15/08/2014

il valore di una perdita non si misura in lacrime, ma nel senso di vuoto che questa lascia e nei tanti ricordi che si affollano per colmarlo…un grande uomo che ha lasciato il segno nella storia politica, sociale ed economica di una terra è andato via, un uomo con cui si poteva dissentire, ma di cui non si poteva non misurare di continuo il carisma gentile e l’affetto sincero…ciao zio!!!

miko somma

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09/08/2014

senza alcun dubbio aderirò ai comitati referendari

miko somma

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assestati?…

07/08/2014

non scenderò in consiglio nel pomeriggio, ma lo dico di qui ai consiglieri di maggioranza…state per votare un assestamento di bilancio a soli tre mesi dalla finanziaria regionale che è una vera schifezza e che andrebbe bocciato per la gran parte, nonostante qualche intervento ben fatto ed opportuno quale la stazione unica appaltante…ed ancora una volta si apre il tema di dove vada e cosa faccia (soprattutto per chi) questa giunta che andrebbe ricondotta ad una maggiore coesione con i risultati del congresso regionale, ma soprattutto con la ragione preminente di fare l’interesse dei lucani e non di qualche lucano…

rivoluzione democratica a chiacchiere, presidente pittella!!!

miko somma

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l’art. 18 secondo half-ano…

06/08/2014

dunque half-ano (mettiamolo così) parla dell’abolizione dell’art.18 statuto dei lavoratori come di un punto fondamentale per creare lavoro e lo piazza come discriminante perché ncd continui ad appoggiare renzi (e non certo il pd)…facciamo due conti…le tutele dell’art.18 riguardano mediamente circa 300 casi all’anno nel paese, mentre chi cerca lavoro è una platea di oltre 3 milioni di persone…quindi i conti proprio non tornano, l’art. 18 non è un ostacolo ed è così che semplicemente emerge il carattere ideologico di questa richiesta che vuole solo la cancellazione di un percorso di tutela dei diritti di chi lavora, perché quel percorso lo ha conquistato la sinistra con le lotte e non è stato concesso da alcun padrone, questo il problema…che dice renzi al riguardo?

miko somma

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rosetta e la cometa raggiunta…

La 'testa' della cometa fotografata dalla distanza di 120 chilometri (fonte: ESA/Rosetta/MPS for OSIRIS Team MPS/UPD/LAM/IAA/SSO/INTA/UPM/DASP/IDA) La ‘testa’ della cometa fotografata dalla distanza di 120 chilometri (fonte: ESA/Rosetta/MPS for OSIRIS Team MPS/UPD/LAM/IAA/SSO/INTA/UPM/DASP/IDA)

La sonda Rosetta, dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa), e’ arrivata alla cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko dopo un viaggio di 10 anni attraverso il Sistema Solare.
Foto ESA
La sonda è in orbita intorno alla cometa, con insolite traiettorie triangolari che permettono di osservare meglio il nucleo e che la porteranno ad avvicinarsi progressivamente alla cometa, finchè in novembre la sonda sarà a circa 4 metri dal suo obiettivo. Quindi Rosetta rilascerà sul nucleo il lander Philae, che ne preleverà campioni con un trapano italiano.
Seguita dal centro di controllo dell’Esa in Germania, a Darmstadt, la missione è fra i maggiori successi dello spazio europeo. E’ un successo anche per l’Italia, che vi partecipa con l’Agenzia Spaziale Italiana (Asi) e l’industria, con la Thales Alenia Space.

Le prime immagini ravvicinate della cometa
Sono arrivate a Terra le prime immagini ‘ravvicinate’ della cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko. Mostrano nei dettagli tutte le irregolarità della superficie della cometa, con crateri, protuberanze, fratture.
Le immagini sono state riprese dal grande ”occhio” di Rosetta, Osiris (Rosetta Orbiter Imaging System), del quale fa parte la camera a grande campo costruita in Italia e messa a punto dal gruppo di Cesare Barbieri, dell’università di Padova.
Le prime immagini mostrano la ‘testa’ della cometa, dalla superficie scura e piena di asperità, e un particolare del ‘corpo’. E’ben visibile un’area pianeggiante, simile alla base di un grande cratere, nella quale si trovano grandi massi e, nei dintorni, scarpate molto ripide.

Montagne, scarpate e crateri
Montagne, massi alti fino a 30 metri, scarpate ripide e crateri. Si presenta cosi’ la cometa che – grazie alle immagini inviate dalla sonda Rosetta dell’Agenzia Spaziale Europea – e’ visibile a tutti per la prima volta. Per gli esperti che le stanno analizzando, sono immagini ‘straordinarie’, ‘incredibili’ e ‘quasi inaspettate’.
”Le immagini mostrano una superficie molto dinamica, che ha i segni dei cambiamenti provocati dai diversi cicli di attività della cometa”, spiega Paolo Ferri, responsabile delle operazioni di volo delle missioni dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa). E’ entusiasta anche Enrico Flamini, coordinatore scientifico dell’Agenzia Spaziale Italiana (Asi): ”è la prima volta che l’uomo riesce a vedere il primo paesaggio di una cometa, è una cosa che qualche tempo fa avremmo solo potuto sognare”. Quello che è avvenuto oggi è ”un salto epocale” rispetto alla missione Giotto, che nel 1986 ‘salutò’ la cometa di Halley. ”Quello che osserviamo oggi – aggiunge Flamini – sono i dettagli di un oggetto primordiale, che ha visto l’inizio della formazione del Sistema Solare”.

Le prime immagini della cometa sono state catturate dallo strumento Osiris (Rosetta Orbiter Imaging System), del quale fa parte la camera a grande campo costruita in Italia e messa a punto dal gruppo di Cesare Barbieri, dell’università di Padova. ”La superficie appare molto frammentata e caotica, è una struttura che non comprendiamo del tutto e che sicuramente è la somma di una storia di impatti molto lunga e vissuta”.

Inizialmente l’obiettivo di Rosetta avrebbe dovuto essere la cometa Wirtanen, ma il rinvio di un anno della missione ha costretto a cambiare meta e la scelta è caduta sulla 67P/Churyumov-Gerasimenko. ”Se inizialmente eravamo delusi e arrabbiati per questo cambio di programma, adesso possiamo dire che alla fine siamo stati molto fortunati”.
Nei prossimi giorni Rosetta continuerà a catturare immagini dalla distanza di circa 100 chilometri, alla quale si trova attualmente. Dal 20 agosto si avvicinerà di 50 chilometri e allora sanno disponibili immagini ancora più dettagliate di quelle inviate oggi. ”Adesso – ha detto Ferri – la priorità è caratterizzare il campo gravitazionale della cometa”.

notizia ascoltata sui principali media e carpita per sintesi dal sito ansa che ringrazio…

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(ANSA) – ROMA, 6 AGO – Con un’indagine difficile ma velocissima la polizia postale è arrivata all’autore del falso allarme lanciato su Facebook per tre casi di Ebola a Lampedusa.
L’uomo, un torinese di 44 anni, con precedenti di xenofobia, è stato denunciato. La polizia è inoltre riuscita a cancellare la falsa notizia da oltre 27 mila profili Fb che l’avevano condivisa, oltre alla macabra foto che l’accompagnava.

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finalmente qualche deficiente in meno sui social network

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l’aereoporto di salerno?…

06/08/2014

non volevo parlarne adesso, ma investire qualche milione di euro di denaro pubblico lucano (quanti vedremo nel maxiemendamento all’assestamento di bilancio) per acquisire quote del consorzio dell’aereoporto di salerno mi pare una cavolata…se proprio, meglio acquisire quote del porto di taranto o di bari, cosa che mi pare più strategica per le nostre merci agricole del metapontino in un’ottica di utilizzo delle autostrade del mare per l’invio verso mercati più redditizi

miko somma

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le urgenze…

06/08/2014

l’italia è di nuovo in recessione con un – 0,3% sui primi sei mesi dell’anno…renzi, forse è il caso di concentrarsi sull’economia e sul lavoro e lasciar perdere il senato ed il titolo V, no?

miko somma

p.s. poi se qualcuno dice che sono un gufo od un rosicone, questa è la volta che si prende un vaffa…

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luongo segretario regionale del pd…

05/08/2014

l’elezione di antonio luongo alla segreteria regionale del pd consente finalmente di chiudere positivamente i travagli interni iniziati oltre un anno fa, travagli che hanno sostanzialmente bloccato in una guerra di trincea un partito che adesso può ricominciare a pensare e fare…

sperabilmente meglio di quanto mai si sia fatto finora, perché, piaccia o meno, se il pd di basilicata si ammala, la regione basilicata muore di polmonite…

il mio personale in bocca al lupo ad antonio per un ottimo lavoro, i mei complimenti a luca braia per la sua caparbietà ammirevole ed a dino paradiso per la maturità che ha dimostrato stando sempre sui temi

miko somma

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la basilicata che ci piace…

(ANSA) – POTENZA, 04 AGO – La Basilicata è la regione italiana con la più alta concentrazione di esemplari di Nibbio reale (Milvus milvus): è quanto ha reso noto l’associazione Ebn Italia che ha dedicato al ”record” lucano un articolo nell’ultimo numero dei ”Quaderni di birdwatching”, rivista specializzata del settore. In meno di 40 anni il numero degli esemplari di Nibbio è più che raddoppiato, passando dalle 80 coppie della fine degli anni Settanta alle oltre 200 coppie nidificanti di oggi.

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non sono in grado di confermare i numeri, ma concordo sull’aumento di questi magnifici rapaci che ormai sembrano aver superato i principali pericoli alla specie, pur dovendosi mantenere sempre altissima la guardia, sia vista la loro importanza come animali-spia del disagio territoriale (meno falchi – più inquinamento), sia perché ciò non appaia come una definitiva fuoriuscita di questo maestoso animale dagli elenchi delle specie protette, sia infine perché il grado di convivenza della specie con forme di inquinamento più subdole, quali quelle da idrocarburi, non è conosciuto al punto da poter asserire con definitiva certezza che non vi siano fenomeni di assuefazione o peggio ancora di sovraccarico di sostanze dannose che alla lunga portano tutti i predatori all’apice della catena alimentare a soccombere o a divenire preda di mutazioni teratogeniche e/o comportamentali di cui poco o nulla sappiamo o potremmo sapere (vorrei ricordare che sempre più spesso si avvistano nibbi in città, fatto probabilmente dovuto alla predazione dei piccioni e delle rondini e rondoni che vi abitano in gran numero, ma che rappresenta una mutazione reale delle abitudini alimentari di questi rapaci) …il fatto è comunque che questi animali che aumentano di numero dimostrano quanto studi sempre più accurati, istituzione di zone protette, politiche attente di educazione venatorie e culturali e di rispetto generale degli habitat naturali paghino nella preservazione di una specie che non ha solo valenze strettamente ambientali, ma insieme a tanti altri parametri costituisce un “motivo valido” per cui occorre visitare una terra, trasformandosi così in occasioni di intercettazione di flussi turistici…

ed insieme al fatto che in questa regione paiono aumentare anche altri rapaci, compreso il maestoso grifone, è un primato questo di una basilicata che ci piace!!!…

p.s. proprio ieri in una zona di campagna che non rivelo ho visto due pulli, quindi due esemplari ancora giovanissimi, appollaiati su un ramo, forse dopo il loro primo volo…  

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facilonerie…

04/08/2014

ho paura che l’unico dialogo ammesso da renzi corrisponda al monosillabo si…bene, sul petrolio lucano e sulle facilonerie ignoranti che pronuncia sempre più spesso, si prepari ad un secco NO…

e vedremo cosa diranno i renziani lucani di prima, seconda e terza generazione, se essere cioè sudditi di una ideologia/teologia tinta di anti-ideologia pragmatica, o essere semplicemente dei lucani

miko somma

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la scacchiera…

29/07/2014

riprende la strage a gaza…e non ho alcuna voglia di parlarne adesso…solo di starmene a pensare alla stupidità degli esseri umani ed al mondo che non può essere una scacchiera lucida e fredda come un tavolo da obitorio

miko somma

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a proposito di congresso…

29/07/2014

non mi piacciono gli sconti, così non ne faccio e non ne voglio per me e per alcuno e credo che la politica debba imparare a nutrirsene con intelligenza vorace, ma guai a credere che per far smettere un bambino di piangere occorra scaraventarlo dalla finestra, piuttosto che umilmente e con devozione cambiargli il pannolino…

miko somma

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cento anni dalla prima guerra mondiale…

28 luglio 1914 – 11 novembre 1918

 

ci sono date che occupano un posto nella storia e persino nella memoria, dove si affastellano i ricordi che ho ascoltato e conservato da bambino, avendo conosciuto qualcuno che c’era ed avidamente cercato di tenere tutto dentro di me…

ed è proprio di questo, dei ricordi, che vorrei scrivere…non delle scorrere degli avvenimenti, delle cronache, di tutto ciò che potrete trovare ovunque, da un buon libro di storia (dalla cui conoscenza critica non si può e deve mai prescindere) ai racconti televisivi, persino alle suggestioni vere o più facilmente verosimili che raccontano la prima guerra mondiale, ma appunto dei ricordi che questo centenario mi suscita, pur se l’ingresso in guerra dell’italia avvenne quasi un anno dopo, nel 1915…

ed i ricordi ovviamente non sono i miei, ma, avendo avuto la fortuna o semplicemente la ventura di appartenere a generazioni lunghe, quelle generazioni dove capita di avere magari un nonno nato nel secolo precedente (ed i miei nonni paterni e materni, erano nati rispettivamente nel 1892 e nel 1900), i racconti diretti od indiretti erano materiale che in qualche modo oltrepassava la retorica di cui pure la mia infanzia scolastica era ancora riempita…

così tra l’eco di canzoncine sul piave o sugli alpini, più che la lettura inevitabile dei testi scolastici intrisi di una retorica patriottarda che sembrava stridere con un mondo di cui intuivo, seppur ancora troppo piccolo di età per esserne protagonista, il veloce cambiamento, furono i racconti diretti dei partecipanti a quella guerra a rendermi il quadro di ciò che la guerra fu per le persone…

e non furono i racconti di mio nonno paterno che quella guerra la combattè per anni in prima linea (morto nel ’54, quindi prima che avessi la fortuna di conoscerlo), decorato al valore militare, e neppure quelli di mio nonno materno, troppo giovane per partecipare direttamente al conflitto (l’ultima generazione chiamata attivamente al fronte fu quella del ’99), ma quelli riflessi di una epopea familiare che, come praticamente ogni famiglia d’itala, coinvolse due famiglie, quella di mio padre e quella di mia madre, allora ancora ignare di doversi incontrare un giorno e magari dare origine al sottoscritto, due famiglie che in qualche modo parteciparono direttamente ed indirettamente a quella guerra…

la famiglia paterna appunto con mio nonno michele che prese parte alla guerra e fortunatamente riuscì a ritornare, e la famiglia materna, dove pur non avendo mio nonno rocco partecipato attivamente al conflitto, il tributo – e fu di sangue – riguardò il fratello maggiore di mio nonno, vincenzo, che da quel conflitto non ritornò mai più…e riguardò le famiglie tanto che di ciò che il conflitto rappresentò per loro ne ho avuto racconto dalle due giovani spose di quei nonni, camilla moglie di michele che partorisce il suo primo figlio giuseppe nel ’17, in piena guerra, presumibilmente concepito durante una licenza di mio nonno (non erano cose che si poteva chiedere ad una nonna che mi ha accompagnato sin quasi al suo secolo di vita), e maria che non potendo raccontare della lunga attesa di un marito che al fronte non era andato, mi raccontò in vece di mio nonno rocco che di parole ne aveva avute sempre poche ed il resto le aveva perse per le strade dolorose della vita, di quello zio vincenzo, bello come il sole (e quella foto in divisa che sin da bambino rimiravo lo testimonia appieno), dalla vita sfortunata (e di questo preferirei non raccontare qui ed adesso) e dal destino tanto triste da cancellarne l’esistenza a soli 20 anni…

ma non è l’epopea familiare che voglio raccontare, dovendo in quel caso risalire il secolo sin oltre il secondo conflitto mondiale che coinvolse davvero completamente le due famiglie e che pur non portando morti da piangere, vide delle prigionie lunghe e devastanti nei figli, ma l’epopea di una generazione, quella dei nonni, dei nonni di chi, come il sottoscritto, poteva considerare tali quegli asciutti vecchietti di fine secolo che non mancavano di raccontare, tra una lacrima ed un sospiro, di compagni e fratelli partiti al fronte per una guerra magari poco capita, caduti tra le bombe, le pallottole ed i gas e spesso mai ritrovati, ossa tra le ossa di un ricordo che allora, in quelle parole, era ancora vivo, personale, generazionale e non ancora storia impersonale, quale inevitabilmente si trasforma quando i protagonisti non ci sono più ed i ricordi stingono dal personale di ciascuno al sedimento storico di una nazione…

così scomparsi quei protagonisti che a me, come a tanti altri della mia e delle precedenti generazioni, magari non troppo loquaci o descrittivi come il sottoscritto, capitò in sorte di poter conoscere ed ascoltare, non resta appunto che tentare di rendere per i più giovani meno impersonale la sensazione di cosa quella guerra fu per un paese che da poco era stato unito e neppure ancora poteva considerarsi tale, nelle lingue, nelle culture ed a volte persino negli strappi della storia (in lucania ancora nel 1865, quindi 50 anni prima, era lo stato che uccideva, che devastava, che fucilava in massa chiunque era sospettato di manutengolismo verso i briganti), e per i suoi cittadini spesso poco istruiti, quando non analfabeti, il cui universo-mondo finiva il più delle volte al limitare dei campi coltivati del proprio paesello arroccato sulle montagne…

quel paese così arcaico e che pure faticosamente arrancava dietro una modernizzazione industriale che fu proprio la guerra e le commesse militari a spingere, quel paese dove era più facile emigrare dall’altro lato del mondo che richiedere attenzione e cura da parte di uno stato che pure faticosamente tentava di essere tale, in un conflitto perenne tra vecchio e nuovo, quel paese dove la fatica del lavoro era reale, era sudore, erano lacrime, era la lotta per la sopravvivenza di una generazione che tentava di liberarsi, il più delle volte inconsapevolmente, dalla certezza di esser sudditi per poter aspirare ad essere cittadini, magari inseguendo le parole di quei pochi che allora, prima dello scoppio della guerra e durante la stessa guerra, parlavano di giustizia sociale, di cambiamento, anche di rivoluzione, inseguendo magari quel mito dell’immaginario che era così legato alle poche e scarne notizie che giungevano dalla vera rivoluzione, quella che nasce nel ’17 dalle rovine di una guerra disastrosa in russia, dove a sparire era una idea arcaica ed immutabile del mondo, sostituita da una speranza che saltava a piè pari l’ostacolo, proiettandosi nel futuro, una speranza che dopo solo pochi anni si era tramutata nella follia di credere di poter organizzare ogni istante ed anche ogni moto interiore della vita di un essere umano…

e da bambino, e poi ancora da adolescente, quel paese in cambiamento doloroso e così sanguinoso lo leggevo più che nei libri di scuola, inevitabilmente noiosi per uno che le storia già la penetrava, dissezionandola con i pochi mezzi che l’età ed il deludente rapporto con gli stessi maestri e i troppo spesso inadeguati professori mi consentiva, nei racconti di quegli occhi profondi di vecchi, asciutti di durezza della vita, eppure pronti ad inumidirsi al solo ricordo di quelle mattanze sul carso, sul grappa, sul s.michele, sul tagliamento ed ovunque si era combattuto per pochi metri di una terra inconosciuta ai più e che forse solo dopo il colpevole disastro di caporetto, la ritirata e la resistenza sulla linea del fiume che, come si legge dai cartelli stradali attraversandolo, è il “fiume sacro alla patria”, divenne finalmente italia e divenne finalmente il proprio paese…

ma non è mia intenzione costruire retorica, né fare o disfare le trame della storia e neppure tentare di costruire un filo tra i ricordi di cui mi sento orgogliosamente custode – e di cui farebbe bene chiunque conservi dei ricordi di quella guerra a sentirsi tale – e che tento di condividere con chi anagraficamente non può possederli e che oggi forse rischia di essere preda di quella nullificazione del senso della storia appiattita in un presente eterno che è di certa modernità a cui colpevolmente si è fatto ricorso come balia da parte di troppi genitori di oggi…

no, tento soltanto di ricordare quella guerra per come l’ho vissuta, nei ricordi di una generazione di uomini e donne che non ci sono più, che sono stinte foto su lapidi dimenticate nei nostri cimiteri e che non dovremmo dimenticare…

ecco, il mio ricordo di questo centenario non va alla data ed alla storia che termina, transita e riparte da quella stessa data, non va alla storia, quella con la s maiuscola che inevitabilmente diventa nel fluire dei decenni ed egli avvenimenti il calderone dove si depositano tutte le storie, quelle personali, quelle che oggi voglio umilmente omaggiare, facendo diventare nel mio ricordo quegli occhi di vecchietti asciutti e dolorosi i protagonisti di una grande storia che ha richiesto il sacrificio di tante, innumerevoli storie personali perse nell’oblio del tempo e di cui mi ritengo fortunato averne potute conoscere qualcuna e serbarla dentro come qualcosa di prezioso…

il mio grazie a quei giovani, a quelli divenuti vecchi e a quelli che non poterono mai diventarlo…mi hanno aiutato a crescere!!!…

milo somma   

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