premesso che…

18/12/2014

premesso che a me interessa solo e soltanto del destino di questa regione nel più generale contesto del paese che amo e dell’europa che continuo a vedere come un sogno di libertà, il resto sono solo strumenti che si usano se e fin quando servono…quel che conta è il progetto e la volontà di andare fino in fondo, costi quel che costi!!!…e sono ora più che mai pronto…

miko somma

riforma delle regioni…c’è spazio per tutti…

partiamo dal lancio secco del quotidiano q.i. (quotidiano italiano), edizione romana e dal suo articolo che trovate al link http://roma.ilquotidianoitaliano.it/proposta-pd-per-ridurre-regioni-come-cambierebbe-litalia-foto/

Domani (articolo a data 17 dicembre), l’Onorevole Roberto Morassut (http://it.wikipedia.org/wiki/Roberto_Morassut per un piccolo profilo) e il Senatore Raffaele Ranucci (http://it.wikipedia.org/wiki/Raffaele_Ranucci) del Partito Democratico (entrambi noti più che per altro per i trascorsi sportivi e mi fermo qui per sottolineare l’alta competenza istituzionale, nda), presenteranno alla Camera dei Deputati un disegno di legge costituzionale per ridurre le regioni italiane da 20 a 12. Se la legge sarà approvata nei due rami del Parlamento, la geografia politica del paese cambierà notevolmente e quella che era la Provincia di Roma, diventerà la Regione di Roma Capitale.

«Dopo 45 anni dalla nascita delle regioni – hanno spiegato in una nota congiunta Morassut e Ranucci – pensiamo che in Italia sia arrivato il momento di discutere concretamente di una riforma del regionalismo. Oggi ci troviamo in una fase in cui stiamo riorganizzando lo stato, le massime istituzioni, e le basi fondamentali della nostra Costituzione; parliamo poi di riforma della legge elettorale e discutiamo di spending review, cioè di riduzione delle spese. Allora, in questo quadro, il tema delle regioni diventa fondamentale». «Le Regioni – concludono – sono nate negli anni ’70 per cercare di dare rappresentanza alle diverse identità italiane. Ma se in una prima fase hanno fatto bene e hanno aiutato la crescita del Paese, in un secondo momento sono diventate protagoniste di fenomeni non positivi della vita pubblica. 15 sono finite sotto inchiesta, 494 sono stati i consiglieri coinvolti, quasi 60 milioni di euro – tutti soldi pubblici – la cifra sulla quale i magistrati stanno ancora indagando. È per questo che ora bisogna cambiare».

ed ecco in chiaro lo schema del cambiamento della carta geografico-amministrativa del paese che questi due geni propongono

e qualcosa della impostazione della “riforma” pur si vede, ben oltre l’ideologismo tipico e direi insistente che segue la vulgata degli scandali regionali per il superamento delle regioni…siamo di fronte non a proposte che seguono pedissequamente altre proposte che negli anni passati sono andate nel senso di un superamento dell’attuale ripartizione (si pensi alla proposta di accorpamento della fondazioni agnelli), ma ad un vero e proprio ridisegnare la cosa pubblica in base a ripartizione del tutto fuori da ogni logica geografica e di trasporti, culturale e finanche, pur essendone permeata con una idea di distretti produttivi omogenei, economica, ma ben dentro anche una logica profondamente antimeridionale che interviene massicciamente proprio al sud nello sconvolgimento degli attuali confini amministrativi, intervenendo con resecazioni di unità finora omogenee culturalmente…

se infatti sono fatte salve le due regioni a statuto speciale, sardegna e sicilia, sul cui destino costituzionale nulla si dice (rimangono o meno a statuto speciale?), il resto del sud è riaccorpato su due regioni bizzarre anche nel nome, regione di levante (puglia, provincia di campobasso e provincia di matera) e regione di ponente (calabria e provincia di potenza), che di fatto prevedono lo smembramento di due delle attuali regioni, basilicata e molise ed il successivo riaccorpamento in entità prima di tutto contraddistinte dalla eccessiva lunghezza del loro asse nord-sud (parliamo di 400 km sia in un caso che nell’altro) che marginalizzerebbero ulteriormente territori ad oggi privati persino delle province come enti politici intermedi, quindi da una oggettiva difficoltà costituita dalla mancanza di assi viari e ferroviari in grado di interconnettere gli stessi in unità organiche ed armoniche realisticamente in grado di fare da supporto e cerniera ad un territorio eccessivamente vasto…

ed ovviamente nel caso lucano ed in quello molisano, ciò che emerge è la diluizione delle istanze delle numericamente esigue popolazioni locali in contenitori talmente grandi da relegarle alla perifericità dei numeri esprimibili in un consesso legislativo (o quel che ne rimarrebbe, ammettendo pure che rimanga) locale…se infatti vogliamo stare ai numeri 350.000 abitanti della provincia di potenza, che possibilità di ascolto avrebbero di fronte a circa 2 milioni di calabresi che si intesterebbero politicamente la regione di ponente?…ed altrettanto potremmo dire per i circa 220.000 abitanti della provincia di matera o analogamente per i molisani…e non voglio neppure commentare quanto questa ripartizione influirebbe sulla situazione idrocarburi che a quel punto verrebbe spezzettata e diluita in ben altri contenitori che quello regionale lucano…

e risalendo lo stivale la regione campania si allargherebbe alle province di latina e frosinone, con ciò sugellando una contiguità economica, culturale e sociale affatto esistente, se non per i fenomeni camorristici in atto nell’interfaccia tra le due regioni, mentre la provincia di roma diverrebbe una sorta di distretto regionale quasi americanizzato, a mo’ di distretto della columbia, che se a qyualcuno può apparire uno scimmiottamento fanciullesco di un sistema democratico e territoriale del tutto avulso dalla tradizione europea, è evidentemente una realt° psichica per altri che a quel modello credono tanto da volerlo addirittura importare da noi…

continuando la regione cosiddetta adriatica è qualcosa che se esiste già oggi nella contiguità di distretti economici e rivieraschi affini, ma non certo uguali, delle vaste zone interne fa carne da cannone, riportando tutto a quel dato economico che è importante, ma che non riverbera affatto le differenze culturali esistenti e che a mio avviso sono uno dei grandi patrimoni sociali del paese, interconnettendosi in approcci sociali e finanche economici da non potersi sottovalutare in nome del pil e di altre considerazioni strettamente ed astrattamente contingenti all’idea di omogeneità forzata che la proposta stessa sembra voler portare avanti…

abbiamo poi la regione appenninica (?) che comprende l’attuale toscana, l’umbria e la provincia di Viterbo, raggruppate in un non senso geografico che suona però quasi ad annessione da parte della maggiore delle attuali regioni, la toscana che diviene così un centro regionale di dimensioni tali da superare la sua attuale semi-marginalità rispetto ai grandi aggregati produttivi della sovrastante pianura padana…sogni di gloria per seguaci renziani?…parrebbe di si…

e veniamo alla visione più nordista della proposta, con l’emilia romagna che accorpa la provincia di pesaro, ma che sostanzialmente rimane tal quale, con la lombardia che giocoforza ha già dimensioni economico-produttive e demografiche sufficienti, e le regioni alpine (valle d’aosta, liguria e piemonte a far da capofila) ed un triveneto post-asburgico che riappare inopinatamente…

ma di cosa stiamo parlando?…di quale paese vorrebbe questa proposta tracciare la riga?…delle autonomie regionali speciali (e di cui occorrerebbe ridiscutere certamente, ma che credo francamente difficile possano essere semplicemente rottamate nello stile renziano, basti solo ricordare quale fu il percorso che portò all’autonomia siciliana o a quella dell’alto-adige) non vi è traccia residua, delle culture di fondo delle popolazioni rispetto alcuno, così come delle peculiarità economiche e produttive locali (dei trasporti abbiamo accennato) e di tante altre componenti storiche e di identità che probabilmente sono state anche una delle cause e dei motivi principali che hanno spinto i costituenti ad immaginare un percorso regionale, previsto sin dal 48 e realizzatosi solo nel 1970 per le regioni a statuto ordinario…

ed esattamente come la bufala delle province, può mai essere che le sole risibili economie di scala derivanti da un accorpamento di enti, che non potrebbero certo limitare i costi fissi dei servizi (da rivedere nei parametri senz’altro), possano portare a quei risparmi da tutti auspicabili (il significante), riguardando invece principalmente quel costo della democrazia che alcuni ritengono superabile (il significato) che anche i più che criticabili consigli regionali&carozzoni vari comunque rappresentano, essendo di fatto gli ultimi (insieme ai consigli comunali) a poter essere eletti con un voto diretto dei cittadini, quindi con la scelta dei rappresentanti?…

ed ho paura che sia proprio quella infatti la ratio della proposta e delle proposte che in questi giorni cominciano ad affastellarsi sui banchi delle commissioni parlamentari in una rincorsa  cieca all’uccisione non rituale, ma concreta, delle democrazie di periferia, limitare il potere dei territori e lo stesso concetto di sussidiarietà che era nello spirito della prima riforma del titolo V nel 2001, ritornando ad uno stato centralizzato e forte, forse anche troppo forte, visto il potere di intervento diretto persino sulla programmazione territoriale che già a partire dal decreto sblocca italia si affaccia su un orizzonte democratico nazionale oggi al bivio tra un decentramento dei poteri legislativi certamente migliorabile ed un concetto di autoritarismo che oggi vede in matteo renzi, figlio di berluskoni silvio e nipote di napolitano giorgio, l’interprete principale in una traslazione storica di quelli che furono gli intenti già al piano di rinascita democratica della mai defunta nello spirito loggia massonica p2…

attenzione che la democrazia a rischio non si conclama più in pugnali, fez, gagliardetti e cori di squadraccie e squadrette, ma probabilmente si manifesta in intenti di costruzione di leadership forti sulla pelle dei poteri locali e su quella che la classica tripartizione delle funzioni e così dei poteri separati ed indipendenti che montesquieau ci aveva insegnato essere il segno più evidente della democrazia moderna…

una volta che il potere esecutivo pretende e prende il controllo delle altre funzioni dello stato, legislativa (ed oggi il parlamento è succube con l’italicum esattamente come lo fu illo tempore con il porcellum), giudiziaria (sin troppo facile legiferare con simili parlamenti per sottoporre la giustizia al collare ed alla catena) il salto nell’autoritarismo è compiuto…poi puoi anche chiamarla democrazia del #cambiaverso ed allora forse tutti capiremo che quel verso che cambiava era nel ritorno ad un passato nel moderno che francamente nessuno realmente e sinceramente democratico avrebbe mai auspicato…

e la speranza di venirne fuori si affievolisce via via che cresce nei parlamentari, soprattutto pd, ma non solo, la vigliaccheria ed il comodo di conservare la propria posizione mantenendo in piedi un governo assurdo pur di non rendersi invisi al kaiser di via del nazareno ed anzi raddoppiando anche con proposte ai limiti dell’utile idiozia come questa di un accorpamento senza ragioni di alcuna evidenza…e dopo non resterà purtroppo che la piazza ed i disastri che questa storicamente riesce a combinare, buttando quasi sempre l’acqua sporca con tutto il bambino

miko somma

p.s. come al solito perdonatemi eventuali errori sintattici…sempre la male/benedetta fretta di scrivere velocemente perché il testo abbia freschezza e non risulti artefatto, freddo o distante…   

imprenditori ed imprenditori…

17/12/2014

ci sono imprenditori ed imprenditori…in genere tendo a fidarmi con riserva solo di quelli che ci mettono la faccia, il proprio lavoro e poca, pochissima finanza, di certo non mi fido di quelli che ci mettono un manager disumano, che hanno esternalizzato e che incassavo ed hanno incassato lauti dividendi da finanza in cambio di qualche spezzatino aziendale

miko somma

il punto…

15/12/2014

appare ormai del tutto chiaro che in basilicata una intera classe dirigente ha fatto il suo tempo…ora il punto è se la parte che la esprime è in grado di autoemendarsi o se occorre premere dall’esterno

miko somma

dimissioni…38 volte dimissioni…

14/12/2014

aver reso l’art.38 più costituzionale non toglie la certezza che comunque qui vogliono trivellare…la trattativa dunque si risolve male, molto male, ed a leggere il disposto della mozione approvata in consiglio il 4/12 appare chiaro che le prerogative regionali non sono ristabilite come pur si chiedeva…impugnativa obbligata quindi, anche se forse inutile…a questo punto le dimissioni del presidente sono quasi un atto dovuto, dopo aver firmato l’impugnativa come minimo segno di dignità

miko somma

Comunicato stampa

ieri non mi è stato possibile pubblicarlo sul blog, a causa di problemi manutentivi sul server che hanno impedito l’accesso per qualche ora…inviato comunque alla stampa, posso solo ora pubblicarlo…e magari avrete fatto in tempo a leggerlo sui giornali…

questo comunicato non è stato inviato al sito istituzionale basilicatanet

Una regione che deve cominciare a far tesoro delle sue povertà

Il paradosso di salvezza relativa delle regione da aumenti estrattivi che sono in nuce nell’art. 38, nella riforma del titolo V e nella strategia energetica nazionale che ne è la matrice causale, è probabilmente nel prezzo del greggio, sceso ormai a livelli tali da non essere forse più conveniente avviare processi di sistema, troppo vicino al cosiddetto break even che le compagnie fissano intorno ai 45 dollari/barile, ma sufficiente ancora a garantire che lì dove si estrae o dove le autorizzazioni sono in essere, si continui a farlo, compensando con le quantità estratta il minore introito.

Ciò ovviamente non significa aumenti estrattivi immediati nella Val d’Agri, ma probabilmente la tendenza a fare in modo che quanto al memorandum in tema di aumenti, i 26.000 barili/giorno, diventi presto realtà dopo una stagione in cui lo stesso sembrava dimenticato tra decreti attuativi e la nuova contestata disciplina.

Ora che il prezzo del greggio sia sceso a livelli inferiori ai 60 dollari a barile per il prezzo di riferimento del wti (il greggio americano) e del brent (il greggio del mare del nord) abbastanza evidentemente è frutto sia della crisi che innesca minori consumi, quindi maggiore disponibilità, quindi minore prezzo, sia di strategie di produzione da parte dei paesi opec che non possono permettersi di produrre meno per sostenere un prezzo che dipende sempre meno dalle loro riserve e sul quale minori sono quindi le prospettive di controllo dello stesso, nonché dalla sempre maggiore abbondanza di idrocarburi da scisto di produzione americana, che probabilmente in questo momento storico sono il volano di una guerra di logoramento rispetto alla Russia di Putin ed alle sue nuove mire imperiali. Ma tutto ciò, come rileva l’articolo della Nuova, qualcosa pur significa per le casse della regione Basilicata, dove l’apporto delle royalties costituisce un punto nodale della gestione finanziaria dell’ente che ne risente in termini di minori disponibilità finanziarie, ancorchè bloccate dai vincoli del patto di stabilità:

Questo naturalmente letto nella quotidianità significa che i quasi 170 milioni di euro del 2012 – diventa molto divertente ricordare che fino a poco prima l’allora presidente De Filippo si scherniva dietro 50-60 milioni che in parte il sottoscritto ha evidentemente fatto “lievitare” con la sua penna e quattro calcoli-  diventano cifre meno rilevanti prospetticamente i per bilanci regionali, ma soprattutto per le partite finanziarie ed assistenziali che da queste poi dipendono, forestazione, vie blu, copes ed ancora università e sanità dove sostanziano la tenuta dei L.E.A. altrimenti poco gestibili. Si obietterà che nelle pieghe del patto di stabilità ciò non costituisce problema e che a minori entrate ciò che si decurterebbe realmente è la quota ad oggi accantonata come riserva, ma ciò in tutta evidenza significa minori gettito accantonato da destinare all’investimento in caso i vincoli si allentino.

E naturalmente questo impone una doverosa riflessione sulla stabilità delle risorse finanziarie regionali, che, come la variabilità intervenuta sul prezzo del petrolio insegna, rischiano di esser dipendenti da fattori di rischio non controllabili in loco e così mutevoli fino al punto di non costituire più partite affidabili di bilancio, almeno fino al momento in cui continuerà la loro immissione nel bilancio corrente e non, come auspicabile, nella spesa per investimenti strutturali. In poche parole se ci crede di potere continuare a fornire assistenza a circa 4.000 operai forestali perché in qualche modo possano poi accedere ai “benefici” della disoccupazione, occorre tener di conto che tale operazione potrebbe risultare variabile di anno in anno e non ottenere più i risultati sperati – ed ovviamente anche il consenso elettorale derivante – esattamente come su ogni altra partita finanziata dalle royalties dirette.

Ciò che si palesa così come evidente è la caduta del modello sociale fondato sulle royalties come “cassa”, una pratica scellerata economicamente e, seppur comprensibile nei suoi ruoli di “paracadute sociale”, fuorviante rispetto ad ogni idea di sviluppo reale del comparto economico locale, nella evidenza di un fallimento epocale e di estraniamento dalla realtà di classi dirigenti nate 20 anni fa sulla base di un modello politico del tutto crollato sia di fronte alla crisi, sia soprattutto rispetto al fiato cortissimo delle politiche reali di sviluppo, incapaci di fare sistema del territorio nella valorizzazione delle potenzialità, piuttosto riducendosi ad un modello esportativo affidato a pochi attori economici, sostanzialmente fiat ed eni, la prima entrata in crisi ed avendovi trascinato l’indotto locale, la seconda per sua natura poco occupazionale ed i cui numeri reali ancora oggi sono oggetto di campagne di propaganda a giorni alterni, che essenzialmente lascia al territorio le sole royalties come segno di una sua presenza operativa.

In poche parole, aver “royaltizzato” l’economia regionale ha di fatto sviato le risorse verso un sistema baronale e parcellizzato di spesa delle stesse senza operazioni di sistema, impedendosi ciò che risorse da considerarsi in guisa di straordinarietà avrebbero pur dovuto spingere a pensare e tentare di realizzare, un progetto regione di ampio respiro e novità in grado di rendere la marginalità geografica e produttiva come attrattore dei processi innovativi che in tutta Europa si giocano oggi proprio sulle regioni più svantaggiate, partendo dalla rivalutazione del loro isolamento come elemento di “differenza” che fa la “differenza”, e non solo in termini turistici, ma nel senso di un più ampio settore produttivo legato al territorio ed a sue specificità altrove introvabili, il “terroir” a volerne fare una traslazione dal mondo vitivinicolo.

Trovare, rivalutare, imporre quel terroir sarà compito di ben altre classi dirigenti in grado di comprendere che ogni euro di royalties investito in assistenza a fini elettorali sottrae esponenzialmente decine di euro al settore produttivo di una regione che deve cominciare a far tesoro delle sue povertà, mentre auspicabile sarebbe che lo stato cominci a considerare il petrolio lucano non più materia energetica, ma riserva strategica di prodotti di sintesi di un paese che ancora ha una grande impresa manifatturiera. E dietro le firme che abbiamo raccolto e presentato e che ancora raccoglieremo e presenteremo non c’è solo protesta, ma la richiesta di cambiamento di paradigma produttivo, in Basilicata come nel resto del Paese.

Miko Somma.

 

il progetto…

13/12/2014

questa terra merita di più di una classe dirigente figlia di processi iniziati 20 anni fa e conclusisi nel nulla, di più di imbelli nuovisti vestiti di comunicazione e vuoti di contenuto, di più di parolai e malpancisti convinti che il loro spicchio di interesse rappresenti il mondo intero, di più di chi crede che il disagio economico e sociale possa indossare inutili bandierine e saziarsi di slogan e buoni propositi da mercatino dell’usato…

questa regione merita un progetto serio, articolato, che intrecci il locale nel globale con la consapevolezza di avere ancora un patrimonio da far fruttare nel territorio e nella sua ricchezza di valori biologici ed umani…

la comunità ed i suoi valori difesi da un mondo a-valoriale ed impostati come vero modello socio-economico sono il progetto

miko somma

sul 38 non è ancora finita…un documento importante…

vi posto questo documento che a mio avviso riveste una certa importanza e sul quale credo si possa costruire molto più che la critica all’art. 38, quanto un modello di cogestione tra stato e regioni delle tematiche del titolo V, oggi erroneamente oggetto di una volontà di riporto in quota statale di quanto invece una democrazia matura deve poter stabilire in sussidiarietà con gli enti locali e le popolazioni…ne riparleremo a breve, molto a breve…

Sblocca Italia, documento Presidenti Consigli regionali 

12 dicembre 2014, 17:45

Oggi a Termoli i rappresentanti di Abruzzo, Molise, Puglia, Basilicata e Sicilia hanno sottoscritto l’impegno a sensibilizzare le Assemblee di rispettiva appartenenza sulla problematica energetica. Ha partecipato Piero Lacorazza

(ACR) – “Decreto Legge Sblocca Italia – Capo IX Misure urgenti in materia di energia” è il tema dell’incontro –dibattito, svoltosi oggi a Termoli (Cb), al quale ha partecipato il Presidente del Consiglio regionale, Piero Lacorazza insieme ai presidenti dei Consigli regionali di Abruzzo, Molise, Puglia e Sicilia.

Al termine dell’incontro i cinque Presidenti hanno sottoscritto un documento

DICHIARAZIONE D’IMPEGNO

I Presidenti dei Consigli Regionali di Abruzzo, Molise, Puglia, Basilicata e Sicilia, in seguito all’incontro‐dibattito svoltosi a Termoli (CB) il 12 dicembre 2014 avente ad oggetto: ”Decreto Legge Sblocca Italia – CAPO IX Misure urgenti in materia di energia”;

visto in particolare l’art. 38 del decreto‐legge 12.09.2014, n. 133, convertito, con modificazioni, dalla legge 11.11.2014, n.164, che riconosce alle attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi e a quelle di stoccaggio sotterraneo la qualità di attività di interesse strategico e il carattere di pubblica utilità, urgenza ed indifferibilità delle relative opere;

atteso che nell’economia complessiva delle disposizioni di cui al predetto art. 38 risalta, sostanzialmente, la volontà di accentrare in capo allo Stato le decisioni in materia di ricerca degli idrocarburi attenuando fortemente la partecipazione delle Regioni territorialmente interessate e sottraendo alle Regioni stesse la cooperazione ai procedimenti autorizzatori mediante l’espressione della valutazione di impatto ambientale (VIA);

richiamato integralmente l’Ordine del Giorno approvato dalla Conferenza dei Presidenti delle Assemblee Legislative delle Regioni e delle Province Autonome nella riunione del 19.09.2014;

richiamata, altresì, la nota condivisa dalla stessa Conferenza successivamente alla conversione in legge del decreto‐legge “Sblocca Italia” con la quale viene dimostrato che, l’attenuazione del coinvolgimento delle Regioni nel processo decisionale determina elementi di incompatibilità con l’assetto e la ripartizione dei poteri costituzionalmente sanciti;

ritenuto che le misure normative sopra richiamate possano generare concreto rischio di insufficiente valutazione circa l’impatto delle attività di ricerca e coltivazione di idrocarburi sull’economia generale e sulle economie di settore dei territori regionali, nonché sulla preservazione dell’integrità ambientale e dell’ecosistema, giacché il ridimensionamento delle facoltà di espressione degli interessi locali può sicuramente considerarsi presupposto di scelte adottate su basi meramente teoriche e senza presidi a tutela del fondamentale diritto delle comunità locali a programmare il proprio sviluppo ed il proprio futuro;

considerato che tali attività rappresentano un rischio per l’integrità dell’ecosistema locale danneggiando l’economia turistica della costa adriatica‐ionica già duramente messa alla prova dalla contrazione di flussi di presenze in un momento di particolare criticità della congiuntura regionale e nazionale;

considerato che ci sono Regioni che già offrono al Paese un contributo rilevante per soddisfare il fabbisogno energetico nazionale;

considerato che in queste Regioni è giusto riconoscere maggiori e più efficaci strumenti finanziari per compensare il rischio ambientale prodotto dall’attività estrattiva;

considerato che il titolo concessorio unico riduce gli spazi di partecipazione degli enti locali;

considerato che una strategia energetica nazionale non può prescindere da un coinvolgimento delle Regioni e dei poteri locali e non può concentrarsi, soprattutto se produce rischi per l’ambiente e per la salute, in alcuni territori mettendo fortemente a rischio la sostenibilità ambientale;

considerato che è in discussione in Parlamento la riforma del Titolo V della Costituzione di cui condividiamo la necessità di cambiamento e di riforma;

considerato che tale cambiamento e tale riforma non può significare sottrarre ruolo, funzioni e competenze alle Regioni e agli Enti Locali sul governo del territorio;

formulando l’auspicio che il Governo Nazionale provveda con urgenza ad adottare un Piano Energetico Nazionale partecipato attraverso il confronto con le Regioni, i Comuni e le realtà locali pubbliche e private

tenendo conto della crisi che sarà determinata in un prossimo futuro dalla riduzione delle risorse fossili e che in conseguenza, preveda il necessario impulso alle politiche ispirate dalle direttive europee a partire dal pacchetto energia 2020;

premesso quanto sopra, assumono il comune impegno di:

sensibilizzare le Assemblee di rispettiva appartenenza sulla problematica di cui alla premessa, perché assumano una precisa posizione istituzionale e politica in ordine alla definizione dei poteri e delle prerogative del livello di governo regionale in materia di attività per la valorizzazione delle risorse energetiche in rapporto con i prioritari interessi territoriali alla tutela dell’ambiente e dell’ecosistema nonché allo sviluppo economico legato alle specifiche vocazioni dei territori;

promuovere la presente dichiarazione, tra le Assemblee legislative di rispettiva appartenenza, al fine della assunzione di idonee iniziative a tutela delle prerogative regionali e dei legittimi interessi locali, secondo quanto consentito dall’ordinamento costituzionale

Termoli (CB), 12 Dicembre 2014

occorre chiarezza a potenza…

vi sottopongo questa riflessione di carlo petrone a proposito della incresciosa situazione del comune di potenza, riflessione che condivido in pieno perché il vero problema non è al punto in cui è giunta la città capoluogo il dissesto (ampiamente annunciato, lo si fosse conclamato o meno), ma la penosa situazione di stallo in cui si “litiga” per le poltrone, mentre il tessuto urbano, sociale ed economico sta rapidamente deteriorandosi…ed una classe dirigente degna di questo nome (quale quella espressione del pd sicuramente ha dimostrato non essere) non può non considerare questo deterioramento che si nutre appunto della poca chiarezza con cui si affronta una situazione politicamente, amministrativamente ed umanamente, come il simbolo di un fallimento che necessita ora più che mai di un vero cambiamento…

Al Comune di Potenza siamo al prevedibile stallo, reso ancora più pericoloso dai tentativi, francamente inutili, di comporre maggioranze e Giunta attraverso le solite alchimie. Forse chi da tempo governa le cose del PD dovrebbe a questo punto comprendere che non è la strada giusta, ma non accade. Su Facebook ora alcuni dirigenti di quel partito si affannano a ricercare soluzioni positive ma, come al solito, senza indicarne alcuna. Ci vorrebbe un po’ di chiarezza però. Per rispettare la volontà dei cittadini, dopo il risultato elettorale, il Sindaco De Luca avrebbe dovuto governare con la maggioranza del Centrosinistra (questa è stata la volontà degli elettori), cosa naturalmente impossibile perché il Sindaco è espressione della destra potentina. E allora forse la soluzione più coerente sarebbe stata tornare subito al voto, proprio per sollecitare i cittadini ad esprimere un orientamento chiaro, e segnalare soprattutto al PD la necessità di governare con maggiore responsabilità le fasi elettorali. Ma, “per il bene della città”, si è preferito proseguire, decidere il dissesto, bloccare tutte le attività del comune. Se i tentativi salteranno al voto si arriverà ugualmente. E’ questo il bene dei cittadini? Come si riuscirà a intraprendere un’iniziativa per mettere in carreggiata (non dico sulla via giusta) l’amministrazione comunale? Le schermaglie sulla Giunta sono iniziate, posizionamenti di interessi anche, ma intanto non si offre un primo chiaro segnale, soprattutto dopo il dissesto, di riduzione drastica del numero degli assessori; sarebbe uno scandalo riproporre una Giunta a 9, non solo perchè è necessario evitare spese inutili e dannose, ma perché vorrebbe dire che l’accordo si è trovato come al solito sulla composizione dell’Esecutivo.
A questo punto dovrebbe risultare chiaro che se le alchimie falliranno la città potrebbe trovarsi senza una governo e una amministrazione; a quel punto chi ha sbagliato dovrebbe trarne le conseguenze.

carlo petrone 

forse qualcuno…

12/12/2014

forse qualcuno non ha capito che sulla sola opposizione al petrolio non costruisci fortune politiche…per avere fiducia da parte del gente occorre avere una visione coerente, un progetto spendibile e concreto, un passato, un presente che si occupano di mille cose e che recitano competenza e capacità di intrecciare multidisciplinarmente argomenti complessi in una sintesi comprensibile, spendibile, che dia l’emozione di parteciparla come momento collettivo e non suggestioni da vivere nella propria solitudine

miko somma

……

(ANSA) – POTENZA, 11 DIC – Agenti della Polizia hanno sequestrato a Potenza il caveau dell’Istituto provinciale di vigilanza “La Ronda” in cui sono custoditi milioni e milioni di euro di banche e delle Poste. Il provvedimento è stato eseguito dalla Polizia dopo alcuni accertamenti della Banca d’Italia dai quali sono emerse “violazioni agli obblighi di gestione del contante”. I controlli hanno rilevato, oltre a un “grave disordine organizzativo”, anche un ammanco pari a circa 7,2 milioni di euro.

tutti innocenti sino al terzo grado…ma…

www.ilquotidianodellabasilicata.it/news/cronache/732183/Corruzione-e-turbativa-d-asta-.html

riporto comunque il comunicato stampa di margiotta che dichiara di autosospendersi dal pd, dalla gruppo pd al senato e da vicepresidente di commissione a palazzo madama…

AGR “Oggi ho subito oggi un’ingiustizia di cui non riesco a farmi una ragione, combatterò, ricorrerò in Cassazione e sono certo che in quella sede farò valere le mie ragioni. Ma nel frattempo, a tutela del mio Partito, che amo e per il quale ho sempre lavorato, mi autosospendo dal PD e da ogni carica, dal gruppo dei Senatori del PD, nonché da Vicepresidente e componente della Commissione di Vigilanza RAI”. Assolto in primo grado al termine del rito abbreviato per non aver commesso il fatto, il senatore Salvatore Margiotta (PD) commenta in una nota la decisione della Corte di Appello di Potenza che lo condanna a un anno e sei mesi di reclusione per turbativa d’asta, in riferimento a un appalto per la costruzione del Centro Oli della Total in Basilicata. “La Corte d’Appello di Potenza ha ribaltato ben due decisioni della Magistratura a me favorevoli, quella del Tribunale del Riesame, che aveva a fine 2008 rilevato la insussistenza di gravi indizi e quella del Tribunale di primo grado, che mi aveva assolto nel 2011 con formula piena per non aver commesso il fatto. Al termine di un lungo processo di appello, nel corso del quale nessuna ulteriore prova a mio carico é emersa e le testimonianze raccolte sono state tutte a mio favore, vengo condannato sulla base di congetture e illazioni”, scrive amaro Margiotta ma assicura: “continuerò a urlare la mia innocenza in tutte le sedi, a contestare la decisione di un Collegio che ha emesso una sentenza contro legge. Mi hanno insegnato che le sentenze si rispettano, ma non posso rispettare la palese e pregiudiziale ingiustizia che ho subito”, conclude, “vengo condannato innocente e sento la mia vita sfregiata”.

 

 

il “mio” partito…

scusate, ma quando ricordate (n.d.a. ovviamente mi riferisco a commenti su facebook) sempre che il “mio” partito (il pd) è questo o è quello, vi rendete conto che mi offendete perché presupponete che una persona dallo spirito critico ed indipendente, quale ritengo di essere, non marchi delle differenze nel dibattito interno, ancorché scadente, ed esterno e magari qualcosina pure muova sulla scorta di un valore di serietà che pur mi si attribuisce?…

ed a me verrebbe da ricordarvi che quando invece c’era il “mio” vero partito, voi non c’eravate o avete fatto “orecchie da mercante” o inseguito chimere ridicole di qualche urlatore occasionale o sparato sulla mia supposta “appariscenza e centralità che divideva”…

forse l’occasione storica di costruire un movimento che incidesse nella politica lucana si è persa per sempre in quel punto, lasciando posto alla confusione ed al bla-bla-bla…

miko somma

magari rileggersi o leggere il programma di quella stagione durata fino alle scorse primarie per la presidenza, male non farebbehttp://www.comitatonooilpotenza.com/?page_id=6423