le razze non hanno posto nella biologia…

Basta con il concetto di razza negli studi di biologia e genetica applicati all’uomo: oltre ad essere una categorizzazione inutile ai fini della ricerca scientifica, puo’ diventare un pericoloso strumento di discriminazione nella societa’. A dirlo e’ un gruppo di esperti di biologia, genetica, scienze sociali e giuridiche, che dalle pagine della rivista Science lanciano un appello al mondo scientifico affinche’ si superi il concetto di razza e si convochi un tavolo per definire un nuovo vocabolario che descriva la diversita’ umana.

”E’ tempo che i biologi trovino un modo migliore”, si legge nell’articolo firmato da Michael Yudell, esperto di salute pubblica della Drexel University di Philadelphia, Dorothy Roberts, giurista dell’universita’ della Pennsylvania, Robert DeSalle, biologo evoluzionista dell’American Museum of Natural History, e Sarah Tishkoff, genetista dell’universita’ della Pennsylvania.

I quattro esperti ritengono che il concetto di razza dovrebbe essere eliminato dalla genetica umana, visto che moltissimi studi hanno gia’ dimostrato l’inconsistenza scientifica di questa categorizzazione: al suo posto potrebbero essere usati altri termini, come ‘popolazione’ o ‘stirpe’. ”Il linguaggio e’ importante – affermano – e il linguaggio scientifico ha una notevole influenza sul modo con cui il pubblico, inclusi gli stessi scienziati, comprendono la diversita’ umana”.

Se le riviste scientifiche facessero uno sforzo per rinnovare e definire meglio il loro vocabolario, ”si potrebbe mandare un messaggio importante, ai ricercatori cosi’ come al pubblico: le categorie storiche delle razze, considerate come naturali e intrise di concetti di superiorita’ e inferiorita’, non hanno posto nella biologia”. Da qui l’appello, rivolto all’Accademia statunitense delle scienze, affinche’ convochi un tavolo di esperti di tutte le discipline ”per superare l’uso della razza come strumento di classificazione nella ricerca clinica e di laboratorio”.

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e vediamo di farlo ficcare bene nella testa ai tanti che, ancora oggi, sono convinti che avere una pelle o dei tratti somatici diversi dai propri, configuri un’altra razza da cui inevitabilmente occorre tenersi lontani…apparteniamo tutti ad un’unica specie e questa specie è l’homo sapiens (anche se spesso tanto sapiens proprio non dimostra di esserlo)…

gazebo ed il dramma di homs…

Gazebo si conferma, nella sua deliziosa leggerezza scanzonata, come unico contenitore di informazioni non imbavagliato…dopo i servizi sulle jungles di calais e dunkerque, ieri un terrificante video di un viaggio sulle rovine di homs ripreso da un drone che occorrerebbe condividere sui social per zittire chiunque blatera di rimandare a casa chi fugge…
 
ed eccovi il terrificante video di cosa sia una guerra e dove andrebbero rispediti i fuggiaschi…

10 domande 10 a civati…

Al di là del congresso di possibile che ha eletto il suo segretario ed approvato lo statuto, come comitato c. levi di potenza riteniamo sia giusto porre le seguenti questioni al nostro  nuovo segretario, Giuseppe Civati:

1) Il filtro tra i Comitati e Civati stesso, creato dai tanti che si dedicano e che lo aiutano, può dirsi accettabile?

2) L’intervento di Possibile sulle questioni locali può dirsi efficace?

3) I coordinamenti spontanei e disorganizzati sono sufficienti?

4) Quali sono i criteri per cui determinati post sono autorizzati e altri no, su questo gruppo? (ovviamente ci riferiamo ai gruppi facebook che ufficiali, semiufficiali o meno, qualche regola chiara di funzionamento dovrebbero possederla)

5) L’attuale strategia comunicativa del partito è vincente?

6) Quali sono le intenzioni di Possibile in rapporto alla nascita del nuovo partito di sinistra radicale nel prossimo febbraio?

7) Cosa si può fare per incentivare l’avvio di un dialogo politicamente produttivo?

8) In che modo si possono incentivare i rapporti tra i Comitati e i loro portavoce?

9) A parte le battaglie tematiche una tantum e i post ideologici, perché in oltre tre mesi di vita Possibile non ha ancora presentato uno schema di future iniziative politiche tese ad affermare la nostra visione per l’Italia (se ne abbiamo una)?

10) Perché non abbiamo discusso una nostra adesione a un partito europeo, come ad esempio il Party of European Left?

Sulle medesime questioni il Comitato Carlo Levi di Potenza ha avviato una riflessione ed a breve, nell’attesa di un intervento di Civati, che sin da ora invitiamo a discuterne con noi, pubblicherà le sue conclusioni…

a che servono gli “amici”?…

04/02/2016

credo che renzi, se è un primo ministro e non un fanfarone, più che “urlare” alla UE di volere flessibilità già abbondantemente concesse per i suoi bonus inutili, dovrebbe “urlare” (e tanto) con il suo “amico” il generale al-sissi perchè si dica la verità su chi e come abbia ucciso giulio regeni al cairo…

perchè un incidente o un atto di criminalità comune non necessita dello spiegamento di apparati di sicurezza che ha impedito di avere accesso al corpo dello studente per constatarne lo stato e comprenderne le cause di morte

miko somma

mano alle matite perchè non sia per i “soliti noti”…

pubblico questo bando perché non sia riservato ai “soliti noti”, ma perché tutti coloro che credono di poter dire creativamente la loro, la possano dire…mano alle matite, allora, e dimostrate che per realizzare un logo non basta far parte di una filiera di consenso, ma serve avere idee e saperle realizzare…

AGR L’Alsia rende noto che è stato indetto il concorso d’idee per la realizzazione del logotipo “Olio Lucano” dell’olio extravergine di oliva di Basilicata. Il logo sarà assegnato per il suo utilizzo all’istituendo Consorzio dei Produttori Olivicoli lucani, che lo utilizzerà direttamente e/o tramite i propri consorziati. Le domande di partecipazione al concorso dovranno pervenire, a pena di esclusione entro e non oltre le ore 12 del 18 marzo 2016.

La documentazione relativa all’avviso è consultabile in versione integrale sul sito dell’Agenzia www.alsia.it, del portale dei Servizi di Sviluppo Agricolo www.ssabasilicata.it.

La partecipazione al concorso è libera: potranno far pervenire i propri elaborati i grafici, i professionisti, le tipografie e gli hobbisti.

lo stile renziano di provincia…

(ANSA) – POTENZA, 2 FEB – “Sono molto sereno perché ritengo di non aver fatto nulla. Io vado avanti, dovranno ammazzarmi per fermarmi”: in un video postato su Facebook, è questa la risposta data “ai detrattori” dal presidente della Regione Basilicata, Marcello Pittella (Pd). Nel video, in cui si parla anche della finanziaria regionale in corso di approvazione da parte del Consiglio lucano, Pittella ha fatto riferimento alla notizia di essere uno dei 35 indagati nell’inchiesta della Procura della Repubblica di Potenza – in cui si ipotizza anche il reato di corruzione elettorale – sul dissesto al Comune di Potenza.
    Secondo il governatore, “in uno stato di diritto, un avviso di garanzia è una garanzia per il cittadino indagato, non è una condanna. Non andiamo da nessuna parte se, nel tritacarne mediatico, si tenta di colpire Pittella per colpire Renzi o si fa un’operazione di discredito delle istituzioni o, come fa qualche comico di professione, si va sul palco e si punta l’indice e si spara a zero su qualcuno”.

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questa la difesa in stile renziano di provincia del presidente della regione…premetto che il video mi sono rifiutato di guardarlo per problemi di una certa debolezza di stomaco che non volevo aggravare, ma ciò che mi sorprende è la veemenza con la quale costui si difende da attacchi che nessuno gli ha mosso nella pericolosità che si indica, poiché – e sono parole pronunciate proprio dal presidente  nell’accorato spot sul pd3 (da oggi p’ttell3) – se un avviso di garanzia è appunto una garanzia (e nessuno mi pare lo neghi, avendolo già trasformato in un colpevole) e se un quotidiano può quindi “legittimamente e liberamente” dare delle notizie che fino a prova contraria nessuno ha smentito, non si comprende però come e perché poi i cittadini non possano far rimbalzare queste stesse notizie “liberamente e legittimamente” sui social…

cos’è, presidente, un reato di lesa maestà verso sua signoria, il califfo di lauria?

lo stile è appunto, oltre che molto “cafonal”, renziano di provincia, una nuova categoria estetica questa che ovviamente a gradi e livelli differenti tenta di clonare lo stile quasi inimitabile dell’abitante di palazzo chigi, e così lo spunto pseudo-gladiatorio con il quale in altri passaggi si allude a quel “per fermarmi devono ammazzarmi” che, oltre alle risate che può scatenare in qualche avveduto lettore che vi legge sic et simpliciter “la cacchiata nevrotica dell’uomo in difficoltà” o del cammello a cui si è posata una piuma sulla groppa carica non tanto di pesi istituzionali quanto di cambiali per le primarie che non riesce ancora a saldare, a me personalmente ricorda una frase molto simile di de filippo, suo predecessore al “soglio” di via verrastro, che pronunciò un bellicoso “vado avanti anche a costo di fare la fine di mattei” poco tempo prima che cedesse di schianto, apparentemente per la “scontrinopoli” lucana (ma qualche discorso ormai storico prima o poi si dovrà pur farlo sull’argomento), l’impalcato consiliare che reggeva la sua giunta…

la storia non si ripete mai o quasi mai, nonostante i corsi e ricorsi storici di vichiana memoria, ma gli epifenomeni forse si e certe esternazioni all’acido oleico fermentato sono forse il sintomo più evidente di una debolezza estrema che ormai questa giunta dimostra di fronte ai fatti concreti, sviando dall’argomento parlando sempre d’altro, e così inventandosi nemici non nei petrolieri, non nei privatizzatori di acqua pubblica, non nei signori della “monnezza”, non negli “assaggiatori” di aiuti comunitari e soldi pubblici, non nelle filiere mai sazie, non negli errori e nelle malversazioni che da decenni questo sistema di abbuffini ed ignoranti continua a commettere e dal quale il presidente pittella non può tirarsi fuori, perché del sistema basilicata lui ed il suo clan sono da sempre parte integrante, ma i nemici del presidente sono ormai i normali cittadini che postano sui social notizie vere…

lo stile sarà così renziano di provincia, ma l’effetto di tentata censura de facto molto esarcale…non si faccia scoppiare il petto, presidente, e #stiasereno  

il regalo?…

02/02/2016

contento che sia partito, dopo anni ed anni, il campus a melfi…vorrei solo non si dimenticasse che non è un regalo fiat (fca), ma che lo abbiamo pagato noi lucani…ben 18 milioni di euro, versati da tempo

miko somma

tea-party cripto-confessionale…

01/02/2016

Ho un profondo rispetto per chi crede, ma è insopportabile che si raccontino balle sulla cirinnà per scatenare terrori del tutto ingiustificati o visioni apocalittiche…nella maggior parte delle argomentazioni è palese la non conoscenza del testo e l’affacciarsi di eticismi fuori luogo che stanno trasformando un legittimo movimento di opinioni in un tea party cripto-confessionale

miko somma

2° incontro di storia contemporanea…

In un ciclo di sette incontri analizzeremo la storia contemporanea del nostro Paese in modo controverso e fuori dai canoni spesso stantii della storia ufficiale, storia da cui comunque non prescinderemo mai, per comprendere attraverso il passato ed i suoi eventi spesso dimenticati o poco conosciuti, altre volte negati, la fenomenologia del presente…

2° incontro, sabato 6 febbraio ore 17.00-20.00, via portasalza 16, potenza:

“Da Claire Booth Luce a Stay Behind, “tu vuò fa l’americano” ovvero la normalizzazione anti-comunista”

ciò che rovina possibile…

01/02/2016

ciò che rovina possibile non è civati, a cui va la mia stima, ma un cerchio magico di mediocri boiardi che gli fa cordone intorno e che ricostruisce logiche di filiera a genetica piddina…assurda la gestione del meccanismo congressuale (se vota solo il 50% degli iscritti qualcosa significa), come assurda era stata la vicenda statutaria, come assurdo è pensare che un partito si fondi su un centro direttivo ed una galassia di comitati abbandonati a se stessi…non ho votato consapevolmente ed il mio circolo neppure ha voluto discutere, tanta è divenuta forte l’impressione di un’altra occasione sprecata…

resto “ereticamente”, ma per il momento non sono interessato a rinnovare la tessera di possibile…e se qualche boiardo conosce questa terra, il mio allontanamento dovrebbe suggerire pur qualcosa…

miko somma

il sunto del 1° incontro di storia…

ed eccovi allora, a cura del nostro marco, un sunto davvero stringato delle oltre due ore di intervento con cui ho illustrato non solo i principali avvenimenti storici del periodo 1942-54, sunto che non tiene conto per brevità delle tantissime domande che hanno arricchito questo seminario-dibattito con cui abbiamo inaugurato il nostro corso di storia controversa contemporanea d’italia…
 
Sabato 30 è partito il nostro ciclo di incontri di approfondimento sugli aspetti più controversi della storia italiana. L’idea del Comitato è promuovere una conoscenza più consapevole di argomenti e zone grigie fondamentale per capire il presente. L’obiettivo finale è realizzare, tutti insieme, un prodotto comune: sia esso un ipertesto, un PDF, o anche un DVD, l’intenzione è rendere accessibile a tutti quest’opportunità di crescita culturale.
 
Attraverso questo ciclo di lezioni non pretendiamo certo di offrire oro colato: la nostra è una versione dei fatti, che i documenti ufficiali non riescono a smentire, e che molti degli elementi a nostra disposizione sembrano suffragare.
 
Ieri abbiamo discusso di un periodo molto ampio, che va dal 1942 fino al 1954. Un’epoca caratterizzata dalla distruzione della guerra e dalla delicatezza della ricostruzione.
C’è da fare una piccola premessa storica. Nel nostro discorso, un ruolo importante lo gioca la mafia. La stessa mafia che Mussolini, nel 1924, aveva cominciato a combattere inviando in Sicilia il prefetto Mori. Cesare Primo Mori è noto come il prefetto di ferro: e in effetti i suoi metodi furono duramente repressivi. Ma non riuscì a concludere il suo lavoro, perché appena cominciò a colpire gli esponenti fascisti collusi con la mafia, il Duce lo destituì e dichiarò vinta la guerra alla malavita.
 
Identica dichiarazione di vittoria fu declamata per la massoneria, certo contrastata, ma di cui lo stesso partito fascista era intrisa, dal momento che molti dei suoi gerarchi ed uomini di punta ne erano esponenti e visto che in alcuni tratti lo stesso Mussolini sembrò servirsene od essere asservito per interessi particolari. Certo lo Stato era molto permeato dalla massoneria e la situazione sembrò non mutare molto con l’avvento del fascismo, seppure le logge furono proibite, tanto che a capo dell’IRI fu nominato Beneduce (suocero di Enrico Cuccia) che era un ben notoesponente della massoneria.
 
Due esempi quindi di vittorie cantate, ma mai realmente vinte davvero e le conseguenze furono molteplici.
 
La nostra “telecamera” si sposta quindi nel 1942. L’Italia è ancora in guerra ed è alleata con la Germania nazista di Hitler. Uno dei (tanti) fronti aperti è quello nel Nord Africa, dove tedeschi e italiani sono costretti a fare i conti con l’esercito anglo-americano.
Gli States comprendono ben presto che gli italo-tedeschi non reggeranno a lungo in Nord Africa. E cominciano fin dal ‘42 a programmare uno sbarco alleato in Sicilia. Il tassello più interessante di questo piano fu il prevedibile coinvolgimento della mafia nelle operazioni in Sicilia. Il boss mafioso italo-americano Lucky Luciano, in carcere allo scoppio della guerra, fu coinvolto per indagare su dei sabotaggi nazisti al porto di New York. Ma diverse fonti (non ufficiali) riportano che Luciano fu arruolato per facilitare lo sbarco in Sicilia, attraverso contatti con mafiosi del luogo.
 
Lo sbarco in Sicilia avviene il 10 luglio 1943. Gli Alleati poterono affidarsi alla struttura mafiosa per garantire una certa pax sociale, che ne facilitò le operazioni. Ben presto l’Italia si arrende (l’armistizio di Cassabile è firmato il 3 settembre, pur essendo reso pubblico solo l’8)) e la famiglia reale fugge da Roma, ritirandosi a Brindisi e lasciando vacante ogni catena di comando dell’esercito che si ritrova senza ordini ed in balia dei tedeschi che li disarmano e li imprigionano. Drammatico a questo riguardo fu l’eccidio della divisione Acqui a Cefalonia.   
 
In questo contesto nasce un movimento siciliano indipendentista.
Fu proprio la lotta armata condotta dal MIS (Movimento per l’Indipendenza della Sicilia) a costringere il Principe Umberto, Luogotenente del Regno, a riconoscere un’autonomia speciale alla Sicilia prima ancora della stesura completa della Costituzione.
Questo movimento s’intrecciò con il contesto mafioso imperante al tempo nell’isola. Gli Alleati avevano nominato sindaci esponenti della malavita. Fu grazie a questo tandem che la mafia recuperò rapidamente tutte le posizioni perse durante il fascismo.
 
Nel frattempo, il 25 luglio una congiura dei membri del Gran Consiglio del Fascismo aveva rovesciato Mussolini. Il Duce era stato arrestato su ordine del re, Vittorio Emanuele III, che aveva nominato premier Pietro Badoglio. Da quel momento, l’Italia abbandonava la Germania. L’armistizio con gli Alleati è firmato segretamente il 3 settembre 1943. Cinque giorni dopo il Re abbandona Roma, e l’esercito italiano entra in rotta. Il 12 settembre Hitler libera Mussolini per costituire la Repubblica di Salò.
 
A fine mese l’Italia firma l’armistizio lungo. Si tratta di un’integrazione dell’armistizio corto del 3 settembre, il cui contenuto è stato segretato per sessant’anni fino al 2003, e che Berlusconi ha voluto mantenere segreto per altri vent’anni, fino al 2023. Uno dei principali effetti di questo accordo fu la sudditanza dei servizi segreti italiani, che nel ‘44 furono sciolti e riorganizzati dagli USA. Solo nel 1949 l’Italia ricostituirà una propria intelligence, che però rimarrà sempre in orbita americana.
 
Nell’inverno 1944 cominciano le operazioni dei partigiani, che sono comunisti (Brigate Garibaldi), del Partito d’azione (Brigate Giustizia e libertà) o monarchici (le formazioni bianche). Furono quest’ultimi a ottenere il maggior finanziamento dagli Alleati.
Si intensifica proprio da quei mesi la lotta al comunismo in Italia. Il contributo di importanti industriali alla causa è accertato ormai da documenti americani pubblicati negli anni Settanta. Importante fu anche la decisione di Pio XII di vietare ai cattolici di militare in partiti di sinistra. La lotta alla diffusione del comunismo continuò anche quando la situazione italiana poté stabilizzarsi, e soprattutto dopo il referendum istituzionale monarchia-repubblica.
 
Infatti, gli Alleati presto imposero al Governo italiano di escludere i partigiani comunisti da polizia e carabinieri. Nel frattempo, secondo un rapporto dei Servizi americani, la mafia si disse “…disposta a combattere il comunismo con le armi…” (parole del boss Giuseppe Cottone). Ancora più dure furono le parole del Papa, che intervenne a dicembre del ‘46 per definire l’Unione Sovietica “…incarnazione dell’Anticristo”.
In più, era stata imposta la restituzione delle armi a tutti i partigiani. I militanti comunisti e socialisti si opposero a questo provvedimento. Il Partito comunista e il Partito socialista intervennero a favore della restituzione: l’obiettivo era scongiurare un intervento degli Alleati. Ma questo non bastò ai socialisti. Nel gennaio 1947 nacquero i socialdemocratici (PSLI, poi PSDI). Questa scissione, che sarà determinante per reggere i Governi anticomunisti, venne foraggiata da contributi americani al nuovo partito.
 
Nel febbraio 1947 partì il Piano Marshall (European Recovery Program). Si trattava di un pacchetto di aiuti economici statunitensi garantito da un prelievo del 10% del PIL degli Stati beneficiari. Con questi aiuti, gli europei entrarono in orbita americana acquistando i prodotti di Washington. All’Italia spettò oltre un miliardo di dollari.
Il Governo di Roma si legò sempre più a quello di Washington, che a sua volta stava preparando piani sempre più aggressivi nei confronti delle sinistre. Il Presidente Truman ritagliò per gli States il ruolo di direttori del mondo: partì in tal modo la Guerra Fredda. In Italia, uno scomodo braccio armato anticomunista divenne il bandito Salvatore Giuliano: autore di stragi il 1° maggio del ‘47, a giugno distrusse ben sei sezioni del PCI siciliano. Nel frattempo De Gasperi cacciò comunisti e socialisti dal proprio governo.
 
In Italia si sviluppavano intanto diverse organizzazioni parafasciste, che avevano luce verde dagli Stati Uniti. Il Dipartimento di Stato americano era informato di una lista di 2mila fascisti pronti a compiere stragi. Frank Gigliotti, massone ed agente segreto statunitense, lavorò in quel periodo per attivare una rete anticomunista in Italia. In un rapporto riferì che “…50 generali italiani stanno preparando un colpo di Stato…”.
Nel contempo, il debito italiano verso gli States inizia a crescere esponenzialmente. Il Governo italiano svaluta la lira in due fasi distinte, portando il cambio lira/dollaro a 590 lire per un dollaro. Ma ciò non basta a ritenere sicura la sudditanza italiana agli USA.
 
Il Partito comunista e il Partito socialista si sono riuniti nel Fronte Democratico Popolare. L’operazione preoccupa sia Washington sia Roma: è per questo che gli Stati Uniti iniziano a mettere in conto la possibilità che l’Italia possa cadere nell’orbita di Mosca. Per contrastare il pericolo rosso, gli americani finanziarono i Comitati Civici, una rete organizzata dal Vaticano e provvista anche di una radio segreta per le mobilitazioni post-elettorali in caso di vittoria delle sinistre. Nel frattempo, il Governo a guida DC inglobò nella Polizia di Stato gli agenti dell’ex-polizia coloniale. Che, in gran parte, erano squadristi.
 
Nel marzo di quell’anno, Alcide De Gasperi ottiene dagli Stati Uniti un enorme lotto di armi. L’ultima tranche arriva 24 ore prima delle elezioni generali. Francesco Cossiga, futuro Presidente della Repubblica, passerà la notte prima delle elezioni in una sede provinciale DC a custodire altre armi, arrivate in consegna da Antonio Segni (anche lui futuro Presidente, e che affermerà di aver ricevuto le armi dai Carabinieri). In America, la CIA afferma che “…se anche il Fronte Popolare dovesse avere la maggioranza, il suo accesso al potere dovrebbe essere impedito o falsificando i risultati o con la forza”.
Dal voto emerge la Democrazia Cristiana con il 47% dei suffragi. Senonché il clima degenera a luglio, quando Palmiro Togliatti è vittima di un attentato di fronte al Parlamento. Il leader comunista è all’ospedale quando scoppiano le prime insurrezioni in tutto il Paese. Togliatti sopravvive e con un suo appello riesce a placare gli animi, scongiurando la guerra civile. In Grecia, una situazione simile aveva portato alla sconfitta dei comunisti, a favore di una dittatura fascista.
 
Quando la situazione si stabilizzò, da Washington piovvero critiche. Nel rapporto Hoffman il governo americano criticò il piano INA-Casa, con cui si costruirono case popolari per i lavoratori. Gli americani non concordano perché speravano che le risorse del piano Marshall finissero a finanziare l’acquisto di prodotti americani.
Nel frattempo il controllo USA sui servizi segreti italiani, appena ricostituiti, si fa stringente. Come la Francia (con De Gaulle nel ‘66) e la Germania (che l’ha ammesso negli anni ‘80), l’Italia è tenuta a rigirare ogni informazione agli States e a non assumere agenti sgraditi a Washington. Grazie a queste limitazioni, Roma poté aderire alla Nato.
La propaganda anticomunista prosegue con l’impegno della Chiesa, che dichiara scomunicati tutti i militanti del Partito comunista e dei partiti affiliati (in primis, il Partito socialista).
 
Per scongiurare definitivamente il pericolo rosso, il Governo preme per far passare la legge Scelba, nota anche come la legge truffa. Approvata a poche settimane dal voto nel 1953, prevedeva che la coalizione che ottenesse più della metà dei voti ottenesse il 65% dei seggi. Solo l’alleanza di centro aveva questa chance, ma alle elezioni di giugno il premio non scattò per soli 50mila voti. La Democrazia Cristiana accusa una perdita di ben 2 milioni di suffragi. Il che preoccupa gli americani al punto da inviare all’ambasciata in Italia di William Colby, che ha un incarico specifico: conoscere e controllare tutti gli elementi attivi della sinistra in Italia. Il più vasto programma di azione politica clandestina fino ad allora intrapreso dalla CIA.
 
L’evento si è svolto sabato 30 gennaio nella sede del Comitato Carlo Levi di Possibile, in via Portasalza 16, Potenza. Il secondo incontro si terrà sabato 6 febbraio, sempre in via Portasalza 16, alle 17.00, col titolo di: Da Claire Booth a Stay Behind, “tu vuò fa’ l’americano” ovvero la normalizzazione anticomunista.

il 1° incontro del corso…

bene, tra un po’ si inizia…e gli argomenti saranno tanti perchè questo periodo storico chiarisce i seguenti 50 anni di politica italiana e forse anche di più, giungendo fino ai nostri giorni molte conseguenze di quegli avvenimenti…

la prossima settimana 2° incontro “da claire booth luce e dalla nascita del gruppo bilderberg al primo tentativo di colpo di stato ed all’assassinio di gaspare pisciotta, la normalizzazione all’insegna della dottrina truman”…

vi aspetto

lo spreco…

dunque come da tanto tempo avvertivo, il rischio di aver “petrolizzato” per anni ed anni il bilancio regionale lucano con le royalties degli idrocarburi, evento questo che avrebbe dovuto, doveva e deve far riflettere sul fatto che essersi affidati senza pensarci troppo su alle fluttuazioni finanziarie del prezzo del barile (che certo non si controlla dalla basilicata) è stato un lampante esempio di mancata lungimiranza, è oggi evidente nella sua forma più crudele, al bilancio della regione cioè mancheranno quest’anno oltre 100 milioni di euro…

era del tutto evidente che affidarsi a simili “entrate” e postare su queste il mantenimento di molte misure economiche e sociali, spesso del tutto clientelari e volte, quando non alla soddisfazione diretta di interessi particolari di gruppi datoriali, alla sola ricerca di un consenso vasto nella società, ma anche volte alla sussistenza del nostro sistema sanitario ed universitario, è stato un esempio di cattiva programmazione e di cattivo uso delle risorse che se storicamente peserà come un macigno nel giudizio sulle amministrazioni regionali che, a partire dalla fine degli anni ’90, hanno “gestito” la vicenda petrolio in questa regione, d’altro canto dovrebbe pur aprire o far aprire delle riflessioni sulla persistenza di questo sistema baronale di potere…

ma andiamo con ordine…lampante infatti appare che una risorsa fluttuante nel suo valore, perché sottoposta alle oscillazioni e speculazioni del mercato finanziario, ancorché certa nella generazione di qualche valore economico nel perdurare delle estrazioni di greggio e gas, andava pensata come un “tesoretto finanziario” da rivolgere alla infrastrutturazione materiale ed immateriale della regione, ai grandi investimenti produttivi in grado di innescare più  rapporti occupazionali che profitto di impresa, alla programmazione accorta delle uniche “armi” di cui questa terra dispone, agricoltura e turismo,  e non certo alla quotidianità di gestione che, dopo aver parcellizzato l’investimento in mille rivoli assistenziali, senza che alcuno si sia mai dato pena di controllarne l’efficacia in termini di ricaduta sul sistema regione, si è  di fatto prodotta come uno scialacquare denari, nella conclusione evidente che a quasi 20 anni dagli accordi sugli idrocarburi si sono soltanto o quasi sprecate risorse altrimenti irripetibili

e si sono sprecate con la legge 40, il famoso p.o. val d’agri, che ha divorato nella suddivisione del tutto clientelare dei finanziamenti il potenziale di intervento che una programmazione d’area più consona all’intelletto che alla rapacità dei “baroni” locali avrebbe invece assicurato in termini di efficacia strutturale della spesa,

sprecate con il finanziamento di piani di forestazione, che duole il cuore pensare abbiano prodotto solo elemosine per circa 4000 operai forestali (numero percentualmente superiore in termini di relativa demografia persino al dato calabrese di 7000 operai), ma voti assicurati al sistema politico che su queste ”assunzioni” si era innestato (e pensiamo che il lavoro così pensato non serviva certo a costruire un reddito vero e proprio, quanto ad assicurare l’accesso ai parametri stabiliti di giornate lavorative per richiedere in seguito la disoccupazione) e talmente poco sistema produttivo forestale da dover “usare” i nostri boschi solo come credito emissivo di carbonio per aziende che invece emettono ed emettono pure tanto,

sprecate con le vie blu, che hanno prodotto piccoli clientelismi volti al consenso con effetti di “pulizia” degli alvei fluviali del tutto risibili, quando non invece dannosi, 

sprecate con i piani di assistenza come la cittadinanza solidale o copes che, affidati nella redazione delle liste di sussidio ai sindaci, hanno prodotto effetti distorsivi del tutto in linea con l’attitudine a trasformare l’assistenza in consenso, consentendo abusi sui quali in questi giorni la magistratura sta finalmente cercando di far luce,

sprecate persino nei finanziamenti “ciechi” all’unibas, cioè senza legame con una “specializzazione” dell’ateneo rispetto al territorio ed alle sue problematiche e potenzialità reali, favorendo al più un “baronato” di compensazione per figure locali molto spesso ai limiti della “docenza decente”,

sprecate in quelli al sistema sanitario, perché se drogato a monte, come da più inchieste sta cominciando a svelarsi, il sistema di affidamento degli incarichi, delle assunzioni, degli appalti e delle forniture, chiaro appare che quei denari, più che per un investimento sulla qualità delle strutture di base, sono serviti anche e soprattutto a sostenere forme di odiosa illegalità formale e sostanziale della gestione ordinaria, oltre  che la necessità spesso usata a scusa di “tener bassi” i ticket sanitari, calmierando così i costi per assicurare servizi e prestazioni mediche di base (i lea, per intenderci), nell’evidenza che la necessità di potenziare un sistema sanitario non era nel numero ipertrofico delle strutture attuali (frutto di “politiche del territorio” e di un mercato delle postazioni), quanto nella qualità dei servizi offerti non solo ai lucani (evidente appare il vantaggio di attrarre cittadini dalle regioni limitrofe) e nell’accessibilità alle stesse (forse e per paradosso, da noi le strade ed i trasporti fanno più parte del sistema sanitario che del sistema veicolare)…

e l’elenco sarebbe ancora più lungo pensando alle tante partite più o meno organiche ai vari piani operativi ed interventi di bilancio e magari alle tante poste straordinarie che sui fondi del petrolio si sono accese, quasi fosse un pozzo di s. patrizio…peccato siano invece veri pozzi di petrolio e gas a dare linfa a quel pozzo a cui si è finora attinto senza alcun criterio e senza alcuna logica che non fosse il mantenimento delle filiere di consenso sulle quali finora, con una politica del “memento” di antica memoria, si è retto un sistema che definire “idiota” è anche troppo gentile…

centinaia di milioni di euro sprecati, quando non malversati in interessi poco puliti o a soddisfare appetiti insaziabili, questa è la sintesi di 20 anni di “allegra gestione” delle royalties degli idrocarburi…ed i nodi del dopaggio del bilancio regionale, come ho avuto modo di dire spesso e di ribadire brevemente alle telecamere di “agorà” qualche settimana fa, ormai sono venuti tutti al pettine…

così, al netto di danni ambientali e sanitari ancora tutti da scoprire nella loro interezza, stante la palude sui controlli e sulla loro filiera di certificazione che dolosamente il sistema ha mantenuto per anni, oggi si arriva dunque non tanto alla sorpresa di tagli dolorosi al bilancio regionale che si dovranno fare anche in concomitanza con minori trasferimenti statali (tagli che non dovrebbero più di tanto sorprendere chi abbia ancora un minimo di giudizio critico), ma all’evidenza conclamata di una pregressa e dissennata corsa allo spreco di risorse derivanti dalle royalties (cosa che invece dovrebbe far riflettere, e tanto, chi ancora sostiene questo sistema folle e feudale), spreco che coincide, ad aggravare le cose, con lo sperpero continuato di denaro pubblico, che altrimenti ed a meglio poteva servire, che si è fatto con i fondi comunitari, fesr, fes e piani di sviluppo rurale in testa…

come poi il bilancio regionale potrà assorbire questi tagli, che non saranno compensati da altre partite finanziarie – anzi semmai peggiorati da ulteriori tagli dallo stato che pure il “renzianissimo” presidente pittella aveva dichiarato essere disponibile a sopportare – non è dato al momento sapere, ma una cosa è certa, non sarà cosa indolore per i cittadini…ed allora via con la corsa alla distorsione dell’informazione reale nella peggiore linea renziana, “se hai un problema, parla d’altro, magnificando risultati che rimangono parole perché domani aggiungeremo a quelle altri risultati ed altre parole per altri problemi”…

presidente pittella che, nonostante le sue chiacchiere gratuite, anziché intervenire sulle filiere clientelari e del consenso che sono state la prima vera motivazione dello spreco, dovendo egli pagare le tantissime cambiali sottoscritte durante le sue “primarie alla rivoluzione”, nicchia, dichiara, devia, depista, traveste la realtà dei fatti, nulla o quasi facendo se non “accontentare i creditori” con una sorta di spoil system, cambiando qualche destinatario di “aiutini” con altri destinatari a lui più vicini, nel mentre infarcisce una sua pletorica squadra di comunicazione di personaggi senza arte né parte e “riempie” la regione ed i suoi uffici di “competenti professionisti”…

a chiedere conto a pittella di che fine abbiano fatto i suoi proclami rivoluzionari, infatti, non riceveremmo che risposte elusive e devianti, al più rimarcanti il contesto globale di crisi che avrebbe impedito il “mondo nuovo”, esattamente come per i suoi roboanti punti programmatici “affogati” ormai nella melma pantanista di un correntismo feroce e vorace tutto interno al suo partito ed ai suoi sostenitori extra-moenia…  

ed allora sovviene una domanda…perché continuare a sopportare questi facitori di disastri, il cui appetito di risorse è insaziabile?…

teoricamente non vi sarebbe alcun bisogno di continuare a sopportarli e supportarli, basterebbe non votarli e votare altro, eppure, astensione o meno, criticità o meno, costoro, il partito-regione ed i suoi accoliti, pur cambiando soggetti di riferimento istituzionale, rimangono al loro posto come garanti di una “pax abbuffina” che non è terminata affatto e che semmai, al calar dei fondi disponibili, o qualcosa dovrà inventare per non dimagrir troppo o al solito ricorrerà alla “tirata di coperta” che lascia sempre qualcuno con le natiche al freddo, in attesa dei tempi migliori che solo matteo renzi ed il suo esercito di scimmie plaudenti continua a vedere…

ma il punto non sarebbe neppure nella logica finanziaria e politica con cui si rimodula un bilancio regionale che, pittella o meno, andava, andrebbe ed andrà rimodulato, il punto è se esiste ancora una logica di sguardo lungo che attiene ad un pensiero di regione, ovvero a come questa terra potrebbe trovare una sua strada allo sviluppo che non debba imperniarsi solo sugli idrocarburi, stante che qualcuno quel percorso lo ha già disegnato da anni e lo persegue senza paura di poter trovare qualcuno che punta i piedi e dice “basta, abbiamo già dato”…

ecco, senza quella logica e quel pensiero lungo, non ci sarà riequilibrio del bilancio che tenga, perché qualcuno in alto e per questa terra ha ben compreso da anni ed anni che incoraggiare giorno per giorno al vizio dello spreco significa assicurarsi un fedele drogato di denari pronto a vendere anche la madre per una dose di finanziamento…

occorre fare altro in questa terra…

miko somma

 

 

   

perbenismo braghettone…

29/01/2016

posso anche capire che sia stato un “incidente” dovuto alla solerzia di qualche bacchettone della presidenza del consiglio che, in preda al servilismo più prono, abbia male interpretato il cermoniale, ma che non accada più perchè è stata una cosa orribile…non c’è molta differenza tra l’iconoclastia dell’is ed il perbenismo braghettone che nasconde opere d’arte….ed esigerei che chi abbia dato quest’ordine venga licenziato, perchè è certo meno grave sbagliare la mezzanotte a capodanno che celare la venere capitolina…

miko somma