99 anni fa l’armistizio tra italia ed austria…

n.b. la pubblicazione dell’articolo era prevista ieri, ma l’urgenza del precedente comunicato stampa lo ha fatto slittare ad oggi

alle 15:20 del 3 novembre 1918 di 99 anni fa, nella villa del conte vettor giusti del giardino a padova, fu firmato l’armistizio tra regno d’italia ed impero austro-ungarico che poneva fine alle ostilità della I guerra mondiale tra i due paesi, con la clausola che sarebbe entrato in vigore 24 ore dopo, alle 15:00…

L'immagine può contenere: spazio all'aperto 

(villa giusti in una foto d’epoca)

gli austriaci avevano chiesto la cessazione ad effetto immediato delle ostilità, gli italiani la negarono, continuando ad occupare porzioni di territorio

i fatti d’arme che precedettero l’armistizio e la concitata firma

nel 1918 l’esercito austro-ungarico pianificò una massiccia offensiva sul fronte italiano, da sferrare in giugno, ma l’attacco, noto con il nome di battaglia del solstizio, si infranse contro la resistenza opposta dagli italiani sulla linea del fiume piave… lo sfondamento avrebbe consentito l’accesso completo alla pianura padana, ma il logoramento delle armate austro-ungariche era tale da non riuscire ad opporre resistenza alla controffensiva italiana che iniziò il 24 ottobre, nota con il nome di battaglia di Vittorio Veneto, battaglia che seppure dopo tre giorni di lotta non si era decisa, volse irrimediabilmente a vantaggio degli italiani anche a causa della disubbidienza all’ordine di contrattacco austriaco da parte dei reggimenti cechi, polacchi e ungheresi…

l’VIII armata italiana passò il piave a susegana, all’inseguimento degli austro-ungarici in rotta,  inseguimento che terminerà appunto a vittorio veneto, raggiunta la sera del 28 ottobre…le conseguenze di questo sfondamento obbligheranno anche la VI armata austriaca ad abbandonare il monte grappa e a unirsi alla fuga generale…

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il capitano austro-ungarico camillo ruggera (di trento), il 29 ottobre si presentò davanti alle linee italiane, prima accolto da raffiche di mitragliatrice, poi dopo essere stato identificato, fu condotto al comando di divisione italiano, ad abano, per annunciare l’intenzione austriaca di cessare le ostilità e l’arrivo nella prima serata del 30 ottobre del generale von webenau incaricato della firma…il generale dopo lunghe soste ai  sottocomandi, fu portato prima a verona, poi a padova e da qui, alle 13 del 3 novembre presso la villa del conte vettor giusti del giardino, sede del comando dell’esercito italiano…alle 15,20 venne firmato l’armistizio…

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le condizioni generali dell’armistizio prevedevano che all’Italia venissero consegnati tutti i territori austriaci previsti dal patto di londra, ma la trattativa era subordinata a quella che si teneva a Versailles e che avrebbe dato luogo all’armistizio di compiègne, quindi sostanzialmente l’unico punto in discussione era la data di cessazione delle ostilità, con gli italiani che non avrebbero fatto entrare in vigore l’armistizio prima dell’occupazione militare di tutti i territori previsti dal trattato…

 

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le trattative si tennero presso villa giusti a partire dalle ore 10:00 del 1º novembre, ma ebbero termine solo alle 3 del mattino del 3 novembre, quando alle 10 di mattina attraverso il generale pietro badoglio, plenipotenziario del comando italiano e sovrintendente alla commissione italiana per l’armistizio, viene comunicata la proposta austroungarica, articolata in sette punti, con la stesura definitiva dei documenti relativi  (una capitolazione) rimandata in seno al consiglio di guerra di versailles…

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gli austroungarici dovevano procedere a un disarmo a quota di venti divisioni per il tempo di pace, alla demolizione della metà dei pezzi di artiglieria, al rimpatrio di tutti i prigionieri di guerra senza contropartita alleata, all’allontanamento di tutte le truppe tedesche e dei relativi ufficiali, più altre garanzie, tracciandosi una linea di demarcazione in tirolo e carnia, per tracciare i nuovi confini…

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gli austriaci lasciarono le aree fino al passo del brennero, alla val pusteria, a dobbiaco e  tarvisio, con gli italiani che avrebbero voluto occupare quanto precedentemente loro assegnato dal trattato di londra dell’aprile 1915, ovvero tutti i territori a sud dell’arco alpino, quindi tirolo meridionale, venezia giulia e nord dalmazia del nord, non più concessa all’italia ed attribuita al nascente stato jugoslavo (in italia si parlò quindi di vittoria mutilata)…

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dopo una serie di tentennamenti, l’imperatore austriaco ed i suoi consiglieri conclusero che non c’erano alternative al di fuori dell’accettazione della proposta italiana, ma giunti ormai al mattino del 3, senza che gli austriaci avessero diramato alcun ordine concludente in merito al cessate il fuoco, le truppe italiane dilagavano oltre le linee austriache…di fronte al dato di fatto, fu concordato infine che le ostilità sarebbero terminate 24 ore dopo la firma del trattato di armistizio firmato a villa giusti alle 15,20 del 3, nonostante la strana richiesta austriaca di una cessazione immediata dei combattimenti, essendo già stato impartito l’ordine alle truppe, comunicata solo all’atto della firma, condizione che badoglio rifiutò…le armi cominciarono a tacere solo il giorno 4 a partire dalle 16… 

Risultato immagine per armistizio di villa giusti

l’armistizio fu quindi effettivo solamente 36 ore dopo che il comando austro-ungarico aveva dato unilateralmente l’ordine di cessazione delle ostilità alle sue truppe, che peraltro non avevano alcuna intenzione di condurre operazioni di combattimento, così dandosi adito ad accuse all’esercito italiano di aver ottenuto una vittoria contro un esercito che aveva già cessato di esistere come forza combattente il 28 ottobre con l’inizio della ritirata…il bilancio della battaglia per l’esercito austriaco fu dopo i cinque giorni di combattimenti di 30 000 tra morti e feriti, contro 400 000 prigionieri, sul cui destino si sollevarono le proteste austriache che sostenevano che ogni soldato austro-ungarico, catturato dagli italiani dopo la mattina del 3 novembre avrebbe dovuto essere restituito alle truppe di appartenenza, ma gli italiani non ritennero rilevante questa protesta, in quanto l’armistizio non era ancora entrato in vigore, avviando tutti gli effettivi catturati fino alle ore 15 del 4 novembre ai campi di prigionia, dove fame, freddo e malattie mieterono migliaia di vittime, che si aggiunsero ai morti durante le operazioni militari. 

i nuovi territori italiani secondo gli accordi di londra 

Risultato immagine per confine italiano 1918

alto adige

gli altoatesini vennero a trovarsi, con l’armistizio del 4 novembre, all’interno dei confini d’italia, costituendo una nuova regione a maggioranza di madrelingua tedesca (all’epoca il 96,6%), circa 250 000 persone. 

trentino 

Il trentino, pur essendo abitato da popolazioni a maggioranza italofona (300.000 trentini di madrelingua italiana e 70.000 di madrelingua tedesca), si trovava, similmente all’alto adige, scorporato dal tirolo, a cui era stato legato per più di 500 di anni…la popolazione trentina, in parte evacuata nel corso del conflitto nei territori più interni dell’Impero austro-ungarico oppure nel regno d’italia, era da sempre rimasta fedele alla casa d’asburgo, ma si trovò a essere parte del regno d’italia

venezia giulia

situazione simile si ebbe nella venezia giulia interna, dove l’elemento sloveno e croato talvolta costituiva la maggioranza della popolazione, con punte che toccavano il 90-95% in alcune zone rurali vicine al nuovo confine con la jugoslavia; sloveni e croati erano invece in netta minoranza nelle zone costiere istriana e triestina e nel basso goriziano (dove tra gradisca e monfalcone, da pola a rovigno, a zara la popolazione era quasi esclusivamente italiana e venetofona), comprese anche tutte le principali città dell’area.

l’europa dopo la I guerra mondiale

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Com. stampa di comunità lucana – La fine di una stagione che richiede un atto di coraggio

La fine di una stagione che richiede un atto di coraggio

Non avendo o volendo avere alcun titolo per entrare nel merito sul lavoro della magistratura ordinaria sul “file” centro olio di Viggiano o su quello a cui è stata chiamata la magistratura amministrativa a riguardo del pozzo di re-iniezione di Costa Molina, ma volendo a pieno titolo entrare in un ambito di valutazione politica complessiva dell’intera faccenda delle estrazioni nella nostra regione, rilevo che quanto sta penosamente accadendo sulle estrazioni di greggio in val d’agri, ampiamente annunciato e denunciato dal sottoscritto per molti anni, necessita oggi di valutazioni serene in un ambito politico più che di un’attesa beckettiana per ciò che accadrà che sembra pervadere gli organi decisori lucani.

Siamo giunti alla fine di una lunga stagione, prenderne atto è operazione di verità, prima ancora che con i fatti che si palesano ormai in una drammatica prospettiva dove tornano in ordine avvenimenti, cause ed effetti, con la coscienza individuale che pure dovrebbe muovere chi, con compiti decisori, seppur transitori, sul presente e sul futuro di una terra, oggi dovrebbe giungere ad una conclusione che si presenta quasi banalmente ovvia nella sua drammaticità, il centro olio di Viggiano e l’interezza della filiera delle estrazioni in Val d’Agri in queste condizioni vanno bloccati definitivamente.

Ed è chiaro che bloccare quegli impianti richiede quella speciale responsabile volontà politica verso i propri cittadini, volontà che è mancata sinora evidentemente per calcolo dei pochi ed ignoranza dei più, e di cui oggi appare evidente ed urgente la necessità, sia nell’attivazione delle potestà legislative e decisionali regionali, autonome e sussidiarie, potestà istituzionali che intersecano direttamente la sanità e la sicurezza dei cittadini, la programmazione di territori e cicli economici, la salvaguardia del patrimonio ambientale e paesaggistico, sia in una grande domanda da porsi al paese intero prima che ai governi, ovvero al parlamento nazionale ed europeo prima che a palazzo Chigi, ovvero se a fronte di gravi danni conclamati, se a fronte a quelli maggiori ancora da accertarsi in una materialità  definitiva ed a fronte delle troppe zone ambiguamente grigie che hanno fatto sino ad oggi da scudo ad estrazioni di idrocarburi indegne di un paese civile, la proprietà esclusiva dello stato delle risorse del sottosuolo e le materie di interesse nazionale ad esso collegate e statuite negli accordi del ’98 siano motivi per superare il diritto dei cittadini ad esser tali e non sudditi tenuti all’oscuro della realtà.

Ogni considerazione economica e di bilancio si ferma di fronte al rivelarsi crudele di una realtà che solo chi non voleva vedere non ha visto, ovvero ENI inquina, ENI mente, ENI minaccia, ENI imbroglia i cittadini lucani, irridendoli e blandendoli con promesse degne più d’una feroce, famelica, compagnia delle indie occidentali che di un ente che nominalmente è ancora da doversi definire pubblico, quindi al servizio del paese e del suo interesse che non è solo economico, ma anche, soprattutto di curatela e patrocinio di un equanime diritto dei cittadini, anche di quelli lucani.

Al presidente Pittella, verso cui non nutro certo alcuna simpatia politica, chiedo oggi di assumersi, a partire dalla propria coscienza personale di uomo e di medico, il gravoso e difficile compito di un atto di coraggio che i suoi predecessori non hanno esercitato (per dolo, colpa o semplice ignoranza di concatenazioni cause-effetti non tocca al sottoscritto deciderlo), revocare in via definitiva e immediata ogni autorizzazione ad ENI, sia per il plesso del centro olio di Viggiano, sia per ogni attività connessa ad esso, estrazione, re-iniezione, stoccaggio e trasporto con ogni mezzo del greggio della Val d’Agri, di avviare da subito, come responsabile della regione Basilicata tutte le azioni legali in sede civile per il risarcimento e la riparazione del danno alle persone, all’ente ed al territorio, e di avvalersi di tutte le sue facoltà di intervento e responsabilità, stabilite dalla Costituzione, per sollevare di fronte al parlamento italiano e a quello europeo, presso corti del paese e comunitarie, presso l’opinione pubblica popolare, quella domanda che oggi nella nostra regione si alza forte dal basso, ovvero se i lucani abbiano o meno il diritto alla salute, al territorio ed alla trasparenza anche rispetto a quell’interesse nazionale che con ignominia oggi si consuma sul proprio territorio, sul diritto all’oggi ed al domani, e più banalmente, ma non meno pressante sulla propria pelle e sulla propria dignità.

Miko Somma, segretario di Comunità Lucana verso la costituente del Partito Ambientalista e Comunitario di Basilicata.

il primo terrestre nello spazio – anzi, la prima terrestre

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(ANSA) – ROMA, 2 NOV – Indossava una tutina spaziale bianca e con il suo muso a punta si guadagnò subito simpatie e affetto mondiali: il cane Laika, il primo essere vivente nello spazio, volava il 3 novembre di 60 anni fa, a bordo del satellite Sputnik 2. La partenza avvenne a un mese dal lancio del primo satellite artificiale, lo Sputnik 1, e dalla stessa base russa di Baikonur, nel Kazakhstan, che allora non si chiamava così ed era un luogo segreto. A bordo del veicolo a forma di cono, lanciato il 3 novembre 1957 dall’Unione Sovietica, c’era una cagnolina meticcia, per metà Husky e per metà Terrier, che aveva seguito un lunghissimo addestramento prima di volare.


    Si sapeva sin da subito che la missione di Laika era senza ritorno e per questo suscitò commozione e critiche. La cabina dello Sputnik 2 aveva aria, era stata progettata per permettere alla cagnolina di sdraiarsi e dormire, mangiare un ‘budino’ di carne e acqua, aveva anche strumenti che permettevano di controllare i parametri vitali.

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e credo che un commosso ricordo laika lo meriti proprio, perché dallo studio di quella morte nello spazio abbiamo ricavato così tante conoscenze per portare anche gli esseri umani nello spazio ed aprire una fase nuova della storia e della scienza che probabilmente senza di lei neppure avremmo una stazione spaziale che orbita da anni ed anni intorno alla terra, conducendo esperimenti importantissimi e nei fatti, come ha ricordato francesco qualche giorno fa, è un posto di pace dove la scienza unisce gli esseri umani…ed anche se forse laika avrebbe preferito un bell’osso ed un giardino, piuttosto che un sacrificio per la scienza e le aspirazioni umane a riuscire a lasciare il nostro pianeta, credo abbiamo davvero il dovere di ricordarla…

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non è questa la regione che vorremmo

al netto delle persone, alcune detestabili, altre decotte, altre talmente nuove da essere già vecchie, io credo che occorra fare altro…delineare un progetto e chiamare a raccolta i lucani sul futuro di una terra che, se spartita in nome di interessi personali spacciati come nazionali, se spartita in nome di correnti partitiche, muore…contro questa gente occorre svegliarsi ed interrogarsi su quale sia la regione che vorremmo

Nessun testo alternativo automatico disponibile.

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l’indipendenza catalana

il parlamento catalano vota si all’indipendenza, di fatto proclamando la repubblica…

ora si apre una fase ignota per la catalogna e la spagna, fase in cui non è possibile escludere il ricorso alla violenza, una fase che coinvolgerà la ue, interrogata dagli avvenimenti se essere istituzionalmente l’europa degli stati o quella dei popoli

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al lavoro

io continuo a pensare che il paese si cambi solo con i governi regionali…sarà la rete dei cambiamenti a realizzare il grande cambiamento e serve un esempio…

la basilicata?…si, decisamente si…al lavoro, dunque

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torture italiane…

ansa – STRASBURGO - Gli atti commessi dalle forze dell’ordine a Bolzaneto nei giorni del G8 del 2001 sono atti di tortura. Lo ha stabilito la Corte europea dei diritti umani che ha condannato l’Italia per le azioni dei membri delle forze dell’ordine, e perché lo Stato non ha condotto un’indagine efficace. I giudici hanno riconosciuto ai ricorrenti il diritto a ricevere tra 10mila e 85mila euro a testa per i danni morali.

Tortura anche nel carcere di Asti - Alcune guardie carcerarie di Asti nel 2004 hanno torturato due detenuti, Andrea Cirino e Claudio Renne. Lo ha stabilito la Corte europea dei diritti umani che – in un secondo giudizio dopo quello su Bolzaneto – ha condannato l’Italia per le azioni delle guardie e perché i responsabili non sono stati puniti a causa della mancanza di leggi adeguate. La Corte ha inoltre stabilito che lo Stato dovrà versare 80 mila euro per danni morali ad Andrea Cirino e alla figlia di Claudio Renne, morto in carcere lo scorso gennaio

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la solidarietà umana di 50.000 anni fa…

Il cranio di Shanidar, il neanderthaliano sopravvissuto grazie all'aiuto dei suoi simili. Visibili i segni di un colpo violento, probabilmente ricevuto quando era giovanissimo (fonte: Erik Trinkaus) © Ansa
Il cranio di Shanidar, il neanderthaliano sopravvissuto grazie all’aiuto dei suoi simili. Visibili i segni di un colpo violento, probabilmente ricevuto quando era giovanissimo (fonte: Erik Trinkaus) © ANSA/Ansa
 

ansa scienze – Lo hanno chiamato Shanidar, come la grotta in cui sono stati trovati i suoi resti, aveva perso un avambraccio, era claudicante e aveva problemi di udito, ma nonostante ciò aveva raggiunto la venerabile età di 40 anni grazie alla solidarietà dei suoi amici, neanderthaliani come lui. Vissuto circa 50.000 anni fa in quello che oggi è il Kurdistan iracheno, Shanidar non avrebbe potuto sfuggire alle prede e ad altri pericoli senza un aiuto. La sua storia singolare è stata ricostruita, e pubblicata sulla rivista Plos One, da Erik Trinkaus, dell’università americana di Washington a St. Louis, e da Sébastien Villotte, del Consiglio nazionale francese per la ricerca scientifica (Cnrs).

Impossibile dire come Shanidar possa essersi ferito al braccio e alle gambe, nessuno può dire se sia accaduto in una battuta di caccia o per difendersi da un predatore, o ancora per una brutta caduta, ma di certo era un individuo debole e molto vulnerabile. “Soprattutto la sordità lo rendeva una facile preda degli animali carnivori”, ha osservato Trinkaus. Di conseguenza Shanidar dipendeva dagli altri membri della sua comunità per la sopravvivenza.

In generale la vita di un cacciatore-raccoglitore del Pleistocene non era per niente facile, ma per un individuo con i problemi di Shanidar sarebbe stato impossibile: non avrebbe potuto sentire l’arrivo dei predatori, né fuggire. L’unica ipotesi è che coloro che vivevano con lui se ne siano presi cura, tanto da permettergli di invecchiare: 40 anni erano infatti moltissimi per gli uomini di 50.000 anni fa.

Shanidar non è il primo neanderthaliano con problemi fisici: sono già stati scoperti i resti di altri Neanderthal infortunati. Tutto questo, secondo Trinkaus, “rafforza l’idea che questi uomini, finora sottovalutati, conoscessero la solidarietà umana”. Scoperto nel 1957 dall’americano Ralph Solecki, Shanidar è stato analizzato nel dettaglio solo di recente, quando sono state scoperte le lesioni agli arti e i segni della sordità.

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forse abbiamo qualcosa da imparare o semplicemente da ricordare, ovvero che l’umanità non è la somma di tante unità, ma un contesto sociale dove deve esserci uno spazio, ovvero vita, per tutti… 

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caporetto ieri ed oggi…

esattamente 100 anni fa, il 24/10/1917 iniziava la disastrosa ritirata di caporetto dopo una sconclusionata conduzione delle operazioni del regio esercito da parte del generale cadorna, poi sostituito da armando diaz…

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gli austro-ungarici dilagarono nel veneto, fermati solo sul piave dal sangue di decine di migliaia di soldati italiani, contadini, operai, studenti che provenivano anche da quelle regioni a cui oggi si rimprovera di “pesare” sulle casse venete…

I Guerra Mondiale   1915 -18 Popolazione Basilicata: 485284

7489 Caduti e Dispersi (ovvero 1 ogni 64 abitanti) – 2112 Mutilati ed Invalidi –

pensateci, cari italiani del veneto, perchè voi siete prima italiani e poi giustamente veneti, dopo possiamo anche discutere di una costituzione più federale

ogni volta che attraverso il piave e leggo i cartelli stradali che lo indicano come “fiume sacro alla patria” mi prende un groppo in gola…credo che le patrie siano state inventate dai regimi e non dai popoli a cui è più consono il concetto di comunità, ma quei cartelli proprio mi disarmano e mi fanno pensare

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sicurezza alimentare a rischio…

Salute, ecco la black list dei cibi più pericolosi

Il pesce spada e il tonno dalla Spagna inquinato da metalli pesanti, gli integratori e i cibi dietetici con ingredienti non autorizzati dagli Stati uniti e le arachidi dalla Cina contaminate da aflatossine cancerogene, salgono sul podio della “black list” dei prodotti alimentari più pericolosi per la salute, che vede al decimo posto i pistacchi dalla Turchia per la presenza di aflatossine oltre i limiti di legge. E’ quanto emerge dal dossier Coldiretti su “La classifica dei cibi più pericolosi” presentato dalla Coldiretti (www.coldiretti.it) al Forum Internazionale dell’Agricoltura e dell’alimentazione di Cernobbio sulla base delle rilevazioni dell’ultimo rapporto Sistema di allerta rapido europeo (RASFF), che registra gli allarmi per rischi alimentari verificati a causa di residui chimici, micotossine, metalli pesanti, inquinanti microbiologici, diossine o additivi e coloranti nell’Unione Europea nel 2016.

Sono 2.925 – sottolinea la Coldiretti – gli allarmi scattati nell’Unione Europea con la Turchia che è il paese che ha ricevuto il maggior numero di notifiche per prodotti non conformi (276), seguita dalla Cina (256) e dall’India (194), dagli Stati Uniti (176) e dalla Spagna (171). Si tratta di Paesi con un fiorente scambio commerciale con l’Italia che – denuncia la Coldiretti – riguarda anche i prodotti più a rischio; Nel 2016 sono stati importati dalla Spagna in Italia 167 milioni di chili di pesce in aumento del 5% nel primo semestre del 2017 mentre sono quasi 2 milioni i chili di pistacchi che nel 2016 sono arrivati dalla Turchia che ha esportato in Italia anche quasi 3 milioni di fichi secchi e  25,6 milioni di chili di nocciole che rientrano nella lista nera per elevata rischiosità.

Per numero di allarmi fatti scattare nel 2016 al quarto posto della classifica si trovano i peperoni  provenienti dalla Turchia che – spiega la Coldiretti – ha fatto registrare contaminazione oltre i limiti consentiti di pesticidi,  mentre preoccupante è la situazione della frutta secca, come i pistacchi provenienti dall’Iran e i fichi secchi dalla Turchia, che sono rispettivamente al quinto e sesto posto, entrambi fuori norma per la presenza di aflatossine, considerate cancerogene anche dall’Agenzia europea per la sicurezza alimentare (EFSA). Seguono in classifica le carni di pollo provenienti dalla Polonia, che sono state oggetto di allarme per contaminazioni microbiologiche oltre i limiti di legge, in particolare di salmonella. All’ottavo posto troviamo ancora prodotti contaminati da aflatossine, le nocciole provenienti dalla Turchia, seguiti dalle arachidi dagli USA con lo stesso problema di sicurezza alimentare, che ritroviamo ancora nei pistacchi dalla Turchia e nel peperoncino dall’India. A seguire altri prodotti – aggiunge la Coldiretti – sono stati tra quelli più segnalati, come per le albicocche essiccate dalla Turchia per contenuto eccessivo di solfiti, la noce moscata dall’Indonesia, per aflatossine e le carni di pollo dai Paesi bassi, per contaminazioni microbiologiche.

L’agricoltura italiana – continua la Coldiretti – è la più green d’Europa con 292 prodotti a denominazione di origine (Dop/Igp), il divieto all’utilizzo degli Ogm e il maggior numero di aziende biologiche, ma è anche al vertice della sicurezza alimentare mondiale con il minor numero di prodotti agroalimentari con residui chimici irregolari (0,5%), quota inferiore di 3,2 volte alla media UE (1,7%) e ben 12 volte a quella dei Paesi terzi (5,6%).

“Non c’è più tempo da perdere e occorre rendere finalmente pubblici i flussi commerciali delle materie prime provenienti dall’estero per far conoscere anche ai consumatori i nomi delle aziende che usano ingredienti stranieri”, ha sottolineato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare che “importanti passi avanti sono stati ottenuti con l’estensione dell’obbligo di indicare la provenienza del riso e del grano impiegato nella pasta ma molto resta da fare perché 1/3 della spesa resta anonima, dai succhi di frutta al concentrato di pomodoro fino ai salumi”. 

I CIBI PIU’ PERICOLOSI                             MOTIVAZIONE

  • Pesce dalla Spagna (96) metalli pesanti in eccesso (mercurio e cadmio)
  • Dietetici/integratori da USA (93)             ingredienti e novel food non autorizzati
  • Arachidi dalla Cina (60)                           aflatossine oltre i limiti
  • Peperoni dalla Turchia (56)                     pesticidi oltre i limiti
  • Pistacchi dall’Iran (56)                             aflatossine oltre i limiti
  • Fichi secchi dalla Turchia (53)                aflatossine oltre i limiti
  • Carni di pollo dalla Polonia (53)               contaminazioni microbiologiche (salmonella)
  • Nocciole dalla Turchia (37)                     aflatossine oltre i limiti
  • Arachidi dagli USA (33)                           aflatossine oltre i limiti
  • Pistacchi dalla Turchia (32)                     aflatossine oltre i limiti
  • Peperoncino dall’India (31)                      aflatossine e salmonella oltre i limiti
  • Albicocche secche da Turchia (29)        solfiti oltre i limiti
  • Noce moscata da Indonesia (25)            aflatossine oltre i limiti, certificato sanitario carente
  • Carni di pollo dai Paesi Bassi (15)           contaminazioni microbiologiche

Fonte: Elaborazioni Coldiretti dati Rasff 2016

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morire di sviluppo…

ansa – L‘inquinamento miete qualcosa come 9 milioni di morti l’anno (dati relativi al 2015), ovvero ben un decesso su sei si può ricollegare ad esso. L’inquinamento atmosferico (smog, particolato nell’aria ma anche inquinamento da uso domestico di combustibili fossili) è responsabile di 6,5 milioni di morti l’anno (in gran parte per malattie cardiovascolari e respiratorie); l’inquinamento idrico di 1,8 milioni di decessi annui (per infezioni gastrointestinali, parassiti, diarrea), l’inquinamento legato all’ambiente di lavoro (da tossine e sostanze chimiche) 0,8 milioni di morti annui (specie per tumori).

Risultato immagine per inquinamento

    Reso noto sulla rivista The Lancet, questo tragico bollettino è parte dei risultati della Commission on Pollution and Health, un progetto biennale che ha coinvolto oltre 40 autori di vari paesi del mondo. Usando dati del Global Burden of Disease, è emerso che la maggioranza dei decessi si colloca nel Sud del mondo, specie in paesi come India (2,5 milioni di morti in un anno) e Cina (1,8 milioni), travolti da una rapidissima industrializzazione.
    Le forme di inquinamento associate allo sviluppo industriale quali l’inquinamento atmosferico ambientale (incluso l’ozono), l’inquinamento chimico, occupazionale e del suolo fanno oggi più vittime che in passato: si è passati da 4,3 milioni nel 1990 a 5,5 milioni nel 2015.

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credo che non ci sia alcun bisogno di commenti…i dati, soprattutto quelli che declinano un aumento sensibile dei decessi e quelli che li localizzano tra india e cina, ben 4,3 milioni, stanno ad indicare non solo il legame stretto tra inquinamento e forme di sviluppo accelerate che non “vogliono” tener conto dell’inquinamento per non fermare lo sviluppo, ulteriore prova che si conosce e bene il legame tra questo, l’inquinamento e le patologie derivanti, ma anche e soprattutto quanto il liberismo in economia e così quella libera iniziativa affidata ai privati senza o con pochissimo intervento pubblico e dettar regole, ”sorvola” ogni forma di cautela, badando solo e soltanto ai numeri…non quelli dei morti e dei malati, non quelli degli esclusi da un modello che crea esclusi per creare sempre più consumatori appoggiati sulle spalle di nuovi schiavi, ma a quelli degli ormai enormi profitti di qualche centinaio di paperoni che neppure si pongono il problema di “trattenere” nei propri paesi quei denari, esportandolo in quei paradisi fiscali che sarebbe ora la politica mondiale si occupi per ottenerne la cancellazione come zone franche fiscali 

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legge elettorale…

le leggi elettorali servono a fotografare così come sono idee ed umori del popolo, la governabilità attiene invece alla politica ed alla sua capacità di trovare accordi in parlamento…

ogni tentativo di piegare le prime alla seconda induce meccanismi perversi contrari al concetto stesso di democrazia

#proporzionaleunicomodello

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qualcuno attende…

Una ricerca CNR certifica già l’eccesso di mortalità e patologie cardio-respiratorie dovute al COVA nei comuni di grumento e viggiano (che hanno commissionato la ricerca) e marcello pittella attende notizie dai ministeri…

per chiudere questo mostro cosa debba aspettare ancora pittella dai ministeri non è dato sapere, mentre appare chiaro che attende le coordinate entro cui muoversi per assicurarsi la candidatura alle prossime politiche…

vergognarti un po’, no, presidente?

L'immagine può contenere: cielo, nuvola, oceano, spazio all'aperto, natura e acqua

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addio, cassini…

perso il suo segnale nell’atmosfera di saturno, termina la più feconda missione spaziale, che ha rivelato cose incredibili ed indicato dove forse è possibile la vita, encelado, per preservare il quale si è dovuto inabissare questo miracolo di scienza, molto italiano..addio, meravigliosa sonda cassini

la sonda cassini-huygens si tuffa nell’atmosfera di saturno, ma questo finale segna anche il debutto della sardinia deep space antenna (sdsa), configurazione del sardinia radio telescope per il deep space network a supporto di missioni interplanetarie.. a partire da gennaio diventerà ufficialmente operativo nell’ambito della collaborazione con la nasa, ma fornirà servizi di comunicazione e navigazione anche per le sonde interplanetarie europee, specializzandosi in particolare per quelle marziane…

auguri, allora, a questo grande progetto che fa della sardegna un centro di vera eccellenza a supporto delle missioni spaziali

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Risultato immagine per encelado

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Encelado tra gli anelli di Saturno

voglio salutare cassini con queste foto di encelado

 

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