il taglio…

Le agenzie di rating sono odiose, gendarme dei debiti sovrani nella dittatura del capitalismo finanziario, ma far finta che non esistano e che le loro valutazioni siano acqua calda è da folli, un po’ come essere convinti che l’omaccione che ci corre incontro minaccioso lo metteremo a tappeto con una mossa di kung fu imparata da un film di bruce lee…e lunedì nessuno sa cosa accadrà allo spread che già oggi ci fa costare gli interessi al 3,50%, mentre la Germania paga lo 0,4%

la manina gomblottista…

la questione manine sul testo del decreto assume ora contorni bizzarri e grotteschi che lanciano ombre fosche sulla logica istituzionale a cui fanno riferimento questi ministri altrettanto bizzarri e grotteschi, in una evidente battaglia che lega e 5 stelle conducono tra loro nell’apparente pace di intenti che pure all’esterno viene propagandata come solida e che sia solida in alcuni provvedimenti securitari pure lo vediamo tutti, leggi armi, riace, sbarchi impediti in porti italiani di navi militari italiane e tutto il cucuzzaro a cui personalmente non mi rassegno, non essendo l’italia una repubblica delle banane, ma un paese moderno tra i più sviluppati al mondo, l’ottavo paese per prodotto interno lordo al mondo…
 
nessuna denuncia presentata in procura al momento in cui il sottoscritto scrive, denuncia contro ignoti pur ampiamente ventilata da di maio, mentre il fatto quotidiano annuncia che la manina è da cercarsi nella direzione generale delle finanze, diretta da fabrizia lapecorella, una affermazione grave, poiché tocca un organo dello stato, minando o tentando di minare la fiducia che i cittadini debbono avere, pur con tutte le riserve che storia e prassi ci hanno insegnato ad avere per sopravvivere allo sconforto, ma è il fatto quotidiano che ne parla, un quotidiano de facto collaterale ai grillini, quindi glissiamo su questo inciso per umana comprensione…
 
tutto sembra quindi terminare nel cul de sac della ragione che pare avvolgere il governo che stigmatizza se stesso e la sua evidente imperizia istituzionale e di competenza con l’ipotesi di “gomblotto” che tutto pare dovere e potere giustificare, persino l’idiozia di alcune affermazioni (cito su tette il tunnel del Brennero) ed atti istituzionali (leggi decreto genova), ma rimane un problema, un grave problema, ovvero il testo di un decreto che giunge al quirinale per la firma, quirinale che tra l’altro smentisce di averlo ricevuto – e se permettete le parole di mattarella, per ruolo, per età e per serietà contano molto più di quelle di un qualsiasi di maio o un conte che, inusitatamente, dice essere stata inviata una bozza, altra cosa ridicola poiché al quirinale non si mandano bozze, ma testi ufficiali e definitivi – deve avere delle firme in calce al documento e su tutte le pagine che testimonino il licenziamento del testo stesso da parte del cdm, e ciò come conseguenza del dettato dell’art. 87 comma della costituzione (Il presidente…Promulga le leggi ed emana i decreti aventi valore di legge e i regolamenti)
 
quindi ogni testo che giunge alla firma deve essere completo poiché la sua firma autorizza la conversione immediata del decreto in legge, legge poi da doversi confermare nelle camere, e già questo basterebbe per tacciare costoro di poca conoscenza della carta e delle prassi ad essa legate, visto sia quanto afferma di maio, sia, se possibile più grave quanto afferma conte, pur nell’evidenza di voler spegnere il fuoco che già divampa…così siamo a due ipotesi, o il testo è arrivato, e qualcosa non funziona, o non è arrivato, e non funziona lo stesso tutta la questione…
 
ora di maio parla di modifiche avvenute nei  ministeri e tutto ciò è ancora più assurdo, poiché tale pratica di esame ministeriale è propedeutica all’esame finale da parte del consiglio dei ministri che deve licenziare un testo presupposto essere quello che si è mandato ad un organo istituzionale e non modificabile nella sua letteralità, dovendo differenti valutazioni essere espresse in nota specifica al testo, rimandato quindi indietro con osservazioni, e non in integrazione al testo stesso…
 
quindi le possibilità sono ora molto ridotte…
 
1) o di maio firma senza leggere un testo alterato a sua insaputa (un po’ come certi appartamenti), con ciò aprendosi una pagina noir della ragione che dovrebbe far riflettere sulla qualità intellettiva, intellettuale, competenziale del soggetto in questione e probabilmente sulla integrità, anche neuronale, dei propri collaboratori…
 
2) o mente spudoratamente, essendo stata scoperta una magagna o inserita dalla lega, vera destinataria dell’incasso politico derivante dalla modifica, nel testo che lui, troppo distratto dal salvare il paese, non ha visto, né notato, o sulla quale era sostanzialmente d’accordo, pur di mantenere vivo il governo e la sua carica, nella speranza che nessuno vi facesse caso per non alterare quell’immagine di paladino post-moderno dell’honestà che si è cucito addosso con l’aiuto di qualche sarto di nicchia
 
3) o, semplicemente, abbiano dei poco abbienti neuronali che governano il paese come fosse un gioco alla play station e che tra breve dovranno affrontare, ed affronteranno, a modo loro le spine poste sul camino della manovra…ed il loro modo è gridare al gomblotto…
 
cari lettori, fatevi voi una opinione

NON SPACCATE LA COMUNITA’

L’appello che faccio a tutte le forze politiche ed ai candidati delle ormai prossime regionali è NON SPACCATE LA COMUNITA’ per interessi di propaganda ad utile immediato… Petrolieri e malaffare non aspettano altro che avere di fronte un popolo confuso ed una rappresentanza istituzionale debole per farci divenire una colonia per i loro interessi

il punto di caduta lucano

I sondaggi lontani da elezioni vanno presi con le pinze, ma delle indicazioni pure danno…

1) la lega, data al 30-32% dal 17 del 4 marzo vince su tutta la linea, confermandosi la sua linea securitaria e “gnorante” di grande fascinazione e seppure il dato di aumento si dimezzasse al 25% la grande ascesa di salvini sarebbe un dato incontrovertibile

2) i grillini pagano l’alleanza con la lega, le loro ipocrisie elettorali e le chiacchiere senza fatti con una perdita del 4% che li porta al 28% e seppure la perdita si dimezzasse il calo sarebbe evidente…dove vanno quei voti?…alcuni alla lega, altri al partito dell’astensione…

infine il PD che vegeta intorno al 16%, leu che galleggia al 3 e potere al popolo, data al 2, ma occorre tener conto della secessione rifondarola, dati questi che dimostrano la dannosità di renzi e l’inconsistenza dei suoi competitori interni, il sostanziale non apparire di leu come alternativa a sinistra, la limitatezza della proposta di pap verso l’opinione pubblica…non se ne esce a livello nazionale…

ripartiamo invece dalle nostre regionali e cerchiamo unità sui temi, cambiando noi stessi ed il nostro essere oggi per salvare una terra e lanciarla verso un futuro fatto di ciò che la Lucania è, un meraviglioso paradigma…

serve un punto di caduta su un programma serio ed un candidato credibile per ridare fiducia ai lucani

decreto genova all’idrocarburo…si trattò di manuzze?

dunque, dunque (e se volete anche mumble, mumble), ho appena terminato su facebook una simpatica discussione con un boiardo lucano a 5 stelle sul decreto genova (ovvero il decreto 28 settembre 2018, n. 109,  disposizioni urgenti per la città di genova ed altro) ed in particolare sul controverso art. 41 dello stesso,  disposizioni urgenti sulla gestione dei fanghi di depurazione,  che autorizza lo spandimento su suoli agricoli di fanghi contenenti idrocarburi (codici C10-C40) fino il limite di 1.000  mg/kg  tal quale…

discussione a tratti comica, con il soggetto in questione, tal antonio c. (non faccio il nome per esteso per non sputtanarlo troppo), che su un post di un contatto in comune difendeva questa assurdità, sostenendo che si era intervenuti per fissare un limite in una questione che partiva dalla decisione di un giudice lombardo che era intervenuto su un provvedimento della giunta leghista, giudicandolo troppo permissivo, ed aveva imposto, colmando per analogia, una vacatio legis nella quale non era chiarito il limite della presenza di idrocarburi nei fanghi di depurazione da spargere sui terreni agricoli, un limite di 50 mg/kg, ovvero adottando un limite fissato per i campi da gioco…

il governo interviene e fissa in un decreto che ha carattere di urgenza e che non poteva essere trattenuto troppo, visti i fatti di genova, un limite ben 20 volte superiore a quello fissato dal giudice, adducendo a sé scuse del tipo che il provvedimento era migliorativo di una situazione dove prima non era fissato alcun limite…vero?…poco, molto poco, ani quasi nulla se non del tutto nulla…ed in effetti il disposto è peggiorativo dell’esistente…

lasciando perdere la discussione con il boiardo che deve difendere i suoi piccoli interessi di bottega, ciò che va rimarcato è che fonte primaria della giurisprudenza del settore è la parte V dal decreto legislativo 152/2006 ed allegati che fissa tale limite a 100 mg/kg per i terreni inquinati da bonificare, terreni dove evidentemente non è ammessa alcuna coltivazione…una bella differenza tra 1000 mg e 100 mg, tra terreni agricoli, dove si coltiva il nostro cibo e dove sono ammessi fino a 1 grammo per kg di idrocarburi, e terreni da bonificare, dove il paradosso creatosi limita invece tale presenza a 1/10 di grammo per kg di terreno…

un paradosso che toninelli e costa, ministri competenti, difendono come soluzione di emergenza in attesa di un intervento complessivo sul tema dei fanghi da depurazione, spinto a loro dire dall’accumularsi di tonnellate e tonnellate di residuo secco in depositi temporanei, mentre io mi permetterei di suggerire l’ipotesi lobbystica, ovvero permettere a questi depositi ed alle aziende che li gestiscono di concludere un affare che consiste nel liberarsi di questo materiale, incassare dei denari dalla vendita come concime e poterne accumulare altro per continuare il business lucroso, costituito ovviamente non tanto dalla vendita del materiale in quanto tale, i fanghi disseccati, materiale invero poco costoso, quanto dal continuare a riceverlo dalle aziende di depurazione e non solo che lo producono e pagano per smaltirlo una media di 110 euro per kg…

capirete che senza smaltimento, nessun business, ma questo è quello che “ipotizza” il sottoscritto…torniamo ai fatti

il limite di 50 mg/kg era stato stabilito da una sentenza del TAR della lombardia, sul ricorso di ben 64 comuni della provincia di lodi contro la delibera della giunta lombarda n. X/7076 dell’11/09/2017 che portava il limite fino a 10.000 mg per kg (avete capito bene, 10.000), usando come punto di riferimento proprio il decreto 152/2006 che però fissa il limite per i metalli e non per gli idrocarburi, una grave pecca certo, che andava colmata e verso cui il giudice ha deciso di fissare un limite precauzionale, nei fatti invitando il legislatore a normare…ed il legislatore, ovvero come usasi da qualche anno il governo (senza che il cambiamento abbia cambiato questa prassi odiosa e ben poco rispettosa della democrazia), con il parlamento che ratifica senza fiatare, h ben pensato di normare con una tale larghezza che lascia interdetti, quasi comicamente se la cosa non fosse invece del tutto tragica…

di comico, molto comico, rimane il siparietto dei grillini lombardi che hanno salutato con gioia questa sentenza ed ora se ne stanno zitti zitti, come tutti i boiardi grillini, compresi quelli lucani, che anzi difendono come salvifico il decreto accampando scuse come quelle sul pericolo di dover allocare questi fanghi in discariche estere, dimenticando però che la percentuale di fanghi stoccati in discariche è inferiore al 19% ed è in continua discesa, e forse dimenticando che l maggior parte finisce già nei campi, subito seguiti dagli inceneritori…

rimane il fatto della assoluta non scientificità di un parametro adottato che innalza di 20 volte quel limite precauzionale fissato dal tar di lombardia e che ora i grillini difendono con accanimento sospetto, troppo sospetto conoscendo il loro modo di fare e di ribaltare il senso logico delle cose pur di avvantaggiarsene propagandisticamente presso un elettorato distratto e viscerale, avvalorando in gente come il sottoscritto il sospetto che proprio di manuzze si sia trattato, manuzze che ora vanno difese con il sangue agli occhi, negando l’evidenza del regalo fatto a chi deve smaltire quel residuo secco nei vostri alimenti, per la maggior gloria del governo del cambiamento…

perché questo è il cambiamento, baby!!!

Comunicato stampa di Comunità Lucana

Pecunia non petr-olet

Ciò che lascia basiti non è la crassa ignoranza del ministro Di Maio sui meccanismi legislativi e regolamentari che sovraintendono la spinosa faccenda degli idrocarburi, argomento complesso di cui o ministro e staff non hanno ancora piena dimestichezza, cosa già grave per un ministro, o invece ne hanno e si comprende allora che l’estrema disinvoltura con cui la giravolta delle intenzioni spese in campagna elettorale diviene generica promessa di lasciare qui tutti i denari, tutelare la salute e l’ambiente, ricchi premi e cotillons – ma le estrazioni continueranno – in una presa in giro conclamata della buona fede dei lucani.

E pur essendo già abituati alla “revisione permanente” di quanto pur promesso in campagna elettorale dai 5 stelle, dobbiamo tuttavia meravigliarci di quanto sia facile offendere la ragione di un popolo con la meschinità di un calcolo facile, ovvero il governo ha bisogno di far cassa per una discutibile manovra e parte della cassa si trova nel sottosuolo lucano.

Tralasciando infatti alcune amenità sulle royalties, che a dire del ministro si impegnerà a portare per intero in regione, dimenticando o forse non sapendo affatto che a norma della legge n.140/1999 comma 1bis, l’intero ammontare delle royalties è già devoluto, nella quota di pertinenza statale, alle regioni ex obiettivo 1 a statuto ordinario, ciò che va rimarcato è non soltanto il valore delle accise ed imposte che ENI e altre compagnie corrispondono già allo stato per le estrazioni in essere in regione e che possiamo indicare nel complesso in più di 1 miliardo di euro annui, cifra notevole per chi deve raschiare il fondo del barile per non perdere la faccia di fronte ai suoi elettori, ma il valore che un ulteriore balzo in avanti delle produzioni lucane, quindi maggiori estrazioni, potrebbe portare in dote ad un governo che, ammesso possa sopravvivere a se stesso ed alla sua “bizzarria”, dovrà tenere conto di assetti pluriennali di bilanci e di fiducia dei mercati.

Ovviamente la legislazione ad oggi vigente, e che troppo spesso si tende ad ignorare, dopo diversi interventi legislativi, è ritornata ad essere quella dell’art. 38 del cd sbloccaitalia, ossia del titolo unico e delle procedure semplificate in capo al ministero dello sviluppo economico, ministero a cui improvvidi senatori lucani 5stelle vorrebbe addirittura trasferire competenze regionali, in un ibrido concessorio-legislativo che – guarda un po’ – proprio il voto referendario sembrava aver negato.

La palla è così nelle mani di un ministro che può decidere, scadendo l’anno prossimo la concessione val d’agri e nelle more di un possibile reiterarsi ex lege della stessa, e di una maggioranza parlamentare finora ben poco attiva che con numeri certi può legiferare, inaugurando norme più armoniche tra interesse dello stato ed interesse non solo finanziario delle popolazioni, e di fronte a tanta possibilità di intervento cosa fa il ministro di Maio se non raccontare ai lucani a modo suo, ovvero dislocando il senso delle cose, che quelle estrazioni continueranno e chissà – servendo soldi – non debbano ancora incrementarsi.

La domanda facile che a tutti sovviene è “ma se la concessione ad autostrade è stata ritirata (e sappiamo già che il contenzioso sarà lungo, doloroso ed oneroso) per i fatti di Genova, perché non potrebbe esserlo, ed a maggior ragione, anche le tante concessioni e permessi di ricerca lucani sugli idrocarburi che, se ancora non ci hanno definitivamente certificato il peso sanitario ed ambientale, pur essendo chiaro, di certo pongono una pesante spada di Damocle sulla programmazione serena di un territorio che storia, cultura, ragione e diritto pure dovrebbero consentirci?”

Troppo facile accusare chi li ha preceduti, non difendibili per innegabili responsabilità oggettive, omissioni, ingenuità e sprechi, di aver svenduto, depredato e fatto ammalare la regione in una campagna elettorale che oggi mostra il vero volto della sua propaganda anche becera, e poi praticare ben altro in nome di un superiore interesse che nessuno ha ancora ben capito cosa sia e chi rappresenti, visto che ripropone il vecchio clichè della Basilicata che deve ancora dare, dove il concetto di “popolo”, caro alla retorica grillina e leghista, è sempre in un altrove abitato da altri da noi.

Dica piuttosto il ministro se ha una strategia energetica in cui inserire il problema idrocarburi lucani (la strategia rimane quella del governo Monti del 2013 che ci condannava ad essere di fatto produttori di petrolio), dica il ministro se ha una strategia fiscale ed operativa in cui inserire i maggiori contributi che la regione dovrebbe per spirito di giustizia e leale collaborazione avere (siamo tuttora creditori di quanto all’intesa istituzionale del 2001), dica il ministro se il diritto ad essere padroni del proprio piccolo territorio corrisponde al dovere di sacrificarsi per tutti gli altri senza intravederne una causale (abbiamo insieme combattuto un referendum costituzionale avendo intenzioni evidentemente diverse che non difendere il diritto ad esistere come comunità di fronte al paese), dica il ministro se nelle sue intenzioni decarbonificare è parola astratta da recitare come elegante mantra di un supposto cambiamento o come pratica coerente da applicarsi sui territori (finora non una sola parola si è ascoltata sulle emergenze clima che pure dovrebbero spingere ad altri investimenti che non quelli su cui ci si intestardisce, rischiando il crollo finanziario del paese).

Dica, come suo diritto e dovere, ma non venga a raccontar balle in questa regione, perché a quanto abbiamo imparato sulla questione idrocarburi, l’unica conclusione che tristemente come lucani possiamo ricavare è che pecunia non olet, o meglio non petr-olet.

Miko Somma, coordinatore Comunità Lucana

il papa è pur sempre il papa

non mi aspettavo nulla di più o di meno da francesco sull’aborto…la mia stima per lui rimane intatta, così come la mia convinzione della laicità dello stato e delle sue leggi…

l’oscurantista non è bergoglio che parla da pontefice, ma alcuni che immaginano, come mullah cristiani, che lo stato debba esser fatto di fede…della loro..

riace, 06/10/2018

tante foto sono state scattate e da tanti su una manifestazione commovente, bellissima, composta e colorata e non ne aggiungerò che queste…riace è mimmo, perché grazie a lui è nato un esperimento di successo che fa da esempio a tutto il mondo…

ne avete fatto un santo laico della sinistra, ma noi vi impediremo di farne un martireNessun testo alternativo automatico disponibile.

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ricostruire, ricostruendosi

in un momento storico così complesso per la nostra regione e per il paese occorre che chi crede nei valori profondi del progresso, che non sempre coincide con lo sviluppo o con certe idee di sviluppo fondate solo sul profitto e sui numeri, si spogli della sua rappresentazione identitaria e metta a nudo ciò che è davvero…
per ricostruire, ricostruendosi

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l’unità come valore

l’unità non è un valore fine a se stesso, poiché diventa la melassa indistinta a cui ci ha abituati finora certa sinistra, un impiastro unto ed appiccicoso da cui la gente è fuggita con il voto, e tuttavia diviene valore solo quando, a fronte di una minaccia demagogica e della deriva anti-democratica che a questa consegue, si ha il coraggio di praticarla, magnificando le diversità per creare quel minimo comun denominatore di cui la sinistra ha bisogno per tornare ad essere credibile in un mondo dove si è perso di vista che il progresso tecnico o serve a migliorare l’uomo o è un’arma perfetta di dominio del capitale sull’umano

miko somma

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il programma 2018 – 18. Forestazione, altri impegni ambientali, altre proposizioni

18. Forestazione, altri impegni ambientali, altre proposizioni

temi di rilevanza specifica a livello di programmazione territoriale

abbiamo anche dedicato un punto alla caccia, attività verso cui nutriamo contrarietà, nel limite nelle leggi che ad oggi la tutelano come un diritto, ma che, inserita in un contesto di salvaguardia ambientale, potrebbe dare un suo specifico contributo.

I. Nuovo Piano Forestale volto al

- ripristino della massa forestale in zone ad oggi disboscate e non agricole ,

- contenimento del dissesto idrogeologico,

- conservazione del patrimonio primigenio di essenze arboree locali,

- assorbimento di CO2, da considerarsi non contabilizzabile ai fini del computo delle emissioni,

- mantenimento e ampliamento di zone atte alla conservazione e reinserimento di fauna locale,

- riconduzione della forestazione produttiva alla coltivazione di materiale ligneo da bio-edilizia e bio-arredamento e/o di essenze pregiate ad uso artigianale, officinale, medicale, ed in subordine alla produzione di materiale ligneo da camino domestico

- coltivazione dei prodotti del bosco, da affidarsi in lotti a cooperative tra i lavoratori forestali.

la presenza di circa 4000 operai forestali a fronte di meno di 600 mila abitanti (nella regione Calabria vi sono 7000 operai a fronte di una popolazione tripla di quella lucana) ci appare come il paradigma di una gestione legata al clientelismo politico mascherato da paracadute sociale e non certo all’obiettivo primario della forestazione, ricostruire la massa arborea regionale, e tale pratica deve essere interrotta, ma senza eventi traumatici, attraverso razionali e graduali riconversioni dei lavoratori in altri ambiti comunque a valenza di protezione del territorio…riconversione da operarsi con una strategia di forestazione che, oltre alla sua funzione naturale, nella sua parte produttiva è da indirizzarsi verso scopi di produzione di materiali biologici per edilizia ed arredamento, di produzione di medicamenti naturali e di coltivazione del prodotto del sottobosco (fragole e bacche, funghi, tartufi, etc), obiettivi programmatici di politica industriale ed agricola, che innescherebbero la formazione di un comparto produttivo locale in grado di assorbire la manodopera in eccesso sia nella produzione che nella coltivazione e cura delle masse forestali a scopi produttivi

II. Divieto espresso con legge regionale all’introduzione di essenze arboree/arbustizie non appartenenti al patrimonio vegetale lucano, di essenze anche ad uso agricolo od agri-energetico derivanti da modificazioni genetiche, sintesi di nuove specie o varietà attraverso manipolazione genetica o con funzioni differenti dall’uso strettamente agricolo ed in ogni caso da approvarsi preventivamente.

impedire qualsiasi penetrazione di essenze estranee sia al patrimonio naturale sia all’utilizzo programmato dello stesso

III. Catalogazione e riconoscimento legislativo del patrimonio floro-faunistico lucano come bene comune da preservare.

IV. Programma speciale ed iniziative legislative di protezione delle specie floro-faunistiche a qualsiasi livello di rischio di estinzione o da proteggersi come bio-tipo fondamentale per la conservazione del patrimonio di cui al punto III), in concorso alla legislazione nazionale di materia.

V. Divieto legislativo espresso ai non residenti nella regione Basilicata di caccia, raccolta di prodotti boschivi e parametrazione, in cooperazione con associazioni venatorie ed ambientaliste, di una lista e delle pratiche ammesse per la predazione delle specie animali da intendersi nell’ottica di un progressivo abbandono concertato delle pratiche venatorie, con l’esclusione di abbattimenti selettivi ed autorizzati a soli scopi di contenimento della proliferazione ed unificazione degli Ambiti Territoriali di Caccia in un unico ambito regionale.

maggiore cura e conservazione del territorio con un espresso divieto di raccolta dei prodotti del bosco e della caccia da parte di non residenti, con regolamentazione più precisa per i residenti, che, su specifica richiesta e fatti salvi gli obblighi di legge in materia sanitaria, diventano soggetti titolari del diritto di vendita a terzi del prodotto del bosco raccolto e delle prede, si da consentire maggiore razionalità, controllo e redditività per gli stessi…nell’ottica di un progressivo abbandono della pratica venatoria, intese con le associazioni venatorie sono da mettersi in campo per una maggiore razionalità nella regolamentazione del settore

VI. Divieto assoluto all’introduzione ed al popolamento di specie faunistiche ed ittiche non appartenenti alla catalogazione di cui al punto III)

in rapporto sia punto III) che IV), in ordine ad una tutela del patrimonio genetico della fauna locale, non saranno permessi ripopolamenti o lanci di specie non autoctone al fine di evitare fenomeni di abnorme od incontrollabile proliferazione di alcune specie a danno di quelle locali nell’alterazione degli equilibri della catena alimentare animale e del patrimonio genetico delle specie locali

VII. Completamento delle azioni volte alla costituzione dei parchi regionali, della Rete Natura 2000 e programma di individuazione di zone di ri-naturalizzazione Integrale.

complemento di quanto già ai dettati legislativi e regolamentari in ordine ad obiettivi di tutela, con la costituzione effettiva ed il potenziamento dei parchi regionali del vulture, della murgia materana, dei calanchi di pisticci e montalbano, del parco di gallipoli cognato, completamento delle reti di zone sic e zps e la loro esclusione da qualsiasi intervento antropico con ulteriore intervento legislativo, in particolar modo rispetto alle attività estrattive e/o energetiche, ed un programma teso ad individuare zone peculiari del territorio in cui operare la ri-naturalizzazione integrale, ossia il ripristino integrale dei rapporti naturali per specifiche esigenze di tutela anche legate ad operazioni di bonifica ambientale e di quanto al seguente punto VIII)

VIII. Creazione di una rete di corridoi verdi protetti per il collegamento tra le zone di protezione al fine di permettere la mobilità della fauna ed il naturale ripopolamento.

La frammentazione dei territori protetti e la loro non continuità (vedi parco dell’appennino lucano) impediscono una naturale migrazione e mobilità delle specie animali in ambito protetto, esponendoli a rischi nell’attraversamento di zone antropizzate, deve portare alla creazione di specifiche zone di attraversamento protette (corridoi verdi), recintate, protette da vincolo all’accesso ed atte a consentire la migliore mobilità delle specie, con la creazione di specifiche facilitazioni al transito, quali piccoli tunnel di attraversamento stradale o sopraelevate protette sulle arterie a maggior percorrenza, anche in ordine ad una maggiore sicurezza dei veicoli transitanti

IX. Rimodulazione delle specifiche azioni PSR alle loro vocazioni originarie di perequazione del reddito degli agricoltori con metodo tradizionale in zone di prossimità sic e zps.

tutelare il reddito di questi agricoltori nel riconoscimento di una specifica opera di protezione ambientale e cura del territorio che i metodi tradizionali di coltivazione consentono

X. Studio e varo di un piano di protezione delle coste sabbiose ioniche fondato sul ripristino dell’apporto naturale di materiali di sedimento dai fiumi, sul ripristino dei corridoi naturali tra spiaggia ed entroterra, sulla difesa delle dune e della vegetazione di duna, sulla limitazione di attività costruttive in prossimità del litorale e sugli eventuali abbattimenti o riduzioni delle stesse e loro ricostruzione in materiali idonei.

l’unica opera efficace di protezione dei litorali dello Ionio minacciati di erosione è uno specifico piano in grado di valutare ed intervenire sulla totalità dei processi sia naturali che antropici (che sospettiamo essere i principali artefici di mutate condizioni erosive in zone che normalmente dovrebbero essere di espansione storica dei litorali stessi), per riportare a stato di equilibrio l’apporto dei materiali sedimentosi e l’erosione marina, giudicando del tutto errata la continuazione della attuale gestione fatta di costosi ripascimenti di sabbie e posa di strutture di contenimento in mare

XI. Programma di abbattimento di ogni struttura edilizia abusiva costruita lungo le zone di rispetto fluviale, lacustre e marino.

 

Altre proposizioni

IA. Revisione delle Aree Programma, da sostituirsi con apposite commissioni di zona della consulta dei sindaci (vedi parte istituzione) ed abolizione di ogni struttura di gestione, programmazione e promozione intermedia, con particolare riferimento alla figura dei GAL, le cui funzioni vanno riassunte nella programmazione regionale e, per le parti di competenza territoriale, dalla commissione di zona della consulta dei sindaci.

sostituire le strutture delle attuali aree programma con specifiche deleghe a commissioni territoriali della consulta dei sindaci organiche all’assemblea

IIA. Ristrutturazione e ridefinizione delle funzioni degli uffici di rappresentanza della Regione Basilicata presso le istituzioni nazionali e comunitarie (vedi parte istituzione).

IIIA. Tavolo mensile degli interessi regionale con la partecipazione della giunta regionale, di rappresentanze consiliari, dei parlamentari ed euro-parlamentari eletti nei collegi regionali per la definizione e concertazione di azioni comuni (vedi parte istituzione).

IVA. Approvazione di una nuova legge regionale sull’editoria che miri alla regolamentazione delle attività editoriali pubbliche e dei siti e portali istituzionali, con regolazione della pubblicità istituzionale e dei finanziamenti all’editoria periodica.

impedire la discrezionalità, individuando parametri di riferimento certi ed una maggiore trasparenza dell’azione regionale, riconoscendo l’importanza della contribuzione per il settore informativo ed editoriale in un quadro di regole fisse e valide per tutti, in special modo per strutture direttamente riferenti all’azione istituzionale

VA. Azioni locali e nazionali volte ad una lettura critica più ampia dei fenomeni storici regionali

VIA. Studio ed adozione di un Piano Antenne Regionale per la regolamentazione delle emissioni elettromagnetiche e la integrale copertura trasmittente-ricevente del territorio regionale attraverso strumentazioni idonee alla salvaguardia della salute umana ed animale ed alla tutela del paesaggio.

VIIA. Adozione di una legge regionale sul randagismo e sulla regolamentazione dei canili, delle corrette pratiche di ospitalità degli animali, dei soggetti abilitati alla gestione delle strutture, delle sterilizzazioni, della microchippatura, delle adozioni, delle importazioni, della cura e tutela degli animali da affezione e delle responsabilità oggettive dei proprietari, delle pratiche veterinarie, dei comportamenti e dei doveri delle ASL e dei comuni per le parti a loro competenti.

 

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il programma 2018 – 17. Politiche per l’impresa

17). Politiche per l’impresa

Salvaguardia ed implementazione del patrimonio di piccole-medie aziende ad integrazione di quanto già disposto nella legislazione nazionale e regionale, nell’ottica di migliore resistenza ai cicli economici negativi ed allo sviluppo di un tessuto integrato di servizi alle aziende, ma anche di uno stimolo volto all’auto-impiego stabile

I. Introduzione del Voucher Compensativo Trasferibile Regionale con cui l’ente regione e/o gli enti territoriali e pubblici locali regoleranno, su accettazione della controparte, i pagamenti per prestazioni ricevute, trasferibile ai sub-fornitori certificati, emessi con garanzia regionale presso gli istituti di credito presenti in regione e pagabili alla scadenza di un periodo di congro tra impegno di spesa e limiti del Patto di stabilità e/o vincoli di bilancio, in ogni caso non superiore a mesi 3.

uno strumento per superare i blocchi dei pagamenti dovuti dall’ente regione, ed in subordine da tutti gli altri enti, anche in regime di compensazione con i trasferimenti da questa verso i singoli enti…a fronte di un pagamento che l’ente non può erogare direttamente o per i vincoli derivanti dal patto di stabilità o per carenza di fondi correnti, si provvede all’emissione di titoli compensativi, a valle di un preciso accordo tra ente ed istituti di credito a garanzia della trasferibilità e del pagamento del titolo stesso, verso l’azienda creditrice, titoli pagabili alla scadenza indicata secondo le necessità di bilancio di cui sopra, ma contemporaneamente trasferibili ad altra azienda fornitrice ed iscritta ad un preciso elenco di ditte fornitrici della prima a certificazione del circuito di trasferibilità, ma scontabili in parte o del tutto con perdita della sola parte di interessi attivi reali maturati dal giorno di emissione al giorno di pagamento del titolo rispetto alla scadenza del titolo stesso, fatti salvi i pagamenti delle spettanze da lavoro dipendente che non comporteranno perdite di interessi sulla somma accreditata e per i quali gli interessi verso gli istituti di credito saranno a carico dell’ente stesso attraverso la costituzione di specifico fondo o l’accensione di specifico mutuo

II. Minore carico burocratico attraverso la costituzione di un Ufficio Regionale Unico per le Imprese presso le Camere di Commercio e gli enti locali, direttamente interfacciato con le amministrazioni pubbliche ad ogni livello per l’espletamento di ogni pratica relativa.

ufficio unico per l’assolvimento di ogni pratica burocratica verso gli enti pubblici a carattere regionale ed in sub-ordine comunale, provinciale o territoriale, costituito presso le camere di commercio attraverso convenzioni, delocalizzabile presso le strutture regionali e comunali (vedi parte istituzione) per rendere più semplice il rapporto tra aziende ed enti attraverso la studio e la realizzazione di moduli specifici e percorsi semplificati

III. Studio di fattibilità di applicazione di parametri di scontistica fiscale alle aziende che operano in settori a basso impatto energetico-ambientale, nuove tecnologie, bio-edilizia, bio-arredamento, agricoltura tradizionale e similari e/o di una scontistica energetica surrogata dalla Regione Basilicata attraverso fondi propri.

una fiscalità di vantaggio per settori produttivi congruenti agli obiettivi programmatici

IV. Percorsi agevolati, in concorso alle normative nazionali e regionali esistenti, per la formazione di consorzi, cooperative, reti di impresa ed associazioni temporanee di imprese e singoli.

V. Formazione di una Consulta Regionale mista per le piccole e medie imprese, costituita dalla Presidenza della Giunte Regionale ed assessori competenti, dirigenti di settore, Consiglio Regionale, rappresentanti di categoria, sindacati, rappresentanti della Consulta dei Sindaci ed esperti del settore.

VI. Sportello Regionale dell’Impresa, sottoposto a controllo della Consulta di cui al punto precedente ed al Consiglio Regionale, con compiti di tutoraggio, start-up e consulenza specifica all’impresa.

razionalizzare il settore e sottoporlo a specifico controllo

VII. Avvio di un programma di micro-credito agevolato con garanzia regionale sussidiaria.

favorire, con specifiche intese con istituti bancari, la formazione di micro-imprese ed il sostegno delle attuali, con evidenti vantaggi in termini auto-occupazionali che richiederanno un fondo specifico regionale posto a garanzia, ove i richiedenti non posseggano requisiti finanziari rispetto alla validità dei progetti

VIII. Introduzione del criterio di compensazione tra imprese e pubblica amministrazione regionale tra imposizione fiscale locale e prestazioni di beni e servizi somministrati.

IX. Avvio di un programma Speciale di Impresa Familiare.

in collegamento ai punti VI e VII, agevolare al massimo forma di impresa che, soprattutto in campo agricolo, della somministrazione di alimenti e bevande e del commercio al dettaglio è per sua natura un paracadute sociale dai rilevanti effetti occupazionali

X. Creazione del Fondo Regionale per la Ricerca e dell’Ufficio Ricerca Produttiva Regionale con compiti di ricezione, indirizzo, efficientamento, coordinamento e controllo delle domande di ricerca scientifica delle piccole-medie imprese a fini produttivi presso istituti di ricerca regionali, nazionali ed internazionali con valutazione della pubblica utilità delle stesse ed eventuale co-finanziamento regionale.

agevolare la domanda di ricerca da parte di piccole e medie aziende, anche riunite in consorzi ed associazioni temporanee, non in grado di poter provvedere con fondi propri a miglioramenti produttivi stimolati dalla ricerca stessa e per le quali prevedere un programma di co-finanziamento per migliorare termini occupazionali e impatti produttivi

XI. Avvio delle pratiche per la costituzione di una Consorzio Bancario Pubblico Regionale del Credito Locale per la gestione progressiva di quanto a tutti i punti precedenti.

un istituto pubblico consortile regionale di credito è un passo necessario ai fini del sostegno ai settori produttivi locali

XII. Istituzione del portale web lucano del lavoro.

punto che crediamo chiaro nella individuazione di uno strumento pubblico dedicato specificamente alla domanda ed offerta di lavoro e di formazione professionale

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il programma 2018 – 16. Edilizia, piani edilizi e fiscalità locale

16. Edilizia, piani edilizi e fiscalità locale

edilizia e piani edilizi, pur apparendo argomenti vicini tra loro, non coincidono, in quanto se esiste un diritto privato al costruire (libertà di intrapresa, garantita dalle leggi vigenti), non sempre ciò coincide con il diritto all’abitare e ne garantisce la soddisfazione, ma soprattutto esiste un diritto pubblico prevalente alla programmazione del territorio, e così dell’urbanistica, che intendiamo ribadire ed affermare come potestà degli enti territoriali, per rendere più cogente e forte il potere di indirizzo pubblico di un fenomeno socio-economico dalle forti rilevanze ambientali, paesaggistiche, e di fornitura di servizi…a questa parte aggiungiamo la parte della fiscalità, poiché buona parte delle risorse locali derivano da tassazione sul patrimonio edilizio (comuni) e per ciò che attiene l’imponibilità regionale sulle attività produttive

I. Censimento quali-quantitativo del patrimonio immobiliare privato e pubblico sito nella regione Basilicata con avvio di un catasto unico regionale degli immobili pubblici, dei loro utilizzi (vedi anche parte istituzione e protezione civile) e disponibilità di edilizia privato-pubblico rispetto alla domanda abitativa

censire sia nella qualità (utilizzo, proprietà, stato di conservazione, domanda energetica, accessibilità – quindi barriere architettoniche – stato di urbanizzazione, connessioni), che nella quantità il patrimonio edilizio pubblico e privato presente in regione allo scopo di costituire un catasto regionale da affiancare a quello statale per una sua migliore conoscenza sia ai fini di una imposizione fiscale locale rispondente alla realtà, sia per una politica di razionalizzazione dell’esistente immobiliare, ed infine per conoscere definitivamente la consistenza della domanda edilizia ai fini di impedire ulteriori cementificazioni e perdita di territorio naturale

II. Istituzione del borsino regionale degli immobili abitativi a fini di locazione non commerciale con fissazione dei canoni locativi massimi e minimi regionali.

III. Introduzione di una leva fiscale, fatte salve le competenze nazionali, per la facilitazione delle immissioni nel mercato delle locazioni e delle compravendite delle unità abitative non in uso attraverso misure di compensazione con i tributi locali (vedi prossima parte fiscalità).

IV. Creazione di un fondo di garanzia regionale a rotazione per la facilitare l’accesso al mutuo casa per i nuclei familiari non in grado di offrire garanzie reali sufficienti agli istituti di credito per l’ottenimento degli stessi

consentire l’acquisto della prima casa deve essere considerato come fattore di coesione sociale da perseguire attraverso fondi specifici di garanzia atti a consentire l’accesso ai mutui e nel contempo sostenere i canoni locativi

V. Legge regionale per la fissazione dei parametri di risparmio ed efficienza energetica con obbligo di non superamento del limite di 3 lt./gasolio equivalente x m.q. x anno per il riscaldamento nell’edilizia di nuova costruzione e nelle ristrutturazioni dell’esistente ed obbligo di installazione di unità di produzione energetica rinnovabile integrate nella struttura edilizia.

perseguire obiettivi di reale risparmio energetico ed efficientamento dei consumi sulla scorta delle nuove tecnologie disponibili volte al suo raggiungimento attraverso l’uso di materiali e modalità costruttive termo-conservativi già ampiamente sperimentati, nell’obbligo di dotare ogni immobile di strutture energetiche rinnovabili integrate tali da consentire autosufficienza energetica o minore fabbisogno possibile

VI. Fissazione legislativa del parametro preferenziale per le ristrutturazioni dell’esistente rispetto alle nuove costruzioni.

politiche abitative moderne ed integrate in politiche energetiche, di conservazione del territorio e del paesaggio, devono fissare limiti chiari alle attività delle imprese costruttrici che dovranno indirizzare le proprie attività verso il recupero del patrimonio esistente

VII. Obbligo di revisione dei Regolamenti Urbanistici municipali secondo criteri di stretta compatibilità ambientale, funzionale pubblica, energetica e paesaggistica di conservazione del tessuto originario urbano con fissazione del parametro bio-architettonico ed ambientale-paesaggistico come elemento programmatico e linea guida obbligatoria per ogni strumento urbanistico locale

VIII. Creazione di un gruppo misto di studio per la fiscalità locale e di ripartizione delle imposte tra gli enti locali secondo criteri di solidarietà regionale.

IX. Studio di fattibilità per l’introduzione della tassazione regionale sulle rendite o plusvalenze finanziarie maturate da attività aventi sede od attività prevalente nel territorio della Regione Basilicata.

una tassa sulle rendite finanziarie (presumibilmente dell’1%), di cui andrà ben studiata fattibilità ed applicabilità nelle more delle leggi nazionali, finalizzata unicamente a capitoli speciali di solidarietà e coesione sociale

X. Introduzione di una imponibilità regionale alle attività economiche la cui parte produttiva si svolga in tutto od in parte sul territorio della regione, ivi comprese industrie meccaniche, manifatturiere, estrattive, energetiche, idriche, forestali, agricole, secondo criteri perequativi che tengano conto del valore occupazionale delle stesse.

nelle more della legislazione nazionale in materia, si intende introdurre il criterio di un’imposizione locale di vantaggio per le attività ad alto valore occupazionale che tenga conto della rilevanza sociale della stessa occupazione e del mantenimento od aumento della stessa in processi di ristrutturazione funzionale delle attività

XI. Incameramento diretto, previa concertazione con lo Stato, di una quota parte delle accise alla produzione di idrocarburi e fonti energetiche in genere, in alternativa all’aumento diretto delle royaties.

vedi parte idrocarburi

XII. Studio di azzeramento o parziale rimborso, a carico della Regione, dell’IVA dovuta per la produzione di prodotti agricoli regionali realizzati in conformità al principio di incontaminatezza.

la percentuale IVA dovuta per i prodotti agricoli è, salvo variazioni, del 4% e crediamo che in tema di incentivo ed aiuto alla riconversione del sistema produttivo verso produzioni biologiche in linea con il dettato di incontaminatezza, una presa in carico della stessa IVA da parte dell’ente regione possa essere elemento di stimolo determinante per il settore e, in caso di specifico accordo da perseguirsi con lo stato, portare ad una sottrazione della stessa percentuale per l’acquisto da parte del consumatore finale così determinandosi un calo del prezzo finale

XIII. Trasformazione, nelle more della legislazione nazionale, della attuale tassa sui rifiuti (od equivalenti) in tariffa (vedi parte – rifiuti solidi urbani) con sistema di compensazione tra comuni, consorzio regionale ed ente regione.

per i dettagli invitiamo alla consultazione di quanto al nostro piano rifiuti regionale

XIV. Studio ed eventuale introduzione di un coefficiente economico familiare da applicarsi alle imposte locali.

proposta legata all’individuazione di un coefficiente economico (e così sociale) che tenga conto di parametri globali e locali (componenti del gruppo familiare individuati per età e condizione lavorativa, redditi del nucleo anche non in presenza di convivenza familiare, di titolo di possesso dell’abitazione, di condizioni sanitarie, livello di istruzione, residenza in zone svantaggiate, mezzi di trasporto posseduti e veicolarità generale, assistenza ricevuta, etc.) per indicare con chiarezza, ed in relazione alle condizioni territoriali, lo stato di disagio relativo od assoluto delle famiglie e diano così possibilità di individuazione delle forme di sostegno al reddito, oltre i coefficienti determinati dai parametri ISEE che spesso non corrispondono alle realtà locali.

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