il reuccio di via del nazareno…

l’incontro di renzi con berluskoni (mi perdonerete se continuo ad  usare la desueta k, ma sono uno nato nel periodo delle ideologie ed i fascisti in qualsiasi veste continuo a considerarli come un male da evitare) ha innegabilmente segnato uno spartiacque…

la ovvia necessità di riscrittura di una legge elettorale dopo il ritorno al proporzionale puro (quello pre-tangentopoli, per intenderci) che la sentenza della corte costituzionale sul porcellum ci ha consegnato, era chiara a tutti così come altrettanto chiaro che una nuova legge dalla valenza così strategica, come il legame tra il modo in cui gli italiani esprimono il proprio voto e quello della sua rappresentazione plastica nella formazione di una maggioranza di governo, non la si dovesse fare senza la più ampia ricerca di partecipazione, quindi, piaccia o meno, anche di quella parte politica che berluskoni rappresenta…

il nodo semmai è il punto di partenza di quella ricerca di consenso, perché che il consenso, quindi il dialogo, parta da una forza oggi all’opposizione e con un “faraone” condannato per un reato odioso socialmente, e non da altre forze di opposizione e di governo, è un significante determinante di una concezione dell’agire politico che renzi comincia a mostrare con una certa nettezza…

parliamoci chiaro, oltre i tecnicismi che potrebbero persino costituzionalmente escludere l’ipotesi ventilata di quel “modello ispanico corretto” che continua a mantenere liste bloccate (seppur corte, quindi riconoscibili dall’elettore, ma nella sempiterna logica che sempre bloccate sono) e premi di maggioranza abnormi (anche un 15% potrebbe essere tale perché intervenendo a sostegno di una lista che prende il 35%, questa l’ipotesi modellistica, tale premio risulterebbe quasi del 50% della cifra elettorale espressa dalla lista stessa), qui non è in gioco con quale legge si andrà a votare, ma come si stabilisce chi siede ai tavoli di disegno della nuova architettura istituzionale e politica del paese (istituzionale perché i due continuano a parlare di riforme della carta costituzionale, abolizione del senato o sua riduzione a camera territoriale e riforma del titolo V, che per essere tali necessitano di maggioranze qualificate, politica perché determina assetti di governo)…

e che quindi renzi parta da berluskoni e parta con un invito presso la sede del pd in via del nazareno non solo ha il senso di una esclusività nella scelta degli interlocutori che renzi con fare “faraonico” si attribuisce, non casualmente escludendo quel circuito partitico di maggioranza che altri invece gli indicavano come più consono alla partenza di simili consultazioni, chiarendo da subito che il suo approccio alla segreteria ha la valenza di un personalismo appunto di stampo berluskoniano, e che se quello è l’interlocutore che ha scelto, quello sarà da cui parte, ma esiste un simbolismo comunicativo tutto interno al pd che suona come un enorme “chi?” rispetto ad una storia che non gli appartiene e gli è chiaramente invisa, nelle sue liturgie, come nei suoi sacerdoti, e dalla quale l’emancipazione è violenta nell’arma fumante di quelle primarie che se a logica per tutti lo hanno “solo” incoronato segretario, per il rampante sindaco evidentemente hanno il sapore di una investitura monarchica assoluta…

siamo cioè di fronte ad un plebiscitarismo forse inedito al pd, ma certo non nuovo al berluskonismo che ha impazzato per anni nel paese, a suo modo sdoganando non solo l’immagine dell’uomo solo al comando, ma una liturgia semi-teistica che necessita non più di consenso, ma di fede, un plebiscitarismo che, dopo le primarie, reclama ora i suoi gesti simbolici per potersi celebrare anche dove non ti saresti aspettato si dovesse mai celebrare, nell’eredità storico-politica dei grandi partiti di massa del paese…

a matteo renzi non interessa quale sarà il sistema di voto e forse neanche quale sia l’interlocutore definitivo, a matteo renzi interessa il metodo con cui dirigere ora un partito, domani forse un paese, ed il suo metodo recita il suo fine con un lapidario “take no prisoners” (non prendete prigionieri)…

ma forse non ha fatto tutti i conti con la montante resipiscenza del cavaliere (e dove non può l’energia fisica declinante, ma ancora superba per un uomo di quasi 80 anni – e questo tocca ammetterlo! – può il suo enorme potenziale economico e le sue relazioni ancora tutte da chiarire alla storia e forse anche ai tribunali) a cui lo stesso renzi ridà nutrimento nel modo usuale in cui questa si sostiene, la visibilità da deviare a proprio piacimento e da tesaurizzare comunque con un “basta che se ne parli”, e con una fronda interna al pd stesso che, ben oltre i numeri che finora hanno recitato divisione correntizia, da oggi potrebbe diventare una pericolosa sommatoria di dissenso al “reuccio” di via del nazareno…

mentre il paese arranca…

miko somma