art 41 decreto genova, una schifezza grillina

Il decreto Genova è legge e con esso alcune schifezze…domani pubblico un contributo sul famigerato art.41 che da noi rischia di diventare una bomba ecologica..in seguito indicherò alcune pezze che in legislazione regionale potremmo adottare per fermare questo “regalo” dei grillini alla nostra terra

 

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lo sviluppo non è nei soli numeri

(ANSA) – METAPONTO DI BERNALDA (MATERA), 12 NOV – Quattro persone, tutte di nazionalità romena, sono state denunciate dai Carabinieri con l’accusa di furto aggravato. Sulle due auto sulle quali viaggiavano, i Carabinieri, a Metaponto di Bernalda (Matera), hanno trovato circa mezza tonnellata di olive in una decina di sacchi.

non so voi, ma io sono felice di vivere in una terra dove una notizia così assurge al ruolo di notizia…la tranquillità è un valore aggiunto che dobbiamo curare, sostenere, difendere, implementare perché lo sviluppo nn sia fatto di soli numeri, ma di una più serena condizione umana

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fascismo moderno

Il fascismo moderno, frutto di luoghi comuni eretti a ideologie adattabili ai momenti e pratiche organizzative senza controllo democratico, attecchisce nell’indifferenza, concimandosi nell’incapacità di reagire di chi avverte il disastro, ma non è capace per pigrizia o incapacità di critica verso se stesso di organizzare una reazione

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la cometa di natale

ansa scienza – Prima immagine scattata dall’Italia della cometa di Natale 46P/Wirtanen, che passerà a soli 11,5 milioni di chilometri dalla Terra. A realizzarla l’Unione Astrofili Italiani (Uai) con un telescopio robotico in Australia nell’ambito della mappatura mensile. In mostra solo nell’emisfero Sud, la cometa promette di diventare così brillante da essere visibile a occhio nudo. L’immagine è stata scattata il 31 ottobre.

“Per osservarla – ha spiegato all’ANSA l’autore dello scatto Rolando Ligustri, dell’Uai – ho dovuto usare un telescopio dell’emisfero australe, perché la cometa è quasi invisibile al momento per essere fotografata dall’emisfero Nord. Si trova, infatti, molto bassa sull’orizzonte, nella costellazione della Fornace”, ha aggiunto.

Questa cometa è relativamente giovane: è stata scoperta nel 1948 dall’astronomo Carl A. Wirtanen e ha un periodo di 5 anni, cioè ogni 5 anni si avvicina al Sole, rendendosi visibile con la sua caratteristica chioma. Per Ligustri, “già da fine ottobre si sta muovendo verso il nostro emisfero e ha iniziato il suo lento ma inesorabile aumento di magnitudine”, sarà cioè sempre più visibile e brillante.

È bene quindi iniziare a prenderla in considerazione, spiega l’esperto dell’Uai: “il prossimo 12 dicembre, infatti, raggiungerà il suo perielio, cioè il punto più vicino al Sole, prendendosi a tutti gli effetti l’appellativo di cometa di Natale”. Sarà probabilmente visibile a occhio nudo, anche se per farlo si dovrà cercare luoghi bui lontani dalle luci delle città. “Basterà un piccolo binocolo per osservare 46P/Wirtanen, perché – ha concluso Ligustri – si suppone che la cometa avrà una chioma di quasi 1 grado, apparirà cioè grande 2 volte la Luna“.

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100 anni dalla fine della prima guerra mondiale

L'immagine può contenere: pianta, notte, albero e spazio all'aperto

100 anni dalla fine della prima guerra mondiale, un anniversario che per molti storici e commentatori segna la fine del periodo risorgimentale, un anniversario su cui, nel bene e nel male, fonda un pezzo importante della storia del paese e sul quale in tempi e modi diversi la retorica patriottarda ha costruito sensi e significanti, un anniversario da ricordare e far ricordare perché la storia è fatta anche di date…

ma le date, come in questo caso contengono storie, storie di uomini, di giovani (pensate ai ragazzi del ’99 mandati al fronte dopo caporetto, 18 anni, e pensate ai nostri 18enni – quale salto, quale differenza), di giovani italiani che spesso hanno imparato d’esserlo divenuti solo al fronte, sotto le bombe di una guerra che diviene tragicamente moderna per truppe comandate come un esercito dell’800…

e vorrei con voi ricordare quei ragazzi, quegli uomini, quei contadini giunti al fronte per difendere una patria la cui lingua parlavano appena, con ancora i sensi pieni degli odori, dei sapori, dei suoni della propria terra…

ecco, io vorrei ricordare ben oltre la data, proprio quegli uomini perché la loro vita non sia diluita in una data, ma perché ritornino in vita nella nostra memoria e nel nostro saluto al loro sacrificio…

e mi rivolgo a ciascuno di voi ed in particolare agli insegnanti… vi propongo di scattare foto ai monumenti ai caduti della vostra comunità, concentrandovi non sul monumento, ma sui nomi impressi su di esso, e provare a cercarne le tracce, ricostruendone le vite attraverso i parenti, i documenti di archivio, le foto, ogni segno tangibile, anche lieve della loro presenza e di riunirle in una pagina fb per ciascun luogo, in una ricerca scolastica, in un volume, in una mostra o in qualsiasi modo vorrete, affinché quei nomi non siano più un triste elenco di morti, ma una viva presenza nell’oggi…

grazie per quello che vorrete fare per riportare in vita questi italiani

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piccole storie di infamità

vi racconto una piccola storia di infamità tutta a 5 stelle…un amico, preoccupato, mi posta una foto di almeno 6 anni fa, se non di più, del sottoscritto seduto ad un tavolo di un bar (pasticceria milanese) in compagnia di leonardo pisani, aurelio pace, maurizio bolognetti ed un altra persona, intenti a prendere un caffè e fare due chiacchiere (durante una pausa del consiglio regionale), foto mandatagli via messaggistica fb appunto da un grillino che sobillava di mie “pericolose” frequentazioni con aurelio pace che, a suo dire, minavano la mia credibilità come possibile candidato governatore…che lobby, eh?…foto pubblicata d’altronde su fb illo tempore

beh, dopo aver rassicurato l’amico che dopotutto non era preoccupato affatto, dico semplicemente che tra me ed aurelio pace, bolognetti e pisani (che poi è un giornalista a voi noto) ci sono distanze politiche enormi, non colmabili eppure tutto ciò non ci impedisce di prendere un caffè e fare una chiacchiera da persone civili quali siamo e saremo, perché la politica non è odio, ma rispetto delle differenze, cosa che ho sempre praticato, vantando amici di centro, di destra, di sinistra con cui possiamo anche scornarci per una idea, ma della cui fede democratica sono convinto ed in quanto tali li reputo miei amici…

sono dopotutto amico di buona parte della politica lucana…

semplicemente non saranno mai miei amici e mai berrò un caffè con chi predica odio, sobilla infamità, racconta balle, posta link come verità assolute, ovvero con la buona parte dei soldati web grillini…

sono comunque vittima di alcune altre infamità commesse da costoro riguardo l’attività economica di famiglia, ma è altra storia, patetica e che poco può contro un’attività economica (una agenzia di viaggi ;) ) che se esiste dal 1932 una qualche ragione pure dovrà averla… :D
#songrullinimicaumani

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più vero che mai…

“I ragazzi delle scuole imparano chi fu Muzio Scevola o Orazio Coclite, ma non sanno chi furono i fratelli Cervi. Non sanno chi fu quel giovanetto della Lunigiana che, crocifisso ad una pianta perché non voleva rivelare i nomi dei compagni, rispose: «Li conoscerete quando verranno a vendicarmi», e altro non disse. Non sanno chi fu quel vecchio contadino che, vedendo dal suo campo i tedeschi che si preparavano a fucilare un gruppo di giovani partigiani trovati nascosti in un fienile, lasciò la sua vanga tra le zolle e si fece avanti dicendo: «Sono io che li ho nascosti (e non era vero), fucilate me che sono vecchio e lasciate la vita a questi ragazzi». Non sanno come si chiama colui che, imprigionato, temendo di non resistere alle torture, si tagliò con una lametta da rasoio le corde vocali per non parlare. E non parlò. Non sanno come si chiama quell’adolescente che, condannato alla fucilazione, si rivolse all’improvviso verso uno dei soldati tedeschi che stavano per fucilarlo, lo baciò sorridente dicendogli: «Muoio anche per te… viva la Germania libera!». Tutto questo i ragazzi non lo sanno: o forse imparano, su ignobili testi di storia messi in giro da vecchi arnesi tornati in cattedra, esaltazione del fascismo ed oltraggi alla Resistenza”.

Piero Calamandrei

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olof palme 1984

“…La concezione liberale della democrazia comportava al contrario una limitazione secondo la quale lo Stato democratico non poteva intervenire nell’economia di mercato neppure per garantire lavoro e sicurezza ai suoi cittadini. La soluzione che attuammo mostrò chiaramente che la democrazia aveva superata questo limite.

Ora ci troviamo di nuovo di fronte alla stessa problematica. Le differenze di reddito minacciano di ingrandirsi. È in corso un enorme processo di trasferimento della popolazione e di concentrazione di capitale e uomini. Lavoratori perdono il loro posto di lavoro. Il nostro ambiente è minacciato da una crescente distruzione. Questi sono problemi essenziali della nostra vita di ogni giorno che possono generare facilmente un senso di insicurezza nel futuro. Nel caso che la democrazia non riesca a risolverli, esiste il pericolo dell’anarchia, il pericolo che si sviluppi una coscienza elitaria o che forze antidemocratiche si impadroniscono del potere.

È necessario ravvivare e rinnovare la democrazia alla base. La struttura decisionale democratica corre il rischio di disgregarsi: in seguito alla trasformazione tecnologica, alla concentrazione economica, al rapido trasferimento della popolazione, alla lentezza burocratica. Lo sviluppo della democrazia industriale diventa la questione centrale. La democrazia anche a livello nazionale deve essere estesa a nuovi settori.

Le forze tecniche ed economiche sono decisive per la configurazione del futuro. Se questo compito deve essere assunto dalla collettività allora queste forze devono essere democraticamente guidate e controllate. Il che significa che dobbiamo contare su una più ampia economia di piano. In Svezia attualmente stiamo elaborando un piano, lo ricordo come esempio, di come utilizzare nel suo complesso il territorio e la proprietà terriera.

L’economia di mercato, secondo me, non può offrire alcuna soluzione a questi problemi, che sono di estrema importanza per lo sviluppo della società. Le decisioni da prendere non possono essere affidate all’economia privata. Non possiamo consentire che la corsa al profitto e la logica della concorrenza decidano sulla modificazione dell’ambiente, sulla sicurezza dei posti di lavoro o sullo sviluppo tecnico. La questione non è se vi debba essere economia di piano e più democrazia nella vita economica, ma come elaborare la prima ed organizzare la seconda

tratto da un discorso del 1984 di OLOF PALME, primo ministro svedese  (30/01/27-01/03/1986), assassinato a Stoccolma in circostanze tuttora largamente misteriose

 

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nubi su marte

pur sollevandosi da un enorme vulcano, arsia, questa è una nube di ghiaccio d’acqua lunga 1500 km, già osservata in passato, e ci dice che abbiamo ancora da capire molto sull’atmosfera di marte e sulla presenza di acqua sul nostro vicino… credo che già insight, il cui atterraggio è previsto il 26 novembre, ci fornirà dettagli importantissimi a comprendere non come formare colonie umane su marte, ma come impedire che la terra faccia la stessa fine, per quanto sia più probabile che, continuando ad inquinare, seguiremo il destino di venere, avvolti da un asfissiante e mortale effetto serra

Nessun testo alternativo automatico disponibile.

 

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un bene comune

Ci deve sempre guidare uno sguardo più lungo sullo sviluppo, la sua equità e la sua sostenibilità, e, al contempo, occorre procedere garantendo sicurezza alla comunità, scongiurando che il disordine di enti pubblici, e della pubblica finanza, produca contraccolpi pesanti anzitutto per le fasce più deboli, per le famiglie che risparmiano pensando ai loro figli, per le imprese che creano lavoro. Questa responsabilità accomuna chiunque svolga funzioni rappresentative – qualunque sia la sua militanza politica – perché si tratta di un bene comune, di un patrimonio indivisibile

sergio mattarella

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la povertà usata

la povertà non è solo un parametro statistico fondato sulla capacità di reddito, ma un insieme di fattori economici e sociali e culturali che determinano l’esclusione di un soggetto dall’integrazione nel tessuto umano della sua comunità…

in questo senso le misure di sostegno non possono essere calate dall’alto su una serie di parametri che non tengano conto del contesto nel quale il “povero” si situa, ma occorre che questa condizione di povertà sia riconosciuta nelle sue sfaccettature, condizione questa che un sindaco ed i servizi sociali del suo comune possono conoscere meglio di un ufficio di collocamento, la cui struttura deve essere ancora ripensata…

in questo senso, aumentare la platea del cd rei, o reddito di inclusione, migliorandone tenore e dotazioni, pur nel rischio evidente di “storture pro consenso” che noi lucani ben conosciamo (pensiamo a come sono state costruite dai sindaci le liste per cittadinanza solidale o altre misure assistenziali) e nella sua limitatezza ideologica, era una strada percorribile e già tracciata che si poteva migliorare, ma ai grillini ciò non interessava poiché provvedimento targato pd (solito mantra del loro delirio mistico, demonizzare tutto) e poichè circoscriveva l’ambito e restringeva la platea ai soli bisognosi effettivi…

ai grillini interessava promettere a tanti per ottenere consenso da tanti, ed oggi quel consenso devono soddisfare, pena la loro stessa scomparsa

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Comunicato stampa di Comunità Lucana

La resistenza inizia da una nuova partenza

Siamo giunti a poco meno di un mese dalla presentazione delle liste elettorali per le ormai prossime elezioni di gennaio 2019 e quel che stupisce è l’assoluta mancanza di proposta di struttura delle forze politiche che, pur tra i mille distinguo perennemente perpetuati nella storia della stessa, si richiamano alla sinistra.

Appare evidente che la lega ed i 5 stelle giocheranno la partita delle prossime regionali cercando di sfruttare l’onda lunga, per alcuni anomala quanto quella di uno tsunami improvviso e che eppure aveva dato già tutti i segnali del suo arrivare anche da noi, un traslocamento dei temi dai dati regionali a quelli nazionali e ciò sia in virtù della relativa facilità di concentrare la campagna elettorale su temi che allontanano da quella bassa notorietà dei candidati, sia per quegli evidenti motivi di propaganda spiccia che finirà per fondarsi sul governo del paese ormai nelle loro mani e su quel gran romanzo popolare di cui i conoscono i titoli, politiche contro gli immigrati, reddito di cittadinanza, mini flat tax, “pace fiscale” o se volete condono, e via discorrendo.

E mentre un’altra onda monta e nessuno è in grado di misurare appieno quale sarà l’impatto nella nostra terra, ciò che si nota è il silenzio a sinistra che, si voglia prendere tempo o semplicemente non si sia maturata ancora una idea precisa, è avvertito dagli elettori come una paura di misurarsi dopo gli innegabili guasti che troppi anni di gestione non proprio ottimale hanno prodotto sia nella realtà che nella percezione di essa, dagli “addetti ai lavori”, siano commentatori o soggetti coinvolti come il segnale di una terribile confusione in cui si covano rancori, malumori, distinguo che ormai paiono attraversare ogni famiglia politica.

Roba paesana – si osserverà – le solite beghe che ruotano intorno al pd e satelliti ed ai non-pd, siano questi gli auto-espulsisi di leu o sinistra italiana, rifondazione e potere al popolo ed i tanti partiti comunisti che paiono fiorire come funghi troppo piccoli per far minestra, eppure l’unico dato che emerge è quello di un governo del paese ormai slittato a destra, troppo a destra perché l’attacco ai diritti democratici non cominci a sentirsi forte, troppo a destra perché non comincino a risuonare echi di derive quasi autoritarie fondate su un diritto della maggioranza che stride con ogni regola di democrazia, troppo a destra perché la ragion d’essere della sinistra non trovi un minimo comune denominatore nel fermare questo strame della civiltà che condurrà il paese fuori dall’UE e dal consesso internazionale e dallo spazio civile che i trattati di Roma, firmati sulle macerie ancora fumanti della guerra, hanno assicurato finora, pur tra le mille obiezioni che si possono muovere alla trazione liberista su cui sembra al momento fondarsi l’unione.

E se il tema democratico sembra doversi fermare al solo ambito nazionale, ovvero lì dove si legifera sui diritti e si muovono le leve economiche del paese, è anche qui da noi, nella nostra Lucania, che il tema dovrebbe richiamare tutte le forze che si ispirano alla sinistra alla necessità di unire le forze contro la deriva autoritaria contenuta in nuce in un perverso accordo di governo “purchè si governi”, fondato su un contratto che racconta solo per un pezzo il cammino stabilito da grillini e leghisti per il paese e che, da uomo di sinistra, aborro nella sua totalità.

Ma la sinistra – o meglio le sinistre – riusciranno a fare fronte comune non per difendere se stesse e le rendite di posizione, piccole o grandi che siano, ma per difendere i lucani da un errore clamoroso che in buona fede tutti si sarebbe tentati di commettere per sanzionare il cattivo governo di questi anni, omissivo e centommissivo, e i troppi buchi della ragione amministrativa causati da filiere di interessi e clan?

Il tema non è di mera sopravvivenza di una parte politica, ma fondante di ragioni altre e ben più profonde del semplice mantenimento di un dato numerico bastante a “tenere” la regione”, ovvero ciò che occorre davvero ad una sinistra che verrà non è il solo essere uniti contro la barbarie salviniana e l’acquiescenza di comodo grillina che in casa nostra potrebbe voler dire sacrificare il territorio alle trivelle e alle tante oscure lobbies che si intravedono dietro decreti solo apparentemente pasticciati (leggi per esempio al decreto Genova, l’art. 41 che innalza di venti volte un limite cautelativo sulla concentrazioni di idrocarburi nei fanghi di depurazione ammessi come concime per i campi stabilito dal TAR Lombardia in blocco ad una assurda delibera della giunta lombarda che lo innalzava fuori misura o la cosiddetta pace fiscale), e solo a fini di cassa per misure economiche fuori da ogni ragion pratica che anziché scaricare il costo sociale delle ristrutturazioni del lavoro sui beneficiari, lo caricano sulla fiscalità generale o che semplicemente premiano chi ha evaso e non chi è in difficoltà nei pagamenti dei tributi.

Più liberisti dei liberisti, grillini e 5 stelle non hanno padrini apparenti, ma tanti padrini quante sono le ragioni di stare al governo per trasformare paese e regione in contenitori di rabbia sociale, di creazione continua di nemici per giustificare se stessi, di becero razzismo e neo-fascismo sdoganato che comincia a far sentire la sua protervia manganellara, mentre la parola “negro” si riaffaccia la paese ad 80 anni da “faccetta nera” e dalle leggi razziali.

La sinistra deve essere unita e trovare ragioni di unità contro costoro ed i loro progetti machiavellici di cui se i mezzi si intravedono, i fini potrebbero essere molto peggiori e ripiombare il paese indietro nella sua storia peggiore, e se a Roma i tempi non sono maturi e troppo ampie le distanze ideali e pratiche su cui misurarsi, possono esserlo invece in Basilicata, dove pur esistendo tutte quelle ragioni per star lontani, è la difesa e la cura della nostra piccola comunità regionale e del suo territorio minacciato e da depredarsi ancora in tante potenzialità l’elemento comune che dovrebbe spingere gli uomini della politica ad essere tali e confrontarsi non per cercare cosa divide, ma per trovare ciò che unisce quell’universo variegato e litigioso che si chiama sinistra.

E riconosciute le ragioni che uniscono e trovato un assetto unitario che mi permetto di suggerire in una lista unica in cui ogni formazione e sensibilità trovi spazio e dignità per rappresentare il consenso ed in una lista del presidente a garanzia di un programma innovativo, di tutela ambientale, della salute, del paesaggio, della storia e delle vocazioni economiche e culturali del territorio, occorrerà però prima di tutto chiedere scusa ai lucani per sperare di avere ancora la loro fiducia.

La resistenza inizia da una nuova partenza.

Miko Somma, Comunità Lucana

l’ossigeno su marte potrebbe sostenere la vita

Nell’acqua di Marte c’è abbastanza ossigeno per sostenere la vita!

Uno studio pubblicato su Nature Geoscienze rivela che l’ambiente sarebbe ospitale per microrganismi e spugne.
Tratto da www.rainews.it

C’è ossigeno sufficiente per ospitare la vita nell’acqua salata che si trova nel sottosuolo di Marte, compreso il lago scoperto dal radar italiano Marsis, della sonda europea Mars Express. Lo indica la ricerca del California Institute of Technology (Caltech) pubblicata sulla rivista Nature Geoscience.

Finora forme di vita in grado di respirare ossigeno su Marte si ritenevano impossibili, perché l’atmosfera del pianeta è poverissima di questo gas. Adesso, invece, lo scenario cambia completamente. Perché aumentano le probabilità che su Marte ci siano le condizioni per ospitare microrganismi il cui metabolismo si basa sull’ossigeno, perché il gas sarebbe disponibile in forma disciolta nell’acqua salata. I ricercatori sono giunti a questa conclusione calcolando la quantità di ossigeno che può essere presente nell’acqua salata alle varie condizioni di pressione e temperatura nel sottosuolo di Marte, comprese quelle che presumibilmente caratterizzano il lago recentemente scoperto a una profondità di 1,5 chilometri.

I calcoli fatti dal gruppo di Vlada Stamenković indicano che l’ossigeno potrebbe sostenere la vita di microrganismi e animali più complessi, come spugne. Non solo batteri capaci di vivere in condizioni estreme: la presenza di ossigeno nell’acqua di Marte dimostrata dalla ricerca pubblicata sulla rivista Nature Geoscience amplia la gamma delle possibili forme di vita che il pianeta rosso potrebbe ospitare: così commenta la scoperta l’astrobiologa Daniela Billi, dell’università di Roma Tor Vergata. “I requisiti per l’abitabilità delle brine su Marte si arricchiscono ora della possibile presenza di ossigeno, indispensabile però alle sole forme di vita che lo utilizzano per la respirazione”, osserva Billi. “Questa possibilità – prosegue – amplia i possibili metabolismi presenti su Marte”.

Finora, infatti, si riteneva che sul pianeta rosso potessero vivere soltanto microrganismi simili ai batteri che sulla Terra vivono in ambiente privi di ossigeno, chiamati metanogeni, che utilizzano l’idrogeno molecolare anziché l’ossigeno come fonte di energia. Finora, forme di vita in grado di respirare ossigeno su Marte si ritenevano impossibili, perché l’atmosfera del pianeta è poverissima di questo gas. Adesso, invece, lo scenario cambia completamente: significa che sul pianeta aumenta la probabilità che ci siano le condizioni per ospitare microrganismi il cui metabolismo è basato sull’ossigeno, perché trovano il gas disciolto nell’acqua salata.

I ricercatori lo hanno dimostrato calcolando la quantità di ossigeno che può essere disciolto nell’acqua salata sotto le varie condizioni di pressione e temperatura nel sottosuolo di Marte, compreso il lago scoperto a una profondità di 1,5 chilometri. “I nostri calcoli indicano – scrivono gli studiosi nell’articolo – che in un serbatoio d’acqua salata di questo tipo ci potrebbero essere elevate concentrazioni di ossigeno disciolto”. Secondo lo studio, inoltre, le concentrazioni di ossigeno sono particolarmente elevate nel sottosuolo delle regioni polari. “Non sappiamo – concludono gli autori – se Marte abbia mai ospitato la vita”, ma “i nostri risultati” estendono la possibilità di cercarla, indicando che le forme di vita basate sull’ossigeno sul pianeta rosso potrebbero essere possibili, a differenza di quanto immaginato finora. Questo estende anche l’opportunità per la caccia alla vita su altri pianeti e lune che ospitino sacche di acqua salata o oceani sotterranei, come la luna di Saturno Encelado.

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le perdite…

Uno dei grafici dello studio © ANSA

Fondazione Hume, dal voto del 4 marzo perdite virtuali per 198 miliardi

Per incertezza politico-finanziaria; 122 miliardi per famiglie e imprese

ansa – L’incertezza politico-finanziaria che si è instaurata in Italia dopo le elezioni del 4 marzo scorso è costata 198 miliardi di euro, oltre il 10% del Pil, di cui 107 dall’insediamento del Governo. A fare il calcolo è la Fondazione David Hume che in uno studio esamina le “perdite virtuali” registrate in Italia sul mercato azionario (limitatamente alle quotate), obbligazionario e dei titoli di Stato.

“I vari tipi di perdite sono state calcolate fra tre momenti temporali, 28 febbraio 2018 (pre-elezioni); 31 maggio 2018 (insediamento governo) e il 19 ottobre 2018″, viene spiegato nel rapporto precisando che “tutte le stime sono prudenziali ma è ragionevole pensare che le perdite effettive siano state maggiori di quelle da noi stimate“. Dal calcolo sono escluse le perdite di valore dei titoli di Stato detenuti dalla Banca d’Italia e dagli investitori esteri, nonché i maggiori oneri per il servizio del debito pubblico. Più in dettaglio, le perdite virtuali subite da famiglie e imprese ammontano “nell’ipotesi più ottimistica” ad almeno 122 miliardi dalla data del voto, di cui 68 dal momento dell’insediamento del Governo.

Le perdite virtuali registrate dalle famiglie ammontano a circa 91 miliardi di euro, di cui 50 dopo la formazione del Governo. Le perdite delle imprese ammontano a circa 32 miliardi di euro, di cui 18 dopo la formazione del Governo. “Il calcolo – viene spiegato – è effettuato considerando esclusivamente quella parte della ricchezza finanziaria di famiglie e imprese che è più sensibile alle fluttuazioni di mercato, in particolare titoli del debito pubblico, obbligazioni, quote di fondi comuni, azioni e altre partecipazioni (incluse le società non quotate). Sono invece esclusi i depositi (bancari e postali), i titoli emessi da soggetti esteri, e varie altre forme di ricchezza più resistenti alle fluttuazioni di mercato”.

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attenzione, ovviamente si parla di perdite virtuali

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