a breve…

a breve, compatibilmente con impegni di lavoro che si sono fatti via via più gravosi in termini di impegno, si ritorna a scrivere e si ritorna a scrivere perché forse in quell’iter complesso e collettivo di formazione delle idee manca da troppo tempo la mia voce…per ora poche righe, quindi, ma con la promessa di ritornare

chiuse la lombardia ed 11 provincie

la bozza del nuovo decreto (ovviamente aspettiamo il testo reale e cogente) “chiude” l’intera Lombardia e le seguenti province: Modena, Parma, Piacenza, Reggio Emilia, Rimini, Pesaro e Urbino, Venezia, Padova, Treviso, Asti e Alessandria ed impone la chiusura sul territorio nazionale fino al 3 aprile delle attività di pub, scuole di ballo, sale giochi, sale scommesse e sale bingo, discoteche e locali assimilati con specifiche sanzioni, con limiti alle aperture di bar e ristoranti in tutta Italia che potranno svolgere le attività “con obbligo, a carico del gestore, di far rispettare la distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro…
lo vogliamo capire o no che la situazione è tanto seria che rischia di sfuggire di mano e creare il collasso del sistema sanitario nazionale?…
basta con atteggiamenti disinvolti, faciloni e menefreghisti…insegnate ai vostri figli ad accettare la situazione come un nuovo modo di vivere
tutta la mia solidarietà e vicinanza agli abitanti delle zone oggetto del provvedimento…e credo che l’intero paese vi sarà vicino

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l’ordinanza predisposta per le regioni

pubblico il testo dell’ordinanza predisposta dalla presidenza del consiglio per le regioni a seguito della riunione di oggi in conferenza stato-regioni, allo scopo di uniformare le ordinanze regionali e non dar modo ad alcune regioni (purtroppo la nostra risulta non solo tra queste, ma capofila di una idiozia che “rinchiude in quarantena” gli studenti di ritorno dalle 5 regioni del nord) di emettere ordinanze l’una diversa dall’altra…faccia tesoro, via verrastro e modifichi subito quell’obbrobio

OGGETTO: Ulteriori misure per la prevenzione, e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-2019. Ordinanza ai sensi dell’art. 32, comma 3, della legge 23 dicembre 1978, n. 833 in materia di igiene e sanità pubblica.

IL PRESIDENTE DELLA REGIONE xxx

VISTO l’art. 32 della Costituzione;
VISTO lo Statuto della Regione xxx;
VISTA la legge regionale xxx;
VISTO la legge 23 dicembre 1978, n. 833, recante “Istituzione del servizio sanitario nazionale” e, in particolare, l’art. 32 che dispone “il Ministro della sanità può emettere ordinanze di carattere contingibile e urgente, in materia di igiene e sanità pubblica e di polizia veterinaria, con efficacia estesa all’intero territorio nazionale o a parte di esso comprendente più regioni”, nonché “nelle medesime materie sono emesse dal presidente della giunta regionale e dal sindaco ordinanze di carattere contingibile ed urgente, con efficacia estesa rispettivamente alla regione o a parte del suo territorio comprendente più comuni e al territorio comunale”;
VISTO il decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6, recante “Misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-2019”, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 23 febbraio 2020, n. 45, che, tra l’altro, dispone che le autorità competenti hanno facoltà di adottare ulteriori misure di contenimento al fine di prevenire la diffusione dell’epidemia da COVID-19;
PRESO ATTO dell’evolversi della situazione epidemiologica, del carattere particolarmente diffusivo dell’epidemia, dell’incremento dei casi nelle regioni settentrionali;

PRESO ATTO della delibera del Consiglio dei Ministri del 31 gennaio 2020 con la quale è stato dichiarato, per sei mesi, lo stato di emergenza sul territorio nazionale relativo al rischio sanitario connesso all’insorgenza di patologie derivanti da agenti virali trasmissibili;
RITENUTO che tale contesto, soprattutto con riferimento alla necessità di realizzare una compiuta azione di prevenzione, impone l’assunzione immediata di ogni misura di contenimento e gestione adeguata e proporzionata all’evolversi della situazione epidemiologica, individuando idonee precauzioni per fronteggiare adeguatamente possibili situazioni di pregiudizio per la collettività;
RITENUTO che le situazioni di fatto e di diritto fin qui esposte e motivate integrino le condizioni di eccezionalità ed urgente necessità di tutela della sanità pubblica.

ORDINA

ai sensi dell’art. 32, comma 3, della legge 23 dicembre 1978, n. 833 in materia di igiene e sanità pubblica, le seguenti misure; MISURE DI INFORMAZIONE E PREVENZIONE
1. le scuole di ogni ordine e grado, le università, gli uffici delle restanti pubbliche amministrazioni devono esporre presso gli ambienti aperti al pubblico ovvero di maggiore affollamento e transito le informazioni sulle misure di prevenzione rese note dal Ministero della salute e allegate al presente provvedimento (allegato 1); 2. nelle pubbliche amministrazioni e, in particolare, nelle aree di accesso a strutture del Servizio sanitario, nonché in tutti i locali aperti al pubblico, devono essere messe a disposizione degli addetti, nonché degli utenti e visitatori, soluzioni disinfettanti per il lavaggio delle mani; 3. i Sindaci e le associazioni di categoria devono promuovere la diffusione delle medesime informazioni sulle misure di prevenzione igienico sanitarie elencate nell’allegato 1 presso gli esercizi commerciali; 4. le aziende di trasporto pubblico locale devono adottare interventi straordinari di pulizia dei mezzi; 5. i viaggi d’istruzione, le iniziative di scambio o gemellaggio, le visite guidate e le uscite didattiche comunque denominate, programmate dalle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado sono sospese fino al 15 marzo 2020; quanto previsto dall’articolo 41, comma 4, del decreto legislativo 23 maggio 2011, n. 79, in ordine al diritto di recesso del viaggiatore prima dell’inizio del pacchetto di viaggio, trova applicazione alle fattispecie previste dalla presente disposizione; 6. quanto alle procedure concorsuali, deve essere garantita in tutte le fasi del concorso la distanza di sicurezza per la trasmissione droplet.

ULTERIORI MISURE PER LA PROFILASSI ED IL TRATTAMENTO DEI SOGGETTI CHE HANNO SOGGIORNATO NELLE AREE DELLA CINA OVVERO NEI COMUNI ITALIANI OVE È STATA DIMOSTRATA LA TRASMISSIONE LOCALE DEL VIRUS 7. chiunque abbia fatto ingresso in Italia negli ultimi quattordici giorni dopo aver soggiornato in zone a rischio epidemiologico, come identificate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, ovvero nei Comuni italiani ove è stata dimostrata la trasmissione locale del virus (allegato 2, l’aggiornamento del quale potrà essere conosciuto attraverso il sito istituzionale del Ministero della salute e della Regione), deve comunicare tale circostanza al Dipartimento di prevenzione dell’azienda sanitaria territorialmente competente (allegato 3, indicare i riferimenti dei nominativi e contatti dei medici di sanità pubblica); 8. in caso di contatto tra il soggetto interessato e Numero Unico dell’Emergenza 112 o tramite il numero verde appositamente istituito dalla Regione, gli operatori delle centrali comunicano generalità e recapiti per la trasmissione al Dipartimento di prevenzione dell’azienda sanitaria territorialmente competente; 9. L’Autorità sanitaria territorialmente competente provvede, sulla base delle comunicazioni di cui al punto 8), alla prescrizione della permanenza domiciliare, secondo le modalità di seguito indicate: a. ricevuta la segnalazione l’operatore di Sanità Pubblica contatta telefonicamente e assume informazioni, il più possibile dettagliate e documentate, sulle zone di soggiorno e sul percorso del viaggio effettuato nei quattordici giorni precedenti ai fini di una adeguata valutazione del rischio di esposizione;
b. accertata la necessità di avviare la sorveglianza sanitaria e l’isolamento fiduciario, l’operatore di Sanità Pubblica informa dettagliatamente l’interessato sulle misure da adottare, illustrandone le modalità e le finalità al fine di assicurare la massima adesione; c. accertata la necessità di avviare la sorveglianza sanitaria e l’isolamento fiduciario l’operatore di Sanità Pubblica informa inoltre il medico di medicina generale/pediatra di libera scelta da cui il soggetto è assistito; d. in caso di necessità di certificazione ai fini INPS per l’assenza dal lavoro, si procede a rilasciare una dichiarazione indirizzata a INPS, datore di lavoro, e medico curante in cui si dichiara che per motivi di sanità pubblica è stato posto in quarantena, specificando la data di inizio e fine; 10. L’operatore di Sanità Pubblica deve inoltre: a. accertare l’assenza di febbre o altra sintomatologia del soggetto da porre in isolamento, nonché degli altri eventuali conviventi; b. informare la persona circa i sintomi, le caratteristiche di contagiosità, le modalità di trasmissione della malattia, le misure da attuare per proteggere gli eventuali conviventi in caso di comparsa di sintomi; c. informare la persona circa la necessità di misurare la temperatura corporea due volte al giorno (mattina e sera). 11. Allo scopo di massimizzare l’efficacia del protocollo è indispensabile informare sul significato, le modalità e le finalità dell’isolamento domiciliare al fine di assicurare la massima adesione e l’applicazione delle seguenti misure: a. mantenimento dello stato di isolamento per quattordici giorni dall’ultima esposizione; b. divieto di contatti sociali; c. divieto di spostamenti e/o viaggi; d. obbligo di rimanere raggiungibile per le attività di sorveglianza; 12. In caso di comparsa di sintomi la persona in sorveglianza deve: a. avvertire immediatamente l’operatore di Sanità Pubblica; b. indossare la mascherina chirurgica (da fornire all’avvio del protocollo) e allontanarsi dagli altri conviventi; c. rimanere nella sua stanza con la porta chiusa garantendo un’adeguata ventilazione naturale, in attesa del trasferimento in ospedale.

MONITORAGGIO DELL’ISOLAMENTO 13. L’operatore di sanità pubblica provvede a contattare quotidianamente per avere notizie sulle condizioni di salute della persona in sorveglianza. In caso di comparsa di sintomatologia il medico di sanità pubblica procede secondo quanto previsto.
Il Prefetto territorialmente competente, informando preventivamente il Ministro dell’interno, assicura l’esecuzione delle misure avvalendosi delle forze di polizia e, ove occorra, con il possibile concorso dei nuclei regionali N.B.C.R. del corpo nazionale dei vigili del fuoco nonché delle forze armate, sentiti i competenti comandi territoriali.

La presente ordinanza è pubblicata sul sito istituzionale della Regione. La pubblicazione ha valore di notifica individuale, a tutti gli effetti di legge, nei confronti di tutti i partecipanti alle menzionate procedure concorsuali.
La presente ordinanza ha validità fino a nuovo provvedimento.
La presente ordinanza, per gli adempimenti di legge, viene trasmessa al Presidente del Consiglio dei Ministri, al Ministro della Salute, al Prefetto.
Avverso la presente ordinanza è ammesso ricorso giurisdizionale innanzi al Tribunale Amministrativo Regionale nel termine di sessanta giorni dalla comunicazione, ovvero ricorso straordinario al Capo dello Stato entro il termine di giorni centoventi.
La presente ordinanza sarà pubblicata sul Bollettino Ufficiale della Regione e sul sito istituzionale della Giunta della Regione.

Il Presidente

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i mandanti della strage di bologna

La Procura generale di Bologna ha chiuso, notificando quattro avvisi di fine indagine, la nuova inchiesta sulla Strage del 2 agosto 1980. Tra i destinatari, Paolo Bellini, ex Avanguardia Nazionale, ritenuto esecutore che avrebbe agito in concorso con Licio Gelli, Umberto Ortolani, Federico Umberto D’Amato e Mario Tedeschi, questi quattro tutti deceduti e ritenuti mandanti, finanziatori o organizzatori, oltre che in concorso con i Nar già condannati. Altri tre avvisi riguardano ipotesi di depistaggio e falsità ai pm, a vario titolo per depistaggio e falsità ai pm e riguardano Quintino Spella, Domenico Catracchia e Piergiorgio Segatel. L’inchiesta è firmata dall’avvocato generale Alberto Candi e dai sostituti pg Umberto Palma e Nicola Proto che hanno coordinato le indagini di Guardia di Finanza, Digos e Ros.

Flussi di denaro per alcuni milioni di dollari movimentati e, attraverso varie e complesse operazioni, partiti sostanzialmente da conti riconducibili a Licio Gelli e Umberto Ortolani e alla fine destinati, indirettamente, al gruppo dei Nar e a coloro che sono indicati come organizzatori, Federico Umberto D’Amato e Mario Tedeschi. Il giro di denaro è stato ricostruito dall’indagine della Guardia di Finanza di Bologna, nell’ambito dell’inchiesta della Procura generale sulla Strage del 2 agosto 1980

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in vista del referendum – i numeri della rappresentanza ue

Spero sappiate che il 29 marzo si vota al referendum per il taglio dei parlamentari…io voterò contro questo abominio che da noi riduce a 3 i senatori da 7 e a 4 i deputati da 6, chiudendo spazi alla rappresentanza delle forze minori ed a tutto il territorio…prima di cominciare un discorso più ampio è però utile dare un’occhiata al rapporto tra eletti ed elettori nei paesi ue, purtroppo con ancora dentro il regno unito che, come saprete è ufficialmente sortito qualche giorno fa

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un consiglio dis-interessato

il discorso di Zingaretti sul pd che va sciolto e ricostituito non come nuovo partito, ma come partito nuovo, nel contesto dell’attuale disastro, mi pare convincente ed a conti fatti l’unica possibilità di innovare la scena politica del paese, stretto tra una stolta rappresentanza grillina che non rappresenta più l’orientamento di voto del paese ed il pericolo che il “visceral-sovran-xenofobo-suprematista” di una presa del potere delle destre a trazione salviniana ci porti fuori da ogni significante contesto internazionale che pesi il valore del paese…
bene, ma non benissimo…
una cosa vorrei suggerire a nicola zingaretti, ovvero che innovare con le stesse persone che oggi rappresentano il suo partito agli occhi del cittadino e che oggettivamente finora hanno affossato ogni idea di una sinistra sana e moderna, nella subalternità ad un sistema economico-finanziario folle, discriminante, neo-feudale e nelle varianti personal-peroniste che fortunatamente sono fuoriuscite, è impossibile poiché innovare presentando le stesse facce imbambolate nel mantenimento di potere troppo a lungo come sintesi del perché facciano politica, non sarebbe credibile agli occhi dei cittadini che ancora credono in una sinistra sana ed a quelli di chi in questi anni si è fatto abbagliare dalle strenne grilline (poiché il tema è come si fa a spolpare quell’osso con troppa carne per il suo contenuto politico ed organizzativo) o ha semplicemente smesso di credere nella politica…
ovvero, si deve cambiare copione politico, ma gli stessi pessimi attori reciterebbero male anche questo e sarebbero fischiati

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la democrazia e gli anticorpi

la democrazia non è uno stato di immunità perenne, ma una stato di relativa sanità pubblica che necessita però di continui anticorpi a volte rari nelle stanze del potere, ma di continuo reperibili nelle piazze consapevoli che se democrazia è sempre libertà di dire, fare pensare, nei limiti legislativi e morali del rispetto altrui, dove altro è soggetto e collettivo, libertà non è necessariamente democrazia, poiché esistono libertà che solo il denaro ed il potere concedono, escludendone così dall’accesso chi non ne possiede o non ne possiede abbastanza…che il palazzo ascolti o la teppa assalterà prima o poi anche il loro cielo

per completezza devo precisare che la citazione della teppa all’assalto del cielo non è mia farina, ma una citazione appunto da un libro di qualche anno fa, dal titolo omonimo e nella mia personale biblioteca, che narrava in diversi episodi i fatti della comune di parigiModifica o elimina questo commento

L'immagine può contenere: testo

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piazza fontana – 50 anni

50 anni alla strage che palesò al paese, almeno a chi vuol capire, che i fascisti, quelli in chiaro e quelli occultati, erano, sono e saranno letame al servizio dei poteri più loschi e che purtroppo, a meno di un sussulto di orgoglio ed autodifesa del popolo democratico, sono di nuovo alle porte, ieri come oggi, cresciuti nel ventre molle del paese
#piazzafontana #strategiadellatensione

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una mozione consiliare per i kurdi aggrediti dai turchi

premesso che non essendo un consigliere regionale, perché così hanno voluto i lucani nel voto di marzo, e non intendendo fare altro che stimolare i singoli consiglieri ad intervenire sul tema dell’aggressione turca ai kurdi del rojava attraverso l’unico mezzo a loro disposizione, ovvero l’approvazione di una mozione che impegni la giunta ed il presidente a farsi carico di rappresentare i loro voti presso le autorità competenti ed in grado di intervenire su una questione spinosa (l’interminabile guerra in siria che ora si complica ulteriormente poiché i turchi attaccano proditoriamente la formazione che sul campo ha sconfitto lo stato islamico, forse per impedire che costoro reclamino o costituiscano de facto uno stato nazionale kurdo – che proprio nel rojava non è all’ordine del giorno, vista la sola richiesta di autonomia nel contesto statale siriano), pubblico di seguito un testo che può fungere sia da mozione in quanto tale (credo ben scritto, nel canone di un contesto internazionale così complesso), sia da traccia per una mozione più completa e rappresentativa delle idee dei consiglieri che vorranno presentarla all’approvazione dell’aula del consiglio regionale di basilicata…

Mozione consiliare

Il consiglio regionale di Basilicata, in merito all’attacco massiccio di artiglieria delle forze armate turche contro le postazioni curde nel nord della Siria e di una ormai imminente invasione di terra, tenuto conto

  • ·         della situazione di instabilità generale dell’area siriana, ove perdura un pluriennale guerra civile che rischia di aggravarsi con un intervento perturbante i precari equilibri frutto di una sconfitta non ancora totale dei combattenti dello stato islamico (daesh),
  • ·         della preoccupante situazione umanitaria del paese, che in caso di invasione turca e di conseguente compressione dei civili verso l’interno del paese non potrà che creare ulteriori flussi di profughi,
  • ·         dello spargimento di sangue in una zona che drammaticamente ha visto oltre mezzo milione di morti a causa del conflitto in pochi anni,
  • ·         della violazione del diritto internazionale posta in essere dalla Turchia preventivamente e senza che esistano cause concrete che possano dare origini a siffatte reazioni militari
  • ·         della posizione internazionale dei combattenti curdi del Rojava che, unitamente ai curdi irakeni, sono stati e sono l’unico mezzo di contenimento sul terreno dello stato islamico (daesh) e dei suoi pericolosi e sanguinari miliziani locali ed internazionali (foreign fighters), essendo anche custodi detentori di molte centinaia di essi, con ciò costituendo verso costoro un baluardo anche per conto dei paesi europei ed in generale dell’Occidente
  • ·         della sostanziale alleanza di questi ultimi con le milizie curde nello scacchiere, con forniture militari ed appoggi logistici a cui anche il nostro paese partecipa nell’ottica di contenimento del jihadismo fanatico del sedicente stato islamico e dei suoi combattenti e fiancheggiatori
  • ·         di un pericoloso vuoto di potere che potrebbe determinarsi nell’area una volta terminata la fase offensiva turca, a tutto vantaggio delle milizie dello stato islamico o di altre formazioni integraliste appartenenti alla rete di al-qaida che ultimamente ha rafforzato le sue posizioni nell’area siriana
  • ·         della volontà di pace e stabilità del popolo lucano, qui rappresentato dai consiglieri regionali

 

nel voto di approvazione della presente mozione impegna la giunta regionale, nella persona del suo Presidente

 

a farsi carico, anche attraverso l’impegno dei parlamentari eletti in questa regione e dei componenti il governo, presso ogni istituzione competente, ovvero Presidenza del Consiglio e Ministero degli Esteri, ed attraverso questi, Assemblea delle Nazioni Unite, Presidenza della Commissione UE, Parlamento Europeo, Consiglio d’Europa, Nato ed ogni altro organismo internazionale, di esprimere la condanna ferma, la preoccupazione ed il disdegno del Lucani per tale atto violento, lesivo del diritto internazionale, della sicurezza e della dignità di un popolo, quello kurdo, che necessita di tranquillità tutelata a livello internazionale per avviarsi ad un percorso di pacificazione e di riunificazione delle proprie istanze nazionali in un contesto più generale di pacifica convivenza con gli altri popoli dell’area siriana e mediorientale, e di porre in atto, attraverso pressioni sulle autorità turche, ogni tentativo di fermare questa pericolosa, inumana e deleteria scelta di preferire le soluzioni militare al dialogo civile e costruttivo tra le parti, nella mediazione della comunità internazionale.

 

Potenza, …../ottobre/2019

 

I consiglieri regionali

 

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qualche morsetto…per ora

da controsenso basilicata

INDOVINA CHI VIENE A PRANZO? Miko SOMMA: “Bardi e Rosa la materia Petrolio non la conoscono proprio”

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di Walter De Stradis

Alle ultime Regionali –dopo che qualcuno lo aveva anche indicato tra i papabili candidati governatore del “nuovo centrosinistra unito”- si è ritrovato in lizza con i Verdi, «una formazione che non era la mia». Infatti Michele “Miko” Somma, 56 anni, ristoratore potentino (“La Taverna Oraziana”) e opinionista con la voce da doppiatore del cinema, da sempre è per tutti il leader del “Movimento NO OIL”.

D: Come giustifica la sua esistenza?

Costruendo sul giorno prima e attendendo quello dopo.

D: Entriamo subito nel vivo. La settimana prossima c’è l’incontro con Eni, per il rinnovo delle concessioni. L’assessore Rosa dice che con Total l’accordo si è già raggiunto, ma al momento rimane “riservato”. Che tipo di Regione si sta sedendo a questi tavoli?

R: Una Regione che, tanto per cominciare, non ha capito che si tratta di due segmenti legislativi che sono differenti: Total-Corleto ed Eni-Val D’Agri. Hanno riversato in questa trattativa la pochezza programmatica della fase elettorale. Si presenta quindi una Regione che non ha idee sul futuro petrolifero, si CREDE semplicemente di poter imporre alle multinazionali addirittura la ricerca di un modello di sviluppo per il territorio. Una follia: non siamo in grado di pensarci da soli e chiediamo a loro, come “addendum”, di portare qui aziende che non fanno parte del loro “core” produttivo.

D: Eppure Bardi mena vanto di proporre un’idea di sviluppo con «strategie “NO OIL”, che vedano coinvolte le stesse compagnie petrolifere».

R: Più o meno le stesse fesserie che proponeva De Filippo (ricorderà la storia infinita della “valle produttiva”), o che si sono sentite anche con Pittella: tutta roba messa ad arte sul tavolo per assicurarsi il necessario livello di accettazione da parte dei cittadini.

D: Ma non hanno fatto i compiti o non li vogliono fare?

R: Non conoscono proprio la materia. Lo stesso Gianni Rosa –a cui va riconosciuta buona fede e buona volontà- evidenzia lacune nella conoscenza di come si gestisce un rapporto con le compagnie. Parlavamo prima di segmenti legislativi differenti: per quanto riguarda la concessione Eni, l’accordo del 1998 rientrava nella clausola di “interesse nazionale”: cioè lo Stato considerava “strategiche” quelle risorse e tu-Regione quell’accordo lo dovevi siglare per forza. Gli accordi con Total del 2006 rientrano in un altro tipo di categoria: non c’è più la clausola di interesse nazionale, e quindi con le compagnie si potrebbero avere margini di manovra molto più ampi di quelli avuti con Eni. Gli accordi del 2006 sono stati anche migliorativi (pensiamo all’accordo sul gas o al maggior utilizzo di manodopera locale), ma oggi siamo nella stessa identica posizione, quella di chiedere una munifica concessione di qualcosa.

D: Gianni Rosa però sostiene di aver fatto riaprire delle clausole “blindate”.

R: Già, ma quali? Non vorrei, insomma, che ci si ritrovi col fatto compiuto di una firma

di un accordo più generale, riguardante la messa in produzione degli impianti (non la semplice autorizzazione), con una serie di tipologie amministrative a cui la stessa Total non ha ottemperato come avrebbe dovuto, e che si renderà noto ai cittadini solo quando sarà IRREVOCABILE. Con la scusante che c’era una “clausola di riservatezza”.  

D: A maggior ragione, all’imminente tavolo con Eni bisognerebbe andare con la mazza?

R: Ma anche con un progetto nuovo. Con Total ci sono delle criticità inespresse su cui si potrà intervenire (forti dell’esperienza passata), ma con Eni c’è un rischio reale, palesatosi con inchieste, denunce e quant’altro, e la Regione con quali progetti migliorativi si presenta? Eni potrebbe pararsi tranquillamente con l’ottemperanza a quanto disposto dalla magistratura, ma qui invece c’è da intervenire su una serie di tipologie in atto al centro oli di Viggiano, di cui non si parla neppure.

D: Ho l’impressione che sta per parlarmene lei.

R: Si tratta innanzitutto di “tipologie emissive” (e noi abbiamo una centrale di monitoraggio Arpab che si trova a Masseria Puzzolente, che è sopravento rispetto a dove dovrebbe essere, cioè a est del camino). Il problema è questo: quando arriviamo a momenti emissivi particolarmente intensi, scopriamo che praticamente mai si superano i picchi d’inquinamento. Ma non basta, perché c’è comunque la necessità di capire se due o tre parametri differenti quasi oltre la soglia, messi insieme, non mi creino un momento emissivo comunque pericoloso per l’ambiente. E’ il famoso “controllo dinamico” -che io proponevo nel mio programma- e che andrebbe messo sul tavolo con Eni.    

D: Lei stesso ha una azienda agricola …per intenderci, i prodotti della Val D’Agri lei li usa nel suo ristorante?

R: Se sono stati prodotti tramite l’acqua munta A MONTE del centro oli, sì (i miei prodotti li faccio analizzare di continuo e non trovo tracce mai di nulla). Quindi sì, li uso perché comunque trovo assurdo minare l’economia di una valle e delle persone che vi abitano, lanciando allarmi non comprovabili.

D: Si riferisce a certi colleghi ambientalisti?

R: Soprattutto. Il tema ambiente non va inteso come un’attività “museale” e conservativa, ma va bensì declinato in maniera dinamica, tenendo conto della necessità delle persone, di vivere e produrre. Altrimenti la gente non ti capisce più.

D: Lei, leader di un movimento che si chiama “NO OIL”, è parente diretto di quei Somma che con l’indotto petrolio invece ci lavorano.

R: Sono le contraddizioni della vita. Ho tanto a che vedere con i miei cugini, pensi, che alle ultime elezioni –pur in una regione familistica come questa- non ho avuto alcun aiuto da parte loro! Con loro ho anche dei margini di scontro, che tuttavia si fondano su un dato di fatto: pur magari desiderando che le compagnie se ne vadano, non possiamo far finta che le estrazioni petrolifere non esistano in questa regione. Esistono, e pur volendo io vederle eliminate, occorrerebbe superare tutti i parametri legislativi, politici, di opportunità e di reale volontà della gente, la quale sa bene che il bilancio della Regione –colpevolmente- si fonda sulle royalties.

D: Quindi una regione totalmente “no oil” è un’utopia?

R: Sarebbe realistica se noi si avesse un modello di sviluppo TOTALMENTE NOSTRO che afferisse a quelle che sono le reali potenzialità del territorio, che sono turismo e agricoltura di un certo tipo, insomma quell’unicità antropologica, culturale e produttiva di cui Matera è stata un po’ la punta dell’iceberg.

D: C’è chi dice, però, che proprio il titolo di Matera Capitale europea della cultura sia stato “comprato” grazie al petrolio.

R: È un po’ una faciloneria, un po’ come dire che i politici sono tutti ladri.

D: Se lei potesse prendere sotto braccio il governatore Bardi e parlargli confidenzialmente, cosa gli direbbe?

R: Gli direi di sedersi intorno al tavolo delle trattative economiche con Eni munito della mia parte di programma relativa agli idrocarburi e, in maniera particolare, di quella relativa alla questione Eni Val d’Agri, per porla sotto forma di domanda alla stessa compagnia. Fossi nei panni del presidente direi ai vertici di Eni che possono continuare ad estrarre solo se rispettano quelle condizioni.

D: Quali sono, dunque, queste condizioni?

R: In primis, il sistema di controllo dinamico delle emissioni, che è poi un aspetto che riguarda anche le acque. Significa, cioè, confinare l’attività petrolifera nel momento della produzione, senza altri tipi di intromissioni all’interno della vita politica, culturale e produttiva della Regione Basilicata. In secondo luogo, bisogna fare in modo che le royalties petrolifere non siano più utilizzate per “dopare” il bilancio regionale, attraverso la spesa corrente, ma che siano considerate come una sorta di “fondo sovrano” per gli investimenti infrastrutturali, che saremo noi cittadini a decidere come utilizzare. Aumentare o non aumentare le royalties è un problema che riguarda la legislazione nazionale, anche perché fin quando si rimane ancorati al decreto 625/96 convertito nel 98 etc. le royalties rimarranno al 10%. Si potrebbe discutere in forma di licitazione privata con Eni, chiedendo, extra addendum all’accordo, qualcosa in più. Ma ciò non viene fatto.

Chiederei, inoltre, una ammissione da parte di Eni –al di là del processo- delle ricadute provocate (con tanto di zone d’ombra e ipocrisie) in trent’tanni all’ambiente, al patrimonio agricolo e produttivo del territorio scaturenti dalle attività estrattive, e quindi il pagamento di una tantum, una sorta di pretium doloris. In fondo è chiaro che in presenza di estrazioni petrolifere –e di sotteso l’ammettono anche loro- qualsiasi altro sistema produttivo radicato sul territorio finisce per passare in secondo piano.

D: Il problema tuttavia non è tanto che, se Bardi si incazza con Eni, si alza e va via, bensì il contrario …

R: Ha centrato perfettamente il punto. È stata la paura che hanno avuto tutti quanti fino ad ora. In realtà Eni non se ne andrà mai via, poiché ha un contesto produttivo talmente favorevole da fargli dimenticare situazioni più svantaggiate come i pozzi in Nigeria e in altri paesi ove quotidianamente si verificano attentati, guerre civili e rapimenti di tecnici. Qui da noi invece, mi lasci passare il termine, non si è verificato mai nemmeno un vaffanculo ad uno di loro.

D: Lei al telefono mi ha detto: “già so come andrà a finire”. Mi spiega meglio?

R: Ci siamo mai chiesti quanto petrolio c’è in questa regione? Possibile che ancora crediamo che tutte le risorse siano allocate SOLO nel territorio della Val d’Agri e in quello della Val Camastra (che un tempo erano considerate un unico territorio)? Possibile che ancora oggi crediamo che, con i mezzi di ricerca e di sfruttamento a disposizione delle grandi compagnie, non possano far gola gli stimabili quattro miliardi di barili presenti sul territorio lucano? C’è di più. Sia le estrazioni di gas sia quelle di petrolio nella Val Basento furono interrotte negli anni ‘80, poiché economicamente non convenienti, tuttavia nulla impedisce che, rispetto a concessioni che risultano ancora in essere, qualcuno non chieda la trasformazione in Titolo Unico per decidere di ricominciare l’attività estrattiva, con tutta la potestà legislativa a propria disposizione.

D: È un pericolo reale?

R: Assolutamente sì.

D: Dia il titolo di un libro alla situazione che sta vivendo la nostra regione?

R: “Così parlò Zarathustra”.

D: Un brano musicale?

R: “Canzone per te” di Endrigo, specialmente per la parte del brano in cui l’artista canta “la festa appena cominciata è già finita”.

D:…Quindi la festa per il petrolio è finita da un pezzo?

R: È finita per i lucani, così come tutte le legittime aspettative. Oggi ci troviamo di fronte a una Regione che è costretta a convivere con il petrolio, senza capire cosa stia realmente accadendo, con l’aggravante di aver votato in massa, alle ultime elezioni, per un partito favorevole alle estrazioni. Gianni Rosa può fare l’assessore all’ambiente, ma non può negare che il suo partito è favorevole alle estrazioni petrolifere.

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eni ed agricoltura di qualità, accordo a perdere

(ANSA) – POTENZA, 16 LUG – “Io sono lucano” è il marchio che contrassegnerà i prodotti agroalimentari di qualità della Basilicata, e sarà il protagonista di un progetto complessivo di sostegno e promozione delle filiere agricole, con un fondo di otto milioni di euro, che nasce da un accordo nazionale tra la Coldiretti e l’Eni…

ed ecco come si “fotte” il prodotto lucano, associandolo ad ENI, dal consumatore medio considerata un’azienda coinvolta nei processi di cambiamento climatico, vista la sua natura di compagnia petrolifera…

si vergogni chi se ne è fatto interprete, dall’assessore a coldiretti, dalla camera di commercio all’ente regione che avalla simili strategie lobbystiche nazionali che tendono a colonizzare ormai ogni aspetto della vita economica regionale

ma veniamo al punto tecnico di una strategia a perdere che solo “pensieri corti, cortissimi, praticamente puntiformi” possono accettare localmente, dando per scontato che a livello nazionale l’accordo ha caratteristiche del tutto avulse dal contesto locale…

a parte quanto eni fa in basilicata nella considerazione dei lucani, mia personale e vostra, cari lettori, a livello nazionale ed internazionale dovremmo pur essere coscienti del fatto che una compagnia che estrae e tratta idrocarburi non è proprio il “volano” di una strategia comunicativa di naturalità e sanità dei prodotti, dando per scontato che la stessa eni non mancherà di far apporre il proprio logo al marchio che i prodotti avranno (non penserete mica che fanno beneficenza e che non richiedono un “pedaggio di brand” per tanta gentile dazione)…

pensate al consumatore milanese, romano o tedesco o di qualsiasi paese del mondo come considererebbe un prodotto con simile marchio e se per un qualsiasi, non auspicabile e malaugurato motivo eni venisse coinvolta in qualche incidente a livello locale o internazionale (cosa che tecnicamente non si può escludere), quale sarebbe la reazione verso il prodotto di quel consumatore, una reazione positiva o non invece un rigetto per il prodotto, a prescindere da ogni relazione effettivamente esistente tra lo stesso e la compagnia?…

e localmente conviene alla basilicata ed ai suoi prodotti (quindi agli agricoltori, quelli veri che ogni giorno si spaccano la schiena per conquistarsi una fetta di mercato, non certo alle loro organizzazioni di categoria che hanno altri interessi evidentemente) farsi “trascinare comunicativamente” da simile marchio che seppure veicolerebbe i prodotti verso le catene di distributori eni ed avrebbe un certo peso relazionale nella penetrazione verso mercati esteri, avrebbe una spada di damocle pendente sulla sua vera ed unica caratteristica, la naturalità del prodotto, dei processi produttivi, l’incontaminatezza seppur relativa del suo ambiente e il carattere quasi antropologico che il lucano conserva, la sua semplicità?…

no, non conviene affatto, a meno invece lo scopo di questo accordo non sia proprio un altro tassello di quella famosa e sciamannata colonizzazione, che intimamente eni persegue da tempo  e i politicanti locali avallano dall’alto della propria incapacità intellettiva di comprenderne i pericoli reali (non voglio neppure fare altre considerazioni che sapete bene non appartengono al mio modo di vedere, lasciandole invece ai soliti urlatori di professione (non uso fare nomi di simili personaggi in cerca di autore) che finora hanno fatto danni immani, urlando al lupo per ogni virgola che apparentemente a loro sembrava fuori posto e spesso contribuendo ad abbassare la soglia di attenzione verso i problemi reali che gli idrocarburi hanno portato in regione…

perché a tutti gli effetti per un personaggio come il sottoscritto, che si è sempre speso per questa terra spesso così irriconoscente, tale odierna, generosa dazione non è munificenza, magnanimità o graziosa concessione, ma è un altro pezzo di una strategia che mira direttamente al famoso cluster degli idrocarburi, ovvero un complesso certo produttivo, ma anche culturale, che lega eni alla basilicata nella certezza di starci tanti decenni quanto le immani, e finora non comunicate in via ufficiale, riserve di drocarburi presenti in regione gli consentiranno, con il piglio degli inglesi in india che consentivano quasi tutto ai maharaja indù pur di mantenere in vita l’impero, ovvero lo sfruttamento del subcontinente indiano, limitandosi a qualche sonora lezione in caso di disobbedienza…

come alle ultime elezioni regionali…e credo siano inutili altre parole

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il calo demografico

Istat: italiani 55 milioni, è declino demografico

I dati Istat: -4% di nascite, minimo storico dall’Unità d’Italia

Il declino demografico in Italia è rallentato dalla crescita dei cittadini stranieri: lo dice l’Istat. Dal 2015 la popolazione residente è in diminuzione, configurando per la prima volta negli ultimi 90 anni una fase di declino demografico. Il calo è interamente attribuibile alla popolazione italiana, che scende al 31 dicembre 2018 a 55 milioni 104 mila, 235 mila in meno rispetto all’anno precedente (-0,4%). Rispetto al 2014 la perdita di italiani è pari alla scomparsa di una città grande come Palermo (-677 mila).

L’Istituto di Statistica fa notare che negli ultimi quattro anni i nuovi cittadini per acquisizione della cittadinanza sono stati oltre 638 mila. Senza questo apporto, il calo degli italiani sarebbe stato intorno a 1 milione e 300 mila unità. Nel quadriennio, il contemporaneo aumento di oltre 241 mila unità di cittadini stranieri ha permesso di contenere la perdita complessiva di residenti. Al 31 dicembre 2018 sono 5.255.503 i cittadini stranieri iscritti in anagrafe; rispetto al 2017 sono aumentati di 111 mila (+2,2%) arrivando a costituire l’8,7% del totale della popolazione residente. Il Report dell’Istat sul bilancio demografico diffuso oggi certifica anche che il numero di cittadini stranieri che lasciano il nostro Paese è in lieve flessione (-0,8%) mentre è in aumento l’emigrazione di cittadini italiani (+1,9%).

La diminuzione delle nascite nel 2018 è di oltre 18 mila unità rispetto al 2017 pari al -4% certifica l’Istat. Sono stati iscritti in anagrafe per nascita 439.747 bambini, un nuovo minimo storico dall’Unità d’Italia. La popolazione residente in Italia è diminuita di 124.427 unità nel 2018 pari al -0,2%. Al primo gennaio 2019 risiedono in Italia 60.359.546 persone, di cui l’8,7% sono straniere. E’ del -3,2% il calo degli iscritti dall’estero dovuto soprattutto alla diminuzione di immigrati stranieri.

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credo inutile aggiungere molti commenti…i figli non si fanno per auspici politici ed in attesa di un clima socio-economico e culturale che possa portare gli italiani a fare più figli, gli stranieri sono gli unici a poter sostenere la natalità…

ed ai tanti, che da razzisti più o meno palesi o da ignoranti più o meno conclamati ingolfano di stupidaggini identitarie da kuklux klan de noantri i social, ricordo che 100 bambini in meno non sono solo una statistica  che li supporta nel loro delirio di salvezza dall’invasione dei migranti, ma sono 6-7 classi di asilo, sono 5-6 classi elementari e poi medie e poi superiori, sono la sopravvivenza di un punto nascita, di un negozio di abbigliamento, di alimentari, di articoli da scuola e via discorrendo la tristezza di una contrazione della ricchezza generale che meno cittadini porta ineludibilmente con se…quindi posti di lavoro in meno, cittadini in meno, senza contare il contemporaneo aumento della vecchiaia della nostra popolazione…

pensateci prima di fare i razzisti cattivi da social e soprattutto pensate che un bimbo che nasce e studia qui non è un immigrato, ma un cittadino italiano che arricchirà non solo l’economia, ma tutta la cultura del paese poiché in se porterà la cultura italiana che avrà respirato qui e la cultura del suo paese di origine

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cinguettii lucani…

Spero vi rendiate conto del cinguettio amoroso tra ENI e nuovo corso politico in regione…

De Scalzi (ENI) parla di 2 MW di rinnovabili da installare, dimenticando che ci sono permessi da ottenere, la regione mostra disponibilità per bocca di Cicala sindaco (roba casalinga, insomma), i sindacati appecorati su vuote parole d’ordine (fuoriuscita dal fossile dove si produce petrolio fa sorridere), i valdagrini aspettano 200 delle migliaia di posti di lavoro promessi in campagna elettorale (dimenticando se hanno o meno competenze)…

tutti felici, anche i pessimi schierati di tg3 bas, che gongolano…

peccato che la prima cosa che ENI dovrebbe fare è la bonifica di quanto inquinato da oltre 400 tonn. di greggio fuoriuscite in sei mesi da un serbatoio fratturato e senza doppio fondo, senza che si “accorgessero” di nulla, andare ad un nuovo processo tra i tanti che già deve sostenere, finirla di millantare miracoli prossimi venturi come ossi per il cane in vista del rinnovo della concessione in autunno…

benvenuti nella Lucania di bardi e della lega…

io farei anche un comunicato stampa, ma vigeva censura sui giornali e TV locali nei miei confronti in epoca pittelliana, ci sarà ancora oggi in epoca bardo-leghista

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cominciamo bene…

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l’inizio è promettente…fare subito meglio del csx non sarebbe stato poi tanto difficile, ma questi il “vizietto” lo hanno nel genoma

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nessun augurio alla nuova giunta regionale

non auguro alcun buon lavoro a questa giunta regionale, del tutto inadeguata nei suoi assessori e nata da una forma d’odio certo giustificato per il csx lucano ed i suoi esponenti, ma espressa dai cittadini lucani tanto visceralmente e senza pensare da aver creato un monstre che certo non tutelerà i loro interessi…

perchè gli interessi da tutelare per bardi&co. sono evidentemente altrove, nel manuale cencelli di un governo nazionale lega, fratelli d’italia e forza italia che già prepara la “spartonzia” nazionale, dopo aver ordito quella regionale, e nelle “comparizie” con ENI ed i signori di una forma di sviluppo che passerà sopra il territorio, le sue vocazioni e la sua cultura resiliente…

ed a preparargli la strada i 5fessi che con questa modifica costituzionale tesa a ridurre il numero di parlamentari ridurrà la nostra rappresentanza, e così la nostra espressione democratica, alle sole forze di maggioranza…

mala tempora currunt…occorre organizzarsi per resistere

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