paga più la concordia che la boschi…

23/0772014

ciò che proprio non sopporto di renzi è l’accanimento velocista sulle riforme istituzionali che avrebbero bisogno di tempi di riflessione maggiori e non di forzature a suon di ultimatum…un segno di rigidità, quello di renzi, sinonimo forse di quella superficialità alla “carlona” attraverso la cui cruna personalistica si pensa di far transitare un futuro possibile recitato a suon di slogan…di fatto se ciò che serve al paese è ritrovare fiducia in se stesso, se ne ottiene molta di più con operazioni come la rimozione della concordia con un grandioso sforzo ingegneristico e logistico tutto made in italy che il mondo riconosce, con un expò ripulito ed efficiente che mostri le vocazioni del paese, con la lotta senza quartiere all’evasione ed alla corruzione, con una riforma che insista sulla celerità della giustizia e sulla modernizzazione della pubblica amministrazione, che con una ministrina che impartisce lezioni su fanfani al senato…

miko somma

prendere o lasciare?…

23/07/2014

…e che razza di dialogo sarebbe mai il “prendere o lasciare” quando per mesi si è imposto una ratio alle riforme istituzionali che non ammetteva proprio il dialogo se non come puro tifo con recitazione di un mantra di cui non si conosce il senso del testo o supino appecorimento in nome di interessi di mantenimento delle postazioni?…

miko somma

basta con questo massacro!!!…

Questa è una famiglia palestinese.
Questa è la famiglia Kilani:
Ibrahim Dib Ahmed, 53 anni
Taghrid Shaaban, 45 anni, …
Rim Ibrahim, 12 anni
Sawsan Ibrahim, 11 anni
Yasser Ibrahim, 8 anni
Ilias Ibrahim, 4 anni
Questa famiglia non c’è più. Sono tutti morti, uccisi dall’esercito più morale del mondo.

(tratto dal profilo facebook di Al Fatah Italia , non propriamente quindi una organizzazione vicina ad hamas, ma un partito vicino al suo popolo massacrato dall’esercito israeliano)

Foto: #Palestinasottoattacco<br /><br />
In Libano, in solidarietà con Gaza, espongono l'infinito elenco dei martiri.

In Libano, in solidarietà con Gaza, espongono l’infinito elenco dei martiri.

la considerazione che si pone non è se queste foto siano o meno propaganda che viene esercitata attraverso i social, la considerazione è che tutto questo accade…

BASTA CON QUESTO MASSACRO!!!

 

il diritto di difendersi?…

 (foto: EPA)

(foto EPA)

il mio appoggio alla causa della palestina libera ed indipendente è noto e senza riserve e segue la linea tracciata da yassir arafat…il mio sostegno alla necessità della sicurezza di israele è noto e segue il principio dell’amore più profondo per il popolo ebreo in continuità con l’orrore per l’olocausto…ma la sproporzione delle forze in campo e delle ragioni palesi ed occulte è tale che oggi dico “IO STO CON GAZA E CON I SUOI ABITANTI A CUI NON SI LASCIA SCAMPO, non con i paranoici di hamas e con i guerrafondai di tsahal e delle frange della destra estrema sionista”

miko somma

la sproporzione delle lacrime degli ipocriti e degli ignoranti…

22/07/2014

27 soldati israeliani morti in una azione deliberata di strage ai danni di 605 palestinesi di gaza (e per specifica ammissione dell’esercito israeliano, i militanti di hamas uccisi sono 135, quindi 470 sono civili, di cui 121 bambini) mi lasciano quasi del tutto indifferente, ben comprendendo che è l’abitudine alla guerra che stiamo facendo a produrmi un pensiero simile, ed a chiunque “piange” questi assassini che ben sanno quel che fanno, posso solo dire “ipocriti se sapete, ignoranti se non sapete e nonostante tutto pensate che sia un conflitto in cui israele abbia delle ragioni”

miko somma

la strage degli infanti a gaza…

ansa – Un totale di 121 bambini palestinesi sono stati uccisi a Gaza dallo scoppio della crisi (8 luglio) al 21 luglio. Lo ha annunciato l’Unicef oggi a Ginevra. Si tratta di 84 ragazzi e 37 ragazze di età tra i 5 mesi e i 17 anni. Due bambini su tre hanno meno di 12 anni. L’Unicef stima inoltre che più di 900 bambini risulterebbero feriti. Infine, secondo le valutazioni degli operatori umanitari sul terreno, almeno 107 mila bambini hanno bisogno di sostegno psicosociale specializzato per affrontare il trauma che stanno vivendo, ha aggiunto l’Onu.

Cresce anche il bilancio complessivo delle vittime: 605 morti e 3.700 feriti palestinesi a Gaza del fuoco israeliano, secondo l’agenzia di stampa palestinese al-Ray, vicina a Hamas.

i buoni ed i cattivi…

17/07/2014

foto di pierre chiartano

hallah maledica l’esercito israeliano, la frase del padre di uno dei 4 bambini massacrati sulla spiaggia…

attenzione, quell’uomo non dice gli ebrei o il popolo israeliano, con ciò dimostrando di sapere bene dove sta il male, ma individua infatti il principale artefice dello stato di guerra in palestina, tsahal, l’esercito, che drena circa il 35-40% del pil israeliano e gestisce direttamente i tanti miliardi di aiuti militari usa, nonché una delle più floride industrie di armamenti del mondo…

capite queste cose, si comprende anche perché ad ogni passo verso la pace, se ne fanno due indietro nella barbarie da parte di entrambi (p.s. hamas è una creatura israeliana, aiutata negli anni ’80 e ’90 a crescere per combattere l’olp di arafat, partito e fazione laica)…

poi se vi piacciono le storielle, liberi di credere ai buoni ed ai cattivi

miko somma

Comunicato stampa

questo comunicato non è stato inviato al sito istituzionale basilicatanet

Il fatto politico che può salvare una regione

Era più di un anno fa, esattamente il 6 giugno, quando in un comunicato lanciai una proposta, allora caduta nel vuoto spinto di una regione che affogava in rimborsopoli, quella del referendum consultivo sull’aumento delle estrazioni in Basilicata, aumento a più riprese ventilato e forse poco preso in giusta considerazione dalla nostra classe politica, nonostante qualche Cassandra, quale il sottoscritto, che a più riprese da anni avvisava di un momento che oggi pare concretizzarsi nella riforma del titolo V e nel contesto legislativo, ampiamente anticipato da decretazioni del governo Monti, che seguirà a breve a regolare una materia in cui la Regione sarà del tutto spossessata da competenze.

Ora è da chiarire che è la gerarchia delle fonti legislative, accordate ad una riforma costituzionale del contesto di materie delegate prima alle regioni, che, per motivi ovvi a tutti, pone le leggi nazionali su di un gradino più alto di quelle regionali, imponendole come strumento legislativo di riferimento, in un già ridotto contesto di potestà dove alla Regione, scontandosi la mancanza di strumenti di pianificazione del territorio atti a “sollevare” porzioni dello stesso da determinati utilizzi, non rimaneva che rispondere Si o No a singole richieste (istanze) assegnate a compagnie in virtù di un regime concessorio del tutto avulso dalla partecipazione locale, ciò valendo a dire che a riforma del titolo V concretizzatasi nulla o quasi nulla sarà più possibile per opporsi ad una più che probabile invasione di trivelle ed infrastrutture relative alla ricerca e sfruttamento degli idrocarburi.

E dal momento che prima della fine di ottobre 2014 il processo di riforma costituzionale non potrà dirsi concluso (art 138 della costituzione, comma 1) e che la stessa probabilità di sottoporlo al referendum confermativo potrebbe inficiarsi nei numeri a sostegno della riforma stessa in seconda lettura (comma 4), stante l’impossibilità di procedere con norme regionali ostative che sarebbero impugnate presso la Corte Costituzionale (vedi i casi Moratoria e Patto di Stabilità), nel constatare che molto difficilmente ci sarà alcun parlamentare lucano che potrà o vorrà “caricarsi” del problema, tentando o delle mediazioni impossibili o un suicidio politico personale, è ora e qui che occorre muoversi per erigere una barriera, a cominciare dal formarsi di “fatti” politici in grado di opporsi ad un processo legislativo che rischia di essere omicidiario per il futuro di una delle regioni d’Italia.

E quando si parla di fatti politici, sono fatti politici sia il manifestarsi di una opposizione popolare che fu già dei fatti di Scanzano e che occorre tenere di gran conto, ponendosene però la evidente necessità a riforma e regime legislativo compiuto, sia un referendum consultivo in cui si chieda ai cittadini lucani di esprimersi con un si od un no alla semplice domanda, se siano o meno d’accordo con aumenti delle estrazioni, sia in volumi estratti che in territori coinvolti dalle estrazioni rispetto agli accordi già firmati di Val d’Agri e tempa Rossa, referendum questo che si porrebbe come preventivo rispetto ad ogni uso di un territorio non concertato con le popolazioni e tale da essere posto come la causale di ogni possibile ricorso giuridico e giudiziario in sede nazionale o comunitaria.

Tecnicamente non esiste nella nostra Regione e nel suo ordinamento statutario e legislativo, la figura giuridica del referendum consultivo, e, se si accettasse l’idea del “fatto politico” insito in un esito dello stesso referendum in linea con un sentimento ormai generale della popolazione lucana di essere stati spremuti e sfruttati nell’affare petrolio, la sua veloce introduzione nell’ordinamento regionale potrebbe affidarsi o a una legge di istituzione su iniziativa della Giunta Regionale, procedimento questo in grado di bypassare sia il calendario delle proposte di legge giacenti, o, riconosciuta l’urgenza del deliberare, a un procedimento di urgenza richiesto a norma di regolamento dai consiglieri regionali, stralciando la norma dal processo di rinnovo dello statuto regionale per accelerare i tempi.

Si porrebbero moti esempi nei vari ordinamenti regionali di quale forma tale istituto giuridico potrebbe presentare, permettendomi di suggerire per la facilità di indizione ed il controllo consiliare dell’istanza stessa, quello della regione Molise alla L.R. 35/75, e ricordando che tale istituto, riconosciuto anche dalla nostra Costituzione, pur se nello specifico delle unioni tra comuni e regioni, fu indetto nel 1989, con una legge costituzionale che, in occasione delle elezioni europee, consentì di votare il referendum consultivo sul rafforzamento politico delle istituzioni comunitarie. Una figura giuridica cioè nient’affatto sconosciuta al nostro ordinamento e del tutto lecita e consentita.

Istituirlo e procedere all’indizione del referendum richiederebbe poche settimane, potendosi stabilire in tempo utile così quel “fatto” che richiede l’unità dei lucani e di tutte le forze politiche per concretizzarsi in un generale No ad ogni ipotesi di aumento delle estrazioni che, forte di quella larga partecipazione che è ormai sia nella logica del sentimento e della ragione dei lucani sugli idrocarburi, che nella forza di persuasione e mobilitazione che i partiti hanno ancora nella società lucana, se riescono a saldarsi al sentimento ed alla ragione comune, e non al calcolo o a ben altro, quel “fatto” che è l’unico scoglio per infrangere l’onda montante di un concerto orchestrato da anni sulle risorse del sottosuolo lucano che oggi arriva tristemente alla sua fase finale.

Ciò mancando, il sottoscritto si vedrebbe costretto all’inizio di una massiccia e generale raccolta firme a petizione europea contro il vandalico tentativo di distruggere una regione ed un popolo, finalizzando agli idrocarburi i destini di entrambi.

Miko Somma, Partito Democratico, già fondatore di un comitatino. 

sul petrolio sentire i lucani…

16/07/2014

sul petrolio e sul raddoppio (per ora) delle estrazioni, ho una mia personale exit strategy di cui già un anno fa parlai…sostanzialmente dobbiamo chiederlo ai lucani se lo vogliono o meno (e credo che ormai la società lucana sia matura al riguardo) e poi usare questa volontà espressa come un “fatto” politico per disinnescare le mire che vogliono trasformarci in una damigiana di idrocarburi…
ci sono degli aspetti tecnici da risolvere per sentirli i lucani, ma sono risolvibili se c’è la buona volontà…mi sto muovendo in quella direzione!!!

miko somma

mi costringo…

diciamo che saprei quale strada seguire per uscire dal pantano del petrolio che rischia di diventare un inghiottitoio, che mi rompe doverne parlare ancora, avendone parlato tanto, che non sopporto più di interloquire con qualcuno, ma che per amore della mia terra mi costringo a farlo…

vado in consiglio regionale per provare a parlare al presidente di una mia idea…ed a breve chiederò un incontro sempre a questo riguardo con antonio luongo, dino paradiso e luca braia…ma abbiamo necessità di unità su questo tema, una speciale forma di unità che necessariamente occorre chiedere fuori dai confini del pd e nella gente di basilicata

miko somma

Comunicato stampa

 

questo comunicato non è stato inviato al sito istituzionale basilicatanet

 

Una terra che ha il diritto di stabilire da se il suo futuro.

 

Non stupiscono tanto le dichiarazioni rese alla stampa nazionale dal premier Matteo Renzi a proposito  del raddoppio (mi sia consentito però insistere ancora sulla cifra di un 450.000 barili/giorno che appare più congrua rispetto alla Strategia Energetica Nazionale) delle estrazioni di idrocarburi in Basilicata e residualmente in Sicilia, dichiarazioni facenti parte di quella lunga linea rossa che ha attraversato molti governi del paese impregnati dal lobbysmo di certi settori vicini alle compagnie stesse e che cercano a più riprese di costruire un clima culturale volta per volta spacciato come “necessità” od “opportunità” in cui far maturare una scelta irreversibile per un territorio altrimenti vocato che alle trivelle, quanto quella palese e greve aria di superficialità che avvolge le parole del premier stesso quando cita dati irreali.

 

Dati che ben oltre quei millantati 40.000 posti di lavoro che qualcuno (tre-quattro comitatini) starebbe impedendo di creare rispetto agli ancor più millantati ed inesistenti 5.000 attuali – ed in realtà neppure con l’indotto si arriva a 1.000 – è nel dipanarsi delle grandi scelte di politica energetica internazionali che queste resistenze ostacolerebbero, facendolo tra l’altro vergognare, che il nostro premier rivela un certo grado di superficialità che l’Economist pure comincia a rilevare in disamine più approfondite sul fenomeno Renzi e sui suoi reali risultati nel processo di rinnovamento del Paese.

 

Il punto è purtroppo che tali dichiarazioni, ancorché pure dichiarazioni ad uso e consumo di una fronda da stadio che ancora crede che vi siano “gufi ed invidiosi” a remare contro un futuro meraviglioso che è lì da afferrare senza troppi pensieri, non tengono conto né dei valori numerici che pur dovrebbero far riflettere, a cominciare dal fatto che anche solo raddoppiare le estrazioni porterebbe la sola Basilicata a 1/10 della produzione giornaliera del Kuwait (che incidentalmente è un deserto non antropizzato) per proseguire con i prevedibili danni di immagine sui settori agricolo e turistico locale e nazionale che in tutta certezza vedrebbero diminuire sia valore aggiunto della produzione che occupazione relativa non compensati dall’aumento di valore aggiunto dell’aumentata produzione di greggio e gas.

 

Il paese trova beneficio e giacimenti con una seria opera di risparmio energetico che già solo al 10% porterebbe ad un risparmio di circa 180.000 barili/giorno equivalenti con un risparmio complessivo di 6 miliardi e mezzo di euro/anno, compensando così ampiamente ogni ipotesi di raddoppio di estrazioni nella quasi equivalenza del valore, mentre al contrario una piccola contrazione del valore aggiunto del solo settore del turismo nazionale del 2,5% costerebbe circa 3,6 miliardi/anno, contrazione prevedibile tra Adriatico, Sicilia e la nostra Basilicata alla sola notizia che si passerebbe ad un regime estrattivo di scarso appeal per qualsiasi turista. Immaginare poi il danno sul solo settore agroalimentare.

 

Il premier inoltre parla di grandi infrastrutture energetiche dimenticando che esse, ben lungi da essere ancora definite nelle strategie europee e nel quadro di instabilità geo-politica che di fatto le blocca, pur si aggiungerebbero in Basilicata come servitù di passaggio all’aumentare stesso delle estrazioni che, sfugge a pochi, interesseranno altri territori che i bacini attualmente conclamati della Val d’Agri e della Val Sauro, se è vero come è vero che le riserve stimabili e raggiungibili nel solo sottosuolo lucano superano di gran lunga i 3 miliardi di barili di greggio e, in percentuali forse anche maggiori, di gas naturale.

 

Ma ciò che infastidisce oltremodo è l’utilizzo della categoria “renziana” per dividere l’opinione pubblica lucana, in un’operazione di basso profilo politico che non manca però di cominciare già a produrre dei distinguo imbarazzanti tra chi “sarebbe disposto ad ascoltare” e chi “vorrebbe essere risarcito”, mentre l’evidenza acclarata è la necessità di un fronte comune che con maturità e senza eccessi nevrotici od utilitaristici, ponga il governo di fronte ad un motivato NO senza riserve di alcun genere, fede renziana compresa di un presidente della regione che deve ancora farci capire cosa vuole fare davvero.

 

Ciò vale a dire che comunque la si possa pensare su Renzi e sul suo governo, su una strana riforma del Senato che appare sempre più del fogliame mimetico sulla riforma del titolo V e sulle sue materie concorrenti, materie di cui una volta private le regioni, non si comprende in quale forma sarebbero poi compensate da una Camera delle Autonomie senza eletti e senza poteri reali, è necessità per questa regione e segnatamente per il Partito Democratico che ne è la maggiore espressione politica, trovare subito una posizione comune che salvaguardi il territorio, non solo il bilancio del maggiore ente locale, senza altri riferimenti fattuali ed ideali che alla Basilicata ed al suo bene che non è nelle estrazioni.

 

Al premier Renzi occorrerebbe dire che c’è una terra che, comitatini o meno (e non si dimentichi che il sottoscritto ha portato non solo se stesso, ma la sua esperienza e le sue battaglie di merito nel partito di cui è oggi segretario proprio il premier), non vuole divenire la damigiana petrolifera del paese in un progetto dal respiro cortissimo e dalle esigenze di fare cassa per il bilancio dello Stato, ma partecipare a pieno titolo ad una riforma del Paese che non può prescindere però dal comprendere che anche una piccola regione come la nostra Basilicata ha il diritto di stabilire da se il suo futuro senza passare dalle forche caudine della superficialità del “ghe pensi mi” e del lobbysmo mascherato da necessità.

 

Miko Somma