critica ragionata del decreto sblocca italia (a libero uso di cittadini e parlamentari)…parte III

siamo arrivati alla parte che a ragion veduta ho definito come “scottante”, al capo VIII, misure urgenti in materia ambientale, e già al primo degli articoli, il 33, bonifica ambientale e rigenerazione urbana delle aree di rilevante interesse nazionale – comprensorio bagnoli/coroglio, che inizia con una serie di considerazioni sulla rilevanza del tema al comma 1, mentre al successivo comma 2 in merito alla rilevanza costituzionale del tema ambientale, segnatamente all’art. 117 comma 2 capoverso m) della costituzione, la materia di cui all’articolo viene “stiracchiata” verso la competenza statale come se la riforma del titolo V fosse già operante, relegando ad una mera collaborazione sussidiaria il ruolo degli enti locali, regioni in primo grado, un passo normativo che a mio avviso “stride” con il dettato costituzionale vigente…

ma oltre questo dubbio, ciò che preoccupa è il ricorso ab origine ad un commissario straordinario per la gestione di fasi cruciali della bonifica o meglio delle bonifiche, dal momento che tutto pare doversi estendere dalla stessa analisi logica e grammaticale del testo ad ogni bonifica nel paese in una logica a senso unico non raccordata ai territori, quindi non più alla sola bonifica del sito di bagnoli, come pure al titolo, sovvertendo anche ogni logica, poiché recita la disciplina attuale dell’art. 11 della legge 23 agosto 1988, n. 400 comma 1 che “1. Al fine di realizzare specifici obiettivi determinati in relazione a programmi o indirizzi deliberati dal Parlamento o dal Consiglio dei Ministri o per particolari e temporanee esigenze di coordinamento operativo tra amministrazioni statali, può procedersi alla nomina di Commissari straordinari del Governo, ferme restando le attribuzioni dei Ministeri, fissate per legge.”, quindi dovendosi, come da logica del testo, interpretare lo straordinario come fuori dall’ordinario…

appare così la figura resa strutturale del commissario straordinario, solo sentita la regione sulla sua nomina, figura che risponde della sua azione al solo consiglio dei ministri e con i soliti poteri di deroga ai tempi e modalità di esercizio delle attività di bonifica, bonifica al comma seguente attribuita ad un soggetto attuatore a nomina del consiglio dei ministri, eliminandosi così ogni responsabilità della regione, che viene a perdere anche competenza sull’assetto urbano ed edilizio in un punto, anche questo, a forte contrasto costituzionale…

altro punto stridente al principio di sussidiarietà è la conferenza di cui al comma 9, convocata dal commissario con tempi strettissimi di conclusione, 30 giorni, trascorsi i quali ogni decisione è avocata dal consiglio dei ministri che decide il programma che a tutti gli effetti diviene operante anche come variante urbanistica, in un approccio semi-dittatoriale che rivela forti umori antiregionali che relega ogni collaborazione delle istituzioni locali ad una mera osservanza ai poteri del commissario e del soggetto attuatore, mentre bagnoli e le sue specificità di recupero ambientale ed urbano è relegata agli ultimi 3 commi, non mancando di attribuire al soggetto attuatore, qui definito come società, ma senza specifiche se di tipo pubblico o privato a rilevanza pubblica, proprietà e diritti della società pubblica in liquidazione bagnoli futura spa

nel successivo Art. 34 Modifiche al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, per la semplificazione delle procedure in materia di bonifica e messa in sicurezza di siti contaminati. Misure urgenti per la realizzazione di opere lineari realizzate nel corso di attivita’ di messa in sicurezze e di bonifica, si interviene sulla normativa ad oggi effettivamente complessa con il solito cambio di periodi e parole della norme precedente, ma al comma 7 forse si chiarisce meglio la ratio stessa della norma quando si parla di opere lineari realizzabili nel contesto della bonifica senza che sia chiara però la natura di tali opere che rimangono di stretta competenza del consiglio dei ministri, mentre nel successivo comma 8, normando sui valori di contaminazione/valori di fondo dei terreni riposizionabili in situ nel corso di bonifiche ambientali, si fa accenno appunto ad un rapporto tra contaminazione (misurabile) e valori di fondo (i punti zero per chiarirci) che solo raramente sono stati registrati nel paese, rendendo di fatto quasi ogni terreno riposizionabile nei luoghi da cui è stato estratto

ma è l’art. 35, (Misure urgenti per l’individuazione e la realizzazione di impianti di recupero di energia, dai rifiuti urbani e speciali, costituenti infrastrutture strategiche di preminente interesse nazionale) che più di tutti allarma poiché il testo è chiaro e recita di termovalorizzatori (ma dovremmo chiamarli inceneritori) che assumono posizione centrale nel trattamento dei rifiuti, poiché diventando infrastrutture strategiche di preminente interesse nazionale, rivelando ciò che già era a conoscenza, cioè che il presidente del consiglio ed il consiglio dei ministri sono non solo a favore dell’incenerimento dei rifiuti, ma considerano tale pratica tanto importante da sottrarla, attraverso quella formula rafforzata di strategicità, praticamente ad ogni forma di controllo locale

ancor più drammatico è che al comma 1 si prescrive entro 90 giorni decretazione del ministro dell’ambiente, di cui è nota la posizione sull’incenerimento come soluzione al problema dei rifiuti, in cui si proporranno i nuovi siti da realizzarsi non solo come “riequilibrio socio-economico”, cosa che lascia ben intuire che verranno realizzati nelle aree depresse e poco antropizzate (come lo è la nostra regione), ma paradossalmente come attività di concorso alla raccolta differenziata, quindi nei fatti dovendosi intuire che molta frazione differenziata potrebbe finire appunto in quei forni, al comma 2, entro 60 giorni dall’entrata in vigore del decreto (quindi a metà novembre) si dovrà procedere alla concessione di ogni autorizzazione che conduca verso la saturazione termica, quindi il massimo di esercizio degli impianti esistenti – vogliamo fare due conti per fenice? –  ai commi 3 e 4 che ogni impianto a carattere di recupero termico viene revisionato per gli esistenti ed autorizzato per i nuovi nel senso del comma precedente, al comma 5 che non esistono più vincoli di bacino, quindi ad ogni impianto potranno arrivare rifiuti prodotti in qualsiasi parte del territorio nazionale, e via discorrendo in un crescendo di pathos filo-inceneritori che, vorrei ricordare costano tanto, producono poco, interferiscono con il recupero delle materie seconde e, non ultimo, sono analizzati in sede di direttive comunitarie come la penultima azione della gerarchia nel trattamento dei rifiuti (l’ultima è la discarica)…

e veniamo allora a quello che ci riguarda più da vicino, al capo IX, misure urgenti in materia di energia e quindi agli articoli 36 (Misure a favore degli interventi di sviluppo delle regioni per la ricerca di idrocarburi), 37  (Misure urgenti per l’approvvigionamento e il trasporto del gas naturale), 38, Art. 38 (Misure per la valorizzazione delle risorse energetiche nazionali), che sbagliatissimo sarebbe non analizzare nel loro complesso come un via libero alla ricerca più selvaggia di fonti di approvvigionamento sul territorio nazionale di idrocarburi, poiché se appare chiaro dal testo che gli aumenti di spesa autorizzabili avvengono solo sulla base del maggiore estratto rispetto al 2013, di cui al comma 1 dell’art 36, sostanzialmente un ricatto, rimandando alla legge di stabilità ogni aumento eventuale di spesa autorizzabile nei limiti della finanza statale, chiaro è che questo estratto deve realizzarsi ed in tempi brevi che sono indicati già per il 2014, quindi ad incremento immediato di quanto ad oggi già estratto…

primo punto di colore nerissimo quindi per la nostra regione, dove essendo già in atto estrazioni e trattamenti del greggio, logico appare che essendo la previsione di aumento a breve termine, da subito si provvederà, in deroga ad ogni accordo finora siglato poiché la norma al decreto è gerarchicamente superiore ad ogni accordo privato, quale è quello all’accordo di programma eni-regione basilicata del 1998 e quello total regione basilicata del 2006

e nel seguente articolo 37, pur se la materia – trasporto, rigassificazione e stoccaggio di gas -  appare a noi lontana, vorrei ricordare non solo il progetto di stoccaggio di gas  in val basento che ritornerà in auge, ma anche gli attraversamenti del nostro territorio del gasdotto che si collegherà al tap per costituire attraverso la dorsale appennica il raccordo con il terminale di minerbio

e così arriviamo all’art 38, quanto probabilmente molti già conoscono,

  • al comma 1) quella patente di strategicità ed indifferibilità che rende impossibile ogni intervento autorizzativo o al contrario di diniego  locale, e nel dettaglio si specifica
  • al comma 2) variante urbanistica in caso di autorizzazioni, quindi un reale sovvertimento di ogni programmazione del territorio,
  • al comma 3),  l’apertura alla ricerca e coltivazione di idrocarburi in mare, seppure già oggi in competenza statale,
  • al comma 4), il termine esaustivo per le regioni al 31 dicembre 2014 per terminare l’iter delle richieste, trascorso il quale tutto viene inviato al ministero, che inevitabilmente autorizzerà con la nuova nornativa al decreto,
  • al comma 5), la durata trentennale e rinnovabile per 2 decadi  del titolo concessorio unico, una volta terminata la fase di ricerca autorizzata fino a 6 anni + 3+3, quindi con un regime di destinazione dei territori di durata inusitata rispetto ad ogni forma di determinazione locale degli assetti dello stesso,
  • al comma 6), il dettato espropriativo che recita nei suoi capoversi che il titolo è concesso con intesa della regione per la sola terraferma, che il procedimento si conclude in 180 giorni presso la non meglio specificata conferenza di servizi, compresa l’emissione di una valutazione strategica che “libera” la regione da ogni possibilità di valutazione propria, che il titolo è concesso a chiunque abbia capacità tecnica ed economica residente in italia, unione europea o stati a reciprocità di trattamento
  • al comma 7), si recita ancor più chiaramente della velocità che sarà impressa alle questione idrocarburi , fissando appunto in 180 giorni il limite per le modalità di conferimento e di esercizio delle attività,
  • al comma 8), il titolare di una istanza sulla base della normativa precedente può chiedere il passaggio entro 90 giorni al regime concessorio unico, quindi entro la metà di dicembre 2014,
  • al comma 9), il passaggio di modifica normativa che introduce l’uso di nuove tecnologie, tra le quali non fatico ad intuire il processo di estrazione dello shale gas o gas di scisto,
  • al comma 10) le regioni saranno solo sentite in caso di giacimenti marini,
  • al comma 11) infine una più semplice possibilità di reiniettare acque di strato e gas

 e scusate se dopo  questo capo così disastroso per la nostra terra, francamente della revisione degli incentivi per i veicoli a basse emissioni o della raschiatura del barile per gli ammortizzatori in deroga che lo stato non riesce più ad erogare se non comprimendo piani di spesa a volte opportuna (argomento pur gravoso e che vorrei affrontare), del trasporto pubblico in campania e calabria, o quelle disposizioni in materia di finanza delle regioni che paiono diventare oboli del tutto insufficienti, eppure concessi per grazia del presidente del consiglio, del fondo di rotazione per la stabilità finanziaria delle regioni, proprio non ho più voglia di parlare, esattamente come di coloro che firmano questo decreto mostruoso, in larga parte inutile e spesso dannoso, particolarmente appunto per la nostra basilicata che diviene a tutti gli effetti damigiana petrolifera, esattamente come chi lo ha firmato per mandarlo in sede di conversione alle camere che spero per una volta ragioneranno con la testa ed il cuore e non, come al solito in questo periodo con la convenienza spiccia del dover sopravvivere nel proprio ruolo…e sempre ammesso che qualcuno non ponga la fiducia a questo decreto pazzescamente antidemocratico!!!

avrò modo a breve di completare le mie critiche a questa tendenza e di suggerire le mie proposte di opposizione al decreto…prepariamoci alla lotta!!!

miko somma

 

 

  

 

 

 

 

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pubblicherò tra un’oretta (il tempo di cenare) la terza ed ultima parte della mia critica al decreto sblocca italia…un po’ di pazienza per coloro che hanno la pazienza di leggermi

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il confine…

19/09/2014

esistono dei punti di confine che non si possono oltrepassare se non come conseguenza del libero accordo tra le parti come riconosciuta necessità…ora l’art. 18 è uno di quei punti, un simbolo forse, migliorabile forse, come l’intero statuto dei lavoratori e come qualsiasi punto di diritto, ma un simbolo che aiuta a riconoscere sfere differenti di potere contrattuale che non possono essere oltrepassate senza che ne derivi una generale contrazione del diritto del lavoratore ad essere tale e non solo un funzionale congegno biologico per la creazione di utili

miko somma

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