una domanda da farci…

una domanda che dovremmo farci è quali siano le “idee politiche” del cretino che ha lanciato ieri un oggetto contro roberto speranza durante la presentazione di un libro all’unibas, se appartengano cioè ad un qualunque panorama politico incapace di fornire altri argomenti o all’universo mondo dell’intolleranza che è diventata il primo “partito” del paese

miko somma

e nel mentre cerco e cerchiamo qualche risposta, tutta la mia vicinanza umana a roberto speranza, perché è intollerabile quanto accaduto…la democrazia vive nel rispetto delle opinioni di tutti

più che il gelo, potè altro…

Il conto dei contatori idrici “uccisi” dal gelo assomma a 20.000 in regione…ripropongo il mio articolo di 2 anni fa (  http://www.comitatonooilpotenza.com/?p=11407 ) e lunedì vado in procura perchè si apra una inchiesta…non è tollerabile che in zone notoriamente soggette a gelo, qualcuno abbia acquistato contatori a quadrante “bagnato” (con acqua che fluisce sotto il vetro)…e stavolta non mi fermo!!!

miko somma

sabato 14 riunione

domani, sabato 14, ore 17 presso la sede di via portasalza 16 a potenza, riunione di COMUNITÀ LUCANA con argomenti molto seri di cui discutere

all’odg

1) partecipazione all’incontro di roma dell’11/2

2) elezioni nazionali e regionali

3) discussione del documento pubblicato sul blog

4) organizzazione attività sui social

5) varie ed eventuali

la riforma del rio è una pagliacciata…

13/01/2017

l’ennesima pagliacciata renziana si è consumata con l’elezione di inutili consigli provinciali senza alcun suffragio universale (patetico dolersi che non vi siano donne a pz e mt), ma con la beffa di un “voto ponderato” che avrebbe, secondo i geni che hanno pensato questa assurdità, rappresentato un ipotetico mandato popolare…

consigli che sono un parcheggio politico, o forse una palestra per qualche rampante, per cui non faccio alcun augurio a costoro perchè non eletti dal popolo…

ma la riforma del rio, ponte crono-ideologico verso una cancellazione delle province che il no alla riforma costituzionale ha bloccato, deve essere cancellata perchè le province o sono enti di governo di area vasta o sono enti strumentali, e nel caso siano enti di governo territoriali, come in conseguenza del voto referendario, in quanto tali necessitano di organi eletti dal popolo

miko somma

ci stiamo provando…

Se partiamo da un dato censito da oxfam per il 2015, ultimo dato disponibile, che mostra comeil divario tra ricchi e poveri stia raggiungendo valori estremi, con l’1% più ricco della popolazione mondiale che possiede ormai più ricchezza del resto del mondo, dato questo avvalorato anche da una ricerca del credit suisse e che allo stesso tempo la ricchezza posseduta della metà più povera della popolazione mondiale si è ridotta di 1.000 miliardi di dollari negli ultimi cinque anni, non possiamo non concludere che esistono livelli di disuguaglianza mai visti da oltre un secolo e che appunto oxfam definisce “un’economia per l’1%”, dimostrando come la crisi della disuguaglianza sia ormai del tutto fuori controllo, perdurando questa struttura economica… 

Se infatti è stato calcolato da oxfam che: 

“• nel 2015 appena62 persone possedevano la stessa ricchezza di 3,6 miliardi di persone, ossia la metà più povera della popolazione mondiale e solo nel 2010 queste erano invece 388. 

la ricchezza di queste 62 persone più ricche è aumentata del 44% dal 2010 ad oggi, con un incremento pari a oltre 542 miliardi di dollari, arrivando alla stratosferica cifra di 1.760 miliardi di dollari.

• nello stesso periodo la ricchezza della metà più povera della popolazione mondiale si è ridotta di poco più di 1.000 miliardi di dollari, con una contrazione del 41%.

• dall’inizio del secolo ad oggi la metà più povera della popolazione mondiale ha ricevuto l’1% dell’incremento totale della ricchezza globale, mentre il 50% è andato all’1% più ricco. 

• Il reddito medio annuo del 10% più povero della popolazione mondiale è cresciuto di meno di 3 dollari all’anno nell’arco di quasi un quarto di secolo, ovvero meno di un centesimo al giorno.”,

ciò che possiamo facilmente ed empiricamente ricavarne è che se da un lato l’incremento della ricchezza di questi paperon de paperoni sembra derivare da una “rapina” ai danni della popolazione più povera, e ciò pur considerando il dato che nel corso degli ultimi due decenni il numero di poveri assoluti è diminuito (e con migliore distribuzione dell’incremento di ricchezza questo numero sarebbe diminuito ulteriormente), dall’altro lato, considerando i percentili di popolazione mondiale, la stessa operazione a mano armata sembra essere stata compiuta anche ai danni delle cosiddette classi medie, che dei meccanismi di crescita hanno poco beneficiato, se è vero che dell’incremento del reddito globale tra il 1988 ed il 2011 ben il 46% è andato al 10% più ricco e se è vero che una gran parte del peso della crisi si è scaricato proprio su queste, diminuendone il potere di acquisto e così acuendo la crisi dei consumi…

è quindi innegabile che nel contesto dell’economia globale sono proprio le persone più ricche che hanno beneficiato della crescita economica, tanto da potersi affermare che in questo contesto economico reddito e ricchezza sono risucchiati verso il vertice della piramide ad una velocità impressionante ed in modo ormai quasi automatico, con l’ausilio di un sistema di paradisi fiscali e di gestione patrimoniale che permettono alle risorse di rimanere intrappolate in alto, senza ricadute per le casse pubbliche (si stimano 7.600 miliardi di dollari di ricchezza individuale, più dei PIL di regno unito e germania messi insieme, custoditi offshore al riparo da ogni forma di tassazione)…

ed è evidente che tale condizione non è solo nociva verso i paesi a minor reddito, ma anche verso le persone a minor reddito dei paesi cosiddetti ricchi, poiché sfuggendo alla tassazione questi capitali non sono oggetto di quelle forme perequative che si fondano sulla fiscalità, ovvero sulla compensazione assicurata dai servizi sociali (sanità pubblica, sussidi, investimenti pubblici, riequilibrio delle disparità geografiche, di genere e di classe economica e via discorrendo)…

come sia potuto accadere è la domanda chiave da cui poter elaborare delle vie d’uscita da una situazione che sembra contenere in se ogni contraddizione violenta che questo tempo sembra preparare per il futuro più prossimo e già per l’oggi, se solo consideriamo che le popolazioni più povere vivono nelle aree del mondo maggiormente esposte agli effetti del cambiamento climatico, passibili di essere abbandonate per fenomeni migratori di massa ancora poco comprensibili e che la metà più povera della popolazione mondiale è responsabile di appena il 10% delle emissioni globali, con una media di impronta di carbonio dell’1% più ricco ben 175 volte superiore a quella del 10% più povero… 

uno dei fattori principali che ha favorito la concentrazione di ricchezza e reddito è il crescente divario tra la remunerazione del capitale (finanza) e i redditi da lavoro (produzione) che le ricette liberal-globaliste hanno realizzato con la complicità dolosa, ma spesso anche semplicemente dettata da una profonda ignoranza, delle classi politiche mondiali, con il risultato che in quasi tutti i paesi ricchi, e nella maggior parte di quelli in via di sviluppo, si è sempre più ridotta la quota di reddito nazionale attribuita ai lavoratori, ovvero agli attori della produzione reale, mentre i cosiddetti possessori del capitale hanno beneficiato di un sempre maggiore aumento dei propri guadagni (interessi e dividendi spesso realizzati grazie a tagli del lavoro, delocalizzazioni produttive verso paesi a minor retribuzione del lavoro o a minore tassazione) ad un tasso di crescita che risulta da anni molto più veloce di quello dell’economia reale, che nel frattempo ha anche pagato il vero prezzo della crisi mondiale, crescita aiutata anche dal ricorso a pratiche di elusione ed evasione fiscale e dalla riduzione delle imposte rendite da capitale che le classi politiche realizzavano come “soluzione” a ciò indotte o da pressioni lobbystiche o da “suggerimenti” di “influenti” professori e studiosi dell’economia globale…

ed anche nel mondo del lavoro il divario tra lavoratore medio e dirigenti è rapidamente aumentato con la retribuzione dei lavoratori in sostanziale stagnazione e quella dei manager aumentata vertiginosamente e fino a livelli oltre la logica delle responsabilità…

insomma, fatte queste premesse che non voglio ulteriormente allungare, rimandandovi per maggiori dettagli ai tanti report che ormai fotografano questa assurda situazione, è tempo di saltare ad una conclusione che mi pare univoca, ossia che la causa principale di questo “latifondo finanziario” che ci consegna un panorama tecno-feudale pieno di contrasti e prodromico di quei cruenti conflitti generati dalla disperazione della povertà, è nella ideologia ultra-liberista impostasi con la globalizzazione che ha forgiato, dopo la coppia genitoriale ronald reagan e margaret thatcher, nella primogenitura di tony blair, una generazione trasversale di politici-camerieri del tutto sconnessi dalla realtà dei propri governati e completamente referenti alla curatela degli interessi di una ingorda élite finanziaria…

una élite finanziaria tanto ingorda, quanto miope e stupida, da non comprendere che, messa alla strette, la gran massa dei diseredati a vario livello che sono ormai i soggetti passivi della globalizzazione e della finanziarizzazione, prima tenterà di fuoriuscire dal “sistema” nell’unico modo non violento possibile, le elezioni, poi, constatando magari il fallimento di queste soluzioni, farà altro

come infatti credete sia possibile leggere politicamente e socialmente due fenomeni a prima vista inspiegabili (non volendo certo ricorrere alla psichiatria di massa come spiegazione), ovvero prima la brexit, poi la vittoria di trump alle elezioni americane, se non come un voto “contro” l’establishment che oggi appare garantire uno status quo, ed in sostanza un voto contro la globalizzazione?…

nel primo caso, la brexit, l’evidenza del danno autoinflittosi dal popolo britannico con l’uscita dalla u.e., nel secondo caso l’elezione di un guitto che racconta barzellette che non fanno affatto ridere, entrambe le soluzioni appaiono più che convinte espressioni di volontà politica, quindi in qualche modo di alternativa, soluzioni disperate, ignoranti, cafonal, ma sostanzialmente di destra, ovvero di quella destra delle radici sociali che non necessariamente è progetto, più spesso essendo solo risposta psicotica ad una minaccia che non si comprende appieno, ma che appare evidente e concreta nell’oggetto politico che la rappresenta, in un caso cameron, nell’altro la clinton, due esponenti di punta di quella fenomenologia politica di centro-destra-sinistra che affonda la sua postura nel pensiero unico, ossia nella credenza che non esista altra alternativa a questo modello sociale che qualcuno ancora si ostina a chiamare “di mercato”, mentre è sempre più marcata la sua matrice feudal-pluto-oligocratica (uso il suffisso pluto con un certo timore, visto chi lo usava in passato, e vogliate perdonarmi se qualcuno si sente offeso)…

ma allora vuoi vedere che se queste sono soluzioni di destra, ossia viscerali, per sortire (o tentare di farlo) da questo sacro impero della finanza con tanto di vassalli, valvassini, valvassori, abati, chierici e servi della gleba, ciò accade perché mancano soluzioni di sinistra, ossia razionali o almeno sperabilmente tali?…o perché manca proprio la sinistra, intesa come attore politico di un cambiamento di prospettive?…

certo, quando intendo sinistra non intendo né i camerieri o servi sciocchi che oggi alloggiano i  partiti a matrice liberal-social-democristiana (tale è ormai il pd) e neppure coloro che, ingenuamente o meno tentano di cambiarli dall’interno, ma neppure quelle manifestazioni di succedaneità parassitaria che scambiano la sopravvivenza in carriera di qualche “giovane/vecchio trombone” e con lui di qualche “impiegato” della sinistra, ovvero di quel sottogoverno saccente e dai toni dimessi, con quel diritto di tribuna che infiamma le folle (beh, si fa per dire folle), ma riporta sempre il consenso ricevuto lì dove alberga la mangiatoia, in nome di qualche miracoloso evento che verrà (e mi riferisco all’universo-mondo atomizzato dei partiti a sinistra del pd), come una volta c’era sempre “un compagno che sarebbe venuto da roma”…

e neppure intendo quella sinistra sempre più identitaria, minoritaria, e tutto sommato archeologica, che innesta su un dissenso sociale che ormai neppure più rappresenta o comprende, un patetico tentativo di costruire sulle contraddizioni, magari camuffandosi in nuovi movimenti viscerali e demagogici…

no, non ne usciremmo mai né con un pd che ritorna leggermente a sinistra, ovvero diventa un po’ meno cameriere nella versione che auspica di superare renzi, né con qualche neo-bertinotti che si assume l’incarico “gravoso” di rappresentare in parlamento una galassia di sinistra diffusa che sempre più si identifica con gli individui che sentono di appartenere ancora a questo mondo ormai identitario, e neppure con qualche rivoluzionario di risulta, figurarsi con chi neppure è di sinistra (penso al 5 stelle che non declina alcuna identità, non possedendola neppure)…

no, qui parliamo di un’altra idea di sinistra che possa elaborare e supportare un sistema valoriale e programmatico che possa quindi fare da base ad una proposta politica di fuoriuscita a sinistra dalla globalizzazione e dalle sue sperequazioni inemendabili, una sinistra dei territori, vicina alla gente ed alle sue esigenze (lavoro, garanzie, ambiente e cibo sano, salute, senso del sociale e del comunitario), una sinistra che, in quanto vicina a queste esigenze, neppure ha necessità di declinarsi come sinistra, ma la “pratica nelle pratiche”, programmando modelli autonomi e locali di sviluppo dei territori, filiere corte e modelli produttivi a basso/nullo impatto ambientale, reti di solidarietà socio-sanitaria e finanziaria, economie circolari che ridiano senso al prodotto come espressione di un territorio e non di un generico mercato, un pensiero lungo che individua nel luogo e nel cittadino le sue matrici esistenziali in antitesi netta al non luogo ed al consumatore che sono i mattoni su cui si fonda il modello produttivo e di consumo che accompagna la globalizzazione…

una sinistra che esiste già idealmente in ciascuno di noi, ma che è tutta ancora da costruire, una sinistra dei territori federata in una idea g-locale di paese e mondo che è oggi l’unica alternativa valida al globale, una sinistra g-locale che è sommatoria di identità distinte che necessitano di dialogo costante e di orizzontalità nella formazione delle idee contro la logica del globale che impone canoni politici-esistenziali fondati sulla comunicazione verticale, che non necessitano neppure più della democrazia, ma solo della sua formalità apparente, magari chiamandola riformismo…

ovvero combattere la globalizzazione con la g-localizzazione, impegnandosi a meno chiacchiere su cosa sia la sinistra e più idee concrete a farla la sinistra in un patto con la gente, a meno spocchia nel comunicare voli della mente e più umiltà dell’ascolto delle necessità, alla ricerca dei mille piccoli progetti dal basso e per il basso, tutti interlacciati tra loro a comporre il grande progetto, una rete g-localista, ecco come la immagino la sinistra che guida le nostre società fuori dalla globalizzazione e dalla dittatura della finanza…

una sinistra che riparta dalle lotte locali per proporre modelli fattuali di nuovo e lungo respiro in grado di connettere intorno a se una collettività che, a torto o a ragione, neppure sa più che cosa è o dovrebbe essere la sinistra dopo 30 anni in cui gli è stato ripetuto come una messa cantata che “non ci sono più destra e sinistra” e che oggi si affida all’urlatore di turno che il più delle volte o è un masaniello o peggio ancora, una sinistra attrattiva perché vera, sincera e vicina a ciò che la gente sente sia bisogno vero…

una sinistra in grado di comprendere e rappresentare non più una classe sociale (e magari fosse riuscita almeno in questo negli ultimi 30 anni), ma un intero territorio nella complessità delle relazioni ambientali, sociali e comunitarie che si intrecciano ed intessono in un unicum da assumere a paradigma anti-globalizzante, ovvero la comunità ed il suo interesse diffuso e collettivo contro il globale ed il suo interesse particolare, il luogo e la comunità contro il non luogo e l’individuo consumatore…

ne riparlerò ancora e più concretamente in seguito, ma ci ho provato e ci sto ancora provando, qui in basilicata ed ora, con COMUNITA’ LUCANA…

sperando di essere d’esempio e desiderando ricevere esempi da seguire…

miko somma

p.s. e francamente neppure mi interessa molto che sia vista come sinistra, mi importa ci sia…   

la loggia dei despoti…

09/01/2017

un sistema economico che concentra nelle mani di qualche centinaio di uncle scrooge (uso non casualmente il nome disneyano di paperon de paperoni) una percentuale della ricchezza mondiale che, redistribuita, annullerebbe le povertà, non è una società di mercato, ma un sistema neofeudale di latifondo finanziario che si alimenta di ricatto e gossip…chiunque non abbia come faro dell’agire politico questa iniquità dannosa non porta a cambiamenti reali, ma a camuffamenti ipocriti del vero problema mondiale che localmente si riverbera in governi servili a questa loggia di despoti

miko somma

n.b. da questo post partiremo per una disamina ampia sul fenomeno e sulle vie d’uscita

ghiaccio lucano..

(ANSA) – POTENZA, 6 GEN – Nevica ormai da 24 ore in quasi tutta la Basilicata, dove i problemi principali sono causati dal vento di burrasca e dal ghiaccio presente sulla maggior parte delle strade. La notte scorsa in molte zone della provincia di Potenza le temperature sono scese anche oltre i -10 gradi e stamani sta nevicando anche sulla costa jonica lucana. Da ieri mattina sono imbiancati i rioni Sassi di Matera.
    Gran freddo e intensa nevicata a Potenza, dove, per la giornata di domani, sabato 7 gennaio, il Comune ha disposto la chiusura degli asili nido (le scuole, tempo permettendo, dovrebbero riaprire lunedì 9 gennaio)….

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val la pena?…

sul permesso per la ricerca di idrocarburi monte cavallo (monti della maddalena – confine val d’agri-vallo di diano, comuni lucani interessati paterno, tramutola, marsico nuovo, brienza) occorre che regione, comuni ed ente parco dell’appennino, nelle more ex art. 38 sblocca italia modificato, riflettano politicamente su un dato ed agiscano di conseguenza…oltre che nel parco nazionale, le cui aree sono comunque escluse dalle attività, ogni trivellazione anche fuori dai suoi confini potrebbe influire sul regime delle acque di falda di quei monti da cui, ricordo, proviene circa il 12% dell’acqua lucana…val la pena rischiare?

miko soma

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troppa luce per veder le stelle…

ansa scienza – L’Italia ha una ‘coperta’ di stelle che si fa sempre più corta, notte dopo notte. L’ultimo lembo rimasto quasi intatto è quello che copre l’Isola di Montecristo: qui il cielo è solo parzialmente inquinato dalle luci artificiali della vicina costa toscana e permette ancora di ammirare la Via Lattea e alcune migliaia di stelle. Sono soltanto poche decine quelle che invece si possono scorgere dalle città della Pianura Padana, la parte del Paese più ‘abbagliata’ insieme ai territori di Roma, Napoli, Torino e a buona parte della costa adriatica. A indicarlo è la nuova versione italiana e divulgativa dell’Atlante mondiale dell’inquinamento luminoso.

Lo studio è stato realizzato da un gruppo internazionale di ricerca coordinato dall’Italia con l’Istituto di Scienza e Tecnologia dell’inquinamento luminoso (Istil), un’organizzazione no-profit fatta da volontari. I suoi risultati hanno suscitato così tanto interesse a livello mondiale da piazzarsi nella top ten delle pubblicazioni scientifiche del 2016 più riprese dai media e condivise sui social network secondo la classifica di Altmetric, dominata dall’articolo di Obama sulla riforma sanitaria e dalla scoperta delle onde gravitazionali.

L’inquinamento luminoso rappresenta ormai un problema a livello globale, ed è proprio l’Italia il Paese del G20 più colpito: a causa delle luci artificiali ”il 77% degli italiani non può più vedere la Via Lattea, mentre addirittura un quarto della popolazione non attiva più gli occhi nella modalità di visione notturna nell’osservare il cielo”, spiega il fisico Fabio Falchi dell’Istil, che ha condotto lo studio insieme ai colleghi Pierantonio Cinzano e Riccardo Furgoni, in collaborazione con l’Agenzia statunitense per l’atmosfera e gli oceani (Noaa), l’ente americano dei parchi nazionali, il centro tedesco di ricerca geologica (Gfz) e l’università israeliana di Haifa.

In Italia non abbiamo più cieli incontaminati”, precisa Falchi. ”Il territorio meno colpito dall’inquinamento luminoso è quello dell’Isola di Montecristo, seguito poi da quello della Sardegna orientale, intorno al golfo di Orosei, e da alcune zone dell’Alto Adige vicine al confine con l’Austria, come la Valle Aurina e la Val Senales”. Cieli abbastanza bui anche sulla Maremma e ad Ovest della provincia di Cuneo, mentre sono poco più che discreti in ansaBasilicata, Calabria e in Sicilia, nella regione dei Nebrodi. Si salvano ancora alcune zone dell’Appennino tosco-emiliano, nel quadrilatero tra Parma, Piacenza, Genova e La Spezia, mentre sono ‘bocciati’ i cieli delle grandi città (come Roma, Napoli e Torino), la gran parte della costa adriatica (ad eccezione del Gargano) e tutta la Pianura Padana, tra le aree più ‘abbagliate’ dell’intero Pianeta.

Per affrontare la situazione serve un maggiore impegno a livello legislativo da parte delle Regioni, spiega Falchi, e soprattutto una scelta più oculata dei led usati per l’illuminazione pubblica, in modo da limitare l’emissione di luce blu, la più inquinante per i nostri cieli.

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auguri…

mai visto alcuno migliorare tra il 31 e l’1, ma ci sono ancora 364 giorni in un anno per provarci…vi auguriamo di essere migliori, ci auguriamo di essere migliori per il bene della nostra regione e – chissà che non si riesca ad essere di esempio per altre realtà nell’ottica di costruire una nuova sinistra, quella dei territori, quella vicina alle esigenze della gente…
BUON 2017 da COMUNITA’ LUCANA

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buon natale

il mio augurio di natale?…che possiate ritornare tutti bambini per qualche ora, perchè i bambini sono sempre sinceri ed anche quando raccontano bugie lo fanno perchè noi adulti proprio non possiamo capire quanto è difficile, a volte, essere bambini…come ad aleppo e dovunque vi sia un bimbo a cui non è consentito giocare per diventare grande…

BUON NATALE A TUTTI!!!

da miko somma e da comunità lucana

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una passerella

24/12/2016

anni per conoscere i nomi degli agenti che arrestano riina per ovvia protezione degli stessi e delle loro famiglie…

non avrei rivelato i nomi degli agenti che hanno ucciso la bestia di berlino…

una passerella per mediocri ministri che ora mette a rischio due famiglie

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sono per il proporzionale…

come tutti sappiamo, tra la fine di gennaio e febbraio, la corte costituzionale emetterà sentenza sull’italicum, ovvero la legge elettorale prevista per la sola camera (e si, il guitto di rignano era così convinto che la riforma costituzionale sarebbe passata che neppure gli è passato per la testa che in caso contrario il paese avrebbe avuto due sistemi elettorali, l’italicum alla camera ed il consultellum al senato), sentenza che probabilmente lo dichiarerà incostituzionale per gli stessi vizi con cui è stato dichiarato incostituzionale il porcellum, ossia un premio di maggioranza troppo ampio e la sostanziale mancanza di preferenze…

il dibattito di questi giorni, dopo il si del pd al mattarellum come legge elettorale, apre un dibattito serrato non solo sulla validità dei due sistemi, ma sull’approccio generale al sistema di voto e così sulla qualità stessa della democrazia eletta o nominata, ma vediamo le sostanziali differenze tra i due sistemi…

- il mattarellum, con cui abbiamo votato dal 1993 al 2005 è un maggioritario a turno unico per il 75 per cento dei voti, con il recupero proporzionale del restante 25%, un sistema misto che incentiva le coalizioni, perché i 3/4 dei seggi (475 alla camera e 232 al senato) sono assegnati a chi vince il collegio, per il quale ovviamente si punta a una coalizione pre-elettorale, apparentemente quindi un buon sistema perché dichiara in anticipo gli accordi, pur avendoci però la storia elettorale del paese insegnato che queste coalizioni (sostanzialmente ulivo e polo delle libertà) non sempre sono rimaste coese dopo il voto

- il consultellum, venuto fuori dopo la sentenza del gennaio 2014 che ha dichiarato incostituzionale il porcellum, è un sistema molto simile a quello con cui abbiamo votato dal 1948 al 1992, un proporzionale semplice a preferenza unica, dove tutti i seggi vengono assegnati in base ai voti ricevuti, senza premi di maggioranza e le cui soglie di sbarramento sono pari al 2% per cento per i partiti coalizzati e del 4% per cento per quelli non coalizzati, in modo che ciascun partito possa anche correre da solo per poi stipulare accordi con altre forze politiche dopo le elezioni, un sistema che fotografa la realtà del consenso che però ha come unico difetto che la stessa storia ricorda, quello che i partiti minori diventavano decisivi per raggiungere la maggioranza

ovviamente, pur vendo valore di giurisprudenza, il consultellum non è una legge elettorale, serverdo per renderlo efficace una legge del parlamento, legge che ovviamente attenderà  la sentenza della corte costituzionale proprio sull’italicum

quindi fatte salve le modifiche che una nuova legge potrebbe apportare sia al mattarellum che al consultellum, il dibattito che si apre è sostanzialmente se sia migliore un sistema maggioritario o un sistema proporzionale, dibattito che secondo il sottoscritto è assurdo si imperni solo e soltanto sul tema governabilità, ma deve necessariamente tenere conto al massimo grado del tema rappresentatività, ossia della capacità di una legge di consentire la libera esplicazione delle scelte politiche degli italiani…

e naturalmente intuirete che tra le due il sottoscritto non sceglie la prima, che stabilisce regole del consenso forzate intorno al “meno peggio”, come l’esperienza ci ha insegnato costringere le scelte politiche, ma sceglie la seconda, e la sceglie perché il parlamento in questo modo ritorna sovrano nella determinazione di una maggioranza di governo, ma soprattutto si ripristina una relazione diretta tra elettore ed eletto che neppure il collegio uninominale è in grado di garantire, dovendosi tener conto che all’elettore non è consentito affatto scegliere l’eletto in un simile collegio, ma deve uniformarsi alla scelta che ha monte ha portato alla sua “nomina”…

credo infatti fermamente che i guai politici del paese siano iniziati proprio con la perdita di questa relazione diretta che il vecchio proporzionale, con tutti i suoi difetti evidenziati dalla possibilità con ben tre preferenze (voto di scambio e voto controllato), assicurava, nella lettura di una volontà popolare che appunto fotografava nelle preferenze la scelta di quale candidato avrebbe rappresentato il territorio, sia nel bene che nel male, perché, ricordo a tutti che in un DEMOCRAZIA PARLAMENTARE il parlamento non è il “governo dei migliori” (e francamente non si comprende quale possa essere mai il criterio di scelta di questi “cavalieri senza macchia”), ma la rappresentazione plastica del paese nei suoi vizi e nelle sue virtù…

si è infatti assistito negli anni all’assottigliarsi, fino a sparire del tutto, del legame tra elettore ed eletto, con quest’ultimo che sempre più finiva per dipendere dalla scelta di un segretario di partito o di un comitato interno ad un partito nell’ovvietà della stipula di una “cambiale” tra il proprio libero convincimento, garantito dalla costituzione con l’assenza di vincolo di mandato, e la pressione del potere che gli aveva consentito l’accesso al parlamento, fino alla soppressione di ogni forma residuale di volontà dell’elettore con il porcellum (la famosa “porcata” con cui calderoli, l’ideatore della legge la aveva definita subito dopo la sua approvazione), elettore a cui non rimaneva altra scelta che votare un simbolo od un personaggio che lo rappresentava, nella definitiva caduta nella personalizzazione della politica…

in altri termini non si votava per tizio, caio o sempronio, per la rappresentanza del territorio, ma per il capo del partito e la sua suggestione che preventivamente “sceglieva” gli eletti che non potevano essere altro da lui, finendo per divenire dei ”signor-si” pronti a votare tutto pur di mantenere il seggio…vi ricorda forse qualcosa dell’oggi?…
beh, direi di si, visto che l’attuale parlamento è stato appunto votato con il porcellum ed in buona misura è illegittimo (ricordo che la corte costituzionale, nello stabilire quel principio di continuità costituzionale, ha dovuto esprimere forse per la prima volta nella sua storia un principio politico che non le competeva – ma insomma, ricorderete tutti il periodo e lo stallo istituzionale in cui il paese stava precipitando) e con l’italicum poco o nulla sarebbe cambiato, perché se è vero che consentiva un certo grado di preferenze oltre i capilista BLOCCATI, circa 100 nominati, è del tutto ovvio che se il segretario di un partito metteva in lista come concorrenti un medico o uno studente, per motivazioni abbastanza ovvie allo studente sarebbe toccato il ruolo di comparsa…
e torniamo allora a bomba al tema vero, ossia se convenga al paese avere un sistema elettorale di tipo maggioritario ancora in mano ai partiti ed ai loro centri di potere interni o se non convenga invece, con adeguati correttivi, un sistema proporzionale che apre la scelta dei partiti di una lista elettorale al giudizio degli elettori, nella consapevolezza che tale seconda opzione non è certo risolutiva né della governabilità, che forse andrebbe ricercata in accordi di coalizione pre elettorali dichiarati in grado di evitare l’eccesso di frammentazione ed in una migliore e più serena dialettica parlamentare, che sarebbe quasi ovvia in un paese maturo, tesa a limitare gli eccessi decisionali dei leaders e dei loro cerchi magici ed a riportare la barra al nucleo della presenza di un parlamentare nel paese, rappresentarlo tutto e nel suo territorio di elezione, né della effettiva rappresentatività del meglio che il paese stesso è in grado di offrire, limitandosi a rappresentare cIò che il paese è, nel bene e nel male, come già qualche illustre politico di fine ottocento-inizio novecento dichiarava, ma rappresentadosi così i cittadini italiani, nei loro vizi e nelle loro virtù, e non più altro…
e credo che riportare i cittadini al centro delle scelte, qualunque siano le scelte che starà poi al parlamento mediare nel dialogo tra le opinioni e non più nell’antitesi eticista tra un bene, generalmente un noi, ed un male, di solito gli altri, sia l’unica strada percorribile per un paese che merita classi politiche migliori nella maturità del popolo che “qualche volta” sa scegliere meglio di chi dovrebbe rappresentarlo
miko somma 

 

 

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identità o identitarismo?…

L’identità nasce dalla conoscenza del sè, delle proprie radici che si trapiantano nell’oggi, l’identitarismo da una sopravalutazione prevaricante e spesso infondata culturalmente di quelle stesse radici che divengono culto e totem di società senza reale consapevolezza del sè…la prima è la vera sfida che la sinistra ha di fronte per combattere la global-finanza a partire dai territori, la seconda, sempre di destra, è invece trastullo collettivo, deriva psicotica o strumento divisivo di quello stesso sistema che gioca con i popoli

miko somma

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lo dico a roberto speranza…

22/12/2016

lo dico a roberto speranza….

Roberto Speranza daticamera.jpgGiuliano Poletti crop.jpg

doveroso procedere alla sfiducia di poletti…le sue frasi sono indegne di un ministro della repubblica e lui è stato indegno di ricoprire tale carica…e qualcosina sul figlio e sul mezzo milione di contributi per l’editoria pur dovrebbe raccontarcela, il ministro

miko somma

ansa – E’ stata depositata questa mattina al Senato una mozione di sfiducia nel confronti del ministro del Lavoro Giuliano Poletti, firmata dai senatori di Sinistra italiana, del M5S, della Lega e di alcuni senatori del Gruppo Misto. Lo rende noto un comunicato dell’ufficio stampa di Sinistra italiana al Senato. Al centro  dell’interrogazione le parole di alcuni giorni fa del ministro Poletti sul numero crescente di giovani che vanno all’estero. 

  Il Ministro – si legge nella mozione – “ha nelle ultime settimane dato riprova di un comportamento totalmente inadeguato al suo ruolo, esprimendosi in più di un’occasione con un linguaggio discutibile e opinioni del tutto inaccettabili”. In particolare – si legge nella nota di Sinistra Italiana – la mozione di sfiducia ricorda la dichiarazione “inaccettabile e che compromette la libertà di voto dei cittadini” del Ministro Poletti sulla possibilità di evitare il referendum sul Jobs Act grazie allo scioglimento delle Camere e alla convocazione delle elezioni politiche, e le “affermazioni gravissime” dello stesso Ministro sui giovani italiani costretti a cercare lavoro all’estero.

Dopo la notizia del mezzo milione di euro di contributi pubblici ricevuti da Manuel Poletti, figlio del Ministro e direttore del settimanale Sette Sere, intervistato sul Fatto quotidiano di mercoledì 21 dicembre, la Lega Nord, per voce del segretario provinciale di Ravenna, Samantha Gardin, annuncia “un esposto in Procura e alla Guardia di Finanza per verificare la regolarità dei contributi all’editoria concessi a Poletti Jr. con suo padre nel ruolo di ministro“. “E’ evidente che sulla vicenda si deve andare a fondo – dichiara la Gardin – per questo motivo nei prossimi giorni ci muoveremo per presentare un esposto in Procura e far luce sull’effettiva regolarità nella procedura di assegnazione ed erogazione del contributo nonché sull’assenza di qualsiasi interferenza nel processo valutativo”.

Poletti: sui social e' bufera sul figlio Manuel © ANSA

manuel poletti

Speranza a Poletti, via voucher o sfiducia - “Lettera aperta al ministro Poletti: via i voucher o sfiducia”. Così su twitter l’esponente della minoranza Pd, Roberto Speranza, si rivolge al ministro del Lavoro già nel mirino delle opposizioni per le frasi sui giovani all’estero.

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