da trani ad ankara, passando per nizza…

…ed è certo che dagli avvenimenti di dacca ad oggi molto, soprattutto sangue, è scorso sotto i ponti del nostro quotidiano che si storicizza in un istante, visto il susseguirsi di eventi che ci ricordano che il nostro tempo non diviene mai del tutto un presente eterno scandito dal consumo, ma è uno slittamento continuo dell’oggi verso un passato storico…

e filosofia “spiccia” a parte, occorre osservare 3 principali accadimenti che dallo scorso articolo hanno, a mio modo di vedere, costituito punti di passaggio collettivi sui quali occorrerebbe farsi delle domande e cercare delle risposte…

fondamentalmente tutto si è consumato in quattro giorni in cui dolore, preoccupazione, angosce, hanno attraversato la nostra società in modo lacerante e profondo, sedimentandosi gli accadimenti uno sull’altro in una sorta di “rumore di fondo”, e mi riferisco alla tragedia ferroviaria in puglia, all’attentato mostruoso di nizza, al tentato e strano colpo di stato in turchia

chiaro che quelle angosce, per quanto tangibili negli accadimenti in se stessi e nel loro portato che agisce sulle nostre sensibilità individuali, sono state in qualche modo amplificate da un ormai solito atteggiamento dei media che, con la loro continua presenza che “allunga” a dismisura l’evento ed il suo portato, dilatandolo oltre ogni ragionevole confine logico di necessità di conoscenza della notizia, aumenta la percezione dolorosa e preoccupata, l’ansia e la paura, il senso di insicurezza, trasformandola da fatto individuale in fatto collettivo, ma è certo che gli avvenimenti in se avevano un portato tale che anche senza una simile ed inopinata presenza mediatica sul pezzo, l’attenzione si sarebbe spostata da un piano personale ad un piano collettivo, ovvero dalla paura all’ansia, in una mutazione percettiva di marca psicotica che i media “usano”, e così amplificano, al meglio per aumentare lo share (e così ricavare maggiori introiti pubblicitari), al peggio per seguire una pericolosa tendenza alla massificazione percettiva che è una precisa volontà di certa politica), ma che di fatto esiste quasi come una mutazione antropologica e che ben veniva descritta (qui mi ripeto) nelle prefazione di crash, di j,g, ballard, ovvero “sesso e paranoia saranno le veroniche del 21° secolo” e tralasciando il sesso, con tutto l’universo post-freudiano e consumistico che possiamo intravedere, sembra proprio che sia la paranoia a contraddistinguere questo addentrarsi in un secolo che parte da una data, l’11 settembre 2001, ed un luogo, new york e le torri gemelle, ovvero ancora la paranoia dell’essere sotto attacco, sempre comunque e dovunque…

ma torniamo ai fatti, non volendo fare disamine sociologiche che potrebbero annoiare e cominciamo dal disastro ferroviario che “uccide” 23 persone nell’assolata e riarsa campagna pugliese tra andria e corato di un 12 luglio (a proposito, era il mio compleanno) e che a tutti gli effetti apre una precisa domanda nell’opinione pubblica, “ma come è possibile che possano accadere ancora incidenti del genere?”, una domanda non peregrina, ma che non deve essere confusa con la principale delle domande che occorre invece porsi, ovvero il clamoroso ritardo infrastrutturale del mezzogiorno, dove le tratte a binario unico e completamente al di sotto di standard di sicurezza minimi sono la norma e non l’eccezione…

e se la domanda dobbiamo porcela per ricercare una risposta (come appare ovvio, d’altronde alla stessa logica delle domande), per la verità per ogni meridionale senziente quella risposta la conosce già, e risiede nella certezza assoluta che in più di 20 anni (tanto per rimanere corti nel tempo), il sud (e le sue necessità anche di concorrere al benessere generale del paese) è stato completamente dimenticato da una politica che diventata sempre più settentrionale, come evidenziano d’altronde le anagrafi personali e relazionali dei presidenti del consiglio dal 1994 in poi, dimenticato su tutto o quasi, ma soprattutto nelle esigenze di essere dotato di reti di trasporto efficienti, sicure, ma soprattutto utili, il tutto mentre si investiva massicciamente nell’alta velocità soprattutto al nord, dimenticando un semplice concetto, che per quanto utile e necessaria quell’alta velocità, è la bassa velocità (mi sia consentito il gioco di parole) del trasporto pendolare che condiziona la vita quotidiana di milioni di persone…

ed è evidente che se lo scorrere di quelle immagini non poteva che calare ciascuno di noi, per quella parte di individualità che ancora conserva in questo marasma emotivo e di giudizio massificante veicolato dai media, nel dramma di immaginare quelle morti ed il dolore dei parenti, proprio quel marasma ci spingeva però ad individuare quelle morti e quel dolore come parte di un io collettivo in cui identificarsi, lasciandoci però nelle nostre porzioni cerebrali ancora ragionanti la possibilità di farci una domanda che giocoforza non poteva che trasformarsi in identità, perchè cioè debba ancora il sud a portare il fardello insostenibile ormai di un sottosviluppo che non è solo economia e reddito minore del resto del paese, ma soprattutto non riuscire a vivere in un contesto di modernità e civiltà minimo che nei fatti è esclusione di una parte del paese del diritto a vivere il paese lì dove ognuno vive, ovvero nel suo sud nel caso specifico…

vorrei ora essere molto chiaro…non siamo ovviamente di fronte a colpe dei cittadini del nord del paese e, dovendo giudicare ormai la politica come una espressione dalla vista molto corta, più attenta al contesto elettorale del momento che ad una “visione” del paese da proiettare nell’oggi, quindi di fatto il paradigma di una mediocrità  incapace di pensare al progetto, e neppure ad un dolo specifico di coloro che hanno rappresentato la guida del paese per due decenni, non posso non pensare che forse la principale responsabilità è attribuibile proprio alle classi politiche meridionali, mediocri accumuli di interessi personali e di filiera, incapaci in senso stretto di immaginare un sud o dei sud ed incapaci così di rappresentare le istanze dei loro rappresentati, piuttosto interessati a se stessi ed ai propri destini politici che ad una coraggiosa lotta per destinare risorse, progetti e competenze al riavvio di un sud che se messo finalmente in condizioni di fare, potrebbe rappresentare il volano di rinascita dell’intero paese già soltanto nell’opera di colmare il divario esistente…

questi boiardi, vassalli, valvassini e valvassori della politica meridionale sono ormai da decenni, con le loro ramificazioni e filiere clientelari, mafiose e familistiche che drenano risorse e radicano inefficienze, il vero e principale ostacolo alla ripartenza del sud e pur se sembra che in questa “fatalità colposa” non abbiano responsabilità, al solo pensare che quella linea era stata finanziata dall’europa per raddoppio ed ammodernamento, ma dei progetti neppure l’ombra, la responsabilità appare invece evidente nel non fare, nel non attivarsi di fronte ai ritardi ed alle incongruenze burocratiche (queste ultime figlie certo di tanti fattori che solo qualche mentecatto viscerale potrebbe semplicisticamente attribuire solo alla “non voglia di lavorare”), di non stimolo, di non sorveglianza, di non trasmissione di un concetto semplice, quello che il sud riparte se tutti i meridionali – tutti – cominciano non solo a lavorare meglio, ma a pretendere a gran voce di essere dei cittadini italiani che sono uguali a tutti gli altri cittadini…nulla di tutto ciò, perchè a bari, come a napoli, a potenza come in sicilia, continua a prevalere il concetto protomafioso di un familismo amorale allargato e senza responsabilità morali verso cittadini intesi come sudditi…

così la tristezza ed il dolore per quel terribile incidente e per i sui morti e feriti diviene qualcosa in più della semplice tristezza e del dolore per le sofferenze umane…diviene rabbia per lo stato di abbandono in cui versa il meridione dopo 20 anni in cui alla parola meridionale non si è associato alcun significato, quasi non se ne sentisse la necessità, vista l’assenza del sud stesso dai tavoli di concertazione sul futuro del paese (se mai ve ne sono stati che non fossero altro che camere di compensazione d’interessi economici e di bandiera), e quei morti, quelle lamiere diventano in un attimo il paradigma della condizione dell’intero meridione e fa rabbia così anche quella prosopopea idiotizzante di un presidente del consiglio che in una quasi inutile visita pomeridiana simula la sua usuale boria menefreghista ed individualista (ricorderete le sue parole in occasione dei referendum sulle trivelle) con la compassione del potente, una forma di pietas lontana assai da quell’afflato di coscienza virgiliana e che confina piuttosto con la carità delle figlie di san vincenzo o delle signore annoiate di buona società…

quella inutile visita pomeridiana a cui non è seguita neppure la presenza ai funerali (mentre registro la doppia presenza meritoria del presidente della repubblica, anche perché meridionale anch’egli), zeppa di fumose frasi su “responsabilità da punire”, che solo un cretino vedrebbe come dei soli operatori ferro-tramviari, e quel “non vi lasceremo soli” che mi risuona ancora nelle orecchie come la presa in giro di un guitto da filodrammatica di provincia che recita il “padre” in un’operetta morale da quattro lire (e quindi non da tre soldi)…

ma non voglio annoiarvi con la nausea che mi procura questo figuro sempre pronto a dispensare retorica, ma che non c’è mai quando invece una figura istituzionale serve a far sentire che le istituzioni sono anche dei cittadini, e non caso anche al rientro delle salme dei connazionali trucidati a dacca, costui era assente per impegni che facilmente sarebbero stati rinviabili nell’ovvietà del ruolo che si ricopre che è prima di tutto verso i cittadini italiani che pone responsabilità…ma è appunto proprio verso i cittadini che costui è assente, figlio di una manovra di palazzo che non risponde agli italiani, quanto alle logiche di filiera delle sue lobbies di riferimento…

così mentre ancora erano negli occhi quelle immagini di ferraglia contorta che si spalanca di fronte al mondo intero la terribile mattanza serale di nizza durante  i festeggiamenti per la festa nazionale francese…ed anche qui il ruolo ossessivo-compulsivo dei media che, mentre ripropongono l’orrore con immagini che esaltano l’orrore e così fanno più il gioco del terrore come mantra ormai inevitabile della modernità che dell’informazione, sbattono in faccia a tutti l’insicurezza come una funzione fisiologica…

ed a meglio chiarire cosa intendo vi propongo un mio post del 15 luglio su facebook che credo ben fotografi la cosa…sono ancora attonito per quanto accaduto a nizza…è forse una nuova fase del terrorismo, colpire ovunque e con qualunque mezzo, persino senza sostegno logistico, anche da soli, ed è la compiutezza del terrore perchè raggiunge il suo scopo finale, l’insicurezza percepita infine da chiunque…

e se volontà del terrorismo (ancora da comprendere bene se e come l’attentatore fosse un affiliato all’is o se non fosse un isolato con qualche labile legame delle cui gesta lo stato islamico si appropri come di una succulenta pietanza servita su vassoio di argento, come più ritengo probabile) è creare terrore come insicurezza di chiunque, dovunque si trovi, questo atteggiamento ai limiti del voyeurismo macabro dei media fa il gioco del terrore, sparge cioè terrore, facendoci abituare il nostro sguardo alla feroce e quasi anatomica cura del particolare per la mattanza dei corpi, più che delle persone, in un rito tecno-medioevale quasi orgiastico dove non è più l’effetto tecnico, l’esplosione o l’ogiva, a dilaniare ormai le carni dei malcapitati, ma l’effetto meccanico di un peso, di un urto, di una trazione…

sia chiaro, la strage è stata orribile e segna davvero un cambiamento di strategia dell’is, che sempre più ti entra in casa, indisturbato e fondamentalmente indisturbabile (ma come pretendi, alla faccia di tutti i salvini, di poter bloccare alle frontiere chi è già nel tuo paese come cittadino?) e colpisce duramente ed in proporzioni sempre più “industriali”, operando ovunque in una suggestione di un franchising del terrore del cui marchio ciascun soggetto deprivato e socialmente marginale si può appropriare con le sue gesta, ”cedendone i diritti” poi al califfato che “promette” così, attraverso un malinteso islam interpretato con tanatoforme sadismo bizzarro, di ridare un ruolo, il vendicatore, a chi mai ha avuto un ruolo, e quindi riportare un senso ad esistenze senza un senso…

ho molto detto in passato quali siano le presumibili origini di questo stato islamico che pare più un regno della morte fine a se stessa ed assunta come rito di passaggio, che una assurda deviazione teologica, e non voglio annoiare ancora (tanto ho paura che occorrerà ritornarci spesso), ma una cosa è chiara…se il messaggio che si voleva far passare attraverso quei corpi devastati ed ancora senza una nazionalità precisa, per assurdo puntiglio francese di non commettere gli stessi errori del bataclan, era quello della certezza dell’incertezza e della sicurezza dell’insicurezza, l’ossessione dei media che si affannano a cercare particolari senza alcun senso che il morboso racconto dell’orrore, sembra più rafforzare che demolire o stigmatizzare questi concetti…state a casa che è meglio, sembrano suggerire i media, ed in fondo è proprio ciò che vogliono gli strateghi dell’is, che la gente viva rinchiusa in se stessa e nei propri cubicoli abitativi, mentre tutto intorno la paura diviene regina incontrastata di un mondo che non deve più ridere, ballare, festeggiare, fare ed ascoltare musica, socializzare, ed in parte questo è proprio l’obiettivo condiviso con certa politica che fonda la sua esistenza con la paura ed il naturale bisogno di essere rassicurati e protetti…

neppure il tempo di abituarsi a quell’orrore che scoppia il tentativo di golpe in turchia, paese che, secondo il sottoscritto, ormai ha superato abbondantemente il limite di cosa sia una democrazia, se un fatto solo formale, si tengono elezioni, ed allora la turchia può ancora essere considerata un paese democratico, o un fatto anche sostanziale, si assicurano dei diritti civili, ed in questo caso la turchia è già saltata nella fase del sultanato personale di erdogan…

ed anche su questo avvenimento vi posto ben tre mie frasi in sequenza su facebook…

Colpo di stato dell’esercito in turchia…l’esercito turco è laico e kemalista (ovvero si ispira al laicismo di kemal ataturk), chiaro l’intento di bloccare erdogan ed il suo islamismo di comodo che ha armato l’isis e sta ora schiacciando ogni forma di democrazia, ma erdogan ha fatto proseliti tra i militari…possibili scontri tra reparti

Evidente che la u.e. doveva puntellare il costoso accordo sui migranti, gli u.s.a. l’alleato più fedele, il potere finanziario la stabilità dei mercati, evidente che un governo legittimamente eletto va sostenuto per principio democratico e che i ritorni al passato (5colpi di stato) sono sempre impossibili ed inutili di fronte al cammino delle cose, ma mi chiedo se tutto questo è vero, perchè nessuno ha parlato quando invece in egitto i militari hanno rovesciato morsi ed i fratelli musulmani, che pur avevano vinto delle elezioni?..e in algeria?…mah…ora erdogan avrà carta bianca per trasformare la turchia in un esarcato, ma non credo che durerà perchè la democrazia la ferisci, ma non la uccidi…

Ieri (ndr sempre 16 luglio) ore 15:16 ·

Questo fallito colpo di stato in turchia mi ricorda troppo l’operazione valchiria per non fare due ipotesi…1) i golpisti hanno sopravvalutato la propria forza ed il sostegno che poteva venirgli dagli alleati occidentali certo imbarazzati dalla spregiudicatezza di erdogan, ma senza prospettive altre di interlocuzione con una turchia la cui missione è fare “tappo” a migranti ed espansionismo russo 2) forse i servizi turchi sapevano del golpe, ne avevano già misurato la scarsa… forza ed hanno lasciato che accadesse per risollevare poi l’immagine di erdogan come unico partner possibile per gli occidentali per gli stessi motivi…ipotesi, certo, ma la politica in un medio oriente sempre più costretto ormai tra bisanzio e la mecca potrebbe anche essere odiosamente questo e sempre più mi convinco che l’unica chance per una vera pace siano un compiuto stato palestinese come deterrente causale dei conflitti e del terrorismo, uno stato kurdo come baricentro di stabilità effettiva e democratica nell’area, ma abbiamo classi dirigenti troppo mediocri per comprenderlo e praticarlo, come un renzi che plaude alla stabilità garantita da erdogan…

e credo sia chiaro come la penso…non credo che i militari siano mai una soluzione, ma certo erdogan ed il suo satrapismo opportunista non sono assolutamente la soluzione, come invece l’irresolutezza delle cancellerie occidentali sembra ormai, per mancanza di idee, volerlo accreditare, distribuendo una immagine realpolitik di male minore che però già fu causa di disastri peggiori in uno scacchiere mediorientale che mai come oggi necessita di coraggiose idee di largo respiro da parte proprio dei paesi europei…

e come nel post, continuo anche qui a ripetere che senza uno stato palestinese e senza uno stato kurdo, la pace e la stabilità nell’area non ci saranno mai e finchè non ci saranno entrambe, dimentichiamoci di poter riporre guerra e terrorismo nell’armadio della storia

miko somma

p.s. articolo scritto di getto, come al solito, e che non voglio correggere…perdonate quindi gli “orrori” ortografici che anche io potrei aver seminato nel tentativo di dar spazio ad un pensiero laico sulle cose…alla prossima

 

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dalla brexit a dacca…

dunque, dunque…sono accadute molte cose in questo periodo e doverle trattare una per una richiederebbe molto tempo, un fiume di inchiostro (virtuale) e soprattutto la quasi inutilità del commentare accadimenti già a lungo trattati dai media e dai vari commentatori più o meno spot dell’universo blog, così meglio affidarsi ad una sintesi di questi che possa valere, come uso comune per questo sito, per guardare con occhio critico alle cose che ci riguardano domani e per le quali è necessario la conoscenza del passato, fosse anche solo quello più recente…

in sostanza ci siamo lasciati all’indomani della brexit, di quello sciammanato atteggiamento di inglesi e gallesi (nordirlandesi e scozzesi come sappiamo hanno inteso altro rispetto al quesito) che ha distinto un fenomeno referendario, la domanda se stare o meno nella u.e., che avrebbe richiesto da parte di costoro maggiore riflessione e ponderatezza e certo meno “pancia” ed occhi foderati di prosciutto verso una realtà che non poteva essere “affettata” con la mannaia ignorante ed anti-europea di un farage e delle sue ridicole bugie alle quali tanti però hanno creduto, ma è la democrazia ed in quanto tale ciò che è stato votato rimane lì come un macigno a testimoniare una cosa, ovvero che se una parte sociale e geografica, le popolazioni più disagiate e provinciali, ma più numerose, di inghilterra e galles, non vuole più saperne di rimanere nella “trappola” u.e. (ed in effetti per molti versi l’unione è proprio tale), scozzesi ed irlandesi, forse più coscienti non solo delle opportunità dei fondi strutturali di cui hanno finora ampiamente usufruito (ed anche bene, direi), ma anche della difesa identitaria che stare nel parlamento europeo comunque garantiva contro il centralismo inglese, hanno invece scelto altro, rimanere, e tuttavia la legge della democrazia, ovvero i numeri gli hanno dato torto…

e così se il regno unito vuole uscire dalla u.e. pur dovrebbe invocare l’applicazione delle norme previste dai trattati e cominciare dal comunicare la sua volontà di uscire dalla u,e,, cosa questa stranamente finora non accaduta o perché si attende la definizione di un quadro politico post-cameron (tories), post-corbyn (labour) e persino post-farage che, forse preso in contropiede da un successo che mai avrebbe sperato concretizzarsi, semplicemente non sa che fare e come gestire una partita che non necessariamente gli porterebbe risultati elettoralmente utili, o perché si vuole trattare una uscita più  ”morbida” e garantita che eviti conseguenze traumatiche all’economia britannica (che, nonostante le stupidaggini di analisti interessati e media del tutto ignoranti, dopotutto sarebbe per ovvietà quella più colpita dall’uscita dal mercato unico), o, ed a mio avviso è la prospettiva più accreditabile, perché si vuole evitare uno “strappo secessionista” di scozia ed irlanda del nord che nei fatti comincia a palesarsi, e non solo nelle dichiarazioni dei vari leaders sinn fein e nazionalisti, quanto in una consapevolezza diffusa delle popolazioni, e che rappresenterebbe la scomparsa del regno unito per come lo abbiamo conosciuto dalla guerre delle due rose in poi…una prospettiva che persino i più antieuropeisti tra gli inglesi vorrebbero evitare al pensiero che il regno vuol stare da solo, ma tenersi ben legati scozia ed Irlanda, e non solo per motivi politico-storico-identitari, quanto per l’evidenza della perdita dei giacimenti di petrolio del mare del nord, del controllo di molte rotte commerciali aeree e marittime e dell’industria ittica e conserviera che comunque produce punti di pil in un paese che ormai poco più che nulla produce, essendosi terziarizzato e finanziarizzato oltre ogni ragionevolezza e proprio perché alle spalle teneva in paracadute manifatturiero u.e….

vedremo allora, ma una cosa è certa, un’ondata montante di più o meno idiotizzante antieuropeismo da allora ha trovato ancor più spazio e certo avrà a breve il suo peso nelle scadenze elettorali di francia (le presidenziali), ungheria (l’assurdo referendum anti-immigrazione che in realtà è un tentativo di schiaffo alla u.e.), austria (dove si rivota e non è detto che i post-nazisti non possano averla vinta stavolta) ed altre “piazze europeee” e che persino italia potrebbe influire sul referendum di ottobre che pur da queste considerazioni dovrebbe rimanere fuori (a proposito, ricordate di votare NO a questa ridicola, inefficiente ed illiberale riforma che ormai tanti chiamano semplicemente “deforma”)…

abbiamo poi dovuto conoscere il dolore del coinvolgimento diretto di italiani in un attentato di matrice isis (e definisco tale la matrice, pur forse essendo un fenomeno locale che si affilia ad una casa madre, quello di giovanotti di buona famiglia che fanno una strage orrenda), attentato o mattanza che oltre a tante altre vittime, ha lasciato uccisi, dopo sevizie da macelleria, ben nove connazionali (più uno in arrivo, essendo una delle donne incinta al quinto mese) e qui una riflessione dobbiamo farla…

molti analisti si sono spellati la lingua a dire che il fenomeno jihadista sta cambiando perché cambia, dopo dacca, la geografia antropologica e sociale degli autori delle stragi (alla fine i ritratti di questi tagliagole da costoro possiamo farli con certezza) che oggi diventano non più reietti marginali ed ignoranti, ma educati rampolli borghesi…io non credo affatto che ciò sia vero perché il grosso del radicalismo ancora prospera in quei siti di abbandono sociale da cui finora sono venuti fuori i kamikaze, credo piuttosto che la suggestione radicale islamista riesca in alcune zone a sfondare le paratie sociali e ad attaccarsi a dinamiche locali che, nel caso del bangladesh, non vedono il fenomeno jihadista troppo distante dalla contrapposizione politica della storia del paese, perché a mio avviso “usato” in quella lotta politica per stigmatizzare ciò che potrebbe accadere in caso di vittoria dell’altro da sé e tanto usato da aver ingenerato nei figli di esponenti di classi sociali (quanto non direttamente politiche) che fanno da basamento al potere una contro-reazione generazionale verso uno stile di vita e di giudizio che esprimevano i rispettivi genitori…

e se mi è consentito un paragone ardito, potrebbe essere che ai beatnik presessantottini che rappresentarono il no generazionale, oggi, in mutate condizioni sociali, politiche, geografiche, economiche e culturali, quel no generazionale per altri possa essere la propria radicalizzazione islamista che poco per volta, e non certo per un colpo di sole, conduce dallo studio del corano (che ricordo non essere codificato da una autorità centrale che lo interpreta, ma lasciato alla singola interpretazione dei singoli imam che così se sono radicali intrepreteranno in modo radicale e viceversa) ad imbracciare un mitra o farsi esplodere…

e con questo spunto di riflessione per ora mi fermo…a dopo, perché c’è sempre un dopo, e questo dopo nel nostro specifico riguarderà l’ormai morente renzismo che in un post sui facebook ho così descritto…

la narrazione renziana volge al termine…chi troppo (e troppo presto) in alto sale, precipitevolissimevolmente cade

miko somma  

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cordoglio…

07/07/2016

il mio cordoglio più vivo alle famiglie colpite dalle perdite ed alla intera comunità lavellese

ansa – Tre persone sono morte e altre tre sono rimaste ferite nel crollo di un solaio in una palazzina, a Lavello (Potenza), per lo scoppio di una bombola di gas. Sul posto vi sono squadre dei Vigili del fuoco e ambulanze. Delle tre vittime, due facevano parte della stessa famiglia: la terza è una donna che è stata investita dal crollo di una parete perimetrale del palazzo. Per quanto riguarda i tre feriti sono stati trasportati nell’ospedale di Melfi (Potenza) dalle ambulanze del 118: uno di loro è un bambino.  L’edificio in cui è avvenuta l’ esplosione è nel rione “Giardino”, a ridosso del centro antico di Lavello. .

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la narrazione al termine…

arrivo, eh?…qualche giorno di grandi impegni che alla fine ti tolgono persino la forza di pigiare su una tastiera…per il momento “beccatevi” questo brevissimo post dal quale credo occorra partire per una analisi seria della realtà del paese, dell’europa e della nostra regione…

07/07/2016

la narrazione renziana volge al termine…chi troppo (e troppo presto) in alto sale, precipitevolissimevolmente cade

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le secessioni prossime…

24/06/2016

mi aspetto molto a breve i primi fenomeni organizzativi di secessione dal regno unito di scozia (indipendenza) ed irlanda del nord (riunificazione all’eire) che così auspicherebbero ad un rientro nella u.e…

miko somma

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paura per la brexit?…vedremo…

24/06/2016

non comprendo la rabbia dei britannici verso una istituzione che ha dato loro molto più di quanto loro abbiano dato, ma rispetto il loro voto…è la democrazia ed il regno unito ha dimostrato di esserlo…ora vedremo cosa accadrà perchè finora sono state ventilate ipotesi mortali senza alcun fondamento scientifico, vista la mancanza di precedenti, e perchè la borsa non è l’economia

miko somma

ma andiamo a qualche dato riportato dal sito ansa…

Il Regno Unito spaccato in due dal referendum - ll ‘Leave’ vince in Galles conquistando 854.572 voti contro le 772.347 preferenze date al ‘remain’. In Scozia, nel referendum sulla Brexit, ha vinto il ‘Remain’ con 1.661.191 voti contro i 1.018.322 andati al ‘Leave’ a fronte di un’affluenza del 67,2%Glasgow, la grande città portuale scozzese, vota al 66,6% per Remain, contro il 33,4% di LeaveEdimburgo, vota a favore della permanenza nell’Unione Europea con una percentuale del 74,4% contro il 25,6% di Leave.  In Irlanda del Nord, nel referendum sulla Brexit, ha vinto il ‘Remain’ con 440.437 voti contro i 349.442 andati al ‘Leave’ a fronte di un’affluenza del 62,9%.

Contraria alla Ue la maggioritaria Inghilterra (esclusa quasi tutta Londra) con quasi il 60% di voti pro-Brexit. A Manchester fronte filo-Ue con un 60% di suffragi per Remain. Nella città industriale di Sunderland, sulla costa del nord-est dell’Inghilterra, Leave ha vinto con 82.394 voti (61,3%) contro i 51.930 voti (38,7%) per Remain. A Newcastle, città nel nord-est dell’Inghilterra, il ‘Remain’ ha vinto, ma di misura: 50,7% contro il 49,3% dei voti per il ‘Leave’, con uno scarto di appena 2.000 voti in una città in cui hanno votato in 129 mila. Gibilterra ha scelto il Remain con una percentuale del 95,9% e un 4,1% per il Leave. L’affluenza alle urne nel territorio a sud della Spagna è dell’84%. Leave ha vinto anche a Swindon , nella contea del Wiltshire, nel ricco sud-ovest dell’Inghilterra, con una percentuale del 55% contro il 45% di Remain. Oxford non tradisce l’Europa: la celebre città universitaria inglese porta in dote il 70,3% dei suoi voti al fronte di Remain nel referendum britannico sull’Ue contro il 29,7 di Leave. Anche Cambridge, dopo Oxford, vota in favore del fronte filo-Ue di Remain con oltre il 74% dei suffragi. La città di Liverpool, nel nord-ovest dell’Inghilterra che diede i natali ai Beatles, ha votato per il Remain, che ha vinto col 58% dei voti contro il 42% dei Leave.

Il voto a Londra – Il ‘Remain’ a Londra è al 69% mentre il ‘Leave’ si ferma al 31%. E la scelta di restare in Europa, ad esempio, prevale nell’aristocratico quartiere di Hammersmith & Fulham, dove il ‘Remain’ trionfa al 70% mentre il ‘Leave’ si ferma al 30% mentre in due quartieri popolari dell’East End di Londra, Barking e Dagenham, compresi in una stessa circoscrizione, hanno segnato la vittoria al Leave con una proporzione del 62% contro il 38%. A Watford, sobborgo nel nord-est di Londra, il Leave ha vinto per soli 252 voti rispetto ai 23.167 del Remain mentre a Islington, nel collegio blindato del leader del Labour, Jeremy Corbyn, Remain si attesta attorno al 66% dei voti. l voto nel municipio della City of London è per il 75% per il Remain contro il 25% per il Leave. Remain ha vinto con il 78% contro il 22% a Hackney, popoloso quartiere nell’East End

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tutto questo, mentre in nottata qualche giornalistucolo nostrano (bruno vespa, i soliti del sole 24 ore che campeggiavano un po’ in tutte le trasmissioni ed il penoso scendiletto renziano maurizio mannoni, che “inquina” da anni linea notte del tg3) già esultava per una vittoria annunciata da sondaggi senza riferimento realistico e senza conferme di exit polls o proiezioni di dati reali (è la tradizione britannica di attendere la fine degli scrutini)…le cose a quanto pare sono andate diversamente, molto diversamente, ed alla fine vince forse a sorpresa, ma ”anche no”, la brexit e vince nonostante l’imponente apparato  mediatico sceso in campo per convincere al remain (che semplicità quelle schede così chiare, ma è evidente che si tratta, nel caso anglosassone, di una cultura molto differente dalla nostra e che francamente non vorrei imitare), con l’utilizzo di mezzi al limite del terrorismo…perché il dato finora certo è che nessuno, e dico nessuno, è in grado, passata la comprensibile tempesta iniziale dei mercati finanziari (che molto in anticipo già festeggiavano sulla scorta dei sondaggi di cui sopra, dopo l’indecenza dell’entusiasmo cinico per la morte della deputata jo cox che ha fatto impennare i mercati), di prevedere cosa accadrà nel medio periodo, ovvero quali saranno i contraccolpi (se ve ne saranno) di questa uscita del regno unito dalla u.e….

come dicevo nel post, infatti, escludendo la nevrosi dei mercati che sono cosa ben diversa dalle economie reali (come ho spesso detto quando sentite di miliardi bruciati, state ben certi che si tratta di stupidaggini, perché il denaro “bruciato” prima di tutto è fittizio, plusvalenze eventuali che qualcuno non incasserà, poi alla fin fine non è mica vostro), non vi sono precedenti di alcun genere che possano far pensare a determinate conseguenze (debiti sovrani, tenore economico generale, disoccupazione e via discorrendo), di cui pure si è straparlato in queste settimane (del tutto chiaro che faceva parte dell’impianto pseudo-terroristico con cui si è tentato di indurre i britannici ad un voto per restare) come ineluttabili…

e pur avendo io sperato in una vittoria del remain per motivazioni politiche chiare, visto l’effetto domino che questa vittoria potrebbe avere sui tanti anti-europeismi viscerali che però da qualche parte trovano spunti per quel visceralismo (evidente che questa europa non funziona come dovrebbe e non è percepita affatto, euro o non euro, come al servizio dei popoli, quanto di un certo liberismo e di tanti egoismi parcellizzati che forse è proprio la mediocrità dei tempi, degli assetti politici e dei leader a fomentare), mi sembra chiaro che il regno unito non smetterà di essere un paese che produce e consuma e che così necessiterà di relazioni di scambio con il resto del mondo, ma soprattutto e per evidente contiguità proprio con l’europa che ha abbandonato, quindi si tratterà di comprendere quali saranno e come si modificheranno queste relazioni, non di cantar messe da requiem per una economia reale che si nutre anche di quell’espresso italiano che i londinesi hanno imparato a consumare e che si può invece star certi continueranno a consumare, nonostante le nevrosi mercatali di chi crede che l’economia siano le borse (le azioni non si mangiano) o che lo strumento di misura della vitalità di interscambio di un paese sia una cedola o un dividendo…

così in attesa di comprendere cosa accadrà davvero (lo strumento di regolazione dell’uscita sarà innescato da un articolo dei trattati che consentirà una uscita programmata, concertata e soprattutto controllata), il dato che balza all’occhio, ben oltre i catastrofismi idiotizzanti di chi ormai vive di continuismo psicotico nel sistema liberista, è la composizione del voto…guardate questa foto, certo parziale nell’individuazione delle zone a favore, ma che qualche indicazione fornisce…

e balza subito agli occhi che le regioni che hanno più beneficiato di aiuti europei, la scozia e l’irlanda del nord (regioni da obiettivo 1), dove però in quest’ultima risulta evidente una certa “etnicizzazione” del voto con le contee a maggioranza protestante che votano per uscire ed i cattolici che votano invece per il remain, così come le zone urbane votano per il remain, ma le province e le campagne per l’uscita, con l’evidenza di un voto pesantemente condizionato forse più che dalla percezione dei benefici europei, da una certa tendenza culturale isolana ed isolazionista che forse una suddivisione anagrafica del voto,riassunta in questa altra immagine, spiega meglio…i giovani, certo più vicini per motivi anagrafici e di opportunità (pensate agli erasmus o a certa mobilità turistica e lavorativa) alla condivisione di una cultura europea più omogenea con i loro omologhi di altri paesi, votano per il remain, gli adulti, meno coinvolti anche per via di una “resistenza” storica all’ingresso nella u.e. votano per l’uscita…ed altri dati indicano che le fasce economiche e sociali più deboli, sia in città che in provincia, votano per l’uscita, mentre le classi medie per restare… 

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non aderisco a sinistra italiana…

in coerenza con quanto affermato finora, non aderirò a sinistra italiana, pur guardando con interesse al progetto in chiave nazionale e così augurandogli um grande in bocca al lupo….
non aderisco perchè convinto che invece in questa nostra piccola regione i nostri piccoli numeri, così poco tutelati, vadano magnificati da un’alleanza trasversale fondata su un programma di salvaguardia e rilancio, un programma che esiste già e che come COMUNITÀ LUCANA metteremo a disposizione di chi ha a cuore un futuro “altro” per questa terra…e credo che allora ci si rincontrerà in tanti

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e va bene così…

ora sia chiaro che dai dati che arrivano e da quel po’ di esperienza che ho sui flussi di voto il 5 stelle non vince una cippa, perde invece l’arroganza di renzi che trascina nel fango un partito che invece dove riesce a tenere dentro la sinistra vince…e va bene così

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contro renzi ed i suoi cammelli…

19/06/2016

un sindaco 5 stelle o di destra non può far danni irreparabili (i comuni si possono commissariare), un montato di testa e di familismo amorale si…

ai ballottaggi votate contro renzi senza remore

…e dunque sarei diventato un pentastellato o addirittura un post berluskoniano o peggio un italo-lepenista?…ma no, ovviamente…la materia è invece tutta dentro i ballottaggi ed i risultati che questi presenteranno per renzi ed il suo partito sempre più personale, in quella speciale chiave referendaria che queste elezioni, per specifica volontà di renzi hanno assunto (dopotutto a parlare di referendum in apertura di campagna elettorale per queste amministrative è stato proprio lui)…

ed esattamente come al primo turno, dove invitavo a votare contro il pd (e contro renzi), credo sia importante farlo ancora oggi nelle città dove il primo turno non ha consegnato vincitori, e sia importante farlo più che per eleggere dei sindaci, per sottrarre influenza, voti e postazioni a questo pericoloso personaggio da operetta che nessuno ha votato, ma che “cambia” la nostra costituzione senza alcun specifico mandato a farlo, dopo aver “cambiato” il paese (di fatto raccontando un sacco di balle, mentre allegramente ed alla “democristiana” distribuiva postazioni di potere ai suoi fedelissimi)…

accennavo all’importanza simbolica su scala nazionale di questo voto che mette in secondo piano i sindaci che i cittadini dovranno scegliere sulla scorta della mannaia dei ballottaggi, dove non sono possibili distinguo o distinzioni a colpi di fioretto, ma solo una scelta secca tra uno dei due contendenti, spesso senza poter neppure più tener di conto dei rispettivi programmi, ma come scelta in antitesi, ovvero “voto A perché non tollero B”…

la politica non dovrebbe mai condurre a questo, ma operare sintesi, eppure così non è stato e non certo per colpa d’altri che non siano matteo renzi e quella sua napoleonica tendenza a mettere cappello su tutto e far derapare ogni tema su un “o con me o contro di me” che oggi ritroviamo integro proprio nella scelta dei sindaci al ballottaggio…

e così allora, pur non essendone direttamente coivolto (nella mia città non si votava) il mio invito era ed è quello di “andare contro renzi”, anche votando candidati che proprio non ci rappresentano…

perché francamente che la raggi o la appendino, così come in generale i 5 stelle, mi rappresentino mi pare davvero troppo…conoscete la mia opinione su costoro, sulla loro generale utilità a “ingabbiare” il dissenso, riportandolo nel sistema perché nulla cambi poi davvero nella sua composizione (non sono dei rivoluzionari), sulle loro continue auto-assunzioni eticiste e post-nietzchiane tutte da dimostrarsi nella continuità del potere, lì dove lo hanno conquistato, sia un comune od un seggio in parlamento, sulle loro autoreferenzialità che non dialogano, ma cantano messa, sulla poca democraticità di un movimento dove non esistono strutture intermedie tra i vertici (ed un vertice del tutto opaco e formalmente occulto come la casaleggio&associati, oltre alle trombe del giudizio di grillo che ad ogni tentativo, pur a volte onesto del movimento, di trovare un’anima, interviene a minacciare e sedare), ed una base liquida, indefinita, rappresentata a mo’ di bit e che quando si muove si muove con ignoranza presupponente, e così volete che sia diventato un 5 stelle?…certo che no, eppure a torino ed a milano l’occasione di andare contro renzi l’hanno avuta loro…

stesso discorso vale per la destra…volete che sia diventato un berluskoniano o un salviniano o un meloniano, aggettivi questi due che mi fanno scompisciare per la pochezza del nostro contemporaneo politico?…certo che no!!!…ed anche se la sfida di milano apre una prospettiva inedita e speculativamente interessante di successione a berluskoni virata su un moderatismo che parisi par bene rappresentare in antitesi alle stupidaggini ultra-viscerali di salvini, queste sono cose della loro casa e non della mia…a me interessa che anche a milano vi sia qualcuno che sfida renzi ed il suo progetto di premierato forte (o di semipresidenzialismo, se volete)…

così, dolendomi che ai cittadini sia stata strappata la possibilità di tenere distinti voto amministrativo da giudizio politico (prendetevela con renzi), sarà invece ad ottobre che giocheremo la partita forte, quella vera, quella terminale, dove non ci sarà che da dire No a questa riforma illiberale e post-piduista…

e tenendo ben presente che se un sindaco opera male, ci sono strutture di controllo istituzionali che possono bloccarlo, mentre cambiata la costituzione il premier farà quello che gli pare, avendo addomesticato parlamento, presidenza della repubblica, corte costituzionale e media, oggi giochiamoci solo la partita che conduce a quell’altra partita e per una volta guardiamo alla gallina di domani e non solo all’uovo di oggi…

contro renzi ed i suoi cammelli, buon voto a chi vota!!!

miko somma

 

 

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troppa luce…

ansa – E’ l’Italia il Paese del G20 con il piu’ alto livello di inquinamento luminoso: il problema e’ tanto diffuso da impedire al 77% degli italiani di ammirare lo straordinario spettacolo notturno della Via Lattea. Addirittura un quarto della popolazione vive sotto cieli ‘abbaglianti’, talmente inondati da luce artificiale da non permettere agli occhi di attivare la modalita’ di visione notturna.

E’ quanto emerge dall’ultimo Atlante mondiale dell’inquinamento luminoso, pubblicato sulla rivista Science Advances da un gruppo internazionale di ricerca coordinato dall’Italia, con l’Istituto di Scienza e Tecnologia dell’inquinamento luminoso (Istil), un’organizzazione no-profit fatta da volontari.

”Essere al primo posto nella classifica dei Paesi piu’ inquinati dovrebbe far riflettere coloro che, specialmente a livello politico, continuano ad opporsi ad una limitazione dell’abuso dell’illuminazione artificiale notturna”, commenta il fisico Fabio Falchi dell’Istil, che ha portato avanti lo studio in collaborazione con l’Agenzia statunitense per l’atmosfera e gli oceani (Noaa), l’ente americano dei parchi nazionali, il centro tedesco di ricerca geologica (Gfz) e l’universita’ israeliana di Haifa.

La situazione dei cieli e’ stata fotografata grazie ai dati raccolti dal satellite Suomi Npp di Nasa e Noaa: rielaborati da una quarantina di computer (con un software che ha calcolato la propagazione della luce in atmosfera), sono stati poi calibrati con una serie di osservazioni da terra, raccolte per il 20% da cittadini volontari.

I dati dimostrano che, in termini di superficie, Italia e Sud Corea sono i Paesi piu’ ‘abbagliati’ del G20, mentre Canada e Australia sono quelli piu’ bui. Nell’Europa occidentale, i cieli meno inquinati sono quelli di Scozia, Svezia, Norvegia, e a tratti anche quelli di Austria e Spagna. Su scala globale, lo smog luminoso nasconde la Via Lattea ad un terzo dell’umanita’.

Le informazioni contenute nell’atlante sono molto preziose, aggiunge Falchi, ”soprattutto ora che ci troviamo sulla soglia di una transizione mondiale verso la tecnologia led che, a parita’ di luce prodotta, potra’ aumentare l’inquinamento luminoso nella parte blu dello spettro di un fattore tre”.

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ecco una notizia su cui riflettere molto…perché anche se sembra qualcosa che “dobbiamo” pagare al benessere ed al progresso, non è affatto così…anzi proprio quel benessere e quel progresso dovrebbero spingerci a riflettere di più su quali siano le cose importanti, tra le quali sicuramente lo spettacolo di un cielo stellato che ci riconnette all’universo, di cui siamo come umani una cosa quasi insignificante, quindi cultura, ed alla vita biologica, di cui spesso dimentichiamo i ritmi naturali tra giorno e notte e quella speciale attività rilassante e stimolante al tempo stesso che si chiama contemplazione…

e mi sia consentito aggiungere che per un paese importatore netto di energia quale il nostro paese, limitare i consumi energetici sarebbe non solo fondamentale per i nostri conti, ma salutare, molto salutare per l’ingegno che come si sa, la necessità aguzza…

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i record continui…

ansa – Nuovo record del debito pubblico italiano ad aprile. Secondo quanto si ricava dalle tabelle della Banca d’Italia è salito a 2.230,845 miliardi contro i 2.228,7 miliardi di marzo…

non so, ma mi par di ricordare che qualcuno aveva giurato che sarebbe calato e che tutto andava bene…

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consigli per il voto amministrativo lucano…

le amministrative in lucania?…beh, in queste settimane sono stato molto tirato per la giacchetta perché esprimessi un mio giudizio su molte liste presentate in molti paesi, quasi come se “d’improvviso” il mio giudizio contasse qualcosa o spostasse qualcosa (chissà poi se davvero è così?), ma sostanzialmente a tutti ho risposto che dovevo valutare programmi (quasi sempre al giudizio stesso dei presentatori di liste, degli inutili pezzi di carta che si presentano solo perchè la legge li impone, ma che si sa già non saranno mai e poi mai tenuti in alcuna considerazione, al netto persino delle possibilità legislative di trattare materie di altrui competenza) e candidati (quasi sempre o dei furbi che sottendono di continuo la loro furbizia galleggiatoria e dispensatrice di “favori” o degli utili idioti che debbono solo “gattopardizzare” con le loro facce beote o magari anche “giovani” uno status quo eterno)…

ed in quella mia sospensione di valutazione non c’era solo però la necessaria esigenza di conoscere la situazione “bellica” di ben 27 comuni lucani al voto, quindi la valutazione di tanti programmi e tanti candidati sindaci (ovviamente sui candidati consiglieri neppure avrei avuto il tempo) in un “disfida” che appare sin troppo condizionata da elementi altri rispetto a quelli sui quali ci si dovrebbe esprimere, ma anche da un certo personale disgusto sulla “memoria corta” che in prossimità del voto “soffoca” ogni forma di comportamento e giudizio libero dei cittadini…

elementi altri…appare ovvio che una simile contesa elettorale, ancorché da giocarsi tutta su temi locali, come pure sarebbe naturale trattandosi del governo delle nostre città e paesi (soprattutto paesi, e lo rimarco perché spesso si dimentica che l’italia è fatta soprattutto di piccole comunità), è stata inquinata dalla ribalta nazionale che le scadenza ha assunto nella polarizzazione pro/contro renzi che è intervenuta per specifica volontà di questo e dei suoi avversari più interessati (particolarmente i 5 stelle, da sempre ammalati di elettoralismo)…

ribalta che ovviamente “delocalizza” l’evento locale dell’elezione di un sindaco di un consiglio comunale, facendogli assumere una stramba caratteristica di anticipazione del voto sulla riforma costituzionale di ottobre, già trasformata anch’essa e sempre per specifica volontà del “dittatorello fiorentino” non in una contesa democratica sul tema, la riforma in se stessa giudicata dai cittadini italiani, ma in una sorta di plebiscito sulla sua opera e soprattutto persona (a questo si riduce nelle sue intenzioni, infatti il voto ad ottobre), anticipazione che se nei piccoli comuni magari è anche meno avvertita, nelle città più grandi (e segnatamente roma, napoli, milano, torino e tante altre) è nei fatti un test di tenuta di questa maggioranza che nessuno ha votato, ma che nei numeri assurdi che le elezioni del 2013 ci hanno consegnato è quella voluta da giorgio napolitano proprio per spianare la strada a quelle riforme che trasformano surrettiziamente la forma di governo del paese)…

il personale disgusto…beh, sapete bene come la penso sulle alchimie della politica, quando servono a qualcosa, ovvero al bene comune, pur con un certo “stomaco” le valuto per quanto tali, mediazioni necessarie, quando invece servono a qualcuno, ovvero alla sopravvivenza di ceto politico in quanto tale e relative filiere di interessi e sodalità, le valuto per compromessi, quindi come una grande lavatrice dove panni sporchi e meno sporchi vengono lavati assieme a qualche capo pulito perché si perda ogni forma di memoria su quali fossero più sporchi e quali meno, con il risultato che il bucato steso al sole apparirà da lontano tutto fresco e pulito, e poco importa se alla fine quel bucato invece non sia del tutto pulito, ma solo in apparenza pulito ed invece maleodorante di un lavaggio concepito male…

e per essere ancor più chiari, se ad ogni nuova elezione comunale in una lista di continuità amministrativa ci metti qualche candidato sporco (anche molto sporco, come alcuni sindaci e consiglieri uscenti), qualcuno meno sporco (ovvero meno compromesso ed esposto, ma sempre in continuità) e qualcuno pulito (la classica faccia nuova, magari scelta tra qualche giovane che mai e poi mai avrà voti sufficienti all’elezione, a meno non sia figlio di qualcuno), ai cittadini apparirà si una lista più o meno pulita (nei paesi le cose poi alla fine si conoscono), ma comunque passata al lavaggio, quindi riverginata al confronto con altre liste, quelle di opposizione uscente o quelle di un presunto cambiamento che però andrebbe sempre valutato non solo sui programmi, ma anche sulle facce che propone (ma che caspita di cambiamento potrà mai rappresentare chi nel suo privato è un notorio sporcaccione?)…

ed il disgusto è appunto in chi presenta tali liste, come si direbbe dalle nostre parti “senza faccia, né cuzzett”, sia di governo che di opposizione che di cambiamento (francia o spagna purchè se magna), ma anche a volte nei cittadini che o sono complici di quelle filiere di interessi (quindi sodali a tutti gli effetti) o si lasciano “infinocchiare” da promesse di futuri radiosi (che sono spesso roba da neuro) o ancora e più facilmente si lasciano convincere sia da relazioni familiari ed amicali, persino tanto tenui da apparire esistenti solo in campagna elettorale (familismo amorale), sia da veri e propri mercimoni (promesse ed a volte dazioni in denaro, quindi rispettivamente, idiozia conclamata o pura prostituzione del voto)…

ma andiamo al punto, perché le cose non le scopriamo certo oggi…darò il mio contributo a questo voto con alcuni semplici consigli…

1) non votate liste di partito, e particolamente quelle del pd…ovvero sottraete ai numeri con i quali tanti risultati locali saranno aggregati per il discorso a cui accennavo di dislocazione sul piano nazionale del voto locale, i numeri espressi nelle “vostre” elezioni (si sono le vostre e non di matteo renzi) e particolarmente non votate proprio quelle dirette del pd o più smaccatamente ad esso riconducibili come liste civiche perché ciascuno di quei voti sarebbe utilizzato dal premier per la sua campagna di legittimazione imperiale e dal nostro presidente della giunta regionale per la sua campagna continua di affiliazione alla truppa renziota e per la sua sopravvivenza politica in regione…stesso discorso vale però un po’ per tutti i partiti e movimenti nazionali…

2) non votate candidati sporchi…ovvero per una volta evitate di votare liste dove siano presenti sindaci o candidati consiglieri che hanno male amministrato o hanno amministrato nel nome di interessi che non sono stati quelli della collettività, persino quando in una lista vi sia anche solo un candidato che non vi convince…

3) non votate finte alternative…ovvero sappiate riconoscere quando una lista sia una reale alternativa programmatica o non piuttosto una finta opposizione creata a tavolino per convincervi che esiste teoricamente la possibilità di cambiare…gli accordi in tal senso sono molto più numerosi di quanto si posa credere…

4) non votate alternative costruite sulla rabbia, ma povere di contenuti programmatici ed umani…ovvero evitate di votare per pura rabbia per liste costruite in fretta e furia per “apparire altro”, perché tali alternative o sono velleitarie ed inutili nei fatti amministrativi, o sono spesso vestiti di carnevale per l’interesse di qualcuno che semplicemente, come concittadini, potete valutare sulla congruità tra quanto esposto in campagna elettorale e la sua personale carica etica, ovvero uno sporcaccione nella sua vita privata non diviene un santo in quella pubblica…

5) non votate qualcuno perché qualcun altro vi dice di votare…ovvero siate cittadini senzienti e non sudditi o servi o stupidi…

soddisfatte queste esigenze di minima dignità del voto, andate a votare e non rimanete a casa, andateci anche se nessuno vi soddisfa, andateci lo stesso e magari annullate la scheda che è quello che, come cittadino, farei personalmente io nella maggior parte dei comuni lucani al voto…ma non in tutti, perché il bene comune a volte si traveste per non essere subito riconosciuto e così ucciso dai soliti bracconieri della speranza che qualcosa in questa regione posa cambiare…

così se una lista più o meno già vi convince ed individuate in essa una reale brava persona, votatela e fatela votare e così aiutatela ad essere se stesso in una lista ed a rappresentarvi in un consiglio comunale e non una faccia a forma di foglia di fico in una lista che tutti presto dimenticheranno… 

buon voto a tutti, in attesa dei veri cambiamenti, non delle pagliacciate…

miko somma

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un manipolo di deficienti…

idiozie da personaggio dei cartoni animati…io ribalterei la cosa con un “tutto o quasi va male ed è evidente nei numeri e nell’esperienza delle cose, ma se come italiani la smettessimo di dire che ‘non tutto va bene, ma…’, tanto per prenderci per i fondelli, forse avremmo coscienza di dove sia il male e come poterlo risolvere…

a cominciare dal mandare a casa questo manipolo di deficienti…

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un saluto rispettoso a muhammad alì…

04/06/2016

un saluto rispettoso a muhammad alì – cassius clay, un istrionico grande campione che non perse mai l’incontro clou con la dignità di essere un uomo, ma a cui fu sottratto il titolo per non aver voluto fare la guerra…ti ricordo, bambino, in “rumble in the jungle”…ali bumayè…un grande uomo…salam aleikum

miko somma

e voglio ricordare questo grande campione e grande uomo con questo articolo di luigi panella ( http://www.repubblica.it/sport/vari/2016/06/04/news/morto_muhammad_ali_la_leggenda_del_pugilato-141246310/)

E’ stato il più grande, anche oltre il ring. Rifiutò di partire per il Vietnam, si convertì all’Islam. ”I campioni non si fanno nelle palestre ma con qualcosa che hanno nel loro profondo: un desiderio, un sogno, una visione’.  Fu nominato il più grande sportivo del secolo scorso, lo è stato di tutti i tempi

Morto Muhammad Ali, la leggenda del pugilato sempre in prima fila per i diritti civiliAlì contro Foreman a Kinshasa nel 1974 (afp)

PHOENIX - Sarebbe troppo facile affermare che Muhammad Alì ha perso il match più difficile della carriera, quello con il morbo di Parkinson, di cui soffriva da oltre 30 anni e che all’ospedale di Phoenix, dove era stato ricoverato due giorni fa per problemi respiratori, ha posto fine alla sua straordinaria esistenza all’età di 74 anni. Certo, ormai da tanto tempo le sue parole non erano i proiettili lanciati nelle sue grandi battaglie, sul ring e per i diritti civili, ma l’intensità dello sguardo era rimasta sempre la stessa nonostante quel velo calato impietoso. Alì ha battuto anche la malattia, usando le sue idee di libertà e giustizia per danzare come una farfalla e pungere come un’ape.

Quel morbo maledetto irriso già ad Atlanta nel 1996, quando accese la torcia olimpica. Non combatteva da 15 anni, ma forse quella sera fu il round più bello della vita: Parkinson messo alle corde da quel coraggio di  mostrarsi malato, dalla fragilità avvolta in un commovente tremolio per un uomo che aveva avuto il mondo in pugno. Da quella notte in Georgia sono passati tanti anni, tra una finta, un jab e una provocazione. Quel Parkinson che non gli impedì l’ultimo saluto al più acerrimo rivale, Joe Frazier, l’uomo che Alì in una leggendaria trilogia di sfide ha sofferto più di tutti. Si stavano tanto antipatici. Frazier lo spedì al tappeto al Madison Square Garden di New York nel 1971: un gancio sinistro perfetto, bello e intenso come un raggio di luce nella notte. Alì si prese la rivincita due anni dopo. Poi ci fu Manila 1975, il match più brutale di sempre. Alì si  divertiva a prendere a pugni un pupazzetto che raffigurava un gorilla per sbeffeggiare smokin’ Joe, sul ring i due quasi si uccisero, lasciarono lì una parte del fisico e dell’anima. Alì vinse, ma riconobbe che se l’avversario non avesse abbandonato alla fine del quattordicesimo round, forse lui stesso non si sarebbe ripresentato sul ring. E poi ancora, in flash che si sovrappongono non tenendo conto del tempo, Alì alle Olimpiadi di Londra: gli occhi nascosti dietro grandi occhiali neri, non più di un cenno di saluto. Eppure è stato l’unico in tutti i Giochi a tenere testa come popolarità ad Elisabetta II che dava spettacolo con l’ultimo 007. Alì ha dato ragione al Jack London, che non ha potuto conoscerlo eppure è come se lo avesse conosciuto quando affermò: “Preferirei di gran lunga essere campione del mondo dei pesi massimi – cosa impossibile – che re d’Inghilterra o presidente degli Stati Uniti o kaiser di Germania”.

Tante cose che fanno capire come sia riduttivo parlare del Muhammad Alì pugile. Joe Louis o, scendendo dai massimi ai medi, Ray Sugar Robinson forse sono stati complessivamente superiori sul ring, resta comunque questione di opinioni… Ma Ali è stato il più grande sportivo di tutti i tempi. Mai una banalità, ma un continuo bersagliare il perbenismo di una certa America, conservatrice ed incapace di accettare che il campione del mondo dei pesi massimi rifiutasse di ‘onorare’ la patria nella follia del Vietnam. ”Non ho niente contro i Vietcong, loro non mi hanno mai chiamato negro…”. Non una frase ad effetto, ma una coraggiosa scelta di coscienza che gli costò il ritiro della licenza e la perdita del titolo negli seconda parte degli anni sessanta. Già negro. Come diceva lui, con il nome da negro, Cassius Clay, si rivelò al mondo vincendo l’oro a Roma alle Olimpiadi del 1960. La leggenda narra della medaglia gettata in un fiume dopo che un camierere bianco si era rifiutato di servirlo. Poi si convertì all’Islam e per tutti fu Muhammad Alì. Quando nel 1964 conquistò il titolo mondiale contro Sonny Liston finì subito nell’occhio del ciclone. Quel giovane spaccone così linguacciuto che abbatte un picchiatore brutale, anche nella rivincita ed in un solo round. Era la notte del colpo che nessuno vide e che a distanza di oltre 50 anni fa ancora discutere.  

”I campioni non si fanno nelle palestre. I campioni si fanno con qualcosa che hanno nel loro profondo: un desiderio, un sogno, una visione”. Una visione portata fuori dalle sedici corde per riaffermare il principio indissolubile della pace. Alì è stato uno dei pochi personaggi di fronte ai quali è impossibile restare indifferenti. Per chi ama il pugilato è stata la sveglia nel cuore della notte -questioni di fuso orario – per assistere ai suoi capolavori. Ma anche coloro ai quali del pugilato non frega nulla, hanno parlato di lui. Chi lo venerava, chi non vedeva l’ora che qualcuno gli desse una lezione per quel suo modo linguacciuto di indispettire gli avversari.

Perseverante ed ossessivo quando si trattava di raggiungere i propri obbiettivi. ”I want Holmes, I want Holmes”, ripeteva ossessivamente in preparazione al match più impossibile. Sapeva di non potercela fare, ormai trentottenne e debilitato nel fisico, ma voleva il più giovane e forte rivale, quel Larry Holmes che in una straordinaria manifestazione di rispetto e affetto gli risparmiò una punizione pesantissima prima dell’inevitabile conclusione al decimo round. Uomo da show a trecentosessanta gradi. Lo fu anche nel 1974 nello Zaire, allora si chiamava così la Repubblica Democratica del Congo. George Foreman, gigante texano di potenza disumana soggiogato dalla personalità del rivale: campione ridimensionato a sfidante, nero trasformato in amico dei bianchi, indesiderato inquilino dell’Africa Nera.

Foreman arrivò a Kinshasa come un pugile che voleva conservare il proprio titolo, Ali come il liberatore di un intero continente. Foreman scese dall’aereo con Dago, il suo pastore tedesco, e gli africani ripensarono a quei cani utilizzati durante la tirannia di re Leopoldo per terrorizzarli. Alì fu invece riconosciuto come il fratello nero, e tutti lo accolsero da re, la sua macchina solcava le strade polverose, e tra le nuvole i volti dei piccoli neri lanciavano il loro grido di implorazione. ”Ali boma ye”, ”Ali uccidilo”. ”George faceva male, ogni suo colpo qualche danno lo provocava sempre, ti spaccava un muscolo, ti incrinava qualche osso”. Ma lui seppe sopportare stoicamente, per otto round, poi zittì i detrattori, tornando a pungere come un ape e danzare come una farfalla, e per Foreman non ci fu scampo. I più giovani, ma anche chi lo ricorda bene, vadano a vedersi – facilissimo da trovare su internet – il match di Kinshasa. Otto round, non un semplice incontro di pugilato, ma una vera e propria autobiografia di un mito. C’erano proprio George Foreman e Larry Holmes, nell’ultima occasione ufficiale alla quale Alì era intervenuto, o scorso ottobre nella sua città natale, Louisville nel Kentucky, in occasione del tributo di ‘Sports Illustrated’ nei suoi confronti.

La sua morte è avvenuta quando in Italia era quasi l’alba. Tanti anni fa era il momento di andare al lavoro, o a scuola, o rimettersi a letto dopo aver assistito ai suoi match. Alì è morto, immortale Alì.

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