata sulla consistenza immobiliare ed altri parametri a tariffa pagata per il conferimento effettivo di rifiuti.

ciò ovviamente presuppone l’adozione di quei criteri di pesatura e tracciabilità del rifiuto che sono a base di una raccolta domiciliare spinta in grado di far contribuire cittadini ed imprese per il reale peso del rifiuto prodotto, criteri per i quali le soluzioni tecniche esistono e sono già in uso presso amministrazioni pubbliche nazionali ed internazionali

VII. Organizzazione sul territorio regionale di una raccolta domiciliare spinta con tariffazione puntuale e premiale/sanzionatoria del conferito, atta alla separazione delle cinque componenti merceologiche principali, dell’umido da compost e dell’indifferenziato con obiettivo 60%-70% di differenziazione in un anno

chiariamo, ove ciò si rendesse necessario per la miglior comprensione del dettato che tariffazione puntuale significa provvedere ad una precisa ed identificativa bollettazione solo del rifiuto prodotto effettivamente, nello stabilimento di quote di premialità per coloro che ottemperano a criteri di selezione domestica efficiente e di sanzionalità per chi non ottempera, nel principio di base secondo cui il contribuente che ben seleziona le categorie merceologiche del rifiuto fornisce alla gestione del ciclo materiali in grado di essere re-immessi sul mercato e quindi per i quali la tassazione dovrà essere minima e limitata ad una quota costo per l’indifferenziato, mentre il contribuente che non seleziona e quindi fornisce alti quantitativi di rifiuto indifferenziato deve assumersi un costo maggiore, comprensivo appunto di sanzioni

VIII. Processi di recupero e selezione del materiale riciclato volto all’ottenimento di materie prime seconde (in n. 4 impianti) da conferire ai consorzi di recupero o al settore della riverginazione della materia eventualmente allocabile nel territorio regionale e solo in aree industriali alla data attuale esistente.

in questo punto tocchiamo il tema dell’impiantistica che deve essere allocata nei centri direzionali di ciascuna delle 4 zone già individuate e che deve rispondere al criterio di selezionare ulteriormente materie seconde da conferirsi ai consorzi nazionali o da utilizzarsi localmente in un comparto della riverginazione della materia da allocarsi in una zona industriale già in essere

IX. Processi di compostaggio dell’umido (in numero 4 impianti associati ai succitati ed attraverso il compostaggio domestico) areobici e di bio-metanazione.

sempre sull’impiantistica da allocarsi nei centri direzionali delle 4 zone indichiamo il numero di impianti di compostaggio della sostanza umida secondo tipologie sia di tipo aerobico (compost a più alto valore carbonico, quindi miglior ammendante), che anaerobico (compost a minor valore carbonico, quindi peggiore ammendante, ma con produzione e recupero di bio-gas a valenza energetica)

X. Processi di trattamento dissociativo bio-molecolare per le residue frazioni secche indifferenziate ed i residui di selezione e compostaggio (n. 1 impianti) o processi industriali conformi alle migliori tecnologie disponibili e di cui la Regione si farà carico dell’ottenimento delle licenze quando queste siano proprietà privativa industriale di soggetti terzi.

in questo punto e solo per le frazioni residue (presumibilmente a ciclo il 10-15% del totale del rifiuto) dalle lavorazioni per l’ottenimento di materie seconde, proponiamo l’adozione di questa tipologia di recupero energetico dalle basse temperature di esercizio e nulle produzioni di diossine, fermo restando la reale dimostrazione dell’efficienza del processo rispetto all’impatto che comunque ogni trattamento termico comporta, e nella possibilità di utilizzo dei volumi liberi nelle discariche regionali per allocare tale quota di rifiuto, fino alla migliore soluzione di smaltimento dello stesso

XI. Finanziamento iniziale del sistema del ciclo integrato dei rifiuti attraverso la legge regionale sulla re-industrializzazione ed altri fondi regionali, nazionali e comunitari e gestione corrente alimentata dalla tariffa premiale, dai corrispettivi per le vendite di materie seconde e compost, dai risparmi dell’utilizzo diretto per le necessità del ciclo di bio-carburanti e bio-gas ottenuti dalla vendita degli stessi esclusivamente a consorzi e municipalità dei trasporti, dai risparmi sui conferimenti in discarica.

punto che appare chiaro, dovendosi comunque provvedere alla copertura finanziaria del ciclo e dell’organizzazione impiantistica e logistica in sede preventiva, investimento da realizzarsi attraverso partite finanziarie inutilizzate o al cui differente utilizzo si possa provvedere nell’ottica di un ripensamento degli obiettivi prioritari regionali, attraverso specifiche contribuzioni nazionali e comunitarie ed attraverso il ritorno economico delle vendite di materie riselezionate ed i notevoli risparmi derivanti dal non conferimento in discarica dei materiali

XII. Blocco alla costruzione di nuove discariche od all’ampliamento delle esistenti, ove ciò non fosse necessario per le temporanee esigenze di messa in opera del nuovo piano regionale dei rifiuti, messa in sicurezza degli impianti da chiudere, revisione delle gestioni ed impianti di video-sorveglianza delle discariche organizzati su un sito web indipendente ed atto al controllo casuale della popolazione.

Appare chiaro che nella realizzazione del ciclo proposto, nuove discariche od ampliamenti delle stesse non giustificati dalle esigenze di applicazione del ciclo stesso andranno bloccate, gli impianti da chiudere messi in sicurezza secondo le normative vigenti e le gestioni amministrative attuali sottoposte a vaglio, gli impianti dotati di circuiti di sorveglianza pubblica attraverso l’adozione di tecnologie di controllo indipendente 24 ore su 24 allocate su sito web dedicato.

 

 

il programma passo per passo – parte 4) acque pubbliche 

4. Acque pubbliche

Passiamo alla parte del programma dedicata alle acque, premettendo la necessità improrogabile del varo di un Testo Unico Regionale sulle Acque che recepisca tutte le indicazioni dei recenti referendum e stabilisca:

I. Dichiarazione programmatico-statutaria che ponga il bene “Acqua bene comune e patrimonio pubblico indisponibile”, recependo i programmi dei principali movimenti mondiali per l’acqua.

Apparentemente questa asserzione sembra superflua, ma occorre ribadire che in sede legislativo-statutaria tale punto assume una valenza “a cascata” per ogni atto, provvedimento e fatto concreto che attiene alle acque ed alla loro gestione (usiamo il termine acque per meglio definire i differenti utilizzi delle stesse, ognuno necessitante di considerazioni pratiche proprio a partire dagli usi che della risorsa si fanno…basti pensare alla differenza tra acque ad uso potabile, irrigue, minerali, ad uso civile ed industriale, alle acque meteoriche, alle acque reflue di differente natura)

II. “Servizio Idrico Integrato” come servizio pubblico inalienabile e non cedibile ad alcun titolo, sia nella sua totalità, sia nelle sue parti, in gestione a soggetti giuridici che non siano enti pubblici o organismo unico di diritto pubblico ad azionariato di cittadinanza.

Chiariamo in questo modo che se il soggetto gestore delle acque non può in ogni caso essere un privato che trae profitti, allo stesso modo non debbono esistere figure giuridiche di diritto privato a gestire lo stesso servizio, nella considerazione che se nulla vieta ad una società per azioni anche del tutto partecipata dal pubblico di essere collocata sul mercato (se non per periodi di tempo vincolati), nulla dunque vieta che simili società non possano essere poi controllate da privati…a tale scopo crediamo che l’affidamento della gestione debba in ogni caso essere affidato ad un ente pubblico o, dove la legge lo impedisca o lo renda difficile, a soggetti giuridici quali le società ad azionariato di cittadinanza, società costituite da un capitale sociale detenuto paritariamente da ogni cittadino in modo diretto, quindi nell’emissione di tante azioni quanti siano i cittadini residenti.

III. Modifiche della Legge Regionale n° 36 del 1998 (Servizio Idrico Integrato) atte a regolare il Servizio secondo il principio di cui al punto I) e tese a svincolarne la gestione da logiche di qualsivoglia natura, e genericamente indicate come spartitorie, con previsione per l’Autorità d’Ambito Territoriale Ottimale di mezzi per un controllo puntuale sulla gestione del Servizio ed un potere di sanzione sulle irregolarità, con la costituzione obbligatoria ed automatica di questo e della Regione in via sussidiaria di parte civile in illeciti e trasgressioni alle norme.

Crediamo che nella apparente complessità del dettato, il fine sia invece del tutto chiaro, sia nella modifica della citata legge che regola il nostro servizio idrico integrato sulla base di quanto esposto al punto I) (Acqua bene comune e patrimonio pubblico indisponibile), sia nell’adottare mezzi di svincolo delle gestione da logiche del tutto evidenti di spartizione politica attraverso concessione di cariche nei consigli di amministrazione, sia nell’assunzione effettiva dell’aato (Autorità d’Ambito Territoriale Ottimale) come soggetto di programmazionee controllo con poteri di sanzione sia verso i soggetti a qualsiasi titolo gestori, sia verso chiunque operi nell’appaltistica

IV. Revisione delle norme regionali tese a regolamentare gli usi del patrimonio acqua differenti dall’uso umano, in primis uso industriale ed uso agricolo, che vanno regolamentati e tariffati puntualmente ed in modo tale da garantire un uso razionale del patrimonio idrico regionale e a diminuirne gli sprechi attraverso una capitolazione specifica per ogni attività di utilizzo.

V. Regolamentazione legislativa del settore delle acque reflue e meteoriche.

VI. Regime normativo stringente sulle acque minerali di regolamentazione dell’emunzione dai bacini idro-minerari che le tuteli secondo i principi al punto I) e ne normi puntualmente la possibilità estrattiva sulla base dei regimi pluviometrici degli anni precedenti, con revoca delle concessioni ai privati ed affidamento degli stessi in gestione a consorzi tra i comuni delle aree interessate, e, nelle more della normazione, aumento dei canoni attuali di emunzione di acque minerali nell’ordine del 100%.

Il senso di questo punto è la necessità divenuta impellente di una regolamentazione del settore non più in maniera prevalentemente contrattuale, ma secondo precisi canoni di legge, ivi compresi quelli di regolare il prelievo di acque sulla base delle capacità rigeneranti delle sorgenti onde impedirne disseccamento o diminuzione della capacità di deposito naturale, adottando specifici metodi di calcolo della possibilità concessa di prelievo delle stesse attraverso l’andamento delle precipitazioni ed il riflusso delle stesse nelle sorgenti, nella più generale intenzione di revoca delle concessioni a soggetti privati per affidarle a soggetti pubblici locali, quali consorzi tra comuni che rendano possibile una integrazione dello sfruttamento delle acque minerali con specifici progetti turistici locali…indispensabile in ogni caso un aumento dei canoni di emungimento che a data attuale risultano essere irrisori rispetto ai volumi di affari generati dalla commercializzazione delle acque minerali

VII. Divieto espresso di utilizzo a qualsiasi titolo, in zone di captazione di sorgenti o in vicinanze di invasi, di sostanze da attività agricola, civile ed industriale ritenute inquinanti sulla base del punto III parte ambiente.

Punto che riteniamo del tutto chiaro nella considerazione della facilità di raggiungimento delle falde idriche di sostanze inquinanti a qualsiasi titolo utilizzate

VIII. Compensazioni ambientali proporzionali al puntuale conferimento in rete delle risorse idriche per i comuni macrofornitori di acqua a qualsiasi uso destinata.

Impropriamente definite royalties, queste compensazioni che potrebbero anche non essere definite in denaro vanno corrisposte ai comuni macro-fornitori in rapporto diretto sia al peso del conferimento idrico, sia alle infrastrutturazioni ospitate sul territorio di competenza nello stabilirsi di rapporti di sinergia e collaborazione con i soggetti pubblici gestori e regolati puntualmente.

IX. Istituzione del consorzio unico regionale per le acque irrigue ed industriali.

L’evidenza che 3 consorzi pubblici per la gestione delle acque irrigue siano un evento non sopportabile per l’economia regionale e per un miglioramento di un servizio che appare strategico rispetto ad obiettivi programmatici che pongono l’agricoltura come vocazione primaria, prevediamo un unico soggetto consortile che assuma su di sé anche la gestione delle acque ad uso industriale, gestione delegata oggi a strutture quali i consorzi di sviluppo industriale di cui prevediamo la messa in liquidazione

X. Definizione dei contenziosi arretrati con le regioni limitrofe ed adeguamento delle tariffe per la fornitura dei servizi con accordi limitativi del prelievo per i soggetti industriali.

Punto che attiene alla definizione dei contenziosi con regioni limitrofe e strutture consortili ed industriali ed alla limitazione dei prelievi di acque per chiunque svolga una attività industriale in loco e fuori regione di qualsivoglia natura, compresa quella estrattiva

XI. Liquidazione di Acquedotto Lucano s.p.a. ed Acqua s.p.a. in accordo al punto II) e passaggio dei regimi idrici di proprietà o gestione dei consorzi a.s.i. al consorzio unico di gestione.

XII. Definizione dei rapporti con la liquidanda e.i.p.l.i. nel quadro del passaggio al soggetto unico pubblico di gestione idrica delle sue competenze sul territorio lucano

Chiariamo che i rapporti con eipli (ente per l’irrigazione di puglia, lucania ed irpinia), ente in liquidazione pongono una serie di domande sui soggetti che gestiranno gli invasi e le reti di questa struttura, domande che temiamo possano trovare risposte in società come acqua spa (capitale 60% regione basilicata, 40% regione puglia) che di fatto risulterebbero soggetti proprietari difficilmente controllabili per quanto espresso al punto II) e che andrebbero quindi sostituiti dal consorzio unico per ciò che attiene le parti di competenza della regione.

 

 

il programma passo per passo – parte 5) idrocarburi

5). Idrocarburi

in questa parte del programma affrontiamo una tematica a noi molto cara, quella degli idrocarburi, sia liquidi che gassosi, estratti, stoccati, trasportati e ad ogni titolo trasformati sul territorio lucano e che sono diventati la “maledizione” di questa regione, riprendendo le proposte elaborate prima come comitato no oil, poi come comunità lucana ed avvertendo che l’intrecciarsi di normative di carattere nazionale sulla materia e le clausole di “interesse nazionale” su alcuni dei giacimenti ad oggi entrati a regime di coltivazione rendono di fatto impossibile ogni blocco e cancellazione degli accordi intervenuti sugli stessi, come pur spesso ascoltato finora, fino a quando non intervengano “fatti politici” determinanti nella vita di questa regione e costituiti da una volontà popolare diffusa di voler disporre altrimenti del proprio territorio, non potendo disporre della titolarità della risorsa che rimane di esclusiva proprietà dello Stato:

I. In osservanza al principio politico della statuizione regionale sul blocco delle concessioni di assenso alle richieste riguardanti le nuove titolarità di ricerca di idrocarburi, impropriamente definita moratoria, ed in itinere di esame presso la Corte Costituzionale per il ricorso del Governo, approvazione immediata di una Legge Regionale di Regolazione delle Attività Minerarie che, oltre alla regolazione della materia nella sua generalità, nello specifico delle estrazioni di idrocarburi sull’intero territorio regionale ponga condizioni di blocco delle stesse nelle potestà e materie di competenza regionale, e ribadisca il blocco alla concessione dell’assenso a qualsivoglia procedura connessa, anche in rapporto ad attività ad oggi regolate da accordi, fino a quando non siano soddisfatte sia in sede regionale, sia in sede di trattativa con lo Stato tutte le condizioni ai punti seguenti.

legge regionale di regolazione delle attività minerarie che, nell’intrecciarsi di altre normazioni regionali ad oggi assenti e determinanti quali l’approvazione di una legge sul paesaggio, sulla tutela delle acque sorgive, sotterranee e fluenti, dei patrimoni ambientali, della tutela della salute umana ed animale dagli impatti da attività antropiche, ha il compito di regolare interamente la materia mineraria nella nostra regione, nelle more della legislazione prevalente nazionale rispetto alle potestà legislative concorrenti concesse alle regioni ex riforma del titolo V della costituzione, ed i cui principi di applicazione sono meglio chiariti ai punti seguenti, sottolineando che tale legge pur avendo come punto di impatto l’estrazione di idrocarburi, ha effetti di regolazione per ogni altra tipologia di attività mineraria, ivi compresa l’estrazione di inerti

II. Sistema di monitoraggio pubblico, pluri-giornaliero e partecipato da associazioni e comitati degli inquinanti delle estrazioni presso i singoli pozzi e delle lavorazioni presso il centro olii di Viggiano, di Pisticci e presso il costruendo centro di Tempa Rossa, nell’effettiva partenza dell’osservatorio ambientale e nella sua più ampia partecipazione pubblica aperta ad ogni soggetto interessato e che possa dimostrare continuità nelle attività di osservazione.

partiamo allora proprio dalle estrazioni di idrocarburi e dalla necessità che venga istituito un valido sistema di monitoraggio a rilevazioni continue, sia nei luoghi di estrazione, i pozzi, finora mai controllati nello specifico, per le produzioni ed emissione di gas, liquidi e fluidi, sia nei plessi industriali ove si effettuano trasformazioni degli idrocarburi, e che tale sistema sia partecipato dai soggetti interessati, coincidenti o meno con i soggetti di cui alla consulta regionale ambiente (vedi parte II) ambiente), nell’effettiva partenza operativa dell’osservatorio ambientale

III. Indagine epidemiologica sui danni delle estrazioni e del trattamento del greggio e del gas, sulla salute delle popolazioni, ed indagine conoscitiva sui danni all’ambiente (flora e fauna), all’economia (agricola e non) ed alle vocazioni originarie dei territori.

indagine epidemiologica condotta da soggetti indipendenti secondo metodi di rilevazione sanitaria statistica, generale e puntuale sul campo, con rilevanza sanitaria, ambientale, economica e storica

IV. Richiesta di ridiscussione del cosiddetto Memorandum e cancellazione di ogni istanza di ricerca, di coltivazione e di stoccaggio, nonché di ogni istanza o permesso di ricerca di idrocarburi sull’intero territorio regionale, eccezion fatta per i permessi già contrattualizzati ed in ogni caso da ri-contrattualizzare in sede nazionale sulla base dei seguenti punti.

punto che appare chiaro nella ridiscussione in sede di confronto stato-regione degli accordi già stabiliti nel memorandum, e che arrivi a definire un blocco e cancellazione di ogni istanza di ricerca o permesso di ricerca, così come delle concessioni a data attuale non contrattualizzate ed in ogni caso da ricontrattare sia con le singole compagnie, che con lo stato attraverso novazione della legislazione in grado di modificare l’attuale ordinamento della materia, con particolare riferimento a punti elencati di seguito

V. Sistema di conteggio pubblico e partecipabile delle quantità di estratto, con la creazione di un ufficio regionale presso i centri olii in cooperazione con l’Intendenza di Finanza regionale.

occorre chiarire che a legislazione, regolamentazione e prassi attuale il sistema di controllo dell’estratto, pur nelle potestà di controllo dell’UNMIG, non sembra essere mai stato direttamente controllato da funzionari dello stesso ufficio ed affidato alle sole rilevazioni e comunicazioni delle società di estrazione, necessitando così il sistema di un ingresso diretto dell’ente regione attraverso specifico ufficio che esegua in proprio verifica reale delle quantità nella collaborazione con l’intendenza di finanza regionale al fine di assicurare validazione degli stessi sia ai fini della quota royalties spettante alla regione, sia della quota di tassazione spettante allo stato

VI. Concertazione dell’estraibile futuro sulla base di parametri di sostenibilità reale delle estrazioni e del trattamento, stoccaggio, trasporto degli idrocarburi, sia liquidi che gassosi ed al trattamento, trasporto, stoccaggio di ogni frazione di scarto di lavorazione e/o residuo.

appare chiara l’esigenza di una concertazione sulle quantità di idrocarburi estraibili che vada oltre le possibilità industriali per addivenire ad un criterio di sostenibilità delle stesse e dei processi a queste legati ai parametri di salvaguardia, tutela continua e programmazione

VII. Aumento delle royalties al 25% minimo, in quota parte del 20% a carico delle compagnie e del 5% sulla tassazione nazionale rispetto ai volumi estratti, oltre ai ripristini ambientali ed al costo delle bonifiche a totale carico delle compagnie, e trasformazione della quota parte di royalties (3%) ad oggi alimentante il fondo per la riduzione del prezzo dei carburanti alla pompa (bonus idrocarburi) ex art. 45 l. 99/09, in un fondo esclusivo per l’acquisto di derrate alimentari locali biologico-biodinamiche rivolto ad ogni cittadino lucano, secondo quanto già elaborato da Comunità Lucana in una sua specifica proposta di modifica dello stesso.

chiariamo che le royalties sono stabilite in sede nazionale attraverso legislazione e che a data attuale queste sono dell’ordine del 10% (art. 45 legge 99/09) comprensive della costituzione del cosiddetto bonus idrocarburi che innalza le stesse dal precedente livello del 7%, stabilito dal d.l. 625/96 e sua conversione in legge, quindi non risultano modificabili localmente…allo scopo proponiamo che in sede nazionale la Regione Basilicata nelle sedi di confronto tra stato e regione ed i suoi parlamentari nella sede legislativa si rendano portavoce della necessità evidente che tale soglia venga fissata al 25% minimo, composta da un 20% a carico delle compagnie (che ad oggi sostengono oneri fiscali di varia natura che arrivano ad oltre il 55% del valore dell’estratto, così mantenendosi un ragionevole margine utile operativo) e da un 5% a carico della tassazione specifica ed accise che lo stato riceve dalle compagnie stornato direttamente sulla finanza regionale e sottratto alle limitazioni ex patto di stabilità

VIII. Blocco tecnico, adeguamento della struttura e, ove ciò fosse tecnicamente possibile, trasferimento del centro olii di viggiano in posizione ritenuta più idonea sulla base dei punti precedenti.

IX. Predisposizione immediata di un reale piano di sicurezza esterna degli impianti in questione con messa a disposizione dei cittadini dello stesso e puntuale analisi del rischio nella definizione di uno specifico Piano di Emergenza gestito dalla Protezione Civile, dai Comuni ed Enti Territoriali interessati.

necessitando impianti della tipologia specifica di piani di sicurezza esterna, nelle more della conoscibilità del piano ad oggi esistente che non risulta a conoscenza delle popolazioni (in ciò costituendosi inficio all’esistenza stessa del piano cui è fatto legislativamente obbligo venga portato appunto a conoscenza delle stesse), redazione immediata di un piano coordinato tra gli enti territoriali e la protezione civile nazionale e regionale, nei dettagli dei comportamenti da assumere, dei luoghi di raduno e di ospitalità, nei mezzi e vie di fuga, nella distribuzione di idonee protezioni e tutto ciò che necessita perché tale piano sia pienamente efficiente nell’intreccio ad ogni altro piano di protezione civile esistente (catastrofi naturali)

X. Blocco immediato del centro olii di Tempa Rossa e sua ri-progettazione.

blocco che ad autorizzazioni già concesse, impone la richiesta di ulteriori vincoli e prescrizioni in virtù di quanto stabilito alla parte II) ambiente

XI. Azioni legali volte alla determinazione ed al risarcimento del danno storico biologico, sanitario, economico-vocazionale derivante da tutte le attività estrattive e di ricerca di idrocarburi sul territorio regionale e richiesta risarcimenti per danni biologici e pretium doloris per la popolazione lucana da devolversi unicamente su un fondo regionale per le bonifiche ambientali.

Punto chiaro nell’intreccio con quanto già descritto al punto III) e che sulle risultanze di quanto previsto possa dar luogo ad ogni azione legale volta al risarcimento dei danni subiti

XII. Utilizzo del gas metano di quota regionale derivante da accordi (Tempa Rossa) o da ricontrattazione di accordi (Val d’Agri) che ne attribuiscano potestà alla Regione per alimentare un sistema di distribuzione dello stesso in pompe carburanti appositamente predisposte nel territorio regionale che forniscano ai soli residenti lucani un prezzo del carburante gas metano calmierato.

il punto appare chiaro e destinato a creare un’attività di ritorno ciclico sul territorio (risparmi sul prezzo di un carburante già disponibile a prezzi inferiori), un’attività economica di comparto legata alla modifica dei motori degli autoveicoli ed alla distribuzione del carburante, ed una attività di tutela ambientale diretta nella decisa bassa emissività dell’uso del metano per trazione moto-meccanica…vogliamo sottolineare che, se i punti tendono alla messa a regime di un evento, le estrazioni di idrocarburi, che finora si è nutrito di zone grigie in maggior parte derivanti dalle ambiguità della regione basilicata, la nostra contrarietà alle stesse rimane totale

 

 

il programma passo per passo – parte 6) istituzione ed amministrazione

6). Istituzione ed amministrazione

Siamo ora ad una parte molto delicata del programma di comunità lucana, la parte dedicata ad istituzione ed amministrazione, di cui alcuni elementi programmatici sono stati già affrontati in altre parti del programma, altri invece vincolati dalle normative nazionali che ne rendono difficile ogni modifica sostanziale, ma cercheremo in questa parte di affermare alcuni dei principi di base che tendono a portare il governo stesso della regione nelle comunità per renderla in prima persona partecipi dei processi decisionali.

I. Turnazione dell’ufficio di Gabinetto della Presidenza della Giunta Regionale per tre giorni lavorativi settimanali in ciascuno dei 131 comuni lucani durante l’arco della intera legislatura (mensilmente una presenza a Potenza ed una Matera) al fine da assicurare nel corso dei 5 anni di legislatura una presenza stabile in ognuno dei comuni lucani, rendendo il Presidente della Giunta avvicinabile da ogni cittadino lucano.

il portato di questo punto è nella direzione dell’avvicinare quanto più possibile il cittadino lucano all’istituzione attraverso il trasferimento per 3 giorni lavorativi per settimana in ciascuno dei 131 comuni della regione (cosa che consente nella presenza mensile fissa sia a Potenza che a Matera, una turnazione annuale in 24 comuni e per i 5 anni di legislatura in 120 dei comuni lucani con un margine di 9 comuni residui rispetto ai due capoluoghi recuperabile tra i comuni a maggior vicinanza a questi), trasferimento da effettuarsi previo accordo con i singoli comuni per la messa a disposizione di uffici sufficienti ad accogliere lo stretto staff del gabinetto presidenziale e finanziato per la parte dei costi di ospitalità a carico delle dotazione del gabinetto stesso…la possibilità di incontro ed udienza con il presidente sarebbe resa così più semplice dalla stessa contiguità tra questi, il suo staff ed il cittadino, nell’evidenza inoltre di una maggiore comprensione delle problematiche locali delle amministrazioni comunali

II. Turnazione delle riunioni del Consiglio Regionale alternativamente tra le sedi di Potenza e Matera, in questa sede presso gli uffici del consiglio attualmente esistenti e sotto-utilizzati, con almeno due riunioni all’anno da effettuarsi nelle sedi di Avigliano, Melfi, Pisticci, Policoro, Lauria presso le rispettive Case o sedi dei Consigli Comunali.

nello stesso solco del punto precedente, questo intento porterebbe la massima assise democratica regionale ed i suoi lavori all’interno delle comunità allo scopo di avvicinare il più possibile le sedi decisionali alla partecipazione dei cittadini, stimolando inoltre la comprensione dei meccanismi di funzionamento del consiglio regionale, spesso del tutto estranei alla popolazione

III. Istituzione di una Consulta Regionale (o Camera Consultiva) dei Sindaci a carattere consultivo obbligatorio sui temi ambientali, energetici, produttivi e sulle materie di interesse comune, nonché corrispondenza della stessa presso ogni struttura di ente pubblico o consorzio avente carattere regionale.

l’intento di una consulta regionale (o una camera dei sindaci) è nella direzione di delegare materie di interesse comune ai rappresentanti più prossimi ai cittadini, i sindaci ed i rispettivi consigli comunali, trovandosi poi coincidenza gestionale tra questa struttura e gli enti o consorzi a carattere regionale (vedi consorzio regionale di gestione dei rifiuti, etc.)

IV. Istituzione del prelievo obbligatorio di 1/3 degli emolumenti di consiglieri, assessori, presidente al fine di costituire un fondo speciale di solidarietà sociale.

crediamo che l’intento sia del tutto chiaro e non abbia bisogno di ulteriori spiegazioni

V. Approvazione definitiva dello Statuto della Regione Basilicata con riforma dei poteri della Presidenza della Giunta e del Consiglio Regionale in merito alla nomina di direttori di agenzie, dirigenti di dipartimento e di aziende sanitarie, società pubbliche e/o partecipate, ed introduzione di un criterio istituzionale di bilanciamento dei poteri.

punto questo che intende, nella massima partecipazione alla stesura di nuovi poteri di bilanciamento di un assetto istituzionale ad oggi troppo sbilanciato sul ruolo del presidente della giunta regionale, limitare ogni interferenza nella nomina di dirigenti da parte delle due figure istituzionali che ad oggi, seppur nella condivisione delle maggioranze in aula consiliare, porta alla sostanziale politicizzazione di nomine che pur dovrebbero essere di ambito tecnico e così basate su criteri meritocratici

VI. Varo di una legge elettorale regionale condivisa da tutte le forze politiche presenti in regione.

VII. Verifica amministrativa, a partire dalle posizioni dirigenziali, di competenze e titoli di tutte le posizioni lavorative e di consulenza nell’ente regione, enti, società ed agenzie sub-regionali ed apertura degli scorrimenti delle postazioni lavorative, con la creazione di un ufficio speciale di verifica e controllo.

impostazione quindi di un criterio generale della massima professionalità possibile nel posto specifico ed ove questo non rispettato o migliorabile, utilizzo dei poteri concessi dalle leggi vigenti di riorganizzazione dei servizi allo scopo di rendere pienamente efficiente la macchina burocratica regionale

VIII. Immediato allontanamento dei dirigenti giudicati incompatibili, inefficaci, non provvisti di titoli adeguati alle mansioni o ritenuti infedeli in seguito a provvedimenti dell’autorità giudiziaria penale, civile ed amministrativa con automatica costituzione in giudizio per il risarcimento del danno subito dall’ente.

crediamo inutile spiegare la ratio di questo punto, ma crediamo che tranne pochi casi comunque da individuarsi nella massima garanzia del rispetto dei diritti occupazionali, nella maggior parte degli uffici regionali e sub-regionali sia la cattiva organizzazione dei servizi a partire dalle catene di comando a rendere il nostro ente regionale meno efficiente di quanto potrebbe essere

IX. Divieto alle consulenze esterne se non reperibili nell’ente e controllo delle compatibilità personali delle liste relative.

questo dettato ha lo scopo di vietare l’utilizzo di consulenze esterne all’ente regione, e che già i provvedimenti dello stato impongono di limitare, utilizzando al meglio le professionalità presenti nell’ente stesso, e dove queste consulenze non siano reperibili già all’interno dell’ente, vietare ogni attività discrezionale attraverso seri e metodici esami delle liste relative

X. Riforma del sistema formativo in capo al competente assessorato con indicazioni agli enti interessati di liquidazione degli enti di formazione provinciali e riassetto delle stesse in una unica Agenzia Regionale di Formazione

riteniamo chiaro il dettato anche in questo caso sia nel riassetto di tutta l’attività formativa a partire da più seri criteri che limitino il gran numero di enti accreditati alla formazione e pongano in essere una fusione in una unica agenzia di formazione delle attuali due strutture provinciali a ciò deputate, apof-ill (potenza) ed ageforma (matera)

XI. Accorpamento dei dipartimenti Ambiente ed Agricoltura, riforma ALSIA, liquidazione di ARBEA, Acquedotto Lucano ed Acqua spa, riforma e trasformazione in ente pubblico di SEL, e generale revisione delle funzioni di ogni ente, società od agenzia che ove non rispettino criteri di economicità ed efficacia della gestione andranno poste in liquidazione con trasferimento ai relativi uffici regionale delle loro competenze e funzioni.

XII. Istituzione dell’ufficio indipendente Territorio e Risorse per la redazione di un bollettino trimestrale da inviare a tutti i comuni ed enti territoriali lucani con competenza di tenuta e cura del sito web di cui al punto X) della parte ambiente, e potere-dovere di raccolta di ogni informazione dai soggetti istituzionali di cui al punto menzionato e di segnalazione e sanzione delle inadempienze nelle comunicazioni e redazioni a riguardo.

Punti questi ultimi due che riteniamo chiari nella formulazione, indicando comunque una più generale opera di revisione delle strutture sub-regionali che vada nel senso dell’efficienza e della unicità di gestione dei criteri di programmazione

 

il programma passo passo – parte 7) trasporti ed infrastrutture 

7). Trasporti ed infrastrutture

siamo alla settima parte del nostro programma, trasporti ed infrastrutture, capitolo delicato poiché in esso si riscontrano direttamente idee sul mondo che proprio a partire dalla veicolarità stabiliscono criteri per imboccare un’altra direzione sia nei consumi associati ai trasporti, sia ad abitudini ed attitudini sociali che passano attraverso la prevalenza del trasporto pubblico, l’uso della rotaia, l’intermodalità, la taratura del sistema sulle reali necessità e bisogni di mobilità.

I. Dichiarazione programmatica sull’obbligo di trasporto merci nell’intero territorio lucano sulle reti ferroviarie esistenti ove esse soddisfino i criteri di copertura territoriale.

appare chiaro che la prima domanda che si pone riguarda proprio la rete ferroviaria esistente, del tutto insufficiente e limitata per ciò che attiene le reti nazionali alla tratta sicignano-potenza, alla potenza-melfi-foggia,, alla sibari-metaponto-taranto, al breve tratto lucano della napoli-reggio calabria ed alla vecchia tratta f.s. in disuso eboli-lagonegro (per la quale si prevede di chiedere la riativazione), per ciò che attiene le reti locali alla tratta delle ferrovie appulo-lucane potenza-melfi ed alla tratta potenza-bari, e tuttavia anche l’esiguità della stessa e la sua inadeguatezza funzionale pone l’esigenza di dover praticare sulle stesse il criterio di programmazione stabilito statutariamente di obbligo alla percorrenza merci sulle strade ferrate, criterio che meglio sarà precisato dai punti seguenti che delineano un sistema di trasporti improntato proprio alle specifiche necessità del territorio lucano

II. Costituzione di un gruppo misto tra regione, province, comuni di potenza e matera, consulta dei sindaci (vedi parte istituzione) e consulta per l’ambiente per l’avvio dello studio e della programmazione partecipata del Sistema Integrato di Trasporti Regionale.

è questo un punto di partenza istituzionale e che si conviene partecipato ad ogni livello per lo studio e la realizzazione di un unico consorzio pubblico regionale che inglobi competenze generali sul sistema trasporti lucano, tale da delinearne non solo le funzioni in prospettiva di nuove infrastrutturazioni, ma alcuni criteri pratici di gestione allo scopo di evitare frammentazioni e creare punti di contatto operativi tra i diversi modelli di mobilità sostenibile sul territorio per potenziare proprio l’aspetto carente del sistema trasporti regionale, la mancanza di connessioni tra operatori per facilitare la mobilità e la taratura dei bisogni e dell’offerta in rapporto alle reali esigenze

III. Costituzione del consorzio ”Ferrovie Lucane” ad integrale partecipazione pubblica tra i soggetti istituzionali di cui al punto 2.

consorzio pubblico che senza escludere la partecipazione dei privati nella fase di organizzazione pratica del servizio ribadisca che il trasporto è un settore a strategico interesse pubblico prevalente

IV. Progettazione e costruzione delle strutture di intermodalità gomma-rotaia di Metaponto, Lauria-Lagonegro, Matera, Melfi, Balvano.

prevediamo che per la realizzazione di quanto al punto 1), sia necessaria l’individuazione di 5 punti di interscambio gomma-rotaia sulla base della coincidenza tra assi veicolari stradali e ferroviari in cui allocare le strutture stesse atte al trasbordo di container scarrabili da tir a treno e che questi 5 punti siano appunto metaponto (con l’aggiunta di un punto di appoggio a policoro per quanto al punto VI), punto di interscambio tra l’asse veicolare stradale ionico e la tratta ferroviaria integrata metaponto-potenza- melfi-foggia (ivi compresa la rete ferroviaria esistente sibari-taranto), lauria-lagonegro, punto di interscambio tra l’asse veicolare stradale A3 salerno-reggio calabria (ed ivi compresa l’attuale rete ferroviaria) e la costruenda dorsale appenninica e mediana (vedi punto VI), matera, punto di interscambio tra gli assi veicolari stradali bradanica e statali per altamura-bari, la citata mediana ed il completamento della tratta ferroviaria matera-ferrandina (vedi punti VI e VII) e l’asse ferroviario delle appulo-lucane, melfi, punto di interscambio tra l’asse veicolare stradale potenza-foggia e la tratta ferroviaria trenitalia foggia-potenza, nonché il tronco delle ferrovie appulo-lucane (con previsione di utilizzo, previo accordo con rete ferroviaria italiana della struttura ad oggi sotto-utilizzata della stazione di rocchetta s. antonio, per l’appoggio di connessione alla struttura di melfi per l’autostrada bari-napoli), balvano, punto di interscambio tra l’asse stradale raccordo sicignano-potenza e la tratta ferroviaria salerno-sicignano-potenza…l’ovvietà di progettare e realizzare tali strutture nella partecipazione, ove esistente, di rete ferroviaria italiana e trenitalia e dei relativi progetti di sviluppo appare chiara e da praticarsi nelle sedi nazionali di confronto tra stato e regione

V. Progressivo abbandono del contratto di servizio di trasporto locale con Trenitalia ed affidamento di una commessa a strutture industriali locali per la costruzione di vetture ferroviarie da immettere alla circolazione sulla rete regionale di Rete Ferroviaria Italiana con gli specifici contratti di “nolo dei binari”, allo scopo di costituire un sistema auto-gestito di trasporto ferroviario pendolare sulle direttive Potenza-Foggia e Battipaglia-Potenza-Metaponto.

punto che appare chiaro negli intenti di poter tarare in proprio un sistema di trasporti pendolari più rispondente alle esigenze locali di quanto non assicurino treni in arrivo da altre regioni (più spesso autobus sostitutivi) ed agli attuali, enormi, costi sostenuti (contratto di servizio regione-trenitalia), attraverso la formula del nolo dei binari esistenti (formula già praticabile e praticata), attraverso la circolazione di proprio materiale rotabile da costruirsi nel territorio regionale attraverso aziende ad oggi esistenti (ferrosud) e per le quali simili commesse potrebbero costituire valido ausilio alle difficoltà occupazionali…i costi dell’investimento in termini gestionali sono recuperabili dall’allocamento integrale sullo stesso delle partire finanziarie ad oggi versate a trenitalia per il contratto di servizio, in termini infra-strutturali dalla possibilità di accesso ai fondi strutturali comunitari ad oggi esistenti

VI. Studio di fattibilità e finanziamento attraverso candidatura a fondi strutturali europei, progettazione e costruzione delle “dorsali ferroviarie appenniniche A) maratea-lauria-sant’arcangelo-corleto-calvello-potenza e B) maratea-lagonegro-moliterno-villa d’agri-brienza-tito-potenza (con possibilità di doppio tronco da policoro) e della mediana ferroviaria sant’arcangelo-tursi-craco-pisticci-ferrandina”, nella richiesta di ri-accantonamenti dei fondi e delle disponibilità finanziarie esistenti e postati attualmente sulla strada “saurina” (circa 200 milioni) ad integrazione.

per tale punto preferiamo esporre un disegno di massima dello sviluppo delle reti, reti che consentirebbero non solo la fuoriuscita dall’isolamento sia della zona sinnica, che delle valli del sauro-camastra e del cavone, verso potenza, ma l’interconnessione trasversale a matera

lo sviluppo totale della rete lucana assomma a circa 320 km per un costo stimato di progettazione e costruzione di circa 1000 milioni di euro, cifra da ripartirsi in un cofinaziamento del 50% a carico della regione basilicata (500 milioni da allocarsi nei bilanci annuali per euro 50 milioni per 10 anni e rinvenienti da aumento delle royalties per gli idrocarburi) e per il 50% a carico dei fondi comunitari per le infrastrutture)…è evidente nel progetto sia il progressivo abbandono delle tratte di trasporto via bus, sia l’istituzione di specifiche navette di collegamento tra i centri urbani più interni e la rete ferroviaria

VII. Azioni volte a sollecitare il completamento delle tratte ferroviarie Matera-Ferrandina e Matera-Altamura, nonché la più celere elettrificazione ed il potenziamento della Potenza-Foggia ad oggi finanziato con delibera CIPE con circa 200 milioni di euro.

La valenza del completamento di una tratta in buona parte realizzata nel suo percorso ed allo stato attuale abbandonata è strategica ai fini del completamento della rete ferroviaria lucana e tale richiesta andrebbe formalizzata nelle competenti sedi di trattativa tra stato e regione e posta al vertice di una ridiscussione sia sull’aumento delle royalties (vedi parte 5) idrocarburi) da finanziarsi attraverso derivazione specifica del contributo del 5% versato dalla fiscalità generale sul totale delle compensazioni, oltre al recupero di quanto eventualmente stanziato per il completamento e distratto in seguito verso altra destinazione

VIII. Adeguamenti, completamenti e messa in sicurezza delle reti auto-viarie esistenti nella ricerca di finanziamenti esistenti nei bilanci statali e di concerto con le province di Potenza e Matera nella messa in uso degli accantonamenti delle stesse e con ANAS, con completamento lotto 6 Tito-Brienza, completamento collegamento tra Saurina (tronco esistente) e ss. 598 Fondovalle Agri, connessione mediana tra Sinnica (Lauria-Senise), Basentana (Tursi-Pisticci) e Matera-Altamura, sp. 32, messa in sicurezza della Potenza-Melfi, della ss. Basentana, della Bradanica, completamento della Potenza-Matera-Bari, oltre alla viabilità minore.

punto questo che ovviamente presuppone l’apertura di uno specifico tavolo di trattativa con lo stato ed il massimo impegno dell’ente regione per il riconoscimento dell’istanza,oltre alla ri-allocazione in un piano generale di interventi viari di tutto quanto ai bilanci degli enti intermedi per i capitoli specifici e finora non speso

IX. Abbandono di ogni ipotesi di costruzione di nuovi grandi assi viari su asfalto.

X. Istituzione dell’ufficio regionale “car sharing & pooling” per il supporto alla condivisione del mezzo di trasporto da attuarsi con la partecipazione della consulta dei sindaci ed associazioni di cittadini.

si tratta evidentemente di un primo esperimento di condivisione del mezzo di trasporto privato, sia nell’ottica dell’incoraggiamento alla condivisione del mezzo privato nei fenomeni di pendolarismo, sia nell’ottica di un aiuto alla mobilità intra-regionale che comunque non potrà prescindere in tempi brevi dall’utilizzo del mezzo privato come opzione di mobilità alternativa ad un sistema trasporti a data attuale completamente da ripensarsi…riteniamo che tali pratiche di condivisione dell’uso del mezzo (car sharing), esattamente come ogni pratica di sostituzione della proprietà del mezzo con soluzioni di fitto temporaneo di autovetture (car pooling), siano essi studiati e pianificati come soluzioni a valenza urbana od extraurbana, vadano incoraggiati con forza attraverso una “messa a disposizione” delle strutture pubbliche a cominciare appunto dalla collaborazione tra comuni ed associazioni di cittadini nella redazione di veri e propri micro-piani e di supporti informatici di condivisione delle disponibilità alla collaborazione

XI. Progressiva sostituzione dei motori dell’attuale parco autobus urbano ed extra-urbano, sia pubblico che privato, con motori adatti all’utilizzo di bio-carburanti derivanti dal ciclo dei rifiuti (vedi parte ciclo dei rifiuti punto X.) e da coltivazioni di varietà agricole atte alla produzione di bio-carburanti esclusivamente su programmazione puntuale e basata sul fabbisogno reale e sotto il controllo del dipartimento agricoltura-ambiente (vedi parte 2) ambiente punto XII) ed utilizzo dei gas estratti nelle zone di coltivazione mineraria ad idrocarburi contrattualizzate per una rete regionale di distributori di metano per auto-trazione (vedi parte 59 idrocarburi punto XII) a prezzo calmierato per ogni residente lucano in sostituzione del beneficio ex art. 45 l. 99/09 (o bonus idrocarburi) il cui utilizzo deve prevedersi per quanto stabilito alle modifiche della proposta di modifica dello stesso da questo movimento già avanzate

punto questo che, nell’ottica di una discussione pubblica sull’utilizzo dei carburanti da rifiuti (vedi parte ciclo dei rifiuti), quindi sull’opportunità che si dia corso o meno alla gestione di un processo sul ciclo dei rifiuti e sull’impiantistica relativa comunque da affrontare con spirito critico, pone in primo piano l’esigenza che i cambiamenti sull’uso delle energie da auto-trazione (argomento che pone in essere cambiamenti sul piano produttivo dei veicoli) siano spinti a partire da una precisa volontà del pubblico a perseguire soluzioni alternative ai carburanti tradizionali e tali non solo da diminuire i fabbisogni di materie prime, ma da influire nettamente sui paradigmi produttivi che devono spingersi verso modelli sempre meno impattanti sia nel più stretto senso energetico, sia nel senso di sempre minori emissioni…a tal proposito, l’utilizzo di bio-carburanti deve intendersi non ad uso privato, ma ad uso strettamente pubblico quindi tarato su specifiche e programmabili quantità di carburanti, tali quindi da non costituire un pericolo di utilizzo dei campi agricoli per attività no-food come stabilito alla parte 1) agricoltura del programma

XII. Criterio prevalente di scelta del progetto di trasporto a minor impatto ambientale ed a migliore connettività.

Punto che ci sembra inutile descrivere, vista la sua chiarezza, ma di cui vogliamo sottolineare la necessaria equazione che deve porsi nella valutazione dell’equilibrio da raggiungersi con un esempio pratico…se occorre trasportare 100 persone dalle abitazioni ai luoghi di lavoro contemporaneamente il treno rappresenterà sempre la migliore soluzione in termini di energia occorrente, impatto territoriale, costi collettivi e privati al netto dell’investimento, manutenzione ordinaria, sicurezza ed efficienza, soddisfacimento del diritto, quindi tale mezzo sarà sempre preferibile ove la sua allocazione non risulti troppo svantaggiosa in termini economici, ma se occorre trasportare per le medesime ragioni 5 persone, nell’equivalenza del diritto, il trasporto potrebbe seguire logiche puntuali diverse in omaggio all’equilibrio tra tutte le componenti citate

 

 

il programma passo per passo – parte 8) turismo

8). Turismo

Passiamo ora alla ottava parte del nostro programma, turismo, dovendo necessariamente fare un prolusione che funge da base all’elencazione dei punti.

Il mondo occidentale ci ha ormai abituati ad una idea del turismo, villaggi vacanze, resort, alberghi, dove la stessa presenza del turista nel paese che lo ospita pare doversi necessariamente legare ad “omogeneità” dell’offerta stessa, che rientra in parametri e standard codificati, “occidentali”, e che riguardano non solo qualità e quantità dell’offerta stessa, ma la stessa percezione del tempo-vacanza che non appare mai dissimile dalla percezione usuale del tempo nel resto dell’anno.

Concetto non banale quello della percezione del tempo, ma fondamentale per la comprensione del “divertimentificio” e del veloce consumo ottico del paesaggio, delle tradizioni locali (anch’esse rese a tempo), della cucina e così via discorrendo, a cui troppo spesso il turismo di massa riduce la percezione del luogo, perdendo così ogni connotazione che potrebbe portarlo ad una dimensione differente, il viaggio, dove è la nozione di differenza del tempo a noi usuale, a costituire elemento cardine di ciò che deve essere “scoperta” del luogo che si visita, una “immersione” nel suo tempo (che è il tempo di natura, tradizioni, usi e dei ritmi locali) che riteniamo sia cardine fondamentale su cui ruotano due stili di fare e così programmare il turismo: consumare il luogo o viaggiare il luogo.

Crediamo che sia la sola seconda ipotesi, quella del viaggio, che possa legarsi ad una terra come la nostra regione, troppo facile a consumarsi se altre ipotesi dovessero intervenire sull’inconsueto che riesce ad offrire e su quell’incontaminatezza che invece vanno custoditi con cura come il vero volano di una “differenza” di questa regione.

Così questa parte del programma va letta in assoluta interdipendenza con tutte le sue altre parti, in una complementarità che tende alla valorizzazione del territorio ed alla conservazione del suo stato naturale come investimento.

I. Dichiarazione programmatico-statutaria dell’incontaminatezza del territorio come obiettivo prioritario (vedi parte agricoltura e ambiente) per un turismo compatibile al territorio ed alla sua salvaguardia e valorizzazione nell’ottica di tramandarlo come unicum alle future generazioni.

II. Redazione immediata di un piano di programma regionale per il turismo sulla scorta di quanto alla premessa ed al punto I)

piano che ovviamente deve recepire il criterio di base ed organizzare l’offerta turistica in stretta conseguenza a questo, valorizzando il patrimonio naturale, culturale, storico-architettonico e migliorandone la reale fruibilità attraverso interventi mirati a favorire la micro-accoglienza, la conservazione, tutela e valorizzazione dei piccoli borghi, la percorribilità intermodale della regione attraverso una precisa organizzazione dei mezzi di trasporto e delle coincidenza tra essi, l’offerta di circuiti in accordo al punto seguente e la migliore sinergia tra tutti gli uffici e gli operatori dell’offerta turistica da intendersi come regionale

III. Commissariamento e riforma dell’APT in Ufficio Interdipartimentale per il Turismo per l’attuazione del piano di cui al punto II), sottoposto al controllo programmatico del consiglio regionale, con compiti di individuazione dei circuiti turistici integrati (biblio-museale, storico-archeologico, del mare, della montagna, della tradizione, della eno-gastronomia, del paesaggio-oasi e parchi naturali), della gestione delle inter-modalità tra i circuiti, della redazione e gestione di una guida integrata dei servizi e delle offerte, di un calendario regionale degli eventi in collaborazione con gli enti locali, della interconnessione ed intermodalità tra i mezzi di trasporto locale, del controllo sulla gestione dei servizi e delle infrastrutture, dell’organizzazione diretta di eventi, della stipula e cura di convenzioni ed accordi con istituzioni, associazioni, categorie, imprese del settore turistico-ricreativo

il commissariamento, quindi l’allontanamento dell’attuale dirigenza, e la riforma dell’apt in ufficio interdipartimentale per il turismo, lungi dall’essere un mero rientro nella potestà regionale di competenze ad oggi delegate ad una struttura gestita quasi privatisticamente secondo logiche non sempre condivisibili, deve intendersi come la precisa volontà di costruire una reale, efficiente struttura di sovra-determinazione, indirizzo, controllo e gestione che faccio capo ad esatti criteri di organizzazione di una capillare struttura recettivo-culturale in grado di ottimizzare sia l’uso delle risorse che la messa in campo di strategie di comunicazione ed organizzazione…l’individuazione dei differenti circuiti, tra essi comunicanti, e ciascuno con l’individuazione di un responsabile operativo, serve a definire la migliore politica di organizzazione degli stessi in rapporto alla fruizione, ottimizzando e tarando così l’offerta non più verso un generico turismo, ma verso settori di interesse definiti e definibili proprio nei 7 circuiti che ovviamente necessiteranno di una comunicazione ed offerta strettamente individuabile…circuiti che dovranno potersi integrare tra loro, sia nell’offerta da affidarsi oltre che all’attività diretta di marketing territoriale, alla redazione di una precisa e dettagliata guida agli stessi, redatta da professionisti del settore e non più improvvisata e spesso confusa e contraddittoria (come spesso accade oggi), che nella riunificazione degli stessi circuiti in punti aggreganti, quali eventi e luoghi di particolare valore…la redazione, integrata alla guida, dovrà contenere un dettagliato schema dei trasporti regionali, sia quelli generali, sia quelli peculiari, intendendo con questo tutti i mezzi di trasporto coinvolti nella gestione del settore turismo…compito dell’ufficio sarà anche quello di verificare la rispondenza delle strutture organizzative e recettive a precisi parametri di legge e di soddisfazione del turista

IV. Programmazione quinquennale degli interventi sul turismo e legge regionale sulle contribuzioni al turismo con riordino della normativa sugli agriturismo e controllo sull’effettività degli stessi ed il rispetto dei parametri già fissati.

tale necessità di programmazione è ravvisabile con evidenza proprio rispetto all’enunciato dei punti precedenti, necessitandosi al contempo di una legge regionale che rimetta ordine a materie di interesse turistico

V. Realizzazione del Consorzio Regionale del Turismo tra operatori, enti locali e regione per l’aggregazione e la razionalizzazione dell’offerta, servizi comuni, tariffari, codice di disciplina e più in generale la gestione consortile dei circuiti al punto III)

la creazione dell’ufficio interdipartimentale per il turismo è prodromo alla creazione di un consorzio regionale del turismo dove far confluire ogni energia volta all’ottimizzazione delle linee guida ed alla loro applicazione pratica in termini di confluenza di interessi pubblici e privati alla migliore gestione di un comparto produttivo individuato come strategico per l’interesse regionale e che come tale necessita di un razionale e sistemico approccio pratico e comune

VI. Divieto espresso alla costruzione di nuove strutture di accoglienza turistico-alberghiero a qualsiasi titolo superiori alle 250-300 presenze e fissazione dei parametri di inserimento nei circuiti regionali.

punto che crediamo chiaro e che, lungi dall’apparire punitivo, individua invece conseguenzialità strettamente attinenti alla linea programmatica di voler favorire il turismo attraverso piccole strutture in cui favorire l’approccio del turista alla realtà locale e non ad una realtà che, in conseguenza delle dimensioni delle strutture, tenderebbe invece alla standardizzazione dell’offerta e della percezione

VII. Individuazione delle località di interfaccia per la successiva penetrazione nei circuiti guidati del territorio regionale sulla base delle infrastrutture autostradali-ferroviarie-aereoportuali, esistenti o di programmazione, ove andranno allocate le sedi operative dell’Ufficio Interdipartimentale con compiti di accoglienza, assistenza ed informazione, indirizzo dei circuiti, prenotazione dei servizi, controllo della qualità di sistema.

località di interfaccia che fungano non solo da front-office, quindi da primo impatto tra il turista e l’offerta turistica regionale, ma che siano in grado di assicurare la migliore organizzazione del viaggio attraverso la professionalità e la perfetta corrispondenza tra quanto promosso e quanto realmente offerto…riteniamo che sulla scorta di considerazioni svolte già al punto 7) trasporti, tali località siano facilmente individuabili in potenza, matera, metaponto-policoro, maratea, melfi, città dalle quali in virtù di una maggiore facilità di accesso dall’ambito nazionale possa poi veicolarsi nell’intero territorio regionale il flusso turistico

VIII. Censimento e valutazione dello stato di conservazione e di recupero, studio di fattibilità, messa in sicurezza, pavimentazione con materiali naturali trattati in loco, infrastrutturazione leggera di accoglienza dell’intero percorso dei Regi Tratturi e delle Vie della Transumanza, nonché delle vie consolari e medioevali, in ordine alla creazione di un percorso storico-naturalistico integrato ai circuiti al punto III) ed atto alle percorrenze a piedi, con mezzi animali od a trazione animale, con bicicli, automezzi a trazione elettrica o bio-carburanti, motocicli a basso tenore di emissioni carboniche ed acustiche o qualsivoglia veicolo a basso o nullo impatto ambientale

si tratta di uno specifico settore che permette l’immersione totale nel circuito naturale, potendosi ovviamente integrare con tutti gli altri circuiti, a “bassa velocità” e basso impatto, per il quale prevediamo una opera di ripristino mirato attraverso la messa in sicurezza delle arterie e l’uso di materiali locali (con ovvie ripercussioni positive a livello produttivo ed occupazionale) delle antiche vie di comunicazione, una connessione tra queste ed i luoghi di particolare interesse e la fornitura di mezzi animali ed a trazione meccanica a basso o nullo impatto ambientale organizzati secondo “stazioni di posta” che fungano da strutture recettive a bassa capienza, individuate ed organizzate attraverso nella ricognizione preventiva sulle strutture esistenti e di proprietà od utilizzo di demani pubblici (quindi regione, province, comuni, ex comunità montane, corpo forestale dello stato, anas, ferrovie dello stato, etc), eventualmente da richiedersi in affidamento attraverso comodati e tipologie varie di contratti non onerosi, e recuperabili ad altri utilizzi

IX. Legge regionale degli arenili e delle zone di rispetto, in accordo alla normativa nazionale di settore, atta a fissare regole e parametri su destinazione ed uso, manutenzione e cura degli stessi da parte degli enti locali, dei concessionari e dei soggetti a qualsiasi titolo coinvolti in attività che insistano in via diretta od indiretta sugli arenili.

crediamo che normare con efficacia in questo settore, nelle more della legislazione nazionale, sia necessario nella fissazione di precisi limiti di uso degli arenili e di utilizzo di materiali e/o strutture strumentali che vadano di concerto ai principi generali

X. Studio e realizzazione di un programma di inserimento dei comuni dichiarati in via di spopolamento in un circuito speciale turistico-residenziale volto all’arrivo e permanenza di categorie di pensionati e/o soggetti svantaggiati con l’intermediazione al punto III) in tema di convenzioni ed accordi

ci piacerebbe chiamare questo circuito speciale “i borghi del sorriso”, borghi cioè nei quali, previo un preciso censimento operativo, si possa dare avvio ad un processo turistico volto a categorie sociali (anziani o portatori di disagi) la cui domanda turistica è volta alla residenzialità in strutture e località dove sia la serenità dell’atmosfera ambientale e sociale in una accoglienza mirata alle specifiche esigenze ad essere volano di interesse…in altri termini, indirizzare un settore specifico dell’offerta turistica regionale verso soggetti sociali il cui arrivo in località altrimenti destinate a spopolamento potrebbe costituire occasione di rilancio delle stesse attraverso l’organizzazione locale di un’accoglienza tarata proprio sul “piccolo e tranquillo” che molti dei nostri paesi interni sono in grado di assicurare…vorremmo sottolineare la possibilità inoltre che tali arrivi possano tramutarsi in stanzialità dei soggetti ospitati per periodi anche più lunghi della stretta attività di vacanza e per i quali si attiverebbe inoltre una maggiorazione delle presenza legate anche ai flussi parentali degli ospiti

XI. Presa in carico da parte della Regione Basilicata, con apposito programma coordinato con gli enti locali, della ricostruzione o ristrutturazione di parti dei borghi abbandonati per la realizzazione di “villaggi dell’arte”, atti all’ospitalità di giovani artisti ed alla tenuta di attività seminariali e di stages, accademiche e didattiche, nonché alla realizzazione di laboratori artistici permanenti o stagionali ed all’inserimento degli stessi nei circuiti della formazione professionale.

punto che appare chiaro in termini sia di turismo legato agli stages artistici ed alle attività seminariali, sia in termini di crescita di uno specifico settore legato alla formazione professionale, sia inoltre come punto di interesse culturale che ben giustificherebbe interventi ricostruttivi da allocare oltre che sulla finanza regionale, anche su precisi capitoli di finanziamento nazionale e comunitario

XII. Azioni volte al completamento dell’aeroporto lucano presso la pista Mattei di Pisticci ed all’ottenimento di assets di voli stabili e/o stagionali, nonché studio di fattibilità di una compagnia consortile pubblico-privata per attività di chartering a fini turistici, potenziamento dell’avio-superficie di Grumento ed allestimento di campi di volo per deltaplano e simili.

punto che crediamo chiaro

 

 

il programma passo per passo – parte 9) industria e politiche industriali

9). Industria e politiche industriali

siamo alla nona parte del nostro programma, industria e politiche industriali, tema scottante in una regione che vede ovunque crisi industriali di fatto irrisolvibili, se non attraverso il procrastinarsi di contribuzioni ed interventi pubblici a più livelli, e che richiedono un discorso globale di destinazione di un comparto che di fatto costituisce una voce importante dell’economia regionale, economia di certo non immaginabile ad oggi senza l’apporto che il settore fornisce sia in termini strettamente produttivi, che per i suoi risvolti occupazionali.

Crediamo che questa regione abbia necessità di una programmazione di più ampio respiro e vedute che sappia guardare oltre l’attuale perifericità a cui il sistema economico costringe la nostra terra nell’ormai chiara equivalenza ricattatoria “posti di lavoro uguale industrie impattanti o volatili”, per addivenire a forme industriali autonome, “leggere”, legate strettamente al territorio ed alle sue potenzialità reali, in grado di liberare la regione da vincoli di sudditanza che nel caso fiat-sata, per esempio, appaiono tanto evidenti quanto grandi sono i rischi che ad un abbandono da parte della multinazionale del sito di Melfi corrisponda una crisi occupazionale irreversibile e senza precedenti nella nostra regione.

Vige a proposito di quanto contenuto in questa parte del programma comunque quanto previsto dalla parte ambiente al punto III).

I. Dichiarazione programmatica di indirizzo industriale regionale verso l’agri-industria diffusa e la produzione di tecnologie, componenti ed infrastrutture per lo sviluppo del comparto primario tradizionale, la produzione di elementi e tecnologie ad alto contenuto tecnologico e basso impatto territoriale, la componentistica e la progettazione per il sistema delle energie rinnovabili e per il risparmio energetico, la produzione di elementi per le bio-architettura e le bio-edilizie, il ciclo integrato regionale dei rifiuti, la programmazione e realizzazione delle bonifiche ambientali e delle opere di protezione e ripristino ambientale, la produzione energetica nei limiti della programmazione (vedi anche parte ambiente e la prossima parte, energia).

ancora una dichiarazione programmatica che, legata a quanto già espresso in altre parti del programma, indica una via allo sviluppo industriale che non può divergere dall’incontaminatezza del territorio e che, nello specifico, fornisce chiare ed univoche indicazioni su quali siano i settori di rilevanza sui quali l’attenzione pubblica dovrà convergere, quindi il settore dell’agro-industria diffusa e la produzione diretta od indiretta di componenti ed infrastrutture per il settore primario in grado di agevolarne lo sviluppo, il settore dell’innovazione tecnologica nella produzione e nello sviluppo delle tecnologie a basso impatto territoriale, il settore della ricerca e della produzione di elementi per la produzione energetica da fonti rinnovabili e per il risparmio energetico, il settore della bio-edilizia a cui potrà essere dedicato una parte dell’investimento già programmato sulla forestazione produttiva, oltre ai settori di ciclo locale quali il ciclo dei rifiuti, nella parte di gestione del conferito e nella programmazione di un settore della ri-verginazione della materia (vedi parte III) ciclo dei rifiuti), le bonifiche ambientalie di protezione del territorio dal dissesto idrogeologico, la produzione energetica nel limite di una programmazione volta al raggiungimento dell’autosufficienza

II. Rimodulazione della legge regionale sulla reindustrializzazione dei siti in dismissione e sulle relative poste finanziarie sui concetti di cui al punto I).

si tratta di interventi già programmati per oltre 40 milioni di euro ed in buona parte non ancora assegnati in via definitiva, di cui chiediamo la ri-programmazione sugli obiettivi di cui al punto precedente

III. Censimento reale delle attività del settore industriale e dei siti produttivi, attivi, dismessi, in crisi produttiva, programmati o per i quali siano state accese procedure a qualsiasi titolo e qualsiasi settore presso tutti gli enti territoriali regionali.

potremmo definirlo un libro bianco delle attività industriali presenti in regione,da redigersi a cura del dipartimento regionale alle attività economiche in collaborazione con il dipartimento alle infrastrutture per la parte di competenza, tale quindi da costituire una base cognitiva comune sulle attività stesse (ed in quanto tale, se ne prevede la pubblicazione on-line) per la riorganizzazione dell’intervento pubblico e delle opere infrastrutturali e di trasporto a supporto del comparto e la mappatura completa dello stato dell’arte, particolarmente per ciò che attiene alle intraprese che abbiano goduto di aiuti finanziari alla installazione sul territorio regionale

IV. Istituzione di una commissione mista permanente sulla programmazione industriale e sulle politiche industriali, composta da presidenza della giunta regionale, dall’assessorato alle attività produttive, assessorato ai trasporti ed alle infrastrutture, assessorato alla formazione, assessorato all’ambiente ed all’agricoltura, rappresentanti del consiglio regionale, rappresentanti delle categorie produttive, sindacali e professionali, rappresentanti diretti dei lavoratori e rappresentanti della consulta dei sindaci e della consulta ambientale (vedi parte istituzione).

pur esistendo già strutture di dialogo sotto forma di tavoli più o meno organizzati e rappresentativi, crediamo che una commissione mista permanente possa divenire non solo lo strumento di verifica dello stato del comparto e della programmazione regionale, ma una vera e propria “camera di rappresentanza” delle istanze del mondo produttivo ed occupazionale che si avvale della partecipazione ed integrazione di consulte territoriali ed ambientali tali da creare sinergie lineari in grado di far dialogare più soggetti interessati su un tema che, vista la sua rilevanza occupazionale, ma anche il suo possibile impatto territoriale, necessita della maggiore capacità di dialogo e di consultazione possibile

V. Messa in liquidazione dei Consorzi Industriali con passaggio delle competenze, delle gestioni e delle proprietà ad un Consorzio Regionale Unico della Attività Industriali sottoposto a controllo dell’indirizzo e degli atti da parte della commissione al punto IV).

l’inutilità al costoso mantenimento di ben due strutture simili, può essere evidentemente superata attraverso la delega ad un unico e più piccolo consorzio industriale sottoposto al controllo formale della commissione di cui al punto precedente

VI. Creazione di un fondo speciale di solidarietà per i lavoratori in mobilità e precari finanziato dai tagli agli stipendi dei consiglieri regionali, presidente ed assessori (vedi parte istituzione), dirigenti di livelli superiore, amministratori e consiglieri di società, agenzie ed enti pubblici.

punto sul quale, in attesa di un intervento legislativo che regoli la materia in modo definitivo, si potrebbero postare risorse atte, pur nella loro inadeguatezza, a lenire una parte della sofferenza sociale legata al contesto di crisi attuale

VII. Fissazione dei parametri temporali e delle procedure di dismissione delle attività industriali considerate incompatibili con quanto espresso al punti III) della parte ambiente.

per ogni attività industriale incompatibile agli obiettivi ed alle prescrizioni statutarie andranno fissati precisi limiti di tempo che possano consentire una dismissione controllata ed ordinata volta alla protezione dei livelli occupazionali, al ripristino ambientale, alla organizzazione tecnica o alla riorganizzazione produttiva originata dalla dimissione, in ogni caso riteniamo in tempi non superiori ai 12 mesi

VIII. Rimodulazione sulla base del censimento al punto III) delle aree industriali e loro recupero ad altre attività, ivi compresa la produzione energetica da fonti rinnovabili.

punto questo di una certa rilevanza poiché attiene alla riorganizzazione funzionale di tutte le aree industriali ed artigianali ex 219 ed interventi similari presenti nel territorio regionale o verso ipotesi di nuovi investimenti produttivi di concerto al punto I) o verso altre attività, come la produzione di energia da fonti rinnovabili, esclusi tutti i processi di combustione da rifiuti e/o biomasse e/o biocarburanti (e definiti dalla legge erroneamente come assimilabili alle energie rinnovabili), o verso il recupero ad utilizzi civici, previa bonifica, delle aree e delle strutture edilizie o verso processi di ri-naturalizzazione dei siti

IX. Obbligo alle attività industriali di predisporre un piano per l’autosufficienza energetica, ove reso possibile, esclusivamente da fonti rinnovabili con l’accensione di un fondo speciale misto di contribuzione.

riteniamo inutile ogni spiegazione del punto, se non alla parte riguardante il fondo misto di contribuzione, un fondo controllato dall’ente regione ove far convergere ogni contribuzione pubblica e privata al fine di ottimizzare e razionalizzare il processo di dotazione di strutture di auto-sufficienza energetica, nell’imposizione di una tassazione specifica da ricavarsi da una parte percentuale dalle imposte attualmente già versate alla regione ed, in sede di contrattazione stato-regione, di parte percentuale di quanto versato alla imposizione generale…è comunque da prevedersi una contribuzione regionale da ricavarsi da una quota parte delle royalties ricevute per gli idrocarburi (stima circa il 3% annuo)

X. Creazione di un Ufficio Regionale Speciale per il ricevimento delle proposte di allocazione di nuove intraprese industriali sul territorio della regione e di una commissione specialistica di valutazione economico-ambientale per l’ammissione delle stesse ad ogni forma di contribuzione a carico dei fondi regionali.

riteniamo che tale ufficio speciale sia essenziale per riunificare tutti i processi di richiesta per l’allocazione di imprese industriali nel territorio regionale, così come la commissione specialistica di valutazione al fine di riunire procedure ad oggi disperse in ambito burocratico

XI. Fissazione di un limite minimo di quindici anni di garanzia di operatività e di mantenimento dei livelli occupazionali iniziali per le nuove aziende che si installano in regione con contribuzione pubblica a qualsiasi titolo.

XII. Legge regionale sul sequestro degli immobili, delle attrezzature, delle scorte e delle tecnologie per le aziende di cui al punto XI) e per le intraprese già operanti in regione e che abbiano avuto accesso a finanziamenti regionali non rispettando quanto al punto precedente.

riteniamo sia il punto XI) che il punto XII) chiari nella loro formulazione, nell’indicazione per gli uffici legali della regione di avvio immediato delle pratiche legali per l’ottenimento del sequestro prima e della confisca poi in sede giudiziaria, ove non fossero rispettati questi parametri che andranno stabiliti in sede legislativa regionale attraverso specifica norma

 

 

il programma passo per passo – parte 10) energia e politiche energetiche

10) energie e politiche energetiche

passiamo alla decima parte del nostro programma, energie e politiche energetiche, partendo dalla considerazione di alcuni dati di fatto, le estrazioni petrolifere in atto, quelle immediatamente future, quelle con cui avremo probabilmente a che fare nel prossimo futuro, l’approvazione del PIEAR e delle successive modificazioni/integrazioni allo stesso ed i profondi dubbi che riguardano proprio quest’ultimo nella sua applicazione.

Crediamo quindi che in Basilicata non vi sia alcuna necessità di ulteriori produzioni energetiche, anche a fronte di un calo della richiesta energetica globale e regionale sia per effetto della crisi che del risparmio energetico generato dai miglioramenti produttivi, così da non giustificarsi alcun aumento annuo del fabbisogno regionale e ciò nonostante il problema della produzione energetica si ponga fortemente sia rispetto alle indicazioni UE (tra cui Burden Sharing), sia alla necessità di soddisfare quel fabbisogno attraverso la produzione locale da fonti rinnovabili, fonti che nonostante escamotage di legge che considerano rinnovabili fonti di produzione energetica quali la termo-valorizzazione di rifiuti, le bio-masse ed in ogni caso tutti procedimenti fondati sulla combustione, crediamo vadano riportate alla loro essenza di fonti rinnovabili in quanto tali e non inserite in piani energetici ulteriori in forma di Piano Energetico Nazionale che riguardi questa regione.

Valido quanto già espresso sul nucleare nella parte ambiente del presente programma.

I. Blocco immediato degli effetti (moratoria energetica) e rimodulazione del PIEAR, sia dal punto di vista quantitativo, che qualitativo, ed in ogni caso in accordo al seguente punto II), così da realizzarsi solo in accordo ai principi della auto-sufficienza energetica tarata sulle reali necessità certificate sui consumi integrati degli ultimi due anni, sulla realizzazione di piccoli impianti in/off grid a gestione comunale od inter-comunale, sulla rete corta regionale, sulle reali capacità produttive nel rispetto del territorio e della sostenibilità e del non consumo di territorio, sull’intervento pubblico prevalente nel settore energetico.

si tratta, in sintesi, delle nostre idee di realizzazione di un piano energetico regionale realmente attinente alle necessità del territorio, quindi organizzato sulla auto-produzione volta al raggiungimento della auto-sufficienza energetica, elemento questo di non secondaria importanza dal momento che la nostra regione con le sole estrazioni di idrocarburi attuali (val d’agri) e di prossima realizzazione (tempa rossa), maggiorate degli effetti del memorandum, portano ad un 9% circa del totale del fabbisogno energetico del paese (calcolato in barili di petrolio equivalente), troppo per una piccola regione dagli equilibri delicati come la nostra…evidente quindi che nel tarare ulteriori produzioni energetiche si rendesse necessario considerare quanto già in atto, avendo invece stabilito nel PIEAR un ulteriore aggravio territoriale…la nostra idea è un sostanziale ribaltamento produttivo che in primis pone la necessità di conoscere in dettaglio il consumo energetico aggregato e settore per settore, quindi disaggregato per zone omogenee sul territorio regionale, la costruzione di piccoli impianti ad energie rinnovabili strettamente tarati sui consumi accertabili e gestiti dalle comunità, dove possibile anche non connessi in rete, individuando ogni tipologia produttiva sulla base delle reali possibilità del territorio non solo a produrre una o più tipologie energetiche, ma anche ad ospitare gli stessi impianti per evidenti ragioni di ordine vocazionale, ambientale ed economico…l’idea finale sarebbe di arrivare ad una compartecipazione dei cittadini alla produzione attraverso l’auto-produzione domestica da immettere in rete soddisfatte le esigenze proprie

II. Dichiarazione di intenti che stabilisca l’energia prodotta e producibile in loco come “bene comune regionale”, assoggettandola ai principi di gestione pubblica dell’acqua (vedi parte del programma acque) e legge regionale che sancisca la non realizzazione di impianti di energia rinnovabile fondati sui processi di combustione e/o cogenerazione e sull’uso delle tecnologie nucleari.

punto assolutamente in linea con quanto esposto in più parti del programma, ma sul quale vogliamo ribadire la centralità della produzione energetica che al pari dell’acqua deve essere gestita secondo canoni da “bene comune” e, nelle more della legislazione nazionale trattata come bene senza rilevanza economica primaria…legislativamente poi si intende stabilire che le energie prodotte da processi di combustione non sono considerabili come energie rinnovabili ed in modo particolare normare, entrando in contenzioso con lo stato, sul divieto dell’uso delle tecnologie nucleari sotto qualsiasi forma nella produzione di energia

III. Liquidazione immediata della Società Energetica Lucana e sua trasformazione in ente pubblico a carattere non economico di produzione, gestione e distribuzione energetica od in alternativa in società ad azionariato di cittadinanza.

riteniamo che la società energetica lucana abbia dei pericolosi tratti privatistici che intendiamo inabilitare o con la liquidazione della società e l’affidamento delle sue competenze ad un ente di diritto pubblico (agenzia regionale dell’energia o ad una società ad azionariato di cittadinanza sul modello di quanto previsto sulla trasformazione di acquedotto lucano

IV. Istituzione di una Autorità Energetica regionale indipendente e della Commissione Mista Consiliare sull’Energia, costituita sulla base dei principi di quanto alla analoga commissione mista citata nella parte del programma industria e politiche industriali e con essa relazionante.

autorità energetica che vigilerà su ogni aspetto riguardante la gestione e produzione di energia sul territorio regionale, non solo per quanto attiene la produzione ex PIEAR, ma ogni tipologia di produzione energetica, anche non a carattere regionale, sul territorio della regione, con specifica autorità sui tracciati degli elettrodotti anche a carattere nazionale

V. Istituzione di una commissione di esperti che individui le possibilità di produzione energetica da fonti rinnovabili di ogni comune lucano, stabilisca il fabbisogno prevedibile in rapporto ai piani di sviluppo, individui in modo concertato con le popolazioni locali le fonti utilizzabili, le dimensioni degli impianti (vedi punto I).

punto strettamente connesso a quanto esposto al punto I) per ciò che attiene l’individuazione e la taratura di plessi energetici locali

VI. Realizzazione a cura della Regione Basilicata degli impianti di produzione energetica e consegna della gestione diretta degli stessi ai sindaci, in collaborazione con l’ente energetico al punto III) e l’autorità energetica al punto IV).

VII. Tariffazione energetica regionale per la parte di competenza dell’ente energetico sulla base del costo lordo reale di produzione.

ove per costo lordo di produzione si intende il costo generale della produzione, gestione, manutenzione, distribuzione, costi del personale ed oneri senza alcuna redditività da capitale investito

VIII. Esclusione alla realizzazione di impianti energetici superiori a 200 kw sulla base di procedimenti di DIA o procedimenti semplificati, esclusione dell’utilizzo di terreni agricoli e/o soggetti a vincolo ambientale-paesaggistico per la realizzazione di impianti energetici, ad eccezione dei casi di comprovata irrealizzabilità degli impianti previsti sulle superfici edilizie esistenti o su aree ex aree industriali (vedi parte industria punto VIII).

il punto è in linea con quanto stabilito sull’auto-sufficienza energetica regionale da perseguirsi attraverso impianti dal basso impatto sulle matrici ambientali e/o paesaggistiche, nell’abbattimento di ogni procedura semplificata ove sussistessero diritti privati acquisiti

IX. Regolamentazione puntuale della possibilità di utilizzo e produzione di bio-masse o materie prime agri-energetiche solo per impianti off-grid di stretta auto-sufficienza locale (vedi punto II) o di uso privato in termo-camini a recupero energetico.

il punto ha lo scopo di regolamentare un utilizzo residuale e locale delle bio-masse incentrando il loro utilizzo sul reale fabbisogno e sulle condizioni di approvvigionamento locale ed al tempo stesso di normare sull’utilizzo delle stesse in termo-camini ad uso domestico atti al recupero energetico

X. Azzeramento delle domande di realizzazione di nuove centrali eoliche pervenute presso la Regione Basilicata fino a rimodulazione del PIEAR.

punto chiaro e conseguenziale alle finalità di rimodulare il PIEAR nella sua parte predominante, l’eolico, ove riteniamo che domande per la realizzazione di oltre 2000 mw siano insostenibili per il territorio, nelle più generale critica a tutto lo strumento adottato

XI. Opposizione in ogni sede ad ogni progetto esterno di realizzazione di impianti energetici fondati sui processi di combustione di idrocarburi, cdr e simili e bio-masse nell’intero territorio regionale, compresa ogni forma di centrali o strutture attinenti a trasporto, stoccaggio, trattamento degli stessi, con rilettura critica dei pareri positivi espressi precedentemente dalla Regione Basilicata e negazione degli stessi sulla base dei principi di auto-tutela e precauzione.

punto che riguarda in modo prevalente gli impianti già autorizzati o da autorizzare le cui domande sono in giacenza presso gli uffici regionali

XII. Avvio immediato delle procedure di opposizione in ogni sede legale ed amministrativa a procedimenti di allocazione di strutture energetiche autorizzate in Regione Basilicata sulla base di disposizioni legislative nazionali che contrastino con i punti espressi in questa parte del programma ed in ognuna delle precedenti.

 

 

il programma passo per passo – parte 11) sanità e politiche assistenziali

11. Sanità ed assistenza sociale

Siamo ora alla parte del programma dedicata alla sanità ed assistenza sociale, dove dobbiamo premettere che pur essendo i conti della sanità lucana fondamentalmente in equilibrio, molto si deve fare in ordine al miglioramento tanto delle cure offerte, tanto dei servizi ad essa associati in un’ottica di sempre maggiore disponibilità del settore ad incontrare le necessità dei cittadini residenti soprattutto nei piccoli centri che troppo spesso sono penalizzati dalle lunghe distanze dai luoghi di assistenza e cura e dal disagevole accesso ad essi.

I. Istituzione di una Commissione indipendente per la valutazione di qualità, quantità, merito, congruità e legalità delle convenzioni con enti sanitari privati di qualsiasi titolo e natura e per la valutazione degli appalti e forniture di beni e servizi finora concessi per prestazioni materiali ed immateriali, con obbligo di eventuali rotture dei contratti e/o rimodulazioni degli stessi a favore dell’ente pubblico lì dove emergano criticità, disparità tra servizi offerti ed erogati, condizioni di prezzi praticati (vedi seguente punto II), condizioni generali e puntuali di offerta dei servizi, monopoli od oligopoli de facto, condizioni di favore ed in genere tutto ciò che, pur nel formale rispetto delle leggi, si configura come distorsione del sistema delle convenzioni e degli appalti.

in realtà questa commissione si presenta con le caratteristiche di una super-commissione sanità per indagare sull’intero sistema degli appalti e delle forniture nel settore sanitario nella nostra regione, non solo per l’individuazione di storture e condizioni di favore connesse al settore privato convenzionato, ma, in accordo a recenti disposizioni di legge nazionale che individuano i cosiddetti costi standard della sanità, per intervenire direttamente sulla loro composizione attraverso uno specifico mandato del consiglio regionale alla rimodulazione degli stessi sulla base di una indipendenza di giudizio e di azione

II. Redazione di un Pubblico Libro Mastro sugli appalti e le convenzioni stipulate dal servizio sanitario regionale, redazione di un prezzario ragionato della sanità ed in linea con i costi standard stabiliti a livello nazionale e redazione di un Libro degli Standard Sanitari da applicarsi alla sanità pubblica e privata.

di tale strumento conoscitivo pubblico si sente notevole bisogno non solo per riportare chiarezza in un settore le cui dimensioni economiche e sociali sono tali da rendersi palese la sua complessità, ma per definire nei dettagli gli standard a cui sottoporre ogni aspetto delle convenzioni stipulate, delle forniture e degli appalti al fine di armonizzarli alla media nazionale dei costi, definendo al tempo stesso standard quali-quantitativi da rendere obbligatori per qualunque operatore

III. Potenziamento interno, previi accordi sindacali e concertazione diretta con i lavoratori, degli uffici e delle strutture di laboratorio e di ambulatori ASL al fine di rendere le liste di attesa per prestazioni ed analisi non superiori in ogni caso ad una-due settimane.

punto chiaro e che non crediamo necessiti di particolari spiegazioni anche nella volontà dell’attuale gestione amministrativo-sanitaria di rendere tali liste sempre più brevi, ma in cui crediamo si necessiti di una particolare spinta motivazionale

IV. Valutazione finanziaria per l’abolizione di ogni forma di ticket sanitario e per l’erogazione generale di farmaci attualmente fuori esenzione. nel mantenimento dei saldi di bilancio.

crediamo che operata una doverosa razionalizzazione dei costi sulla base degli standard nazionali e di una certa logica di efficienza, possano emergere risparmi di bilancio tali da rendere possibile questa misura e primariamente a questa abolizione ed erogazione viene finalizzata la misura della stessa razionalizzazione dei costi nel mantenimento dei saldi di bilancio attribuiti in sede nazionale

V. Istituzione di una Commissione indipendente permanente di valutazione dell’operato della sanità pubblica.

commissione tecnica di valutazione affidata interamente a strutture indipendenti che operino già o si propongano di farlo nel campo dei diritti dell’ammalato, dell’assistenza volontaristica domiciliare ed ospedaliera, delle associazioni mediche indipendenti, supportata da un team di valutatori medici, infermieristici, impiantistici esterni

VI. Mantenimento di tutti i presidi ospedalieri e di pronto soccorso presenti in regione nella rimodulazione dei servizi erogati e potenziamento del servizio di ambulanze ed eli-ambulanze su tutto il territorio regionale.

siamo ad un punto delicato che attiene direttamente al diritto dei cittadini di essere curati ed assistiti nella maggiore prossimità alle loro abitazioni e verso il quale molte sono state finora le criticità sollevatesi nel riordino delle strutture operato o da operarsi, criticità che devono essere armonizzate e rispettate anche quando le esigenze economiche di riordino consiglino quella minore diffusione di presidi ospedalieri ad oggi presente sul territorio regionale, che ricordiamo figlia di una certa idea clientelare della sanità, ponendosi comunque la necessità di non privare di diritti acquisiti cittadini che vivono particolari condizioni di disagio legato all’orografia dei territori…riteniamo che in alcuni dei punti seguenti (VIII, X, XIII) siano necessario corollario ad ogni ipotesi di riordino degli stessi servizi, dovendosi comunque ed in ogni caso non solo assicurare la prestazione primaria al paziente, ma anche la possibilità per i congiunti di poter agevolmente assicurare cure parentali che sappiamo decisive nel decorso di molte patologie o a particolare effetto lenitivo nei decorsi infausti legati a particolari patologie od alla semplice anagrafica del paziente…riteniamo inoltre che il potenziamento della attuale struttura di soccorso in eli-ambulanze vada senz’altro potenziata nel numero di velivoli e personale tecnico, abilitata al volo notturno e predisposte in ogni comune lucano adeguata pista di atterraggio e sistema continuo di comunicazione e supporto via terra in casi di inabilitazione meteo-climatica al volo delle stesse

VII. Istituzione della filiera alimentare a chilometro zero obbligatoria per tutte le strutture sanitarie pubbliche e private operanti in regione.

tal punto, letto in perfetta armonia con quanto stabilito nella parte agricoltura, fa riferimento non solo agli evidenti benefici di ciclo economico per il settore primario locale che ne riceverebbe una particolare spinta positiva, ma soprattutto alle evidenze di un miglioramento delle condizioni generali del paziente e di un più veloce decorso delle patologie in presenza di una alimentazione sana e ricca in componenti nutritive assicurate dalla brevità del ciclo produzione-consumo, miglioramento certificato in ormai numerose evidenze della letteratura scientifica e che non mancherebbe di portare benefici di costo per l’ente pubblico in considerazione di una media giorni di ricovero che dovesse tendere a decrescere in virtù di questo provvedimento

VIII. Potenziamento delle cure sanitarie domiciliari attraverso la razionalizzazione dell’impiego di personale e protocolli di intesa con i medici di famiglia ed il personale infermieristico, nonché ostetrico.

si tratta di un punto in qualche modo già al centro dell’intervento attuale sul sistema delle prestazioni domiciliari, ma sul quale vogliamo puntare in modo determinante in modo da assicurare non solo le prestazioni che potrebbero essere inficiate dalle razionalizzazioni sulle strutture sanitarie ospedaliere, ma anche quella domiciliarizzazione delle cure che molte evidenze pratiche dimostrano essere estremamente efficaci sui decorsi di malattie a carattere di lungo-degenza o geriatriche…i sintesi la ratio dell’intervento domiciliare non deve essere vista come una mera componente di risparmio della prestazione singola nel sistema sanitario regionale, ma come una vera e propria motivazione di fondo che tende ad assicurare nella tranquillità del domestico le migliori cure possibili…a titolo di esempio, pensare ad un sistema di nascite organizzato domiciliarmente, tranne naturalmente i casi di osservanza sanitaria ed intervento in struttura, deve essere visto come la volontà di perseguire il parto casalingo perché assicura, nel rispetto di alcuni standard sanitari logici, la migliore nascita possibile ed il miglior travaglio per la partoriente, non mai la soluzione più economica…soluzione questa che implica anche la drastica riduzione dei parti cesarei ed una indagine sulla loro eccessiva frequenza ben al di sopra della media nazionale ed europea

IX. Convenzioni con specialisti per la possibilità di cure non allopatiche somministrabili presso ogni struttura medica pubblica e rientranti nel prontuario regionale del farmaco.

crediamo fortemente che il ricorso per determinate patologie e sulla base della libera volontà del paziente informato, a cure non allopatiche sia una scelta di fondo obbligata per una sanità più equilibrata e libera da vincoli farmaceutici al consumo di alcune tipologie di principi attivi che nelle ormai sempre più numerose pratiche mediche si dimostrano almeno a parità di effetto curativo molto più invasive di rimedi farmo-erboristici, omeopatici e più in generale di derivazione naturale…in altri termini riteniamo che l’inserimento nei prontuari regionali di rimedi farmaceutici naturali non allopatici possa concorrere a quella sempre minore dipendenza dalla sintesi chimica (e quindi dalla pervasività delle case farmaucetiche) auspicabile per una sanità moderna…a tale scopo crediamo inoltre che vada stimolata la produzione di erbe officinali nel sistema agricolo della regione in cooperazione con l’università di basilicata e con istituti di ricerca

X. Graduale trasformazione dell’assistenza domiciliare agli anziani ed ai non autosufficienti in assistenza familiare, accompagnata dai servizi sociali e dalle cooperative di assistenza, con devoluzione diretta ai nuclei familiari della contribuzione attualmente erogata dai servizi sociali per l’assistenza, allo scopo di ricreare, ove possibile, la “continuità delle tre generazioni” ed un modello di assistenza tarato sulle reali necessità e sulla affettività familiare.

il tentativo, da attuarsi nel concorso dei comuni, è una familiarizzazione dell’assistenza che avrebbe funzioni economiche dirette per i nuclei familiari che decidono di assistere il paziente ed a cui andrebbero devoluti la totalità degli assegni sociali relativi, nel miglioramento di assistenza che normalmente l’assistenza casalinga dovrebbe consentire (e a tale scopo dovrebbe essere prevista una commissione di ispezione e controllo), ma con implicazioni sociali evidenti soprattutto nella trasmissione culturale attraverso le generazioni, e qui detta “delle tre generazioni”, trasmissione che generalmente tende a saltare una generazione, quella dei genitori verso cui in determinate età vi è una imperante fase del no da parte dei più giovani e che troppo spesso per le più svariate ragioni (in primis il lavoro e gli impegni orari ad esso legati, ma a volte anche condizioni di incapacità educativa relativa) non viene correttamente adempiuta da questi, ricomponendosi nella parte della trasmissione dei saperi tradizionali e storici più facilmente con la generazione dei nonni…ancor più in generale, è evidente il tentativo, in una cultura ancora legata alla conservazione del vincolo familiare quale è ancora quella lucana, di far sopravvivere ad un approccio a volte devastante alla modernità dei rapporti familiari, originantesi spesso sia dal sistema economico che dal sistema dei media, di tenere salda la socialità legata al modello familiare mettendo al centro della cura parentale la generazione od i soggetti più bisognosi della stessa come vincolo alla sopravvivenza del nucleo familiare stesso

XI. Istituzione dell’Ufficio Unico per i Trapianti di Organi e le cure mediche fuori distretto a cui far convergere dalle unità locali e dai medici di famiglia ogni richiesta di prestazioni medico/assistenziali non erogabili in loco per la razionalizzazione del servizio.

l’evidenza di tale punto è chiara e riteniamo inutili spiegazioni aggiuntive

XII. Legge regionale di incompatibilità tra professionalità sanitarie nell’ambito pubblico e privato e verifica amministrativa di competenze e titoli nell’intero comparto della sanità regionale.

per esigenze di ulteriore chiarezza ribadiamo che, nelle more di una doverosa ricognizione amministrativa che in più parti del programma abbiamo sollevato come da operarsi nelle strutture pubbliche per evidenti ragioni di efficientamento delle stesse, dovrà essere stabilità una incompatibilità al contemporaneo esercizio della professione medica in ambito privato e pubblico

XIII. Potenziamento del CROB di Rionero e creazione, in cooperazione con il consorzio dei trasporti (vedi parte trasporti ed infrastrutture), di servizi dedicati ed avvio reale del Registro Regionale dei Tumori.

chiara appare la volontà di potenziare ulteriormente la struttura specialistica oncologica fino a farla divenire un centro di eccellenza a carattere nazionale e la possibilità di accesso alla stessa da parte dei cittadini, siano essi pazienti o familiari attraverso una specifica convenzione con il consorzio dei trasporti tale da assicurare l’agevole raggiungimento di una struttura che allocata nella zona nord della regione, presenta disagi oggettivi per gli abitanti di molte zone della regione…per ciò che attiene al registro tumori, la volontà è una rapida ed efficace partenza operativa dello stesso, giudicandosi meritorio, ma ancora incompleto il livello dei dati trattati sinora

XIV. Istituzione dell’Ufficio Regionale per l’alimentazione e la prevenzione dei disturbi alimentari.

crediamo maturi i tempi affinché si provveda alla organizzazione di un ufficio specializzato di ricerca, coordinamento, direzione e controllo delle attività sanitarie a riguardo delle patologie alimentari, siano esse derivanti da cause psicologiche (bulimie ed anoressie), comportamentali (obesità e diabete alimentare), endocrine (diabete ed obesità ormonali) o comunque derivanti da una scorretta alimentazione

 

 

il programma passo per passo – parte 12) rifiuti speciali, impianti e stoccaggi

12). Rifiuti speciali, impianti e stoccaggi

Siamo alla parte 12) del nostro programma, rifiuti speciali, impianti e stoccaggi, che alla luce dei tanti allarmi suscitati, merita un’attenzione particolare alla luce della pericolosità che questi rifiuti presentano per la salute umana ed animale e per l’ambiente in generale, ma anche di disposizione legislative nazionali che di fatto autorizzano il traffico e lo smaltimento di queste particolari tipologie di scarti pericolosi alla stregua di una merce come tutte le altre.

A ragione dell’intrecciarsi di norme generali con norme regionali, noi crediamo essere più che i vari decreti e leggi susseguitisi negli anni, la riforma del titolo V della Costituzione, che attribuisce concorrenza legislativa tra stato e regione sulle tematiche energetiche ed ambientali, e i principi di sussidiarietà e di precauzione, ad essere i punti di partenza di ogni considerazione programmatica in merito.

Abbiamo già in altre parti del programma, rifiuti, ambiente, agricoltura, esplicitato principi generali ed interventi puntuali che integrano i seguenti punti:

I. Conferma e rafforzamento attraverso specifica legge regionale che integri l’attuale legge regionale n. 59/95, del tassativo divieto di trattamento, trasporto e stoccaggio di rifiuti industriali tossico-nocivi derivanti da qualsiasi procedura non prodotti sul territorio regionale.

Crediamo urgente normare su questo punto, ben oltre il dettato della legge citata, per rafforzare il un divieto specificamente per ciò che attiene il termo-distruttore fenice, dove viene incenerito circa il 40% dei rifiuti speciali prodotti nel paese, e per ciò che attiene ogni intenzione di allocare altri impianti simili sul territorio regionale…ricordiamo che nel mentre il decreto 152/2006 prevede che per gli spostamenti fuori regione sia necessario apposito decreto del consiglio dei ministri, tale divieto, sempre a norma del citato decreto, non vale per i rifiuti speciali, di fatto equiparati a qualsiasi merce (nell’ovvietà delle norme specifiche circa le tipologie, i soggetti abilitati e la modulistica prevista e per molti versi insufficiente) e così in grado di poter entrare nel territorio regionale, essere stoccati ed eventualmente combusti non solo in impianti di termo-distruzione, ma in cementifici

II. Spostamento delle competenze in materia di rifiuti speciali dalle province alla regione e creazione dell’Ufficio Speciale per i Rifiuti Industriali tossico-nocivi per la gestione, in collaborazione con le commissioni miste di cui alle parti del programma ambiente e rifiuti e la polizia ecologica regionale, delle fasi di trattamento, stoccaggio, smaltimento e trasporto dei rifiuti speciali prodotti sul territorio regionale.

appare evidente che simile ufficio sia un superamento delle attuali gestioni separate, pur delegate dalla stessa regione, per ricomporre il quadro delle responsabilità e dei controlli nello stesso ente preposto alla pianificazione dei relativi piani rifiuti, nell’evidenza che tale gestione deve essere non solo pubblicamente visionabile attraverso la messa in rete di ogni movimento di rifiuti e relative documentazioni sugli stessi e sui soggetti abilitati ad ogni fase del loro trasporto, trattamento e stoccaggio e sottoposto a controlli delle consulte e dell’organo di polizia ecologica regionale che assume quindi ruolo di controllo preventivo sulla legittimità degli atti e loro conformità alle norme regionali in materia, quindi di polizia giudiziaria

III. Messa in sicurezza ed avvio delle procedure pubbliche di dimissione e chiusura di ogni impianto e/o discarica di rifiuti tossico-nocivi operanti in regione non rientranti nel dettato di provenienza del rifiuto di cui al punto II).

IV. Divieto di ampliamento, anche già autorizzato, di ogni struttura o quota lavorativa di cui al punto III).

V. Individuazione delle procedure di riduzione e graduale chiusura di tutte le attività residue al punto III) che operino sul territorio regionale.

i punti III, IV e V ci sembrano del tutto chiari, necessitandosi ovviamente di precise regole per quanto al dettato dei punti e tali da non far insorgere problematiche burocratiche o conflitti di competenza, compito al quale sarà delegato l’ufficio legale della regione su preciso mandato del consiglio regionale che ne farà proprio il dettato per la trasformazione in legge regionale

VI. Pubblicazione su un sito web specifico (vedi parte del programma rifiuti) di un registro-banca dati dei soggetti pubblici e privati e delle relative partecipazioni operanti in regione nei settori di cui al punto precedente, dei codici cer e dei mud (o delle risultanze derivanti da più moderni strumenti di dichiarazione) e possibilità di tracciamento da rendere pubblico attraverso telerilevamento puntuale in tempo reale di ogni mezzo mobile occupato nelle attività di cui sopra.

riprendiamo in questo punto quanto già esposto nella parte III, nella necessità di rendere trasparenti ed accessibili a chiunque tutti i dati del sistema in tempo reale

VII. Individuazione a cura dell’ufficio di cui la punto II) di una procedura speciale per i fanghi e le acque derivanti da estrazioni petrolifere e trattamenti produttivi e/o derivanti da operazioni di manutenzione delle infrastrutture di trasporto e dei soggetti ammessi alle operazioni.

crediamo che una simile competenza debba divenire, ben oltre la gestione dei rifiuti speciali, un preciso compito dell’ufficio speciale nell’evidenza di rendere chiaro un settore, quello dei fanghi e dei reflui da estrazione e trattamento, ad oggi avvolto in un palude legislativa in cui mancano specifici dettati normativi e strumenti efficaci di controllo a livello regionale

VIII. Divieto di re-iniezione a qualsiasi titolo nel sottosuolo dei rifiuti di cui al punto VII)

ciò allo scopo di rendere impossibile qualsiasi contaminazione delle acque di falda in seguito a processi di re-iniezione nel sottosuolo

IX. Attività ispettiva e censimento a carico della polizia ecologica dei depositi illegali di rifiuti ed immediate operazioni di messa in sicurezza e bonifica a carico dell’ente regione con automatica costituzione in giudizio contro autori e mandanti dei depositi illegali, proprietari dei suoli, ove non se ne dimostri l’estraneità, con immediata sospensione e revoca di ogni beneficio e/o provvidenza stabilita da ente o sub-ente regionale per le persone fisiche e/o giuridiche ad ogni titolo coinvolte.

punto che crediamo sia molto chiaro nelle sue intenzioni

 

il programma passo per passo – parte 13) sistema scolastico, università e formazione

13). Sistema scolastico, università e formazione

Continua l’esposizione del nostro programma con la parte dedicata a sistema scolastico, università e formazione, anche questo un tema in cui si intrecciano fortemente legislazioni ed indirizzi nazionali, ma con non marginali possibiltà normanti ed operative a livello regionale.

Affermato come principio che l’istruzione scolastica serva in primis alla formazione umana del discente, alla creazione di una coscienza critica e di un razionale approccio alla realtà che non si enuclei mai rispetto alle relazioni sociali ed alla naturale cura di esse, e solo in secondo luogo alla formazione pre-lavorativa in quanto tale, in relazione ai dimensionamenti scolastici ed alle riforme di recente approvate, diamo di seguito alcuni punti programmatici:

I. Dichiarazione programmatica della Regione Basilicata sulla necessità della presenza di plessi scolastici di base in ogni comune lucano come garanzia dei diritti di cui all’art. 3 della costituzione italiana, primo e secondo capoverso, e sua introduzione nel futuro statuto regionale.

punto che crediamo chiaro e da cui discendono, come in altre parti, altri punti programmatici a questo enunciato conseguenti

II. Introduzione dell’obbligo regionale di frequenza scolastica fino ai 18 anni.

punto questo che deve naturalmente tenere di conto quanto alla legislazione nazionale in materia di obbligo scolastico, ma che ci sembra possa indicare la strada di una necessaria sempre maggiore istruzione dei cittadini in età scolastica in accordo all’enunciato alla premessa della presente parte 13)

III. Varo di un piano di censimento e rientro dall’analfabetismo di base e dall’analfabetismo di ritorno (o funzionale) da sostenersi nei plessi scolastici attualmente presenti sul territorio.

è questo un punto di assoluto impegno, necessitando non solo l’analfabetismo in quanto tale, ma la sua variante dell’analfabetismo funzionale che alcuni studi dimostrano affliggere circa il 65-70% della popolazione nazionale e così lucana, cioè l’incapacitàalla piena comprensione critica di un testo scritto, pur in presenza della capacità di leggere, e la sempre maggiore incapacità di potere e sapere esprimere pensieri relativamente complessi nell’architettura del proprio linguaggio, una piaga sociale che rischia di precipitare non solo nell’incapacità all’orientamento nelle offerte di lavoro e nella presa d’atto dei diritti e dei doveri, ma nella mancanza di strumenti critici di giudizio di una realtà sociale sempre più complessa…a tale scopo crediamo che un censimento statistico e puntuale da realizzarsi attraverso questionari specifici del fenomeno faccia da base ad un piano di rientro dallo stesso che coinvolga l’intero territorio in un “ritorno a scuola” nei plessi scolastici attualmente presenti e con modalità tarate sulle esigenze nell’utilizzo del personale di cui al punto V)

IV. Introduzione di due ore settimanali di educazione ambientale in ogni scuola lucana di ogni ordine e grado, con particolare riferimento alle pratiche di raccolta differenziata di cui alla parte del programma rifiuti, e di educazione alimentare.

crediamo che questo punto abbia, ben inserito nella programmazione scolastica dell’obbligo aiuti non solo ad una maggiore sensibilità e conoscenza ambientale dei discenti, sia in senso lato come educazione alla cura dell’habitat naturale ed antropico, sia in senso più specifico per il miglioramento delle pratiche di partecipazione attiva a quanto alla parte 3) ciclo dei rifiuti per formare classi di cittadini consapevoli del tema…il punto dell’educazione alimentare ci sembra del tutto chiaro nelle sue implicazioni di voler raggiungere una sempre maggiore consapevolezza di base verso il tema allo scopo di impedire quei fenomeni di distorsione dell’alimentazione alla base di molte patologie fisiche e psichiche legate all’alimentazione come fattore privato e sociale

V. Utilizzo, previa riqualificazione, del personale docente e tecnico espulso dalla recente riforma dell’ordinamento scolastico per la gestione dei punti II) e III).

i numeri riguardanti il personale espulso o in via di espulsione dal sistema scolastico regionale sono noti e nella più generale critica alle politiche nazionali della scuola che tendono allo sfascio del sistema pubblico, riteniamo che proprio su tale personale, motivato e competente, possa non solo basarsi quanto al punto III in tema di rientro dall’analfabetismo funzionale ed al punto IV) in tema di educazione ambientale ed alimentare, previa qualificazione da raggiungersi presso l’agenzia regionale di formazione vedi punto X parte 6) istituzione ed amministrazione) nell’istituzione di corsi professionali in tal senso, ma in ogni attività formativa continua la cui necessità dovesse ravvisarsi, prevedendosi per essi un trattamento retributivo a carico delle attività della formazione professionale, in un budget complessivo annuale per le retribuzioni e previdenza individuabile in euro 3 milioni di euro annui da reperirsi per intero nel bilancio della formazione previo rassetto funzionale della stessa

VI. Estensione generale del tempo pieno scolastico per le scuole dell’obbligo.

misura che dovrà studiarsi non solo nelle potestà regionali e comunali in materia, ma nella parte finanziaria per il reperimento di idonee risorse regionali e comunali da cumularsi in un fondo unico di gestione ai fondi provenienti dallo stato

VII. Re-introduzione della distribuzione di prodotti di prevenzione dentale e delle malattie ossee presso le scuole dell’obbligo e delle visite mediche annuali.

punto che crediamo chiaro e per il quale crediamo che i fondi disponibili nel bilancio della sanità regionale siano del tutto bastevoli in una ottica di riorganizzazione del servizio stesso che liberi meno di un 1 milione di euro dai bilanci della stessa per la loro destinazione a tale servizio

VIII. Piano regionale dei trasporti scolastici aderente alle reali necessità e concertato con l’ausilio della consulta dei sindaci (vedi parte istituzione).

punto che crediamo chiaro nella più generale riorganizzazione del servizio di trasporto locale che in tema di scuolabus integri le attività ad oggi esercitate dai comuni

IX. Piano regionale per gli asili-nido e le scuole materne.

l’intento di questo punto è di arrivare ad una copertura del 100% tra disponibilità del sistema e necessità della popolazione in 3 anni, attraverso la massima sinergia da realizzarsi tra sistema scolastico pubblico ed istituzione

X. Commissariamento e riforma dell’Ardsu ed introduzione di un piano-casa studenti.

riteniamo da doversi superare l’attuale struttura del diritto allo studio affidata ad un ente di cui è chiara la composizione politica del consiglio di amministrazione e nel quale maggiore peso dovranno avere le strutture studentesche in ordine alla gestione dei fondi di supporto individuali al diritto allo studio individuati nella concessione di pacchetti di voucher studenteschi compresivi di spese di alloggio, vitto, acquisto materiali didattici, tasse e costi, trasporto, etc da spendere in strutture convenzionate direttamente con l’assessorato regionale competente per conto delle strutture scolastiche ed universitarie…il varo di un piano casa studentesco in grado di dotarsi sia di alloggi gratuiti o a prezzi calmierati (case dello studente) in numero bastevole ad almeno un terzo del corpo studentesco totale, sia di strutture abitative da affittarsi a prezzi convenzionati, andrà raggiunto in piena collaborazione e sinergia con l’ater unica attraverso specifiche previsioni annuali di spesa ed, ove possibile, nella ristrutturazione del patrimonio edilizio ad oggi esistente

XI. Creazione dell’ufficio unico di orientamento alle specializzazioni ed ai master universitari con accensioni di convenzioni dedicate tra l’ente regione e gli istituti formativi

punto che crediamo chiaro

XII. Creazione dell’Ufficio Rientro Universitario per l’orientamento delle offerte lavorative in regione ai laureati lucani.

crediamo oggi più che mai necessario la creazione di uno specifico ufficio di orientamento alle offerte lavorative che aiuti tutti i neo-laureati lucani, particolarmente chi raggiunto un titolo di studio o di specializzazione presso università fuori regione od estere al ritorno in regione…tale ufficio, il cui lavoro andrà organizzato in sinergia con le consulte ed i consorzi previsti al presente piano, sarà posto sotto diretta responsabilità del presidente delle giunta regionale e normato dal consiglio regionale sia nelle funzioni, sia nella composizione, sia negli specifici indirizzi nella previsione per ogni concorso pubblico diretto o presso agenzie, consorzi, società pubbliche di una quota non inferiore al 15% (e per materie specifiche anche maggiore in virtù delle competenze richieste) riservata al rientro post-universitario

XIII. Contributo regionale per l’avvio di una facoltà universitaria di scienze delle energie rinnovabili e di una facoltà di scienze del ripristino ambientale.

crediamo che i tempi siano maturi per l’avvio di questi corsi presso l’università di basilicata nella specifica previsione di un sempre maggiore numero di specializzati in settori a forte valenza di programmazione regionale

XIV. Rimodulazione del sistema formativo, a partire dal punto X) della parte del programma istituzione, sulle reali vocazioni offerte dal sistema economico lucano e revisione di tutte le convenzioni con gli enti formatori attuali.

appare ovvia, sia per le ragioni finora esposte di razionalizzare l’offerta formativa che conduce alla necessità di avere sia un unico soggetto pubblico responsabile della gestione rispetto ai due attuali, sia per le ancor più evidenti ragioni riguardanti l’altissimo numero di soggetti privati accreditati che influiscono notevolmente sulla capacità di spesa efficace del sistema nella dispersione dell’offerta stessa, sia ancora per la scarsa efficienza di un sistema formativo non in grado di condurre alla riqualificazione professionale ed alla sostanza della formazione stessa, trovare un altro lavoro per i soggetti somministrati, la rimodulazione dell’intero comprato verso la ricerca di una formazione del tutto legata alle reali vocazioni, alla oggettiva richiesta occupazionale ed ai risvolti della programmazione economica regionale

 

 

il programma passo per passo – parte 14) partecipazione

14). Partecipazione

In questa parte del programma, dedicata alla partecipazione, ci concentriamo sugli aspetti di partecipazione democratica del cittadino alla vita della comunità regionale, partendo da un presupposto purtroppo ancora oggi negato nei fatti, quello di una trama ormai fitta di convenzioni internazionali, accordi, dichiarazioni di principi e costituzionali che il nostro paese ha recepito nel suo ordinamento, purtroppo molto spesso mantenendoli alla stregua di enunciati puramente teorici

Nella nostra regione la partecipazione dei cittadini alla vita democratica sembra esaurirsi nella sola pratica del voto, senza che, dall’informazione alla possibilità di esprimere liberi pareri sulle scelte di politica economica, ambientale, energetica, sanitaria, dalla trasparenza amministrativa degli atti e dei procedimenti alle reali possibilità di espressione democratica diretta, nulla o quasi si sia fatto dalla nascita della stessa regione.

Se già In molte parti del programma, abbiamo previsto una serie di meccanismi di informazione e partecipazione su argomenti specifici, commissioni miste, consulte ed altro, passiamo ora ad una cornice generale che pur avendo preferito non inserire nella parte dedicata all’istituzione, ad essa ed a procedimenti interni ad essa fa riferimento specifico.

I. Introduzione nello statuto regionale della figura giuridica del referendum abrogativo di legge regionale e di delibera regionale e della figura giuridica del referendum consultivo, previo esame di costituzionalità, in materie di carattere generale aventi ad oggetto assetto e programmazione del territorio con obbligo di esame in aula e conversione in legge regionale entro giorni 30 dall’esito di approvazione della votazione popolare.

nella chiarezza del punto occorre precisare che, ad onta di chi millanta di referendum propositivi senza quorum (una figura anticostituzionale e per di più assai pericolosa democraticamente per gli ovvi motivi che porterebbero a legiferare fuori dalle sedi legislative e per i bassi numeri di cittadini che teoricamente formerebbero una volontà giuridica), la nostra proposta si configura come una forma consultiva che andrebbe praticata sui grandi temi come forma di ascolto di una volontà popolare su temi che esulano dai programmi delle forze politiche o che, vista la loro rilevanza etica o programmatica, necessitano di uno specifico audit…crediamo che tale proposta vada istituzionalizzata in un percorso chiaro, ben oltre il numero di firme dei cittadini per accedere a simile figura giuridica, che la preveda anche sulla base di uno stimolo consiliare ad ascoltare i cittadini

II. Potenziamento della figura giuridica della legge regionale di iniziativa popolare con obbligo di esame e voto in aula da parte del consiglio regionale entro giorni 15 (quindici) dalla sua presentazione, previo parere di legittimità della Presidenza del Consiglio.

figura giuridica già esistente e che andrebbe valorizzata come supporto e stimolo dei cittadini ad una legiferazione partecipata…crediamo che procedure e numero di firme siano certe e bastevoli per le dimensioni demografiche regionali (e di converso nazionali), ma che vada ulteriormente potenziato lo strumento della iniziativa di legge popolare attraverso la sua più pronta discussione in consiglio una volta ammesso dopo controllo formale da parte della presidenza

III. Creazione dell’Ufficio del Garante della Trasparenza sugli Atti Amministrativi, ufficio indipendente a nomina della consulta dei sindaci.

simile ufficio, peraltro già in nuce presente in alcune funzioni, fungerebbe da garante ed esecutore indipendente e senza vincoli di ogni procedura di reindirizzo di storture nella pubblicazione degli atti e la loro conoscibilità ai cittadini, indipendenza che crediamo possa essere assicurata dalla stessa platea di nomina, più vasta del consiglio regionale

IV. Pubblicazione mensile sul sito web istituzionale o su sito dedicato degli stipendi, diarie e premi di produzione dei dirigenti ed alti funzionari regionali e della rendicontazione economica delle agenzie regionali, nonché delle spese correnti e per investimenti amministrate dai dipartimenti e dagli uffici regionali.

punto che crediamo chiaro e che potrebbe interessare il garante di cui al punto precedente nella collaborazione dell’ufficio di presidenza del consiglio

V. Creazione del B.U.R. (Bollettino Ufficiale Regionale) in versione web con valore probatorio in versione analitica e con sommario descrittivo di leggi, decreti, delibere di giunta e determine dirigenziali per materie e per dipartimenti.

VI. Introduzione della posta elettronica regionale certificata a procedura semplificata nelle relazioni tra enti territoriali e cittadini.

punti i precedenti V) e VI) che crediamo chiari anche in rapporto ad altre parti del programma

VII. Creazione degli uffici locali di indirizzo alle funzioni ed ai servizi amministrativi presso le sedi regionali nel territorio con compiti di protocollo regionale e smistamento delle pratiche.

questi uffici, la cui composizione andrebbe ricercata in un affidamento di delega a funzionari regionali, in caso di sedi di pertinenza regionale, o comunali (con specifica convenzione), in caso di ulteriore volontà di decentramento di questa funzione facilitante i rapporti tra ente e cittadino, avrebbero il compito di riassumere ogni attività informativa, protocollare ed informativa espletata dall’ente regionale

VIII. Obbligo a carico della Presidenza del Consiglio Regionale della tenuta per i consiglieri regionali ed i componenti eletti ed esterni della Giunta Regionale di una pagina web specifica sul sito istituzionale regionale sulle presenze e le attività consiliari svolte dai singoli rappresentanti allo scopo di informare i cittadini sulle attività dei rappresentanti, nonché su tutte le spettanze economiche degli stessi e dei gruppi politici rappresentati.

punto che crediamo chiaro anche in rapporto agli enunciati alla parte 6) istituzione

IX. Stampa di un manuale dei diritti del cittadino da distribuirsi nelle case comunali e nelle scuole superiori.

la necessità di una sempre maggiore informazione dei cittadini andrebbe rafforzata attraverso una specifica e chiara pubblicazione che è un dovere dell’ente legislativo regionale

X. Obbligo per ogni comune lucano della formazione di consulte partecipate sulle materie di carattere generale

 

 

il programma passo per passo – parte 15) edilizia e piani casa

15. Edilizia e piani casa

In questa parte del programma, edilizia e piani casa, trattiamo due argomenti che sono spesso posti molto vicini tra loro, pur non essendo quasi mai coincidenti in quanto il primo, il diritto al costruire, attiene alla libertà di intrapresa, garantita dalle leggi vigenti e ad essa sempre sottoposta o da sottoporre con regimi concessori che auspichiamo sempre più stringenti e puntuali, l’altro, il diritto all’abitare attiene alla sfera astratta dei diritti costituzionali da garantirsi sempre e comunque attraverso il diritto concreto all’accesso all’abitazione.

La complessità della materia non permette attraverso l’elencazione di punti specifici di esaurire una problematica vasta che intreccia aspetti pubblici ed aspetti privati, ma attraverso la concertazione tra strumenti legislativi nazionali e locali ed una visione programmatica globale rendere possibile la regolamentazione di un fenomeno sociale ed economico dalle rilevanze ambientali, paesaggistiche, ad alto impatto sulla fornitura di servizi.

I. Censimento quali-quantitativo del patrimonio immobiliare privato e pubblico sito nella regione Basilicata con avvio di un catasto unico regionale degli immobili pubblici e dei loro utilizzi.

censire sia nella qualità (utilizzo, proprietà, stato di conservazione, domanda energetica, accessibilità – e quindi barriere architettoniche – stato di urbanizzazione, connessioni), che nella quantità il patrimonio edilizio pubblico e privato presente in regione allo scopo di costituire un catasto regionale da affiancare a quello statale è il passo decisivo non solo per una migliore e più puntuale conoscenza della sua realtà volta al raggiungimento di una imposizione fiscale locale rispondente alla realtà, ma per una politica di razionalizzazione dell’esistente immobiliare volto ad un miglioramento dello stato generale, della razionalizzazione della domanda e della qualità abitativa, della conoscenza dettagliata delle situazioni di abuso in rapporto al dissesto ed al rischio idrogeologico ed alle leggi urbanistiche, di una più efficiente domanda energetica, al miglioramento della qualità fondiaria generale

II. Censimento ragionato della disponibilità di edilizia privato-pubblico rispetto alla domanda abitativa che individui le reali necessità abitative regionali in rapporto al patrimonio immobiliare privato e pubblico non in uso.

crediamo che ogni politica edilizia non debba prescindere dalla politica abitativa a partire proprio dalla conoscenza della necessità reali per impedire fenomeni di ulteriore cementificazione del territorio che, fatto salvo il diritto all’abitazione ove ne sussistano i presupposti oggettivi, legali e concessori, deve essere impedito riportando la programmazione edilizia totalmente in campo pubblico nell’ottica di un razionale utilizzo di quanto già esistente

III. Istituzione del borsino regionale degli immobili abitativi a fini di locazione non commerciale con fissazione dei canoni locativi massimi e minimi regionali.

punto che crediamo appaia chiaro nell’intento di favorire al massimo l’incontro non mediato tra domanda ed offerte nel settore locativo nella fissazione certa di limiti di canoni per sottrarre ad ogni forma di speculazione il mercato dei fitti

IV. Verifica della correttezza di programmazione e gestione delle aziende ATER e del loro patrimonio immobiliare residenziale ed accorpamento delle due strutture e relative gestioni e patrimoni.

punto chiaro e già trattato in altre parti del programma

V. Introduzione di una leva fiscale, fatte salve le competenze nazionali e regionali in tema di federalismo fiscale, per la facilitazione delle immissioni nel mercato delle locazioni e delle compravendite delle unità abitative non in uso attraverso de-tassazioni specifiche dei canoni (vedi prossima parte fiscalità).

VI. Introduzione di una tassa regionale patrimoniale sulle grandi proprietà immobiliari eccedenti le quote di ragionevole utilizzo familiare delle quantità immobiliari detenute (vedi prossima parte fiscalità).

VII. Creazione di un fondo di garanzia, finanziato dalla Regione Basilicata, per la facilitazione dell’accesso al mutuo casa per i nuclei familiari non in grado di offrire garanzie reali sufficienti agli istituti di credito per l’ottenimento degli stessi.

crediamo che, a contrario di quanto ultimamente affermato in sede governativa di analisi della composizione della ricchezza detenuta dagli italiani, la tendenza generale alla proprietà della propria abitazione, quindi in analogia la tendenza al raggiungimento di questa condizione attraverso mutui che ne consentano l’acquisto, debba essere sostenuta come fattore di coesione sociale, fatto salvo il principio della priorità del recupero del patrimonio esistente rispetto alla nuova edificazione al seguente punto X), attraverso fondi specifici di garanzia atti a consentire l’accesso agli stessi mutui per chi non sia in grado di offrire bastevoli garanzie patrimoniali (ci appare evidente che tale misura necessiti di una contemporanea opera di moral suasion operata dall’istituzione, sia essa nazionale che locale, nei confronti del sistema bancario perché siano fissati criteri più dinamici di analisi delle garanzie, fissando sul valore del bene per il quale si chiede la prestazione di mutuo la maggior parte del carico di garanzia)

VIII. Aumento delle disponibilità per i fondi regionali di aiuto ai canoni locativi.

i fondi attualmente previsti sono largamente insufficienti e crediamo debbano essere aumentati, nella contemporaneità di strumenti di leva fiscale per favorire l’immissione sul mercato degli immobili e della fissazione di parametri certi di prezzo

IX. Legge regionale per la fissazione dei parametri di risparmio ed efficientamento energetico con obbligo di non superamento del limite di 3 lt./gasolio equivalente x m.q. x anno per il riscaldamento nell’edilizia di nuova costruzione e nelle ristrutturazioni dell’esistente ed obbligo di installazione di unità di produzione energetica rinnovabile integrate nella struttura edilizia.

tale strumento legislativo deve intendersi come la volontà di perseguire obiettivi di reale risparmio energetico ed efficientamento dei consumi sulla scorta delle nuove tecnologie disponibili volte al suo raggiungimento attraverso l’uso di materiali e modalità costruttive termo-conservativi già ampiamente sperimentati, nell’obbligo di dotare ogni immobile di strutture energetiche rinnovabili integrate tali da consentire il rispetto dell’autosufficienza energetica dello stesso od il suo minor fabbisogno possibile

X. Revisione ragionata del piano regionale casa con fissazione del parametro preferenziale per le ristrutturazioni dell’esistente rispetto alle nuove costruzioni.

abbiamo già accennato a questo principio che ci pare fondamentale nella gestione non solo delle politiche abitative, ma anche nell’integrazione a queste delle politiche energetiche, di conservazione del territorio e del paesaggio, fissandosi così limiti chiari alle attività delle imprese costruttrici che dovranno indirizzare le proprie attività verso il recupero del patrimonio esistente in assoluta armonia all’attività pubblica di programmazione territoriale e nel principio che ci pare contenuto nella preferienzialità assentita al recupero dell’esistente al ripristino del valore abitativo dei centri storici

XI. Divieto espresso all’aumento delle volumetrie esistenti, salvo casi di comprovata necessità e secondo i parametri usuali di edificabilità.

aspetto questo che, pur attenendo direttamente al piano casa ed alle sue disposizioni, vogliamo ribadire con fermezza per impedire i fenomeni di abuso e le storture che la stessa possibilità di aumento delle volumetrie già autorizzate contiene in nuce, riportando come unica possibilità di un aumento delle cubature quella di una comprovabile necessità a fronte del rispetto dei parametri usuali di edificabilità

XII. Blocco e revisione dei Regolamenti Urbanistici municipali secondo criteri di stretta compatibilità ambientale, funzionale pubblica, energetica e paesaggistica di conservazione del tessuto originario urbano.

riteniamo che i pochi strumenti urbanistici sinora adottati in regione debbano essere rivisti in accordo ai principi espressi, nella ovvia necessità che ogni comune si doti in tempi rapidi di questi strumenti essenziali

XIII. Fissazione del parametro bio-architettonico ed ambientale-paesaggistico come elemento programmatico e linea guida obbligatoria per ogni strumento urbanistico locale, sia esso generale o puntuale, sia in fase di redazione ed approvazione, sia in fase di revisione.

fissare tali parametri significa stabilire che lo sviluppo edilizio regionale deve contenere tali principi come principi guida, sia nel recupero dell’esistente immobiliare che nella residuale nuova costruzione

 

 

il programma passo per passo – parte 16) fiscalità e federalismo fiscale

16). Fiscalità e federalismo fiscale

siamo giunti ad una parte delicata del nostro programma, fiscalità e federalismo fiscale, argomento che pur suscitando percezioni vessatorie del sistema impositivo nazionale e locale, necessità però di un chiarimento che deve partire dalla troppo generica dizione di “tasse”, oggi impropriamente utilizzata, dovendosi in realtà distinguere le imposizioni fiscali tra tasse propriamente dette, cioè contribuzioni dovute in modo non proporzionale, o non del tutto, al reddito ed il cui gettito si intende volto all’espletamento di un servizio specifico, ed imposte, cioè contribuzioni proporzionali alla quantità di reddito percepito in un periodo costante ed il cui gettito alimenta la fiscalità generale, una massa finanziaria a cui fanno capo la generalità dei servizi erogati dalle istituzioni nazionali e locali.

Nel contesto di attuale crisi economica, crediamo che oggi si ponga un problema di equità della ripartizione della imposizione fiscale, di recupero del reddito sommerso e di quello evaso ed eluso, unito ad una sempre maggiore efficienza ed economicità di gestione dei servizi erogati, piuttosto che la sterilità di dibattiti sulle de-tassazioni come stimolo per l’economia ed i consumi.

Argomento, quello del sistema impositivo, propriamente e nella sua quasi generalità di carattere statale e quindi sovra-regionale, ma che con l’introduzione di una maggiore autonomia impositiva locale, il cosiddetto federalismo fiscale, porterebbe alla necessità per ogni regione di dotarsi di una struttura di sistema fiscale vera e propria nelle more di legislazioni e regolamenti solo enunciati e quando esistenti, spesso confusi od originanti incomprensioni e malumori popolari.

La lettura di questa parte del programma è così condizionata da una serie di vincoli di natura giuridica al di fuori della competenza regionale che al momento rendono possibile solo impostare una serie di punti programmatici, senza tuttavia poter dare organicità agli stessi:

I. Creazione di un gruppo misto di studio per la fiscalità locale e di ripartizione delle imposte tra gli enti locali secondo criteri di solidarietà regionale.

II. Introduzione della “tassa ambientale regionale” per le attività di cui ai punti III) e V) della parte ambiente, nelle more della loro riconversione ecologico-funzionale.

si tratta di una forte tassazione specifica per le attività industriali impattanti la cui applicazione è da intendersi come ulteriore stimolo ala riconversione ecologica degli impianti e di cui si prevede la cessazione una volta attivata, completata, collaudata l’attività

III. Introduzioni di ragionevoli addizionali IRPEF di perequazione per scaglioni di redditi personali superiori a 60.000, 120.000, 240.000, 480.000 euro netti annui.

si tratta di minime percentuali regionali di aumento delle imposte sui redditi che intendiamo finalizzate a capitoli speciali di solidarietà e coesione sociale

IV. Introduzione della tassazione regionale sulle rendite o plusvalenze finanziarie maturate da attività aventi sede od attività prevalente nel territorio della Regione Basilicata.

senza mezzi termini è l’introduzione nel sistema fiscale regionale di una vera e propria patrimoniale sulle rendite finanziarie (presumibilmente dell’1%), di cui andrà ovviamente ben studiata l’applicabilità nelle more delle leggi nazionali in materia di imposizione fiscale, ed anch’essa, come la precedente punto, finalizzata a capitoli speciali di solidarietà e coesione sociale

V. Introduzione della imponibilità regionale alle attività economiche la cui parte produttiva si svolga in tutto od in parte sul territorio della regione, ivi comprese industrie meccaniche, manifatturiere, estrattive, energetiche, idriche, forestali, agricole, secondo criteri perequativi che tengano conto del valore occupazionale delle stesse.

questo punto, sempre nelle more della legislazione nazionale in materia, intende introdurre il criterio di una imposizione locale di vantaggio per le attività ad alto valore occupazionale che tenga conto quindi della rilevanza sociale della stessa occupazione e del mantenimento od aumento della stessa in processi di ristrutturazione funzionale delle attività

VI. Introduzione di una imposta regionale patrimoniale sulle grandi ricchezze e sulle proprietà immobiliari eccedenti le quote di ragionevole utilizzo familiare e di incentivi alla messa in disponibilità del patrimonio immobiliare (vedi parte edilizia e piani casa).

punto che crediamo chiaro, ovviamente nelle more della legislazione nazionale e dell’individuazione certa di un criterio locale di stima del patrimonio sul quale insiste l’imposta che crediamo non debba essere superiore al 2×1000 annuo e che verrebbe a cessare in caso di immissione sul mercato locativo degli immobili

VII. Incameramento diretto, previa concertazione con lo Stato, di una quota parte delle accise alla produzione di idrocarburi e fonti energetiche in genere.

punto che è da mettersi in relazione con la parte del programma relativa agli idrocarburi

VIII. Studio di azzeramento a carico della Regione dell’IVA dovuta per la produzione di prodotti agricoli regionali realizzati in conformità al principio di incontaminatezza.

la percentuale IVA dovuta per i prodotti agricoli è del 4% e crediamo che in tema di incentivo ed aiuto ala riconversione del sistema produttivo verso produzioni biologiche in linea con il dettato di incontaminatezza, una presa in carico della stessa IVA con versamento della stessa a carico della finanza regionale possa essere un elemento di stimolo determinante per il settore e, nel caso di specifico accordo con lo stato, portare ad una sottrazione della stessa percentuale dalla imposta dovuta per le intermediazioni e così per l’acquisto da parte del consumatore finale così determinandosi un calo del prezzo finale

IX. Introduzione di un coefficiente di svantaggio territoriale per il calcolo dei redditi imponibili

si tratta, nelle more di provvedimenti statali recenti e di una specifica trattativa con lo stato, di un coefficiente aggiuntivo di svantaggio territoriale per zone le cui particolarità morfologiche di disagio territoriale o derivanti da condizioni speciali (naturali, calamitose,sociali od occupazionali) siano tali da doversi introdurre criteri di speciale tutela aggiuntiva

X. Trasformazione, nelle more della legislazione nazionale, della attuale TARSU (od equivalenti) in tariffa (vedi parte – rifiuti solidi urbani) con sistema di compensazione tra comuni, consorzio regionale ed ente regione.

punto già ampiamente discusso nella parte dedicata al ciclo dei rifiuti e per i cui dettagli invitiamo alla consultazione di quanto al nostro piano rifiuti regionale

XI. Studio di fattibilità della deducibilità delle spese correnti e straordinarie familiari dal reddito imponibile per la parte inerente alle imposte locali.

si tratta ovviamente di uno studio finalizzato a rendere, per la parte inerente l’imposizione locale, più coerente un principio di imposizione legato alla realtà dei bilanci familiari netti attraverso la sottrazione all’imponibile di quote parte relative ad alcune spese a carattere di gestione familiare

XII. Studio ed introduzione di un coefficiente economico familiare.

in questo punto vogliamo ribadire una netta differenza tra la nostra ipotesi di coefficiente familiare e le ipotesi che circolano nel panorama nazionale, intendendosi la nostra proposta legata all’individuazione di un coefficiente economico (e così sociale) che tenga conto di parametri globali (componenti del gruppo familiare individuati per età e condizione lavorativa, redditi globali del nucleo anche non in presenza di convivenza familiare. di titolo di possesso dell’abitazione, di condizioni sanitarie, livello di istruzione, residenza in zone svantaggiate di cui al punto IX, mezzi di trasporto posseduti, assistenza già ricevuta, etc.) e che indichino con chiarezza lo stato di disagio relativo od assoluto delle famiglie e diano possibilità di individuazione delle forme di sostegno al reddito specifiche

 

 

il programma passo per passo – parte 17) politiche culturali e connettività

17. Politiche culturali e connettività

Siamo alla diciassettesima parte del nostro programma, politiche culturali e connettività, dedicata ad argomenti spesso confinato in un limbo di secondarietà rispetto ad altri, ma le cui conseguenze dirette sulla fruizione del più ampio vivere civile sono direttamente proporzionali alla qualità dell’offerta culturale stessa e di quella sempre maggiore connettività tra i cittadini e le istituzioni auspicabile in un territorio che presenta diversi e per alcuni versi irrisolvibili problemi di comunicazione diretta.

Crediamo così che una visione della cultura resa spettacolo, quindi evento, e non percezione di un più ampio movimento di crescita culturale collettiva non coinvolga la società lucana in un processo di maturazione e presa di coscienza collettiva che vada oltre il tempo libero, per divenire una lente di giudizio, uno strumento critico che implementi una “cultura dell’essere” e così crediamo che la connettività non possa essere ridotta a mero fatto tecnico di cablaggio o connessioni, ancorché necessari entrambi, della regione, ma debba divenire uno sforzo teso ad una parificazione reale di opportunità economiche, lavorative, sociali e culturali che attraverso l’abbattimento del cosiddetto “digital divide” ed un sempre migliore accesso alle reti può dare il suo fattivo contributo, soprattutto in una regione dalla difficile orografia del territorio e dalle comunicazioni imperfette.

N.b. alcuni punti sono da integrarsi con punti specifici previsti in altre parti del nostro programma (es. scuola e formazione)

I. Interdizione dell’APT (vedi anche parte istituzione) dalla programmazione culturale ed annullamento della politica dei grandi eventi e dei grandi attrattori, in particolar modo su siti ambientalmente rilevanti, ed avvio di una politica della frequenza culturale dei piccoli eventi per il raggiungimento di un’eccellenza nazionale nella loro proposizione.

abbiamo già chiarito in altre parti del nostro programma quale debba essere il ruolo dell’apt nella gestione del turismo e nel superamento della attuale filiera di comando totalmente nelle mani del presidente della giunta che delega funzioni dipartimentali ad un’agenzia il cui controllo riguarda ormai solo il bilancio e non la programmazione nel merito, ma è sulla politica dei grandi attrattori che rimarchiamo una netta volontà di annullarla o ridurla…e ciò nella considerazione che pur avendo il grande evento una capacità mediatica maggiore, i suoi costi e la difficoltà a raggiungere agevolmente la regione rischiano di rimanere fatti isolati e dal costo troppo alto rispetto ai benefici territoriali…siamo piuttosto a favore di un approccio ad una politica culturale e degli eventi basata sulla continuità durante tutto l’anno e nell’intero territorio regionale di una serie qualificata di piccoli eventi culturali, particolarmente affidata a giovani, ma promettenti artisti, ricercatori, curatori, studiosi, in grado di portare eccellenza nella continuità stessa dell’attrazione e nella ricerca di talenti anche in sinergia con il progetto dei “villaggi dell’arte” (vedi parte VIII – turismo, punto XI) sino a lanciare l’immagine della regione come “incubatore d’arte giovane”

II. Delega alla cultura trasferita dall’assessorato alla formazione alla Presidenza della Giunta in uno specifico Ufficio Cultura e creazione di una Commissione Culturale mista tra presidenza della giunta, Ufficio Cultura, assessorati competenti ed esperti esterni dei vari settori, rappresentanti della consulta dei sindaci, a parere consultivo obbligatorio.

tale passaggio istituzionale intende sottrarre la delega all’assessorato alla formazione, riportandolo in delega presidenziale, ma sotto il controllo esecutivo di un ufficio preposto e nel controllo consultivo di una specifica commissione-consulta allargata per estendere la partecipazione ad un momento che deve essere sentito come un obiettivo programmatico comune nella partecipazione di esperti dei vari settori

III. Annullamento della Film Commission e rientro delle sue potestà nell’Ufficio Cultura (vedi punto precedente).

punto che crediamo chiaro nell’intento di evitare mercanteggiamenti di natura poco professionale e doppioni dell’esperienza apt, riportando la competenza specifica per il cinema nel controllo dello specifico ufficio di cui al punto precedente

IV. Avvio di un censimento ed istituzione di una Banca Dati regionale sul patrimonio culturale, artistico, storico-archeologico, paesaggistico, glottologico e delle tradizioni, letterario, cine-teatrale della regione Basilicata in collaborazione con sovrintendenze, enti specifici anche a carattere europeo o nazionale, enti locali ed associazioni culturali e pubblicazione di un bollettino mensile degli eventi redatto dall’Ufficio Cultura ed a cura della Commissione di cui al punto II).

punto che crediamo chiaro nella necessità di provvedere, in cooperazione con enti già esistenti ad un censimento globale del patrimonio materiale ed immateriale di cui al dettato del punto, da acquisire come dato-origine per ogni operazione di conoscibilità, programmazione e promozione (in sinergia con le politiche turistiche) per evitare le frammentazioni che finora hanno caratterizzato questi settori e nell’intento di renderlo disponibile ai cittadini lucani ed all’offerta culturale e turistica in generale…proponiamo inoltre la redazione di un bollettino mensile, cartaceo e via web, degli eventi per riassumere la programmazione e renderne più semplice la consultazione e più razionale l’offerta e la partecipazione turistico-culturale conseguente

V. Creazione di un Fondo Unico per la Cultura e lo Spettacolo con capitolati specifici e di pubblica consultazione attraverso un sito web dedicato.

punto che crediamo chiaro ed utile a riassumere attraverso il fondo ed il sito web una politica culturale finora poco chiara nei meccanismi di attribuzione delle contribuzioni finanziarie e materiali

VI. Apertura del Museo Regionale delle Arti Moderne e Contemporanee, del Museo Glotto-Etnografico Regionale, avvio e potenziamento di una messa in rete delle biblioteche provinciali, comunali e private, in ordine alla costituzione di una Biblioteca Lucana Diffusa, avvio del progetto della rete dei “villaggi dell’arte” di cui al punto XI) del programma turismo.

la figura dei musei di cui al punto, integrata dalla e nella rete museale nazionale, provinciale e privata non deve essere vista come statica e referente alla sola domiciliazione in un luogo fisico chiuso del nostro relativo patrimonio, ma dinamica, quindi in grado di innescare relazioni funzionali reali tra politica culturale e turistica, e ciò insieme alla messa in rete delle biblioteche lucane, attraverso una catalogazione comune accessibile dal web in un sito specifico utile a stimolare circuiti organizzati di turismo della ricerca e dell’arte e di una residenzialità della stessa anche legata a specifiche strutture da pensarsi locate presso i villaggi dell’arte

VII. Studio di fattibilità ed avvio a cura della Regione Basilicata di un progetto di banda larga su tutto il territorio regionale in completamento e sviluppo delle reti esistenti, finanziato attraverso fondi di programmazione europei.

punto che appare chiaro anche in relazione a progetti già esistenti di ampliamento della connettività a banda larga, ma dei quali intendiamo sviluppare la rete sino a comprendere tutto il territorio regionale

VIII. Acquisizione diretta delle reti da parte della Regione Basilicata ed azzeramento dei canoni di utilizzo della banda larga per tutti i cittadini e le imprese operanti in regione.

punto che appare chiaro, pur dovendosi definire in concreto quali possano essere le modalità di acquisto delle reti o i relativi canoni collettivi a carico dell’ente da stipularsi con le imprese fornitrici in un più generale passaggio alla digitalizzazione amministrativa che fungerebbe da volano a questo proponimenti

IX. Obbligo per i comuni, gli enti locali e gli uffici pubblici di provvedere alla messa a disposizione dei cittadini di almeno un punto “wireless” per sede ed, in concertazione con l’ente regione, di più punti “wireless” di accesso alla rete nell’ambito urbano.

punto che naturalmente integra nell’obbligo quanto già realizzato o programmato, intendendosi queste attività da accelerarsi e completarsi in tempi ragionevoli e nella diffusione pressoché totale della modalità di accesso wireless presso gli uffici pubblici e presso più postazioni negli ambiti urbani

X. Redazione di un piano regionale ed obbligo per gli uffici pubblici regionali e subordinati di provvedere ad uno studio di fattibilità conseguente per l’avvio concertato del tele-lavoro.

il tele-lavoro, pur dovendosi di molto ridurre il suo portato nella logica stessa dell’organizzazione burocratica del lavoro, è strumento che crediamo possa affermarsi nella redazione di un graduale e ragionato piano specifico di attuazione che ne renda possibile la concreta realizzazione al fine di diminuire il carico pendolare gravante sul sistema trasporto verso i luoghi di lavoro senza inficiare la qualità e quantità della produzione nei pubblici uffici e contemporaneamente rendere conciliabile il lavoro stesso con incombenze familiari e private (allevamento e cura della prole in assenza o difficoltà di accesso a strutture di asili nido o scuole materne, assistenza a disabili ed anziani nell’ottica della domiciliazione familiare, piccole e non gravi contestualità infortunistiche concertate con il sistema sanitario e le rappresentanze sindacali) che ad oggi richiedono congedi specifici e costi a carico degli enti…appare ovvio che tale piano dovrà strettamente interconnettersi con il piano trasporti, l’effettivo sviluppo delle reti a banda larga ed una concertazione partecipata ed ampia sull’organizzazione del rapporto di lavoro

XI. Piano per la messa in rete dedicata di tutte le strutture scolastiche ed universitarie presenti sul territorio regionale per un progetto di inter-disciplinarietà scolastica e di lezioni ed attività seminariali e para-scolastiche a distanza (Università Telematica della Basilicata).

crediamo che anche questo punto sia chiaro nella volontà di stimolare maggior inter-disciplinarietà anche nelle evidenti difficoltà logistiche e di costo del sistema scolastico ed universitario e nella volontà di aprire a tutta la società lucana la possibilità di frequenza di corsi ed attività specifiche…tale punto, pur nell’appartenenza logica ad un altra parte del nostro programma, si è trattato in questa parte per l’ovvia rilevanza che tale piano ha in rapporto allo sviluppo di una sempre maggiore connettività sul territorio regionale

XII. Studio di un progetto di fattibilità del voto elettronico certificato in riferimento ai referendum di cui ai punti I) e II) della parte del programma partecipazione.

il voto elettronico, pur essendo pratica diffusa in alcuni paesi, pone una serie di riflessioni sulla sua opportunità, sul suo ipotetico o reale controllo attraverso immissioni fraudolente nelle reti dedicate, persino sulla delocalizzazione immateriale del luogo di espressione democratica (crediamo che ne svuoti in parte la reale percezione di diritto), e tuttavia riteniamo che uno studio relativo agli strumenti di partecipazione popolare indicati debba mettersi in cantiere allo scopo di aumentare sia la diffusione e partecipazione allo stesso, sia la frequenza e le materie oggetto di parere popolare

XIII. Messa a disposizione al pubblico in un sito web dedicato ed interattivo dei dati puntuali del tele-rilevamento in ordine al dissesto idrogeologico, all’erosione della costa, alle portate dei fiumi e degli invasi naturali ed artificiali, all’andamento meteo-climatico e più in generale dei dati di carattere ambientale e di sicurezza della cittadinanza, in collaborazione con il centro di geodesia di matera, strutture consimili, dipartimento regionale alla protezione civile, ARPAB e centri di monitoraggio (vedi anche la prossima parte del programma protezione civile e sicurezza).

punto che crediamo chiaro anche in rapporto alla lettura di quanto alla parte seguente

  

il programma passo per passo – parte 18) protezione civile e sicurezza dei cittadini

18. Protezione civile e sicurezza dei cittadini

Siamo alla parte del programma, protezione civile e sicurezza, dedicata a temi di importanza vitale, intrecciati a dinamiche legislative nazionali, ma nelle quali molto è possibile fare nelle legislazioni locali a cominciare dal render noti i piani esistenti a livello di protezione civile in caso di emergenze (di tipo industriale) e catastrofi (terremoti, frane, dissesti ambientali in genere) nella ricerca della più ampia partecipazione dei cittadini, ma anche attraverso quella che consideriamo la principale operazione di protezione civile, la prevenzione del rischio, ed a tale scopo molti dei seguenti punti programmatici, che pur avrebbero potuto esser sviluppati in altre parti specifiche, sono stati inseriti in una sezione dedicata proprio per sottolineare un’inter-disciplinarietà che concorre allo sviluppo di quella cultura della prevenzione che “deve” permeare fortemente ogni campo del vivere civile, amministrativo e produttivo.

I. Sollecito alle prefetture, agli enti locali ed alle aziende all’immediata trasmissione all’ente regione, che assume l’obbligo di renderli pubblici in ogni forma ritenuta necessaria, dei piani di emergenza, ove esistenti ed in caso contrario da redigere e rendere pubblici nel termine di giorni 30, per le zone industriali e per i plessi oggetto delle normative Seveso presenti in regione e per ogni altra attività di produzione, trattamento, trasporto, stoccaggio, smaltimento di sostanze ritenute pericolose per la salute umana (vedi parte ambiente), anche stralciata dalle normative menzionate, con chiara indicazione delle procedure di comportamento dei cittadini per livelli di emergenza.

tale punto programmatico si rende necessario nella semplice considerazione che a norma di leggi vigenti se un piano di sicurezza non è conosciuto dalle popolazioni il piano è da considerarsi come non esistente e di tali situazioni la regione abbonda, si da rendersi urgente la predisposizione per tutti gli organismi citati al punto l’immediata messa a disposizione degli stessi o la redazione di piani specifici, ove questi mancassero, in un termine strettissimo con l’obbligo per la regione di curarne la pubblicazione sia attraverso la redazione di apposito materiale cartaceo ed audiovisivo da distribuirsi capillarmente, sia attraverso la sua diffusione attraverso specifica attività sui media e sulla rete

II. Redazione a cura della Protezione Civile regionale di un piano integrato regionale per le emergenze con indicazione dei piani locali dettagliati, delle zone di fuga e di raccolta, delle strutture a disposizione e dei responsabili di zona, con pubblicazione dei dati relativi su un sito web dedicato, redazione e distribuzione di un manuale dell’emergenza a tutta la popolazione, immediata distribuzione ai comuni dei kit di emergenza per le zone a rischio.

la ratio del presente punto segue quella del precedente, allargandone il campo d’azione dalle emergenze industriali a tutte le emergenze peculiari dell’attività di protezione civile

III. Obbligo di assicurazione privata per edifici che hanno usufruito di sanatorie edilizie sostanziali rispetto a abusi costruttivi strutturali o di zona soggetta a vincolo di rispetto.

le diverse sanatorie edilizie susseguitesi negli anni hanno di fatto indebolito la struttura di controllo e vincolo all’edificazione che per sua natura è strumento pubblico di programmazione, rendendo le attività di recupero impossibili stante la sostanziale legiferazione coatta contenuta nelle sanatorie stesse che dona legittimità a ciò che legittimo non dovrebbe e spesso neppure potrebbe essere…a questo proposito l’obbligo di assicurazione per edifici o strutture che hanno usufruito di qualsiasi interventi di sanatoria in merito ad abusi sostanziali, totali o parziali, ci pare un riequilibri di una disparità creatasi tra chi ha seguito le normali procedure di legge e quindi gode di un diritto al risarcimento in caso di calamità naturali, e chi, avendo costruito in abuso, seppur condonato, deve assumersi un onere assicurativo supplementare in tali casi, perequando così la situazione iniziale di abuso

IV. Azioni volte all’abbattimento immediato degli abusi edilizi di qualsiasi natura, pubblica e/o privata non sanati o la cui sanatoria presenti caratteri di pericolosità pubblica tali da rendersi applicabili i previsti casi di legge sulla base dei principi generali di precauzione e di incolumità pubblica.

il punto ci appare chiaro in merito ai molti abusi non condonati, i cui manufatti spesso sono da decenni esposti allo sguardo, o per i quali un esame della situazione fisica reale dell’abuso mostri caratteri di pericolosità tali da far supporre una grave deviazione delle pratiche stesse di condono, abusi che devono essere abbattuti nell’immediato attraverso specifiche azioni regionali verso i comuni, responsabili dell’abbattimento stesso…cura particolare andrà assicurata per gli immobili realizzati in ambito agricolo e forestale, dove dovrà essere previsto a spese della proprietà un ripristino ambientale pieno

V. A cura del catasto unico regionale degli immobili (vedi parte edilizia e piani casa punto I.) in contemporanea con il censimento di cui allo stesso punto e con la collaborazione delle amministrazioni locali, avvio di una fascicolazione generale sullo stato conservativo e strutturale degli immobili pubblici e privati indicante interventi sostanziali eseguiti, stato di conservazione, annotazione delle eventuali pericolosità e registrazione delle prescrizioni intervenute e/o delle criticità ambientali relative agli stessi.

si tratta in sostanza della più che ragionevole proposta del fascicolo del fabbricato che riprendiamo appieno nell’intento di costruire uno stato dell’arte generale, attuale e dinamico dello stato generale del patrimonio edilizio pubblico e privato

VI. Censimento, in collaborazione con ANAS, province, Rete Ferroviaria Italiana, Ferrovie Appulo-Lucane e Provveditorato alle Opere Pubbliche per le parti di competenza, sullo stato di conservazione e di corretto utilizzo delle infrastrutture viarie e ferroviario, in modo particolare su viadotti e gallerie, ed avvio delle azioni di competenza per la messa in sicurezza delle opere.

punto che ci appare chiaro negli intenti

VII. Studio di fattibilità tecnica per l’introduzione di limiti regionali di velocità sulla rete viaria a competenza regionale, provinciale e comunale, al di sotto delle soglie nazionali.

lungi dall’apparire restrittivo, tale studio di fattibilità ha come intento l’adeguamento dei limiti alle reali condizioni conservative della rete viaria regionale ed alle situazioni di particolare pericolosità di alcune arterie

VIII. Richiesta di trasmissione dei dati Terna sullo stato di conservazione e sulle criticità del sistema di trasporto dell’elettricità via cavo-dotto, alle compagnie petrolifere per gasdotti (di adduzione e distribuzione) ed oleodotti e loro considerazione nel piano di cui al punto II).

punto che ci appare chiaro nella volontà di monitorare lo stato delle infrastrutture energetiche e di individuare ogni criticità ambientale e sanitaria per inserirle nella rete di sicurezza della protezione civile regionale

IX. Redazione ed avvio immediato di un piano generale di verifica e messa in sicurezza degli edifici scolastici con attività di collaudo esterna alle amministrazioni comunali secondo il criterio della rotazione.

il punto appare chiaro nella sua formulazione e crediamo che sia un punto centrale a livello nazionale per il quale occorrerebbe un piano nazionale che individui priorità politiche, strumenti legislativi e fondi sufficienti per un’azione di reale messa in sicurezza degli edifici scolastici italiani in una più generale ripresa di interessi per il comparto educativo pubblico, ma in sede locale tali piani dovrebbero essere anticipati e presi in responsabilità da parte degli enti regionali…occorre prima di tutto entrare nel dettaglio delle competenze che vede la responsabilità della sicurezza degli edifici delle scuole primarie affidata ai comuni e quella degli edifici di scuola secondaria affidata alle province e, nella più generale ricerca di fondi che crediamo debbano provenire in buona parte dallo stato che deve assumersi precise responsabilità in tal senso, vorremmo che ogni sforzo possibile fosse coordinato attraverso un vero e proprio piano regionale che, individuati gli interventi, possa concentrare le risorse disponibili e rinvenienti dai bilanci degli enti locali in un fondo unico in cui far conferire anche le risorse regionali utilizzabili per l’avvio del monitoraggio, della progettazione e della messa in cantiere degli interventi, previo avvio in sistema di collaudi esterni alle amministrazioni locali (per via delle troppo facili collusioni possibili tra appalti normalmente affidati a ditte locali e controlli affidati a tecnici provenienti dalle stesse amministrazioni locali) ed a rotazione tra un elenco di professionisti abilitati

X. Introduzione nell’orario scolastico delle esercitazioni mensili per le emergenze.

punto che riteniamo chiaro e che ribadisce quanto già in essere nelle previsioni delle strutture di protezione civile e già preciso obbligo per le strutture scolastiche, ma ancora largamente non praticato

XI. Consegna di un kit sanitario per le emergenze comprendente un defibrillatore ad ogni guardiania medica o medico di base nei comuni sprovvisti di strutture di pronto soccorso.

punto questo che appare chiaro nell’intento di dotare ogni realtà locale dell’indispensabile per una efficace attività di pronto soccorso…i fondi per simile operazione devono essere individuati nei risparmi di bilancio dalle spese sanitarie, si da indirizzare gli stessi in un miglioramento generale delle prestazioni offerte sul territorio e non in generici tagli di spese ai bilanci stessi

XII. Formazione professionale dei rilevatori ambientali dei parametri di misurazione per la comunicazione dei dati rilevati nel sito web di cui al punto XII) della precedente parte del programma cultura e connettività.

punto che riteniamo chiaro e che deve prevedere una specifica formazione a cura della agenzia unica di formazione professionale e dell’arpab, previa riforma generale della stessa

 

 

il programma passo per passo – parte 19) forestazione ed impegni ambientali

19. Forestazione ed impegni ambientali

In questa parte del programma affrontiamo due temi, forestazione ed impegni ambientali, che a buon diritto avrebbero potuto essere collocati nella parte del programma dedicata all’ambiente, ma che abbiamo voluto trattare separatamente per le rilevanze specifiche a livello di programmazione territoriale che crediamo meritino una trattazione distinta.

Abbiamo anche dedicato un punto alla caccia, attività verso cui nutriamo contrarietà, pur trovando questa un limite nelle leggi che ad oggi la tutelano come un diritto, e così cercando di essere “laici” sull’argomento e così di inserirla in un contesto molto più ampio di salvaguardia ambientale, a cui questa potrebbe dare un suo specifico contributo se inserita in precisi contesti.

I. Abbandono della funzione di forestazione produttiva, modifica del piano forestale approvato e sua funzionalizzazione al ripristino della massa forestale, del contenimento del dissesto idrogeologico, degli usi civici, ove recuperabili e documentati, in zone oggi disboscate, della conservazione del patrimonio arboreo primigenio e delle essenze arboree locali, dell’assorbimento di CO2 da considerarsi non contabilizzabile ai fini del computo delle emissioni, del mantenimento e dell’ampliamento di zone atte alla conservazione e reinserimento di fauna locale, e riconduzione della forestazione produttiva alla sola coltivazione di materiale ligneo da bio-edilizia e bio-arredamento e/o di essenze pregiate ad uso artigianale, officinale, medicale, di coltivazione dei prodotti del bosco.

riteniamo del tutto sbagliata l’impostazione data al piano regionale di forestazione produttiva avviato dalla regione e lo riteniamo tale per via di una serie di considerazioni di cui ipocritamente non si fa cenno, a partire da quello che è un vero e proprio scandalo taciuto, la presenza cioè di 4200 operai forestali a fronte di meno di 600.000 mila abitanti che, in rapporto alle scandalo noto al grande pubblico della consimile attività svolta nella regione calabria del mantenimento di una struttura di 7000 operai a fronte di una popolazione tripla di quella lucana, ci appare come il paradigma di una gestione del tutto legata al clientelismo e non certo all’obiettivo primario della forestazione, ricostruire la massa arborea regionale…questa massa di operai, il cui raffronto con quello della regione calabria ci vede ancor peggiori in termini di percentuali, è stata finora foraggiata allo scopo di legare le provvidenze delle 151 giornate utili alla percezione dell’assegno di disoccupazione con le filiere del consenso, ma è chiaro che la rilevanza sociale del fenomeno non può essere ricondotta alla sola pratica del voto di scambio, ma ad una più generale pratica di assistenzialismo a carico di partite non specificamente dedicate dei bilanci pubblici che crediamo vada interrotta senza eventi traumatici (appare del tutto insensato ogni tentativo del genere in considerazione del trauma economico che ne deriverebbe per condizioni sociali già al limite), ma attraverso una razionale e graduale riconversione dei lavoratori in altri ambiti di protezione del territorio…riconversione da operarsi con la messa di in campo di una strategia di forestazione che oltre alla sua funzione naturale, che appare chiara dal dettato (di cui rimarchiamo però la netta volontà di non precedere a compensazioni tra emissioni e piantumazione che risulterebbero fuorvianti dell’ormai sempre più necessario taglio delle prime attraverso operazioni contabili), nella sua parte produttiva crediamo debba essere indirizzato verso una vocazione della stessa forestazione a scopi di produzione di materiali biologici per edilizia ed arredamento, di produzione di medicamenti naturali e di coltivazione del prodotto del sottobosco (fragole e bacche, funghi, tartufi, etc), che, nel costituire un obiettivo programmatico di politica industriale ed agricola, potrebbe innescare la formazione di un comparto produttivo locale in grado di assorbire buona parte di quella manodopera in eccesso sia nella produzione che nella coltivazione e cura delle masse forestali a scopi produttivi

II. Divieto espresso attraverso legge regionale all’introduzione di essenze arboree od arbustizie non locali e non appartenenti al patrimonio vegetale lucano, di essenze anche ad uso agricolo od agri-energetico derivanti da modificazioni genetiche, sintesi di nuove specie o varietà attraverso manipolazione genetica o con funzioni differenti dall’uso strettamente agricolo ed in ogni caso da approvarsi preventivamente.

punto che appare chiaro nei suoi intenti di impedire qualsiasi penetrazione di essenze estranee sia al patrimonio naturale sia all’utilizzo programmato dello stesso

III. Catalogazione e riconoscimento legislativo del patrimonio floro-faunistico lucano come bene comune da preservare.

punto che appare chiaro in rapporto al punto seguente

IV. Programma speciale ed iniziative legislative di protezione delle specie floro-faunistiche a qualsiasi livello di rischio di estinzione o da proteggersi come bio-tipo fondamentale per la conservazione del patrimonio di cui al punto III), in concorso alla legislazione nazionale di materia.

V. Divieto legislativo espresso ai non residenti nella regione Basilicata di caccia, raccolta funghi e tartufi e più in generale dei prodotti boschivi e parametrazione, in collaborazione con le associazioni venatorie ed ambientaliste, di una lista e delle pratiche ammesse per la predazione delle specie animali da doversi limitare nell’ottica di un progressivo abbandono concertato delle stesse pratiche venatorie.

crediamo sia giunto il momento in cui una maggiore cura e conservazione del territorio imponga un espresso divieto di raccolta dei prodotti del bosco e della caccia da parte di non residenti, facendo con ciò salva, ma da emendarsi in senso regolamentare più preciso, ogni disposizione concernente la raccolta per i residenti che diventano su specifica richiesta e in accordo ad esigenze di riunione degli abilitati alla raccolta organizzati in consorzi locali, unici soggetti titolari del diritto di vendita a terzi del prodotto del bosco raccolto e delle prede, si da consentire maggiore razionalità, controllo e redditività per gli stessi…crediamo inoltre che, nell’ottica di un progressivo abbandono della pratica venatoria più stringenti intese con le associazioni venatorie siano da mettere in campo anche attraverso quanto al punto seguente

VI. Unificazione degli Ambiti Territoriali di Caccia in un unico ambito regionale.

punto attraverso il quale si deve perseguire una maggiore razionalità nella regolamentazione del settore

VII. Divieto assoluto all’introduzione ed al popolamento di specie faunistiche ed ittiche non appartenenti alla catalogazione di cui al punto III)

punto il cui dettato appare chiaro in rapporto sia punto III) che IV) in ordine ad una tutela del patrimonio faunistico locale che non deve permettere in alcun caso ripopolamenti con specie non autoctone al fine di evitare fenomeni di abnorme od incontrollabile proliferazione di alcune specie a danno di quelle locali nell’alterazione degli equilibri della catena alimentare animale e del patrimonio genetico delle specie locali

VIII. Completamento delle azioni volte alla costituzione dei parchi regionali e della Rete Natura 2000.

si tratta di un punto a complemento di quanto già ai dettati legislativi e regolamentari in ordine ad obiettivi di tutela stabiliti in sede regionale, con la costituzione effettiva ed il potenziamento dei parchi regionali del vulture, della murgia materana, dei calanchi di pisticci e montalbano, del parco di gallipoli cognato, e comunitaria attraverso il completamento delle reti di zone sic e zps e la loro esclusione da qualsiasi intervento antropico invasivo, in particolar modo rispetto alle attività estrattive e/o energetiche

IX. Programma di individuazione di zone di Ri-naturalizzazione Integrale.

si tratta di un programma teso ad individuare zone peculiari del territorio regionale nelle quali operare la ri-naturalizzazione integrale, ossia la destinazione degli stessi ad interventi volti a creare le condizioni di ripristino integrale dei rapporti naturali per specifiche esigenze di tutela anche legate ad operazioni di bonifica ambientale e di quanto al punto XI)

X. Rimodulazione delle azioni PSR alle loro vocazioni originarie di perequazione del reddito degli agricoltori con metodo tradizionale in zone di prossimità sic e zps.

è evidente l’intento della disciplina comunitaria di tutelare il reddito di questi agricoltori nel riconoscimento di una specifica opera di protezione ambientale e cura del territorio che i metodi tradizionali di coltivazione consentono, tutela ad oggi alquanto poco praticata, quando non distorta, nell’applicazione specifica delle misure degli assi psr che potrebbero essere rimodulate in azioni specifiche per giovani disoccupati, previa iscrizione facilitata nelle specifiche liste professionali, anche in rapporto a specifiche misure psr volte al nuovo insediamento dei giovani agricoltori e di quanto al punto V)

XI. Creazione di una rete di corridoi verdi protetti per il collegamento delle zone di protezione al fine di permettere la mobilità della fauna.

l’evidenza della frammentazione dei territori protetti e della loro non continuità (vedi perimetrazione del parco dell’appennino lucano) impediscono una naturale migrazione e mobilità delle specie animali in ambito protetto, esponendoli a rischi nell’attraversamento di zone antropizzate ed infrastrutture viarie, deve portare alla creazione di specifiche zone di attraversamento protette (corridoi verdi), recintate, protette da vincolo all’accesso ed atte a consentire la migliore mobilità delle specie, con la creazione di specifiche facilitazioni al transito, quali piccoli tunnel di attraversamento stradale sulle arterie a maggior percorrenza, anche in ordine ad una maggiore sicurezza dei veicoli transitanti nell’evitare impatti con le specie in attraversamento

XII. Studio e varo di un piano di protezione delle coste sabbiose ioniche fondato sul ripristino dell’apporto naturale di materiali di sedimento dai fiumi, sul ripristino dei corridoi naturali tra spiaggia ed entroterra, sulla difesa delle dune e della vegetazione di duna, sulla limitazione di attività costruttive in prossimità del litorale e sugli eventuali abbattimenti o riduzioni delle stesse e loro ricostruzione in materiali idonei.

crediamo che l’unica opera efficace di protezione dei litorali dello ionio minacciati di erosione sia lo studio di uno specifico piano integrato in grado di valutare ed intervenire sulla totalità dei processi, sia naturali che antropici (che sospettiamo essere i principali artefici di mutate condizioni erosive in zone che normalmente dovrebbero essere di espansione storica dei litorali stessi, vedi ad esempio la posizione delle evenienze archeologiche degli antichi porti della magna grecia), per riportare a stato di equilibrio l’apporto dei materiali sedimentosi e l’erosione marina, giudicando del tutto errata la continuazione della attuale gestione fatta di costosi ripascimenti di sabbie e posa di strutture di contenimento in mare

XIII. Programma di abbattimento di ogni struttura edilizia abusiva costruita lungo le zone di rispetto fluviale, lacustre e marino.

crediamo che il punto sia chiaro e non necessiti di ulteriori spiegazioni

 

 

il programma passo per passo – parte 20) altre proposizioni

20. Altre proposizioni

In questa parte del programma che abbiamo chiamato “altre proposizioni”, affrontiamo una serie di impegni programmatici a carattere sparso e per i quali non avremmo potuto impegnare un punto articolato come tutti gli altri, ma la cui importanza è comunque notevole, trattandosi però di punti a volte scollegati tra loro.

I. Revisione delle funzioni, delle indennità, delle cariche delle sottocommissioni regionali e riduzione drastica delle stesse alla fisiologia delle funzioni amministrative (vedi parte istituzione).

crediamo sia fondamentale per una corretta gestione dell’apparato istituzionale-amministrativo generalmente conosciuto come “sotto-governo” (e fonte di numerose pieghe di clientelismo in forma di postazioni per i partiti) che si debba procedere ad una profonda revisione, anche culturale ed economica, del fenomeno attraverso una riduzione ragionata sia del numero di agenzie, commissioni ed enti secondo quanto espresso in più parti del programma ed in modo particolare nella specifica parte dedicata all’istituzione, ad un criterio di realtà che tenga conto solo e soltanto delle funzioni e non delle necessità di provvedere ad una onerosa rappresentanza di quanto non sia stato eventualmente rappresentato nelle sedi politiche proprie, ma siamo coscienti che oltre a provvedimenti legislativi specifici che riconducano a ragione amministrativa, è sulla cultura di fondo della rappresentanza che si dovrà agire attraverso una costante azione di moral suasion che renda l’idea stessa di una rappresentanza politica o riconducibile alla politica in simili strutture del tutto aliena

II. Liquidazione definitiva delle ex comunità montane e revisione delle Aree Programma, da sostituirsi con apposite commissioni di zona della consulta dei sindaci (vedi parte istituzione).

il punto è specificamente da intendersi rispetto ad un percorso di liquidazione definitiva ed in tempi brevi e certi di questi enti intermedi già aboliti eppure ancora esistenti, seppure nominalmente in via di liquidazione, nelle figure di commissari ed allo stesso tempo crediamo vadano sostituite le strutture delle attuali aree programma con specifiche deleghe a commissioni territoriali della consulta dei sindaci all’assemblea degli stessi facenti riferimento…proposizione non espressa nel punto, ma che crediamo sia in nuce contenuta nel dettato è riguardo ala totale abolizione di ogni struttura di gestione, programmazione e promozione intermedia, con particolare riferimento alla figura dei gal, le cui funzioni vanno riassunte completamente sia nella programmazione regionale che per le parti di competenza territoriale dalle commissione di zona della consulta dei sindaci

III. Ristrutturazione e ridefinizione delle funzioni e degli organici degli uffici di rappresentanza della Regione Basilicata presso le istituzioni nazionali e comunitarie (vedi parte istituzione).

crediamo importante una ristrutturazione totale di questi organi di rapresentanza a partire da una maggiore conoscibilità pubblica delle funzione e degli organici, nonché dei criteri con cui questi sono stati formati e dei bilanci disaggregati degli stessi, si da rendere possibile un criterio di valutazione pubblica del loro operato rispetto ai risultati

IV. Avvio di un “Tavolo mensile degli interessi regionali e della loro tutela” con la partecipazione della giunta regionale, di esponenti della maggioranza e minoranze consiliari, dei parlamentari ed euro-parlamentari eletti nei collegi regionali per la definizione e concertazione di azioni comuni (vedi parte istituzione).

crediamo chiaro questo punto nella previsione della necessità di un punto stabile di confronto tra rappresentanza e bisogni regionali nell’ottica di concertare ed armonizzare la cura degli stessi in ambito nazionale e comunitario od ovunque ciò si renda necessario

V. Azioni volte all’avvio di un tavolo istituzionale costante tra i presidenti delle regioni meridionali per le tematiche comuni.

punto che crediamo chiaro nella necessità che tematiche comuni al meridione possano trovare ulteriori convergenze istituzionali anche oltre lo strumento della conferenza delle regioni

VI. Approvazione di una nuova legge regionale sull’editoria che miri alla regolamentazione delle attività editoriali pubbliche e dei siti e portali istituzionali, con regolazione della pubblicità istituzionale e dei finanziamenti all’editoria periodica.

la generale poca chiarezza nel settore genera una discrezionalità dell’azione del presidente della giunta e del consiglio regionale che crediamo debba essere superata con una specifica legislazione che individui parametri di riferimento certi ed una maggiore trasparenza dell’azione regionale in tal senso, riconoscendo comunque l’importanza della stessa contribuzione per il settore informativo ed editoriale che necessità però di regole fisse e valide per tutti, in special modo per quelle strutture direttamente riferenti all’azione istituzionale

VII. Azioni locali e nazionali volte ad una lettura critica più ampia dei fenomeni storici del processo di unificazione nazionale a riguardo del ruolo della regione.

punto che atterrebbe molto più alla parte dedicata alla cultura e che tuttavia vogliamo tenere distinto da essa, dovendo essere tale lettura un fenomeno critico da affidarsi al libero confronto tra storici e non mediato da alcuna intenzionalità politica in tal senso

VIII. Studio ed adozione di un Piano Antenne Regionale per la regolamentazione delle emissioni elettromagnetiche e la integrale copertura trasmittente-ricevente del territorio regionale attraverso strumentazioni idonee alla salvaguardia della salute umana ed animale.

punto che crediamo chiaro nella necessità di razionalizzare il sistema in merito a forme di elettromagnetismo che, ben oltre le risultanze scientifiche sui possibili danni biologici, è comunque una immissione ulteriore di agenti esterni potenzialmente pericolosi che dovrebbe essere evitata il più possibile, oltre ad avere un notevole impatto paesaggistico

IX. Adozione di una legge regionale sul randagismo e sulla regolamentazione dei canili, delle corrette pratiche di ospitalità degli animali, dei soggetti abilitati alla gestione delle strutture, delle sterilizzazioni, della microchippatura, delle adozioni, delle importazioni, della cura e tutela degli animali da affezione e delle responsabilità oggettive dei proprietari, delle pratiche veterinarie, dei comportamenti e dei doveri delle ASL e dei comuni per le parti a loro competenti.

nella chiarezza delle intenzioni del dettato, vogliamo precisare che tale legge andrà messa in cantiere previo ascolto e collaborazione diretta obbligatoria e dedicata a specifici incontri del consiglio regionale nella pluralità di commissioni interessate (ambiente, sanità, formazione) con le associazioni di settore per l’individuazione delle pratiche migliori per la risoluzione di un problema ormai annoso e che riteniamo debba essere condiviso al massimo livello possibile con chi opera a livello associativo sul territorio

X. Fissazione attraverso legge regionale di un diritto al reddito minimo equivalente per i cittadini residenti da almeno 5 anni in regione e/o per gli extracomunitari stabilmente residenti nel territorio regionale, dove la dizione equivalente è da intendersi come un parametro non necessariamente monetario, ma usufruibile anche in beni e servizi a carattere strumentale e di consumo.

crediamo che sulla base di quanto indicato anche in sede europea tale passaggio istituzionale sia ormai necessario, nelle more di ogni legislazione nazionale interverrà in materia, allo scopo di perequare difficoltà di accesso al reddito ormai evidenti e per molti versi irrisolvibili nell’immediato..tale reddito dovrà essere inteso come sostegno alla ricerca di lavoro, limitato nel tempo (12-24 mesi), strettamente concesso a chi matura requisiti comprovabili di necessità sociale e connesso alla messa a disposizione temporanea dei soggetti beneficiari per operazioni a carattere sociale, di protezione civile, di tutela ambientale nella chiara destinazione di questa messa a disposizione verso operazioni di utilità sociale e mai intese come forme di lavoro in sostituzione delle tipologie contrattuali previste alle leggi vigenti, attraverso liste specifiche redatte dai comuni e sottoposte ad accertamento regionale…la copertura finanziaria dovrà prevedersi dalla razionalizzazione dei fondi rinvenienti da specifici finanziamenti comunitari, nazionali e regionali in un fondo unico, prevedendosi il confluire verso questo fondo di ogni capitolato di spesa ad oggi esistente sull’assistenza sociale e nella possibilità di provvedere anche attraverso mezzi non strettamente monetari, ma sotto forma di voucher per l’acquisto di beni alimentari, di vestiario e cura parentale e il pagamento di servizi ed utenze o la messa a disposizione degli stessi attraverso specifica attività da avviarsi di concerto con le amministrazioni comunali…in ogni caso, visto l’ammontare delle risorse disponibili, simile reddito non potrà essere superiore ai 200 euro equivalenti mensili pro-capite (nell’esclusione dal beneficio di chiunque riceva altri assegni di previdenza sociale) attraverso quota familiare per evitare situazioni di abuso e dovrà comportare l’iscrizione alle liste di mobilità ed alla normativa di regolamentazione dell’accesso al lavoro in base a chiamata a scorrimento delle stesse

XI. Istituzione del portale web lucano del lavoro.

punto che crediamo chiaro nella individuazione di uno strumento pubblico dedicato specificamente alla domanda ed offerta di lavoro e di formazione professionale

  

il programma passo per passo – parte 21) impresa

21). impresa

Trattiamo in questa parte, impresa, di specifiche azioni volte alla salvaguardia ed implementazione del patrimonio di piccole-medie aziende ad integrazione di quanto già disposto nella legislazione nazionale e regionale, nell’ottica non solo di fornire strumenti di sistema per la migliore resistenza alle conseguenze della crisi economica, ma volte alla creazione di supporti aziendali diffusi volti alla creazione di un auto-impiego stabile e ben inserito nel contesto produttivo, avendo già trattato in più punti di questo programma alcune misure specifiche.

I. Introduzione del Voucher Compensativo Trasferibile Regionale con cui l’ente regione e/o gli enti territoriali e pubblici locali regoleranno, su accettazione della controparte, i pagamenti per prestazioni ricevute da soggetti terzi, voucher trasferibili ai sub-fornitori certificati e certificabili da questi, su precisa garanzia regionale presso gli istituti di credito presenti in regione e pagabili alla scadenza di un periodo di congruità tra impegno di spesa e limiti del Patto di stabilità e/o vincoli di bilancio.

si tratta di uno strumento utile a superare i blocchi della spesa e dei pagamenti dovuti dalla regione, come principale stazione appaltante, ed in subordine da tutti gli altri enti, anche in regime di compensazione con i trasferimenti da questa verso i singoli enti…a fronte di un pagamento che l’ente non può erogare direttamente o per i vincoli derivanti dal patto di stabilità o per carenza di fondi correnti, si provvede all’emissione di titoli compensativi, a valle di un preciso accordo tra ente ed istituti di credito a garanzia della trasferibilità e del pagamento del titolo stesso, verso l’azienda creditrice, titoli pagabili alla scadenza indicata secondo le necessità di bilancio di cui sopra, ma contemporaneamente trasferibili ad altra azienda fornitrice ed iscritta ad un preciso elenco di ditte fornitrici della prima a certificazione del circuito di trasferibilità, ma scontabili in parte o del tutto con perdita della sola parte di interessi attivi reali maturati dal giorno di emissione al giorno di pagamento del titolo rispetto alla scadenza del titolo stesso, fatti salvi i pagamenti delle spettanze da lavoro dipendente che non comporteranno perdite di interessi sulla somma accreditata e per i quali gli interessi verso gli istituti di credito saranno a carico dell’ente stesso attraverso la costituzione di specifico fondo o l’accensione di specifico mutuo…crediamo che tale misura sia atta a far riprendere il circuito di scambio tra aziende fornitrici od appaltanti e sub-fornitori impedendo forme di stallo delle transazioni tra queste e maggiore tutela del lavoro dipendente, superando i vincoli nei pagamenti che di fatto stanno paralizzando buona parte dell’economia derivante da contratti con enti pubblici ed a ricaduta verso l’intera attività economica

II. Minore carico burocratico attraverso la costituzione di un Ufficio Regionale Unico per le Imprese presso le Camere di Commercio, direttamente interfacciato con le amministrazioni pubbliche ad ogni livello per l’espletamento di ogni pratica relativa.

si tratta di un ufficio unico per l’assolvimento di ogni pratica burocratica verso gli enti pubblici a carattere regionale ed in sub-ordine comunale, provinciale o territoriale, uffici costituiti presso le camere di commercio attraverso convenzioni ad hoc e che possono intendersi come delocalizzabili presso le strutture regionali e comunali sul territorio (vedi parte istituzione) e ciò al fine di rendere meno macchinoso il rapporto tra le aziende e gli enti attraverso la studio e la realizzazione di moduli specifici e percorsi semplificati

III. Studio di fattibilità di applicazione di parametri di scontistica fiscale alle aziende che operano in settori a basso impatto energetico-ambientale, nuove tecnologie, bio-edilizia, bio-arredamento, agricoltura tradizionale e similari e/o di una scontistica energetica surrogata dalla Regione Basilicata attraverso fondi propri.

punto che crediamo chiaro nella formulazione e nell’intento di favorire attraverso una fiscalità di vantaggio determinati settori produttivi congruenti agli obiettivi programmatici regionali

IV. Studio di percorsi agevolati, in concorso alle normative nazionali e regionali esistenti, per la formazione di consorzi, cooperative, reti di impresa ed associazioni temporanee di imprese e singoli.

punto che crediamo chiaro, intendendosi con ciò la fattibilità di simili percorsi agevolati in rapporto alle normative nazionali di settore, ma che ci sembra un punto da perseguire con determinazione ai fini di rendere funzionale una semplificazione delle procedure anche in rapporto a quanto al punto precedente

V. Formazione di una Consulta Regionale mista per le piccole e medie imprese, costituita dalla Presidenza della Giunte Regionale ed assessori competenti, dirigenti di settore, Consiglio Regionale, rappresentanti di categoria, sindacati, rappresentanti della Consulta dei Sindaci ed esperti del settore.

punto che ci sembra chiaro nel dettato ed in linea con la formazione di consulte specifiche di settore allo scopo di rendere più agevole ogni sinergia tra intervento pubblico ed intrapresa privata nel rispetto degli obiettivi programmatici e nel rispetto della prevalenza dell’interesse pubblico

VI. Liquidazione degli enti e società intermedie regionali aventi carattere di consulenza alle imprese con riunificazione in uno Sportello Regionale dell’Impresa, sottoposta a controllo della Consulta di cui al punto precedente ed al Consiglio Regionale, con compiti di tutoraggio, start-up e consulenza specifica all’impresa.

punto chiaro anche questo e che intende non solo razionalizzare il settore, ma sottoporlo a specifico controllo della consulta di cui al punto precedente

VII. Avvio di un programma di micro-credito agevolato con garanzia regionale sussidiaria.

riteniamo tale passaggio necessario al fine di favorire, anche attraverso specifiche intese con istituti bancari specifici ed operanti nel settore, la formazione di nuove micro-imprese ed il sostegno delle attuali, con evidenti vantaggi in termini auto-occupazionali che richiederanno un fondo specifico regionale posto a garanzia, ove i richiedenti non posseggano requisiti finanziari rispetto alla validità dei progetti

VIII. Introduzione del criterio di compensazione tra imprese e pubblica amministrazione regionale tra imposizione fiscale locale e prestazioni di beni e servizi somministrati.

punto che riteniamo chiaro

IX. Avvio di un programma Speciale di Impresa Familiare.

speciali programmi di sostegno delle imprese familiari che, in collegamento a quanto ai punti VI e VII, possano agevolare al massimo una forma di impresa che, soprattutto in campo agricolo, della somministrazione di alimenti e bevande e del commercio al dettaglio è per sua natura un paracadute sociale dai rilevanti effetti occupazionali

X. Creazione del Fondo Regionale per la Ricerca e dell’Ufficio Ricerca Produttiva Regionale con compiti di ricezione, indirizzo, efficientamento, coordinamento e controllo delle domande di ricerca scientifica delle piccole-medie imprese a fini produttivi presso istituti di ricerca regionali, nazionali ed internazionali con valutazione della pubblica utilità delle stesse ed eventuale co-finanziamento regionale.

punto che ci appare chiaro nell’ottica di voler agevolare la domanda di ricerca da parte di piccole e medie aziende, anche riunite in consorzi ed associazioni temporanee, non in grado di poter provvedere con fondi propri a miglioramenti produttivi stimolati dalla ricerca stessa e per le quali prevediamo un programma di co-finnaziamento in caso di rilevanza pubblica degli impatti economici in termini occupazionali e di miglioramento degli impatti produttivi

XI. Avvio delle pratiche per la costituzione di una Consorzio Bancario Pubblico Regionale del Credito Locale per la gestione progressiva di quanto a tutti i punti precedenti.

crediamo che la formazione di un istituto pubblico consortile regionale di credito sia un passo necessario ai fini del sostegno ai settori produttivi locali

 

 

il programma passo per passo – parte 22) impegni dei candidati

22). Impegni dei candidati

in questa ultima parte del programma, impegni dei candidati di comunità lucana, vogliamo non solo dare un quadro di ulteriore impegno personale di ciò a cui ci impegniamo programmaticamente in sede istituzionale, ma soprattutto di quali saranno le azioni degli eventuali eletti, stabilendoli come una parte integrante del programma.

I. Sono assunti come impegni inderogabili tutti i punti contenuti nelle modalità di svolgimento della campagna elettorale descritti nell’allegato “campagna elettorale”.

II. Fino all’ottenimento dell’impegno programmatico di cui al punto IV) della parte istituzione ed amministrazione, i rappresentanti eventualmente eletti nelle liste di Comunità Lucana si impegnano formalmente a dividere gli emolumenti derivanti dall’attività di rappresentanza in tre parti tra di loro uguali e così suddivise per destinazione, come da statuto di Comunità Lucana : 1/3 all’organizzazione del movimento ed al finanziamento delle attività di comitati, associazioni, gruppi impegnati nella difesa delle istanze di tutela del territorio e dei diritti umani ed animali, 1/3 alla costituzione di un fondo sociale da devolversi per fini solidali ed umanitari od aventi carattere di necessità, 1/3 per compensi personali.

III. Divieto all’assunzione di posti di sotto-governo in commissioni e/o agenzie in qualsiasi modo collegate o connesse in ogni forma con le attività istituzionali, quindi esplicito divieto a doppi incarichi di qualsiasi natura.

IV. Obbligo di creazione di un sito web del gruppo di rappresentanza o del singolo eletto su cui descrivere l’attività svolta istituzionalmente.

V. Impegno a fornire a qualsiasi gruppo, comitato, associazione o cittadino ne faccia richiesta, qualsiasi documentazione riguardante l’attività istituzionale, nell’osservanza dei disposti normativi in materia.

VI. Impegno a farsi portavoce nelle sedi istituzionali di competenza di ogni istanza od interpellanza ritenuta concludente ai fini della difesa territoriale, ambientale, dei diritti civili, politici e religiosi.

VII. Obbligo all’assunzione in piena osservanza alle leggi dello Stato in materia di lavoro del personale occorrente al funzionamento delle proprie attività istituzionali.

VIII. Priorità al mezzo pubblico, ove consentito, negli spostamenti per motivi ed incarichi di ufficio dei rappresentanti eletti.

IX. Pubblicazione di un numero di telefonia cellulare o fissa sul quale i cittadini possano raggiungere i rappresentanti o loro delegati per almeno 3 ore al giorno.

X. Obbligo di presenza ad ogni riunione indetta dell’organismo di rappresentanza, ivi comprese commissioni ed organi vari, in cui si è eletti, a meno di motivi di salute e/o di impedimenti gravi di origine familiare.

XI. Obbligo d’onore sottoscritto in atto notarile, seppur legalmente non operante per via del mandato senza vincolo dell’eletto, di immediate sospensione dall’incarico in caso di rinvii a giudizio per fatti penalmente od amministrativamente rilevanti intervenuti durante l’espletamento del mandato e di dimissioni in caso di condanne ad ogni grado di giudizio per gli stessi reati.

XII. sottoscrizione del programma politico e/o amministrativo di comunità lucana per l’intero mandato.

crediamo che i punti esposti non abbiano bisogno di spiegazioni

COMUNITA’ LUCANA

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E’ morto Stefano Rodotà. Il giurista, politico, accademico, Garante della Privacy aveva 84 anni. Era nato a Cosenza il 30 maggio 1933. 

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Nel 2013 Rodotà è stato candidato, non eletto, per l’elezione del Presidente della Repubblica: è stato votato dal Movimento 5 Stelle, Sinistra Ecologia Libertà, alcuni parlamentari del Pd.

Vicepresidente della Camera dei deputati 30 aprile 1992 – 4 giugno 1992

Presidente dell’Autorità garante per la protezione dei dati personali 1997 –2005

Presidente del Partito Democratico della Sinistra 1991 –1992

Deputato della Repubblica Italiana legislature VIII, IX, X, XI

Gruppi parlamentari Misto (1979-1983), Sinistra indipendente (1983-1992), Comunista-PDS (1992-1994)

Collegi Catanzaro (1979-1992), Firenze (1992-1994)

Incarichi parlamentari

VIII legislatura: Componente della I commissione affari costituzionali

Componente della commissione parlamentare d’inchiesta sulla strage di via Fani, sul sequestro e l’assassino di Aldo Moro e sul terrorismo in Italia

IX legislatura:

Componente della I commissione affari costituzionali

Componente della commissione parlamentare per le riforme istituzionali

Membro dell’assemblea parlamentare del consiglio d’Europa

X legislatura:

Componente della I commissione affari costituzionali

Componente della delegazione parlamentare italiana presso le assemblee del consiglio d’europa e della ueo

XI legislatura:

Vicepresidente della Camera dei Deputati

Componente della I commissione affari costituzionali

Componente della commissione parlamentare per le riforme istituzionali

Componente della delegazione parlamentare italiana presso le assemblee del consiglio d’europa e della ueo

 

  1. ecco cosa dice, in sintesi ed in esteso, lo ius soli… Lascia una risposta
  2. libera nos a malo… Lascia una risposta
  3. augurissimi, gillo… Lascia una risposta
  4. sosteniamo la lott contro la centrale enel a biomasse del pollino Lascia una risposta
  5. se un precario su 7 statali vi sembran pochi… Commenti disabilitati
  6. personalmente nei capoluoghi voterei così… Commenti disabilitati
  7. non dimenticate… Commenti disabilitati
  8. il voto nel regno unito e la sinistra… Commenti disabilitati
  9. niente modifiche allo statuto Commenti disabilitati
  10. pd-lega-forza italia-5stelle…fanno tutti leggermente schifo Commenti disabilitati
  11. i nostri nonni… Commenti disabilitati
  12. non liberate questo mostro… Commenti disabilitati
  13. la petizione on line per i non residenti Commenti disabilitati
  14. diamoci dentro Commenti disabilitati