paura per la brexit?…vedremo…

24/06/2016

non comprendo la rabbia dei britannici verso una istituzione che ha dato loro molto più di quanto loro abbiano dato, ma rispetto il loro voto…è la democrazia ed il regno unito ha dimostrato di esserlo…ora vedremo cosa accadrà perchè finora sono state ventilate ipotesi mortali senza alcun fondamento scientifico, vista la mancanza di precedenti, e perchè la borsa non è l’economia

miko somma

ma andiamo a qualche dato riportato dal sito ansa…

Il Regno Unito spaccato in due dal referendum - ll ‘Leave’ vince in Galles conquistando 854.572 voti contro le 772.347 preferenze date al ‘remain’. In Scozia, nel referendum sulla Brexit, ha vinto il ‘Remain’ con 1.661.191 voti contro i 1.018.322 andati al ‘Leave’ a fronte di un’affluenza del 67,2%Glasgow, la grande città portuale scozzese, vota al 66,6% per Remain, contro il 33,4% di LeaveEdimburgo, vota a favore della permanenza nell’Unione Europea con una percentuale del 74,4% contro il 25,6% di Leave.  In Irlanda del Nord, nel referendum sulla Brexit, ha vinto il ‘Remain’ con 440.437 voti contro i 349.442 andati al ‘Leave’ a fronte di un’affluenza del 62,9%.

Contraria alla Ue la maggioritaria Inghilterra (esclusa quasi tutta Londra) con quasi il 60% di voti pro-Brexit. A Manchester fronte filo-Ue con un 60% di suffragi per Remain. Nella città industriale di Sunderland, sulla costa del nord-est dell’Inghilterra, Leave ha vinto con 82.394 voti (61,3%) contro i 51.930 voti (38,7%) per Remain. A Newcastle, città nel nord-est dell’Inghilterra, il ‘Remain’ ha vinto, ma di misura: 50,7% contro il 49,3% dei voti per il ‘Leave’, con uno scarto di appena 2.000 voti in una città in cui hanno votato in 129 mila. Gibilterra ha scelto il Remain con una percentuale del 95,9% e un 4,1% per il Leave. L’affluenza alle urne nel territorio a sud della Spagna è dell’84%. Leave ha vinto anche a Swindon , nella contea del Wiltshire, nel ricco sud-ovest dell’Inghilterra, con una percentuale del 55% contro il 45% di Remain. Oxford non tradisce l’Europa: la celebre città universitaria inglese porta in dote il 70,3% dei suoi voti al fronte di Remain nel referendum britannico sull’Ue contro il 29,7 di Leave. Anche Cambridge, dopo Oxford, vota in favore del fronte filo-Ue di Remain con oltre il 74% dei suffragi. La città di Liverpool, nel nord-ovest dell’Inghilterra che diede i natali ai Beatles, ha votato per il Remain, che ha vinto col 58% dei voti contro il 42% dei Leave.

Il voto a Londra – Il ‘Remain’ a Londra è al 69% mentre il ‘Leave’ si ferma al 31%. E la scelta di restare in Europa, ad esempio, prevale nell’aristocratico quartiere di Hammersmith & Fulham, dove il ‘Remain’ trionfa al 70% mentre il ‘Leave’ si ferma al 30% mentre in due quartieri popolari dell’East End di Londra, Barking e Dagenham, compresi in una stessa circoscrizione, hanno segnato la vittoria al Leave con una proporzione del 62% contro il 38%. A Watford, sobborgo nel nord-est di Londra, il Leave ha vinto per soli 252 voti rispetto ai 23.167 del Remain mentre a Islington, nel collegio blindato del leader del Labour, Jeremy Corbyn, Remain si attesta attorno al 66% dei voti. l voto nel municipio della City of London è per il 75% per il Remain contro il 25% per il Leave. Remain ha vinto con il 78% contro il 22% a Hackney, popoloso quartiere nell’East End

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tutto questo, mentre in nottata qualche giornalistucolo nostrano (bruno vespa, i soliti del sole 24 ore che campeggiavano un po’ in tutte le trasmissioni ed il penoso scendiletto renziano maurizio mannoni, che “inquina” da anni linea notte del tg3) già esultava per una vittoria annunciata da sondaggi senza riferimento realistico e senza conferme di exit polls o proiezioni di dati reali (è la tradizione britannica di attendere la fine degli scrutini)…le cose a quanto pare sono andate diversamente, molto diversamente, ed alla fine vince forse a sorpresa, ma ”anche no”, la brexit e vince nonostante l’imponente apparato  mediatico sceso in campo per convincere al remain (che semplicità quelle schede così chiare, ma è evidente che si tratta, nel caso anglosassone, di una cultura molto differente dalla nostra e che francamente non vorrei imitare), con l’utilizzo di mezzi al limite del terrorismo…perché il dato finora certo è che nessuno, e dico nessuno, è in grado, passata la comprensibile tempesta iniziale dei mercati finanziari (che molto in anticipo già festeggiavano sulla scorta dei sondaggi di cui sopra, dopo l’indecenza dell’entusiasmo cinico per la morte della deputata jo cox che ha fatto impennare i mercati), di prevedere cosa accadrà nel medio periodo, ovvero quali saranno i contraccolpi (se ve ne saranno) di questa uscita del regno unito dalla u.e….

come dicevo nel post, infatti, escludendo la nevrosi dei mercati che sono cosa ben diversa dalle economie reali (come ho spesso detto quando sentite di miliardi bruciati, state ben certi che si tratta di stupidaggini, perché il denaro “bruciato” prima di tutto è fittizio, plusvalenze eventuali che qualcuno non incasserà, poi alla fin fine non è mica vostro), non vi sono precedenti di alcun genere che possano far pensare a determinate conseguenze (debiti sovrani, tenore economico generale, disoccupazione e via discorrendo), di cui pure si è straparlato in queste settimane (del tutto chiaro che faceva parte dell’impianto pseudo-terroristico con cui si è tentato di indurre i britannici ad un voto per restare) come ineluttabili…

e pur avendo io sperato in una vittoria del remain per motivazioni politiche chiare, visto l’effetto domino che questa vittoria potrebbe avere sui tanti anti-europeismi viscerali che però da qualche parte trovano spunti per quel visceralismo (evidente che questa europa non funziona come dovrebbe e non è percepita affatto, euro o non euro, come al servizio dei popoli, quanto di un certo liberismo e di tanti egoismi parcellizzati che forse è proprio la mediocrità dei tempi, degli assetti politici e dei leader a fomentare), mi sembra chiaro che il regno unito non smetterà di essere un paese che produce e consuma e che così necessiterà di relazioni di scambio con il resto del mondo, ma soprattutto e per evidente contiguità proprio con l’europa che ha abbandonato, quindi si tratterà di comprendere quali saranno e come si modificheranno queste relazioni, non di cantar messe da requiem per una economia reale che si nutre anche di quell’espresso italiano che i londinesi hanno imparato a consumare e che si può invece star certi continueranno a consumare, nonostante le nevrosi mercatali di chi crede che l’economia siano le borse (le azioni non si mangiano) o che lo strumento di misura della vitalità di interscambio di un paese sia una cedola o un dividendo…

così in attesa di comprendere cosa accadrà davvero (lo strumento di regolazione dell’uscita sarà innescato da un articolo dei trattati che consentirà una uscita programmata, concertata e soprattutto controllata), il dato che balza all’occhio, ben oltre i catastrofismi idiotizzanti di chi ormai vive di continuismo psicotico nel sistema liberista, è la composizione del voto…guardate questa foto, certo parziale nell’individuazione delle zone a favore, ma che qualche indicazione fornisce…

e balza subito agli occhi che le regioni che hanno più beneficiato di aiuti europei, la scozia e l’irlanda del nord (regioni da obiettivo 1), dove però in quest’ultima risulta evidente una certa “etnicizzazione” del voto con le contee a maggioranza protestante che votano per uscire ed i cattolici che votano invece per il remain, così come le zone urbane votano per il remain, ma le province e le campagne per l’uscita, con l’evidenza di un voto pesantemente condizionato forse più che dalla percezione dei benefici europei, da una certa tendenza culturale isolana ed isolazionista che forse una suddivisione anagrafica del voto,riassunta in questa altra immagine, spiega meglio…i giovani, certo più vicini per motivi anagrafici e di opportunità (pensate agli erasmus o a certa mobilità turistica e lavorativa) alla condivisione di una cultura europea più omogenea con i loro omologhi di altri paesi, votano per il remain, gli adulti, meno coinvolti anche per via di una “resistenza” storica all’ingresso nella u.e. votano per l’uscita…ed altri dati indicano che le fasce economiche e sociali più deboli, sia in città che in provincia, votano per l’uscita, mentre le classi medie per restare… 

non aderisco a sinistra italiana…

in coerenza con quanto affermato finora, non aderirò a sinistra italiana, pur guardando con interesse al progetto in chiave nazionale e così augurandogli um grande in bocca al lupo….
non aderisco perchè convinto che invece in questa nostra piccola regione i nostri piccoli numeri, così poco tutelati, vadano magnificati da un’alleanza trasversale fondata su un programma di salvaguardia e rilancio, un programma che esiste già e che come COMUNITÀ LUCANA metteremo a disposizione di chi ha a cuore un futuro “altro” per questa terra…e credo che allora ci si rincontrerà in tanti

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e va bene così…

ora sia chiaro che dai dati che arrivano e da quel po’ di esperienza che ho sui flussi di voto il 5 stelle non vince una cippa, perde invece l’arroganza di renzi che trascina nel fango un partito che invece dove riesce a tenere dentro la sinistra vince…e va bene così

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contro renzi ed i suoi cammelli…

19/06/2016

un sindaco 5 stelle o di destra non può far danni irreparabili (i comuni si possono commissariare), un montato di testa e di familismo amorale si…

ai ballottaggi votate contro renzi senza remore

…e dunque sarei diventato un pentastellato o addirittura un post berluskoniano o peggio un italo-lepenista?…ma no, ovviamente…la materia è invece tutta dentro i ballottaggi ed i risultati che questi presenteranno per renzi ed il suo partito sempre più personale, in quella speciale chiave referendaria che queste elezioni, per specifica volontà di renzi hanno assunto (dopotutto a parlare di referendum in apertura di campagna elettorale per queste amministrative è stato proprio lui)…

ed esattamente come al primo turno, dove invitavo a votare contro il pd (e contro renzi), credo sia importante farlo ancora oggi nelle città dove il primo turno non ha consegnato vincitori, e sia importante farlo più che per eleggere dei sindaci, per sottrarre influenza, voti e postazioni a questo pericoloso personaggio da operetta che nessuno ha votato, ma che “cambia” la nostra costituzione senza alcun specifico mandato a farlo, dopo aver “cambiato” il paese (di fatto raccontando un sacco di balle, mentre allegramente ed alla “democristiana” distribuiva postazioni di potere ai suoi fedelissimi)…

accennavo all’importanza simbolica su scala nazionale di questo voto che mette in secondo piano i sindaci che i cittadini dovranno scegliere sulla scorta della mannaia dei ballottaggi, dove non sono possibili distinguo o distinzioni a colpi di fioretto, ma solo una scelta secca tra uno dei due contendenti, spesso senza poter neppure più tener di conto dei rispettivi programmi, ma come scelta in antitesi, ovvero “voto A perché non tollero B”…

la politica non dovrebbe mai condurre a questo, ma operare sintesi, eppure così non è stato e non certo per colpa d’altri che non siano matteo renzi e quella sua napoleonica tendenza a mettere cappello su tutto e far derapare ogni tema su un “o con me o contro di me” che oggi ritroviamo integro proprio nella scelta dei sindaci al ballottaggio…

e così allora, pur non essendone direttamente coivolto (nella mia città non si votava) il mio invito era ed è quello di “andare contro renzi”, anche votando candidati che proprio non ci rappresentano…

perché francamente che la raggi o la appendino, così come in generale i 5 stelle, mi rappresentino mi pare davvero troppo…conoscete la mia opinione su costoro, sulla loro generale utilità a “ingabbiare” il dissenso, riportandolo nel sistema perché nulla cambi poi davvero nella sua composizione (non sono dei rivoluzionari), sulle loro continue auto-assunzioni eticiste e post-nietzchiane tutte da dimostrarsi nella continuità del potere, lì dove lo hanno conquistato, sia un comune od un seggio in parlamento, sulle loro autoreferenzialità che non dialogano, ma cantano messa, sulla poca democraticità di un movimento dove non esistono strutture intermedie tra i vertici (ed un vertice del tutto opaco e formalmente occulto come la casaleggio&associati, oltre alle trombe del giudizio di grillo che ad ogni tentativo, pur a volte onesto del movimento, di trovare un’anima, interviene a minacciare e sedare), ed una base liquida, indefinita, rappresentata a mo’ di bit e che quando si muove si muove con ignoranza presupponente, e così volete che sia diventato un 5 stelle?…certo che no, eppure a torino ed a milano l’occasione di andare contro renzi l’hanno avuta loro…

stesso discorso vale per la destra…volete che sia diventato un berluskoniano o un salviniano o un meloniano, aggettivi questi due che mi fanno scompisciare per la pochezza del nostro contemporaneo politico?…certo che no!!!…ed anche se la sfida di milano apre una prospettiva inedita e speculativamente interessante di successione a berluskoni virata su un moderatismo che parisi par bene rappresentare in antitesi alle stupidaggini ultra-viscerali di salvini, queste sono cose della loro casa e non della mia…a me interessa che anche a milano vi sia qualcuno che sfida renzi ed il suo progetto di premierato forte (o di semipresidenzialismo, se volete)…

così, dolendomi che ai cittadini sia stata strappata la possibilità di tenere distinti voto amministrativo da giudizio politico (prendetevela con renzi), sarà invece ad ottobre che giocheremo la partita forte, quella vera, quella terminale, dove non ci sarà che da dire No a questa riforma illiberale e post-piduista…

e tenendo ben presente che se un sindaco opera male, ci sono strutture di controllo istituzionali che possono bloccarlo, mentre cambiata la costituzione il premier farà quello che gli pare, avendo addomesticato parlamento, presidenza della repubblica, corte costituzionale e media, oggi giochiamoci solo la partita che conduce a quell’altra partita e per una volta guardiamo alla gallina di domani e non solo all’uovo di oggi…

contro renzi ed i suoi cammelli, buon voto a chi vota!!!

miko somma

 

 

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troppa luce…

ansa – E’ l’Italia il Paese del G20 con il piu’ alto livello di inquinamento luminoso: il problema e’ tanto diffuso da impedire al 77% degli italiani di ammirare lo straordinario spettacolo notturno della Via Lattea. Addirittura un quarto della popolazione vive sotto cieli ‘abbaglianti’, talmente inondati da luce artificiale da non permettere agli occhi di attivare la modalita’ di visione notturna.

E’ quanto emerge dall’ultimo Atlante mondiale dell’inquinamento luminoso, pubblicato sulla rivista Science Advances da un gruppo internazionale di ricerca coordinato dall’Italia, con l’Istituto di Scienza e Tecnologia dell’inquinamento luminoso (Istil), un’organizzazione no-profit fatta da volontari.

”Essere al primo posto nella classifica dei Paesi piu’ inquinati dovrebbe far riflettere coloro che, specialmente a livello politico, continuano ad opporsi ad una limitazione dell’abuso dell’illuminazione artificiale notturna”, commenta il fisico Fabio Falchi dell’Istil, che ha portato avanti lo studio in collaborazione con l’Agenzia statunitense per l’atmosfera e gli oceani (Noaa), l’ente americano dei parchi nazionali, il centro tedesco di ricerca geologica (Gfz) e l’universita’ israeliana di Haifa.

La situazione dei cieli e’ stata fotografata grazie ai dati raccolti dal satellite Suomi Npp di Nasa e Noaa: rielaborati da una quarantina di computer (con un software che ha calcolato la propagazione della luce in atmosfera), sono stati poi calibrati con una serie di osservazioni da terra, raccolte per il 20% da cittadini volontari.

I dati dimostrano che, in termini di superficie, Italia e Sud Corea sono i Paesi piu’ ‘abbagliati’ del G20, mentre Canada e Australia sono quelli piu’ bui. Nell’Europa occidentale, i cieli meno inquinati sono quelli di Scozia, Svezia, Norvegia, e a tratti anche quelli di Austria e Spagna. Su scala globale, lo smog luminoso nasconde la Via Lattea ad un terzo dell’umanita’.

Le informazioni contenute nell’atlante sono molto preziose, aggiunge Falchi, ”soprattutto ora che ci troviamo sulla soglia di una transizione mondiale verso la tecnologia led che, a parita’ di luce prodotta, potra’ aumentare l’inquinamento luminoso nella parte blu dello spettro di un fattore tre”.

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ecco una notizia su cui riflettere molto…perché anche se sembra qualcosa che “dobbiamo” pagare al benessere ed al progresso, non è affatto così…anzi proprio quel benessere e quel progresso dovrebbero spingerci a riflettere di più su quali siano le cose importanti, tra le quali sicuramente lo spettacolo di un cielo stellato che ci riconnette all’universo, di cui siamo come umani una cosa quasi insignificante, quindi cultura, ed alla vita biologica, di cui spesso dimentichiamo i ritmi naturali tra giorno e notte e quella speciale attività rilassante e stimolante al tempo stesso che si chiama contemplazione…

e mi sia consentito aggiungere che per un paese importatore netto di energia quale il nostro paese, limitare i consumi energetici sarebbe non solo fondamentale per i nostri conti, ma salutare, molto salutare per l’ingegno che come si sa, la necessità aguzza…

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i record continui…

ansa – Nuovo record del debito pubblico italiano ad aprile. Secondo quanto si ricava dalle tabelle della Banca d’Italia è salito a 2.230,845 miliardi contro i 2.228,7 miliardi di marzo…

non so, ma mi par di ricordare che qualcuno aveva giurato che sarebbe calato e che tutto andava bene…

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consigli per il voto amministrativo lucano…

le amministrative in lucania?…beh, in queste settimane sono stato molto tirato per la giacchetta perché esprimessi un mio giudizio su molte liste presentate in molti paesi, quasi come se “d’improvviso” il mio giudizio contasse qualcosa o spostasse qualcosa (chissà poi se davvero è così?), ma sostanzialmente a tutti ho risposto che dovevo valutare programmi (quasi sempre al giudizio stesso dei presentatori di liste, degli inutili pezzi di carta che si presentano solo perchè la legge li impone, ma che si sa già non saranno mai e poi mai tenuti in alcuna considerazione, al netto persino delle possibilità legislative di trattare materie di altrui competenza) e candidati (quasi sempre o dei furbi che sottendono di continuo la loro furbizia galleggiatoria e dispensatrice di “favori” o degli utili idioti che debbono solo “gattopardizzare” con le loro facce beote o magari anche “giovani” uno status quo eterno)…

ed in quella mia sospensione di valutazione non c’era solo però la necessaria esigenza di conoscere la situazione “bellica” di ben 27 comuni lucani al voto, quindi la valutazione di tanti programmi e tanti candidati sindaci (ovviamente sui candidati consiglieri neppure avrei avuto il tempo) in un “disfida” che appare sin troppo condizionata da elementi altri rispetto a quelli sui quali ci si dovrebbe esprimere, ma anche da un certo personale disgusto sulla “memoria corta” che in prossimità del voto “soffoca” ogni forma di comportamento e giudizio libero dei cittadini…

elementi altri…appare ovvio che una simile contesa elettorale, ancorché da giocarsi tutta su temi locali, come pure sarebbe naturale trattandosi del governo delle nostre città e paesi (soprattutto paesi, e lo rimarco perché spesso si dimentica che l’italia è fatta soprattutto di piccole comunità), è stata inquinata dalla ribalta nazionale che le scadenza ha assunto nella polarizzazione pro/contro renzi che è intervenuta per specifica volontà di questo e dei suoi avversari più interessati (particolarmente i 5 stelle, da sempre ammalati di elettoralismo)…

ribalta che ovviamente “delocalizza” l’evento locale dell’elezione di un sindaco di un consiglio comunale, facendogli assumere una stramba caratteristica di anticipazione del voto sulla riforma costituzionale di ottobre, già trasformata anch’essa e sempre per specifica volontà del “dittatorello fiorentino” non in una contesa democratica sul tema, la riforma in se stessa giudicata dai cittadini italiani, ma in una sorta di plebiscito sulla sua opera e soprattutto persona (a questo si riduce nelle sue intenzioni, infatti il voto ad ottobre), anticipazione che se nei piccoli comuni magari è anche meno avvertita, nelle città più grandi (e segnatamente roma, napoli, milano, torino e tante altre) è nei fatti un test di tenuta di questa maggioranza che nessuno ha votato, ma che nei numeri assurdi che le elezioni del 2013 ci hanno consegnato è quella voluta da giorgio napolitano proprio per spianare la strada a quelle riforme che trasformano surrettiziamente la forma di governo del paese)…

il personale disgusto…beh, sapete bene come la penso sulle alchimie della politica, quando servono a qualcosa, ovvero al bene comune, pur con un certo “stomaco” le valuto per quanto tali, mediazioni necessarie, quando invece servono a qualcuno, ovvero alla sopravvivenza di ceto politico in quanto tale e relative filiere di interessi e sodalità, le valuto per compromessi, quindi come una grande lavatrice dove panni sporchi e meno sporchi vengono lavati assieme a qualche capo pulito perché si perda ogni forma di memoria su quali fossero più sporchi e quali meno, con il risultato che il bucato steso al sole apparirà da lontano tutto fresco e pulito, e poco importa se alla fine quel bucato invece non sia del tutto pulito, ma solo in apparenza pulito ed invece maleodorante di un lavaggio concepito male…

e per essere ancor più chiari, se ad ogni nuova elezione comunale in una lista di continuità amministrativa ci metti qualche candidato sporco (anche molto sporco, come alcuni sindaci e consiglieri uscenti), qualcuno meno sporco (ovvero meno compromesso ed esposto, ma sempre in continuità) e qualcuno pulito (la classica faccia nuova, magari scelta tra qualche giovane che mai e poi mai avrà voti sufficienti all’elezione, a meno non sia figlio di qualcuno), ai cittadini apparirà si una lista più o meno pulita (nei paesi le cose poi alla fine si conoscono), ma comunque passata al lavaggio, quindi riverginata al confronto con altre liste, quelle di opposizione uscente o quelle di un presunto cambiamento che però andrebbe sempre valutato non solo sui programmi, ma anche sulle facce che propone (ma che caspita di cambiamento potrà mai rappresentare chi nel suo privato è un notorio sporcaccione?)…

ed il disgusto è appunto in chi presenta tali liste, come si direbbe dalle nostre parti “senza faccia, né cuzzett”, sia di governo che di opposizione che di cambiamento (francia o spagna purchè se magna), ma anche a volte nei cittadini che o sono complici di quelle filiere di interessi (quindi sodali a tutti gli effetti) o si lasciano “infinocchiare” da promesse di futuri radiosi (che sono spesso roba da neuro) o ancora e più facilmente si lasciano convincere sia da relazioni familiari ed amicali, persino tanto tenui da apparire esistenti solo in campagna elettorale (familismo amorale), sia da veri e propri mercimoni (promesse ed a volte dazioni in denaro, quindi rispettivamente, idiozia conclamata o pura prostituzione del voto)…

ma andiamo al punto, perché le cose non le scopriamo certo oggi…darò il mio contributo a questo voto con alcuni semplici consigli…

1) non votate liste di partito, e particolamente quelle del pd…ovvero sottraete ai numeri con i quali tanti risultati locali saranno aggregati per il discorso a cui accennavo di dislocazione sul piano nazionale del voto locale, i numeri espressi nelle “vostre” elezioni (si sono le vostre e non di matteo renzi) e particolarmente non votate proprio quelle dirette del pd o più smaccatamente ad esso riconducibili come liste civiche perché ciascuno di quei voti sarebbe utilizzato dal premier per la sua campagna di legittimazione imperiale e dal nostro presidente della giunta regionale per la sua campagna continua di affiliazione alla truppa renziota e per la sua sopravvivenza politica in regione…stesso discorso vale però un po’ per tutti i partiti e movimenti nazionali…

2) non votate candidati sporchi…ovvero per una volta evitate di votare liste dove siano presenti sindaci o candidati consiglieri che hanno male amministrato o hanno amministrato nel nome di interessi che non sono stati quelli della collettività, persino quando in una lista vi sia anche solo un candidato che non vi convince…

3) non votate finte alternative…ovvero sappiate riconoscere quando una lista sia una reale alternativa programmatica o non piuttosto una finta opposizione creata a tavolino per convincervi che esiste teoricamente la possibilità di cambiare…gli accordi in tal senso sono molto più numerosi di quanto si posa credere…

4) non votate alternative costruite sulla rabbia, ma povere di contenuti programmatici ed umani…ovvero evitate di votare per pura rabbia per liste costruite in fretta e furia per “apparire altro”, perché tali alternative o sono velleitarie ed inutili nei fatti amministrativi, o sono spesso vestiti di carnevale per l’interesse di qualcuno che semplicemente, come concittadini, potete valutare sulla congruità tra quanto esposto in campagna elettorale e la sua personale carica etica, ovvero uno sporcaccione nella sua vita privata non diviene un santo in quella pubblica…

5) non votate qualcuno perché qualcun altro vi dice di votare…ovvero siate cittadini senzienti e non sudditi o servi o stupidi…

soddisfatte queste esigenze di minima dignità del voto, andate a votare e non rimanete a casa, andateci anche se nessuno vi soddisfa, andateci lo stesso e magari annullate la scheda che è quello che, come cittadino, farei personalmente io nella maggior parte dei comuni lucani al voto…ma non in tutti, perché il bene comune a volte si traveste per non essere subito riconosciuto e così ucciso dai soliti bracconieri della speranza che qualcosa in questa regione posa cambiare…

così se una lista più o meno già vi convince ed individuate in essa una reale brava persona, votatela e fatela votare e così aiutatela ad essere se stesso in una lista ed a rappresentarvi in un consiglio comunale e non una faccia a forma di foglia di fico in una lista che tutti presto dimenticheranno… 

buon voto a tutti, in attesa dei veri cambiamenti, non delle pagliacciate…

miko somma

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un manipolo di deficienti…

idiozie da personaggio dei cartoni animati…io ribalterei la cosa con un “tutto o quasi va male ed è evidente nei numeri e nell’esperienza delle cose, ma se come italiani la smettessimo di dire che ‘non tutto va bene, ma…’, tanto per prenderci per i fondelli, forse avremmo coscienza di dove sia il male e come poterlo risolvere…

a cominciare dal mandare a casa questo manipolo di deficienti…

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un saluto rispettoso a muhammad alì…

04/06/2016

un saluto rispettoso a muhammad alì – cassius clay, un istrionico grande campione che non perse mai l’incontro clou con la dignità di essere un uomo, ma a cui fu sottratto il titolo per non aver voluto fare la guerra…ti ricordo, bambino, in “rumble in the jungle”…ali bumayè…un grande uomo…salam aleikum

miko somma

e voglio ricordare questo grande campione e grande uomo con questo articolo di luigi panella ( http://www.repubblica.it/sport/vari/2016/06/04/news/morto_muhammad_ali_la_leggenda_del_pugilato-141246310/)

E’ stato il più grande, anche oltre il ring. Rifiutò di partire per il Vietnam, si convertì all’Islam. ”I campioni non si fanno nelle palestre ma con qualcosa che hanno nel loro profondo: un desiderio, un sogno, una visione’.  Fu nominato il più grande sportivo del secolo scorso, lo è stato di tutti i tempi

Morto Muhammad Ali, la leggenda del pugilato sempre in prima fila per i diritti civiliAlì contro Foreman a Kinshasa nel 1974 (afp)

PHOENIX - Sarebbe troppo facile affermare che Muhammad Alì ha perso il match più difficile della carriera, quello con il morbo di Parkinson, di cui soffriva da oltre 30 anni e che all’ospedale di Phoenix, dove era stato ricoverato due giorni fa per problemi respiratori, ha posto fine alla sua straordinaria esistenza all’età di 74 anni. Certo, ormai da tanto tempo le sue parole non erano i proiettili lanciati nelle sue grandi battaglie, sul ring e per i diritti civili, ma l’intensità dello sguardo era rimasta sempre la stessa nonostante quel velo calato impietoso. Alì ha battuto anche la malattia, usando le sue idee di libertà e giustizia per danzare come una farfalla e pungere come un’ape.

Quel morbo maledetto irriso già ad Atlanta nel 1996, quando accese la torcia olimpica. Non combatteva da 15 anni, ma forse quella sera fu il round più bello della vita: Parkinson messo alle corde da quel coraggio di  mostrarsi malato, dalla fragilità avvolta in un commovente tremolio per un uomo che aveva avuto il mondo in pugno. Da quella notte in Georgia sono passati tanti anni, tra una finta, un jab e una provocazione. Quel Parkinson che non gli impedì l’ultimo saluto al più acerrimo rivale, Joe Frazier, l’uomo che Alì in una leggendaria trilogia di sfide ha sofferto più di tutti. Si stavano tanto antipatici. Frazier lo spedì al tappeto al Madison Square Garden di New York nel 1971: un gancio sinistro perfetto, bello e intenso come un raggio di luce nella notte. Alì si prese la rivincita due anni dopo. Poi ci fu Manila 1975, il match più brutale di sempre. Alì si  divertiva a prendere a pugni un pupazzetto che raffigurava un gorilla per sbeffeggiare smokin’ Joe, sul ring i due quasi si uccisero, lasciarono lì una parte del fisico e dell’anima. Alì vinse, ma riconobbe che se l’avversario non avesse abbandonato alla fine del quattordicesimo round, forse lui stesso non si sarebbe ripresentato sul ring. E poi ancora, in flash che si sovrappongono non tenendo conto del tempo, Alì alle Olimpiadi di Londra: gli occhi nascosti dietro grandi occhiali neri, non più di un cenno di saluto. Eppure è stato l’unico in tutti i Giochi a tenere testa come popolarità ad Elisabetta II che dava spettacolo con l’ultimo 007. Alì ha dato ragione al Jack London, che non ha potuto conoscerlo eppure è come se lo avesse conosciuto quando affermò: “Preferirei di gran lunga essere campione del mondo dei pesi massimi – cosa impossibile – che re d’Inghilterra o presidente degli Stati Uniti o kaiser di Germania”.

Tante cose che fanno capire come sia riduttivo parlare del Muhammad Alì pugile. Joe Louis o, scendendo dai massimi ai medi, Ray Sugar Robinson forse sono stati complessivamente superiori sul ring, resta comunque questione di opinioni… Ma Ali è stato il più grande sportivo di tutti i tempi. Mai una banalità, ma un continuo bersagliare il perbenismo di una certa America, conservatrice ed incapace di accettare che il campione del mondo dei pesi massimi rifiutasse di ‘onorare’ la patria nella follia del Vietnam. ”Non ho niente contro i Vietcong, loro non mi hanno mai chiamato negro…”. Non una frase ad effetto, ma una coraggiosa scelta di coscienza che gli costò il ritiro della licenza e la perdita del titolo negli seconda parte degli anni sessanta. Già negro. Come diceva lui, con il nome da negro, Cassius Clay, si rivelò al mondo vincendo l’oro a Roma alle Olimpiadi del 1960. La leggenda narra della medaglia gettata in un fiume dopo che un camierere bianco si era rifiutato di servirlo. Poi si convertì all’Islam e per tutti fu Muhammad Alì. Quando nel 1964 conquistò il titolo mondiale contro Sonny Liston finì subito nell’occhio del ciclone. Quel giovane spaccone così linguacciuto che abbatte un picchiatore brutale, anche nella rivincita ed in un solo round. Era la notte del colpo che nessuno vide e che a distanza di oltre 50 anni fa ancora discutere.  

”I campioni non si fanno nelle palestre. I campioni si fanno con qualcosa che hanno nel loro profondo: un desiderio, un sogno, una visione”. Una visione portata fuori dalle sedici corde per riaffermare il principio indissolubile della pace. Alì è stato uno dei pochi personaggi di fronte ai quali è impossibile restare indifferenti. Per chi ama il pugilato è stata la sveglia nel cuore della notte -questioni di fuso orario – per assistere ai suoi capolavori. Ma anche coloro ai quali del pugilato non frega nulla, hanno parlato di lui. Chi lo venerava, chi non vedeva l’ora che qualcuno gli desse una lezione per quel suo modo linguacciuto di indispettire gli avversari.

Perseverante ed ossessivo quando si trattava di raggiungere i propri obbiettivi. ”I want Holmes, I want Holmes”, ripeteva ossessivamente in preparazione al match più impossibile. Sapeva di non potercela fare, ormai trentottenne e debilitato nel fisico, ma voleva il più giovane e forte rivale, quel Larry Holmes che in una straordinaria manifestazione di rispetto e affetto gli risparmiò una punizione pesantissima prima dell’inevitabile conclusione al decimo round. Uomo da show a trecentosessanta gradi. Lo fu anche nel 1974 nello Zaire, allora si chiamava così la Repubblica Democratica del Congo. George Foreman, gigante texano di potenza disumana soggiogato dalla personalità del rivale: campione ridimensionato a sfidante, nero trasformato in amico dei bianchi, indesiderato inquilino dell’Africa Nera.

Foreman arrivò a Kinshasa come un pugile che voleva conservare il proprio titolo, Ali come il liberatore di un intero continente. Foreman scese dall’aereo con Dago, il suo pastore tedesco, e gli africani ripensarono a quei cani utilizzati durante la tirannia di re Leopoldo per terrorizzarli. Alì fu invece riconosciuto come il fratello nero, e tutti lo accolsero da re, la sua macchina solcava le strade polverose, e tra le nuvole i volti dei piccoli neri lanciavano il loro grido di implorazione. ”Ali boma ye”, ”Ali uccidilo”. ”George faceva male, ogni suo colpo qualche danno lo provocava sempre, ti spaccava un muscolo, ti incrinava qualche osso”. Ma lui seppe sopportare stoicamente, per otto round, poi zittì i detrattori, tornando a pungere come un ape e danzare come una farfalla, e per Foreman non ci fu scampo. I più giovani, ma anche chi lo ricorda bene, vadano a vedersi – facilissimo da trovare su internet – il match di Kinshasa. Otto round, non un semplice incontro di pugilato, ma una vera e propria autobiografia di un mito. C’erano proprio George Foreman e Larry Holmes, nell’ultima occasione ufficiale alla quale Alì era intervenuto, o scorso ottobre nella sua città natale, Louisville nel Kentucky, in occasione del tributo di ‘Sports Illustrated’ nei suoi confronti.

La sua morte è avvenuta quando in Italia era quasi l’alba. Tanti anni fa era il momento di andare al lavoro, o a scuola, o rimettersi a letto dopo aver assistito ai suoi match. Alì è morto, immortale Alì.

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