di renzi ci si può liberare…

ovviamente dopo qualche giorno di assenza totale dalla tastiera e volendo, e forse anche dovendo, riprendere a scrivere per significare una opinione personale che a torto o a ragione forse interessa coloro i quali non ci stanno ad ingurgitare “pappine mediatiche preconfezionate” e così continuano a seguire questo blog, l’imbarazzo sulla scelta dell’argomento è davvero ampia…da dove cominciare o ricominciare allora?…

la vastità dei temi trattabili è ovviamente direttamente proporzionale al tempo intercorso con l’ultimo intervento del sottoscritto e naturalmente quella vastità deve essere ricondotta a pochi elementi per poter essere trattata con la solita voglia di “entrare a fondo nelle cose” che credo mi contraddistingua ormai da tanti anni…

ed allora perché non ricondurre tutto ad un unico articolo?…e perché non iniziare dall’argomento che mi appare al momento il più sensato per significare questa assurda fase di confusione politica nazionale e locale che ci si affanna da più parti a mascherare da ripresa, quasi sperando che qualche decimale di crescita sventolato possa far calare una febbre ormai cronica?…

avrete capito che parlo di quanto da parte dei sostenitori di questo governo ci si affanna a far credere agli italiani – il paese riparte, dimenticate tutto il resto – quasi ogni critica, ogni dubbio, ogni ostilità verso questo governo, questa maggioranza, questo presidente del consiglio dipenda o possa dipendere solo e soltanto dal disagio economico in cui il paese è precipitato da anni ed anni…

chiariamo che ovviamente sono del tutto e convintamente felice che il paese si rimetta finalmente in movimento e che comincino a vedersi segnali positivi anche solo a livello macroeconomico (per il resto temo occorrerà aspettare ancora e forse le sorprese verranno proprio da quanto questa ripresa possa poi davvero spalmarsi percentualmente sui diversi settori reddituali), ma quello che non mi convince affatto è il tentativo di far passare questo non come risultato di una congiuntura favorevole che l’italia incrocia senza particolare enfasi di rilancio (i numeri economici ed occupazionali continuano a rimanere troppo bassi per parlare davvero di ripresa, ma chiaro che qualche punto è sempre meglio della stasi o della decrescita infelice a cui questo sistema ci ha costretti), ma un risultato delle politiche di un governo che continua a devastare il campo dei diritti per lanciare il paese verso l’assoluta funzionalità del lavoratore agli interessi degli imprenditori…

no, questa mini-ripresa del valore complessivo dell’economia nazionale che ci si ostina ancora a volere misurare solo in pil, questo tiepido aumento degli occupati a tempo indeterminato ed un ancor più tiepido calo della disoccupazione (che è poi il dato reale che fa leggere la concretezza numerica del lavoro), non sono affatto merito di questo governo e dei provvedimenti assunti a colpi di fiducia in parlamento per liquefare di colpo un complesso di garanzie (leggasi jobs act) e sostituirgli un giochetto di decontribuzione che paga la fiscalità generale, quindi tutti noi, e di ulteriore flessibilità in uscita (licenziamenti più facili anche quando sussistono motivi discriminanti per il licenziamento)…

un giochetto al massacro del diritto del lavoro inteso come complesso di garanzie sociali, che se pur riesce a creare qualche posto di lavoro (ed il più dei dati in aumento riguardano contratti a tempo determinato o precari che diventano a tempo indeterminato – per carità, grasso che cola di questi tempi, ma di nuova occupazione, soprattutto per i giovani, se ne vede poca e fortemente condizionata dalla convenienza ad assumere con pochi contributi a carico dell’impresa e dalla facilità a “disfarsi” dei lavoratori una volta che le condizioni di mercato mutino), in realtà non sfonda affatto quella parete spessissima di lavoratori che hanno perso l’occupazione con la crisi, di aspiranti lavoratori che il lavoro non lo avevano neppure prima (o avevano parvenze di lavoro, al nero o con quei contratti ultraflessibili figli di una volutamente errata applicazione lella legge biagi), di tutti coloro che poi il lavoro neppure lo cercano più, accontentandosi di sopravvivere come capita, che non lo hanno mai cercato per i più disparati motivi (e certo non sono tutti “figli di papà”, ma molto più spesso numeri di un disagio urbano e territoriale che spinge a non considerare affatto la ricerca di lavoro come un passaggio cruciale della propria vita), e di quanti ingrossano quell’esercito di inoccupati che farebbe dell’italia, se i dati fossero letti nell’interezza di chi è senza un lavoro e non delle rilevazioni trimestrali dell’istat che “drogano” da molti anni la lettura dei dati reali sull’occupazione, un paese molto più simile a quella spagna che alla germania…

a quella spagna che prima ancora che di debito e mancata crescita, forse rischia di morire dell’impossibilità di sostenere a lungo un’armata del 25% di disoccupati, che a quella germania dove le riforme di qualche anno fa se hanno sostenuto l’economia e l’occupazione in questi anni di crisi, hanno però creato una folla di “cottimisti” che pur di mantenere un sussidio sono obbligati ad accettare persino lavori ad un euro all’ora (i mini-jobs, per intenderci)…

il problema attuale della nostra italia sta infatti proprio nel modello che qualcuno crede sia un obbligo per il paese dover scegliere ed a questa scelta sacrificare il complesso di garanzie che non fa solo diritto del lavoro, ma collante e patto sociale di un paese dove troppo spesso qualcuno dimentica che le colpe del declino non sono solo della politica assente di venti anni di follia pro/contro e di mezze tacche cresciute in qualche segreteria personale assurte poi al ruolo di leader nazionali dopo il repulisti di mani pulite, e ,agari di un sindacato troppo volte costrettosi nel mantenimento del suo potere di intermediazione sociale (e così giocoforza politico) per essere e sentirsi pienamente responsabile del destino del paese attraverso l’essere davvero sindacato e non solo un pezzo di politica, ma anche e direi soprattutto di una intera generazione di imprenditori cialtroni e pronti alla fuga, a volte disonesti, più portati a monetizzare il contesto che immaginare un futuro…

ed ora è a questi ed alle loro esigenze che si dovrebbe fare riferimento ideale per ricostruire un modello di paese che non somiglia affatto all’italia, e nei fatti neppure alla germania che pure pare essere l’aspirazioni di alcuni, ma forse più a quel messico che crea a tavolino una zona “totally free” ai confini degli usa e dell’accordo economico nafta, che a conti fatti recita agli imprenditori “fate del lavoro e dei lavoratori ciò che vi serve”…

così alla fin fine tutto sembra risolversi in una aspettativa che sembra necessitare di dati utili alla speranza che si esca fuori da questa crisi che ha devastato la società e la socialità prima ancora che l’economia, aspettativa che si decide di nutrire e far crescere di dati incoraggianti (e chiariamo che per molti versi lo sono, ma sono appunto congiuntura favorevole che si fonda su basso costo del denaro, basso costo del petrolio ed una speciale calma sui mercati finanziari che speculano sul debito, calma più ottenuta a suon di centinaia di miliardi di euro immessi proprio sul mercato dei titoli di stato che vengono oggi acquisiti dalla bce e sottratti alla speculazione con il quantitative easing di mario draghi, che attraverso uno sperabile complesso di norme transnazionali e comunitarie che, finalmente adottate, mettano “fuorilegge” tutte quelle  perniciose forme di speculazione finanziaria che non si può più tollerare per furente amore ideologico di quel liberismo economico che ha distrutto economie intere per i profitti dei pochi tycoon finanziari dell’economia mondiale)…

dati incoraggianti certo, ma che non bastano affatto a suscitare quegli entusiasmi che invece paiono diventare il reale obiettivo dell’attuale governo molto più che una reale e consolidata crescita che appunto andrebbe poi meglio distribuita per essere tale e per non diventare la solita “torta” per coloro che già detengono la gran parte della ricchezza del paese e dei paesi (gli ultimi dati sul possesso della ricchezza li ricorderete tutti), in una recita a soggetto dove al dato reale che occorre dei suoi tempi per divenire appunto concreto, quindi al dispiegarsi del “fatto”, si preferisce un’aspettativa del dato “drogata” fortemente da una sorta di servile acquiescenza da parte di molti media che paiono essere interessati al propagarsi di un fumus senza concretezza che serve a fare cassa immediata di consenso per un governo più di propaganda che di concretezza…

un governo che preferisce l’annuncio pubblico del dato positivo che sconfessa quei “gufi e rosiconi” che ancora si oppongono al miracolo annunciato dall’omino di pontassieve (che crede che un uomo al comando faccia ancora democrazia e non invece altro), quei “gufi e rosiconi” ancorché umiliati da mesi a colpi di fiducie che hanno fatto ingurgitare al paese tante di quelle riforme di destra imposte da un partito formalmente ancora di sinistra da far rabbrividire persino machiavelli, ed il cui scopo intimo sembra essere solo il sostentamento di un clima di fiducia nel leader maximo che invece già comincia a vacillare e la cui misura nelle recentissime elezioni regionali è stata evidente…

il pd conquista le regioni, ma è un dato amministrativo che seppur importantissimo non cela il calo di consensi in fuga verso il partito dell’astensionismo (fuga che ha peraltro massivamente interessato anche quel movimento 5 stelle che evidentemente proprio un modello per i delusi dalla politica non lo è affatto), un calo di consensi che preoccupa e dovrebbe preoccupare anche il segretario del maggiore e forse ancora unico partito del paese, ma a cui si risponde non chiedendosi dove si è sbagliato, ma offrendo ancora una volta in pasto agli italiani (ed alla platea di idioti ed opportunisti che sono diventati il suo blocco di potere nella sempiterna direzione di quel partito) il significante quasi vuoto di una crescita economica che si vorrebbe celasse il disagio ormai evidente del paese verso un uomo ed un governo i cui metodi arroganti che mai hanno chiesto direttamente conto agli elettori, la cui violenza impositiva ed a colpi di fiducia che trapassa ogni rispetto per un parlamento che ancora è casa della democrazia, se non della reale volontà popolare, le cui menzogne per dialoghi mai occorsi sulle principali riforme suonano le campane a morto su chi ancora nel pd crede che rispetterà la parola data o solo fatta immaginare, la cui sbruffoneria picaresca offende ormai il buon senso, sono stati misurati in queste ultime elezioni regionali che sostanzialmente il pd ha perso politicamente, perdendo milioni di voti finiti altrove, nel disagio di cittadini e militanti che forse hanno definitivamente compreso e manifestato di aver compreso che la rottamazione non riguardava e non ha mai davvero riguardato uomini forse anche politicamente divenuti vecchi (ma alcuni sono mai stati giovani?), ma la sinistra ed il concetto di sinistra che al premier sono evidentemente molto più invisi degli uomini, forse più per quella sua formazione politica che personalmente reputo imbarazzante che per reale calcolo di quanto il mondo sia cambiato e se poi sia cambiato davvero…

e se il pd ha perso voti perché gli italiani si sono resi conto della fuffa di propaganda che serviva e serve a nascondere surrettizi e ben poco democratici cambiamenti della forma di governo (legge elettorale e riforma istituzionale), della struttura giuridica che regola il lavoro e definisce tutele per la parte che oggettivamente è più debole (jobs act), della componente pubblica e democratica dello strumento formazione (riforma della scuola) e via discorrendo, credete che questo faccia finalmente capire al pd ed ai suoi parlamentari appiccicati ai propri seggi (non tutti per la verità) che il cambiamento o ha una direzione che coincide ”anche” con ciò che sei davvero ed in profondità, un partito di sinistra seppur moderata la cui natura politica reale è nei suoi iscritti e nei loro sentimenti che deve essere misurata, o se invece è in una qualsiasi direzione scelta a seconda dei bisogni di chi “comanda” (e delle necessità  di galleggiare di altri) che invece può orientarsi, allora quel partito della nazione che accoglie tutti senza neppure chiedere da dove si venga ed a quale storia si appartenga, quel pdr napoleonico che si immagina agitarsi nei desiderata del suo attuale conducator è cosa già fatta e la catarsi definitiva della politica in una forma di neo-peronismo fondato sulla mediocrità di cui è sempre figlia la convenienza personale ad accordarsi al coro perfettamente o quasi realizzata…

ma in democrazia nulla deve mai considerarsi definitivo, persino matteo renzi ed il suo governo da operetta a misura degli interessi forti che lo hanno protetto ed aiutato nella scalata del pd e così di un paese scopertosi all’improvviso moralmente troppo debole per opporsi a quanto altrove si sarebbe chiamato un golpe bianco di cui liberarsi al più presto per ritornare alla democrazia dei numeri e fare in modo che il paese, dopo tre governi mai voluti se non dai sondaggi, finalmente scegliesse il proprio governo, possibilmente senza una legge elettorale imposta a colpi di fiducia…

e spero che ne facciano tesoro alcuni parlamentari, soprattutto al senato della repubblica…di renzi e dei suoi metodi poco democratici ci si può liberare…

miko somma

n.b. mi scuserete ovviamente gli eventuali errori dattilografici originati dalla fretta di scriver rapidi e senza controllare :)