la distinzione

27/07/2015

è nella distinzione tra diritto ed opportunità che si gioca la differenza tra sinistra e la destra e prima ancora la sostanziale differenza tra un concetto di democrazia euro-mediterranea che nasce da aristotele ed un concetto di democrazia anglo-americana che transita troppo vistosamente attraverso calvino, hobbes ed i pellegrini del mayflower…

ed ecco forse chiarito perchè se sei di sinistra non puoi stare con renzi ed il suo modello di relazione politica, preferendo costui nel suo racconto politico l’io dell’opportunità al noi del diritto, sostanzialmente tentando una sovversione anglo-americana del modello politico culturale italiano che è invece profondamente mediterraneo…

o se volete siamo al tentativo di concretizzare il piano di rinascita democratica della loggia P2, ovvero a come alcuni facoltosi benpensanti pensano il paese debba mutare perchè non muti la protezione dei propri interessi, supposti troppo strategici perchè l’italia evolva naturalmente e nell’alveo della sua cultura pratiche efficienti di governo del reale

miko somma

l’inutilità…

15/07/2015

l’unità di popolo ed istituzioni contro le trivelle si doveva costruirla a partire dallo sbloccaitalia e dalle 15.000 firme raccolte perché a ciò si arrivasse…tentare di millantarla ora, a buoi fuggiti, è il paradigma della querula inutilità di una giunta ed una classe politica regionale di vigliacchi, ipocriti ed opportunisti…

miko somma

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comunicato stampa

questo comunicato non è stato inviato al sito istituzionale basilicatanet

Gli spazi della politica che occorre liberare

Una delle conseguenze della rottura del novecento e del suo travaso in un millennio totemizzato come globale e dominato da logiche barbariche di finanza transnazionale e crisi dei debiti sovrani, è stata la perdita di giustapposizione tra spazi politici e partiti di massa, giustapposizione che per oltre un secolo ha definito il dibattito interno ai partiti come “il luogo” in cui esercitare la coincidenza della politica nel dibattito stesso ed i partiti come contenitori non statici di quella coincidenza.

Ed è stato proprio il “secolo breve” (ed i suoi drammi), che non ha prodotto quegli anticorpi culturali atti ad impedire che la deriva antropologica dell’individuo contrapposto al collettivo, l’io economico contro il noi sociale, eretta a “motivo ideologico” di una destra che mutava oggetto sociale dalla triade dio-patria-famiglia al più feroce liberalismo economico camuffato da occasione di libertà per tutti, a dare mandato ad una surrettizia controrivoluzione verso culture di sinistra incapaci di reggere il peso delle trasformazioni sociali e politiche e all’affermarsi di un pensiero unico che individuava il mercato come il regolatore ultimo delle dinamiche dei conflitti sociali e politici.

Il partito novecentesco di massa si svuota di contenuto popolare, non necessitando di rappresentare più soggetti sociali “affidati” ora al mercato e alle sue logiche auto-prodotte di rappresentanza degli interessi sociali (interessi dei consumatori), rinunciando il partito stesso a rappresentare linea di difesa e nuova proposta dei diritti dei cittadini, fino a divenire nella trasformazione mero strumento di governo e gestione del consenso in forma di macchina elettorale, non più quindi identificato o identificabile con una soggettività sociale di riferimento.

In poche parole alla perdita di rappresentatività sociale corrisponde la perdita di coincidenza tra spazio politico ed organizzazione partitica, così determinandosi identità politico-sociali non più rappresentate da organizzazioni partitiche, identità che si allontanano sempre più dalla partecipazione, divenendo in tempi rapidi o l’inconoscibile platea dell’astensione tipica d’altronde del modello americano o il magma rabbioso di un visceralismo senza altri sbocchi che affidarsi all’urlatore o al pifferaio di turno.

A sinistra tutto ciò si conclama nel decorso del tempo e nell’incancrenirsi della deriva, nell’impossibilità per il PD di rappresentare alcunché di socialmente rilevante che non il neo-peronismo renziano che di fatto l’ha trasformato definitivamente in un soggetto politico che agisce ormai da sponda destra di una sinistra distaccata dal sociale, una macchina elettorale che vive di slogan e frasi fatte. Ma si conclama nel tempo anche l’irrilevanza numerica forme di sinistra identitaria (o “bambina”), così determinandosi uno spazio politico a sinistra non corrispondente ad alcun partito, un vuoto di rappresentanza politica.

Di qui l’opportunità di andare oggi a determinare un interfaccia che riconnetta quella sinistra culturale, sociale, diffusa e affatto scomparsa nel nostro paese, quella che oggi si astiene per mancanza di punti di riferimento, o quella che si tura il naso votando PD, ma che vorrebbe tornare a respirare, o ancora quella che preferisce l’irrilevanza sostanziale di SEL o del cinque stelle, disperata per cambiamenti di questo paese che non maturano mai o per ribrezzo verso pratiche e personale politico da paese delle banane, opportunità cioè di far coincidere un innegabile spazio politico a sinistra con nuovi soggetti politici a sinistra.

La mia uscita dal PD significa la necessità imprescindibile di costruire qui e nel paese il soggetto di un cambiamento radicale di paradigma sociale, economico ed infine politico divenuto necessario non solo per riacquisire il senso di come oggi possa essere declinata e cosa significhi la parola “sinistra” nella modernità, ma per provare a costruire reali alternative ad una democrazia bloccata, ricostruendo nella trasversalità plurale di una sinistra diffusa numeri e ragioni di una sinistra radicata nel sociale che non è scomparsa, ma che necessita di trovare nuove sponde politiche in cui rimanifestarsi.

Sinistra che significa equità di partecipazione fiscale, modelli di sviluppo antropico a risorse, territorio, sociale, cultura e storia di un paese e di un continente che devono riprendere ad essere l’Europa dei trattati di Roma e non più lo spazio di libera circolazione della speculazione finanziaria, solidarietà per relazioni di tenuta sociale e di salvezza per un paese in denatalità, cultura e formazione scolastica non funzionali agli interessi del mercato, ma che creino cittadini in grado di partecipare e non solo subire i cambiamenti, politica come esercizio delle relazioni tra corpi sociali nei conflitti e non la vessazione di maggioranze costruite ad uso e consumo di interessi terzi, ma anche quella onestà intellettuale da cui sola origina l’onestà materiale che vive ormai nel disagio dei cittadini verso politica e amministrazione.

E, mi sia consentito, qui da noi, come sopravvivere al petrolio ed al modello esarcale che soffoca una terra di feudalesimo, rilanciando l’offensiva per costruire una regione possibile e non pavoneggiandosi in inutili parate contro le ricerche di idrocarburi in mare, quando poco o nulla, anche recentemente, s’è fatto per quelle in terra, rinunciando alla dignità di un altrove scontato ricorso alla corte costituzionale.

Per costruire quella Basilicata possibile in un’Italia possibile, aderisco a Possibile, il movimento politico nato dalla fuoriuscita di Civati dal PD, che aspira ad essere quell’interfaccia tra le sensibilità differenti della sinistra diffusa italiana per provare a ridar senso alla parola sinistra, ma soprattutto alle pratiche con cui essa si declina nella società per superare modelli economico-sociali fondati sull’esclusione dei tanti e sulla rapina dei pochi, e sono già da oggi al lavoro per la costruzione di circoli nella mia città, Potenza, ed in tutta la regione. Perché ci sono spazi della politica che occorre liberare, qui ed ora.

Miko Somma

Comunicato stampa

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Tra vassalli e felloni, le ragioni dell’uscire.

Dopo una profonda riflessione per il rinnovo della tessera, quel senso di disagio politico ed umano che da molti mesi ormai mi pervadeva sia rispetto all’assetto nazionale di un PD in balia dei diktat destrorsi renziani, sia rispetto alla tragedia di un partito locale che continua a coltivare tanti personalismi divisivi e laceranti invece che quel senso di responsabilità verso una regione fragile che sono i fatti a rendere necessario, si è infine conclamato, nell’assemblea di domenica, in forma di un ormai insopprimibile rifiuto intellettivo ed epidermico a continuare la permanenza in un partito vassallo di se stesso e delle logiche ameboidi di supposto “partito della nazione” con cui, inglobando tutti, ha finito per perdere ogni connotazione di sinistra come pratica costante di ricerca di soluzioni alla disparità sociale.

E non trovando più alcunchè di sinistra, fosse pure in forma evocativa, in questa formazione politica a cui pure avevo aderito nella profonda convinzione che nei suoi numeri si salvasse paese e regione da quelle pericolose derive populiste che individuano in ogni male una propria, viscerale, ragion d’essere che nutre di illusioni e rabbie senza prospettive concrete un popolo ormai stanco, la mia decisione era ormai scontata ed ha trovato ieri, di fronte a una ennesima incapacità di una dirigenza a rispondere al drammatico reale conclamatosi paradigmatico nelle sconfitte alle amministrative altro che con l’inutile, ennesimo rinvio consumato in nome di equilibri tra boiardi che ai lucani interessano sempre meno, la sua naturale valvola di sfogo, andare via per fare altro ed altrove.

Mettendo solo temporaneamente da parte ogni considerazione di carattere nazionale, eppur dirimente rispetto alla mia scelta di uscire da questo PD, è qui, in questa regione, che il senso del cambiamento da significare ai lucani avrebbe dovuto e potuto passare da un cambio di marcia programmatico che è in primo luogo sul ricambio di personale politico che doveva transitare per essere credibile e così porsi come significante di un riavvicinamento del maggiore partito regionale alle ragioni profonde dei lucani, e appare allora strano che rinviare ancora possa essere una presa d’atto del profondo solco che ormai divide il popolo lucano dal PD di Basilicata, dai suoi uomini di punta e dalle costose corti che ne affollano la rappresentazione concreta nella amministrazioni locali e regionali.

Gli ultimi giorni di Pompei potrebbe pensare qualche facilone della politica o un tentativo di operare un atto di sintesi resistenziale di una classe dirigente incapace di percepire la realtà, preferendo piuttosto una sua rappresentazione di comodo, potrebbe pensare qualcuno più avveduto, di fatti permanere nel PD avrebbe significato continuare a digerire ciò che non è più digeribile, un moderno medioevale fatto di vassalli e qualche volta di felloni che misurano i propri poteri mentre la regione affoga nelle mire di petrolieri, privatizzatori d’acqua, padroni del vento, signori dei rifiuti ed in ogni genere di nefandezza coloniale che caratterizza una regione dove gli eletti ed i nominati sono la rappresentazione plastica di piccole signorie o pronte alla svendita o dedite al sonno della ragione.

Continuare a rimanere nel PD avrebbe allora significato soffrire la malattia dei militanti che credono in una politica strumento di crescita civile e sociale di una comunità ed ogni giorno però devono misurare la distanza tra il loro desiderio e l’amara realtà che li prende in giro, francamente troppo per uno come il sottoscritto, abituato da anni a combattere per l’idea di regione possibile in cui crede, sostanziata in un impegno reso concreto in un programma politico-amministrativo che è ormai tempo di rimettere in marcia, piuttosto che sperare ne sia presa ed applicata la ragione profonda.

E così senza rancore alcuno riprendo il mio cammino, che oggi necessita di strumenti di cambiamento non più delegabili ad “empirei di indispensabili”, ma da costruirsi quotidianamente nella pratica di che sinistra a livello nazionale possa essere alternativa alle logiche della destra e non più fotocopia delle stesse, e quale progetto possa convincere i lucani che questa terra può ancora farcela.

MIko Somma

qui ad atene…

vi posto questo passaggio forse troppo elegiaco rispetto a cosa potesse essere l’applicazione pratica del concetto stesso di democrazia 2400 anni fa e forse anche troppo elegiaco rispetto a quanto accaduto in grecia in questi giorni, ma credo sia necessario riflettere su questo testo per comprendere a cosa serva davvero una democrazia… 

Qui ad Atene noi facciamo così.

Qui il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi: e per questo viene chiamato democrazia.

Qui ad Atene noi facciamo così….

Le leggi qui assicurano una giustizia eguale per tutti nelle loro dispute private, ma noi non ignoriamo mai i meriti dell’eccellenza.

Quando un cittadino si distingue, allora esso sarà, a preferenza di altri, chiamato a servire lo Stato, ma non come un atto di privilegio, come una ricompensa al merito, e la povertà non costituisce un impedimento.

Qui ad Atene noi facciamo così.

La libertà di cui godiamo si estende anche alla vita quotidiana; noi non siamo sospettosi l’uno dell’altro e non infastidiamo mai il nostro prossimo se al nostro prossimo piace vivere a modo suo.

Noi siamo liberi, liberi di vivere proprio come ci piace e tuttavia siamo sempre pronti a fronteggiare qualsiasi pericolo.

Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende alle proprie faccende private, ma soprattutto non si occupa dei pubblici affari per risolvere le sue questioni private.

Qui ad Atene noi facciamo così.

Ci è stato insegnato di rispettare i magistrati, e ci è stato insegnato anche di rispettare le leggi e di non dimenticare mai che dobbiamo proteggere coloro che ricevono offesa.

E ci è stato anche insegnato di rispettare quelle leggi non scritte che risiedono nell’universale sentimento di ciò che è giusto e di ciò che è buon senso.

Qui ad Atene noi facciamo così.

Un uomo che non si interessa allo Stato noi non lo consideriamo innocuo, ma inutile; e benchè in pochi siano in grado di dare vita ad una politica, beh tutti qui ad Atene siamo in grado di giudicarla.

Noi non consideriamo la discussione come un ostacolo sulla via della democrazia.

Noi crediamo che la felicità sia il frutto della libertà, ma la libertà sia solo il frutto del valore.

Insomma, io proclamo che Atene è la scuola dell’Ellade e che ogni ateniese cresce sviluppando in sé una felice versalità, la fiducia in se stesso, la prontezza a fronteggiare qualsiasi situazione ed è per questo che la nostra città è aperta al mondo e noi non cacciamo mai uno straniero.

Qui ad Atene noi facciamo così.

Pericle – Discorso agli Ateniesi, 431 a.C.
Tratto da Tucidide, Storie, II, 34-36

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OXI…

06/07/2015

vorrei fosse chiaro che seppure i termini del debito greco non cambiano affatto dopo il voto e creditori e debitori rimangono tali, quell’OXI ha rimesso al centro la volontà dei popoli contro il cerchio magico di una europa che o torna con i popoli ed i loro sogni e bisogni o naufraga in una tecnocrazia senza futuro perché senza radicamento nell’umano

miko somma

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esco…

05/07/2015

non è possibile continuare a mortificare il proprio intelletto ascoltando le baggianate autoreferenti di un circolo ormai allo sbando…ESCO DAL PD, per fare altro…seguirà comunicato

miko somma

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manco da un po’…

04/07/2015

manco volontariamente da un po’ – la pace della campagna – ma…

1) qualcuno ha idea che questa banca dati del dna costituisce un pericolo reale per i cittadini nella sua parte nella quale ogni indiziato di delitto (indiziato, quindi neppure ancora rinviato a giudizio) è passibile di vedere il suo dna in una teca “granfratellistica” di presunta colpevolezza?

2) qualcuno ha idea che in grecia siamo alla follia di avere indetto con leggerezza un referendum che ben a prescindere… dai temi economici (non serve a nulla, poiché tratta di un accordo ormai superato, quindi non riproponibile) e ben a prescindere dal referendum di consenso che tsipras tenta per rimanere in sella, dividerà il paese, ributtandolo nelle atmosfere tragiche del 1948?

3) qualcuno ha idea che in basilicata saudita ormai tutto quel che da anni anticipavo come desiderata del comparto energia è ormai alle porte e che tutto si regge sulla mediocrità colpevole della classe politica regionale?

4) qualcuno ha idea se si possa dire al sindaco di policoro leone di imparare a parlare un italiano più decente? – e che capperi, sei sempre un sindaco, leone…

5) qualcuno ha idea di quanta in-sofferenza ormai mi attanaglia verso una giunta ed un consiglio comunale di potenza a cui è ormai davvero preferibile in commissariamento?

ah, ecco…domani vado all’assemblea regionale del pd per dire delle cose molto sgradite ad alcuni…

miko somma

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l’assedio…

27/06/2015

come prevedibile comincia l’assedio delle richieste delle compagnie petrolifere al ministero dello “inviluppo” economico, bypassando del tutto o quasi la regione…

opporsi alla corte costituzionale ed indire un referendum consultivo, come chiedevano migliaia e migliaia di firme raccolte di cittadini lucani (ndr. molti di estrazione pd) non avrebbe fatto da argine legislativo al lasciapassare del 38, ma avrebbe creato quella speciale coesione tra governo e politica regionale che è la base di quei fatti politici che fanno di un popolo mite, un popolo cosciente di “DOVER DIRE DI NO” all’estendersi di ricerche ed estrazioni di idrocarburi…

mi spiace avere sempre ragione, come mi spiace che molta parte della classe politica lucana sia così mediocre e poco lungimirante, a cominciare dal presidente della regione…

miko somma

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ladri e mediocri…

27/06/2015

il problema di una classe dirigente non è in primis la ladroneria, quanto la mediocrità…senza mediocri a controllare infatti non vi sarebbero ladri ad approfittare

miko somma

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la ferita di potenza ed il medico che dovrà curarla…

dunque, dunque…il sindaco di potenza de luca (per la verità ci sono anche altri de luca con ben altri problemi, ma in comune tra loro pare ci sia solo il cognome e l’origine lucana di entrambi :) ) in una lettera ai cittadini dal tono quasi delirante, perché forte è ancora la sua ostinazione a voler mantenere in vita una consiliatura nei fatti nata assurda nei risultati del voto (l’anatra zoppa) e vissuta anche peggio (una gestione del dissesto a dir poco folle), finalmente parla di buttare la spugna, quindi presentare dimissioni reali e non come la bufala strumentale alla sua sopravvivenza di quelle presentate lo scorso gennaio che hanno originato due effetti, il blocco di ogni ipotesi di nuove elezioni che avrebbero evitato un lungo commissariamento della città e l’ipocrisia di un consiglio che lo tiene in vita per tenere in vita se stesso…

dimissioni che aprirebbero le porte ad un lungo percorso fatto di un commissariamento inevitabile (come dico, inascoltato, da tanti mesi, dopo che si è voluto costituire con quella dichiarazione di dissesto un atto politico di accusa verso un colpevole centrosinistra, atto politico che però pagano i cittadini) e nuove elezioni nella primavera del 2016, in coincidenza con la tornata amministrativa che impegna le maggiori città italiane, ma che ancora una volta vengono ventilate a minaccia di un evento che è la politica dei partiti a voler evitare e non certo i cittadini che sempre più si stanno rendendo conto da un lato dell’inevitabilità di un evento che è nella democrazia, dall’altro della necessità di dover ripartire con strumenti democratici pienamente efficienti, quindi un sindaco capace (mi spiace per de luca, ottima persona, ma lo ritengo incapace di governare un momento così complesso) ed una maggioranza consiliare coesa nei numeri congruenti ad essere una maggioranza politica (quindi di progetto) e non, come oggi, una maggioranza di comodo da orientarsi a seconda della convenienza di molti improbabili consiglieri comunali a tenere ancora le terga su piccoli scranni forse poco remunerativi (ma che evidentemente a qualcuno bastano anche così), ma forse giudicati irraggiungibili in caso di nuove elezioni…

ed il punto della riflessione è proprio questo, perché doversi evitare ciò che è chiaro a tutti non potersi evitare?…forse che la democrazia finisce in una consiliatura che si interrompe prima della sua scadenza naturale?…forse che questa paura di dover andare ad un voto anticipato prelude alla sostanza di un pericoloso e trasversale partito degli eletti che dal parlamento ai consigli regionali e comunali “blocca” ormai la democrazia a se stessi ed alla continuazione del proprio mandato?…forse che ormai la democrazia si è definitivamente trasformata in un drammatico gioco di salotto dove le alleanze politiche si fondano solo e soltanto su personalismi mitigati da condivisioni di interessi con altri personalismi, quindi su continue cambiali con cui dover onorare consensi sempre più legati a filiere e sempre meno a ciò che la politica dovrebbe essere, visione del mondo e progetto?…

certo, siamo a potenza, ed i fatti con cui si è costruito finora il consenso sono a conoscenza di tutti, vizi comuni a molte realtà non solo meridionali e che nella sostanza se ripercorrono tendenza antropologiche, oggi forse si incancreniscono nella visceralità con cui la politica sta diventando solo e soltanto strumento di regolazione di interessi privati e di filiera del consenso, fatti che nella sostanza sono anche e soprattutto nel monte altissimo di quel debito storico della città con cui si è finora amministrato non solo il pagamento spiccio del consenso, ma anche la sopravvivenza di un personale politico ed amministrativo del tutto mediocre nella capacità di pensare al progetto di città (se mai vi è stato), bulimico nell’auto-sostentamento dei propri piccoli e grandi privilegi (non voler mai dire basta all’appetito ha costruito una mostruosa macchina di spreco di denaro pubblico) e sostanzialmente impreparato a gestire la complessità a cui è arrivata la macchina amministrativa di un comune, ma se tutti siamo a conoscenza di “come vanno le cose”, forse tutti potremmo essere anche in grado di “farle andare diversamente”, quindi in caso di nuove elezioni guardare per una volta al progetto che si pone alla scelta dei cittadini e non solo al britannico “who’s who?” che a potenza si sostanzia sempre e soltanto in “lo voto, ma a me che ne viene?”…

perché il vero punto di domanda che si pone è, una volta che si riandrà al voto (cosa che giudico inevitabile pur se proseguono balletti indecenti tra il presidente pittella, che pare stia già pensando alla candidatura dell’improbabile polese, ed il sindaco de luca che a questo punto non si comprende perché dovrebbe continuare questa indecorosa questua su cifre disponibili che non esistono affatto nelle casse regionali), perché al voto anticipato occorrerà andare come naturale evento della democrazia (alla faccia di chi sobilla paure sulle elezioni), riusciranno i partiti a ritrovare l’orgoglio di sapersi mettere anche da parte e sostenere il progetto e non più se stessi (quindi costruire liste e candidature strettamente attinenti al primo) e riusciranno i cittadini di potenza a riconoscere che occorrono progetti validi che camminino sulle gambe dei candidati e non più candidati nudi progettualmente e solo dannosissimi amici degli amici?…

il problema principale di questa città è infatti in un progetto che mai si è voluto affrontare, quale sia cioè il ruolo di una città che non si può pensare possa sopravvivere solo come contenitore passivo di quei servizi che la tecnologia delle comunicazioni, una certa dose di devolution amministrativa ed economica sul territorio e la difficoltà di “usare” la città con intelligenza e comodità da parte dell’utenza sono ormai fruibili anche altrove (l’idea balzana  e nei fatti fallita di città-regione), allontanando l’attrattiva stessa della  città come “luogo” economico e sociale per i cittadini lucani che vivono ormai solo la “sfiga” di dover venire a potenza per incombenze burocratiche (regione) o legate alla salute (ospedale san carlo) e non invece il piacere di visitare e “vivere” anche solo per poche ore una città volano propulsore di produzione di valori economici e culturali reali e concreti che rendano quegli stessi servizi non più una necessità, ma un’occasione di confronto ed arricchimento per l’intera regione…

e se tanto mi da’ tanto, di persone in grado di innescare una progettualità reale e concludente alle sfide non più di sopravvivenza, ma di rinascita della città, non ce ne sono tante, meno che meno in un parterre più “interno” di un pd asfitticamente legato a correnti ed interessi e da cui certo è improponibile “pescare” un candidato che gli ormai arrabbiati potentini possano premiare, riconoscendone il valore di un progetto vero rispetto alla prassi consolidata delle filiere di consenso… 

per una volta sarebbe il caso che i vari capoclan pd (e non solo) se ne stiano in silenzio perché i danni che hanno finora procurato a questa città sono enormi e l’esperienza ci dice che solo molto difficilmente è accettabile per chiunque di noi che chi ti ferisce sia poi lo stesso medico che ti dovrà curare…

così quasi archiviata la fase sin troppo assurda e purtroppo tragica di un sindaco nato dalle viscere di una cittadinanza arrabbiata con il principale partito della città e dai calcoli di chi in quello stesso partito ha pensato di poter giocare sporco pur di affermare le proprie manie di dominio, e dovendo invece ripartire dalla situazione di fatto, il disastro finanziario e morale del dissesto, quindi la ferita inferta alla città, chi mai potrebbe pensare che il chirurgo possa poi essere qualcuno legato a quelle correnti, a quei clan, a quelle filiere che hanno ammorbato ed inquinato la città, inferto quindi la ferita,  e non invece finalmente una persona riconosciuta come capace di portare con/in se quei valori progettuali, etici e politici a cui ora più che mai occorre, per amore della città, lasciare spazio contro ogni interesse personale e di filiera?…

miko somma

 

 

 

   

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le fiducie continue…

25/06/2015

decreto scuola…ora che zanda, capogruppo pd al senato, dica che la fiducia è un normale atto parlamentare, che è parte della democrazia è pacifico da accettare…
un po’ meno che in poco più di un anno il governo renzi abbia posto la fiducia più che in 3 anni il governo berluskoni…
vogliamo ancora parlare di democrazia o meglio parlare di continue forzature democratiche che stanno minando il senso stesso della democrazia?…

miko somma

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