la revisione del programma 6) turismo (ex parte 8)

il lavoro di revisione continua, e questa volta ci occupiamo di turismo, ma come ormai solita prassi, eccovi la nostra riduzione grafica, a cura del nostro marco, di questa parte fondamentale del nostro programma…ed a voler riassumere ancor di più, viaggiatori e non solo turisti..

6). Turismo (ex parte 8)

Passiamo ora alla ottava parte del nostro programma, turismo, dovendo necessariamente fare un prolusione che funge da base all’elencazione dei punti.

Il mondo occidentale ci ha ormai abituati ad una idea del turismo, villaggi vacanze, resort, alberghi, dove la stessa presenza del turista nel paese che lo ospita pare doversi necessariamente legare ad “omogeneità” dell’offerta stessa, che rientra in parametri e standard codificati, “occidentali”, e che riguardano non solo qualità e quantità dell’offerta stessa, ma la stessa percezione del tempo-vacanza che non appare mai dissimile dalla percezione usuale del tempo nel resto dell’anno.

Concetto non banale quello della percezione del tempo, ma fondamentale per la comprensione del “divertimentificio” e del veloce consumo ottico del paesaggio, delle tradizioni locali (anch’esse rese a tempo), della cucina e così via discorrendo, a cui troppo spesso il turismo di massa riduce la percezione del luogo, perdendo così ogni connotazione che potrebbe portarlo ad una dimensione differente, il viaggio, dove è la nozione di differenza del tempo a noi usuale, a costituire elemento cardine di ciò che deve essere “scoperta” del luogo che si visita, una “immersione” nel suo tempo (che è il tempo di natura, tradizioni, usi e dei ritmi locali) che riteniamo sia cardine fondamentale su cui ruotano due stili di fare e così programmare il turismo: consumare il luogo o viaggiare il luogo.

Crediamo che sia la sola seconda ipotesi, quella del viaggio, che possa legarsi ad una terra come la nostra regione, troppo facile a consumarsi se altre ipotesi dovessero intervenire sull’inconsueto che riesce ad offrire e su quell’incontaminatezza che invece vanno custoditi con cura come il vero volano di una “differenza” di questa regione.

Così questa parte del programma va letta in assoluta interdipendenza con tutte le sue altre parti, in una complementarità che tende alla valorizzazione del territorio ed alla conservazione del suo stato naturale come investimento.

I. Dichiarazione programmatico-statutaria dell’incontaminatezza del territorio come obiettivo prioritario (vedi parte agricoltura e ambiente) per un turismo compatibile al territorio ed alla sua salvaguardia e valorizzazione nell’ottica di tramandarlo come unicum alle future generazioni.

II. Redazione immediata di un piano di programma regionale per il turismo sulla scorta di quanto alla premessa ed al punto I)

piano che ovviamente deve recepire il criterio di base ed organizzare l’offerta turistica in stretta conseguenza a questo, valorizzando il patrimonio naturale, culturale, storico-architettonico e migliorandone la reale fruibilità attraverso interventi mirati a favorire la micro-accoglienza, la conservazione, tutela e valorizzazione dei piccoli borghi, la percorribilità intermodale della regione attraverso una precisa organizzazione dei mezzi di trasporto e delle coincidenza tra essi, l’offerta di circuiti in accordo al punto seguente e la migliore sinergia tra tutti gli uffici e gli operatori dell’offerta turistica da intendersi come regionale

III. Commissariamento e riforma dell’APT in Ufficio Interdipartimentale per il Turismo per l’attuazione del piano di cui al punto II), sottoposto al controllo programmatico del consiglio regionale, con compiti di individuazione dei circuiti turistici integrati (biblio-museale, storico-archeologico, del mare, della montagna, della tradizione, della eno-gastronomia, del paesaggio-oasi e parchi naturali), della gestione delle inter-modalità tra i circuiti, della redazione e gestione di una guida integrata dei servizi e delle offerte, di un calendario regionale degli eventi in collaborazione con gli enti locali, della interconnessione ed intermodalità tra i mezzi di trasporto locale, del controllo sulla gestione dei servizi e delle infrastrutture, dell’organizzazione diretta di eventi, della stipula e cura di convenzioni ed accordi con istituzioni, associazioni, categorie, imprese del settore turistico-ricreativo

il commissariamento, quindi l’allontanamento dell’attuale dirigenza, e la riforma dell’apt in ufficio interdipartimentale per il turismo, lungi dall’essere un mero rientro nella potestà regionale di competenze ad oggi delegate ad una struttura gestita quasi privatisticamente secondo logiche non sempre condivisibili, deve intendersi come la precisa volontà di costruire una reale, efficiente struttura di sovra-determinazione, indirizzo, controllo e gestione che faccio capo ad esatti criteri di organizzazione di una capillare struttura recettivo-culturale in grado di ottimizzare sia l’uso delle risorse che la messa in campo di strategie di comunicazione ed organizzazione…l’individuazione dei differenti circuiti, tra essi comunicanti, e ciascuno con l’individuazione di un responsabile operativo, serve a definire la migliore politica di organizzazione degli stessi in rapporto alla fruizione, ottimizzando e tarando così l’offerta non più verso un generico turismo, ma verso settori di interesse definiti e definibili proprio nei 7 circuiti che ovviamente necessiteranno di una comunicazione ed offerta strettamente individuabile…circuiti che dovranno potersi integrare tra loro, sia nell’offerta da affidarsi oltre che all’attività diretta di marketing territoriale, alla redazione di una precisa e dettagliata guida agli stessi, redatta da professionisti del settore e non più improvvisata e spesso confusa e contraddittoria (come spesso accade oggi), che nella riunificazione degli stessi circuiti in punti aggreganti, quali eventi e luoghi di particolare valore…la redazione, integrata alla guida, dovrà contenere un dettagliato schema dei trasporti regionali, sia quelli generali, sia quelli peculiari, intendendo con questo tutti i mezzi di trasporto coinvolti nella gestione del settore turismo…compito dell’ufficio sarà anche quello di verificare la rispondenza delle strutture organizzative e recettive a precisi parametri di legge e di soddisfazione del turista

IV. Programmazione quinquennale degli interventi sul turismo e legge regionale sulle contribuzioni al turismo con riordino della normativa sugli agriturismo e controllo sull’effettività degli stessi ed il rispetto dei parametri già fissati.

tale necessità di programmazione è ravvisabile con evidenza proprio rispetto all’enunciato dei punti precedenti, necessitandosi al contempo di una legge regionale che rimetta ordine a materie di interesse turistico

V. Realizzazione del Consorzio Regionale del Turismo tra operatori, enti locali e regione per l’aggregazione e la razionalizzazione dell’offerta, servizi comuni, tariffari, codice di disciplina e più in generale la gestione consortile dei circuiti al punto III)

la creazione dell’ufficio interdipartimentale per il turismo è prodromo alla creazione di un consorzio regionale del turismo dove far confluire ogni energia volta all’ottimizzazione delle linee guida ed alla loro applicazione pratica in termini di confluenza di interessi pubblici e privati alla migliore gestione di un comparto produttivo individuato come strategico per l’interesse regionale e che come tale necessita di un razionale e sistemico approccio pratico e comune

VI. Divieto espresso alla costruzione di nuove strutture di accoglienza turistico-alberghiero a qualsiasi titolo superiori alle 250-300 presenze e fissazione dei parametri di inserimento nei circuiti regionali.

punto che crediamo chiaro e che, lungi dall’apparire punitivo, individua invece conseguenzialità strettamente attinenti alla linea programmatica di voler favorire il turismo attraverso piccole strutture in cui favorire l’approccio del turista alla realtà locale e non ad una realtà che, in conseguenza delle dimensioni delle strutture, tenderebbe invece alla standardizzazione dell’offerta e della percezione

VII. Individuazione delle località di interfaccia per la successiva penetrazione nei circuiti guidati del territorio regionale sulla base delle infrastrutture autostradali-ferroviarie-aereoportuali, esistenti o di programmazione, ove andranno allocate le sedi operative dell’Ufficio Interdipartimentale con compiti di accoglienza, assistenza ed informazione, indirizzo dei circuiti, prenotazione dei servizi, controllo della qualità di sistema.

località di interfaccia che fungano non solo da front-office, quindi da primo impatto tra il turista e l’offerta turistica regionale, ma che siano in grado di assicurare la migliore organizzazione del viaggio attraverso la professionalità e la perfetta corrispondenza tra quanto promosso e quanto realmente offerto…riteniamo che sulla scorta di considerazioni svolte già al punto 7) trasporti, tali località siano facilmente individuabili in potenza, matera, metaponto-policoro, maratea, melfi, città dalle quali in virtù di una maggiore facilità di accesso dall’ambito nazionale possa poi veicolarsi nell’intero territorio regionale il flusso turistico

VIII. Censimento e valutazione dello stato di conservazione e di recupero, studio di fattibilità, messa in sicurezza, pavimentazione con materiali naturali trattati in loco, infrastrutturazione leggera di accoglienza dell’intero percorso dei Regi Tratturi e delle Vie della Transumanza, nonché delle vie consolari e medioevali, in ordine alla creazione di un percorso storico-naturalistico integrato ai circuiti al punto III) ed atto alle percorrenze a piedi, con mezzi animali od a trazione animale, con bicicli, automezzi a trazione elettrica o bio-carburanti, motocicli a basso tenore di emissioni carboniche ed acustiche o qualsivoglia veicolo a basso o nullo impatto ambientale

si tratta di uno specifico settore che permette l’immersione totale nel circuito naturale, potendosi ovviamente integrare con tutti gli altri circuiti, a “bassa velocità” e basso impatto, per il quale prevediamo una opera di ripristino mirato attraverso la messa in sicurezza delle arterie e l’uso di materiali locali (con ovvie ripercussioni positive a livello produttivo ed occupazionale) delle antiche vie di comunicazione, una connessione tra queste ed i luoghi di particolare interesse e la fornitura di mezzi animali ed a trazione meccanica a basso o nullo impatto ambientale organizzati secondo “stazioni di posta” che fungano da strutture recettive a bassa capienza, individuate ed organizzate attraverso nella ricognizione preventiva sulle strutture esistenti e di proprietà od utilizzo di demani pubblici (quindi regione, province, comuni, ex comunità montane, corpo forestale dello stato, anas, ferrovie dello stato, etc), eventualmente da richiedersi in affidamento attraverso comodati e tipologie varie di contratti non onerosi, e recuperabili ad altri utilizzi

IX. Legge regionale degli arenili e delle zone di rispetto, in accordo alla normativa nazionale di settore, atta a fissare regole e parametri su destinazione ed uso, manutenzione e cura degli stessi da parte degli enti locali, dei concessionari e dei soggetti a qualsiasi titolo coinvolti in attività che insistano in via diretta od indiretta sugli arenili.

crediamo che normare con efficacia in questo settore, nelle more della legislazione nazionale, sia necessario nella fissazione di precisi limiti di uso degli arenili e di utilizzo di materiali e/o strutture strumentali che vadano di concerto ai principi generali

X. Studio e realizzazione di un programma di inserimento dei comuni dichiarati in via di spopolamento in un circuito speciale turistico-residenziale volto all’arrivo e permanenza di categorie di pensionati e/o soggetti svantaggiati con l’intermediazione al punto III) in tema di convenzioni ed accordi

ci piacerebbe chiamare questo circuito speciale “i borghi del sorriso”, borghi cioè nei quali, previo un preciso censimento operativo, si possa dare avvio ad un processo turistico volto a categorie sociali (anziani o portatori di disagi) la cui domanda turistica è volta alla residenzialità in strutture e località dove sia la serenità dell’atmosfera ambientale e sociale in una accoglienza mirata alle specifiche esigenze ad essere volano di interesse…in altri termini, indirizzare un settore specifico dell’offerta turistica regionale verso soggetti sociali il cui arrivo in località altrimenti destinate a spopolamento potrebbe costituire occasione di rilancio delle stesse attraverso l’organizzazione locale di un’accoglienza tarata proprio sul “piccolo e tranquillo” che molti dei nostri paesi interni sono in grado di assicurare…vorremmo sottolineare la possibilità inoltre che tali arrivi possano tramutarsi in stanzialità dei soggetti ospitati per periodi anche più lunghi della stretta attività di vacanza e per i quali si attiverebbe inoltre una maggiorazione delle presenza legate anche ai flussi parentali degli ospiti

XI. Presa in carico da parte della Regione Basilicata, con apposito programma coordinato con gli enti locali, della ricostruzione o ristrutturazione di parti dei borghi abbandonati per la realizzazione di “villaggi dell’arte”, atti all’ospitalità di giovani artisti ed alla tenuta di attività seminariali e di stages, accademiche e didattiche, nonché alla realizzazione di laboratori artistici permanenti o stagionali ed all’inserimento degli stessi nei circuiti della formazione professionale.

punto che appare chiaro in termini sia di turismo legato agli stages artistici ed alle attività seminariali, sia in termini di crescita di uno specifico settore legato alla formazione professionale, sia inoltre come punto di interesse culturale che ben giustificherebbe interventi ricostruttivi da allocare oltre che sulla finanza regionale, anche su precisi capitoli di finanziamento nazionale e comunitario

XII. Azioni volte al completamento dell’aeroporto lucano presso la pista Mattei di Pisticci ed all’ottenimento di assets di voli stabili e/o stagionali, nonché studio di fattibilità di una compagnia consortile pubblico-privata per attività di chartering a fini turistici, potenziamento dell’avio-superficie di Grumento ed allestimento di campi di volo per deltaplano e simili.

punto che crediamo chiaro

p.s. tratteremo le questioni di matera 2019, capitale europea della cultura, in una parte speciale, vista l’estrema rilevanza che tale evento avrà e dovrà avere per tutto il territorio regionale…

dall’alpe alle piramidi…NO al TTIP…

21/05/2016

sapete com’è…io credo che dall’alpe alle piramidi, dal manzanarre al reno (ma estendiamo al mondo intero), tutti abbiano diritto al cibo buono, salutare e garantito, non solo chi può permetterselo…

NO al TTIP, perchè contiene troppo mercato multinazionale che “spreme” la terra e troppo poco mercato locale che la nutre, nutrendo gli uomini!!!…

miko somma

la revisione del programma 5) energia e politiche energetiche (ex parte 10)

passiamo alla decima parte del nostro programma, energie e politiche energetiche, partendo dalla considerazione di alcuni dati di fatto, le estrazioni petrolifere in atto, quelle immediatamente future, quelle con cui avremo probabilmente a che fare nel prossimo futuro, l’approvazione del PIEAR e delle successive modificazioni/integrazioni allo stesso ed i profondi dubbi che riguardano proprio quest’ultimo nella sua applicazione.

Crediamo quindi che in Basilicata non vi sia alcuna necessità di ulteriori produzioni energetiche, anche a fronte di un calo della richiesta energetica globale e regionale sia per effetto della crisi, che del risparmio energetico generato dai miglioramenti produttivi, così da non giustificarsi alcun aumento annuo del fabbisogno regionale e ciò nonostante il problema della produzione energetica si ponga fortemente sia rispetto alle indicazioni UE (tra cui Burden Sharing che aumenta del 50% la produzione delle singole regioni), sia alla necessità di soddisfare quel fabbisogno attraverso la produzione locale da fonti rinnovabili, fonti che nonostante escamotage di legge che considerano rinnovabili fonti di produzione energetica quali la termo-valorizzazione di rifiuti, le bio-masse ed in ogni caso tutti procedimenti fondati sulla combustione, crediamo vadano riportate alla loro essenza di fonti rinnovabili in quanto tali…fondamentale naturalmente è l’approvazione di un Piano Energetico Nazionale che meglio definisca il contributo regionale al paese…

Valido quanto già espresso sul nucleare nella parte ambiente del presente programma…ed eccovi il nostro consueto riassunto grafico

5) energie e politiche energetiche (ex parte 10)

I. Blocco immediato degli effetti (moratoria energetica) e rimodulazione del PIEAR, sia dal punto di vista quantitativo, che qualitativo, ed in ogni caso in accordo al seguente punto II), così da realizzarsi solo in accordo ai principi della auto-sufficienza energetica tarata sulle reali necessità certificate sui consumi integrati degli ultimi due anni, sulla realizzazione di piccoli impianti in/off grid a gestione comunale od inter-comunale, sulla rete corta regionale, sulle reali capacità produttive nel rispetto del territorio e della sostenibilità e del non consumo di territorio, sull’intervento pubblico prevalente nel settore energetico.

si tratta, in sintesi, delle nostre idee di realizzazione di un piano energetico regionale realmente attinente alle necessità del territorio, quindi organizzato sulla auto-produzione volta al raggiungimento della auto-sufficienza energetica, elemento questo di non secondaria importanza dal momento che la nostra regione con le sole estrazioni di idrocarburi attuali (val d’agri) e di prossima realizzazione (tempa rossa), portano ad un 9% circa del totale del fabbisogno energetico del paese (calcolato in barili di petrolio equivalente), troppo per una piccola regione dagli equilibri delicati come la nostra…

evidente quindi che nel tarare ulteriori produzioni energetiche si rendesse necessario considerare quanto già in atto, avendo invece stabilito nel PIEAR un ulteriore aggravio di produzione per il territorio…la nostra idea è un sostanziale ribaltamento produttivo che in primis pone la necessità di conoscere in dettaglio il consumo energetico aggregato e settore per settore, quindi disaggregato per zone omogenee sul territorio regionale, la costruzione di piccoli impianti ad energie rinnovabili strettamente tarati sui consumi accertabili e gestiti dalle comunità, dove possibile anche non connessi in rete, individuando ogni tipologia produttiva sulla base delle reali possibilità del territorio ad ospitare impianti per evidenti ragioni di ordine vocazionale, ambientale, paesaggistico ed economico…l’idea finale sarebbe di arrivare ad una compartecipazione dei cittadini alla produzione attraverso l’auto-produzione domestica da immettere in rete soddisfatte le esigenze proprie, ovvero una forma di democrazia energetica

II. Dichiarazione di intenti che stabilisca l’energia prodotta e producibile in loco come “bene comune regionale”, assoggettandola ai principi di gestione pubblica dell’acqua (vedi parte del programma acque) e legge regionale che sancisca la non realizzazione di impianti di energia rinnovabile fondati sui processi di combustione e/o cogenerazione e sull’uso delle tecnologie nucleari.

punto assolutamente in linea con quanto esposto in più parti del programma, ma sul quale vogliamo ribadire la centralità della produzione energetica che al pari dell’acqua deve essere gestita secondo canoni da “bene comune” e, nelle more della legislazione nazionale, trattata come bene senza rilevanza economica primaria…

legislativamente poi si intende stabilire che le energie prodotte da processi di combustione non sono considerabili come energie rinnovabili ed in modo particolare normare sul divieto dell’uso delle tecnologie nucleari sotto qualsiasi forma nella produzione di energia

III. Liquidazione immediata della Società Energetica Lucana e sua trasformazione in ente pubblico a carattere non economico di produzione, gestione e distribuzione energetica od in alternativa in società ad azionariato di cittadinanza.

riteniamo che la società energetica lucana abbia dei pericolosi tratti privatistici che intendiamo inabilitare o con la liquidazione della società e l’affidamento delle sue competenze ad un ente di diritto pubblico (agenzia regionale dell’energia) o ad una società ad azionariato di cittadinanza sul modello di quanto previsto sulla trasformazione di acquedotto lucano

IV. Istituzione di una Autorità Energetica regionale indipendente e della Commissione Mista Consiliare sull’Energia, costituita sulla base dei principi di quanto alla analoga commissione mista citata nella parte del programma industria e politiche industriali e con essa relazionante.

autorità energetica che vigilerà su ogni aspetto riguardante la gestione e produzione di energia sul territorio regionale, non solo per quanto attiene la produzione ex PIEAR, ma ogni tipologia di produzione energetica, anche non a carattere regionale, sul territorio della regione, con specifica autorità sui tracciati degli elettrodotti anche a carattere nazionale

V. Istituzione di una commissione di esperti che individui le possibilità di produzione energetica da fonti rinnovabili di ogni comune lucano, stabilisca il fabbisogno prevedibile in rapporto ai piani di sviluppo, individui in modo concertato con le popolazioni locali le fonti utilizzabili, le dimensioni degli impianti (vedi punto I).

punto strettamente connesso a quanto esposto al punto I) per ciò che attiene l’individuazione e la taratura di plessi energetici locali

VI. Realizzazione a cura della Regione Basilicata degli impianti di produzione energetica e consegna della gestione diretta degli stessi ai sindaci, in collaborazione con l’ente energetico al punto III) e l’autorità energetica al punto IV).

VII. Tariffazione energetica regionale per la parte di competenza dell’ente energetico sulla base del costo lordo reale di produzione.

ove per costo lordo di produzione si intende il costo generale della produzione, gestione, manutenzione, distribuzione, costi del personale ed oneri senza alcuna redditività da capitale investito

VIII. Esclusione alla realizzazione di impianti energetici superiori a 200 kw sulla base di procedimenti di DIA o procedimenti semplificati, esclusione assoluta dell’utilizzo di terreni agricoli e/o soggetti a vincolo ambientale-paesaggistico per la realizzazione di impianti energetici, ad eccezione dei casi di comprovata irrealizzabilità degli impianti previsti sulle superfici edilizie esistenti o su aree ex aree industriali (vedi parte industria punto VIII).

il punto è in linea con quanto stabilito sull’auto-sufficienza energetica regionale da perseguirsi attraverso impianti dal basso impatto sulle matrici ambientali e/o paesaggistiche, nell’abbattimento di ogni procedura semplificata ove sussistessero diritti privati acquisiti

IX. Regolamentazione puntuale della possibilità di utilizzo e produzione di bio-masse o materie prime agri-energetiche solo per impianti off-grid di stretta auto-sufficienza locale (vedi punto II) o di uso privato in termo-camini a recupero energetico.

il punto ha lo scopo di regolamentare un utilizzo residuale e locale delle bio-masse incentrando il loro utilizzo sul reale fabbisogno e sulle condizioni di approvvigionamento locale ed al tempo stesso di normare sull’utilizzo delle stesse in termo-camini ad uso domestico atti al recupero energetico

X. Azzeramento delle domande di realizzazione di nuove centrali eoliche pervenute presso la Regione Basilicata fino a rimodulazione del PIEAR e montaggio di quanto ritenuto in eccesso.

punto chiaro e conseguenziale alle finalità di rimodulare il PIEAR nella sua parte predominante, l’eolico, ove riteniamo che domande per la realizzazione di oltre 2000 mw siano insostenibili per il territorio, nelle più generale critica a tutto lo strumento adottato

XI. Opposizione in ogni sede ad ogni progetto esterno di realizzazione di impianti energetici fondati sui processi di combustione di idrocarburi, cdr e simili e bio-masse nell’intero territorio regionale, compresa ogni forma di centrali o strutture attinenti a trasporto, stoccaggio, trattamento degli stessi, con rilettura critica dei pareri positivi espressi precedentemente dalla Regione Basilicata e negazione degli stessi sulla base dei principi di auto-tutela e precauzione.

punto che riguarda in modo prevalente gli impianti già autorizzati o da autorizzare le cui domande sono in giacenza presso gli uffici regionali

XII. Avvio immediato delle procedure di opposizione in ogni sede legale ed amministrativa a procedimenti di allocazione di strutture energetiche autorizzate in Regione Basilicata sulla base di disposizioni legislative nazionali che contrastino con i punti espressi in questa parte del programma ed in ognuna delle precedenti.

la revisione del programma 4) idrocarburi (ex parte5)

il programma passo per passo – parte 4) idrocarburi

già convocata la riunione per sabato 21 alle ore 17,30 sempre presso la nostra sede di potenza sul tema turismo e cultura, passiamo alla revisione programmatica di un tema molto rilevante per questa terra, le estrazioni e trattamento di idrocarburi…come al solito, eccovi la nostra “riduzione grafica” dell’esposizione

4). Idrocarburi

in questa parte del programma affrontiamo una tematica a noi molto cara, quella degli idrocarburi, sia liquidi che gassosi, estratti, stoccati, trasportati e ad ogni titolo trasformati sul territorio lucano e che sono diventati la “maledizione” di questa regione, riprendendo le nostre proposte elaborate prima come comitato no oil, poi come comunità lucana…

ma avvertiamo che l’intrecciarsi di normative di carattere nazionale sulla materia e le clausole di “interesse nazionale” su alcuni dei giacimenti ad oggi entrati a regime di coltivazione rendono di fatto impossibile ogni blocco e cancellazione degli accordi intervenuti sugli stessi, come pur spesso ascoltato finora, fino a quando non intervengano “fatti politici” determinanti nella vita di questa regione e costituiti da una volontà popolare diffusa di voler disporre altrimenti del proprio territorio, non potendo disporre della titolarità della risorsa che rimane di esclusiva proprietà dello Stato…

a questo proposito ulteriore complicazione legislativa è quanto stabilito al decreto sbloccaitalia e successive modificazioni, ma soprattutto a quanto la riforma costituzionale potrebbe introdurre in linea di principio legislativo nel nostro ordinamento, ovvero, nel contesto di un generale ridimensionamento del ruolo e della potestà legislativa regionale, la completa estromissione della regione dalla materia energetica:

I. In osservanza al principio politico della contrarietà dei cittadini lucani alle nuove e vecchie estrazioni di idrocarburi e di un conseguente blocco delle concessioni di assenso alle richieste riguardanti le nuove titolarità di ricerca di idrocarburi, approvazione immediata di una nuova Legge Regionale sulle Attività Minerarie che, oltre alla regolazione della materia nella generalità, nello specifico delle estrazioni di idrocarburi ponga condizioni di blocco delle stesse nelle potestà e materie di competenza regionale (residuali in caso di approvazione della riforma) e ribadisca il blocco alla concessione dell’assenso a qualsiasi procedura connessa, anche in rapporto ad attività ad oggi regolate da accordi, fino a quando non siano soddisfatte sia in sede regionale, sia in sede di trattativa con lo Stato tutte le condizioni ai punti seguenti.

legge regionale di regolazione delle attività minerarie che, nell’intrecciarsi di altre normazioni regionali ad oggi assenti e determinanti quali l’approvazione di una legge sul paesaggio, sulla tutela delle acque sorgive, sotterranee e fluenti, dei patrimoni ambientali, della tutela della salute umana ed animale dagli impatti da attività antropiche, ha il compito di regolare interamente la materia mineraria nella nostra regione, nelle more della legislazione prevalente nazionale rispetto alle potestà legislative concorrenti concesse alle regioni ex riforma del titolo V della costituzione (in caso di non approvazione referendaria della riforma) o alle residuali in caso di approvazione, ed i cui principi di applicazione sono meglio chiariti ai punti seguenti, sottolineando che tale legge pur avendo come punto di impatto l’estrazione di idrocarburi, ha effetti di regolazione per ogni altra tipologia di attività mineraria, ivi compresa l’estrazione di inerti

II. Sistema di monitoraggio pubblico, pluri-giornaliero e partecipato da associazioni e comitati di cittadini (possibilmente già presenti nella consulta sull’ambiente, vedi parte 2) ambiente punto II), degli forme inquinanti provenienti delle estrazioni presso i singoli pozzi e delle lavorazioni presso il centro olii di Viggiano, di Pisticci e presso il costruendo centro olii di Tempa Rossa, nell’effettiva operatività dell’osservatorio ambientale e nella sua più ampia partecipazione pubblica aperta ad ogni soggetto interessato e che possa dimostrare continuità nelle attività di osservazione.

partiamo allora proprio dalle estrazioni di idrocarburi e dalla necessità che venga istituito un valido sistema di monitoraggio a rilevazioni continue, sia nei luoghi di estrazione, i pozzi, finora mai controllati nello specifico delle loro attività, per le produzioni ed emissione di gas, liquidi e fluidi, sia nei plessi industriali ove si effettuano trasformazioni degli idrocarburi, e che tale sistema sia partecipato dai soggetti interessati, coincidenti possibilmente con i soggetti di cui alla consulta regionale ambiente, ma nell’effettiva operatività dell’osservatorio ambientale come punto di raccolta dei dati emissivi ed in generale riguardanti ogni impatto delle attività estrattive

III. Indagine epidemiologica sui danni delle estrazioni e del trattamento del greggio e del gas, sulla salute delle popolazioni, ed indagine conoscitiva sui danni all’ambiente (flora e fauna), all’economia (agricola e non) ed alle vocazioni originarie dei territori.

ritenendo poco serie tutte le valutazioni pregresse, avvieremo un’indagine epidemiologica condotta da soggetti indipendenti, secondo metodi di rilevazione sanitaria statistica, generale e puntuale sul campo, con rilevanza sanitaria, ambientale,economica e storica in un intreccio cognitivo in grado di permettere una valutazione a 360 gradi dell’impatto delle estrazioni

IV. Richiesta allo stato italiano di cancellazione di ogni istanza di ricerca, di coltivazione e di stoccaggio, nonché di ogni istanza o permesso di ricerca di idrocarburi sull’intero territorio regionale, eccezion fatta per i permessi già contrattualizzati ed in ogni caso da ri-contrattualizzare in sede nazionale sulla base dei seguenti punti.

punto che appare chiaro nella ridiscussione in sede di un paritario confronto tra stato e regione degli accordi in essere, che arrivi a definire blocco e cancellazione di ogni istanza di ricerca o permesso di ricerca, così come delle concessioni a data attuale non contrattualizzate, avviando una ricontrattazione sia con le singole compagnie, che con lo stato, attraverso una novazione della legislazione in grado di modificare l’attuale ordinamento della materia, con particolare riferimento a punti elencati di seguito

V. Sistema di conteggio pubblico e partecipabile delle quantità di estratto, con la creazione di un ufficio regionale presso i centri olii in cooperazione con l’Intendenza di Finanza regionale.

occorre chiarire che a legislazione, regolamentazione e prassi attuale il sistema di controllo dell’estratto, pur nelle potestà di controllo dell’UNMIG, non sembra essere mai stato direttamente controllato da funzionari dello stesso ufficio ed affidato alle sole rilevazioni e comunicazioni delle società di estrazione, necessitando così il sistema di un ingresso diretto dell’ente regione attraverso specifico ufficio che esegua in proprio verifica reale delle quantità di idrocarburi estratte e trattate, nella collaborazione con l’intendenza di finanza al fine di assicurare validazione delle quantità, sia ai fini della quota royalties spettante alla regione, sia della quota di tassazione spettante allo stato

VI. Concertazione dell’estraibile sulla base di parametri di sostenibilità reale delle estrazioni, del trattamento, stoccaggio, trasporto degli idrocarburi, sia liquidi che gassosi, e del trattamento, trasporto, stoccaggio di ogni frazione di scarto di lavorazione e/o residuo in osservanza sia della legislazione nazionale, sia di ogni attività legislativa che la regione ponga in essere (vedi parte 2) ambiente punto IV).

appare chiara l’esigenza di una concertazione sulle quantità di idrocarburi estraibili che vada oltre le possibilità industriali, per addivenire invece a un criterio di sostenibilità reale delle stesse e dei processi a queste legati ai parametri di salvaguardia ambientale, sanitaria, economica e sociale e programmazione del territorio

VII. Aumento delle royalties al 25% minimo, in una quota parte del 20% a carico delle compagnie e del 5% sulla tassazione nazionale di competenza, oltre al totale carico economico sulle compagnie per ciò che attiene ripristini ambientali e costo delle bonifiche in caso di evidenza di danno, estrazione delle stesse dal patto di stabilità e trasformazione della quota parte di royalties (3%), prima alimentante il fondo per la riduzione del prezzo dei carburanti alla pompa (bonus idrocarburi ex art. 45 l. 99/09), oggi la social card, in un fondo esclusivo per l’acquisto di derrate alimentari locali biologico-biodinamiche per ogni cittadino lucano, secondo quanto già elaborato da Comunità Lucana in una specifica proposta di modifica dello stesso.

chiariamo che le royalties sono stabilite in sede nazionale attraverso legislazione e che a data attuale queste sono dell’ordine del 10% (art. 45 legge 99/09), quindi non risultano modificabili localmente in una attività di ricontrattazione…allo scopo proponiamo che in sede nazionale la Regione Basilicata nelle sedi di confronto tra stato e regione ed i suoi parlamentari nella sede legislativa si rendano portavoce della necessità evidente che tale soglia venga fissata al 25% minimo, composta da un 20% a carico delle compagnie (che manterrebbero ragionevoli margini operativi) e da un 5% a carico della tassazione statale specifica, stornato direttamente sulla finanza regionale e sottratto alle limitazioni ex patto di stabilità

VIII. Blocco tecnico, adeguamento della struttura e, ove ciò fosse tecnicamente possibile, trasferimento del centro olii di viggiano in posizione ritenuta più idonea sulla base dei punti precedenti.

nella doverosità di un adeguamento del centro olii, si tratta nell’ultima parte di un punto di principio che ovviamente necessita di una serena valutazione dei costi e delle opportunità di un simile trasferimento

IX. Predisposizione immediata di un reale piano di sicurezza esterna degli impianti in questione, con messa a disposizione dei cittadini dello stesso e puntuale analisi del rischio, nella definizione di uno specifico Piano di Emergenza gestito dalla Protezione Civile, dai Comuni ed Enti Territoriali interessati.

necessitando impianti della tipologia specifica di piani di sicurezza esterna, nelle more della “conoscibilità” del piano ad oggi esistente che non risulta a conoscenza delle popolazioni (in ciò costituendosi inficio all’esistenza stessa del piano, piano cui è fatto legislativamente obbligo sia portato a conoscenza delle stesse), redazione immediata di un piano coordinato tra gli enti territoriali e la protezione civile nazionale e regionale, nei dettagli dei comportamenti da assumere, dei luoghi di raduno e di ospitalità, nei mezzi e vie di fuga, nella distribuzione di idonee protezioni e tutto ciò che necessita perché tale piano sia pienamente efficiente nell’intreccio ad ogni altro piano di protezione civile esistente (catastrofi naturali)

X. Blocco immediato del centro olii di Tempa Rossa e sua ri-progettazione.

blocco che, ad autorizzazioni già concesse, impone la richiesta di ulteriori vincoli e prescrizioni in virtù di quanto stabilito alla parte II) ambiente

XI. Azioni legali volte alla determinazione ed al risarcimento del danno storico biologico, sanitario, economico-vocazionale derivante da tutte le attività estrattive e di ricerca di idrocarburi sul territorio regionale e richiesta risarcimenti per danni biologici e pretium doloris per la popolazione lucana da devolversi unicamente su un fondo regionale per le bonifiche ambientali.

Punto chiaro nell’intreccio con quanto già descritto al punto III) e che sulle risultanze di quanto previsto possa dar luogo ad ogni azione legale volta al risarcimento dei danni subiti

XII. Utilizzo del gas metano di quota regionale derivante da accordi (Tempa Rossa) o da ricontrattazione di accordi (Val d’Agri) che ne attribuiscano potestà alla Regione, per alimentare un sistema di distribuzione dello stesso in pompe carburanti appositamente predisposte nel territorio regionale che forniscano ai soli residenti lucani un prezzo del carburante gas metano calmierato.

il punto appare chiaro e destinato a creare un’attività di ritorno ciclico sul territorio (risparmi sul prezzo di un carburante), un’attività economica di comparto legata alla modifica dei motori degli autoveicoli ed alla distribuzione del carburante, ed una attività di tutela ambientale diretta nella bassa emissività dell’uso del metano per trazione moto-meccanica…

vogliamo sottolineare che, se i punti elencati tendono alla messa a regime di un evento, le estrazioni di idrocarburi, esistente e che finora si è nutrito di molte zone grigie, la nostra contrarietà alle stesse rimane totale

una domanda…

16/05/2016

la mia considerazione di renzi e del “suo” pd è nota, ma pongo una domanda ai 5stelle…
ma vi pare normale che non esista ancora una struttura democratica interna al vostro movimento in grado di demandare ad un organo eletto e con regole certe, e non alle furie puriste di grillo e cerchio magico, i casi di espulsione?…

miko somma

nei boschi lucani…

non credo sia necessario aggiungere molto commento a questa bellissima foto del mio amico massimo lovisco che “apre” una dimensione dello sguardo e scruta nel buio dei nostri fantastici boschi, ritrovando una poesia che è un canto dell’animo…

la peste dei pesticidi…

vi riporto dal sito ansa questa notizia molto allarmante che per quanto ripresa anche dai media generalisti non ha trovato molta eco – anzi – prontamente sostituita da altri argomenti ritenuti più interessanti, come le stupidaggini di renzi o della boschi, le rodomontate di salvini, le solite fumerie d’oppio dei grillini e via discorrendo…sono dati ufficiali ispra e dovrebbero far riflettere su quanto la nostra agricoltura ed il nostro modo di produrre e consumare dovrebbero mutare…che sia per evitare di trasformare anche la nostra terra in un serbatoio di morte chimica che abbiamo un programma che vuole evitare del tutto l’uso di queste “schifezze” sul territorio regionale?…

 

Ispra, pesticidi nel 64% delle acque di fiumi e laghi. Glifosato nel cocktail

Sale anche contaminazione sotterranea, top pianura padano-veneta

Cresce la percentuale di pesticidi nelle acque: +20% in quelle superficiali, +10% in quelle sotterranee. Lo afferma l’Ispra (Istituto superiore per la protezione e ricerca ambientale) nell’edizione 2016 del Rapporto Nazionale Pesticidi nelle Acque (contenente dati relativi al biennio 2013-2014)  spiegando che le acque superficiali (fiumi, laghi, torrenti) “ospitano” pesticidi nel 63,9% dei 1.284 punti di monitoraggio (nel 2012 era 56,9%); quelle sotterranee nel 31,7% dei 2.463 punti (31% nel 2012). La contaminazione è più ampia nella pianura padano-veneta.

L’analisi dei dati di monitoraggio non evidenzia una diminuzione della contaminazione, spiega l’Ispra precisando che l’aumento di punti contaminati “si spiega in parte col fatto che in vaste aree del centro-sud, solo con ritardo, emerge una contaminazione prima non rilevata”. Durante i controlli sono state trovate 224 sostanze diverse, “un numero sensibilmente più elevato degli anni precedenti (erano 175 nel 2012)”, dice l’Ispra, che indica “una maggiore efficacia delle indagini condotte”.

Secondo l’Ispra, 274 punti di monitoraggio delle acque di superficie hanno “concentrazioni superiori ai limiti di qualità ambientali” e fra le sostanze off-limit c’è il glifosato, l’erbicida più diffuso al mondo su cui si è in attesa di capire se sia cancerogeno o meno visto che c’è divergenza di opinioni e di cui l’autorizzazione al commercio in Europa scade a fine giugno. Ci sono poi i neonicotinoidi, ritenuti fra i principali responsabili della moria di api.

Gli erbicidi sono ancora le sostanze più rinvenute, mentre è aumentata notevolmente la presenza di fungicidi e insetticidi. Nelle acque superficiali, 274 punti di monitoraggio (21,3% del totale) hanno concentrazioni superiori ai limiti di qualità ambientali mentre in quelle sotterranee 170 punti (6,9% del totale) hanno concentrazioni superiori ai limiti di qualità ambientale.

L’Ispra indica che la contaminazione è più ampia nella pianura padano-veneta dove le indagini sono generalmente più efficaci. Nelle cinque regioni dell’area, infatti, si concentra poco meno del 60% dei punti di monitoraggio dell’intera rete nazionale. In alcune regioni la contaminazione è molto più diffusa del dato nazionale, arrivando a oltre il 70% dei punti delle acque superficiali in Veneto, Lombardia, Emilia Romagna, con punte del 90% in Toscana e del 95% in Umbria. (Tabelle regionali)

Nelle acque sotterranee la diffusione della contaminazione è particolarmente elevata in Lombardia 50% dei punti, in Friuli 68,6%, in Sicilia 76%. Più che in passato, avverte l’Ispra, sono state trovate miscele di sostanze nelle acque, fino a 48 in un singolo campione, quindi con una tossicità più alta rispetto a quella dei singoli componenti.

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e da noi che accade?…nell’invitarvi a cliccare sul link delle tabelle regionali per conoscere meglio lo stato delle cose, mi limito a riportare l’osservazione iniziale dell’ispra che ci riguarda…

BASILICATA

I dati a disposizione riguardano solo le acque superficiali e solo il 2014. Sono stati monitorati solo 15 punti. Anche il numero delle sostanze cercate è ridotto (34) e inferiore rispetto alla media nazionale. Non risultano evidenze di contaminazione. Il monitoraggio effettuato non è adeguato per rappresentare il reale impatto dei pesticidi e non consente di esprimere un giudizio adeguato sullo stato di qualità delle acque.

terribile, vero?…

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il califfato…

AGR “Una vita per gli altri” è il tema dell’incontro pubblico che Domenico Pittella terrà con i giovani in occasione della presentazione del suo ultimo libro “Una vita per il socialismo umanitario”. L’incontro si terrà domani alle ore 11.00 presso l’ex Ospedale di San Rocco, Sala Cristo Flagellato, Piazza San Giovanni – Matera.

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debbo aggiungere altro che non sia il titolo nella sua crudezza?…poi a voler essere un po’ ironici mi chiedo chi abbia firmato la traduzione dal lauriota all’italiano…

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il fascismo conclamato…

11/05/2016

pur con ogni riserva politica sul partito a cui appartiene e sulla maggioranza espressa in regione basilicata, non posso che non esprimere la mia personale solidarietà a piero lacorazza, ormai ex presidente del consiglio regionale, allontanato per volere del presidente pittella (esecutore materiale) e di matteo renzi (mandante) per avere sostenuto il referendum dello scorso aprile sulle trivellazioni in mare…

il partito della nazione avanza anche in questa regione, la prima in cui si sperimenta anche a livello locale, quanto sorregge la maggio-renzi di governo, ma c’è di più…siamo al fascismo conclamato!!!…

all’amico francesco mollica che lo sostituisce personalmente faccio i miei auguri per l’incarico che credo assolverà con la competenza che la sua lunga esperienza consiliare contiene…

a marcello pittella dico che il suo tempo politico volge al termine…

miko somma

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la revisione del programma 3) FORESTAZIONE ED ALTRI IMPEGNI AMBIENTALI (ex parte 19)…

non meravigliatevi di trovare la ex parte 19) del programma al terzo punto dell’esposizione, ma nella doverosa revisione abbiamo trovato più coerente e semplice l’idea di trattare per blocchi tematici questo corposo lavoro programmatico e così accorpare questa parte alle prime due, vista la stretta attinenza tra loro…già convocata la riunione di giovedì prossimo, 12/04 alle ore 17,30 sempre presso la nostra sede di via portasalza 16 a potenza, che verterà su idrocarburi ed energia, passiamo allora a completare l’esposizione di quanto trattato alla riunione tenutasi la scorsa settimana…

ma prima, la nostra ormai consueta riepilogazione grafica a cura del nostro marco, che dimentico sempre di ringraziare per l’ottimo lavoro e la sua notevole capacità di sintesi…

3. Forestazione ed altri impegni ambientali (ex parte 19)

In questa parte del programma affrontiamo due temi, forestazione ed altri impegni ambientali, che a buon diritto avrebbero potuto essere collocati nella parte del programma dedicata all’ambiente, ma che abbiamo voluto trattare separatamente per le rilevanze specifiche che il temi presentano a livello di programmazione territoriale e che crediamo meritino una trattazione distinta.

Abbiamo anche dedicato un punto alla caccia, attività verso cui nutriamo contrarietà, pur trovando questa un limite nelle leggi che ad oggi la tutelano come un diritto, così cercando di essere “laici” sull’argomento e cercare di inserirla in un contesto molto più ampio di salvaguardia ambientale, a cui questa attività potrebbe dare un suo specifico contributo, ma solo se inserita in precisi contesti legislativi ed operativi.

I. Abbandono della attuale funzione di forestazione produttiva, modifica del piano forestale approvato e sua funzionalizzazione al ripristino della massa forestale, del contenimento del dissesto idrogeologico, degli usi civici (ove recuperabili, documentati o comprovabili da accettata continuità degli stessi), della conservazione del patrimonio arboreo primigenio e delle essenze arboree locali, dell’assorbimento di CO2 da considerarsi non più contabilizzabile ai fini del computo delle emissioni, del mantenimento e dell’ampliamento di zone atte alla conservazione e reinserimento di fauna locale, e riconduzione della forestazione produttiva alla sola coltivazione di materiale ligneo da bio-edilizia e bio-arredamento e/o di essenze pregiate ad uso artigianale, officinale, medicale, di coltivazione dei prodotti del bosco.

riteniamo del tutto sbagliata l’impostazione data finora al piano regionale di forestazione produttiva…ipocritamente non si fa mai cenno alla presenza di 4000 operai forestali a fronte di meno di 600.000 mila abitanti, cosa questa che, in rapporto a quanto più noto al grande pubblico sulla analoga attività svolta sulla forestazione dalla regione calabria, una struttura di 7000 operai a fronte di una popolazione però più che tripla di quella lucana, aspetto questo che ci appare come il paradigma di una gestione legata al clientelismo ed al consenso elettorale e non certo all’obiettivo primario della forestazione, ricostruire valorizzare e tutelare la massa arborea regionale…questa grande massa di operai, il cui numero ci vede ancor peggiori in termini di percentuali di quanto non faccia la regione calabria, è stata finora “foraggiata” al solo scopo di legare le provvidenze delle 151 giornate utili alla percezione dell’assegno di disoccupazione con le filiere del consenso, ma è chiaro che la rilevanza sociale del fenomeno non può essere ricondotta alla sola pratica del voto di scambio, quanto ad una più generale pratica di assistenzialismo a carico di partite non specificamente dedicate dei bilanci pubblici che crediamo vada interrotta senza eventi traumatici (appare del tutto insensato ogni tentativo del genere in considerazione del trauma economico che ne deriverebbe per condizioni sociali già al limite del lavoratori in oggetto), ma attraverso una razionale e graduale riconversione dei lavoratori stessi in altri ambiti di protezione del territorio…

riconversione da operarsi con la messa di in campo di una strategia di forestazione che, oltre alla sua funzione naturale (di cui rimarchiamo però la netta volontà di non precedere a compensazioni tra emissioni e piantumazione che risulterebbero fuorvianti dell’ormai sempre più necessario taglio delle prime attraverso operazioni contabili sui certificati verdi), crediamo debba essere indirizzata verso una vocazione della stessa forestazione a scopi di produzione di materiali biologici per edilizia ed arredamento, di produzione di medicamenti naturali e di coltivazione del prodotto del sottobosco (fragole e bacche, funghi, tartufi, etc), che, nel costituire un obiettivo programmatico di politica industriale ed agricola, potrebbe innescare la formazione di un comparto produttivo locale in grado di assorbire buona parte di quella manodopera in eccesso sia nella produzione che nella coltivazione e cura delle masse forestali a scopi produttivi

II. Divieto espresso, attraverso legge regionale, all’introduzione di essenze arboree od arbustizie non locali e non appartenenti al patrimonio vegetale lucano, di essenze anche ad uso agricolo od agri-energetico derivanti da modificazioni genetiche, sintesi di nuove varietà attraverso manipolazione genetica, o con funzioni differenti dall’uso strettamente agricolo ed in ogni caso da approvarsi preventivamente.

punto che appare chiaro nei suoi intenti di impedire qualsiasi penetrazione di essenze estranee sia al patrimonio naturale sia all’utilizzo programmato dello stesso

III. Catalogazione e riconoscimento legislativo del patrimonio floro-faunistico lucano come bene comune da preservare.

punto che appare chiaro in rapporto al punto seguente

IV. Programma speciale ed iniziative legislative di protezione delle specie floro-faunistiche a qualsiasi livello di rischio di estinzione o da proteggersi come bio-tipo fondamentale per la conservazione del patrimonio di cui al punto III), in concorso alla legislazione nazionale di materia.

V. Divieto legislativo espresso ai non residenti nella regione Basilicata di caccia, raccolta funghi e tartufi e più in generale dei prodotti boschivi e parametrazione, in collaborazione con le associazioni venatorie ed ambientaliste, di una lista e delle pratiche ammesse per la predazione delle specie animali da doversi limitare nell’ottica di un progressivo abbandono concertato delle stesse pratiche venatorie.

crediamo sia giunto il momento in cui una maggiore cura e conservazione del territorio imponga un espresso divieto di raccolta dei prodotti del bosco e della caccia da parte di non residenti, facendo con ciò salva, ma da emendarsi in senso più preciso, ogni disposizione concernente la raccolta per i residenti, che diventano, su specifica richiesta e in accordo alla riunione degli abilitati alla raccolta in consorzi locali, unici soggetti titolari del diritto di vendita a terzi del prodotto del bosco raccolto e delle prede, si da consentire maggiore razionalità, controllo e redditività per gli stessi…crediamo inoltre che, nell’ottica di un progressivo abbandono della pratica venatoria più stringenti intese con le associazioni venatorie siano da mettere in campo anche attraverso quanto al punto seguente

VI. Unificazione degli Ambiti Territoriali di Caccia in un unico ambito regionale.

punto attraverso il quale si deve perseguire una sempre maggiore razionalità nella regolamentazione del settore

VII. Divieto assoluto all’introduzione ed al popolamento di specie faunistiche ed ittiche non appartenenti alla catalogazione di cui al punto III)

punto il cui dettato appare chiaro in rapporto sia punto III) che IV) in ordine ad una tutela del patrimonio faunistico locale che non deve permettere in alcun caso ripopolamenti con specie non autoctone al fine di evitare fenomeni di abnorme od incontrollabile proliferazione di alcune specie a danno di quelle locali, nell’alterazione degli equilibri della catena alimentare animale e del patrimonio genetico delle specie locali

VIII. Completamento delle azioni volte alla costituzione dei parchi regionali e della Rete Natura 2000.

si tratta di un punto a complemento di quanto già ai dettati legislativi e regolamentari in ordine ad obiettivi di tutela stabiliti in sede regionale, con la costituzione effettiva ed il potenziamento dei parchi regionali del vulture, della murgia materana, dei calanchi di pisticci e montalbano, del parco di gallipoli cognato, e comunitaria attraverso il completamento delle reti di zone sic e zps e la loro esclusione da qualsiasi intervento antropico invasivo, in particolar modo rispetto alle attività estrattive e/o energetiche

IX. Programma di individuazione di zone di Ri-naturalizzazione Integrale.

si tratta di un programma teso ad individuare zone peculiari del territorio regionale nelle quali operare la ri-naturalizzazione integrale, ossia la destinazione degli stessi terreni ad interventi volti a creare le condizioni di ripristino integrale dei rapporti naturali per specifiche esigenze di tutela anche legate ad operazioni di bonifica ambientale e di quanto al punto XI)

X. Rimodulazione delle azioni PSR alle loro vocazioni originarie di perequazione del reddito degli agricoltori con metodo tradizionale in zone di prossimità sic e zps.

è evidente l’intento della disciplina comunitaria di tutelare il reddito di questi agricoltori nel riconoscimento di una specifica opera di protezione ambientale e cura del territorio che i metodi tradizionali di coltivazione consentono, tutela ad oggi alquanto poco praticata, quando non distorta, nell’applicazione specifica delle misure degli assi psr che potrebbero essere rimodulate in azioni specifiche per giovani disoccupati, previa iscrizione facilitata nelle specifiche liste professionali, anche in rapporto a specifiche misure psr volte al nuovo insediamento dei giovani agricoltori e di quanto al punto V)

XI. Creazione di una rete di corridoi verdi protetti per il collegamento delle zone di protezione al fine di permettere la mobilità della fauna.

l’evidenza della frammentazione dei territori protetti e della loro non continuità (vedi perimetrazione del parco dell’appennino lucano) che impediscono naturale migrazione e mobilità delle specie animali in ambiti protetti, esponendoli a rischi nell’attraversamento di zone antropizzate ed infrastrutture viarie, deve portare alla creazione di specifiche zone di attraversamento protette (corridoi verdi), recintate, protette da vincolo all’accesso ed atte a consentire la migliore mobilità delle specie, con la creazione di specifiche facilitazioni al transito, quali piccoli tunnel di attraversamento stradale sulle arterie a maggior percorrenza o sopraelevazioni delle stesse, anche in ordine ad una maggiore sicurezza dei veicoli transitanti nell’evitare impatti con le specie in attraversamento

XII. Studio e varo di un piano di protezione delle coste sabbiose ioniche fondato sul ripristino dell’apporto naturale di materiali di sedimento dai fiumi, sul ripristino dei corridoi naturali tra spiaggia ed entroterra, sulla difesa delle dune e della vegetazione di duna, sulla limitazione di attività costruttive in prossimità del litorale e sugli eventuali abbattimenti o riduzioni delle stesse e loro ricostruzione in materiali idonei.

crediamo che l’unica opera efficace di protezione dei litorali dello ionio minacciati di erosione sia lo studio di uno specifico piano integrato in grado di valutare ed intervenire sulla totalità dei processi, sia naturali che antropici (che sospettiamo essere i principali artefici di mutate condizioni erosive in zone che normalmente dovrebbero essere di espansione storica dei litorali stessi, vedi ad esempio la posizione delle evenienze archeologiche degli antichi porti della magna grecia), per riportare a stato di equilibrio l’apporto dei materiali sedimentosi e l’erosione marina, giudicando del tutto errata la continuazione della attuale gestione fatta prima di costosi ripascimenti di sabbie ed in seguito di posa di strutture di contenimento in mare (barriere soffolte)

XIII. Programma di abbattimento di ogni struttura edilizia abusiva costruita lungo le zone di rispetto fluviale, lacustre e marino.

crediamo che il punto sia chiaro e non necessiti di ulteriori spiegazioni

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la revisione del programma 2) AMBIENTE…

il programma passo per passo – 2) ambiente

già convocata la riunione di giovedì prossimo, 12/04 alle ore 17,30 sempre presso la nostra sede di via portasalza 16 a potenza, dove affronteremo due temi molto caldi da sempre (o meglio da quando nel 2007 il comitato no oil ha risvegliato la questione con una certa forza) in questa regione, petrolio ed energia (che non è solo petrolio e la cui importanza tematica dovrebbe apparire chiara a chiunque, quando incontra foreste di pale eoliche e mari di pannelli fotovoltaici che appaiono disposti senza un vero e proprio senso produttivo locale), dobbiamo proseguire l’analisi dei punti della scorsa riunione, e così questa volta, strettamente connesso al primo punto, ovvero l’agricoltura, eccovi alla discussione la parte “ambiente”, punto di cui abbiamo fatto la solita riduzione grafica che evoca lo spirito della parte stessa e che però trattiamo in dettaglio perché non rimangano zone d’ombre coperte da soli slogan…

eccovi allora la sintesi di come pensiamo il tema ambientale vada trattato per magnificarne tutte le potenzialità che offre a chi di questa regione pensa e vorrebbe fare altro… 

2). Ambiente

passiamo ora alla parte del programma dedicata all’ambiente, avvertendo che in questa sezione tratteremo principalmente di principi generali di conservazione, cura e tutela del patrimonio ambientale lucano, demandando a singole sezioni del programma l’applicazione pratica dei principi esposti:

I. Dichiarazione programmatica e statutaria dell’incontaminatezza del territorio come obiettivo prioritario della regione (vedi anche agricoltura).

Punto questo in assoluta conseguenza con quanto già esposto al punto 1) della parte dedicata all’agricoltura e che ci pare superfluo spiegare oltre, nella chiarezza che è presente nella statuizione stessa di un principio attivo come guida ad ogni utilizzo del territorio

II. Istituzione della Consulta Regionale dell’Ambiente, composta da esperti del settore, funzionari delegati dalla Regione, docenti universitari ed aperta alla partecipazione popolare sulla base di ricognizioni ed avvisi pubblici alla disponibilità, con attribuzione di parere consultivo obbligatorio per le attività deliberative della giunta e legislative del consiglio regionale in tema di ambiente e materie connesse.

Pur essendo di fatto già presenti nei tavoli consultivi regionali istituti dedicati, in questo punto si vuol invece rimarcare il sempre maggiore ruolo che tale consulta deve assumere nella previsione che il parere della stessa diventi appunto obbligatorio per ogni attività della giunta o del consiglio che attenga alle materie ambientali nella sua ovvia potestà decisionale che si avvarrà, però, di tale parere come elemento costruttivo, visto il suo carattere non solo tecnico, ma rappresentativo di una partecipazione popolare agli audit che deve avvenire sia con ricognizioni degli uffici, sia con avvisi pubblici di disponibilità alla partecipazione di singoli ed associazioni anche non riconosciute in forma pubblica, ma particolarmente impegnate nelle attività di tutela ambientale

III. Divieto espresso all’attraversamento su qualsiasi mezzo di trasporto, allo stoccaggio in qualsiasi forma, alla lavorazione a qualsiasi stadio ed all’utilizzo a qualsiasi titolo nel territorio regionale di sostanze ritenute tossico-nocive per l’uomo da rilevanze scientifiche certe e da letteratura scientifica prevalente, ivi comprese materie prime e derivati atte alla produzione di energia nucleare a scopi civili e/o militari, in questo caso nelle more delle potestà statali in materia, previa individuazione e redazione di un elenco aggiornato annualmente di sostanze proibite a cura della Consulta di cui al punto II e statuizione legislativa del Consiglio Regionale.

In questo punto, intendiamo rimarcare che nelle materie di competenza regionale o concorrenti alle leggi dello stato vi debba essere un divieto espresso attraverso specifica legge regionale a quanto indicato al punto, e ciò nell’ovvietà del tenere lontane dal territorio della regione materie, fasi industriali e di stoccaggio, attraversamenti del territorio che possono nuocere ai principi di incontaminatezza già espressi, divieti dinamicamente aggiornati alla redazione annuale di un elenco di sostanze e processi proibiti da parte della consulta di cui al punto II), nella collaborazione di enti specifici (che a breve saranno indicati in questo programma) per le attività di supporto scientifico che crediamo debbano sostenere tali divieti, divieti che in quanto tali andranno specificati anche rispetto alla letteratura scientifica (in osservanza del principio generale di precauzione) in materia e normati anno per anno attraverso legge regionale puntuale che aggiorni tali elenchi

IV. Redazione a cura della Consulta e degli Uffici Regionali di un Piano di Sicurezza Industriale Regionale e di una Tabella Regionale dei Limiti delle Emissioni individuati nella totalità del territorio regionale in accordo ai parametri legislativi nazionali e per zone specifiche, in accordo alla potestà legislativa regionale, piano e tabella che saranno normati puntualmente dal Consiglio Regionale.

A cura della consulta e degli uffici regionali competenti, intendiamo procedere alla redazione di un piano di sicurezza industriale regionale che analizzi puntualmente le criticità del sistema regionale, per distretto e con riferimento ai singoli stabilimenti ed alla logistica energetica ed infrastrutturale, e ponga in atto tutta l’attività informativa alle popolazioni, come da leggi dello stato, in concorso con la protezione civile nazionale, regionale e con le prefetture di potenza e matera, nonché la redazione, in accordo alle potestà regionali in materia, di una tabella delle emissioni ambientali consentite, ivi compresi impatti emissivi gassosi, liquidi, solidi, fluidi, sonori, olfattivi, visuali e paesaggistici, con limiti conseguenti alla statuizione di incontaminatezza del territorio che rimane principio guida a cui attenersi da parte di qualsivoglia attività industriale presente sul territorio regionale (vedi anche parte industria)…tale piano deve assumere carattere di legge regionale in materia

V. Chiusura di ogni impianto o plesso industriale in sub-ordine a quanto stabilito al punto III) che non si adegui al Piano di Sicurezza Industriale Regionale entro il termine di mesi 12 (dodici)

Ci pare inutile sottolineare il carattere di obbligatorietà stabilito proprio dall’assunzione legislativa di cui al punto precedente, per ogni intrapresa che violi l’osservanza di tali parametri e che in quanto tale sarà obbligata all’adeguamento ai parametri fissati in un tempo congruo quale riteniamo che sia un anno per ogni genere di stabilimento od attività

VI. Divieto espresso ai processi di combustione nei settori della produzione energetica, del trattamento dei rifiuti solidi urbani ed industriali (a questo proposito vedere la parte specifica dedicata al ciclo dei rifiuti ed all’energia)

Divieto alla combustione che non solo meglio chiariremo nella parte specifica del programma relativa proprio al ciclo dei rifiuti, ma che era già contenuto in una nostra proposta di legge

VII. Ristrutturazione amministrativa del dipartimento ambiente (vedi premessa al punto 1. agricoltura)

Ci pare scontato che un nuovo indirizzo delle politiche ambientali non possa che non passare da una ristrutturazione del dipartimento regionale all’ambiente, e ciò non solo per le necessità organizzative di quanto indicato alla premessa al punto I) della parte dedicata all’agricoltura (segnatamente l’accorpamento del dipartimento ambiente e del dipartimento agricoltura in un interdipartimento), ma nella previsione di una revisione per competenze e titoli del personale dirigenziale e della destinazione, fatte salve le leggi dello stato, ad altro incarico di personale che abbia pendenze giudiziarie in corso per materie attinenti all’ufficio ricoperto

VIII. Ristrutturazione dell’ARPAB ed allontanamento della dirigenza attuale, ottenimento delle potestà certificanti in materia ambientale, controllo popolare della gestione attraverso un tavolo interno all’agenzia aperto alla partecipazione di comitati ed associazioni ambientaliste e di cittadini, trasparenza nella gestione dei dati di monitoraggio immediatamente resi noti sul sito web dell’agenzia e messi a disposizione della cittadinanza, anche nelle more della validazione degli stessi.

Ci sembra inutile spiegare oltre la ratio di questo punto che attiene ad un’agenzia il cui ruolo dovrebbe essere esclusivamente di tutela e che in questi ultimi anni ha dimostrato carenze e criticità evidenti e non risolvibili se non attraverso l’allontanamento della attuale dirigenza, un immediato ottenimento di ogni potestà in tema di validazione dei dati ad oggi non posseduta dalla stessa, l’apertura di un confronto coerente e continuo con le popolazioni, la massima trasparenza sulla pubblicità dei dati ambientali di monitoraggio che dovranno essere immediatamente successivi alla rilevazione stessa

IX. Avvio immediato delle bonifiche ambientali dei siti di bonifica interesse nazionale attraverso interlocuzione diretta e puntuale nelle sedi di conferenza stato-regione e bonifica a cura dell’ente regionale dei siti rinvenuti in seguito ad ispezioni, indagini, denunce e sentenze con facoltà di rivalsa totale e/o facoltà di richiesta di sequestro cautelare sui soggetti ritenuti responsabili.

Eccoci arrivati ad un argomento in cui è del tutto primario il ruolo di stimolo dell’ente regione rispetto a tematiche di risanamento ambientale già certificate dalla stato (siti di interesse nazionale) e che potrà essere praticato solo nella responsabilizzazione delle massime cariche istituzionali regionali verso la richiesta immediata di messa in sicurezza e ripristino ambientale dei siti in oggetto…

a tale attività dovrà affiancarsi la più costante e pronta opera di messa in sicurezza dei territori oggetto di inquinamenti, nelle more di quanto già ad oggi disposto dalle leggi vigenti, ma in nuovo ordine di priorità che deve vedere la più completa attività da parte dell’ente regione nella prevenzione e repressione (vedi seguente punto XI) polizia ambientale regionale) di ogni forma di inquinamento ambientale, e nella più pronta attività in giudizio contro ogni responsabile

X. Apertura di un sito web regionale dedicato alla consultazione ex-ante di ogni progetto presentato presso le rispettive sedi di regione, province e comuni in tema di energia ed ambiente allo scopo di rendere immediatamente pubblico, in ottemperanza alle convenzioni internazionali sottoscritte dall’Italia, ogni procedimento soggetto a valutazione dei competenti uffici e la cui documentazione in file elettronico assuma carattere documentale e probatorio nella formazione dei processi di presentazione di osservazioni ed opposizioni da parte di enti, associazioni e cittadini.

Questo punto del programma è di vitale importanza nei processi di pubblicità delle attività di terzi presso le pubbliche amministrazioni nelle materie in questione e richiede non solo la realizzazione dello strumento informatico e della relativa attività di costante aggiornamento, ma che vengano resi disponibili tutte le documentazioni relative in un formato documentale e probatorio al fine di costituire esse stesse nella forma di pubblicazione sul sito, documento atto a consentire le attività di presentazione di osservazioni ed opposizioni verso le istanze relative, evitando così alle parti interessate di richiedere gli atti in procedure spesso farraginose, lunghe e molto spesso “ostacolate” dagli uffici regionali

XI. Formazione della Polizia Ecologica Regionale, a partire dalla riforma e fusione delle Polizie Provinciali e nel concorso delle Polizie Locali, come entità di polizia giudiziaria indipendente dall’attività politica.

Già esistente in nuce nel raggruppamento delle polizie provinciali in un unico corpo regionale, che tuttavia mai è stato composto e reso effettivo, la polizia ecologica regionale si intende come un corpo specializzato nella prevenzione, vigilanza e repressione dei reati ambientali con l’ausilio delle polizie locali (ex vigili urbani) in organico presso i comuni della regione, e tale comunque da rappresentare nella sua autonomia valido ausilio ai corrispondenti nuclei di sicurezza ad oggi presenti sul territorio della regione e previsti nella legislazione dello stato

XII. Automatica costituzione di parte civile della Regione Basilicata ed in sub-ordine di ogni ente territoriale interessato nelle procedure giudiziali su reati ambientali.

Più che una specifica attività da porsi in essere, questo punto intende essere uno stimolo alla presa in carico da parte degli uffici legali della regione, in proprio ed in rappresentanza sussidiaria per tutti gli enti territoriali della regione, della più immediata ed efficace attività di tutela degli interessi collettivi attraverso l’automatica costituzione in giudizio penale e civile contro gli autori di reati ambientali anche in assenza di un mandato politico specifico.

……e verremo di seguito al punto forestazione…

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la revisione del programma 1) AGRICOLTURA…

come sapete abbiamo convocato e tenuto una riunione allargata sul nostro programma, programma che risale già al 2010, successivamente aggiornato nel 2013, e che oggi necessita di una ulteriore revisione, visto il trascorrere del tempo ed il mutare di alcune realtà oggettive, e di una maggiore condivisione in ciò che oggi COMUNITA’ LUCANA vuol essere, il volano di un cambiamento decisivo della nostra regione, il trait-d’union tra sensibilità politiche differenti che devono imparare a riconoscersi ed accettarsi per il bene di questa terra che oggi più che mai ha un disperato bisogno di progetto…

ed il nostro progetto che esiste già da molto tempo (e per chi non lo avesse intravisto sulla home page del sito, lo trovate in versione integrale al link http://www.comitatonooilpotenza.com/?page_id=6423 su questo blog) parte da un principio di base, la necessità di superare la marginalità economica della regione proprio utilizzando quella marginalità, ovvero impostare contro le logiche globalizzanti che riducono a merce qualsiasi realtà, anche geografica, un progetto che faccia del vuoto antropico una ricchezza potenziale, impostando nuovi rapporti produttivi e sociali che scavalcano la necessità di “correre al centro” per svendersi al miglior offerente e trasformano invece la nostra “periferia” in un attrattore che si presenta al mondo per ciò che è, un forziere naturale ed antropologico da proteggere perchè sia una “differenza” che nel mondo dell’omologazione diviene un “motivo” per esistere ancora come società umana…

la valenza di tutto ciò credo appaia evidente soprattutto al primo punto del nostro programma, l’agricoltura, dove è evidente che tranne qualche pregevole eccellenza da tutelare ed incentivare ancor di più, la nostra competitività, se dobbiamo parlare di competitività, nell’agricoltura e nella zootecnia più generalista è resa scarsa sia dalla mancanza di una massa critica produttiva tale da “stare nel mercato”, sia da incapacità al controllare le filiere distributive, che da una certa tendenza da parte della nostra politica di programmazione a non comprendere che quando si è piccoli occorre giocare testardamente sul proprio campo e mettere ogni tassello in ordine affinché tutto risulti coordinato nel diventare una sfida produttiva “g-locale” che nel caso dell’agricoltura e della zootecnia lucana potremmo recitare come, “mangiate lucano, ma in lucania”…

ma avremo modo di ritornare su questi concetti perché siano più chiari…per ora passiamo al programma ed alla sua prima parte, l’agricoltura, il veicolo attraverso cui, nella nostra idea, si guida la trasformazione della regione in ogni suo comparto produttivo e sociale…questa la versione di partenza che verrà aggiornata con il contributo di chiunque creda di poter apportare migliorie sostanziali…per chi volesse contribuire ricordo che oltre le nostre riunioni settimanali, vi è la possibilità di inviare via e-mail il proprio apporto programmatico, attraverso la casella di posta elettronica raggiungibile dalla home page, o di raggiungere su facebook la nostra pagina e postare lì i propri suggerimenti…grazie a chi vorrà contribuire…

nel frattempo stiamo operando delle riduzioni grafiche del testo per chi non volesse o potesse ora entrare nel dettaglio tecnico del programma…eccovi la prima, quella sull’agricoltura più sana e g-locale che vorremmo ricreare nella nostra regione…

il programma passo per passo – 1) agricoltura

1. Agricoltura

partiamo dal nostro programma per l’agricoltura e la zootecnia, per il momento sviluppato su dodici punti, premettendo che per questo settore dal forte peso sull’economia della regione e dalla forte valenza ambientale posta in essere da corrette metodologie di uso dei terreni, l’integrazione con il sistema di norme di protezione e salvaguardia ambientale deve essere perseguita con forza, fino al punto nodale di creare un inter-dipartimento regionale all’ambiente ed all’agricoltura che sostituisca gli attuali due dipartimenti separati, unificando amministrativamente procedure che vanno tenute insieme in un unico progetto, avente come scopo la conservazione del patrimonio ambientale e paesaggistico e la messa a sistema di un circuito agricolo e zootecnico strettamente connesso alla incontaminatezza del nostro territorio:

I. Dichiarazione programmatica e statutaria dell’incontaminatezza del territorio come obiettivo prioritario dell’azione di governo e dell’agricoltura biologica-tradizionale come vocazione economica prevalente della regione Basilicata.

si tratta di un punto estremamente importante poichè si definisce a livello statutario (e quindi programmatico) che nel territorio della regione l’incontaminatezza dello stesso è il valore cardine sul quale innestare la vocazione agricola biologico-tradizionale (di fatto ciò che oggi definiamo biologico nelle sue varie branche e che sino a pochi decenni fa era la norma di coltivazione) come evento primario dell’economia lucana, quindi da tutelarsi in maniera prevalente

II. Indicazione del sistema biologico-tradizionale di coltivazione come unico sistema compatibile e permesso nel territorio regionale con divieto espresso all’uso di fitofarmaci, insetticidi e sostanze chimiche di sintesi, concimi di sintesi, farine animali e sementi ogm anche rivolte alla sola alimentazione animale.

e veniamo già ad una delle conseguenze dirette del punto 1), l’indicazione del metodo biologico-tradizionale come unico metodo compatibile e permesso di coltivazione e  allevamento zootecnico sul territorio regionale, quindi nell’espresso divieto di ogni ammendante, concime, farmaco, insetticida di sintesi, quindi da processo chimico-industriale, e dell’uso di sementi geneticamente modificate…

punto sul quale potrebbe aprirsi uno scontro a livello di normativa europea a riguardo della libertà di mercato, ma che diverrebbe secondario rispetto ai principi generali di precauzione ambientale e sanitaria ed ai poteri di indirizzo e programmazione affidati alle giunte regionali…punto questo che consentirebbe l’acquisizione di una “patente” di salubrità dei prodotti certificata da un ente territoriale che ne garantisce legislativamente la purezza e che in sede di commercializzazione dei prodotti agri-zootecnici avrebbe una grande valenza a livello di marchio tipico territoriale, con gli evidenti vantaggi che ne deriverebbero sia in termini di maggiore conoscibilità del prodotto, sia in termini di garanzia verso un mercato sempre più attento alla qualità organolettica e naturale dei prodotti di consumo

III. Realizzazione del sistema della filiera corta e del chilometro zero organizzata in reti di negozi in collaborazione con le associazioni di categoria, riservata ai soli agricoltori della regione, con fissazione per il restante comparto distributivo di un limite del 50% obbligatorio per i prodotti agro-zootecnici da reperire in loco.

ci pare del tutto chiara la finalità di questo punto, costruire cioè un comparto locale che tenda in primis alla cosiddetta “sovranità alimentare” (nell’evidenza che una regione agricola deve essere autosufficiente), quindi alla produzione, commercializzazione e consumo a filiera corta delle derrate alimentari, eliminando cioè ogni intermediazione esterna che influisce ovviamente sulla formazione del prezzo, in tal modo consentendo per l’acquirente locale dei risparmi sulla spesa alimentare (ed una salubrità del prodotto che pone vantaggi in termini di salute), ma al tempo stesso la corresponsione di un maggior prezzo corrisposto ai produttori, cosa questa che evidentemente sostiene ed incoraggia sia l’imprenditoria agraria diffusa, sia un maggior ricorso a manodopera, quindi maggiore occupazione…ovviamente per ogni merce che non sia reperibile in loco o la cui richiesta sia eccedente il valore di produzione locale deve essere stabilito libero accesso ai mercati, nella fissazione però di un limite del 50% che ci pare congruo rispetto alle potenzialità produttive della regione

IV. Realizzazione del mercato ortofrutticolo lucano a totale controllo pubblico.

punto questo che consegue direttamente al precedente, nella considerazione che per quanto corte le filiere è ovvio che è solo teoricamente che si parla di km 0, nell’orizzonte di poter ridurre il trasporto di merci ed i consumi energetici necessari (che hanno un peso non indifferente sulla formazione del prezzo finale), necessitandosi così non solo di un punto di accumulo, conservazione e vendita rivolto ai grossisti, sia locali che provenienti da altre regioni, ma di un punto di formazione di un prezzo verso l’esterno che sfugga al ricatto degli stessi grossisti, ad oggi lasciati liberi di contrattare azienda per azienda, il più delle volte nella corresponsione di un prezzo incontrollabile ed intrattabile visto il veloce deperimento delle merci e l’impossibilità concreta alla vendita dei prodotti se non attraverso queste figure “predanti”…il controllo pubblico del mercato sarebbe appunto la garanzia di non intromissione di logiche altre che non siano l’interesse pubblico

V. Incentivazione della micro-industria diffusa di trasformazione agricola, con affidamento del prodotto ad un Consorzio Regionale del Prodotto Agri-Zootecnico Lucano che ne tuteli procedure, protocolli produttivi, raccolta, conservazione, etichettatura, tracciabilità ed osservanza dei principi ai punti 1) e 2), nonché le operazioni a monte di vendita di sementi e concimi.

come conseguenza agli altri punti esposti appare chiara la funzione di un consorzio che sovraintenda alle fasi più “industriali” della produzione stessa, nell’ottica di creare un marchio lucano di tipicità garantita, ma avendo cura di organizzare tutte le fasi di ciclo del prodotto agricolo in un concetto laboratoriale che consente la produzione in ambiti ristretti

VI. Creazione di un ufficio regionale speciale per la promozione ed il marketing del prodotto agri-zootecnico lucano in accordo al punto 5).

appare evidente che la creazione di un team di esperti che curi tutte le fasi di studio, pubblicità ed immissione nelle reti distributive di un prodotto sia un elemento chiave per la sua affermazione sui mercati

VII. Riforma dell’ALSIA in assunzione del compito di programmazione annuale della produzione agricola sostenibile e gestione della produzione di sementi presso le aziende agricole regionali, nonché allo sviluppo di tecniche ambientalmente compatibili in accordo ai punti 1) e 2).

eccoci ad un punto spinoso e sul quale tuttavia crediamo necessaria una radicale riforma del compito istituzionale di un ente che, commissariato da tempo immemore, dovrebbe curare gli aspetti dell’innovazione, della ricerca e della messa a rendimento produttivo delle nostre colture, e che , tuttavia, non riesce a farlo per via di una “occupazione coatta” da parte della politica che di fatto fa perdere la mission originaria dell’agenzia nei rivoli del clientelismo più spiccio e dell’inefficienza più evidente…crediamo che l’alsia debba e possa, una volta riformata, assumersi il ruolo di programmazione della produzione e  sperimentazione di nuove tecniche produttive più ambientalmente compatibili

VIII. Liquidazione dell’ARBEA, le cui funzioni vengono trasferite al dipartimento agricoltura della regione.

ci pare doverosa la liquidazione di un ente di fatto inutile, primo perchè copia regionale di una agenzia di stato preposta ai pagamenti delle contibuzioni, l’agea, secondo perchè troppi sono stati i casi di malversazione operata sulle sue finalità istituzionali…crediamo che le attività di arbea possano essere assunte dal nuovo inter-dipartimento regionale agricoltura ed ambiente 

IX. Creazione dell’Ufficio Scientifico Interdipartimentale del Patrimonio Agri-zootecnico Lucano come responsabile unico, in accordo con l’Università della Basilicata – Facoltà di Agraria, della conservazione delle varietà locali, con compiti di ricerca e miglioramento selettivo non genetico delle varietà coltivabili lucane, con specifica indicazione alle specie ammesse alla coltivazione ed allevamento sul territorio regionale.

appare evidente che simile ufficio è in parte una conseguenza della liquidazione di metapontum agrobios, azienda pur efficiente se non le fossero stati finora attribuiti compiti impropri, quali i monitoraggi ambientali, ed una gestione alquanto bizzarra (ora ripartita tra alsia ed arpab), nell’evidenza della perdita della sua specificità scientifica acquisita…la collaborazione con l’università di basilicata volta alla selezione e riselezione del patrimonio delle varietà coltivabili e così la tabellazione delle specie ammesse alla coltivazione ci sembra un ottimo recupero delle finalità di ricerca, che a nostro parere devono essere del tutto demandate ad un ente pubblico

X. Introduzione del sistema di compensazione debiti-crediti tra aziende agricole, Consorzio Regionale e sistema creditizio con garanzia sussidiaria regionale.

punto importantissimo e che, nella doverosa spiegazione di cosa, come, dove e quando la garanzia sussidiaria regionale entra nel sistema dell’impresa agricola (come di altri settori), spiegazione che  faremo oltre nei suoi punti specifici, ben introduce la nostra filosofia di limitare le partite finanziarie a rischio per le aziende stesse, portando a garanzia da parte della regione basilicata le partite finanziarie tra aziende impegnate nel consorzio regionale e sistema creditizio, al fine di impedire pur temporanee sovraesposizioni debitorie che potrebbero inficiare il corretto funzionamento delle imprese e la tranquillità degli agricoltori ed allevatori

XI. Borsino dei Terreni Agricoli atto a favorire, attraverso crediti agrari garantiti (vedi punto 10), la ricostituzione, previo riconoscimento di requisiti zonali, della Unità Minima Agri-Zootecnica come criterio di riferimento per un sistema controllato di compravendite, permute e perequazioni che porti alla ricostituzione di entità produttive atte a garantire condizioni di reddito minimo non inferiori al limite di povertà relativa, in accordo con le normative europee sul settore.

lo scopo del borsino appare chiaro, ovvero ricostituire attraverso compravendite, permute e perequazioni unità agricole sufficienti alla costituzione di un reddito minimo per gli agricoltori ed allevatori garantito dalla produzione su superfici compatbili, nella considerazione che i frazionamenti successori alle assegnazioni delle riforme agrarie hanno spezzattato i fondi agricoli in unità troppo spesso frammentate al punto da impedirne un razionale utilizzo e così favorirne il progressivo abbandono , con conseguenza gravi sia dal punto di vista della manutentivo degli stessi e così del territorio, che, in conseguenza dell’abbandono, del pericoli di “incetta di terreni” da parte di entità che di fatto tendono alla ricostituzione di nuovi “latifondi” per usi non prevalentemente agricoli

XII. Divieto assoluto alla coltivazione di varietà agri-energetiche oltre l’autoproduzione volta al soddisfacimento dei bisogni energetici delle singole aziende, anche organizzate in consorzi e/o cooperative locali, con esclusione di ogni processo di combustione diretta e sorveglianza pubblica delle coltivazioni di masse per bio-carburanti.

chiara appare la contrarietà ad ogni coltivazione “no-food”, se non in casi strettamente monitorati e volti esclusivamente alla autoproduzione consortile di carburanti a destinazione totalmente interna, e ciò nell’ottica di impedire che la nostra agricoltura diventi un campo di produzione di energia non direttamente afferente ai bisogni locali

…e verremo subito di seguito ai punti ambiente e forestazione, tanto strettamente connessi da essere stati oggetto della nostra riunione di revisione che li ha trattati insieme…

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attenzione ai vecchi vizi…

06/05/2016

da segnalazioni, informo che in molti comuni si sta procedendo al vecchio vizio della raccolta firme per la presentazione delle liste su moduli incompleti (a volte senza candidati, compreso il candidato sindaco) e senza la formalità della contestuale autenticazione delle sottoscrizioni…

è un reato e prego pertanto la magistratura di intervenire, verificare e nel caso invalidare le liste

miko somma

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l’umiliazione del patto per il sud…

«Io non ho firmato il Patto per il Sud perché nella sostanza non aggiunge nulla a ciò che noi abbiamo già ottenuto e a quello che abbiamo il diritto di ottenere». Michele Emiliano.

«Se io firmo il patto per il Sud partecipo ad un meccanismo di comunicazione che dà l’impressione che io abbia ottenuto chissà che cosa in più rispetto al dovuto, é evidente che sto facendo cattiva informazione e in più sottoscrivo un forte abbattimento del denaro del Fondo di sviluppo e coesione che secondo la legge italiana ammontava a 58 miliardi di euro, poi scesi a 38 e ora la suddivisione per il patto del Sud di quel fondo dovrebbe essere da 12,8 mld e quindi noi dobbiamo firmare praticamente la riduzione ad un terzo di quelle che erano le somme destinate al Mezzogiorno»

bene, questo dice emiliano, ma allora perchè pittella ha firmato questo atto di pura comunicazione, umiliando una regione ed un’area geografica che molto di più deve avere in considerazione di quanto ha dato finora?

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un salto nel domani…

sempre al lavoro…domani, giovedì 5 dalle ore 17,30 presso la nostra sede di via portasalza 16 a potenza, si discute di agricoltura ed ambiente per un salto nel domani di questa terra…vi aspettiamo per condividere un percorso

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